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"qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, la sua croce e mi segua"

(Dal messaggio di Giovanni Paolo II in occasione della XVI giornata mondiale della gioventù)



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Invitarvi a riflettere sulle condizioni che Gesù pone a chi decide di essere suo discepolo: "Se qualcuno vuol venire dietro a meEgli dice-, rinneghi se stesso, prenla sua croce e mi segua"
parole esprimono la radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza dura, che ha impressionato gli stessi discepoli e nel corso dei secoli ha trattenuto molti uomini e donne dal seguire Cristo. Ma proprio questa radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che confortano nel tempo il cammino della Chiesa. Oggi ancora questa parola suona scandalo e follia. Eppure è con essa che ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Non ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo non è consentito di inventarne un'altra.  
ù cammina davanti ai suoi e domanda a ciascuno di fare quanto Lui stesso ha fatto. Dice: io non sono venuto per essere servito, ma per servire; così chi vuol essere come me sia servo di tutti.


la croce può ridursi ad oggetto ornamentale, così "portare la croce" può diventare un modo di dire. Nell'insegnamento di Gesù quest'espressione non mette, però, in primo piano la mortificazione e la rinuncia. Non si riferisce primariamente al dovere di sopportare con pazienza le piccole o grandi tribolazioni quotidiane; né, ancor meno, intende essere un'esaltazione del dolore come mezzo per piacere a Dio. Il cristiano non ricerca la sofferenza per se stessa, ma l'amore. E la croce accolta diviene il segno dell'amore e del dono totale. Portarla dietro a Cristo vuol dire unirsi a Lui nell'offrire la prova massima dell'amore. abbiate paura, dunque, di camminare sulla strada che il Signore per primo ha percorso. Con la vostra giovinezza, imprimete al terzo millennio che si apre il segno della speranza e dell'entusiasmo tipico della vostra età. Se lascerete operare in voi la grazia di Dio, se non verrete meno alla serietà del vostro impegno quotidiano, farete di questo nuovo secolo un tempo migliore per tutti. (vedi mappa sito)


Durante questa notte ci alterneremo nella preghiera per accogliere l'invito che Gesù fece ai suoi discepoli nell'orto degli ulivi: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione.”
Gesù si è fatto carico di tutti i nostri peccati, così anche noi vogliamo farci carico di tutte le croci che affliggono il nostro tempo: l'aborto, l'eutanasia, l'emarginazione, la povertà, …ogni stazione della via crucis pregheremo per una di queste croci e leggeremo un brano che ci aiuti a riflettere, e ci sproni ad un impegno concreto.
"qualcuno vuol venire dietro a me,se stesso, prenda sua croce e mi segua
"


Stazione I

PILATO CONDANNA A MORTE GESU'



Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, misero in catene Gesù e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese ad interrogarlo: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose:" Tu lo dici". I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: "Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!". Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato e replicò: "Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?". Ed essi: "crocifiggilo!". Ma Pilato diceva loro: "Che male ha fatto?". Allora essi gridarono più forte: "crocifiggilo!". E Pilato, volendo dare soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


Pena di Morte

Lo Stato può essere padrone né della vita né della morte di un uomo, neppure del peggiore. Preghiamo per coloro che sostengono la pena di morte, perché capiscano che solo Dio è il vero padrone della Vita.anche per tutti i condannati a morte nei paesi in cui c'è ancora questa pena, perché la Croce gloriosa di Cristo li illumini, anche all'ultimo momento.


pena di morte toglie la possibilità della riconciliazione con Dio e con gli uomini. Gesù, invece, ci ha insegnato a perdonare e credere nella conversione degli uomini.

Riconciliazione

(Preghiera ritrovata nel campo di concentramento di Ravensbruck:)
ricorda non soltanto gli uomini di buona volontàanche quelli di cattiva volontà.ricordare solo le sofferenze che ci hanno inflitto.i frutti che abbiamo prodotto grazie a questa sofferenza…nostra solidarietà, la nostra lealtà, la nostra umiltà,coraggio e la generosità, la grandezza di cuoretutto questo ha ispirato.quando saranno giudicati da te,che tutti questi fruttila loro ricompensa il loro perdono.


Peccato

Uno degli insegnamenti più sconcertanti e piacevoli del maestro era:è più vicino ai peccatori che ai santi.come lo spiegava:  in paradiso,ogni persona con un filo.pecchi tagli il filo. Dio lo riannoda…così facendo ti avvicina un po' di più a lui. ancora i tuoi peccati tagliano il filo…con ogni nodo Dio continuatirarti sempre più vicino a sé.


Stazione II

GESU' PRENDE LA CROCE SULLE SPALLE



Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: " Salve, re dei Giudei!". E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.



e Omicidi

Preghiamo:, Tu conosci bene cosa significa la violenza: sei stato flagellato, umiliato e percosso. Assisti con la tua grazia tutti coloro che hanno subito e subiscono violenze, nel corpo e nello spirito. Dona loro la forza per sopportare il male ricevuto e per perdonare quanti che lo hanno procurato.


Quando si profila un ad-Dio

Dal testamento spirituale di frère Christian:
mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.essi accettassero che l'unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di una tale offerta? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza dell'anonimato.mia vita non ha più valore di un'altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.il momento, vorrei avere quell'attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.potrei auspicare una tale morte. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro per quella che, forse, chiameranno la “grazia del martirio”, il doverla a un algerino,  chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l'islam.il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi.

So anche le caricature dell'islam che un certo islamismo incoraggia. E' troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti., la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo e da idealista: «Dica adesso quel che ne pensa!». Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità. Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo.  Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo grazie in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai mie fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!
E anche te, amico dell'ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!
                   CHRISTIAN + (Algeri, 1-12-1993 - Tibhirine, 1-1-1994)

Stazione III

GESU' CADE LA PRIMA VOLTA



Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà". Il Figlio dell'uomo infatti non é venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.




della scienza


Preghiamo:, tu ci hai dato in mano il mondo, ci hai dato l'intelligenza per scoprirne i segreti e capirne i funzionamenti. Ora crediamo di sapere e di potere tutto e vogliamo sostituirci a Te nell'opera della creazione: vogliamo industrializzare anche la nascita di un bambino, vogliamo poterlo scegliere da un catalogo: altezza, peso, colore dei capelli… Signore, guariscici da questa terribile presunzione e facci scoprire in ogni creatura, anche la più imperfetta,  la tua presenza e il tuo progetto di gioia.

Le madri dei figli handicappati


Vi è mai capitato di chiedervi come vengano scelte le madri di figli handicappati? In qualche maniera riesco a raffigurarmi Dio che dà istruzioni agli angeli, che prendono nota in un registro gigantesco.
«fam. Rossi: Mario, figlio. Santo patrono, Matteo» «fam. Bianchi: Anna, figlia. Santa patrona, Cecilia»  «Luca e Gianni, gemelli, Santo patrono diamo Gerardo. È abituato alla scarsa religiosità», Finalmente, passa un nome a un angelo e sorride: «A questa, diamole un figlio handicappato».'angelo è curioso. «Perché a questa qui, Dio? È così felice».
«Esattamente», risponde Dio sorridendo. «Potrei mai dare un figlio handicappato a una donna che non conosce l'allegria? Sarebbe una cosa crudele»

«Ma ha pazienza?», chiese l'angelo.
«Non voglio che abbia troppa pazienza, altrimenti affogherà in un mare di autocommiserazione e pena. Una volta superati lo shock e il risentimento, di sicuro ce la farà». «Ma, Signore,penso che quella donna,non creda nemmeno in Te».sorride. «Non importa. Posso provvedere. Quella donna è perfetta. È dotata del giusto egoismo». L'angelo resta senza fiato. «Egoismo? È una virtù?»annuisce. «Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravvivrà mai. Sì, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare.darà mai per certa una parola. Non considererà mai che un passo sia un fatto comune. il bambino dirà "mamma" per la prima volta, lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole. Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni.consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io -ignoranza, crudeltà, pregiudizio -, e le concederò di levarsi al di sopra di esse. Non sarà mai sola. Io sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, poiché starà facendo il mio lavoro infallibilmente come se fosse al mio fianco».
«E per il santo patrono?», chiede l'angelo, tenendo la penna sollevata.sorride. «Basterà uno specchio».
(Erma Bombeck)

Stazione IV

GESU' INCONTRA SUA MADRE

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. Poi parlò a Maria, sua madre: "Egli é qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".


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