Battesimo di Gesù scopo significato catechesi - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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IL BATTESIMO DI GESU’


Che significatato ha il battesimo di Gesù?

Giovanni non voleva battezzare Gesù, perché non aveva peccati e non si doveva convertire, perché lui era ed è l’uomo-Dio, ma Gesù gli rispose che voleva essere battezzato perché per noi uomini è doveroso adempiere ogni giustizia, come quando Maria e Gesù dopo quaranta giorni dalla nascita di quest’ultimo, salirono al tempio per purificarsi, e come abbiamo visto nel capitolo dedicato a Maria, né Gesù né Maria avevano bisogno di purificarsi.

Era conveniente che Cristo fosse battezzato.

Primo, perché, come dice S. Ambrogio [In Lc 2, su 3, 21], «il Signore fu battezzato non per essere purificato, ma per purificare le acque
, affinché queste, purificate dal corpo di Cristo che non conobbe peccato, acquistassero la virtù richiesta dal battesimo », e così «rimanessero consacrate per quelli che sarebbero stati battezzati in seguito»,
secondo l‘espressione del Crisostomo [Op. imp. in Mt hom. 4].

Secondo, perché, come nota ancora il Crisostomo [ib.], «benché Cristo non fosse un peccatore, tuttavia aveva preso una natura peccatrice, e ―una carne somigliante a quella del peccato‖. Quindi, anche se personalmente non aveva bisogno del battesimo, tuttavia la natura carnale ne aveva bisogno negli altri
».

E così, come dice S. Gregorio Nazianzeno [Serm. 39], «Cristo si fece battezzare per immergere nell’acqua tutto il vecchio Adamo»
. Terzo, Cristo volle essere battezzato, dice S. Agostino [Serm. supp. 136], «perché volle fare ciò che aveva comandato a tutti gli altri». E questo è il significato di quelle sue parole [Mt 3, 15]: «Conviene che così adempiamo ogni giustizia».

Come infatti dice S. Ambrogio [l. cit.], «la giustizia è questa, che tu faccia per primo ciò che pretendi che facciano gli altri, esortandoli con il tuo esempio».

Analisi delle obiezioni:

1. Cristo, come si è detto [nel corpo], non fu battezzato per essere lavato, ma per lavare.


2. Cristo doveva non soltanto osservare l’antica legge, ma anche dare inizio alla nuova. Per cui volle essere non solo circonciso, ma anche battezzato.

3. Cristo fu il primo a battezzare spiritualmente. Perciò egli non fu battezzato nello spirito, ma solo nell’acqua.


Come nota S. Agostino [In Ioh. ev. tract. 13], «il Signore, dopo essere stato battezzato, battezzava, non però col battesimo che aveva ricevuto». Poiché dunque egli battezzava col suo battesimo, ne segue che fu battezzato non con il suo, ma con il battesimo di Giovanni.

E ciò fu opportuno prima di tutto per la qualità del battesimo di Giovanni, il quale battezzava non nello Spirito, ma soltanto «nell‘acqua» [Mc 3, 11].

Ora, Cristo non aveva bisogno del battesimo spirituale, in quanto ripieno della grazia dello Spirito Santo fin dal principio del suo concepimento, come appare evidente dalle cose già dette [q. 34, a. 1]. E questa è la ragione invocata dal Crisostomo [l. cit. nell‘ob. 2]. Secondo, come dice S. Beda [In Mc 1, su 1, 9], Cristo fu battezzato col battesimo di Giovanni «per approvarlo ricevendolo». Terzo, come scrive S. Gregorio Nazianzeno [Orat. 39],

«Gesù si fece battezzare da Giovanni per santificare il battesimo».

Analisi delle obiezioni:

1. Cristo volle farsi battezzare per indurre noi al battesimo con l’esempio.


E così, perché lo stimolo fosse più efficace, volle essere battezzato con un battesimo di cui chiaramente non aveva bisogno, affinché gli uomini accorressero al battesimo ad essi necessario. Per cui S. Ambrogio [In Lc 2, su 3, 21] scrive: «Se Cristo non ha schivato il lavacro della penitenza, nessuno rifugga il lavacro della grazia».

2. Il battesimo dei Giudei prescritto dalla legge era soltanto simbolico; invece il battesimo di Giovanni era in qualche modo reale, in quanto induceva gli uomini ad astenersi dal peccato; il battesimo di Cristo poi ha l‘efficacia di purificare dal peccato e di conferire la grazia. Ora, Cristo non aveva bisogno della remissione dei peccati, che in lui non c‘erano; e neppure di ricevere la grazia, di cui era ricolmo. Parimenti, essendo egli la «verità» [Gv 14, 6], non si addiceva a lui ciò che era solo una figura. Era quindi più giusto che fosse battezzato col battesimo intermedio che non con uno degli estremi.

3. Il battesimo è un rimedio spirituale. Ora, quanto più una cosa è perfetta, tanto minore è il rimedio di cui ha bisogno. Per il fatto stesso quindi che Cristo è perfettissimo era conveniente che non fosse battezzato con un battesimo perfettissimo: come chi è sano non ha bisogno di medicine efficaci.

Era giusto che Cristo fosse battezzato all’età di trent’anni.

Primo, perché il suo battesimo inaugurava il suo insegnamento e la sua predicazione, per cui si richiede l’età perfetta, qual è appunto quella dei trent‘anni. Per questo nella Genesi [41, 46] si legge che «Giuseppe aveva trent’anni» quando prese in mano le sorti dell’Egitto. E così pure di Davide si legge [2 Sam 5, 4] che «aveva trent’anni quando cominciò a regnare». Ed Ezechiele cominciò a profetare «nell’anno trentesimo della sua età» [1, 1].

Secondo, perché, come nota il Crisostomo [In Mt hom. 10], «dopo il battesimo di Cristo la legge doveva cominciare a cessare. Perciò Cristo si fece battezzare a un’età nella quale poteva addossarsi qualsiasi peccato; affinché, avendo egli osservato la legge, nessuno potesse dire che l’aveva abrogata per non averla potuta osservare».


Terzo, perché, ricevendo Cristo il battesimo a un’età perfetta, si viene a capire che il battesimo causa la perfezione nell’uomo, secondo le parole di S. Paolo [Ef 4, 13]: «Finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo».

E anche il numero [degli anni] pare esprimere questo concetto. Infatti il trenta si ottiene moltiplicando tre per dieci: ora, il tre significa la fede nella Trinità, il dieci invece l’osservanza dei comandamenti della legge; e in queste due cose consiste la perfezione della vita cristiana

Analisi delle obiezioni:


1. Secondo il Nazianzeno [In sanctum bapt. 40, 29], Cristo si fece battezzare «non perché avesse bisogno di essere purificato, o perché incorresse qualche pericolo procrastinando il battesimo. Gli altri invece corrono un grave pericolo se terminano questa vita senza la veste dell’‘incorruzione », cioè senza la grazia.
E benché sia bene custodirsi illibati dopo il battesimo, «tuttavia», dice lo stesso Santo [ib., n. 19], «è meglio talvolta macchiarsi un poco piuttosto che essere interamente privi della grazia».

2. L’utilità che proviene agli uomini da Cristo sta soprattutto nella fede e nell’umiltà; e sia per l’una che per l’altra giova che Cristo abbia cominciato a insegnare non nella fanciullezza o nell’adolescenza, ma nell’età perfetta. Giova alla fede, poiché così è resa evidente in lui la vera natura umana, la quale progredisce col crescere degli anni; e affinché questo progresso non fosse creduto apparente, Cristo non volle manifestare la sua sapienza e potenza prima che il suo corpo avesse raggiunto l’età perfetta. Giova poi all’umiltà affinché nessuno, prima dell’età perfetta, presuma di conseguire la dignità di prelato, o l’ufficio di insegnante.

3. Cristo fu proposto agli uomini come esempio di tutte le virtù. Perciò bisognava che in lui apparisse ciò che compete a tutti secondo la legge comune: che cioè insegnasse nell’età matura. Ora, come dice il Nazianzeno [Serm. 39], «non è legge della Chiesa ciò che capita di rado», come «una rondine non fa primavera». Fu per speciale disposizione della divina sapienza infatti che ad alcuni fu concesso, fuori della legge comune, di comandare o di insegnare prima di aver raggiunto l’età perfetta: come a Salomone [1 Re 3, 7], a Daniele [13, 45] e a Geremia [1, 5 ss.].

4. Cristo non doveva essere battezzato da Giovanni né per primo né per ultimo. Poiché, come dice il Crisostomo [Op. imp. in Mt hom. 4], Cristo fu battezzato «per confermare la predicazione e il battesimo di Giovanni, e per ricevere la sua testimonianza». Ora, nessuno avrebbe creduto alla testimonianza di Giovanni prima che egli avesse battezzato molti. Perciò Cristo non doveva essere battezzato da lui per primo. - E neppure doveva essere battezzato per ultimo. Poiché, come dice lo stesso Santo, «come la luce del sole non aspetta il tramonto della stella mattutina, ma sorge durante il suo corso, e con la propria luce oscura il candore di quella, così Cristo non attese che Giovanni terminasse il suo corso, ma apparve mentre egli ancora insegnava e battezzava».

Il Giordano è il fiume attraverso il quale i figli di Israele entrarono nella terra promessa. Ora, il battesimo di Cristo ha questo di caratteristico, nei confronti degli altri battesimi: che introduce nel regno di Dio
, simboleggiato dalla terra promessa; da cui le parole evangeliche [Gv 3, 5]: «Chi non nasce dall’acqua e dallo Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio». E lo stesso significato ha l’episodio di Elia [2 Re 2, 7 ss.], il quale prima di essere rapito in cielo su un carro di fuoco divise le acque del Giordano: poiché a quelli che passano attraverso le acque del battesimo viene aperto l’ingresso nel cielo mediante il fuoco dello Spirito Santo. Perciò era giusto che Cristo fosse battezzato nel Giordano.

Analisi delle obiezioni:

1. Il passaggio del mar Rosso simboleggiava il battesimo in quanto esso distrugge i peccati
, ma il passaggio del Giordano prefigurava il battesimo in quanto apre le porte del regno dei cieli: il che costituisce l’effetto principale del battesimo, ed è prodotto solo da Cristo.
Quindi era più conveniente che Cristo fosse battezzato nel Giordano piuttosto che nel mare.

2. Nel battesimo si sale quanto al conseguimento della grazia: il quale però esige la discesa dell’umiltà, secondo le parole della Scrittura [Gc 4, 6]: «Agli umili dà la sua grazia». Ora, il nome del Giordano si riferisce a questa discesa.

3. «Come una volta», spiega S. Agostino [Ambr., Serm. de Temp. 10], «tornarono indietro le acque del Giordano, così ora, dopo il battesimo di Cristo, retrocedono i peccati degli uomini». O anche ciò significa che, contrariamente al deflusso delle acque, il fiume delle benedizioni saliva, nel libro di Giosuè cap. 3 vediamo che al passaggio dell’Arca dell’Allenza, le acque del Giordano si fermarono e si divisero. Ecco perché Cristo fu battezzato proprio nel fiume Giordano, e non altrove, Cristo ripercorre l’antico Patto e ne svela il significato.

Abbiamo già detto [a. 1; q. 38, a. 1] che Cristo si fece battezzare per consacrare in tal modo il battesimo che noi avremmo ricevuto. Per questo motivo dunque nel suo battesimo doveva manifestarsi ciò che appartiene all’efficacia del nostro battesimo. E in proposito ci sono tre cose da considerare.

Primo, la virtù principale da cui il battesimo trae la sua efficacia, che è una virtù celeste. Per questo al battesimo di Cristo si aprì il cielo, per indicare che da allora in poi una virtù celeste avrebbe santificato il battesimo.

Secondo, all’efficacia del battesimo concorre la fede della Chiesa e di chi viene battezzato: perciò i battezzati fanno la professione di fede, e il battesimo è chiamato «il sacramento della fede» [Agost., Epist. 98]. Ora, con la fede noi contempliamo le realtà celesti, che superano i sensi e la ragione umana. Per indicare dunque questo fatto, al battesimo di Cristo il cielo si aprì.

Terzo, con il battesimo di Cristo viene aperto a noi in maniera speciale l‘ingresso nel regno celeste, che era stato precluso al primo uomo a causa del peccato. E così al battesimo di Cristo i cieli si aprirono, per indicare che ai battezzati la via del cielo è aperta. Dopo il battesimo però è necessario che l’uomo preghi assiduamente, per poter entrare in cielo.

Benché infatti col battesimo i peccati vengano rimessi, resta tuttavia in noi il fomite del peccato, che ci sollecita dall’interno, e restano il mondo e i demoni, che ci tentano dall’esterno. Perciò S. Luca [3, 21] dice espressamente che «mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì»: proprio perché i fedeli dopo il battesimo hanno bisogno della preghiera. - Oppure per indicare che l’aprirsi del cielo ai credenti mediante il battesimo è frutto della preghiera di Cristo. Per cui S. Matteo [3, 16] dice espressamente che «a lui si aprì il cielo», cioè si aprì «a tutti per merito suo», spiega il Crisostomo [Op. imp. in Mt hom. 4]. Come se un imperatore a uno che impetra per un altro dicesse: «Ecco, questo beneficio lo do non a lui, ma a te», cioè «a lui per merito tuo».

Analisi delle obiezioni:


1. Rispondiamo col Crisostomo [ib.] che «come Cristo fu battezzato secondo la natura umana, benché non ne avesse bisogno, così secondo tale natura gli furono aperti i cieli, benché secondo la natura divina egli fosse sempre nei cieli».

2. Come dice S. Girolamo [In Mt 2, su 3, 16 s.], «a Cristo dopo il battesimo si aprirono i cieli non con una frattura degli elementi, ma solo agli occhi dello spirito; ossia nel senso in cui parla di cieli aperti anche Ezechiele all’inizio del suo libro». E il Crisostomo [l. cit.] accetta questa spiegazione, dicendo che «se gli stessi elementi creati», cioè i cieli, «si fossero spaccati,
non si sarebbe detto che ―si aprirono a lui‖, poiché ciò che viene aperto fisicamente è aperto a tutti». Per cui anche S. Marco [1, 10] dice espressamente: «Uscendo dall’acqua vide aprirsi i cieli»: come se l’apertura del cielo fosse avvenuta solo in relazione alla vista di Cristo. Alcuni poi questa visione la ritengono corporea, e dicono che intorno a Cristo battezzato era tanto lo splendore da sembrare che si fossero spalancati i cieli. Ma si può anche pensare a una visione immaginaria alla maniera di come vide i cieli aperti Ezechiele: si sarebbe cioè formata nell’immaginativa di Cristo, per virtù divina e per volere della ragione, una visione, a significare che mediante il battesimo viene aperto agli uomini l’ingresso del cielo. Oppure si trattò di una visione intellettuale: Cristo cioè avrebbe visto, dopo aver santificato il battesimo, che il cielo era ormai aperto agli uomini, cosa però che egli già prima aveva visto che si sarebbe realizzata.

3. La passione di Cristo aprì il cielo agli uomini come causa universale. Ma è necessario applicare tale causa ai singoli individui, perché possano entrare in cielo. Il che avviene con il battesimo, secondo le parole di S. Paolo [Rm 6, 3]: «Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte». Per questo si parla di cieli aperti nel battesimo piuttosto che nella passione. Oppure si può rispondere col Crisostomo [l. cit.] che «al battesimo di Cristo i cieli si aprirono soltanto; invece dopo che egli ebbe vinto il tiranno mediante la croce, non essendo più necessarie le porte per chiudere il cielo, gli angeli non dicono più: ―Aprite le porte, ma: ―Togliete le porte». E con ciò il Crisostomo vuol dire che gli sbarramenti che prima impedivano alle anime dei defunti di entrare in cielo, dopo la passione furono totalmente eliminati; però nel battesimo di Cristo furono aperti, quasi per indicare la via attraverso la quale gli uomini sarebbero entrati in cielo.

Come insegna il Crisostomo [Op. imp. in Mt hom. 4], ciò che avvenne nel battesimo di Cristo «sta a indicare il mistero che si sarebbe compiuto in tutti quelli che poi sarebbero stati battezzati».

Ora, tutti quelli che ricevono il battesimo di Cristo, a meno che non vi si accostino con finzione, ricevono lo Spirito Santo, secondo le parole evangeliche [Mt 3, 11]: «Egli vi battezzerà nello Spirito Santo». Dunque era opportuno che sopra il Signore battezzato discendesse lo Spirito Santo.

Analisi delle obiezioni:


1. Come dice S. Agostino [De Trin. 15, 26], «è del tutto assurdo affermare che Cristo ricevette lo Spirito Santo all’età di trent’anni, ma come egli venne al battesimo senza peccato, così si presentò non privo dello Spirito Santo. Se infatti di Giovanni sta scritto che fu ―ripieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre‖, che cosa non si dovrà dire dell’uomo Cristo, per il quale lo stesso concepimento del corpo fu non carnale, ma spirituale? Perciò in quel momento», ossia nel battesimo, «egli si degnò di prefigurare il suo corpo [mistico], cioè la Chiesa, nella quale i battezzati ricevono in un modo particolare lo Spirito Santo».

2. Rispondiamo con S. Agostino [De Trin. 2, cc. 5, 6] che lo Spirito Santo scese su Cristo in forma di colomba non nel senso che si sia resa visibile la sostanza stessa dello Spirito Santo, che è invisibile. E neppure nel senso che quella creatura visibile sia stata assunta a costituire una sola persona con lo Spirito Santo: infatti non si dice che lo Spirito Santo è una colomba, come invece si dice che il Figlio di Dio è un uomo, in forza dell‘unione [ipostatica]. Né d’altra parte lo Spirito Santo fu visto sotto forma di colomba come l’evangelista Giovanni vide l’agnello ucciso nell’Apocalisse [5, 6], «poiché quest’ultima visione avvenne in ispirito mediante le immagini spirituali dei corpi. Di quella colomba invece nessuno mai dubitò che sia stata vista con gli occhi». E neppure nel senso figurale dell’espressione di S. Paolo [1 Cor 10, 4]: «―La pietra era Cristo‖. Poiché la pietra già esisteva, e per la somiglianza della sua funzione le fu dato il nome di Cristo, che essa simboleggiava.
La colomba invece venne improvvisamente all’esistenza per simboleggiare il mistero e poi sparì, come la fiamma che apparve a Mosè nel roveto». Si dice quindi che lo Spirito Santo «discese» su Cristo non per l’unione con la colomba, ma o in ragione del simbolismo della colomba medesima riguardo allo Spirito Santo, essa che venne su Cristo discendendo, oppure per indicare che la grazia spirituale deriva da Dio alla creatura quasi scendendo [dall’alto], secondo le parole di S. Giacomo [1, 17]: «Ogni buon regalo e ogni dono perfetto discende dall’alto, dal Padre della luce».

3. Come nota il Crisostomo [In Mt hom. 12], «le realtà spirituali da principio appaiono sempre mediante immagini sensibili, in vista di coloro che non possono intendere in alcuna maniera le realtà incorporee: e ciò affinché, se poi l’apparizione non si ripete, credano in forza di ciò che si è verificato una volta». Perciò su Cristo battezzato lo Spirito Santo discese visibilmente in forma corporea affinché si credesse in seguito che discende invisibilmente su tutti i battezzati.

4. Lo Spirito Santo discese sopra Cristo battezzato sotto forma di colomba per quattro motivi.

Primo, per indicare le disposizioni richieste nel battezzato, che cioè sia sincero: poiché, come si legge [Sap 1, 5], «il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione». Infatti la colomba è un animale semplice, senza astuzia né inganno, tanto che in S. Matteo [10, 16] si legge: «Siate semplici come le colombe».

Secondo, per indicare i sette doni dello Spirito Santo, simboleggiati nelle proprietà della colomba. Essa infatti abita presso correnti d’acqua, per potervisi immergere e sfuggire così allo sparviero. E ciò corrisponde al dono della sapienza, mediante la quale i santi vivono alle sorgenti della Scrittura, per sfuggire gli assalti del demonio. La colomba poi sceglie i chicchi migliori, simbolo questo del dono della scienza, con cui i santi scelgono per loro nutrimento i detti più sani. La colomba ancora alleva la prole altrui. E ciò indica il dono del consiglio, mediante il quale i santi nutrono con la dottrina e con l’esempio gli uomini che prima erano prole, cioè imitatori, del demonio. La colomba inoltre non lacera con il becco. E ciò indica il dono dell’intelletto, per cui i santi, a differenza degli eretici, non pervertono le buone dottrine lacerandole. La colomba poi non ha fiele. E ciò indica il dono della pietà, per cui i santi non si adirano senza ragione. La colomba ancora fa il nido nella spaccatura delle rocce. Il che sta a indicare il dono della fortezza, per cui i santi fanno il loro nido, cioè ripongono il loro rifugio e la loro speranza, nelle piaghe di Cristo, che è la solida roccia. La colomba infine, invece di cantare, geme. E ciò sta a indicare il dono del timore, per cui i Santi trovano gusto nel piangere i peccati.

Terzo, lo Spirito Santo apparve sotto forma di colomba per indicare l’effetto proprio del battesimo, che è la remissione dei peccati e la riconciliazione con Dio:
infatti la colomba è un animale mansueto. Per questo, secondo il Crisostomo [In Mt hom. 12], «nel diluvio apparve questo animale, portando un ramo d’olivo per annunziare la pace di tutta la terra. E la colomba appare qui nel battesimo per indicare la nostra liberazione». Quarto, lo Spirito Santo apparve in forma di colomba sopra il Signore battezzato per indicare l’effetto universale del battesimo, che è l’edificazione dell’unità della Chiesa. Da cui le parole di S. Paolo [Ef 5, 25 ss.]: «Cristo ha dato se stesso per la Chiesa per farla comparire davanti a sé tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola». Giustamente quindi lo Spirito Santo nel battesimo si mostrò in forma di colomba, che è un animale amabile e socievole. Per cui sono riferite alla Chiesa quelle parole del Cantico [6, 8]: «Unica è la mia colomba».

Lo Spirito Santo discese invece sugli Apostoli in forma di fuoco per due motivi.
Primo, per indicare il fervore con cui i loro cuori dovevano ardere, per poter predicare Cristo dovunque in mezzo alle tribolazioni. Per questo, inoltre, quel fuoco era in forma di lingue. E in proposito S. Agostino [In Ioh. ev. tract. 6] scrive: «Il Signore mostrò visibilmente lo Spirito Santo in due modi: per mezzo di una colomba sopra Cristo battezzato; per mezzo del fuoco sugli apostoli riuniti. Nel primo caso è indicata la semplicità, nel secondo il fervore. Perché dunque i santificati fuggano l’inganno si mostrò in forma di colomba, e perché la semplicità non divenga freddezza si manifestò in forma di fuoco.

E non ti allarmare per la divisione delle lingue: l’unità la ritrovi nella colomba». Il secondo motivo, stando al Crisostomo [Greg., In Evang. hom. 30], è che «siccome era necessario il perdono dei peccati», che si ha col battesimo, «si richiedeva la mansuetudine», che ha la sua immagine nella colomba. «Una volta però ottenuta la grazia si prospetta il tempo del giudizio», che viene indicato dal fuoco.
(cfr, Summa teologica di S. Tommaso d’Aquino)

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