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EBREI E PROTESTANTI CALUNNIANO MARIA

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Il concetto di "rispetto" ovviamente è molto soggettivo,  e i protestanti evidentemente non si rendono conto di offendere Maria, soprattutto quando le attribuiscono indirettamente peccati personali, andando a citare i versetti di Paolo "Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio! Tutti hanno traviato e si son pervertiti;  non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno."
Stando a loro quindi anche Maria, si sarebbe pervertita e avrebbe peccato, se questo non è oltraggiarla che cos’è? Questa loro mancanza di lucidità nell’affrontare certi argomenti, fa aprire gli occhi, a chi li vuole aprire.
Gli ebrei ad esempio (o gran parte di essi) ad oggi, e siamo nel XXI secolo, non vogliono aprirli i loro occhi, e si ostinano a voler difendere i motivi che duemila anni fa li hanno portati a non riconoscere in Gesù il Messia.

Uno di questi motivi è sicuramente la questione dell’adulterio (o presunto tale) di Maria. "Nello stesso Corano alla quarta Sura, versetto 155, in una serie di invettive contro gli ebrei, vi si afferma con durezza che essi sono puniti da Dio <<per la loro incredulità e per avere pronunciato contro Maria una calunnia mostruosa>>.

La calunnia, cioè, di avere concepito il Figlio nel peccato, rompendo la fedeltà promessa al fidanzato e, per giunta, facendosi mettere incinta da uno straniero. E questo, addirittura nel periodo mestruale, quando per i semiti ogni donna è inavvicinabile perché impura, così da rendere ancora più mostruosa la calunnia.

La quale, ricorda il Corano, viene dagli ebrei. E viene, in effetti, sin dagli inizi: ce ne è traccia anche nei Vangeli, come vedremo, e attraverserà tutti i secoli, fino a oggi.
Prendiamo, per esempio, Fratello di Gesù, che ha come sottotitolo <<Un punto di vista ebraico sul Nazareno>> e che, apparso in tedesco nel 1967, ha fama di essere una testimonianza significativa di una nuova, solidale attenzione giudaica verso il cristianesimo. Opera <<dialogica>>, dunque, un piccolo classico dell’ecumenismo, tanto che l’edizione italiana è apparsa presso la Morcelliana, vecchia e illustre editrice cattolica. A pagina 54 della traduzione di questo saggio dell’israelita Shalom Ben-Chorin- prefato con convinzione da un prete, noto teologo – leggiamo: <<Questa oscurità [sulle origini di Gesù] ha condotto gli avversari all’ovvia conclusione di una nascita illegittima. Nel Talmud abbiamo la cosiddetta tradizione di Pandera o Pantera.

Un ufficiale romano di quel nome avrebbe sedotto e messo incinta una certa Myriam, fidanzata di Giuseppe, e il frutto di questo peccato sarebbe stato Gesù. Nel rapporto, per lo meno distanziato, di Gesù con sua madre, che egli non interpella mai se non come "donna", potrebbe riflettersi la dolorosa coscienza di un’origine illegittima. Gesù non onora sua madre e nega il suo padre corporale, dato che evidentemente egli sapeva di una provenienza illegittima e straniera, non ebraica>>.

Si noti, in queste parole di Ben-Chorin, quell’<<evidentemente>> finale, in cui si dissolve il tono ipotetico tenuto sino lì. Una sicurezza sconcertante, confermata anche dalle pagine che questo ebreo contemporaneo dedica alle nozze di Cana, dove le parole di Gesù alla madre sarebbero addirittura <<spaventose>>, il suo atteggiamento sarebbe <<ingiurioso>>. E questo, secondo Ben-Chorin, per il solito motivo: il <<complesso>> di quel <<giovane predicatore vagante>>, ossessionato dalla nascita non solo illegittima, ma pure vergognosa.

Come si vede, anche dietro questo scrittore israeliano di oggi, presentato come uno dei massimi esponenti della <<nuova apertura ebraica>> verso il cristianesimo, c’è l’ombra che sta dietro alle parole di Giovanni (8,41) <<Gli risposero i Giudei: noi non siamo nati da prostituzione!...>>.

Stando a molti esegeti, questo sarebbe un palese quanto velenoso riferimento alle voci diffamatorie che sarebbero state messe in circolazione negli ambienti ostili al Nazareno. Voci che, nate subito, subito avrebbero contrassegnato la polemica del giudaismo contro il cristianesimo nascente.
Le comunità ebraiche della Diaspora provvidero a diffonderle ovunque, come sappiamo da Celso che, polemizzando con i <<nazareni>> in nome della civiltà classica e del suo Olimpo, già verso il 180 le mette in bocca a un giudeo. Il quale accusa Gesù di avere avuto una madre che, messa incinta dal soldato Pantera, sarebbe stata cacciata dal marito e, dopo avere errato qua e là, avrebbe partorito nel nascondimento e nella vergogna. Tertulliano, scrivendo poco dopo, nel 197 (e informandosi tra gli israeliti dell’Africa romana), conferma anch’egli la calunnia, con l’aggravante che Maria sarebbe stata non solo un’adultera ma, senza mezzi termini, una prostituta, una quaestuaria.

La calunnia confluì poi in quelle che Charles Guignebert, il noto critico radicale della storicità dei Vangeli, definì – e con imbarazzo - <<le ingiuriose cattiverie contro Maria rilevate nel Talmud>>. Anche qui, in queste raccolte fondamentali per il giudaismo post-biblico, Gesù è chiamato ben Pantheras, il figlio di Pantera.

Come spiega Joseph Klausner, ebreo, docente all’Università di Gerusalemme e che scrisse (in ebraico) un famoso studio sulle origini del cristianesimo, dietro l’invenzione del nome di quel presunto soldato c’era una beffa in più. Poiché, cioè i cristiani affermavano che Gesù era <<figlio della Parthénos>>, la Vergine, con un gioco di parole gli ebrei cominciarono a chiamarlo <<figlio di Pantheras>>. Anagramma, o quasi, di cui i calunniatori erano particolarmente soddisfatti, visto che (come è stato provato) quel nome era plausibile, essendo assai diffuso fra le truppe romane. Inoltre, in greco pànther è la nostra <<pantera>>, che, come tutti gli altri animali selvatici, provocava negli ebrei un misto di paura e di repulsione: l’odiato Gesù, insomma, era figlio di un’orribile bestia…In altri passi, sempre nel Talmud, alle caratteristiche negative di Maria è aggiunta quella del mestiere: la parrucchiera. Dunque, legata a una professione la cui moralità era allora ben dubbia e che molti consideravano impura. Insomma, una intoccabile". (cfr. V. Messori, Ipotesi su Maria)

I protestanti potevano cogliere al volo l’occasione, per declassare ulteriormente Maria, perché non lo hanno fatto? In fondo si appellano proprio al parere "autorevole" degli ebrei in materia di canone biblico, per escludere i 7 libri del Vecchio Testamento dalla loro Bibbia.
Autorevole, senz’altro, e fazioso di sicuro, il parere degli ebrei, che pur di discreditare i cristiani le hanno provate tutte, architettandole in maniera sapiente e ben orchestrata.

In tal senso è quantomeno sospetto il fatto che abbiano deciso di rimettere mano al loro canone biblico, intorno al 90 d.C. escludendo, manco a farlo apposta, 7 libri che i cristiani avevano nella loro Bibbia, quella dei Settanta. Quando dico che i protestanti vedono e capiscono solo quello che gli conviene lo dico a ragion veduta quindi. La mancanza di coerenza si vede un po’ in tutta la loro linea apologetica, solo chi conosce poco, -o non è interessato a conoscere- lo sviluppo della loro dottrina, li segue.

Ciechi che guidano altri ciechi
, pronti però a tacciare di eresia ogni buon cattolico che abbia l’ardimento di fargli notare le loro marcate incongruenze dottrinali, a partire dalla base del Sola Scriptura, letteralmente inventato. Nella Bibbia infatti non troviamo affatto che la sola autorità è la Bibbia, Paolo parla spessissimo di Tradizione e la raccomanda ai suoi discepoli più fidati. Ma di questo argomento ne parlerò nel capitolo dedicato alla Tradizione e successione apostolica.
Per tutti i cristiani, i documenti probanti il reale ruolo ecclesiastico di Maria, e la sua precisa posizione all’interno della Chiesa esistono, sia nella Bibbia che negli scritti patristici. E’ importante ad esempio capire cosa pensassero di Maria i primi cristiani, che come detto in altri capitoli, sicuramente avevano la sana dottrina ben fissata nella mente, proprio perché vissuti in età molto vicina a quella degli apostoli.


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