Maria madre di Dio è biblico? Catechesi - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Maria madre di Dio

Lc 1,43 "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?"


Signore=Dio  nella Bibbia ne abbiamo numerosi esempi!
Gen 4,15ss. “Il Signore impose a Caino un segno
, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.”

Naturalmente Maria è madre di Dio-uomo, non di Dio-Figlio. Il Figlio è eterno come il Padre e lo Spirito Santo, ma quando il Figlio per obbedienza al Padre scelse di incarnarsi, entrò nella storia umana, incarnandosi nel seno di Maria vergine Dio-Figlio, il Verbo, diventò Dio-uomo.

Maria quindi è madre di Dio-uomo
, cioè del Verbo incarnato chiamato Gesù Cristo!

Maria è madre di Gesù, tutto intero, non si usa dire che Maria è madre della sola carne di Gesù, come non si usa dire che le nostre madri sono madri della sola nostra carne, essendo che lo spirito e l'anima provengono da Dio.

Noi chiamiamo l'uomo Cristo Figlio di Dio, e giustamente chiamiamo così anche la sola sua carne nel sepolcro. E che altro confessiamo, quando diciamo di credere nell'unigenito Figlio di Dio, che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e fu sepolto? Cosa fu sepolto se non la carne priva dell'anima? Quando dunque diciamo di credere nel Figlio di Dio che fu sepolto, noi diamo il nome di Figlio di Dio alla carne di lui, che sola fu sepolta" (s.Agostino)

nel sepolcro non fu deposto Dio-Figlio, ma solo il suo corpo, eppure noi cristiani diciamo nel nostro credo, che il Gesù Cristo Figlio di Dio patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, e non erriamo nel dirlo e nel crederlo; come anche noi cattolici non erriamo nel dire che Maria è madre di Dio, di Dio-uomo. Sappiamo in maniera sott’intesa che ad essere sepolto fu il corpo del Figlio di Dio, così sappiamo implicitamente che Maria è madre di quel corpo che fu sepolto, e non della divinità, e come non sbagliamo nel dire che il Figlio di Dio morì e fu sepolto così non sbagliamo nel dire che Maria è madre di Dio, di Dio con noi, Gesù.
Solo chi cerca ogni astuzia linguistica per confondere e insinuare, può accusarci di bestemmia.

Noi cattolici sappiamo che Maria non diede la divinità a Gesù, ma solo la carne, la stessa carne che fu sepolta, ma noi cristiani non diciamo mai "la carne di Gesù fu sepolta",  ma piuttosto "Gesù morì e fu sepolto", dicendo questo sappiamo benissimo che la divinità di Gesù non poteva morire, sappiamo benissimo che non fu Dio Figlio a essere sepolto, eppure non scindiamo le due nature di Gesù (la divina e l’umana), Gesù è inteso tutto intero, allo stesso modo quando noi uomini moriamo sappiamo benissimo che muore solo la nostra carne, ma nel dirlo non specifichiamo mai "è morta la carne di mio nonno, ecc." diciamo semplicemente "è morto mio nonno". Cercare artificiosità linguistiche per far dire alla Chiesa cattolica cose che non dice, è da faziosi o male informati.

Riconosciamo la duplice natura di Cristo: la divina per cui è uguale al Padre, l'umana per cui il Padre é più grande. L'una e l'altra unite non sono due, ma un solo Cristo; perché Dio non è quattro, ma tre Persone. Allo stesso modo, infatti, che l'anima razionale e la carne sono un solo uomo, così Dio e l'uomo sono un solo Cristo; e perciò Cristo è Dio, anima razionale e carne. Confessiamo Cristo in queste tre cose, e in ciascuna di esse. Chi è dunque colui per mezzo del quale fu creato il mondo? E' Cristo Gesù, ma nella forma di Dio. E chi è colui che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato? E' Cristo Gesù, ma nella forma di servo. Così dicasi delle singole parti che compongono l'uomo. Chi è colui che, dopo la morte, non fu abbandonato negli inferi? E' Cristo Gesù, ma soltanto nella sua anima. Chi è stato nel sepolcro e ne uscì il terzo giorno? E' Cristo Gesù, ma soltanto nella carne. In tutto questo c'è un solo Cristo, non due o tre." (s.Agostino).

Il mistero dell’incarnazione

Questo Figlio – che essendo «figlio» è già «nato» da Dio nell’eternità – nasce nel tempo: «quando venne la pienezza del tempo». È l’Eterno che riesce a farsi racchiudere nella volubilità della storia. È l’Immenso, l’Assoluto, l’Incondizionato che è generato da donna. Davvero il Signore è diverso da noi; soprattutto è diverso dagli uomini socialmente e culturalmente importanti, che tanto spesso usano frasi altisonanti e complicate per esprimere il quasiniente dei loro pensieri. Il linguaggio di Dio invece è piano come quello della gente che non ha studiato, eppure riesce a comunicare una verità che trascende ogni nostro schema mentale. Il Figlio di Dio è «nato da donna»
: l’intera avventura dell’umanità riscattata è già compresa in queste poche sillabe come in un seme; un seme che uno sguardo distratto corre il rischio di trascurare, ma che porta già in sé il lussureggiare dell’immensa foresta della teologia cristiana. E ogni titolo di grandezza di Maria è già in questo cenno: tutta la sua gloria si irradia da questa breve parola. «Nato da donna». Come si vede, proprio la sua femminilità consente a Maria questa eccezionale, anzi unica, connessione con Dio e la colloca al vertice dell’universo.

Il “Figlio di Dio” è Dio

Assegnare a Gesù di Nazaret in senso rigorosamente proprio un rapporto di filiazione da Dio vuol dire attribuirgli, per quanto ardua la cosa dovesse apparire agli ebrei, la “natura divina». E difatti nell’inno cristologico della lettera ai Filippesi si dice di Cristo che è «nella forma di Dio», dove la parola «forma» ha la valenza sostanziale che assume nel linguaggio filosofico greco. Il figlio di un gatto è un gatto; il figlio di un uomo è un uomo; il «figlio di Dio» – se si prende il concetto nella sua assoluta verità – non può che essere Dio.
A questo punto si pone il problema: se il Figlio che nasce da una donna è Dio in senso proprio, questa donna può essere detta «madre di Dio»?

Il problema della “Theotócos”

La difficoltà ad accettare questa espressione è all’origine della crisi nestoriana, nei primi decenni del secolo quinto. Nestorio
, vescovo di Costantinopoli, rifiutava il termine «Theotócos» (madre di Dio) perché lo riteneva ambiguo e anzi suscettibile di una interpretazione del tutto assurda, come sarebbe quella di ritenere che una creatura potesse aver generato l’essere stesso dell’eterno Creatore.
Egli riteneva che si dovesse usare piuttosto l’appellativo di «Christotócos» (madre di Cristo), pur restando anch’egli ben consapevole che Cristo sussisteva nella doppia natura di uomo e di Dio.
In realtà, «Theotócos» è una parola che non si ritrova nel Nuovo Testamento
. Ma all’epoca in cui comincia a essere contestata era già ben introdotta nel linguaggio ecclesiale soprattutto dell’Oriente, ed era particolarmente cara agli Alessandrini. Si capisce perciò come la reazione più decisa e più pronta alle riserve di Nestorio venisse da Cirillo di Alessandria, il quale però ha avuto subito il pieno appoggio del papa Celestino, anche perché nel mondo latino la locuzione già da molto era stata pacificamente accettata.
Nel quarto secolo sant’Ambrogio, per esempio, non ha difficoltà ad avvalersi sia del concetto sia del vocabolo. Per lui Maria è «colei che aveva generato Dio» (cf In Lucam X,130; De virginibus II,13: «Quae Deum genuerat, Deum tamen scire cupiebat»). Il suo «è un parto che conviene a Dio» (Inno di Natale: «talis decet partus Deum»). In una parola, è la «mater Dei» (cf Esamerone Y,20,63; De virginibus 11,7: «Quid nobilius Dei matre?»). Sappiamo che la controversia si è chiusa con il Concilio di Efeso del 431
, dopo del quale l’intera cristianità non ha più avuto esitazione a parlare di «Theotócos». E anche noi ripetiamo tranquillamente nella nostra preghiera quotidiana: «Santa Maria, madre di Dio».

La «communicatio idiomatum»

Ma la riserva di Nestorio non aveva qualche fondamento?
Dobbiamo riconoscere che un certo rischio di equivoco c’è in questo modo di parlare
, e una chiarificazione è necessaria; chiarificazione che va desunta dalla legge della “communicatio idiomatum”: la legge dello “scambio delle proprietà”, che governa il linguaggio teologico a proposito del mistero dell’incarnazione. Dal momento che unico è Cristo, il quale è al tempo stesso realmente Dio e realmente uomo, e dal momento che tutte le sue azioni – secondo l’una e l’altra natura – vanno attribuite all’unica persona del Verbo incarnato (all’unico “io”), si possono usare le connotazioni proprie dell’una natura anche a indicare il soggetto di azioni proprie dell’altra. Perciò possiamo dire sia: «Il Figlio di Maria è eterno», sia: «Dio è morto in croce per salvarci», intendendo nel primo caso: «Il Figlio di Maria in quanto Dio», e nel secondo: «Dio, in quanto uomo». Possiamo dunque affermare che Maria «ha generato Dio», intendendo con il termine «Dio» la persona divina secondo la natura umana.

L’insegnamento della «Theotócos»

Certo l’espressione «Madre di Dio» stupisce e scandalizza i non credenti
. Basti pensare all’irrisione e al sarcasmo con cui i musulmani e i Testimoni di Geova attaccano questa locuzione cristiana nelle loro pubblicazioni, ma in ogni caso è corretto chiamarla così.


dalla II lettera di Cirillo a Nestorio, inserita negli atti del Concilio di Efeso.
"....confesseremo un solo Cristo un solo Signore; non adoreremo l'uomo e il Verbo insieme, col pericolo di introdurre una parvenza di divisione dicendo insieme, ma adoriamo un unico e medesimo (Cristo), perché il suo corpo non è estraneo al Verbo
, quel corpo con cui siede vicino al Padre; e non sono certo due Figli a sedere col Padre ma uno, con la propria carne, nella sua unità. Se noi rigettiamo l'unità di persona, perché impossibile o indegna (del Verbo) arriviamo a dire che vi sono due Figli: è necessario, infatti definire bene ogni cosa, e dire da una parte che l'uomo è stato onorato col titolo di figlio (di Dio), e che, d'altra parte il Verbo di Dio ha il nome e la realtà della filiazione. Non dobbiamo perciò dividere in due figli l'unico Signore Gesù Cristo. E ciò non gioverebbe in alcun modo alla fede ancorché alcuni parlino di unione delle persone: poiché non dice la Scrittura che il Verbo di Dio sì è unita la persona di un uomo ma che si fece carne. Ora che il Verbo si sia fatto carne non è altro se non che è divenuto partecipe, come noi, della carne e del sangue: fece proprio il nostro corpo, e fu generato come un uomo da una donna, senza perdere la sua divinità o l'essere nato dal Padre, ma rimanendo, anche nell'assunzione della carne, quello che era.
Questo afferma dovunque la fede ortodossa, questo troviamo presso i santi padri. Perciò essi non dubitarono di chiamare la santa Vergine madre di Dio,
non certo, perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto l’origine del suo essere dalla santa Vergine, ma perché nacque da essa il santo corpo dotato di anima razionale, a cui è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne.
Scrivo queste cose anche ora spinto dall'amore di Cristo esortandoti come un fratello, scongiurandoti, al cospetto di Dio e dei suoi angeli eletti, di voler credere e insegnare con noi queste verità, perché sia salva la pace delle chiese, e rimanga indissolubile il vincolo della concordia e dell’amore tra i sacerdoti di Dio."

Maria, non comincia ad essere "Madre di Dio" nel concilio di Efeso del 431
, così come Gesù non comincia ad essere "Dio" nel concilio di Nicea del 325 che lo definì tale.

Lo erano anche prima.

Quello è stato il momento in cui la Chiesa, nello svilupparsi ed esplicitarsi della sua fede, sotto la spinta dell’eresia, prende piena coscienza di questa verità e prende posizione a suo riguardo.
In questo processo che porta alla proclamazione di Maria come Theotokos, si possono distinguere tre grandi tappe: Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria; Epoca delle controversie cristologiche: la maternità "metafisica" di Maria; l’apporto dell’Occidente: la maternità "spirituale" di Maria.


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