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Eucaristia


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COSA SIGNIFICA: "LE MIE PAROLE SONO SPIRITO E VITA?"

E’ interessante  fare un parallelo tra due insegnamenti fondamentali che dà Gesù nei .

Egli nel riferimento a Matteo 19,1-12 sta parlando proprio ai suoi che dopo aver ascoltato la questione del divorzio e dell'indissolubilità del matrimonio e quindi consacrandolo mediante
il sacramento, gli dicono "se le cose stanno così meglio non sposarsi" Gesù non dirà loro che si sono sbagliati a capire, ma anzi, rinforza ciò che avevano ben compreso, dicendo loro che anche l'essere eunuchi per il regno dei cieli è un sacramento (mistero), ed è talmente profondo che non a tutti sarà dato di comprendere! Ma essendo questi dei punti fondamentali Gesù non usa un linguaggio più semplice, perché non c’era nulla da chiarire ulteriormente, chi vuol capire capisca, chi non vuole faccia come crede. E non si può nemmeno dire che qui stia parlando in parabole, il significato di questi insegnamenti è preciso. In Isaia 56,3-5  leggiamo“Non dica lo straniero che ha aderito al Signore:  «Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi, che osservano i miei sabati, preferiscono le cose di mio gradimento e restan fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato.”

Stesso discorso, vale anche per l’insegnamento del mistero Eucaristico
, Gesù vede che i discepoli non capiscono, perché pensano al cannibalismo “…chi mangia la mia carne…” ma non semplifica, dice piuttosto di questo vi meravigliate? Le mie parole sono spirito e vita (cioè per voi uomini) l’uomo infatti è fatto di spirito e vita. Vediamo che anche qui Gesù non torna sui suoi passi, vedendoli andar via non li richiama dicendogli “ma che avete capito?….io volevo dire….” No, Gesù resta ferreo sul suo insegnamento eucaristico, come lo rimase per l’indissolubilità del matrimonio. A differenza di quando raccontava le parabole o parlava in simboli, “la porta, la vigna, ecc.”, Gesù quando si tratta dei sacramenti non semplifica, quelli sono, e quelli restano, infatti coloro che non capirono e non ebbero fede sufficiente si allontanarono da Lui.

Gli fece notare che “E’ lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla”, cioè non potrete mai capire il mistero eucaristico, che rende presente la mia carne e il mio sangue nel pane e nel vino consacrati, se non avete lo Spirito Santo. Non lo potete capire tramite il vostro intelletto fatto di carne, ma solo tramite lo Spirito che da la vita, rendendo vivi il pane e il vino, e rendendo vivi i vostri cervelli, i vostri cuori.  In 2Cor 3,6 troviamo: “Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dá vita”. l'Apostolo che nella Lettera ai Romani spiega ed evidenzia sufficientemente che le parole dette ai Corinzi: La lettera uccide, lo Spirito dà vitaintese perché la lettera della legge che insegna a non peccare uccide, se manca lo Spirito che dà vita: essa in realtà fa conoscere il peccato invece di farlo evitare e quindi fa addizione di peccato invece che sottrazione, accedendo alla concupiscenza cattiva anche la trasgressione della legge.

Nel discorso precedente Gesù stabilisce un parallelo tra la manna, che è il pane dato da Mosè agli israeliti, e il Pane del Cielo, quello che darà Dio Padre mediante il Figlio medesimo, che è misticamente il Figlio stesso, il Pane di vita è Cristo. Questo accostamento implica che alla realtà della manna corrisponda allo stesso modo la realtà Eucaristica. Come la manna non fu un simbolo, ma cibo concreto, così pure l’
Eucaristia.
La differenza sta nell’efficacia di questo cibo, la manna alimentava il corpo, l’Eucaristia alimenta lo spirito dell’uomo.
Abbiamo visto che vedendo l’allontanamento di molti discepoli, e anche l’imbarazzo degli apostoli, Gesù non fa nulla per dissipare l’eventuale equivoco a favore di una interpretazione in senso puramente spirituale delle sue parole.
Vi è forse una mancanza di sensibilità da parte di Gesù verso quei discepoli che si allontanarono?
Non credo, perché in altre occasioni dove le espressioni da lui usate erano davvero simboliche, egli si è affrettato a spiegarle, vediamo ad esempio la necessità di dover rinascere nel dialogo con Nicodemo  (Gv 3,4-6); il discorso sull’acqua viva, nel dialogo con la samaritana (Gv 4,11-16);

la disputa con i giudei riguardo alla preesistenza del Verbo incarnato rispetto ad Abramo
(Gv 8,56-59); la confusione dei discepoli per la morte di Lazzaro (Gv  11,11-15).  In questi episodi vediamo che Gesù inizialmente usa un linguaggio misterioso, ma di fronte alle domande dei suoi interlocutori spiega e chiarisce ogni cosa. Non possiamo parlare quindi di mancanza di sensibilità da parte di Gesù, quando per i sacramenti del matrimonio e dell’Eucaristia pur vedendo lo scetticismo dei presenti non chiarisce ulteriormente. Non c’era nulla da chiarire, se volevano dovevano accettare quegli insegnamenti in maniera netta e precisa, anche se non capivano fino in fondo, questo richiedeva e richiede, un atto di fede, che a molti manca, gli mancava inoltre lo Spirito che vivifica, e quindi non capivano e non credevano.

Leggendo bene i discorsi che Gesù faceva ai discepoli ci accorgiamo di come usasse il linguaggio dell’epoca, in maniera precisa, usando simbologie proprie di quel tempo.
Pastore, pecorelle, agnello, vigna, grano, zizzania, ecc., erano simboli comprensibili a tutti, perché ben radicati in quel contesto linguistico culturale. “Nel linguaggio semitico mangiare la carne e bere  il  sangue di un uomo in senso figurato non significa affatto, come concludono sbrigativamente i simbolisti, nutrirsi del suo insegnamento, ma significa perseguitare a morte, cioè nutrire il proprio odio verso di lui distruggendogli la vita; se noi quindi escludiamo il senso letterale, dobbiamo ritenere che in questo brano Gesù abbia insegnato che per essere suoi amici e discepoli bisogna odiarlo e perseguitarlo a morte, il ché è evidentemente assurdo; oppure se ammettiamo che egli non può aver inteso questo, dobbiamo ritenere che abbia usato un linguaggio metaforico estraneo ai canoni della metafora tipici del suo contesto culturale, e quindi incomprensibile per i suoi ascoltatori; anzi fuorviante, e per giunta rifiutandosi di proporne la giusta interpretazione, il che è altrettanto assurdo; le parole di Gesù <<E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla…>> non sminuiscono il realismo del discorso che le precede, ma solo ne escludono il senso materiale, cioè cannibalistico.” Non è certo il cibarsi fisicamente della carne di Gesù che può produrre un effetto spirituale; al contrario è l’azione dello Spirito vivificante che rende la presenza eucaristica di Cristo cibo e bevanda di vita, mezzo spirituale di grazia. (cfr, Claudio Crescimanno, L’Eucaristia).

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