Infallibilità papale - Catechesi il papa vescovi cattolici concili - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Infallibile!  

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Scritto da Mons. Luigi NEGRI   


Verità dogmatica della fede cattolica: quando, da Pastore e Maestro di tutti i cristiani, definisce dottrine in materia di fede e morale, il Papa è infallibile. Dottrina antichissima e solennemente definita nel Concilio Vaticano I. Ma anche esigenza irrinunciabile per la verità della fede e della carità. E per la libertà della Chiesa.

L’infallibilità del Papa appartiene in modo singolarmente significativo alla struttura sacramentale ed organicamente ordinata con cui il Signore Gesù Cristo ha istituito la Sua Chiesa.

Secondo il dettato stesso della Costituzione Dogmatica “Pastor aeternus” del Concilio Vaticano I in cui è contenuta la solenne dichiarazione del magistero infallibile: “Ma ciò che il Signore Gesù Cristo, Principe dei pastori e Pastore supremo del gregge, ha istituito nella persona del beato Apostolo Pietro per la salvezza eterna e il perenne bene della Chiesa, deve necessariamente, per volontà dello stesso Cristo, durare per sempre nella Chiesa, che, fondata sulla pietra, resterà incrollabile fino alla fine dei secoli. Infatti nessuno dubita, anzi è noto a tutti i secoli, che il santo e beatissimo Pietro, principe e capo degli apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ha ricevuto le chiavi del regno da nostro Signore Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano: fino al presente e per sempre è lui che, nella persona dei suoi successori, ossia i vescovi della santa sede di Roma, da lui fondata e consacrata dal suo sangue, vive presiede e esercita il potere di giudicare”.

“Per cui chiunque succede a Pietro in questa cattedra, per istituzione dello stesso Cristo, riceve il primato di Pietro su tutta la chiesa. ‘Rimane, allora, ciò che ha disposto la verità, e il beato Pietro, conservando la granitica solidità che ha ricevuto, non ha lasciato la guida della Chiesa a lui affidata’ (S. Leone, Sermo III). Per questo motivo è sempre stato necessario che ogni chiesa, cioè i fedeli di ogni luogo, si volgesse alla Chiesa Romana, in forza della sua origine superiore,
affinché in questa sede, da cui si diffondono su tutti i diritti della veneranda comunione, come membra unite nel capo, si unissero nella compagine di un solo corpo”.

L’autentica esperienza della Chiesa vive dunque nella realtà del popolo cristiano autorevolmente guidato dal successore dell’apostolo Pietro e dal collegio dei successori degli apostoli, uniti da vincoli di profonda obbedienza e comunione con il successore dell’apostolo Pietro: in questa unità e per questa unità la parola di Dio viene rettamente predicata ed autenticamente interpretata, i sacramenti validamente celebrati, la tradizione tramandata di generazione in generazione in modo dinamico e vitale, la comunione ecclesiale ritrova il suo autentico fondamento sacramentale e la missione nasce e rinasce come inderogabile compito di tutto il popolo cristiano.
Indubbiamente quindi la presenza e il magistero del Papa, nella storia bimillenaria della Chiesa, sono state concepite e vissute come la garanzia in ultima istanza per la verità della fede e l’autenticità della carità. Secondo il dettato del Concilio di Firenze: “II vescovo di Roma è il vero vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa,il padre ed il dottore di tutti i cristiani; a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato dal Signore nostro Gesù Cristo il pieno potere di pascere, reggere e governare la chiesa universale”.


Difesa ultima, quindi, contro la varietà e la dialettica delle varie opinioni e delle varie opzioni culturali ed ideologiche che, ciclicamente, hanno teso a dividere l’unità della Chiesa ed a sostituire all’esperienza viva della “communio” opzioni intellettualistiche o opzioni politiche.
Non è sufficiente l’ordine sacro per offrire  questa  garanzia:   la  storia degli scismi e delle eresie che hanno duramente provato l’organismo ecclesiale, nella stragrande maggioranza dei casi, è storia di ecclesiastici ed anche di vescovi. L’unità della fede e della carità è affidata ad una persona, nel cui magistero si è rigorosamente certi che tutto il dogma della tradizione ecclesiale viene salvato in modo infallibile.

Dottrina antichissima, indiscussa nella vita e nella storia della chiesa, e solennemente esplicitata nel corso del Concilio Vaticano I in presenza di gravi e devastanti provocazioni che il mondo laicistico e secolarizzato poneva alla vita della Chiesa.
Secondo il dettato della Costituzione Dogmatica Pastor Aeternus: “Ma poiché in questa età, in cui questa salutare efficacia dell’ufficio apostolico è più che mai necessaria, non mancano persone che ne contestano l’autorità, crediamo assolutamente necessario affermare solennemente la prerogativa, che ‘unigenito Figlio di Dio si è degnato congiungere col supremo ufficio pastorale.

Per questo noi, aderendo fedelmente alla tradizione accolta fin dall’inizio della fede cristiana, per la gloria di Dio, nostro salvatore, per l’esaltazione della religione cattolica e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del santo concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato: che il vescovo di Roma, quando parla ex Cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina in materia di fede o di morale deve essere ammessa da tutta la Chiesa, gode, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua Chiesa, quando definisce la dottrina riguardante la fede o la morale. Di conseguenza queste definizioni del vescovo di Roma sono irreformabili per se stesse, e non in virtù del consenso della Chiesa”.


Nella seconda metà del secolo XIX il  processo di formazione di una società decisamente anticattolica nella quale lo Stato, concepito secondo una connotazione totalitaria pretendeva di essere l’unica fonte di potere, di ordine e di razionalità, raggiungeva il suo punto più alto. Parte fondamentale di questo tentativo era la lotta alla Chiesa, vuoi come eliminazione fisica della sua presenza, vuoi come tentativo di inserirla nell’ambito della vita statale. Si tese, in varie forme, a creare “chiese nazionali” separate da Roma e quindi più deboli, più facilmente condizionabili dal potere dominante. La Chiesa capì allora che una più esplicita e solenne dottrina sulla funzione e le prerogative del Pontefice romano era condizione di verità della esperienza ecclesiale e di libertà nei confronti dei vari tentativi che venivano compiuti per assoggettarla al potere mondano. In questo contesto la Pastor aeternus, che, in perfetta coerenza con la tradizione, compie il passo di questa solenne esplicitazione, illumina non soltanto i tempi in cui venne pubblicata ma anche i decenni che dovevano venire.
Senza la presenza e la responsabilità unica del Papa, la Chiesa più difficilmente avrebbe potuto combattere, come in effetti combatté, la sua grande battaglia per la propria libertà e per la libertà dei popoli.


Pastor aeternus
Chi dunque affermerà che il beato Pietro Apostolo non fu costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli, e Capo visibile di tutta la Chiesa militante; oppure ch’egli ricevette dal medesimo Signore nostro Gesù Cristo direttamente e immediatamente un Primato solamente di onore, ma non una vera e propria giurisdizione: sia scomunicato.
(Concilio Vaticano I, Costituzione apostolica Pastor aeternus, cap. I).


Nessuno dubita, anzi è noto a tutte le generazioni, che il santo e beatissimo Pietro, principe e capo degli Apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ha ricevuto dal Signore nostro Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano, le chiavi del Regno; e che Pietro vive e presiede, e giudica, fino ad ora e per sempre, nei suoi successori, i vescovi della santa Romana Sede, fondata da lui stesso e consacrata col suo sangue”.
(Concilio Vaticano I, Costituzione apostolica Pastor aeternus, cap. II).

Dossier: Il primato di Pietro
IL TIMONE  N. 12 - ANNO III - Marzo/Aprile 2001 - pag. 33-35

In questo capitolo vedremo: I problemi

2. La risposta
3. La Chiesa è infallibile

4. L'infallibilità nella Chiesa

a) il Concilio Ecumenicob) il Papa  Il cristiano e l'infallibilità
6. I dogmi ed il magistero ecclesiastico


I problemi
Il cristiano deve seguire l'insegnamento di Gesù, tenuto conto che
Gesù ha parlato in ebraico/aramaico e per i suoi contemporanei ebrei,
il Nuovo Testamento è giunto a noi scritto in greco: dunque c'è stata una traduzione,
ogni testo scritto va interpretato,sono posti assai presto nella Chiesa due problemi:
* il senso esatto dell'insegnamento di Gesù?
*attuare il suo insegnamento in caso di situazioni nuove?
: chi ha l'autorità di interpretare in modo sicuro il pensiero di Gesù? Facciamo due esempi:
) Dice Gesù:"Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, [...] non può essere mio discepolo"
(Lc 14, 26).
intendere questa frase? alla lettera?
) Che cosa insegna Gesù a proposito delle pillole anticoncezionali? Resta difficile trovare nel Nuovo Testamento una risposta a questo problema, dato che non esisteva ai tempi di Gesù e degli apostoli!

La risposta rispondere a questi delicati problemi procediamo per gradi.

La testimonianza dei primi cristianivogliamo conoscere oggi il pensiero di Gesù di Nazareth, non possiamo rivolgerci direttamente a Lui, poiché non possediamo documenti scritti da Lui; dobbiamo allora rivolgerci a coloro che furono vicini a Lui e che divennero i fondatori del Cristianesimo: apostoli di essi però hanno preferito raccontare a voce i fatti e i detti di Gesù, anziché scriverli.che hanno ascoltato gli apostoli ed hanno creduto alla loro parola sono diventati e, pur non avendo conosciuto Gesù, si sono messi a loro volta a predicare ad altri il suo vangelo, così come essi stessi lo avevano imparato dagli apostoli. è creata in questo modo una orale su Gesù, tradizione che si è sviluppata nell'arco di almeno venti anni.radice di questa tradizione c'era comunque l'insegnamento degli apostoli, in grado di intervenire, a voce o per scritto, per correggere eventuali deviazioni, rettificare errate interpretazioni,
completare insegnamenti lacunosi (così infatti è successo più volte a Pietro e a Paolo).
tradizione è comunemente chiamata «costitutiva», in quanto è l'unica sostanziale fonte delle nostre conoscenze su Gesù e finisce con la morte dell'ultimo apostolo. Dopo tale data infatti non può più essere accolta nessuna affermazione «nuova» su Gesù, in quanto non potrebbe più esserne controllata la veridicità.Inizia il tempo della «conservativa» (orale o scritta) che può soltanto tramandare l'insegnamento di e su Gesù.c'era il rischio che la tradizione orale si alterasse, sorse la necessità di metterla per scritto.perciò prodotti e cominciarono a circolare nelle comunità cristiane scritti,

di apostoli che erano stati con Gesù fin dall'inizio della sua attività,

di Paolo che si era convertito dopo la morte di Gesù e che confermava di averlo visto risorto,

di discepoliche avevano raccolto direttamente l'insegnamento orale di qualche apostolo.

necessità di mettere per scritto le tradizioni su Gesù nasceva anche dal fatto che la fine del mondo, che qualche cristiano attendeva come imminente, in realtà non veniva e intanto gli apostoli cominciavano a morire.é questi scritti sorsero in comunità cristiane che avevano udito gli apostoli, sarebbero stati rifiutati, se il loro discorso fosse stato diverso dall'insegnamento apostolico. Così è successo per almeno una lettera falsamente attribuita a Paolo (cfr. Tess 2,1), per tutti i vangeli dichiarati «apocrifi», per la Didaché, ecc.dunque le comunità cristiane a giudicare quali fossero i libri da accettare come vincolanti per la fede e lo fecero in base alla conformità di essi con la tradizione orale apostolica: il Nuovo Testamento. fede cristiana perciò non potè fondarsi sul Nuovo Testamento, ma sulla Tradizione (di cui il Nuovo Testamento era certamente una parte):
sia perché, almeno da vent'anni, il Cristianesimo c'era già, senza che ci fossero i libri che poi formeranno il Nuovo Testamento;
sia perché non era scritto nella Bibbia quali fossero i libri della Bibbia.

libri del N.T. contengono la genuina tradizione apostolica su Gesù. Ma questo si può accettare ciò se si dà fiducia alla Chiesa del I-II secolo, che abbia selezionato bene questi libri e li abbia garantiti e tramandati lungo i secoli.
(non accetta questo non riuscirà ad arrivare a conoscere con sicurezza i fatti e i detti di Gesù).
) La testimonianza degli apostoli su Gesù ora i documenti del Nuovo Testamento, si vede che il punto fondamentale che gli apostoli hanno tramandato su Gesù è che egli è risorto.ò, per gli apostoli, la risurrezione di Gesù non è solo importante come fatto realmente successo, ma anche come garanzia che Gesù stesso ha dato per essere creduto quando diceva
di essere Figlio di Dio;

di portare la parola di Dio (verità): cfr. 12,38-40; 16,4; Lc 11,29-32; Gv 2,18-22; At 2,36; 10,36-43; Rom 10,9-10 (riprende un'idea di 18,18-22: "
Dio susciterà un profeta come Mosè")

di fede negli apostoli è essenzialmente accogliere questa testimonianza.sceglie di dar fiducia agli apostoli che trasmettono il fatto eccezionale della risurrezione di Gesù non ha più difficoltà a fidarsi di loro per tutto quanto raccontano su Gesù.perciò accetta che gli apostoli abbiano
tramandato in modo sostanzialmente fedele i fatti e i detti di Gesù;

interpretato correttamente il senso delle sue parole (anche nell'adattarle alle esigenze delle varie comunità in cui le hanno predicate);
fatto su Gesù un discorso vero, quando dissero che parlava a nome di Dio (profeta) e quindi portava la verità di Dio.ò vale anche per , in quanto le comunità del I-II secolo hanno accettato i suoi scritti al pari di quelli degli altri apostoli (cfr2 Pt 3,15-16)
È abbastanza frequente oggi, soprattutto negli ambienti ebraici, sentir dire che Gesù era un rabbino che ha operato ed insegnato all'interno dell'ebraismo e che è stato Paolo ad alterare il suo messaggio, presentando un Cristianesimo diverso da quello di Gesù.
chi afferma questo è necessario fare i complimenti: per poter dire che Paolo ha alterato il messaggio di Gesù, egli deve conoscere il messaggio di Gesù! Ma da quali documenti? I vangeli non sono certo stati scritti da Gesù!
ù non ha scritto nulla che ci sia giunto e perciò il suo messaggio lo conosciamo soloda quelle comunità che hanno accettato come fondamentale per il Cristianesimo anche l'insegnamento di Paolo: evidentemente l'hanno visto come omogeneo all'insegnamento di Gesù. Il sospetto che queste comunità non abbiano capito le differenze fra i due messaggi ne farebbe sorgere legittimamente un altro, che cioè non abbiano neanche capito quello di Gesù.

)risposte del Nuovo Testamentodomanda: Chi ha autorità di interpretare in modo sicuro il pensiero di Gesù?
il Nuovo Testamento risponde:

Lo Spirito Santo
autorevole del pensiero di Gesù è Spirito Santo, dato da Gesù risorto ai discepoli, cioè alla Chiesa.
?«Io pregherò il Padre che vi darà un altro Paràclito (difensore), affinché (sia) con voi nei secoli, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede né lo conosce. Voi lo conoscete, perché rimane presso di voi e sarà in voi... il difensore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel nome mio, egli vi insegnerà tutto e vi farà ricordare tutte le cose che io dissi a voi» (14,16-26).
?«Quando sarà venuto Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà verso tutta la verità; infatti non parlerà da se stesso, ma dirà (parlerà) quanto ascolta e vi annuncerà le cose a venire»(16,13).

La coscienza del cristiano  
Spirito Santo opera anzitutto attraverso coscienzadel cristiano. Il cristiano infatti ha ricevuto lo Spirito di Gesù e perciò in generale sa come attuare concretamente il pensiero di Gesù nella sua vita.
?Pietro a loro: «Cambiate mentalità e sia battezzato ciascuno di voi nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati e riceverete il dono del Santo Spirito» (Atti 2,38-39).
?Avendo udito allora gli apostoli che erano in Gerusalemme che la Samaria aveva accolto la parola del Dio, mandarono a loro Pietro e Giovanni, i quali, arrivati, pregarono per loro perché ricevessero Spirito Santo; infatti non era ancora disceso su nessuno di essi, ma soltanto erano stati battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano le mani su di essi e ricevevano Spirito Santo(Atti 8,14-17).

?Voi però non siete ne(lla) carne ma ne(llo) spirito, se veramente (lo) Spirito di Dio abita in voi. Se poi qualcuno non ha (lo) Spirito di Cristo, questo non è di lui. Se invece Cristo (è) in voi, il corpo (è) morto a causa de(l) peccato, mentre lo Spirito (è) vita per giustificazione.poi lo Spirito di colui che risuscitò Gesù da morti abita in voi, colui che risuscitò Cristo da morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito inabitante in voi(Rom 8,9-11).
Gli apostoli - Pietro - la Chiesacoscienza però non è la norma ultima per interpretare sicurezzail pensiero di Gesù. Essa infatti può avere dei dubbi nel realizzarlo concretamente (cfr. 14, 23: "Chi è incerto,...").autorità invece Gesù l'ha data: )apostolierano la fonte autentica per interpretare l'insegnamento di Gesù. Egli infatti aveva detto loro:
?«Chi riceve voi riceve me e chi riceve me riceve Colui che mi ha mandato» (10,40).

?«Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me; chi poi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato» (Lc 10,16).
?(Gesù): «Io ho comunicato loro la tua parola e il mondo li ha odiati... Santificali per la verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato nel mondo me, anch'io ha mandato nel mondo loro: E per essi io santifico me stesso, affinché essi pure siano santificati per la verità»(Gv 17,14-19).gli apostoli affermano di agire con l'autorità dello Spirito Santo nel decidere per es. la non necessità della circoncisione (At 15,28).

a Pietro
le parole di Gesù, gli apostoli avevano bisogno di essere confermati nella fede. Questa funzione Gesù l`ha data a Pietro:

?(Gesù a Pietro): «Io a te dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'ade non prevarranno contro di lei. Darò a te le chiavi del regno dei cieli e ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19).la mentalità ebraica, «legare» e «sciogliere» vuol dire valutare se una determinata azione cade o no sotto la legge. Cfr. Gv 5,18: "Gesù scioglieva il sabato".gli ebrei riconoscevano questa prerogativa di «legare e sciogliere» ai loro rabbini.alcuni esegeti è anche il potere di assolvere o no i peccati, ma questo è meno documentabile.
?«Simone, Simone, ecco il satana cercò di vagliarvi come grano; io pregai per te affinché non venga meno la tua fede; e tu una volta convertito conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32)ritiene che i «fratelli» siano gli altri apostoli.dunque ebbero mangiato dice a Simon Pietro Gesù: «Simone di Giovanni mi ami più di questi?». Dice a lui: «Certamente, Signore, tu sai che ti voglio bene». Dice a lui: «Pasci i miei agnellini». Dice a lui nuovamente una seconda volta: «Simone di Giovanni mi ami?». Dice a lui: «Certamente, Signore, tu sai che ti voglio bene». Dice a lui: «Pasci le mie pecorelle». Dice a lui per la terza volta: «Mi vuoi bene?». E disse a lui: «Signore, tutto tu sai, tu conosci che ti voglio bene». Dice a lui Gesù: «Pasci le mie pecorelle» (Gv 21,15-17).

«Agnellini» e «pecorelle» si ritiene che significhino gli altri apostoli o/e tutti i fedeli.
, dopo la morte degli apostoli, a chi riferirsi per avere un'interpretazione autentica?)discepoli, cioè alla ChiesaNuovo Testamento riconosce l'autorità di interpretare infallibilmente il pensiero di Gesù alla Chiesa, cioè all'insieme dei discepoli di Gesù.

Documentazione
Parole dette da Gesù
?«Amen dico a voi: quanto legherete sulla terra sarà legato in cielo e quanto scioglierete sulla terra, sarà sciolto in cielo» (18,18).
È il potere dato ai discepoli di Gesù (la Chiesa) di interpretare la legge cristiana, parallelo a quello dato a Pietro in Mt 16,19.
?«Io pregherò il Padre che vi darà un altro Paràclito (difensore), affinché (sia) con voi nei secoli, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede né lo conosce. Voi lo conoscete, perché rimane presso di voi e sarà in voi... il difensore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel nome mio, egli vi insegnerà tutto e vi farà ricordare tutte le cose che io dissi a voi» (14,16-26).
?«Quando sarà venuto Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà verso tutta la verità; infatti non parlerà da se stesso, ma dirà (parlerà) quanto ascolta e vi annuncerà le cose a venire»(16, 13).
Parole dette dagli apostoli

* Paolo
?«...la casa di Dio, che è (la) Chiesa (= ) di Dio vivente, colonna e fondamento della verità» (Tim 3,15).
?«Sapete quali istruzioni abbiamo dato a voi da parte del Signore Gesù... Pertanto chi disprezza (questi precetti) non disprezza un uomo, ma il Dio che ha anche donato a voi il suo Spirito santo»(Tess 4,2-8).
* Giovanni
?«Quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui (= Gesù) rimane in voi e non avete necessità che qualcuno insegni a voi; ma come la sua unzione insegna a voi riguardo a tutte le cose, ed è vera e non è menzognera, e come insegnò a voi, così rimanete in lui» (Gv 2,27).
«... per la verità che rimane in noi (=
i cristiani) e sarà con noi in eterno» (Gv 2).

Continua....
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