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CRISTIANI E SERVIZIO MILITARE

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Una delle accuse che i contestatori muovono alla Chiesa cattolica è proprio quella riguardante il servizio militare dei cristiani  e le guerre che hanno visto la partecipazione dei cristiani, prime fra tutte le crociate.
Il comandamento dell’amore di Gesù, "ama il tuo prossimo come te stesso….e porgi l’altra guancia" e altri insegnamenti simili sembrano fare a pugni con le guerre e con il senso del servizio militare per un cristiano.
I testimoni di Geova rifiutano il servizio militare.
Bisognerebbe però domandarsi se oltre a porgere la propria guancia si possa prestare pure quella dei nostri figli. Io ho il dovere di difendere i miei figli, posso porgere la mia di guancia non quella dei miei figli.
Il pensiero di Gesù sui rapporti tra i suoi discepoli e le autorità civili ci è abbastanza noto da ciò che egli ha detto. Significativa a questo riguardo è la risposta di Gesù circa il tributo a Cesare. L'episodio è narrato da tutti e tre i sinottici.
"Gli mandarono alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?". Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: "Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda". Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Gesù disse    loro: "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". E rimasero ammirati di lui". (Marco 12,13-17; cf. Matteo 22,15-22; Luca 20,20-26).
La domanda: "E' lecito o no dare il tributo a Cesare?" mirava a mettere Gesù in una situazione pericolosa. Se avesse risposto di no, avrebbe attirato su di sé l'ostilità dei Romani, la potenza straniera d'occupazione. Se avesse detto di sì, si sarebbe reso odioso al popolo e in particolare agli zeloti, il partito armato contro Roma. Gesù disarma gli uni e gli altri, ed esprime con chiarezza il suo pensiero sui rapporti tra i suoi discepoli e le autorità civili.


Più noto è il rapporto diretto di Gesù con Pilato, il governatore romano della Giudea. Gesù riconosce come data da Dio (non dal diavolo) l'autorità di cui Pilato era rivestito, anche se rappresentante d'un governo straniero e pagano: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto" (Giovanni 19, 11).
Tuttavia anche in quella circostanza tragica Gesù non rimane neutrale: benché in catene e a rischio di peggiorare la propria posizione, rimprovera con coraggio l'abuso di potere che il governatore romano stava per compiere: gli rinfaccia la sua colpevolezza, anche se minore rispetto a quella dei Giudei: "Chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande" (Giovanni 19, 11).


Con questo gesto Gesù mostra chiaramente che i suoi fedeli discepoli devono uscire da una comoda neutralità e rinfacciare a quelli che detengono il potere le loro colpe, ossia la loro politica egoistica e crudele, anche a rischio della propria vita.
Ciascuno sia sottomesso alle autorità (Rom. 13, 1)
In un testo ben noto della Lettera ai Romani san Paolo ha esposto il suo pensiero sui rapporti tra cristiani e autorità costituite. Scrive l'apostolo:
"Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fai il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per il timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questa, compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto" (Romani 13,1-7; cf. Tito 3, 1).

Osservazioni:
l. - In modo esplicito san Paolo afferma che il potere civile, anche se pagano, ha origine da Dio, in piena armonia con l'insegnamento del Maestro (cf. Giovanni 19, 1 1). Non è dunque il diavolo il governatore dei popoli secondo l'ordine stabilito da Dio.
2. - Dio dà origine alle autorità civili con lo scopo di far trionfare il bene e reprimere il male. Al potere civile si deve perciò sottomissione non meramente esteriore, ma per motivi di coscienza. Dio vuole che l'etica cristiana penetri e trasformi la stessa vita sociale. Se fosse il diavolo a governare il mondo, Dio esigerebbe sottomissione al maligno, a cui invece bisogna resistere (cf. Giacomo 4,7).

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