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Confutazioni al Protestantesimo
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SOLA SCRIPTURA
Nella Bibbia troviamo alcuni passi che, se presi alla lettera, possono fuorviare i meno preparati, non si capisce, infatti, in che modo e con quale criterio i fratelli protestanti interpretino o leggano alcuni versetti facilmente fraintendibili, e tuttora fraintesi da alcune frange protestanti come ad esempio gli Avventisti del settimo giorno, pentecostali modalisti, Testimoni di Geova ecc.. Per farla breve tutti i protestanti -chi più chi meno- sbagliano interpretazione in diversi punti, più avanti dimostrerò perché. Spesso interpretando alla lettera alcuni versetti si cade in grossolani errori, ma per coerenza non si può capire la Bibbia alla lettera solo quando torna comodo, per poi in altre circostanze proporre ai fedeli interpretazioni personalissime spacciate per verità rivelata.
“Con la bontà e la fedeltà l’iniquità si espia e con il timore del Signore si evita il male.”
(Proverbi 16:6)
Ecco come la spiega un fratello protestante, dimenticando cosa vuol dire coerenza, e dimostrando che in fin dei conti la Bibbia si deve interpretare per forza. Il motto protestante, secondo il quale la Bibbia la può capire chiunque chieda l’aiuto dello Spirito Santo, non regge tanto.
Leggiamo quindi come ci spiega L.M Grant (commento preso da un calendario protestante del 24 Febbraio 2008, ed. il messaggero cristiano, Valenza Italia) la sopra citata frase contenuta nel libro dei Proverbi.
“Molto probabilmente Salomone, autore del Proverbio citato, non comprendeva bene la verità che scrisse in questo versetto. In quel tempo non si sapeva che c’era una vera espiazione per il peccato. Molti sacrifici era offerti, ma nessuno di essi poteva effettivamente togliere i peccati. Nella nostra bontà e nella nostra fedeltà non vi è espiazione di peccato, ma è la bontà di Dio che ci è stata fatta splendidamente conoscere per mezzo del sacrificio del suo diletto Figlio.
Il grande amore di Dio è testimoniato dal dono del Suo Figlio per togliere l’immenso peso del peccato dell’uomo. Quando il Signore Gesù fu crocifisso al Calvario, gridò nelle tenebre: “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?” Egli porto la pena ed il peso del peccato con infinito dolore.
Oggi quindi noi conosciamo il meraviglioso intermediario per mezzo del quale l’espiazione è stata fatta per noi, e adoriamo Colui che ha compiuto questo lavoro per noi.
Nell’Antico Testamento questo meraviglioso lavoro dell’espiazione del peccato non era ancora conosciuto. Ma Dio non ha lasciato i credenti di quei tempi nell’ignoranza; ha parlato loro con bontà e fedeltà assicurando che l’iniquità sarebbe stata tolta. Essi erano chiamati quindi a credere che Dio avrebbe compiuto l’espiazione del peccato, anche se non conoscevano il mezzo che avrebbe usato.” L. M. Grant
A leggere attentamente alcuni versetti però ci si accorge che non dicono chiaramente quanto affermato dal fratello protestante. Alcune considerazioni le deduciamo, ma se non si interpreta il pensiero dell’autore sacro, in questo caso di Salomone come si può comprendere il corretto senso di quei versetti? Se ci atteniamo alle nude lettere, comprendiamo solamente che ogni uomo buono e fedele espia i suoi peccati, e con il timore del Signore si evita il male.
Qui Salomone non si sta riferendo all’espiazione tramite sacrifici animali fatti al tempio, ma in maniera precisa cita bontà, fedeltà e, timore di Dio. Ecco che emerge la mancanza di coerenza dei protestanti; da una lato affermano che la Bibbia non si interpreta, dall’altro poi, alla prima difficoltà lo fanno con molta disinvoltura.
Non si è ancora capito bene perché nel mondo protestante a volte s’interpreta e a volte no. Chi ha l’autorità di decidere questo?
Il vescovo di Monreale mons. Turano (1814-1885) diceva che si può e si deve leggere la Bibbia, tutti lo devono fare, senza leggerla non c’è salvezza; o in altri termini: la lettura della Bibbia è la Regola della fede, e il mezzo dell’umana salute; tuttavia individua proprio in esso <<la base della Riforma>>, il punto centrale […] di discordia tra Cattolici e Protestanti, donde derivano siccome per conseguenza tutte le altre innumerevoli>>. Rifacendosi alle argomentazioni sviluppate dal Bossuet (1627-1704) nella Storia delle variazioni, dimostra, con vena tipicamente controversistica, l’infondatezza della dottrina dello <<spirito privato>>, con cui i protestanti giustificano l’uso del libero esame affermando l’assistenza personale dello Spirito Santo ad ogni singolo lettore della Bibbia. Turano stigmatizza la lettura individuale e privata delle Scritture, che porta al rifiuto del magistero docente della Chiesa e alla sua <<infallibile autorità>>, come anche ad una pluralità scomposta e discorde delle interpretazioni e alla privatizzazione del comune deposito della fede e, conseguentemente, al relativismo dogmatico. La volubilità dottrinale dei teologi protestanti è da lui considerata il sintomo più evidente della loro eterodossia. E’ il libero esame che ha fatto del movimento protestante un <<mostro a cento teste>>, favorendone la continua ed inesorabile frammentazione in sette e conventicole diverse e contrapposte, dai tempi delle discussioni tra i Padri della Riforma al più recente contrasto tra sociniani e risvegliati.
Orfani della successione apostolica e della tradizione patristica, alcuni protestanti ricorrono addirittura alla matematica per provare l’ispirazione divina della Bibbia, come si evince dall’opuscolo “Schiacciante evidenza matematica della divina ispirazione della Bibbia”, che circola su vari siti Internet protestanti. Sentono quindi il bisogno di ancorare la loro Bibbia a qualcosa di matematico, di scientifico, piuttosto aprire gli occhi e accettare tutte le innumerevoli testimonianze patristiche. Leggiamo cosa scriveva s.Agostino agli eretici che pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:
(Dottrina cristiana -Prologo- s.Agostino)
“Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, - supponiamo il greco, l'ebraico o altra - l'hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l'insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d'occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti , ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d'aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall'uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l'insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all'altro ciò che egli stesso ha ricevuto. Né tentiamo colui nel quale abbiamo creduto, come faremmo se, ingannati dalle astuzie e dalla malvagità del nemico, non volessimo andare in chiesa ad ascoltare e apprendere il Vangelo o non volessimo leggerne il testo o ascoltare chi ce lo legge e lo espone predicando, attendendo d'essere rapiti al terzo cielo, sia col corpo sia senza il corpo - come dice l'Apostolo - e lassù ascoltare parole ineffabili, di cui all'uomo non è consentito parlare, o magari vedere, sempre nel cielo, il Signore Gesù Cristo e ascoltare da lui stesso, piuttosto che dall'uomo, l'annuncio evangelico.
Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all'apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l'angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell'uomo ne sarebbe risultata sminuita.
Dicevo di versetti facilmente fraintendibili, e quindi che necessitano di una spiegazione autorevole. Ve ne proponiamo alcuni in chiave ironica rivolgendoli ai fratelli protestanti:esempio, brucio un vitello sull'altare dei sacrifici, so che questo produce un odore soave all'Eterno (Levitico 1:9). Il problema sono i miei vicini di casa. Essi sostengono che l'odore non è piacevole per loro. Come posso fare?
Vorrei vendere mia figlia come schiava, come suggerito in Esodo 21:7. Ma al giorno d'oggi sapreste dirmi quale potrebbe essere il suo giusto prezzo?
So bene che non mi è permesso di venire in contatto con una donna che è nel suo periodo di impurità mestruale (Levitico 15: 19-24). Il problema è come fare a saperlo...Ho provato a chiederlo, ma alcune donne si sono offese. Se stringo la mano ad una donna in tale periodo divengo impuro?
Levitico 25:44 afferma che dobbiamo comprare gli schiavi dalle nazioni che ci circondano. Un mio amico sostiene che si può applicare agli Albanesi ma non agli Svizzeri. Perché non posso avere uno schiavo svizzero? Potete darmi una risposta?
Un mio vicino insiste nel lavorare il giorno di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che lo si deve uccidere. Devo sentirmi moralmente obbligato a farlo io stesso?
Un mio amico sostiene che pensare di mangiare gamberetti sia abominevole (Levitico 11:10) ma che lo sia di meno dell'omosessualità. Non sono d'accordo. Potete darmi un parere?
(riflessioni tratte dal sito MSN Difendere la vera fede)
Eppure Gesù ebbe a dire “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.” (Mt 5,18)
Solo interpretando questa frase si può capirne il vero significato. Gesù prima di morire sulla croce disse”Tutto è compiuto, Padre, nelle tue mani rimetto il mio Spirito”. Il sacrificio di Cristo è stato compiuto, ma il cielo e la terra ancora non sono scomparsi, quindi tale frase richiede un interpretazione molto accurata, altrimenti ci porta fuori strada. I protestanti che usano prendere alla lettera gli insegnamenti di Gesù, come spiegano tale frase?
Se finché il mondo esisterà neppure una virgola sarà abolita dalla Legge, dovremmo tutti rinunciare a mangiare i gamberetti, e metterci a osservare rigidamente le prescrizioni di Mosè.
Ecco cosa succederebbe interpretando alla lettera la Bibbia, provate a fare queste domande ai fratelli protestanti, alcuni -come gli avventisti- vi risponderanno che non li mangiano i gamberetti, però altri precetti del Vecchio Testamento non li seguono più, il perché non ve lo sanno dire, e per mascherare la loro ignoranza vi attaccano con altre e solite domande.
Tutte le prescrizioni che troviamo nel Deuteronomio e nel Levitico quando sono state abolite?
Dove ne troviamo traccia nella Bibbia?
Qualcuno citerà la visione di Pietro che vide gli animali immondi su di una tovaglia scendere dal cielo, udendo la Voce di Dio che diceva “Ciò che io benedico mangialo tranquillamente…”
“Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato al cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e và con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate.” (At 10,1-20)
Ma a ben vedere la visione di Pietro si deve interpretare per capirla bene, infatti essa non dice espressamente che tutte le prescrizioni deuteronomiche e levitiche erano da abolire.
La Bibbia è piena di interpretazioni, gli stessi profeti interpretavano continuamente i segni di Dio, come possono asserire i protestanti che la Bibbia non si interpreta non riesco a capirlo.
Molte parole di Gesù dovevano essere interpretate da parte dei discepoli, come quando predisse a Pietro che tipo di morte gli sarebbe toccata.
Gv 21,18-19 “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».
In questi versetti ci sono ben due scene future da interpretare, quella che riguarda la morte di Pietro e quella di Giovanni. Lo stesso Nuovo Testamento si chiude con l’Apocalisse che si deve interpretare da cima a fondo per essere compresa.
Se i fratelli protestanti pretendono l’esclusiva dello Spirito Santo, giustificando le loro interpretazioni come frutto della guida dello Spirito di Dio, rimane incomprensibile come mai
lo stesso Spirito suggerisca ai pentecostali modalisti -che non esiste la SS. Trinità, ma solo il Padre che si manifesta nelle sembianze del Figlio o dello Spirito a seconda delle necessità-, ai pentecostali A.D.I., invece che la Trinità esiste, agli Avventisti continui a insegnare di non mangiare pesci senza squame, ai Luterani che i bambini neonati si devono battezzare ecc..
“Citando il Textus Receptus e del lavoro di Westcott e Hort non possiamo fare a meno di evidenziare un errore evidente. Leggiamo questo versetto tratto dal TR e dal W&H
Textus Receptus
1Tim 3,16
senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne
Westcott - Hort 1Tim3,16
senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Egli è stato manifestato in carne
Quale delle due lezioni è quella corretta? Anticiperò qui che i cosiddetti "nomina sacra" cioè i nomi sacri erano spesso abbreviati. Ad esempio Theos che in greco si scrive QEOS poteva venire abbreviato in QS con una lineetta sopra le due lettere che indicava appunto che si trattava di un'abbreviazione.
Nel 1715 il più importante studioso biblico del XVIII secolo, Johann James Wettstein, si recò in Inghilterra per un tour letterario e non perse l'occasione di esaminare dal vivo il famoso Codex Alexandrinus ( un codice del V secolo usato anche da Erasmo. Ne parleremo più diffusamente in seguito.) che era conservato alla British Library mentre adesso è al British Museum.
Esaminando il versetto in questione Wettstein si accorse che la riga sovrastante le due lettere era stata tracciata con un inchiostro diverso da quello delle parole circostanti e sembrava essere stata fatta da uno scriba in un momento successivo. Ma perché quello scriba avrebbe inserito quella lineetta orizzontale sulle due lettere?
La risposta venne immediatamente quando Wettstein si accorse che la lineetta orizzontale dentro la Q in realtà non era parte della lettera ma era filtrata dall'altro lato della vecchia cartapecora.
In pratica quella parola invece di essere l'abbreviazione di "Dio" con le lettere Theta e Sigma QS era invece una parola composta da Omicron e Sigma OS e significava " chi - il quale".
Ecco spiegato perché lo scriba aveva tracciato la lineetta sopra le due lettere. Tratto in inganno da quella lettera che lui aveva letto Q aveva pensato che si trattasse di un'abbreviazione nella quale era stato dimenticato il trattino orizzontale sopra le due lettere e aveva pensato di "rimediare all' errore" in realtà creandone uno nuovo che poi era stato ripreso in buona fede da Erasmo nel Textus Receptus. All'apparenza nulla di male, ma immaginate un evangelico che cerca di parlare con un antitrinitario e gli porta questo versetto come "prova" della divinità di Gesù Cristo.
E immaginiamo che questo antitrinitario ( che è anch'esso evangelico e si definisce cristiano) sia a conoscenza di questo errore clamoroso e glielo sbatta in faccia, come potrebbe difendersi l'evangelico dall'accusa di aver "modificato" la Bibbia per sostenere la sua tesi?
Il fatto che i sostenitori delle Bibbie basate sul Textus Receptus continuino ad accettare questa traduzione errata dimostra che la Bibbia che hanno in mano è già interpretata di per sé” (cfr, Forum La Bibbia si interpreta o no? Cristianiecumenici.msn)
Ci sono stati padri che hanno spiegato il significato di questi versetti, fra questi c’è S.Agostino, ma la quasi totalità dei fratelli protestanti lo ignora, quindi o ci dovrebbero fornire un risposta più o meno di fantasia oppure dovrebbero spiegare il perché alcuni versetti si interpretano, e come, e altri no. Intuendo alla lettera nel Salmo ad esempio 96,11-13 verrebbe da pensare ad una natura realmente animata, “Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra.” sarebbe errato concludere da questo e simili testi che la Scrittura concepisce la natura come animata: è solo un linguaggio poetico che, attraverso un’ardita ma bellissima metafora, vuole esprimere una realtà più elevata: l’onnipotenza divina, al cui comando gli astri sono perfettamente soggetti. Ecco quindi che Giosuè dicendo: “Fermati o sole, fermati o luna…” non ha voluto dettare formule fisiche, matematiche e astronomiche, ma con un linguaggio poetico ha voluto sottolineare l’onnipotenza di Dio che domina tutto l’universo e qualsiasi prodigio gli è possibile, infatti lo scorrere del tempo si fermò per un po’ ad opera di Dio.
Anche ai nostri giorni gli stessi scienziati nelle conversazioni correnti usano un unico linguaggio e dicono: “il sole sorge, il sole tramonta” pur sapendo benissimo che la realtà è diversa. Tuttavia ai sensi sembra che sia il sole, e non la terra, a muoversi, e ciò basta a giustificare il linguaggio corrente, come anche il linguaggio biblico (Eccl 1,5 s.).
Così il lettore può facilmente notare il contrasto fra la poligamia di Lamec (Gen 4,19) e l’unità del matrimonio come fu inizialmente istituito da Dio stesso (Gen 2,23). “Se la Scrittura narra certi fatti, non è perché li imitiamo ma perché ce ne guardiamo” (S. Agostino).
Così l’elogio delle due levatrici in Es 1,19 s. non implica l’approvazione della loro bugia, né l’elogio di Giuditta comporta l’approvazione del suo inganno (Giudit. 10,11 ss.).
Tenendo presenti i suddetti principi si può apprezzare rettamente ciò che la Scrittura dice intorno alla guerra. Vi sono però casi in cui Dio stesso ordina di distruggere città, di sterminare popoli (Num 21,2 s.; Dt 7,1-6; anzi la riprovazione di Saul ebbe inizio dalla trasgressione di un ordine simile: I Sam 15). Eppure se non dovessimo interpretare questi versetti dovremmo apprezzare le bugie piuttosto che l’insegnamento nascosto sotto le righe.
Eccone altri di versetti difficili da capire:
Gen 7,11 “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.”
Confrontato con Gen 8,13 “L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.”
Tutti sappiamo che il diluvio durò quaranta giorni e quaranta notti, come si può leggere anche nei versetti che vanno dai capitoli 7 e 8 di Genesi, perché allora dai versetti riportati qui sopra si parla di un intero anno? Quando cominciò il diluvio Noè aveva seicento anni, e quando finì ne ebbe seicentouno!
Leggiamo ancora:
Gv 16,7-11 “Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.”
Non si capisce come mai uno Onnipotente debba andarsene per permettere al “Paraclito” di scendere.
Gv 6,16,22 “Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.
Chissà come sono andate le cose. Gesù e i discepoli usano più barche? E come si fa a dedurre dalla presenza di una barca sola che Gesù è andato per conto suo?
Gv 4,43-45 “Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea. Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.”
Come sappiamo Gesù ha più volte detto che i profeti non ricevono onore nella loro patria, come mai quando giunse in Galilea (patria sua) lo accolsero con gioia? Avevano visto quello che aveva fatto alla festa? Bè anche altre volte avevano assistito a diversi miracoli, e non lo avevano mai accolto.
Gv 1,19-24 “E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».”
Qui vediamo che a precisa domanda il Battista nega di essere Elia. In un altro passo che vado a riportare invece si afferma una cosa diversa.
Mt 17,10-13 “Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.”
Qui è Gesù che parla, perché allora Giovanni agli inviati dei farisei ha detto il contrario?
Lc 9,27 “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».”
Gesù rivolge queste parole ai discepoli e le fa precedere dalla formula solenne “in verità vi dico” quindi passa alla trasfigurazione sul monte alla presenza di Pietro, Giovanni e Giacomo, “circa otto giorni dopo”. E’ questa la visione del “Regno di Dio” che Gesù intende? Quegli “alcuni qui presenti” sono i tre apostoli suddetti? Ma allora perché non dire <<fra qualche tempo>> o <<al più presto>>, anziché “non moriranno prima di” visto che la cosa deve accadere a breve scadenza? Oppure Gesù si riferisce a Giovanni, che avrà la visione dell’Apocalisse quasi centenario? Giovanni, infatti è l’unico degli apostoli a morire di vecchiaia; gli altri finiscono tutti ammazzati. Tuttavia Gesù non dice <<qui tra voi c’è uno che>>, ma parla di “alcuni”.
Cfr (Il Vangelo secondo me, Rino Cammilleri)
Lc 2,44-50 “Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole.”
Come può accadere una incomprensione del genere, visto che proprio Giuseppe e Maria sono destinatari di annunci, visioni, avvertimenti, visite di pastori e magi, profezie pronunciate Elisabetta, da Simeone e Anna al tempio ecc., poi però non comprendono le parole di Gesù? Perché?
E ancora, come mai quei dottori della Legge che “l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.” per giunta all’arrivo di Maria e Giuseppe vedono di chi era figlio, poi non lo riconoscono durante il suo ministero? Come mai non si ricordano più di lui, visto che proprio i dottori e sacerdoti erano sempre al tempio? Possibile che nessuno, ma proprio nessuno si ricordasse di Lui? Né vecchi né giovani?
Leggiamo ancora:
Lc 3,23 “Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli, 24figlio di Mattàt, figlio di Levi”
E così via, fino ad Adamo, settantasette persone Dio compreso, lasciamo perdere il significato simbolico dei numeri e la predilezione rabbinica per le genealogie; ma perché l’evangelista sente la necessità di produrre questa sfilza di nomi, visto che egli stesso dichiara la non paternità fisica di Giuseppe nei confronti di Gesù? Passi per Matteo che rivolge il suo scritto agli ebrei e sa quanto per loro la cosa sia importante. Eppure, anche lui deve ammettere che la genealogia prodotta riguarda “Giuseppe lo sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù” (Mt 22,16)
Sorvoliamo pure sul fatto che per Matteo il padre di Giuseppe si chiama Giacobbe laddove per Luca si chiama Elì, e pure su certi personaggi che non sono proprio specchiati che in tali genealogie compaiono come antenati del Messia. A cosa serve poi, in Matteo, la specificazione sul “numero complessivo delle generazioni” (1,17) che sono tre volte quattordici, cioè quarantadue?
Perché gli agiografi cristiani scrivono la famosa frase di Gesù sulla croce? perché farlo confessare da Gesù stesso gridando nella desolazione interna che l'opprimeva: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Non si veniva con ciò ad invitare i lettori di tutti i secoli a scuotere la testa cogli scribi d'Israele in segno di incredulità? Eppure hanno osato dirlo senza attenuazione, senza spiegazione di sorta, e in questo, come in altri casi, hanno detto ciò che sapevano, dimostrando in pari tempo quanto dovessero essere luminose le ragioni della loro fede in Gesù. Pur conoscendo questa parola, non venne mai a vacillare per un solo istante la convinzione che avevano così solidamente radicata nel cuore. Essa era misteriosa ma tuttavia non era sufficiente per indurli a rinunciare all'evidenza dei miracoli e della risurrezione.
Nella Bibbia ci sono tanti altri passi difficili da capire, e che in ogni caso non si possono interpretare alla lettera, su questo fatto molti fratelli protestanti riflettono poco. Non si accorgono che glieli spiega il loro pastore, e quindi gli fornisce la sua personale interpretazione. Possibile?
Possibilissimo, ogni protestante, è convinto di capire la Bibbia autonomamente, sotto l’influsso dello Spirito Santo, mettendo in secondo piano l’influsso del pastore. Se realmente ascoltassero lo Spirito Santo e non il pastore, molti versetti li capirebbero in maniera diversa.
La Chiesa Cattolica pone la Scrittura, che essa stessa ha riconosciuto ispirata da Dio, al primo posto per ogni decisione in materia di fede e di costumi, e per poterla rettamente interpretare si serve di tutto “il DEPOSITO” ereditato attraverso i secoli trascorsi, che comprende la pratica di vita, le norme attuate, le definizioni conciliari, nonché delle interpretazioni che hanno dato i cristiani dei tempi apostolici e successivi , di cui si hanno documentazione, i quali hanno ereditato dagli apostoli la pratica di vita, il modo corretto di considerare le loro espressioni, e i concetti da loro espressi nel NT, e applicandola, sotto la guida infallibile dello Spirito, alle situazioni emergenti non descritte dalla Bibbia, ricordando le parole di Gesù: Gv 16,12 “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. La Chiesa rivendica perciò, sulla base della stessa Bibbia, il diritto-dovere di spiegarla, di enuclearla secondo quanto gli addita lo Spirito Santo.
A ben vedere nei versetti del vangelo di Luca che parlano delle tentazioni di Gesù nel deserto, leggiamo dapprima che Gesù risponde a colpi di citazioni.
“Ora, uno potrebbe pensare che le tentazioni si combattono a colpi di citazioni scritturali. Invece, no. Già, perché Satana a quel punto cambia sistema e si mette anche lui a citare la Scrittura. Porta Gesù sul pinnacolo del Tempio e fa: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.
Continua...
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