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Che differenza c'è tra magia bianca e magia nera?
Ripercorriamo le origini della magia e il suo legame con la religione

La parola latina magia, che deriva dal greco mageia, probabilmente dall'antico persiano magush, che contiene la radice magh, "avere potere", fa riferimento all'antica casta sacerdotale persiana. È l'arte con cui, mediante credenze e pratiche basate sull'idea che esistano poteri occulti nella natura, si possono evocare per ottenere un beneficio o provocare una disgrazia, ottenendo così un'efficacia materiale.
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Si tratta di un insieme di pratiche e credenze a cui gli individui di una società ricorrono per ottenere un beneficio o conseguire un fine, collegandole a loro volta con un certo ordine nella natura, sia come gruppo, quando un ostacolo naturale ne ostacola gravemente l'organizzazione, che a livello individuale, quando si richiede, ad esempio, di liberarsi di un nemico che minaccia la vita.

Il termine deriva dai “magi”, tribù meda che secondo Erodoto spiccava per la sua conoscenza dell'astrologia, della divinazione e di altre arti occulte del genere. In teoria esisterebbero varie classi di magia: la magia bianca, o naturale, quella che attraverso cause naturali opera effetti straordinari che sembrano soprannaturali, e la magia nera, arte superstiziosa attraverso la quale si crede che con l'aiuto del maligno si possano fare cose ammirevoli e straordinarie.

Le oscure origini del fatto religioso
I ricercatori della religione del XIX secolo, influenzati dall'evoluzionismo, si sono interessati al tema dell'origine della religione, dei suoi inizi cronologici, presupponendo che la religione più antica dovesse essere quella meno evoluta, la più semplice e rudimentale, la più distante dalle attuali forme complesse delle religioni “superiori”, per poter dimostrare che la religione era una pura e semplice illusione.

Per raggiungere questo scopo hanno utilizzato il “metodo etnologico”, ovvero pensavano che osservando attraverso mezzi etnografici la religione dei popoli primitivi attuali, i sopravvissuti di quelli che rappresentarono l'inizio dell'umanità, si potesse conoscere l'origine della religione.

È così che le religioni praticate in Australia, in Polinesia e nelle innumerevoli isole dei mari del Sud sono state considerate esempi illustrativi di quella che doveva essere la religione dei primi uomini. Su questo presupposto, sono state elaborate diverse teorie sull'origine, al contempo storica e antropologica, della religione.


J. Frazer (1854-1941) presenta la magia come antecedente della religione propriamente detta, che sarebbe una derivazione di pratiche originariamente magiche. A suo avviso, la religione era un predecessore della scienza; l'atto magico comporta un'inferenza scientifica carente per l'ascrizione del clan a un determinato animale, il totem, che si presuppone incarni e protegga la vita collettiva di un gruppo.

All'inizio del secolo è prevalsa un'interpretazione religiosa del totemismo, considerato la forma più semplice di religione. In seguito E.B. Taylor (1832-1917), antropologo inglese anch'egli appartenente alla scuola evoluzionista, ha elaborato una teoria che collega le credenze religiose di alcuni popoli ai sogni e alla morte. Taylor riteneva che l'embrione primitivo dal quale si sviluppa la religione fosse la credenza in entità spirituali, che costituirebbero il duplicato animico e il principio animatore degli esseri viventi.

Taylor chiamò questa credenza primitiva animismo, e a suo avviso nasceva da certe esperienze di dissociazione tra corpo e pensiero, come il sogno e la trance estatica. H. Spencer (1820-1903), completando l'ipotesi animista, suggerisce che, visto che nella morte si suppone che il doppio animico abbandoni il corpo, è nel culto dei morti, degli antenati, che bisogna trovare le origini della religione. Gli dei sarebbero figure risultanti dalla trasformazione della rappresentazione degli antenati. Attualmente si dubita che il metodo etnografico sia adeguato per trovare le origini della religione. La questione si perde in un passato impenetrabile. Le piste più salde per alcune ipotesi sulla religione dei nostri antenati più remoti sono fornite dagli studi archeologici che indagano su alcune civiltà arcaiche delle quali ci sono giunti dei resti.

Presenza della magia nella storia delle religioni
La presenza della magia nella storia delle religioni è un fatto constatabile. Alcune volte sembra parallela alla religione, altre volte occulta o tollerata, altre ancora proibita. A Babilonia sembra che abbia acquisito la sua magia dallo sciamanismo siberiano e mongolo. Faceva parte del culto ufficiale, usava il circolo magico di protezione e invocava l'intervento degli spiriti. Gli stessi dei, come Ea e Marduk, erano maghi. Anche in Egitto la magia faceva parte del culto. Non c'erano spiriti ausiliari: la loro magia si basava sui nomi (parole di potere, che dominavano le cose con il loro nome essenziale) e sui gesti.

Per i greci, il termine "magia" designava semplicemente la religione dei magi dell'Iran, ma l'astrologia e l'alchimia hanno esteso i contenuti dei termini fino a comprendere oggi, in totale confusione, stregoneria, fattucchieria, negromanzia, augurio, occultismo, i fenomeni dello sciamanesimo e anche molti riti religiosi di alcune tribù. Nelle religioni monoteiste, come l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam, la magia è un peccato di idolatria che restringe il potere e la saggezza di Dio.

Tipi di magia
La magia può essere sia pubblica che privata. Quella pubblica riguarda le questioni comunitarie, come la presenza magica dei sovrani, gli àuguri greci, etruschi e romani, incantesimi prebellici, ecc. Al contrario, i filtri amorosi o letali, la guarigione, la divinazione, ecc. sarebbero magia privata, che in genere si oppone alla religione ufficiale. L'azione magica può essere benevola, la cosiddetta magia bianca, malgrado l'invocazione di poteri infernali, o malevola, la magia nera.

Oggi assistiamo a una proliferazione delle forme di magia. Esistono maghi di ogni colore e tendenza che pretendono di continuare le diverse tradizioni e i vari esercizi magici. A differenza della stregoneria, la cui facoltà si presuppone innata in coloro che la possiedono, la magia può essere realizzata da chiunque abbia imparato questa capacità tecnica. Differisce dalla stregoneria anche per il fatto che mentre questa è sempre nociva per via del potere malefico ed è destinata a causare danni, la magia può essere applicata sia al bene che al male.

Un altro aspetto importante da sottolineare è il carattere areligioso e asociale della magia di fronte a quello antireligioso e antisociale della stregoneria; mentre il mago pretende di captare le forze visibili e invisibili per profitto proprio e per quello della sua clientela, l'azione dello stregone tende alla disintegrazione del gruppo.

Allo stesso modo, bisogna distinguere la magia bianca considerata benefica, che la persona esercita per approfittare delle forze psichiche che possiede a beneficio proprio e degli altri, e la magia nera, che comprende l'insieme di rituali, formule e incantesimi che si compiono per sottomettere le forze occulte e malefiche e provocare danni agli altri, per vendetta o per il semplice piacere di fare del male.

La magia è stata praticata da tutte le società e culture, dalla preistoria fino ad oggi, da popoli di cultura tradizionale e da civiltà di grande progresso tecnologico, anche se a volte è stata perseguitata per ragioni religiose o per via di un razionalismo presuntamente scientifico. Riferendosi alle pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio e ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute –, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui” (nº 2117).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
dal sito aleteia.org

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