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IMMACOLATA CONCEZIONE

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Sulla santificazione della Beata Vergine nel seno materno nulla viene detto dalla Scrittura canonica, che non parla neppure della sua nascita. Ma come S. Agostino [De assumpt.] argomenta con ragione che essa deve essere stata assunta in cielo con il corpo, sebbene su ciò la Scrittura taccia, così pure con ragione possiamo pensare che sia stata santificata nel seno materno.

Infatti è ragionevole credere che abbia ricevuto maggiori privilegi di grazia, al di sopra di tutti gli altri, colei che generò «l‘Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» [Gv 1, 14], così da essere salutata dall‘Angelo con le parole:

«Ave, piena di grazia»
[Lc 1, 28]. Ora, risulta che ad alcuni altri fu concesso il privilegio della santificazione nel seno materno:

a Geremia, p. es., al quale fu detto [1, 5]: «Prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato»;

a S. Giovanni Battista, di cui sta scritto [Lc 1, 15]: «Sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre». Per cui è ragionevole credere che la Beata Vergine sia stata santificata nel seno materno prima della nascita. Analisi delle obiezioni:

1. Anche nella Beata Vergine fu prima ciò che è animale e poi ciò che è spirituale, poiché fu prima concepita nella carne e poi santificata nello spirito.

2. S. Agostino parla secondo la legge comune, per cui soltanto dopo la nascita si ricevono i sacramenti della rigenerazione. Ma Dio non ha legato la sua potenza a questa legge dei sacramenti, così da non poter conferire la sua grazia ad alcuni per privilegio speciale prima della loro nascita.

3. La Beata Vergine fu mondata dal peccato originale nel seno materno per quanto riguarda la macchia personale; non fu però liberata dalla pena che colpiva l‘umanità intera, secondo la quale cioè non poteva entrare in Paradiso se non in virtù del sacrificio di Cristo: come si dice anche dei santi Patriarchi che vissero prima di Cristo [Agost., Epist. 187, 11]. 4. Il peccato originale si contrae per generazione in quanto questa comunica la natura umana, alla quale tale peccato propriamente appartiene. Ora, la trasmissione della natura umana avviene nel momento in cui la prole concepita riceve l‘anima. Quindi dopo l‘animazione nulla impedisce che la prole concepita venga santificata: essa infatti da quel momento non rimane nel seno materno per ricevere la natura umana, ma per raggiungere una certa perfezione.

Come si è detto [a. prec.], alla Vergine Madre di Dio fu concessa più grazia che a qualsiasi altro santo. Ma risulta che a qualche santo fu concessa la santificazione prima dell‘animazione.

Si legge infatti di Geremia [1, 5]: «Prima di formarti nel grembo materno, io ti conoscevo»; ora, l‘anima non viene infusa prima della formazione del corpo.

E altrettanto di S. Giovanni Battista pensa S. Ambrogio [In Lc 1, su 1, 15]:

«Non aveva ancora lo spirito della vita, e già aveva lo Spirito della grazia». Molto più dunque poteva essere santificata prima dell‘animazione la Beata Vergine.

2. Era conveniente, come dice S. Anselmo [De concept. virg. 18], «che la Vergine risplendesse di una così grande purezza da non potersene pensare una più grande al di sotto di Dio», secondo l‘espressione del Cantico [4, 7]: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia». Ma la purezza della Beata Vergine sarebbe stata più grande se ella non fosse stata mai contagiata dal peccato originale.

Quindi le fu concesso di essere santificata prima che la sua carne ricevesse l‘anima. Le realtà dell‘antico Testamento sono figure del Nuovo, secondo le parole di S. Paolo [1 Cor 10, 11]: «Tutte queste cose accaddero loro come in figura».

Ora, la santificazione del tabernacolo, a cui si applicano le parole [Sal 45, 5 Vg]: «L‘Altissimo ha santificato il suo tabernacolo», Pare che rappresenti la santificazione della Madre di Dio, che la Scrittura chiama tabernacolo di Dio là dove dice [Sal 18, 6 Vg]: «Nel sole ha posto il suo tabernacolo».

Ma del tabernacolo si legge nel testo sacro [Es 40, 33 s.]: «Mosè terminò l‘opera. Allora la nube coprì il tabernacolo e la Gloria del Signore lo riempì». Quindi la Beata Vergine non fu santificata se non dopo che tutto il suo essere, corpo e anima, fu portato a compimento. Dimostrazione: La santità della Beata Vergine non può essere concepita come anteriore alla sua animazione per due motivi. Primo, perché la santificazione di cui parliamo è la purificazione dal peccato originale, essendo la santità una «mondezza totale», come scrive Dionigi [De div. nom. 12].

Ma la colpa può essere mondata soltanto con la grazia, e il soggetto della grazia è solo la creatura razionale. Perciò prima dell‘infusione dell‘anima razionale la Beata Vergine non fu santificata. Secondo, perché non potendo la colpa trovarsi che in una creatura razionale, prima dell‘infusione dell‘anima razionale la prole concepita non è soggetta alla colpa. Quindi, comunque fosse stata santificata la Beata Vergine prima dell‘animazione, non avrebbe mai contratta la macchia della colpa originale, e allora non avrebbe avuto bisogno della redenzione e della salvezza che viene da Cristo, di cui il Vangelo [Mt 1, 21] dice: «Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Ma non è ammissibile che Cristo, secondo le parole di S. Paolo [1 Tm 4, 10], non sia «il Salvatore di tutti». Quindi non rimane che porre la santificazione della Beata Vergine dopo la sua animazione. Analisi delle obiezioni:

1. Dio afferma di «aver conosciuto» Geremia prima che venisse formato nel seno materno perché lo conobbe con la sua predestinazione; ma dice [ib.] di «averlo consacrato» non prima della sua formazione, bensì «prima che uscisse alla luce». Nell‘espressione poi di S. Ambrogio secondo la quale S. Giovanni Battista, pur non avendo ancora lo spirito della vita, avrebbe tuttavia già avuto lo Spirito della grazia, lo «spirito della vita» non è l‘anima vivificante, ma l‘aria esterna che si respira. - Oppure si può intendere che non aveva ancora lo spirito della vita, cioè l‘anima, quanto alle sue operazioni manifeste e complete.

2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio».

Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»). (cfr, Summa Teologica S. Tommaso d’Aquino).

Ecco cosa ci dice padre Livio Fanzaga
Era giovedì 25 marzo 1858, festa dell'Annunciazione del Signore, quando "Aquerò" (Quella cosa), come Bernadette chiamava l'apparizione, si decise finalmente di rivelare il suo nome. Da ormai venti giorni la fanciulla non si recava alla grotta, mentre i pellegrini e i curiosi andavano diminuendo, sotto la pressione ostile e minacciosa delle autorità pubbliche. Come spesso è solito fare, il Cielo purificava i cuori, facendoli camminare nell'oscurità della fede e nell'aridità dei sentimenti, prima di concedere grazie particolari. Il so-prannaturale sorprende. Quando sembrava ormai che stesse spegnendosi quello strano fenomeno di una bella Signora che appare in una sudicia grotta, ecco l'evento che illumina e scuote i cuori. Quando l'alba si profila all'orizzonte di un cielo terso e luminoso dopo giorni di pioggia, Bernadette sente di nuovo risvegliarsi nel profondo del cuore quel richiamo che conosceva molto bene. È troppo presto per potersi alzare. Indugia un po', ma poi non resiste a quella misteriosa attrazione e corre veloce alla grotta. La Madonna non manca all'appuntamento, che questa volta dura un'ora. Con l'audacia dei puri di cuore la piccola rivolge ancora una volta la fatidica domanda, suggeritale del parroco Peyramale: «Signorina volete avere la bontà di dirmi chi siete, per piacere». Già altre volte Bernadette aveva fatto una tale richiesta, ma la Madonna aveva solo sorriso senza rispondere. Questa volta la veggente incalza, senza scoraggiarsi, perché il volto di "Aquerò", illuminato da un celestiale sorriso, la sollecita e la invita.

Finalmente al quarto tentativo la giovane Signora si fa seria e, abbassando le mani verso terra e poi ricongiungendole all'altezza del petto, alza gli occhi al cielo e pronuncia con infinita dolcezza le immortali parole: «Que soy era Immaculada Counceptiou»
. Queste sono le ultime parole che la santa Vergine ha pronunciato a Lourdes e giustamente la Chiesa ha visto in esse una conferma da parte del Cielo del dogma di fede sull'immacolata concezione della Madre di Dio, definito quattro anni prima, 1'8 dicembre 1854, da papa Pio IX.
Ma qual è il significato di questa verità di fede, che tante discussioni aveva sollevato lungo il corso dei secoli e che av, va atteso tanto tempo prima di ottenere un pronunciamento così autorevole e solenne da parte del supremo magistero della Chiesa? C'è da osservare che ancora oggi non pochi fedeli confondono l'immacolata concezione con il concepimento verginale o con la verginità di Maria
. Al riguardo un'attenta catechesi non sarà mai superflua. Come ha precisato con straordinaria chiarezza il papa Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus, la verità di fede riguardo all'immacolata concezione significa che "la beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazie e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune dalla colpa di peccato originale". Formula densa di significati che sintetizza mirabilmente un dibattito dottrinale durato secoli, dove il sensus fidei fidelium (il senso della fede dei fedeli) ha giocato un ruolo decisivo.

Ma perché il dogma dell'immacolata concezione è stato così contrastato, soprattutto da parte dei teologi, fra i quali alcuni di indiscutibile grandezza e autorità? La ragione di fondo è la verità di fede riguardante il peccato originale
e la sua universalità; peccato che viene trasmesso per generazione, come ha precisato il Concilio di Trento. In base a questa dottrina, che rappresenta un elemento fondamentale del mistero della redenzione, non si riusciva a comprendere come la Madonna non ne potesse essere toccata. Si ammetteva volentieri che la Madre di Dio non avesse commesso peccati personali e che in questo senso potesse essere chiamata "Tutta Santa", come fa la Chiesa ortodossa (la quale però non accetta il dogma dell'immacolata concezione, almeno così come lo formula la Chiesa cattolica), ma si negava che ella potesse essere stata esente dal peccato originale. Si arrivava dunque ad affermare che almeno per un istante, quello del suo concepimento, la Madonna potesse essere affetta da peccato di origine, per poi essere subito santificata e redenta.
Tuttavia questo contrastava con il sensus fidei del popolo cristiano, il quale non ne voleva assolutamente sapere (e a ragione) che anche per un solo istante la Madonna fosse stata soggetta al potere del maligno. La Chiesa d'altra parte fin dai primi secoli celebrava sempre più estesamente la festa dell'immacolata concezione. Come risolvere il problema dottrinale? Come ammettere che anche Maria era stata beneficiaria del sangue di Cristo e dei meriti della redenzione? Il Papa, facendo propria la dottrina della "redenzione preventiva", magistralmente formulata dal francescano Duns Scoto già nel medioevo, affermava che anche la Madonna era stata redenta, ma in un modo diverso e più perfetto del nostro.

La nostra redenzione infatti si attua nel momento del battesimo, quando l'acqua e lo Spirito lavano dal peccato di origine (e dai peccati personali nel caso di adulti) e rivestono l'anima della grazia santificante. Per la Madonna la redenzione di Gesù Cristo è stata applicata nell'istante stesso del concepimento, di modo che in nessun momento è stata affetta dal peccato originale
. "Non si tratta quindi di un caso di autosalvezza, ma di un chiaro esempio della grazia redentiva di Cristo Salvatore" (De Fiores). Come bene ha argomentato Duns Scoto, l'immacolata concezione non è un'eccezione alla redenzione di Cristo, ma un caso di perfetta e più efficace azione salvifica dell'unico Mediatore. Chiarito dunque che anche la santa Vergine è stata redenta, in quanto a lei sono stati applicati i meriti di Gesù Cristo prima che contraesse il peccato originale, risultandone esente, era necessario trovare i riferimenti biblici in cui tale dottrina fosse contenuta almeno implicitamente. A questo riguardo il papa Pio IX, dopo aver sottolineato la fede viva della Chiesa universale, fa innanzi tutto riferimento al protovangelo di Gn 3,15: "Porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la stirpe di lei". Quindi dà uno speciale risalto al saluto dell'angelo, dove la Vergine è chiamata "Piena di grazia" (Le 1,28). Questi testi, letti con gli occhi della Chiesa, afferma la Ineffabilis Deus, rivelano una pienezza di senso che non emerge dalla sola lettera, ma che la luce dello Spirito Santo illumina nella loro profondità. Con la proclamazione del dogma dell'immacolata concezione è stata così confermata la fede millenaria del Popolo di Dio. La Madonna stessa in numerose sue apparizioni (Medaglia miracolosa, Lourdes, Fatima) ha voluto dare un particolare risalto a questo dono straordinario che ha avuto dall'Altissimo. Era conveniente che colei che doveva accogliere nel suo grembo il Redentore gli appartenesse totalmente fin dall'inizio della sua esistenza. Ora Maria, nel suo splendore immacolato, è un segno elevato nel cielo perché tutti gli uomini si sentano chiamati alla santità di vita e si affidino a lei nel cammino, pieno di pericoli, che porta all'eternità.


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