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Il Battesimo dei bambini cristiano e protestante- Studio biblico e confronto

Confutazioni al Protestantesimo

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IL BATTESIMO


“La parola battesimo viene da un verbo greco che significa immergere nell'acqua. Venne in seguito usata per significare 1'effetto dell’immersione, che è il pulire, il purificare. Nel mondo ebraico aveva già assunto il significato tecnicodi “purificazione legale".
Nel Cristianesimo prese sempre più chiaramente, fin dal principio, il significato di lavacro esteriore, “segno e causa” del
LAVACRO INTERIORE.
Non si tratta di distorsioni. Il battesimo cristiano risponde perfettamente alle verità bibliche, che ci dicono, in vari punti, come noi siamo "battezzati nel Cristo", con Lui fummo seppelliti e con Lui. ... possiamo camminare in "novità di vita" (cf Rm 6,3S. Paolo in molti altri punti ribadisce gli stessi concetti e ci dice che "ognuno muore nella carne e rinasce nello spirito... e nella grazia. . . " Muore come figlio di Adamo e rinasce come figlio di Dio (cf Col 2,12; 3,1; Ef 2,6; Rm 6,5Gal 2, 19 e 4,31; Rm 7,6). Sugli effetti del battesimo S. Paolo ritorna continuamente e i passi sono innumerevoli. Queste sono verità bibliche, perché "quanti siamo stati battezzati in Cristo ... tutti siamo una cosa sola in Cristo Gesù” (Gal 3,28). La Chiesa di Cristo presenta il battesimo in conformità alle S. Scritture: come illuminazione e come un passaggio dalle tenebre alla luce.
I cristiani, infatti, sono "Figli della luce e figli del giorno" (1 Tes 5,5); essi risplendono "come fari di luce nel mondo" (cf Fil 2,15; Ef 5,8; Col 1,13), mentre il potere delle tenebre è satana (Mt 12,28).
In Lc 23,42 viene detto che fu promesso da Gesù il paradiso al ladrone appeso in croce.
Il ladrone indubbiamente aveva peccati personali, (oltre che quello originale) come adulto egli emise un atto di amore perfetto e di pentimento.
Naturalmente le sue parole rivolte a Gesù includevano, necessariamente, un atto di fede nella divinità di Gesù, nella redenzione da Lui operata, e, quindi la volontà di accettare tutto ciò che da Gesù gli sarebbe stato proposto, non escluso il battesimo. Anche l'altro ladrone riconobbe, Gesù come Messia, ma la sua fede non fu soprannaturale e si limitò a chiedere solo la liberazione dal supplizio. Gli mancò il pentimento e la richiesta del perdono.
“Si tratta ora di cogliere gli aspetti più impegnativi della grazia battesimale. Essa ci appare anzitutto come un taglio netto e definitivo, che imprime alla vita un nuovo orientamento, che esige una rottura e una palingenesi radicale, cioè una nuova nascita. Certo nessun momento della vita appare di un peso, di un’importanza così decisiva. È più decisivo ancora di quel momento misterioso e sacro in cui ci siamo affacciati alla vita: tanto più decisivo e importante quanto la vita di Dio trascende la fragile vita dell’uomo. È più importante del momento della morte dal quale dipende l’eternità, perché questa in fondo non porterà nulla di sostanzialmente nuovo; sarà la caduta di un velo che farà apparire nella gloria ciò che già siamo. Lo ha detto stupendamente Paolo:
Voi siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria (Col 3,3-4). Tutto è già cambiato e trasformato: ma in quel giorno si manifesterà, si rivelerà nella sua bellezza eterna. Per questo la liturgia della morte è tutta segnata dall’impronta battesimale. Una antica iscrizione dice che la morte è il compimento del battesimo.
Nella lettera a Tito (3,5), Paolo parla perciò di un
lavacro di rigenerazione, cioè di una nuova nascita. La novità non potrebbe essere più radicale: si entra nel mondo divino. È un salto dalle dimensioni infinite, è una nascita dall’alto, da Dio, ed è un’altezza che fa venire il capogiro. Non finiremo mai di entrare nel mistero di queste parole che leggiamo nella seconda lettera di Pietro (1,4): siete diventati partecipi della natura divina.
Come è urgente che noi, popolo cristiano, ricuperiamo la coscienza esaltante di appartenere al mondo divino con le radici più profonde del nostro essere. Siamo stati battezzati nel nome della Trinità
(èis to ònoma dice il testo greco) dunque nel senso dinamico, per essere introdotti nel nome di Dio, nel mistero della sua vita intima.
È la novità radicale di una nascita, siamo creati di nuovo:
Siamo opera di Dio, creati in Cristo Gesù (Ef 2,10). Tutti sappiamo con quale insistenza Paolo ritorna sul tema dell’uomo nuovo, della nuova creatura.
Questa situazione divina in cui siamo immersi è gravida di conseguenze.
Esige anzitutto una rottura con la vita anteriore, e una rottura totale. C’è un prima e un poi. Molti testi battesimali di Paolo sono costruiti su questo schema; tra i due momenti il battesimo segna la rottura: prima eravamo tenebre, ora siamo luce; prima eravamo nella schiavitù del peccato ora siamo nella libertà dei figli di Dio. Questa opposizione è espressa con un’unica formula energica: l’uomo vecchio - l’uomo nuovo. Il battesimo fa passare dall’uno all’altro; ci spoglia del primo e ci riveste del secondo; proprio come facevano i neofiti, al momento di entrare nella piscina battesimale, spogliandosi dei vecchi abiti e assumendo una veste candida.
Tutto questo esige di tradursi nella concretezza dei fatti; bisogna
camminare in novità di vita (Rm 6,3-5); bisogna orientare in modo nuovo tutto il comportamento. In termine biblico: ci vuole una conversione. L’appello alla conversione è sempre presente nell’annuncio cristiano della salvezza e Pietro ne fa una condizione essenziale per accedere al battesimo: All’udire questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro, e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare fratelli?". E Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati" (At 2,37-38). Sorge però subito per noi un problema. Che senso ha tutto questo nel battesimo dei bambini? Come possono mutare una condotta che non si è ancora delineata? Dove va a finire il carattere drammatico del battesimo antico che comportava una scelta cosciente e poneva il sigillo divino a un laborioso cammino di conversione? Cessa il battesimo di essere un’esperienza?
Per rispondere è utile rifarsi all’esperienza di Paolo. Per lui la teologia battesimale, la teologia della vita cristiana, non è frutto di speculazione; sgorga da un fatto decisivo, quello avvenuto sulla via di Damasco. Lì si colloca la sua esperienza maggiore di fronte alla quale tutte le altre si rivelano secondarie. Non è stato buttato a terra solo il suo corpo: tutto in lui si è rovesciato. Ha visto davanti a sé il Cristo vivente e risorto, e istantaneamente ha aderito a lui: ha creduto. Il mutamento non poteva essere più radicale: da persecutore è diventato apostolo. Tutto ciò è sanzionato dal battesimo dato da Anania, che gli dice:
E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome (At 22,16). Questa esperienza lo ha aiutato a cogliere alcune idee che domineranno tutto il suo pensiero: la totale gratuità dell’iniziativa divina e del suo dono che in un istante lo trasforma, senza apparente preparazione; il posto che hanno la croce e la risurrezione nel progetto della salvezza: chi lo ha atterrato è il Risorto, che era stato crocifisso sul Calvario; la realtà del Corpo mistico, intuita attraverso l’identificazione tra i cristiani e Cristo: Io sono Gesù, che tu perseguiti (At 9,5); la presenza nel cristiano dello Spirito di Gesù, con la libertà che crea e la forza che comunica; la rottura tra il prima e il poi: in un istante aveva svestito l’uomo vecchio e rivestito quello nuovo. Questa di Paolo è un tipo di esperienza battesimale che avrà dei fatti paralleli fino ai nostri giorni, ma non è la più comune.
Per gli altri apostoli le cose sono andate diversamente. Essi hanno ricevuto da Gesù una formazione lenta e progressiva, distribuita sull’arco di alcuni anni. Ammessi all’intimità di Cristo, solo lentamente scoprono il mistero della sua persona. La passione, la morte e la risurrezione di Cristo li trovano ancora esitanti e sconcertati. Il battesimo di fuoco lo ricevono nella Pentecoste, dalla quale escono veramente trasformati. Lo Spirito completa una formazione che la stessa pedagogia di Gesù aveva cominciato ma non aveva del tutto portato a termine. Questa esperienza presenta un altro paradigma, comune alla maggior parte dei convertiti adulti.
Ma ce n’è un terzo, quello di tutti noi, battezzati da bambini, che ha qualcosa in comune e col primo e col secondo. Ha in comune con Paolo il fatto che Cristo entra nella nostra vita con un colpo di grazia, senza alcuna preparazione. Ha in comune con gli altri apostoli, la gradualità della scoperta del dono. Si differenzia dall’uno e dagli altri perché la rottura si situa all’alba stessa della vita umana; ed esige di afferrarla tutta in una conversione progressiva che si estende per tutta la vita. Il battesimo si presenta così come il punto di partenza di un’ascensione laboriosa.
Entra qui in gioco il tema degli impegni battesimali che possiamo riassumere in due parole: rimanere in Cristo, vivere Cristo. S. Gregorio Nazianzeno si è espresso in una formula sintetica:
Per dire tutto in una parola: un patto con Dio di vita nuova e di condotta irreprensibile: ecco come bisogna comprendere il battesimo nella sua essenza e nella sua forza.
Bisogna che tutto ciò che era pre-esigito al battesimo degli adulti (fede, conversione, rottura), il battezzato, divenuto adulto, lo assuma coscientemente e lo viva con coerenza. Bisognerà accompagnare il battezzato in quell’universo divino, in cui il battesimo lo ha introdotto e dove Dio ha moltiplicato le meraviglie della sua grazia. Possiamo tentare qui di cogliere in sintesi gli elementi in ordine alla vita cristiana. Un’esistenza afferrata così da Cristo fino alle sue radici, ha come obbiettivo ultimo quello di trasformarsi in lui:
E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore (2Cor 3,18). Questa vita riproduce il mistero di Cristo in tutte le sue componenti:
1) Cristo è luce: il battezzato è luce, è
illuminato;
2) La vita di Cristo è tutta orientata al mistero pasquale: il battezzato è immerso nella morte di Cristo e sepolto con lui per risuscitare con lui a vita nuova (Rm 6,3 ss; Col 2,12). Morendo al peccato e vivendo per Dio, come Gesù, il battezzato comunica alla sua pasqua;
3) Cristo si prolunga nel suo corpo mistico: il battezzato ne entra a far parte come membro vivo, è introdotto nella famiglia dei rigenerati;
4) Cristo è diventato con la risurrezione
spirito vivificante: il battezzato diventa un solo spirito con lui (1Cor 6,17) e pone costantemente la sua vita sotto la mozione dello Spirito di Dio;
5) Cristo completerà la sua opera nel suo ritorno glorioso alla fine dei tempi: il cristiano è un
uomo che aspetta, vigilante nell’attesa, il ritorno del suo Signore.
Ne deriva che la vita cristiana conosce un’unica suprema legge: essere in Cristo Gesù. C’è una sola cosa da fare: unirsi a lui, crescere in lui fino alla piena statura, fino a poter dire con Paolo:
In me vive Cristo.
” (cfr, Pedron Lino)


IL PECCATO DI ORIGINE

Molti fratelli non cattolici insistono nel dire che per gli innocenti bambini il battesimo non è necessario. Gesù ha avuto predilezioni particolari per i bambini e ha raccomandato a tutti di essere simili ad essi.
Egli propone i bambini a modello degli adulti: i seguaci di Cristo devono sforzarsi per conquistare quelle doti (come la semplicità, l'umiltà ... ) che i piccoli hanno, dalla natura. Non si tratta dunque, d’innocenza assoluta, perché in essi c'è il peccato originale, ma molti protestanti affermano che giacché il peccato commesso dai progenitori ha avuto come conseguenza l'introduzione del peccato nel mondo e l'inclinazione della natura umana al peccato stesso, il bimbo resterà puro dinanzi a Dio finché non avrà consapevolezza del peccato, ossia finché non capirà
che quello che fa è male.
Infatti dicono che Gesù conferma questo concetto quando dice: "
Lasciate i piccoli fanciulli venire a me, e non glielo vietate, perché di tali è il Regno di Dio" (Lc 18,16).
Ribadisco quanto detto sopra:Gesù certamente non vuol parlare di innocenza assoluta.
Infatti Egli ha detto esplicitamente: "In verità, in verità vi dico SE UNO (= chiunque) non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio" (Gv 3,5). Egli, parlando con Nicodemo paragona la nascita alla vita soprannaturale con la nascita alla vita naturale."
Chi nasce dalla carne è carnale, chi nasce dallo Spirito è spirituale" (Gv 3,6).
Altri protestanti come i pentecostali, asseriscono che è bastato il sacrificio di Gesù sulla croce per mondarci dal peccato, quindi basterebbe credere in Lui per essere mondati dal peccato originale, altri ancora dicono che il peccato originale è scomparso dopo il sacrificio messianico.
In pratica
moltissimi protestanti non danno alcun peso al peccato originale e spesso addirittura lo cancellano, svilendo così il significato del battesimo ordinato da Cristo Gesù.
Infatti se per loro il peccato di origine avesse un peso, farebbero di tutto per eliminarlo il più presto possibile. Un bimbo protestante di sei anni è capace di distinguere il bene dal male. Se ha ricevuto adeguata educazione, capisce che non è giusto rubare, ad esempio. Perché dunque non si battezza? Semplicemente perché sia per lui, che pei i suoi genitori il peccato originale non è un peso, non esiste, o è solo teoria. Insomma non è una macchia da togliere il più presto possibile.
Ecco perché dico, ed è evidente, che per molti protestanti il battesimo è un semplice rito, cioè la semplice testimonianza della propria fede davanti all’assemblea, nulla di più. Il sacramento del battesimo per costoro non toglie nessun peccato, né quello originale, né quelli personali ove presenti. Non hanno capito il significato del battesimo, in ultima analisi, per loro anche i credenti non battezzati vengono salvati, svilendo così il valore del battesimo ordinato da Gesù, che rimarca “coloro che crederanno e saranno battezzati, saranno salvati”
“La ragione infatti per la quale non vogliono credere che anche nei bambini si scioglie con il battesimo il peccato originale è che sostengono che nei nascenti non esiste assolutamente nessun peccato. Però, se l'Apostolo non avesse voluto alludere al peccato che è entrato in questo mondo con la propagazione, ma con l'imitazione, non ne avrebbe fatto principe Adamo, bensì il diavolo, di cui sta scritto: Il diavolo è peccatore fin dal principio. Di lui si legge pure nel libro della Sapienza: Per invidia del diavolo entrò la morte nel mondo.Poiché infatti questa morte venne dal diavolo negli uomini, non in quanto siano stati generati da lui, ma in quanto hanno imitato lui, aggiunge subito: Lo imitano coloro che sono dalla sua parte. L'Apostolo perciò, volendo riferirsi a quel peccato e a quella morte che da uno passarono in tutti mediante la propagazione, ne ha posto qual principe quegli da cui ha preso l'avvio la propagazione del genere umano. L'Apostolo dice: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte. Questo è proprio della propagazione e non dell'imitazione; perché, se dell'imitazione, direbbe: "A causa del diavolo". Ora, nessuno mette in dubbio che parli del primo uomo chiamato Adamo. E cosi, dice, ha raggiunto tutti gli uomini. Pertanto da Adamo nel quale tutti peccammo non abbiamo tratto tutti i nostri peccati, ma solo quello originale; viceversa dal Cristo nel quale veniamo tutti giustificati non riceviamo solo la remissione del peccato originale, bensì anche di tutti gli altri che abbiamo aggiunti a quello. Perciò non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio infatti può condurre alla condanna anche per un solo peccato se non viene rimesso, cioè per il peccato originale; la grazia al contrario conduce alla giustificazione rimettendo molti peccati, cioè non solo quello originale, ma anche tutti gli altri. Se infatti l'imitazione da sola fa peccatori per Adamo, perché anche l'imitazione da sola non fa giusti per il Cristo? L'Apostolo scrive: Come per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, cosi anche per la giustificazione di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Conseguentemente per quei due, "uno" ed "uno", non avrebbero dovuto essere scelti Adamo e il Cristo, ma Adamo e Abele. Poiché, sebbene molti peccatori abbiano preceduto noi nel tempo di questa vita e li abbiano imitati quelli che peccarono posteriormente, tuttavia costoro vogliono che si consideri soltanto Adamo come l'uomo in cui tutti hanno peccato per imitazione, proprio perché fu il primo degli uomini a peccare. E per questo avrebbe dovuto essere considerato Abele come l'uomo in cui tutti gli uomini vengono giustificati per imitazione, perché fu il primo degli uomini a vivere giusto. Oppure, se il Cristo è stato proposto all'imitazione come capo dei giusti per una qualche svolta di tempo che concerne l'inizio del Nuovo Testamento, allora il suo traditore Giuda avrebbe dovuto essere proposto come capo dei peccatori. Al contrario, se in tanto il Cristo è quell'Uno in cui tutti vengono giustificati in quanto a fare giusti non è solo la sua imitazione, ma la grazia che rigenera per mezzo dello Spirito, anche Adamo in tanto è quell'unico in cui tutti peccarono in quanto a fare peccatori non è solo la sua imitazione, ma anche una pena insita nella generazione carnale. Per questo è stato scritto pure: Tutti e tutti. Non che tutti quelli che vengono generati per mezzo di Adamo, proprio tutti siano rigenerati per mezzo del Cristo. Ma l'affermazione è esatta nel senso che come non c'è per nessuno la generazione carnale se non per mezzo di Adamo, cosi non c'è per nessuno la generazione spirituale se non per mezzo del Cristo. Se infatti alcuni potessero essere generati nella carne senza Adamo e alcuni essere rigenerati nello spirito senza il Cristo, non sarebbe esatto parlare di tutti né in un caso, né nell'altro. Gli stessi tutti poi li dice molti, perché in certi casi i tutti possono essere pochi. Molti invece conta la generazione carnale, molti anche quella spirituale, benché non tanti quanti la prima. Si corrispondono tra loro nel senso che come la generazione carnale comprende tutti gli uomini, cosi la generazione spirituale comprende tutti gli uomini giusti: nessuno infatti è uomo senza la prima, nessuno è uomo giusto senza la seconda, e in ambedue le generazioni sono molti. Come infatti per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, cosi anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. È dunque giusto dire che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri. Molto inganna e s'inganna chi insegna che non saranno nella condanna, mentre l'Apostolo dice: Il giudizio parti da un solo peccato per la condanna, e poco dopo: Per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna. Quando dunque Adamo peccò disobbedendo a Dio, allora il suo corpo perse la grazia dalla quale, pur rimanendo animale e mortale, era reso obbediente in tutto e per tutto alla propria anima. Allora sorti fuori quel movimento bestiale e vergognoso per gli uomini che fece arrossire Adamo per la propria nudità. E avvenne cosi che essi, per una specie di malattia scoppiata da una repentina e pestifera infezione, perduto il privilegio di rimanere stabili nell'età in cui furono creati, attraverso le mutazioni delle età s'incamminarono alla morte. Quantunque in seguito siano vissuti per molti anni, tuttavia cominciarono a morire quel giorno stesso in cui ricevettero la legge di morte che li avrebbe fatti invecchiare e decadere. Infatti non sta fermo nemmeno un istante, ma ininterrottamente passa tutto ciò che da una mutazione all'altra corre di giorno in giorno verso la fine non del suo compimento, bensì del suo annientamento. Cosi pertanto si adempi quello che aveva detto Dio: Quando ne mangerete, certamente morirete. Ogni bambino dunque che viene generato carnalmente da questa disobbedienza della carne, da questa legge di peccato e di morte, ha bisogno d'essere rigenerato spiritualmente non solo per essere portato al regno di Dio, ma anche per essere liberato dalla condanna del peccato. I bambini quindi nascono nella carne soggetti inseparabilmente al peccato e alla morte del primo uomo e rinascono nel battesimo associati inseparabilmente alla giustizia e alla vita eterna del secondo uomo. Anche nell'Ecclesiastico è scritto a questo proposito: Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo. Che si dica dalla donna o da Adamo, ci si riferisce sempre al primo uomo, perché la donna, sappiamo, viene dall'uomo e ambedue sono una sola carne. Per questo è scritto: I due saranno una sola carne. E il Signore dice: Non sono più due, ma una carne sola.Chi infatti tra i cristiani può sopportare che si conceda a qualcuno la possibilità di giungere alla salvezza eterna senza rinascere nel Cristo? E ciò Cristo l'ha legato al battesimo, già fin da allora in cui si è dovuto istituire un tale sacramento per rigenerare gli uomini alla speranza della salvezza eterna. In merito a ciò l'Apostolo dice: Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione. Dice tuttavia che la salvezza è solo nella speranza, finché viviamo in questa vita: Nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti ciò che uno già vede come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Che dunque i bambini possano essere salvi in eterno senza questa rigenerazione, come se per essi non fosse morto il Cristo, chi oserebbe affermarlo? Dichiaratamente il Cristo mori per gli empi. Ma se i bambini, che manifestamente non hanno commesso nella loro propria vita nessun peccato, non sono nemmeno originalmente coinvolti in nessun vincolo di peccato, com'è morto per loro colui che è morto per gli empi? Se non sono stati colpiti in nessun modo dalla malattia del peccato originale, perché il pio timore dei loro parenti li porta di corsa al Medico che è il Cristo, ossia a ricevere il sacramento della salute eterna, e non si dice nella Chiesa ai loro cari: "Togliete di qui questi innocenti; del medico non hanno bisogno i sani, ma i malati; il Cristo non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori"? Mai è stata detta, mai si dice, mai certamente si dirà una tale sciocchezza nella Chiesa del Cristo. E nessuno pensi che la ragione di dover portare al battesimo i bambini sia il fatto che essi, com'è vero che non sono peccatori, cosi è vero pure che non sono nemmeno giusti. Con tale opinione in qual modo allora si accorderebbero coloro che trovano lodato dal Signore il merito dell'infanzia quando disse: Lasciate che i bambini vengano a me, perché di tali è il regno dei cieli ? Se ciò infatti non fu detto per la somiglianza con l'umiltà che ci fa piccoli, ma per la vita innocente dei bambini, essi sono certamente anche giusti. Altrimenti non sarebbe stato conveniente che si dicesse: Di tali è il regno dei cieli, perché non può essere se non dei giusti. Ma forse non è proprio esatto dire che il Signore abbia lodato la vita dei bambini con le parole: Di tali è il regno dei cieli, perché è vera invece l'interpretazione che ha visto nell'età piccola la somiglianza con l'umiltà. A parte però tutto questo, probabilmente è da ritenersi buona l'opinione che ho detto: i bambini si devono battezzare, proprio perché essi, com'è vero che non sono peccatori, cosi è vero pure che non sono nemmeno giusti. Ma c'è da notare che dopo aver detto: Non sono venuto a chiamare i giusti, quasi gli si replicasse: "Chi dunque sei venuto a chiamare?", soggiunse subito: Ma i peccatori a penitenza. Atteso questo, Gesù non è venuto a chiamare i bambini né se sono giusti, né ugualmente se non sono peccatori, avendo egli detto: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. E quindi sembrerebbe non solo cosa vana, ma anche cattiva che si precipitino al battesimo di colui che non li chiama. Stia lontano da noi condividere una tale opinione. Secondo noi, li chiama dunque il Medico che non è necessario ai sani, ma ai malati e che non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a penitenza. E perciò, poiché non sono ancora responsabili di nessun peccato della loro propria vita, viene sanata in essi la malattia originale nella grazia di colui che salva gli uomini mediante il lavacro della rigenerazione. Dirà qualcuno: "Ma in che modo dunque sono chiamati a penitenza anche i bambini? Piccolini cosi tanto possono forse pentirsi di qualcosa?". Gli si risponde: "Se non possono essere chiamati penitenti perché ancora non hanno il senso intimo del pentimento, non possono neppure esser chiamati fedeli perché ugualmente non hanno ancora il senso intimo della fede. Se viceversa giustamente si chiamano fedeli perché in qualche modo professano la fede per bocca di coloro che li portano al battesimo, come non saranno ritenuti già prima anche penitenti, se per bocca degli stessi che li portano mostrano di rinunziare al diavolo e a questo secolo? Tutto ciò avviene solo nella speranza per la forza del sacramento e della grazia divina che il Signore ha donato alla Chiesa". Che
se poi uno, battezzato da bambino, arrivato agli anni della ragione, non crederà e non si asterrà dalle passioni illecite, chi ignora che non avrà nessun giovamento da ciò che ha ricevuto nell'infanzia? Se invece emigrerà da questa vita dopo aver ricevuto il battesimo ed essere stato sciolto dal reato a cui sottostava originalmente, raggiungerà la sua perfezione nella luce della verità, che durando immutabilmente in eterno illumina i giustificati con la presenza del Creatore. Soltanto i peccati separano infatti gli uomini da Dio ed essi vengono sciolti dalla grazia del Cristo, il Mediatore dal quale siamo riconciliati, quando giustifica il peccatore.

Della venuta di questo Medico non hanno bisogno i sani, ma i malati, perché non è venuto a chiamare i giusti, bensì i peccatori. Nel suo regno non entrerà se non chi sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito. E nessuno possiederà la salvezza e la vita eterna fuori del suo regno. Poiché chi non avrà mangiato la sua carne e chi è incredulo al Figlio, non avrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui. Da questo peccato, da questo morbo, da quest'ira di Dio, della quale sono figli per natura anche quelli che, sebbene per la loro età non abbiano alcun peccato proprio, hanno però quello originale, libera solo
l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, solo il Medico che non è venuto per i sani, ma per i malati, solo il Salvatore di cui è stato detto al genere umano: Oggi vi è nato il Salvatore, solo il Redentore, il cui sangue cancella il nostro debito. Chi infatti oserebbe dire che il Cristo non è il Salvatore né il Redentore dei bambini? Ma da che cosa li salva, se non esiste in loro nessuna traccia della malattia del peccato originale? Da che cosa li redime, se non sono stati venduti come schiavi del peccato del primo uomo a causa dell'origine? Di nostro arbitrio dunque senza il battesimo del Cristo non si prometta ai bambini nessuna salvezza eterna che non promette la divina Scrittura, da preferirsi a tutti gli ingegni umani. Non dubitiamo dunque che anche per i bambini da battezzare è stato versato il sangue, che prima d'essere versato fu dato e comandato nel sacramento con queste parole: Questo è il mio sangue che sarà versato per molti in remissione dei peccati 98. Coloro infatti che non vogliono riconoscere la soggezione dei bambini al peccato, negano la loro liberazione. Da che cosa infatti vengono liberati, se non sono sotto la schiavitù di nessun peccato? Questo ragionamento sarà più forte, quando avrò radunato insieme le molte testimonianze che ho promesse. Abbiamo già riferito sopra le parole: Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Ugualmente, dopo essere entrato da Zaccheo, disse: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Lo stesso anche nella parabola della pecora smarrita, ricercata e ritrovata, dopo aver messo da parte le altre novantanove; lo stesso nella parabola della decima dramma smarrita. Per questo bisognava, come ha dichiarato, che nel suo nome si predicassero a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati cominciando da Gerusalemme. Anche Marco alla fine del suo Vangelo attesta che il Signore disse: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Ebbene, chi non sa che per i bambini credere vuol dire venir battezzati e invece non credere vuol dire non venir battezzati? Dal Vangelo di Giovanni, sebbene abbiamo già citato alcune testimonianze, nota anche le seguenti. Giovanni Battista dice di Gesù: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. E Gesù dice di se stesso: Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute. Poiché dunque i bambini non cominciano ad essere tra le pecore di Gesù se non mediante il battesimo, certamente, se non lo ricevono, andranno perduti, perché non avranno la vita eterna che egli darà alle sue pecore. Similmente in un altro passo dice: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Cfr, sant’Agostino)

Un bimbo di 6 anni che crede, ma che non è battezzato sarà salvato?
Bisogna affidarsi al supremo giudizio di Dio, può darsi che salvi il bimbo, ma non dimentichiamo che quel bimbo a quell’età è capace di discernere il bene dal male. Perché dunque non cancellare prima possibile il suo peccato originale, e i suoi eventuali peccati volontari?
Un genitore responsabile, conoscendo il rischio di un eventuale epidemia, vaccina in tempo i suoi figli, per evitare una possibile morte degli stessi. Molti genitori (tranne alcuni come i luterani) protestanti non vaccinano lo spirito dei propri figli, col sacramento del battesimo, perché sconoscono il pericolo che corrono, e perché sconoscono pure l’efficacia del battesimo.
Su questo punto, della nascita dal Battesimo, non vi fu mai questione nella Chiesa: dalla Chiesa Apostolica alla Chiesa attuale, che é appunto la Chiesa Apostolica, ed è la sola Chiesa Apostolica. Per quanto riguarda la consistenza del peccato originale posso ricordare qualche altro testo più esplicito, mentre vi si riferisce in moltissimi punti tutto il Nuovo Testamento.

Già nel Sal. 50,7 leggiamo: "Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre".3,5: “Egli (Dio) ci ha salvati non in virtù di opere… ma … mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo”.2,11-13 “In Lui (Gesù) voi siete stati anche circoncisi, di una circoncisione però non fatta da mano di uomo… ma nella vera circoncisione di Cristo… con Lui siete stati sepolti nel battesimo… e in Lui siete risuscitati…”5,1 e ss.:”…Come dunque per la colpa di uno solo è riversata su TUTTI gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà la vita”.

Paolo nella lettera a Tito parla chiaramente di “
lavacro di rigenerazione e rinnovamento nello Spirito Santo”, il lavacro di rigenerazione è il battesimo, e come abbiamo visto si capisce chiaramente che non è l’acqua che rigenera ma lo Spirito di Dio, il fuoco purificatore (Mt 3,11), l’acqua è il segno visibile, lo Spirito l’efficacia invisibile, questo è il battesimo che istituì Gesù, e Dio effuse lo Spirito Santo sopra di noi (cristiani) in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, per mezzo del suo battesimo. Se il battesimo sarebbe solo un atto, una dichiarazione, un proclamazione davanti a tutta la comunità dell’avvenuta conversione non potrebbe essere chiamato “lavacro di rigenerazione” ma semplicemente testimonianza dell’avvenuta conversione. I protestanti però restano convinti che il peccato originale non è altro che la propensione dell’essere umano al peccato, al male. Non mi risulta però che dopo il battesimo, o dopo aver creduto in Cristo questa propensione cessi negli esseri umani, i cristiani peccano perché essendo nella carne vengono tentati a peccare, chi di noi cristiani può dire di non peccare più?
Se la propensione a compiere il male svanirebbe con il battesimo o con la fede, i cristiani non dovrebbero essere chiamati peccatori, invece anche S.Paolo in una sua lettera si classifica peccatore, perché faceva quello che non voleva fare, e non faceva ciò che si era ripromesso di fare per Cristo.
Certamente, la ferita del peccato originale ha reso l’uomo più incline al male, ma ciò non esclude che ogni uomo eredita dal progenitore, per generazione, la colpa di origine. Quindi un conto è il peccato d’origine, altro conto è l’inclinazione al male, la causa e l’effetto.
Già ho ricordato il Salmo 50,7 in cui ci è detto che siamo concepiti nella colpa, e S. Paolo ci dice che
“la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato… e che per colpa di uno si è riversata su tutti gli uomini la condanna”… “Similmente per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,12.18.19).
Basterebbe riflettere un tantino sul dogma dell’immacolata concezione tanto denigrato e rifiutato da quasi tutti i protestanti, per rendersi conto di come spesso le loro interpretazioni bibliche fanno a pugni con la verità, ma anche con la logica umana e con la coerenza.
Se, come dicono loro, i bambini nascono puri, cioè esenti dal peccato originale, significherebbe che tutti noi nasciamo immacolati, perché allora si stupiscono del concepimento immacolato di Maria?
Se il nascere immacolati sarebbe la norma, perché rifiutano la concezione di Maria?
Non è questo un fare acrobazie insostenibili pur di andare contro la Chiesa cattolica?
Quando si tratta di andare contro i dogmi mariani vengono citati i versetti nei quali si evince che tutti gli uomini nasciamo sotto il peccato di Adamo, poi, parlando del battesimo improvvisamente nasciamo immacolati. Ditemi voi se questo è modo di ragionare e/o di interpretare la Bibbia!
Il battesimo per immersione come abbiamo detto simboleggia la sepoltura di Gesù, e il successivo ritorno alla posizione eretta significa la risurrezione dalla morte, comunque la sepoltura spesso viene fatta tramite
palate di terra, e talune volte in alcune zone del mondo sono i familiari a prendere dei pugni di terra e buttarla sopra la bara del defunto, come a significare che colui che butta i primi pugni di terra sopra la bara si sta premurosamente occupando della sepoltura del caro defunto, e non credo che qualcuno possa dire che chi sotterra un defunto a palate sbagli procedura.
I sepolcri come quello di Gesù non venivano usati ovunque nemmeno in quell’epoca, le modalità di sepoltura quindi variano da luogo a luogo, ma la validità di essa non può essere messa in dubbio.
C’è chi viene messo in un sepolcro e chi sotto un metro di terra, e chi in un loculo di cemento, non possiamo dire che l’uno è sepolto e l’altro no, oppure per il primo la sepoltura è valida mentre per l’altro è da rifare. Allo stesso modo non è la quantità d’acqua o la modalità di immersione che fa la differenza. L’immersione simboleggia la sepoltura di Gesù, così come l’acqua versata tre volte sul capo simboleggia sempre la stessa sepoltura (i pugni di terra), l’acqua versata per tre volte simboleggia i tre giorni che Gesù passò nel sepolcro, come pure la SS. Trinità., ma la potenza del battesimo non sta nelle modalità di immersione o nella quantità d’acqua, ma piuttosto nell’invocazione della SS. Trinità. Secondo la comune consuetudine ecclesiastica, il Battesimo può essere amministrato in uno di questi tre modi: immergendo nell'acqua il candidato, versando dell'acqua sopra di lui o aspergendolo d'acqua. L‘acqua viene usata nel battesimo per lavare il corpo ed esprimere l‘interiore purificazione dai peccati. Ora, il lavaggio con l‘acqua può essere fatto non solo con l‘immersione, ma anche con l‘aspersione, o l‘infusione. Sebbene quindi sia più sicuro battezzare per immersione, essendo questo l‘uso più comune, tuttavia il battesimo può essere amministrato anche per aspersione o per infusione, secondo le parole di
Ezechiele [36, 25]: «Vi aspergerò con acqua pura», e come si legge che ha battezzato anche S. Lorenzo (Hom. 91, attribuita a Beda). Le accidentalità non mutano la sostanza di una cosa. Ora, per il battesimo si richiede sostanzialmente l‘abluzione del corpo mediante l‘acqua; per cui il battesimo è detto pure lavacro, come si rileva dalle
parole di S. Paolo [Ef 5, 26]: «Purificando la Chiesa per mezzo del lavacro dell‘acqua accompagnato dalla parola». Che poi l‘abluzione venga fatta in un modo o in un altro è un aspetto accidentale. Perciò tali differenze non compromettono l‘unità del battesimo. 2. Nell‘immersione si esprime meglio l‘immagine della sepoltura di Cristo, per cui tale modo di battezzare è più comune e più lodevole. Ma negli altri modi di battezzare si ha la stessa immagine, anche se in maniera meno evidente, poiché in qualsiasi modo si faccia l‘abluzione, il corpo umano o una sua parte viene posto sotto l‘acqua, come il corpo di Cristo venne posto sotto la terra. 3. La parte principale del corpo, specialmente in rapporto alle membra esterne, è il capo, dove hanno sede tutti i sensi interni ed esterni. Se quindi non si può versare l‘acqua su tutto il corpo per la scarsità dell‘acqua o per qualche altra ragione, bisogna versarla sul capo, dove si manifesta il principio della vita naturale. E sebbene
il peccato originale si trasmetta per mezzo delle membra che servono alla generazione, tuttavia non si deve versare l‘acqua su quelle membra a preferenza che sul capo, poiché il battesimo non impedisce la trasmissione del peccato originale nella prole con l‘atto della generazione, ma libera l‘anima dalla macchia e dal reato del peccato incorso. Di conseguenza va lavata specialmente quella parte del corpo in cui si manifestano le funzioni dell‘anima. Nell‘antica legge invece il rimedio contro il peccato originale veniva praticato nel membro della generazione, poiché colui che avrebbe avuto il compito di togliere il peccato originale doveva ancoranascere dalla progenie di Abramo, la cui fede era rappresentata dalla circoncisione, come dice S. Paolo [Rm 4, 11].
Qualunque dei tre sia il rito osservato, dobbiamo credere che il Battesimo è regolarmente compiuto. Infatti l'acqua è adoperata nel Battesimo per esprimere l'abluzione dell'anima che esso opera e per questo il Battesimo è detto dall'Apostolo "lavacro" (Ef 5,26). Ora l'abluzione non cessa di esser tale, sia che uno si immerga nell'acqua, come fu praticato a lungo nei primi tempi della Chiesa, sia che riceva dell'acqua versata, come è usato oggi, sia che ne riceva l'aspersione, come risulta aver fatto san Pietro, quando in un solo giorno convertì e battezzò tremila individui (At 2,41).
“L’acqua nella simbologia di tutti i popoli è legata alla vita, alla fertilità, ma anche alla purezza e alla purificazione. Inoltre, l’acqua sale al cielo in forma di vapore e ne scende in forma di pioggia: dunque, è un legame tra Terra e Cielo, tra Alto e Basso” (cfr. V.Messori)
E sant'Ambrogio: "II Signore si fa battezzare non perché bisognoso di purificazione, ma perché le acque, purificate al contatto della sua carne immacolata, acquistino la forza di lavare spiritualmente" (
Exp. evang. sec. Lucam. 2, 83). Mentre Gesù era in acqua infatti lo Spirito Santo discese su di Lui, per rendergli testimonianza assieme al Padre, ma al contempo anche a significare che da quel momento in poi durante il battesimo si riceve lo Spirito Santo. Tale verità appare dal fatto che in quel momento la santissima Trinità, nel nome della quale il Battesimo viene amministrato, manifestò chiaramente la sua presenza (Mt 3,16; Mc 1,10; Lc 3,21). Fu percepita infatti la voce del Padre; la persona del Figlio era presente; lo Spirito Santo discese in forma di colomba. Inoltre si dischiusero i cieli, di cui appunto il Battesimo ci apre l'accesso. Ma sappiamo senza ombra di dubbio che, avendo il Signore ricevuto il Battesimo, l'acqua rimase consacrata per il salutifero uso battesimale dal contatto del suo corpo purissimo e immacolato. Si può arguire pure da san Paolo: "Diede se stesso per lei [ossia per la Chiesa], per santificarla, purificandola in un lavacro d'acqua, con la parola" (Ef 5,26) Si parla dunque sempre del lavacro di rigenerazione, accompagnato dalla parola.

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