Imposizione delle mani catechesi pratica cristiana - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Gesù raccomanda l’imposizione delle mani perché questa pratica era molto diffusa,  fin dall’antichità e ne troviamo riferimenti sia nel vecchio che nel nuovo testamento.

L'imposizione delle mani nel vecchio testamento


La mano ha un’importanza fondamentale per l’uomo. Ecco perché Dio si serve di questo gesto, alle volte addirittura istintivo di imporre le mani, per manifestarsi, esprime la sua tenerezza, la sua protezione, la sua grazia e la sua volontà di guarirci.

CITAZIONI DALLA SACRA SCRITTURA

Esaminiamo ora alcuni esempi d’imposizione delle mani nel Vecchio e nel Nuovo Testamento
, intendendo il gesto, prima di tutto, come segno di benedizione.

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(Gen 48,14-15) ed i suoi figli. Per il popolo di Israele
, i gesti di benedizione sono efficaci in se stessi. Lo stesso gesto si è perpetuato fino ai nostri giorni, per esempio, abbiamo il costume della benedizione paterna il giorno di Capodanno.

In questo caso, il gesto di imposizione significa anche presentazione al Signore: "Farai avvicinare i lieviti davanti al Signore e gli Israeliti porranno le mani sui leviti" (Nm 8,10).

Jahvè disse a Mosè :"Prendi Giosuè, figlio di Num, uomo in cui è lo Spirito, porrai la mano su di lui " (Nm 27,18-20). "Giosuè, figlio di Num, era pieno dello Spirito si saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui" (Dt 34,9).
Ricordiamo ora alcuni gesti di Gesù
e degli apostoli: "Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse ….E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra il loro li benediceva" (Mc10,13.16)

"La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva" (Mc5,23)
(Un lebbroso) "Mosso a compassione (Gesù), stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio, guarisci!. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì" (Mc l,41-42).

"Anania. ". "Eccomi, Signore. ". "Su va’ sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso...". "Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse. "Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti e apparso sulla via per la quale venivi , perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo" (At 9,10- I l. I 7).
"Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono" (Barnaba e Saulo inviati in missione ;) (At 13,3).
"II padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria. Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì" (At 28, 8).
"Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri" (I Tm 4,14).
Si può veramente dire che l'imposizione delle mani sia un gesto che si fonda sulla tradizione biblica
. Oggi, nella Chiesa, e considerata un sacramentale, vale a dire, che i suoi effetti dipendono dalla volontà Dio e dalle disposizioni interiori di coloro che la ricevono.

Giacobbe benedice i suoi figli: Genesi Cap.48,13-15


"13 Li prese tutti e due, Efraim con la sua destra, alla sinistra di Israele, e Manasse con la sua sinistra, alla destra di Israele, e li avvicinò a lui. 14 Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse, incrociando le braccia, benché Manasse fosse il primogenito. 15 E così benedisse Giuseppe:"

Genesi Cap.48,17-20


17 Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim e ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse. 18 Disse al padre: "Non così, padre mio: è questo il primogenito, posa la destra sul suo capo!". 19 Ma il padre ricusò e disse: "Lo so, figlio mio, lo so: anch`egli diventerà un popolo, anch`egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà più grande di lui e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni". 20 E li benedisse in quel giorno:

L'imposizione delle mani nel Nuovo Testamento


Nei vangeli è sempre sottolineata l’opera di Gesù nell’atto di imporre le mani:

Vangelo secondo Marco - cap. 16,17.


"E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno>>. 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano."

Vangelo secondo Marco - cap. 6,5. E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.

Vangelo secondo Marco- cap. 8,23. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: <>.

Vangelo secondo Marco - cap. 8,25. Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.

Vangelo
secondo Luca - cap. 13,13. E le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Atti degli Apostoli - cap. 6,6. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Atti degli Apostoli - cap. 9,17.Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: <Spirito Santo
>>.

Atti degli Apostoli - cap. 13,3. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

Atti degli Apostoli - cap. 28,8. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì.

L’imposizione delle mani è un atto molto importante, esso ha lo scopo di invocare il Signore
affinché agisca e scenda sulla persona che necessita di guarire. E’ necessario però prendere coscienza che per attuare tale gesto bisogna essere davvero apostoli di Gesù, perché solo a Lui tutto è possibile; nella nostra infinita povertà dobbiamo agire solo come strumenti nelle mani del Signore. Se si ha fede e si vive in grazia di Dio anche il buon padre di famiglia può imporre le mani sul proprio figlio, o sul coniuge o sulla propria madre. Chiunque, se scelto da Dio, può imporre le mani ma può farlo solo privatamente. Diverso è l’agire come “Chiesa”, come riunione di credenti. In questo caso, l’imposizione delle mani può essere praticata solo da coloro che ne abbiano ricevuto un mandato specifico. Prima di operare su di una persona con l’imposizione delle mani è bene domandare al Signore di coprirci con il Suo Sangue prezioso, di proteggerci attraverso il Suo nome e di rivestirci della sua armatura ricordandoci il passo di Efesini 6, 10-17. Con l’amore, con la grazia di Dio e con la fede, saremo in grado di combattere veramente Satana, nel nome di Gesù, per realizzare il Regno di Dio su questa terra (Luca 11,20).

Vi ho parlato dell'abuso che viene fatto, sia in ambienti laici che "religiosi", del rito di esorcismo e dell'imposizione delle mani; come una "goccia cinese", si è scatenata la reazione - via mail e su qualche forum - dei soliti noti: esoteristi, pseudo carismatici, laici che si definiscono "illuminati", religiosi disobbedienti e sensazionalisti vari.

L'articolo, intitolato "CHI PUO' PRATICARE L'ESORCISMO? CHI PUO' IMPORRE LE MANI?"
, facendo riferimento a fonti ufficiali della Chiesa cattolica, in sintesi voleva fare chiarezza e definire dei paletti ben solidi nel vasto ambiente dei cosiddetti carismatici ed occultisti, in cui spesso le persone bisognose vengono letteralmente circuite e derubate, entrando in un circolo che si può definire solo come satanico e truffaldino. Ribadiamo il concetto che l'esorcismo pubblico, sia esso maggiore o minore, può essere praticato solo dai Vescovi o dai sacerdoti che, per particolari virtù, attitudini e condotte di vita "santa" accertate, ne vengono autorizzati per iscritto; ...

...  l'imposizione delle mani, diversamente, può essere fatta solo dai sacerdoti e mai, ribadisco mai, da laici o religiosi che non hanno ricevuto l'Ordine sacro.

Quest'oggi approfondirò ulteriormente il discorso basandomi su altri documenti ufficiali della Chiesa, quali:

- il Catechismo della Chiesa cattolica;
- il Codex iuris canonici;
- il De exorcismis et supplicationibus quibusdam;
- le disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede del 14 settembre 2000;
- i Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt del Rituale Romanum;
- le norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'Istruzione del 30 marzo 1992;
- quanto promulgato dalla CEI nelle premesse generali n°18 al Benedizionale.

Fonti extra:
-  il Decreto Diocesano circa gli esorcismi e le preghiere di liberazione, a cura di sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione Arcivescovo Metropolita;
- l'enciclopedia Treccani.

Tutti sappiamo che, per rientrare nei ranghi della Chiesa cattolica, senza se e senza ma, bisogna rispettare ed obbedire a quanto è prescritto nel Magistero, diversamente, senza il pastore - la Chiesa cattolica - siamo come pecore allo sbando, pertanto sbagliamo e pecchiamo, apriamo la nostra anima a Satana e radichiamo i nostri vizi che, alla lunga, diventeranno pertinaci e tenaci, quindi ci condurranno al male, a colui il quale ci tenta e ci seduce: al demonio.

Il rispetto del Magistero, a cui tutti noi membri della Chiesa cattolica siamo tenuti ad obbedire con grande gioia, rientra nel concetto di ortodossia della fede, difatti, nella teologia cattolica, ortodossia è l’accettazione completa della dottrina rivelata da Cristo e insegnata dal Magistero della Chiesa romana.

Il concetto nasce nelle prime comunità cristiane a significare l’unità della fede contro le tendenze giudaizzanti, scismatiche ed eretiche, secondo l’enunciato dell’epistolario paolino: «Un Signore, una fede, un battesimo».

Nell’età patristica la preoccupazione di conservare intatta la fede ricevuta da Cristo e dagli apostoli si accentuò nella lotta contro le eresie.  S. Agostino, usando espressamente il termine ortodossia, notò appunto che solo nell’ortodossia c’è la salvezza.

Lo stesso principio è ribadito nei simboli della fede e nei decreti del Magistero della Chiesa, a partire dal simbolo atanasiano (Quicumque vult), probabilmente del 5° secolo. La Chiesa, tuttavia, con la stessa chiarezza con la quale afferma la necessità dell’ortodossia per salvarsi, afferma anche il principio della salvezza per quanti la ignorano completamente, o per quanti, in buona fede, sono fuori del suo corpo visibile (attenzione a non confondere mai l'ignoranza o inconsapevolezza, con la furbizia).

Alla luce di quanto detto ed alla luce delle fonti magisteriali che andrò ad elencare, si sappia che quando si va oltre l'obbedienza, in senso contrario (disobbedienza), si soggiace allo spirito del mondo e si fa, della superbia, la propria fede che è sbagliata, fuorviante e, in molti casi, direttamente ispirata dal maligno.

Ricordiamo le parole del profeta Geremia:

"«Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti mando via dal paese; quest'anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione contro il Signore»
. Il profeta Anania morì
in quello stesso anno, nel settimo mese" (Geremia 28,15-17).

Per approfondimenti vi rimando ai link in calce all'articolo e veniamo al punto: chi disubbidisse al Magistero, imponendo le mani pur non avendo carisma o praticando esorcismo senza autorizzazione, potenzialmente può diventare un eresiarca o un protestante; se accadesse ciò, seguendo le indicazioni pastorali di Papa Pio XI, "è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo" (Lettera Enciclica Mortalium Animos). Discorso valido anche per la partecipazione ai riti delle false religioni.

Nella presentazione della versione italiana del Nuovo Rito degli esorcismi («De exorcismis et supplicationibus quibusdam», promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998), è affermato che “Il nuovo «Rito degli esorcismi» vede la luce in una situazione culturale segnata da una larga diffusione di pratiche cultuali deviate o apertamente superstiziose. La carenza in molte persone di un’incisiva esperienza di fede e di solide convinzioni religiose, la perdita di alcuni importanti valori cristiani e l’oscurarsi del senso profondo della vita concorrono a creare un clima di incertezza e di precarietà, il quale a sua volta favorisce il ricorso a forme di divinazione, a pratiche religiose venate di superstizione, a espressioni rituali di magia e talora perfino a riti estremamente aberranti, come quelli del culto a Satana”.

Compito della Chiesa è anche quello di accogliere le persone che chiedono di essere liberate e guarite dal maligno o dai suoi lacci, in quanto sono sempre persone bisognose di aiuto. A volte si tratta anche di persone povere di fede e di cultura, altre volte di persone toccate dal dolore e dalla sofferenza fisica e psicologica. Nei loro confronti la Chiesa ha sempre il dovere che nasce dalla carità di accoglierle, ascoltarle, illuminarle, sostenerle e aiutarle affinché siano effettivamente liberate da ansie e paure, sofferenze e schiavitù.

La guarigione dell’uomo si compie per mezzo della grazia di Cristo, che si comunica per la potenza dello Spirito Santo, attraverso i sacramenti. E’ attraverso di essi che l’uomo debole e peccatore entra in contatto con l’opera della redenzione e viene guarito e salvato.

Nell’ambito dell’azione sacramentale della Chiesa i riti di benedizione manifestano lo splendore della salvezza del Risorto ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell’uomo e del cosmo. Benedire è infatti un atto sacramentale in cui si manifesta la fede nella presenza operante di Dio nel mondo e la vittoria pasquale del Signore Gesù.

La forza salvifica di Gesù raggiunge il suo vertice non nell’esorcismo ma nei sacramenti. Contro l’influsso del demonio il primo e principale rimedio va ricercato in una vita spirituale impegnata, nell’assidua frequenza ai sacramenti, nella preghiera fervorosa e incessante, nell’ascolto docile della Parola di Dio. Ci sono poi, alcuni casi particolari in cui, accanto a questi rimedi, la Chiesa è chiamata a liberare gli oppressi mediante le preghiere di liberazione e anche la pratica dell’esorcismo. Bisogna però attentamente discernere se si tratti di una reale presenza diabolica oppure di una malattia psichica. In quest’ultimo caso la preghiera di esorcismo è assolutamente da evitare perché arrecherebbe ulteriori danni alla salute dei fedeli. Per questo è sempre bene ricercare la collaborazione di medici e specialisti capaci di affiancare il sacerdote in un sano ed equilibrato discernimento.

Le disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede (14 settembre 2000)

Nell’intento di regolamentare lo svolgimento delle preghiere di guarigione e la pratica degli esorcismi, la Congregazione per la dottrina della Fede ha emanato una Istruzione “Circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione”, contenente le seguenti disposizioni disciplinari:

Art. 1 - Ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione. Quando tuttavia queste si svolgono in chiesa o in altro luogo sacro, è conveniente che esse siano guidate da un ministro ordinato.

Art. 2 - Le preghiere di guarigione si qualificano come liturgiche, se sono inserite nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della Chiesa; altrimenti sono non liturgiche.

Art. 3 - § 1. Le preghiere di guarigione liturgiche si celebrano secondo il rito prescritto e con le vesti sacre indicate nell’Ordo benedictionis infirmorum del Rituale Romanum.

§ 2. Le Conferenze Episcopali, in conformità a quanto stabilito nei Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt, del medesimo Rituale Romanum, possono compiere gli adattamenti al rito delle benedizioni degli infermi, ritenuti pastoralmente opportuni o eventualmente necessari, previa revisione della Sede Apostolica.

Art. 4 - § 1. Il Vescovo diocesano ha il diritto di emanare norme per la propria Chiesa particolare sulle celebrazioni liturgiche di guarigione, a norma del can. 838 § 4.

§ 2. Coloro che curano la preparazione di siffatte celebrazioni liturgiche, devono attenersi nella loro realizzazione a tali norme.

§ 3. Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una giusta e proporzionata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre il divieto ad un altro Vescovo.

Art. 5 - § 1. Le preghiere di guarigione non liturgiche si realizzano con modalità distinte dalle celebrazioni liturgiche, come incontri di preghiera o lettura della Parola di Dio, ferma restando la vigilanza dell’Ordinario del luogo a norma del can. 839 § 2.

§ 2. Si eviti accuratamente di confondere queste libere preghiere non liturgiche con le celebrazioni liturgiche propriamente dette.

§ 3. E’ necessario inoltre che nel loro svolgimento non si pervenga, soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all’isterismo, all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo.

Art. 6 - L’uso degli strumenti di comunicazione sociale, in particolare della televisione, mentre si svolgono le preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche, è sottoposto alla vigilanza del Vescovo diocesano in conformità al disposto del can. 823, e delle norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'Istruzione del 30 marzo 1992.

Art. 7 - § 1. Fermo restando quanto sopra disposto nell’art. 3 e fatte salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici, nella celebrazione della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore non si devono introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche.

§ 2. Durante le celebrazioni, di cui nel § 1, è data la possibilità di inserire speciali intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi nella preghiera universale o “dei fedeli”, quando questa è in esse prevista.

Art. 8 - § 1. Il ministero dell’esorcismo deve essere esercitato in stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre 1985 e del Rituale Romanum.

§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale Romanum, devono restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche.

§ 3. E’ assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella celebrazione della Santa Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore.

Art. 9 - Coloro che guidano le celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, si sforzino di mantenere un clima di serena devozione nell’assemblea e usino la necessaria prudenza se avvengono guarigioni tra gli astanti; terminata la celebrazione, potranno raccogliere con semplicità e accuratezza eventuali testimonianze e sottoporre il fatto alla competente autorità ecclesiastica.

Art. 10 - L’intervento d’autorità del Vescovo diocesano si rende doveroso e necessario quando si verifichino abusi nelle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, nel caso di evidente scandalo per la comunità dei fedeli, oppure quando vi siano gravi inosservanze delle norme liturgiche e disciplinari.

La situazione della Diocesi di Benevento, che più o meno rispecchia la realtà di tutto il sud Italia, secondo sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione è la seguente:

-  è in continuo aumento il numero di fedeli che si recano da sacerdoti, e a volte anche da laici, per chiedere di essere liberati da possessioni e infestazioni diaboliche di vario genere causate, a loro dire, da malefici e fatture;

- ancora più alto è il numero delle persone che si recano da maghi e chiromanti nell’intento di ottenere benefici di varia natura e guarigioni da malattie e sofferenze, ma, non di rado, anche per cercare di colpire e fare del male ad altre persone attraverso malefici;

- alla crescente richiesta da parte dei fedeli cercano di rispondere alcuni sacerdoti, tutti animati da buona volontà e dal desiderio di recare conforto e aiuto a queste persone bisognose, che si rendono disponibili ad accoglierle, ascoltarle, benedirle e, a volte, anche ad esorcizzarle. In concreto, tali sacerdoti, che non agiscono in maniera uniforme e coordinata, intervengono in vari modi celebrando Messe e recitando preghiere di liberazione e, in qualche caso, praticando preghiere di esorcismo;

-  esiste in Diocesi qualche caso di fedeli laici che guidano preghiere di liberazione aventi la presunzione di assimilarsi a veri e propri esorcismi, con tanto di imposizione delle mani e benedizioni;

- spesso le preghiere di liberazione vengono recitate nelle chiese davanti all’Eucarestia solennemente esposta, in adunanze pubbliche, con il rischio di alta spettacolarizzazione e con il pericolo di grave disorientamento dei semplici fedeli. Non di rado durante queste celebrazioni il sacerdote passa tra i fedeli benedicendoli uno per uno con il Santissimo Sacramento e quasi sempre si verificano fenomeni quali urla, parolacce, bestemmie e cose del genere che turbano non poco i fedeli presenti e specialmente i bambini e i più deboli;

-  altre volte tali preghiere avvengono in case private guidate da laici, qualche volta anche assistiti da sacerdoti, spesso all’interno di incontri di preghiera pubblici anch’essi altamente spettacolarizzati e con gesti e riti che alimentano superstizione e fanatismo;

- non di rado, durante questi incontri, vengono presentate fotografie di persone assenti per chiedere preghiere di liberazione e ottenere “diagnosi” di possessioni diaboliche o di presenza di malefici.

Disposizioni Normative

Di fronte a tanta sofferenza unita a confusione e mancanza di chiarezza, il Vescovo e Pastore della Chiesa diocesana ha il dovere di fare chiarezza affinché si possa realmente aiutare i fedeli che ne abbiano effettivo bisogno con sistemi e mezzi approvati dalla Chiesa e in linea con il suo insegnamento e la sua Tradizione.

NB: Leggere la Parte2 dell'articolo.

http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/2815/1/lang,it/

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (M.S.M.A)



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