Gesù ha insegnato a non giudicare nessuno? Catechesi - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Gesù ha insegnato che è sbagliato giudicare gli altri?


Anche i cristiani, come tutte le altre categorie sociali di uomini, hanno le loro idee e le loro opinioni e non rinunciano ad affermarle nello spazio pubblico. Tuttavia solo contro essi viene rivolto un ricatto: i cristiani non devono giudicare gli altri!
L’estrapolazione del contesto della frase "chi sono io per giudicare" di Papa Francesco nei confronti degli omosessuali è un tipico esempio di questa strumentalizzazione. Eugenio Scalfari è arrivato perfino a sostenere che il Pontefice avrebbe abolito il concetto di peccato (venendo subito smentito, ovviamente, dal portavoce del Pontefice). E’ una forma retorica usata per mettere a tacere la scomoda critica morale.

I più colti usano appoggiarsi al "Discorso della montagna" di Gesù, quando disse: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Matteo 7,1-5).

Giudicare gli altri sarebbe dunque sbagliato, lo dice anche Gesù. Eppure, la capacità di giudizio è fondamentale per discernere il bene dal male. Gli stessi che sgridano i cristiani li stanno in quel momento giudicando e, certamente, giudicheranno come sbagliato il comportamento di Hitler e dei nazisti. Allo stesso modo, Martin Luther King avrebbe sbagliato a criticare il razzismo perché stava giudicando le azioni di razzisti e William Wilberforce sbagliava ad esprimere giudizi morali sulla tratta degli schiavi perché in tal modo egli giudicava i proprietari di schiavi.

No, c’è evidentemente qualcosa che non va. Giudicare (in bene o in male) è obbligatorio, lo dice il buon senso, altrimenti -come ben spiegato recentemente sul blog dei coniugi evangelici Flannagan- non dovrebbe esistere alcun sistema giuridico, nessuna legge e nessun tribunali i quali hanno proprio il compito di giudicare le azioni e i comportamenti dei cittadini.

Se leggiamo le parole di Gesù notiamo che lui non sta infatti invitando al relativismo, a "non giudicare", ma a non essere ipocriti: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». Cioè, prima assicurati di non commettere lo stesso errore che stai sottolineando al tuo fratello uomo. Lui stesso, infatti, durante la sua vita pubblica, non ha perso occasione per giudicare in male il comportamento dei farisei, dei cambiavalute del Tempio (addirittura rovesciando i tavoli), del Sinedrio e, spesso, degli stessi apostoli.

Ha giudicato in bene, invece, il centurione, il ladrone crocifisso con lui ecc. Gesù stesso ha infatti spiegato ancora: «Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio» (Gv 7,24). E ancora: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15). Anche San Paolo lo ha detto a sue parole: «Pensi forse, o uomo che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, di sfuggire al giudizio di Dio?» (Rm 2,3).

Don Stefano Tarocchi, biblista e Preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale, ne ha recentemente parlato: «chi opera con un metro differente ha un occhio diverso, che lo porta ad essere indulgente con se stessi (la "trave") e severissimi con il prossimo (la "pagliuzza")». Occorre saper giudicare senza ipocrisia e alla fine dei tempi Dio "giudicherà" colui che "giudica" con il metro che ha adoperato.

E’ dunque necessario giudicare il bene dal male, perché sia un aiuto ai nostri fratelli a seguire una strada buona per loro, ma dobbiamo saper giudicare avendo premura di non stare commettendo noi stessi gli stessi errori. Il giudizio deve sempre nascere come atto di amore all’altro, di passione al suo destino e non un’atto di accusa o di dimostrazione di superiorità. «Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi» (Lc 6, 27).

dal sito UCCR.it


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