LUTERANI differenze dottrinali con la Chiesa cattolica - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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LUTERANI differenze dottrinali con la Chiesa cattolica

LUTERANI DIFFERENZE CON LA DOTTRINA CATTOLICA

SALVEZZA PER SOLA FEDE
SOLA SCRITTURA
PREDESTINAZIONE
IL SACERDOZIO INTESO SOLO COME UFFICIO--RUOLO  E  NON COME SACRAMENTO E MINISTERO

Ritengono che sia sufficiente la fede per la salvezza eterna e non occorrono le opere.

Sostengono che ognuno è già predestinato da Dio o al paradiso o all’inferno. Quindi è inutile essere virtuosi.

Professano il libero esame della Bibbia quindi la supremazia del giudizio privato nella interpretazione della Sacra Scrittura. Principio contagioso e catastrofico come riconobbe lo stesso Lutero che andava ripetendo: nel Protestantesimo ci sono tante religioni quante sono le teste.
Negano l’autorità che Gesù ha dato al Papa, autorità che i Riformatori attribuiscono poi a se stessi.

Lutero si attribuì un’autorità tanto esagerata da scrivere: "Io non posso sentire né sopportare niente che sia contrario a ciò che insegno. Chiunque insegna diversamente da quello che io insegno, sarà figlio dell’inferno".

Lutero nega il libero arbitrio cioè la libertà umana e quindi la responsabilità dell’individuo; perciò esorta perfino a peccare, come per esempio quando scrive: "Sii peccatore, e pecca fortemente. Bisogna peccare per tutto il tempo che siamo in questo mondo; il peccato non può separarci da Dio, dovessimo anche ogni giorno commettere mille adulteri ed altrettanti omicidi"

Il Concilio di Trento su Lutero
e sulla dottrina della salvezza da lui insegnata.


“Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà: sia anatema”

Ricordo che il Concilio di Trento scomunicò in modo solenne e infallibile Lutero e la sua Riforma.
Nessuno può riabilitare Lutero, quindi, che era e resta un eretico.
Lutero quindi non aveva ragione ma aveva torto,
ai luterani rimane solo di ammettere che si sono sbagliati loro, e non la Chiesa cattolica.

Ma, fino ad oggi, non vedo segni di ravvedimento da parte luterana,
anzi portano Lutero come loro bandiera in Vaticano,
e continuano a professare ogni loro eresia, una assai visibile,
anche a chi non ha studiato le eresie di Lutero e luterani,

è quella del "sacerdozio femminile" esistono pastore, e vescove,
luterane, anche lesbiche praticanti, conviventi,
che si sono mostrate alle telecamere e ai giornali, vestite da vescove e da pastoresse,
questi sono chiarissimi segni di fierezza, ostentata e ripetuta, altro che ravvedimento.

Il peccato originale
La dottrina della Chiesa cattolica afferma che il peccato originale priva l'uomo della grazia santificante e degli altri doni preternaturali che aveva avuto nella condizione di giustizia originaria, ma non produce una corruzione totale della natura umana. Il peccato originale rende l'uomo più debole di fronte al bene e più arrendevole di fronte al male.
Lutero si allontana da questa posizione tradizionale e afferma che la natura umana, dopo il peccato originale, è totalmente corrotta, assolutamente impotente a compiere qualsiasi bene, e identifica il peccato stesso con la concupiscenza. Pertanto per Lutero il peccato non rappresenta la semplice assenza di una particolare qualità in una facoltà dell'anima o nell'anima stessa, ma determina, deteriorandolo, tutto, tutto l'essere dell'uomo.
Il peccato originale secondo Lutero resta sempre, anche se dopo la giustificazione, per Grazia di Dio non viene più imputato. Esso continua ad esistere sotto forma di concupiscenza inestirpabile. Questa, poi, assume la forma dell' amor sui, in forza del quale l'uomo cerca e vuole solo se stesso in tutte le cose e sopra tutte le cose. Anche se compie le opere buone ed i suoi stessi doveri religiosi, in fondo cerca soltanto se stesso[19]. Il peccato originale è dunque per Lutero la privazione totale del corretto funzionamento e della capacità d'esercizio di tutte le facoltà, tanto del corpo, quanto dell'anima.
Lutero definisce "curvitas" l'immensa volontà dell'uomo di appropriarsi di tutto, di servirsi di tutto, avendo se stesso come unico punto di partenza e unico punto di arrivo. Là dove introduce la curvitas vi associa quasi sempre anche la "pravitas" e la "perversitas". Nello specifico intende con "pravitas" ciò che non è "rectum" e con "pervesitas" lo sconvolgimento della "rectitudo" termini con i quali esprime l'inversione delle finalità insite nell'uomo.

Dopo il peccato originale l'uomo ha infatti un "cor curvum" che distorce tutte le realtà create, le allontana dalla loro finalità creaturale e sconvolge l'ordine della giustizia universale.

Il servo arbitrio
Per quanto attiene la libertà umana, la posizione di Lutero è strettamente connessa con la sua dottrina del peccato originale.
Nel De servo arbitrio l'opera fondamentale al riguardo, afferma che l'uomo non gode di alcuna libertà morale. Il libero arbitrio è per lui "res de solo titulo, seu titulus sine re" [20]. Di fatto ciò che l'uomo possiede è un servum arbitrium. Secondo Lutero questo non significa che egli non compia azioni volontarie ma che la volontà umana non è mai libera. Anche le azioni che vuole infatti, non le vuole liberamente. Prima della grazia, nella condizione di peccato la volontà umana vuole il male; con la grazia invece, vuole veramente il bene. Tuttavia non ha mai il potere della scelta; essa viene mossa irresistibilmente e obbedisce sempre a una forza che la spinge ad agire. In altre parole non è indotta a volere ciò che vuole per virtù di una scelta; essa è sempre soggetta ad una necessità che non dipende da lei. Per questo non gode mai del libero arbitrio[21]. Negato il libero arbitrio, Lutero pone la radice dell'agire umano fuori dell'uomo stesso: in Dio quando opera il bene, nel demonio quando opera il male. L'uomo va infatti a destra o a sinistra, a seconda che sia, come un cavallo, montato da Dio o dal demonio. E questa condizione appartiene a tutti gli uomini dopo il peccato originale. Si chiami Adamo, Eva, Caino, Giuda, egli è assolutamente impotente a compiere il bene. La fatalità del peccato consiste dunque nel fatto che esso è una determinazione essenziale della persona.

La giustizia: iustus ex fide vivit  SALVEZZA

Con questa espressione Lutero inaugura un nuovo sistema nella dottrina della salvezza. Questa procede da Dio senza alcun concorso umano e senza la minima trasformazione della sua natura, che resta sempre viziata dalla concupiscenza e inquinata dal peccato. Nel Commento alla Lettera ai Romani, questi principi fondamentali sono esplicitati, insieme al discorso relativo alla "buone opere" di cui sottolinea il ruolo assolutamente ininfluente per quanto concerne la giustificazione.[22]Le tesi esposte nel Commento ai Romani vengono riprese e ribadite nel successivo Commento ai Galati. Qui introduce due distinzioni importati per la sua teologia:
la definizione aristotelica di giustizia che si contrappone a quella cristiana
la giustizia secondo la legge che si contrappone alla giustizia secondo la Fede (o Vangelo)
La giustizia, secondo il concetto aristotelico, consiste nel "dare a ciascuno il suo" e questo non ha nulla in comune con il concetto cristiano secondo cui la giustizia è "la fede in Gesù Cristo o la virtù che si crede in Gesù Cristo". La giustizia di Cristo non si limita quindi come quella aristotelica a perfezionare moralmente l'uomo, ma fa molto di più, lo libera dal peccato.[23]
La distinzione tra "giustizia secondo la Legge " e "giustizia secondo la Fede" è così espressa:[24]
« La prima dipende dalle opere compiute con le proprie forze. È una giustizia servile, finta, esteriore che non giova affatto alla gloria, ma che riceve già in questa vita la sua ricompensa.
La seconda dipende dalla fede, dalla Grazia ed ha luogo quando riconoscendosi peccatore all'uomo imputata la giustizia nel nome di Dio. »
Per Lutero la iustitia ex sola fide rispecchia fedelmente l'insegnamento di San Paolo e di Sant'Agostino d'Ippona. Per il teologo tedesco infatti l'osservanza della legge ed il suo compimento non possono assolutamente produrre la salvezza, ma servono solo a predisporre l'anima alla giustificazione in quanto suscitano in essa quello stato di disperazione rispetto alla salvezza che induce il peccatore a cercare rifugio in Dio, a confidare soltanto in lui e a invocare la sua misericordia.
L'affermazione di questa dottrina segna una spaccatura con la tradizione dei Padri e degli Scolastici secondo i quali la radice della salvezza sta nella grazia ( il dono divino che sana e santifica l'uomo) e i frutti nella carità. Per Lutero, al contrario, la radice della salvezza sta nella giustificazione (nel dichiarare giusto il peccatore) e il frutto nella fede. Imbocca così una via nella quale il concetto di fondo della dottrina della salvezza non sarà più quello di "grazia" ma quello di "giustificazione" .


La predestinazione
Con l'affermazione della fides sine operibus[25] e la negazione del libero arbitrio Lutero prende le distanze dalla tradizione cattolica in generale. La teoria della predestinazione si inserisce come logica conclusione di tali premesse ed è considerata opera esclusiva di Dio. Non solo, ma secondo Lutero Dio sceglie alcuni per la vita eterna mentre altri li condanna alla morte eterna. C'è dunque una duplice predestinazione[26].
Lutero elabora la dottrina della predestinazione in aperta polemica con Erasmo da Rotterdam. Questi nella sua opera De libero arbitrio faceva dipendere la predestinazione dai meriti acquisiti in questa vita. Lutero, al contrario nel De servo arbitrio sostiene che Dio salva o condanna chi vuole: egli giustifica indipendentemente da qualsiasi merito e con la sua volontà fa sì che molti vadano necessariamente all'inferno. Da tutta l'eternità, infatti, Dio decide tutto con un atto di volontà impenetrabile. Dio stesso è la regola e la misura di quanto fa. Perciò non lo si può accusare assolutamente di ingiustizia se premia alcuni e condanna altri.

L'ecclesiologia
Il discorso di Lutero sulla Chiesa è molto ricco e articolato. Non fu tanto la polemica con la Chiesa di Roma ad indurre il teologo tedesco ad approfondire il tema dell'ecclesiologia, quanto la sua concezione della salvezza. Infatti una salvezza che procede tutta dall' alto, dal decreto divino comporta una concezione radicalmente nuova della Chiesa. Il suo fondamento oggettivo è, come del resto per i singoli credenti, la Parola di Dio, mentre quello soggettivo è la fede. Insomma, Dio proclama salvo l'uomo e questo lo è soltanto quando accetta umilmente la sua Parola. Secondo questa visione la Chiesa finisce per essere costituita soltanto da coloro che hanno accolto con fiducia la Parola di Dio e non da chi ha compiuto le opere buone: elemosine, pellegrinaggi, mortificazioni, preghiere. Nell'opera La cattività babilonese della Chiesa (1520) Lutero sviluppa la sua ecclesiologia. Essendo la giustificazione opera esclusiva, diretta ed immediata di Dio, tutte le strutture che nella Chiesa di Roma erano intese a mediare la salvezza, non hanno più ragione di esistere. Quindi per Lutero non occorre né papa né vescovi, né monaci né presbiteri, né santi, né reliquie,né indulgenze. Anche dei sette sacramenti solo due meritano di essere conservati: il battesimo e la cena del Signore. La loro funzione però non è più quella di essere cause strumentali della salvezza, come insegnava la teologia scolastica, ma quella di essere dei simboli che la significano come effettuata.
Nel Battesimo e nella Cena del Signore ciò che conta non sono le cerimonie o la materia che si adopera, ma le parole con le quali si annuncia la promessa salvifica di Dio[30].
Lutero riduce ai minimi termini l'apparato "strutturale" della Chiesa. Tutti i salvati si trovano essenzialmente sullo stesso piano: sono tutti sacerdoti, tutti profeti, tutti re. Gli unici due ministeri, quello della Parola e quello della Cena assumono un ruolo molto più modesto di quello che avevano sia nella Chiesa Latina sia nella Chiesa greca. Anche a livello di terminologia, Lutero sostituisce la parola Kirche(Chiesa) con Christenheit (Cristianità). Con ciò intende ancora meglio esprimere la volontà di riconoscere come unica realtà che costituisce gli uomini in popolo di Dio, solo l'azione interamente trascendente dello Spirito Santo.
In questo modo Lutero dissocia ciò che il cattolicesimo chiama "Chiesa" in due realtà inconciliabili: da una parte un Regno di Dio, interamente spirituale che è l'atto di Cristo, dall'altra un tentativo interamente umano, dunque carnale e peccaminoso, di organizzare gli aspetti esteriori della religione.

Dicono i protestanti: «Lutero è stato uno strumento di Dio per raddrizzare la Chiesa». Vi invito a considerare se un uomo che ha scritto o pronunciato le bestemmie di seguito elencate può essere stato uno «strumento di Dio» per compiere qualcosa di buono. Chi era Martin Lutero? Egli fu il fondatore di una religione senza Sacramenti e priva di una Gerarchia ecclesiastica, un uomo che disprezzò il valore delle buone opere e della penitenza per la nostra salvezza. Lutero fu un monaco apostata che fece asserzioni eretiche a riguardo a dottrina cattolica. Eccone alcune.
Su Dio e su Gesù Cristo
Secondo i Discorsi a tavola (Tischreden), le note dei suoi ammiratori pubblicate in forma di libro, Lutero disse di Nostro Signore Gesù Cristo:
• «Cristo commise adulterio prima di tutto con la donna che incontrò al pozzo di Giacobbe, di cui San Giovanni scrisse: "In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri", o "Perché parli con lei"? Dopo di lei fu la volta di Maria Maddalena, e poi venne la donna colta in flagrante adulterio che Cristo congedò così gentilmente. Quindi, anche Cristo, pur essendo così retto, si è reso colpevole di fornicazione prima di morire» 2.
• «Non pensate che Cristo ubriaco, perché aveva bevuto troppo all'Ultima Cena, abbia sconcertato i Suoi discepoli col suo parlare a vanvera»? 3.
• «Deus est stultissimus» («Dio è molto stupido») 4.
• «Certamente Dio è grande e onnipotente, buono e misericordioso, e tutto ciò che si può immaginare in questo senso, ma è anche stupido» 5.
• «Dio si è sempre comportato come un pazzo» 6.
Nei diari personali scritti da Lutero, recentemente scoperti e studiati da Padre Theobald Beer (1902-2000), che ha pubblicato un libro su questo tema, l'eresiarca afferma che Cristo è simultaneamente Dio e Satana, buono e cattivo. Lutero professava un dualismo gnostico ed eretico. I protestanti ignorano questi scritti di Lutero, e i pochi pastori che ne sono a conoscenza li tengono ben nascosti. Lutero rimproverava Dio per tutti i crimini della Storia, e affermava che Giuda non aveva scelto liberamente di tradire Cristo (esattamente come Adamo) perché Dio aveva già deciso chi sarebbero stati i peccatori (la predestinazione).

Sulla Messa
• «Quando la Messa sarà scalzata, avremo scalzato il papato! Perché è sulla Messa, come su di una roccia, che poggia completamente il papato, con i suoi conventi, le sue Diocesi, le sue Università, i suoi altari, i suoi ministri e le sue dottrine [...]. Tutto ciò cadrà in rovina quando sarà abbattuta questa sacrilega e abominevole Messa» 7.
• Sull'Offertorio Lutero scrisse: «Poi segue quell'abominazione che viene chiamata "Offertorio", nel quale tutto esprime oblazione» 8.
• Sul Canone della Messa: «Questo Canone abominevole è una raccolta di lacune confuse [...]. Esso fà della Messa un sacrificio; altri offertori vengono aggiunti. La Messa non è un sacrificio o l'azione di chi sacrifica. Noi lo consideriamo un sacramento o un testamento. Permetteteci di chiamarlo una benedizione, l'eucaristia, la tavola del Signore o il memoriale del Signore» 9.
• Sulla tattica da usare per introdurre la messa protestante: «Per giungere sicuramente e felicemente alla nostra mèta, dobbiamo conservare alcune delle cerimonie della vecchia Messa, così verrà accettata anche dall'indeciso che potrebbe rimanere scandalizzato da cambiamenti troppo frettolosi» 10.

1 Traduzione dall'originale inglese The Blasphemies of Luther («Le bestemmie di Lutero»), a cura di ANTONIO CASAZZA. Articolo reperibile alla pagina web
http://www.traditioninaction.org/religious/e043-Blasph.htm
2 Cfr. MARTIN LUTERO, Tischredden, edizione di Weimar, nº 1472, vol. II, pag. 107; cit. in F. BRENTANO, Martinho Lutero, Ed. Vecchi, Rio de Janeiro 1956, pag. 15.
3 Cfr. F. BRENTANO, op. cit., pag. 135.
4 Cfr. MARTIN LUTERO, op. cit., nº 963, vol. I, pag. 487; cit. in F. BRENTANO, op. cit., pag. 147.
5 Ibid.
6 Ibid., pag. 111.
7 Cfr. D. RAFFARD DE BRIENNE, Lex Orandi: La Nouvelle Messe et la Foi («La legge della preghiera: la nuova messa e la fede»), 1983.
8 Cfr. H. CHARTIER, La Messe Ancienne et la Nouvelle («L'antica Messa e la nuova»), 1973.
9 Cfr. LUTERO, Sermone della 1ª Domenica di Avvento.
10 Cfr. J. MARITAIN, Trois Réformateurs («Tre riformatori»).
11 Cfr. MONS. L. CRISTIANI, Du Lutheranisme au Proteatantisme («Dal luteranesimo al protestantesimo»), 1900.
12 Cfr. M. CARRÉ, J'ai choisi l'Unité («Ho scelto l'unità»), DPF, 1973.
13 Cfr. G. LE RUMEUR, La Révolte des Hommes et l'Heure de Marie («La rivolta degli uomini e l'ora di Maria»), 1981.
14 Cfr. H. GUISAR, Martin Luther: La Vie et son Oeuvre («Martin Lutero: la vita e la sua opera»), Lethielleux, Parigi 1931.

Sul sacerdozio
• «Che pazzia voler monopolizzare il sacerdozio solo per pochi»! 11. Per Lutero, il sacerdozio era condiviso da tutti i fedeli.
• Sul suo comportamento: «Da mattina a sera non faccio altro che bere. Chiedetemi perché bevo così tanto, perché parlo così loquacemente e perché mangio così spesso. Lo faccio per imbrogliare il diavolo che viene a tormentarmi [...]. É mangiando, bevendo e ridendo in questo modo e talvolta anche di più, e anche commettendo qualche peccato, che sfido e disprezzo Satana tentando di sostituire i pensieri che il diavolo mi suggerisce con altri pensieri, come ad esempio pensando con avidità ad una bella ragazza o ad una ubriacatura. Se non facessi così diventerei oltre modo furioso» 12.
• «Ho avuto fino a tre mogli nello stesso tempo». Due mesi dopo, egli disse che ne aveva sposata una quarta, un'ex monaca 13.
Sulla Chiesa
• «Se condanniamo i ladri ad essere impiccati, gli scassinatori al patibolo e gli eretici al fuoco, perché mai non dovremmo usare tutte le nostre armi contro questi dottori di perdizione, questi cardinali, questi papi e tutto il codazzo della Sodoma romana affinché non possano più corrompere la Chiesa di Dio? Per quale motivo non dovremmo lavare le nostre mani nel loro sangue» 14.

1 Traduzione dall'originale inglese The Blasphemies of Luther («Le bestemmie di Lutero»), a cura di ANTONIO CASAZZA. Articolo reperibile alla pagina web
http://www.traditioninaction.org/religious/e043-Blasph.htm
2 Cfr. MARTIN LUTERO, Tischredden, edizione di Weimar, nº 1472, vol. II, pag. 107; cit. in F. BRENTANO, Martinho Lutero, Ed. Vecchi, Rio de Janeiro 1956, pag. 15.
3 Cfr. F. BRENTANO, op. cit., pag. 135.
4 Cfr. MARTIN LUTERO, op. cit., nº 963, vol. I, pag. 487; cit. in F. BRENTANO, op. cit., pag. 147.
5 Ibid.
6 Ibid., pag. 111.

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