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Apocalisse (13, 1)  

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Scritto da Rino CAMMILLERI   
 

Le vetrine dei librai sono piene di testi sull’argomento, pensosi saggi o instant-book, tanto che interi scaffali nelle librerie sono dedicati all’islam e il Corano sta nella classifica dei bestseller. Chi avrebbe potuto immaginare che il nuovo millennio si sarebbe aperto con la ricomparsa di un antichissimo nemico? Certo, bisogna distinguere, perché non tutto il mondo islamico è nemico dell’Occidente; anzi, i nemici sono solo una sparuta minoranza, poche migliaia, su circa un miliardo di musulmani.

Tuttavia, il terrorismo che impensierisce l’Occidente si autoqualifica «islamico» e usa parole che credevamo di avere affidato ai libri della storia più remota: «crociati», per esempio. È un terrorismo che non fa mistero della sua volontà di piegare l’Occidente, restaurare il califfato, far trionfare l’islam nella sua versione più dura su tutto il mondo. È ovvio che si tratta di un’utopia, ma specialmente la vecchia Europa ha già visto, e più volte, di cosa possa essere capace un’utopia a mano armata. I sogni, dei terroristi, di far tornare l’islam a dominare Budapest e l’Andalusia sono semplicemente pazzeschi e farneticanti. Ma sono pazzie e farneticazioni che non scherzano affatto: hanno costretto gli Usa a intervenire militarmente in Afghanistan e in Iraq, e sono state capaci di condizionare pesantemente la vita politica in Spagna.


È destino che non si debba mai stare tranquilli? Siamo appena usciti dal ventesimo secolo, il secolo dei totalitarismi, delle guerre mondiali, dei genocidi e dei terrorismi ideologici. Crollata l’Urss e riunificata la Germania si parlò seriamente di «fine della storia». Invece occorse impegnarsi in una guerra a due passi da qui, nei Balcani, e il mondo assistette in diretta televisiva alle ultime novità in fatto di aberrazioni: la «pulizia etnica» e lo «stupro etnico». Finita quella, ci fu appena il tempo di lanciare i fuochi artificiali per il Terzo Millennio che già accadde l’11 settembre e siamo piombati in un incubo peggiore perché diffuso. Nessuno è più al sicuro. Non è uno «scontro di civiltà», senz’altro, ma, piaccia o no, è in nome di una diversa concezione della civiltà che si sta combattendo quella che qualcuno non esita a definire quarta guerra mondiale.


Gli esperti e gli analisti ci dicono che il terrorismo fondamentalista islamico non c’entra con la religione perché sia il terrorismo che il fondamentalismo sono invenzioni occidentali. È certamente vero, ma sta costringendo tutti a occuparsi di religione e a interrogarsi sulla propria e su quelle altrui. Se qualcuno cerca di farmi saltare in aria in nome di Allah e dandomi del «crociato» e del «cristiano», è naturale che io cerchi di capire cosa vogliano dire queste parole e che vada a informarmi su Allah, le crociate e il cristianesimo. Così, un Occidente immerso fino al collo nell’edonismo, nell’indifferenza religiosa, nella secolarizzazione e seriamente a rischio di finire nel vuoto del nichilismo si è ritrovato a dover riflettere sulla sua identità, magari scoprendo che questa identità, a suo tempo, era stata definita proprio dal millenario assedio islamico, che aveva costretto gli europei a trovare l’America giusto per aggirarlo.

Poi, a un certo punto, un film riporta la Passione di Cristo al centro del dibattito mondiale, tenendo banco per un intero anno e occupando copertine e prime pagine. Era solo un film ma è stato capace di far discutere su Gesù e il suo processo, la morte e la resurrezione, cioè i principali misteri della fede cristiana. Non è esagerato pensare che, dato il vespaio suscitato, tutti gli occidentali siano andati a vederlo, quel film. Così, mentre il mondo islamico si interroga sulla sua religione e le sue implicazioni, quello post-cristiano si interroga su Cristo. Per molti, nei due campi, si tratterà di riscoperta o, quanto meno, di drastica riflessione. Due coincidenze fanno un indizio, diceva Agatha Christie, e due indizi fanno una prova. Dobbiamo, dunque, inferire la provvidenzialità di tutto quello che accade?

Il credente sa che nulla succede per caso e che è la Provvidenza a guidare la storia. Sì, siamo abituati a usare la parola «Provvidenza» solo per gli accadimenti positivi, ma dovremmo saperlo che a volte Dio permette il male affinché scaturisca un maggior bene. E il bene massimo, per i credenti, è la salvezza dell’anima, cui Dio sembra tenere sopra ogni cosa. Naturalmente, lungi da noi il voler interpretare i «segni dei tempi», perché ci hanno già provato i laudatori dello «spirito post-conciliare» ed hanno preso solenni cantonate. No, l’azione del Padreterno è sempre misteriosa e quasi mai si riesce a decifrarla in corso d’opera. Per esempio, il secolo più anticlericale fu l’Ottocento ma vide un’esplosione di santità e di opere senza precedenti. Però, solo a un secolo di distanza il fenomeno si poté valutare in tutta la sua ampiezza. E gli esempi storici sono solo esempi, perché le cose non si ripetono mai uguali.

Oggi le cose sono diverse e diverso è il problema che abbiamo di fronte. Ma la mente non può fare a meno di correre alla Scrittura, quasi per un riflesso condizionato. L’Apocalisse, al capitolo 13, parla della «bestia che sale dal mare» in questi termini: «Vidi poi una bestia che saliva dal mare; aveva dieci corna e sette teste (…). Ora, una delle teste appariva come colpita a morte, ma la sua ferita mortale fu guarita». Questa «bestia che aveva ricevuto la ferita della spada e poi aveva ripreso vita» (13, 14) può essere figura di un antico nemico che si credeva sconfitto da secoli? Chissà…
 
IL TIMONE - N. 33 - ANNO VI - Maggio 2004 - pag. 20 - 21


Il libro dell'Apocalisse

Solitamente nel linguaggio comune odierno Apocalisse è inteso come un termine negativo, "La fine del mondo catastrofica" ma in realtà non è così che si deve intendere. Apocalisse ovvero Rivelazione è il libro scritto da San Giovanni Apostolo, per rivelare alla Chiesa le sue visioni estatiche, rapito nello spirito alla presenza di Dio, Giovanni ha appreso alcune verità sui tempi ultimi dell'umanità. Alcune profezione contenute nel libro dell'Apocalisse si sono già avverate, come ad esempio la caduta e la distruzione dell'impero romano. Nelle prime pagine del libro dell' Apocalisse troviamo chiaramente scritto che alcuni fatti si avvereranno a breve altri alla fine dei tempi. I protestanti naturalmente intendono che la fine di Roma sia quella della Chiesa cattolica, ma in realtà la fine di Roma è riferita proprio all'impero romano che perseguitò duramente i cristiani. Ovviamente il significato escatologico di Apocalisse di deve interpretare in maniera corretta, e non può essere dato in pasto ai teologi della domenica, che ne forniscono spiegazioni l'una diversa dall'altra. Gesù Cristo ha deputato la Sua Chiesa alla corretta interpretazione di tutta la Bibbia, e l'unica Chiesa che puà dimostrare la discendenza apostolica è quella cattolica romana, assieme ad alcune chiese d'oriente, ortodosse.

Cosa dice l'Apocalisse sull'idolatria?


(Apocalisse 19: 10)
Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: “Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la Testimonianza di Gesù. E’ Dio che devi adorare”.

(Apocalisse 22:8-9)
Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazioneai piedi dell’Angelo che me
le aveva mostrate. Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. E’ Dio che devi adorare”.

“Come vedete cari fratelli c’è parecchia differenza tra le prostrazioni in senso di rispetto e le prostrazioni in senso di adorazione, le prime sono ammesse da Dio, e nella Bibbia ne troviamo parecchi esempi, quando invece si tratta di adorazione viene sempre specificato “…per adorarlo..”
i fratelli separati creano molta confusione tra prostrazione in adorazione e prostrazione in segno rispetto. Ci accusano di idolatria solo perché alcuni di noi si inchinano di fronte alle statue di santi in segno di rispetto. Praticamente si ergono a nostri giudici, credendo di leggere nel nostro cuore, accusandoci di adorare i santi, quando invece noi li rispettiamo, li veneriamo come campioni di fede, come esempi da imitare. Certo non ho paraocchi che mi impediscano di vedere alcuni eccessi che affliggono taluni santuari, dove si vedono persone strisciare sulla ginocchia, verso la statua di un santo, o veder fare gesti troppo enfatizzati in onore di qualche santo. In questi casi sarebbe compito del parroco spiegare e istruire meglio codesti fedeli. Ma, per questo, non posso dire che la Chiesa cattolica insegni l’idolatria, sul catechismo cattolico non se ne trova traccia. E anche vero che troppi cattolici lo sono solo a livello anagrafico, ma non per questo si può fare di tutta l’erba un fascio, oppure puntare il dito contro tutta la Chiesa cattolica romana. Il Signore Gesù Cristo ha sempre preferito lasciar crescere la zizzania in mezzo al frumento buono, per non correre il rischio di sradicare tutto. La Chiesa cattolica romana è piena di difetti, riscontrabili in alcuni suoi vescovi e sacerdoti, ma preferisco crescere assieme a questa zizzania piuttosto che vivere nell’eresia.
E’ difficile far capire ai protestanti che i nostri inchini non esprimono adorazione, ma solo rispetto.

Se parlando personalmente con diversi fratelli pentecostali, gli porto le prove bibliche di prostrazioni fatte da personaggi biblici in segno di rispetto, mi dicono: ‘va bene, ammettiamo che tu non adori i santi, ma tutti gli altri cattolici cosa fanno?’ praticamente sfuggono sempre davanti a un dialogo che li porta ad ammettere che le prostrazioni in segno di rispetto sono perfettamente bibliche. Si ergono a giudici di tutti coloro che rispettano i santi. Più volte ho suggerito di chiedere porta a porta ai cattolici se considerano i santi come dèi, ma mi hanno risposto che nessun cattolico risponderebbe di adorare i santi. Perché allora costoro si ergono a nostri giudici? Eppure i giudici interrogano gli accusati, espongono loro i capi di accusa, e li fanno parlare a loro discolpa. I giudici ascoltano gli accusati prima di condannarli, molti protestanti invece condannano senza ascoltare nessuno. La prova di adorazione idolatra sarebbe dentro i cuori degli idolatri, ma nessun uomo può leggere i cuori, quindi come fanno a condannare o etichettare ‘idolatri’ noi cattolici? I cattolici sono forse dei mentitori quando dicono di non adorare i santi? Come fanno a provare che sono (o siamo) mentitori? Nonostante tutto le stesse persone ritorneranno a fare le stesse accuse, come se nessun chiarimento fosse stato dato loro.
Satana fa di tutto per separare noi cristiani, e tenta in tutti i modi di separarci dai santi, campioni di fede, che con le loro preghiere possono aiutarci nel combatterlo. I molti protestanti che si ergono a nostri giudici non peccano forse di presunzione e orgoglio?”

Ritornando alle prostrazioni in senso di adorazione, nei versi di Atti e Apocalisse, leggiamo: (Atti) “Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo”, (Apocalisse) “Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo”, “mi prostrai in adorazione ai piedi dell’ange”. Quindi lo stesso Luca (autore degli Atti) scrive che Cornelio si gettò ai suoi piedi per “adorarlo”, non scrive semplicemente: “si gettò ai suoi piedi”, no! Aggiunge la parola: “per adorarlo”, e noi sappiamo che “adorare” significa: “venerare Dio o un dio”, cioè: “riconoscere ‘Dio’ o ‘un dio’”. Per cui, Cornelio credette di trovarsi davanti un dio o Dio, ecco perché Pietro lo fece rialzare, e lo dimostra da ciò che subito dopo gli disse: “Alzati: anch’io sono un uomo!”, come per dire, ed è chiarissimo, “guardati che io non sono Dio, o un dio, ma un uomo”, lo dice chiaro: “sono un uomo”, altrimenti avrebbe detto solamente: “Alzati”; e Luca non avrebbe scritto: “per adorarlo”.

Tanto è vero che lo stesso Luca negli Atti 16:29 per la stessa identica azione di prostraha scritto: “si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila”, non ha aggiunto la parola “adorare”, e non leggiamo che Paolo e Sila lo fanno alzare, perché?
Perché il carceriere in loro non riconosceva Dio o degli déi, ma uomini  di Dio, quindi non li adorò,  semplicemente li venerò o li onorò, tanto è vero che subito dopo il carceriere disse: “Signori, cosa devo fare per essere salvato?” e Paolo cosa rispose?: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”, non aggiunse: “Non ti devi più prostrare davanti a noi”.
Per Apocalisse 19:10 e 22:8-9 vale lo stesso discorso di Atti, infatti Giovanni scrive: “Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo”, “Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo…”,  quindi Giovanni riconosce di aver pensato che quell’angelo era Dio, altrimenti non avrebbe scritto: “adorarlo” e “adorazione” che significa, come già detto, “riconoscere Dio” infatti l’angelo disse: “Non farlo! Io sono un servo come te...”, “Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te...”.
Infatti ci sono altri casi identici come Genesi 19:1 e Tobia 12:15-16 ecc., dove si è notato che gli angeli che hanno ricevuto la prostrazione, non hanno rimproverato nessuno e hanno accettato la prostrazione.
Quindi ripeto per l’ennesima volta, che la prostrazione fatta a Dio o agli dèi o a chi si riconosce un dio, è ADORARE, mentre negli altri casi è solo un atto di venerazione o di onore con segno di grande rispetto e ossequio che non ha niente a che fare con l’adorazione.
E a tal proposito vi voglio far vedere di altri due casi, per confermare tutto ciò che ho detto riguardo a Paolo e di cui Luca stesso ci informa tramite gli Atti 14:8-18:

“C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. Egli ascoltava il discorso di Paolo e questi, fissandolo con lo sguardo e notando che aveva fede di esser risanato, disse a gran voce: “Alzati in piedi!”. Egli fece un balzo e si mise
a  camminare.
La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, esclamò in dialetto licaonio e disse: “Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!”. E chiamavano Bàrnaba Zeus e Paolo Hermes, perché era lui il più eloquente.
Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all’ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: “Cittadini, perché fate questo?
Anche  noi  siamo  essere  umani,  mortali  come voi, e vi predichiamo di convertirvi da queste vanità al Dio vivente che ha fatto il cielo,  la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano.
Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non
ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi il cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori”.  E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio.”

E gli Atti 28:7-10:

Nelle vicinanze di quel luogo c’era un terreno appartenente al “primo” dell’isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza  per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbre e da dissenteria; Paolo l’andò a visitare e dopo aver  pregato gli impose le mani e lo guarì, dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati;
ci  colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario
.

Nel primo caso (Atti 14:8-18) la gente ha scambiato Barnàba per il dio Zeus (Giove) e Paolo per il dio Hermes (Mercurio), infatti il sacerdote del dio Zeus voleva offrire, ai due apostoli, assieme alla folla, un sacrificio. Giustamente Paolo e Barnàba non volevano essere considerati dèi, per cui non volevano sacrifici, infatti dissero: “Noi siamo esseri umani come voi e vi predichiamo di convertivi di queste vanità al Dio vivente”. Oltretutto, questa gente era politeista e non conosceva Paolo, Barnàba e Gesù Cristo, per cui li volevano onorare (adorare) come dèi e non per quelli che erano.
Nel secondo caso (Atti 28:7—10) Paolo non era considerato un dio e anche qui ha guarito gli isolani, come nel caso precedente, con l’imposidelle mani.
Cosa hanno fatto gli isolani? Lo hanno onorato.
Beh! Non risulta che Paolo ha impedito di essere onorato? O, Dio lo ha punito? NO!
Questo riconferma che non è proibito onorare o pregare gli uomini di Dio per andare a Gesù, come non è proibito Onorare o venerare la croce, cosa che non fanno i protestanti.


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