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LA CONFESSIONE
SACRAMENTO DI AMORE E LIBERTA'


Capisce fino in fondo la confessione solo chi fa esperienza di fede (è stato battezzato, prega per avvertire la Sua presenza amorosa e vive nella carità perché vuole dire al mondo che Dio ama gli uomini). Questa premessa è fondamentale perché comprendere la confessione non è come comprendere una pagina di letteratura o di matematica. Per le materie scolastiche sono sufficienti l’intelligenza e l’applicazione, ma quando si ha a che fare con l’amore e le sue manifestazioni (il perdono di Dio è una delle manifestazioni del Suo amore) o con la libertà (e la confessione è esercizio e recupero della nostra libertà) solo Dio con la sua forza può aiutarci a “penetrarle”.

Capisce fino in fondo la confessione solo chi ha deciso di rientrare in se stesso. Anche questa premessa è fondamentale perché solo chi ha deciso di non fuggire dal suo dolore interiore, ha smesso di apparire e ha iniziato a conoscersi fino in fondo. Può “vedere” la bellezza della confessione che tocca il midollo della nostra vita: l’anima. Chi ha già iniziato sa che questo cammino verso la verità di se stessi è lungo e faticoso e che chi vuole tutto e subito non otterrà mai niente. Per questo chi vuol capire questo sacramento deve essere disposto a cercare nella fatica.

é confessarsi

Tutti, ma proprio tutti, facciamo esperienza del peccato. Il peccato sono tutte quelle parole, quei gesti positivi che avremmo dovuto compiere e non abbiamo compiuto, quei gesti negativi e chiusure che abbiamo commesso e che avvertiamo non avremmo dovuto fare.
A scuola ho trattato male quel mio compagno per far vedere agli altri che sono forte, ma adesso che sono da solo e ci ripenso mi sento un cretino e ci sto male; non volevo parlar male di quella mia amica, ma mi è capitato di parlarle alle spalle e adesso che la vedo ci sto’ male oppure, se ormai mi sono abituata a sparlare, quando la vedo piangere perc  causa mia, ci sto male.
Quante volte diciamo cose che non avremmo detto se fossimo stati più calmi, quanti gesti  compiamo perché lo fanno tutti anche se dentro sentiamo che non ci piacciono, oppure se ormai siamo un po’ troppo abituati al male, quante volte, dopo molto tempo, ci pentiamo perché ci accorgiamo che le conseguenze non sono buone (non ho studiato, perché così potevo avere tanto tempo libero, ho preso 4 e adesso sono scontento perché devo andare a ripetizioni e recuperare un asterisco... e devo dire addio a tutto il tempo libero).
L’effetto del peccato è duplice e va verso “l’esterno” e verso “l’interno”.
Va verso “l’esterno” perché facciamo soffrire gli altri, li deludiamo, li sfruttiamo; deridiamo i deboli, dividiamo o rompiamo amicizie, sprechiamo il bene che abbiamo (tanto ce ne tanto).
Va verso “l’interno” perché ci lascia un senso di insoddisfazione, un non so che di fastidioso... da sempre noi cristiani chiamiamo questa sensazione come senso di colpa. Chi ha deciso di guardarsi in faccia sa che le prime cose che vengono a galla sono i sensi di colpa. Il mondo continuamente ti dice di non preoccuparti, che i tuoi sbagli sono sciocchezze, che tanto fare o non fare una cosa è lo stesso, ma tu nel profondo di te sai che non è così e tutto quello che hai messo da parte, nascosto, esplode. Infatti quante volte in un momento di dolore voi vi sfogate con qualcuno e l’altro ti dice: “non farti  sensi di colpa” e mentre lo ascolti, tu sai che non dipende da te, vengono e basta”... quei sensi di colpa che non sai da dove vengono, hanno la loro origine nei peccati che hai commesso precedentemente.
La confessione cancella il senso di colpa perché cancella la colpa. Chi può risollevare una madre che in un momento di stupidità, di debolezza o di tragico vuoto ha deciso di sbarazzarsi del bambino che era nel suo grembo? Nessuno! Lei da sola non ce la fa, il conforto degli amici o  interventi di psicologi attenuano il dolore, ma per breve tempo, poi il rimorso riemerge. Nessuno la giudica, è lei che si giudica da sola. È contemporaneamente l’accusata e l’accusatrice. Proprio per questo  sa che nessuna pena può cancellare il suo misfatto.

L’uomo di fronte alla colpa non sa che pesci pigliare. Due vie rimangono a sua disposizione: la disperazione o l’appello ad un tribunale superiore. Nel profondo del suo cuore l’uomo spera in un qualche cosa di superiore che possa liberarlo da questo terribile peso. In una parola l’uomo sa che solo Dio può cancellare la colpa, Lui solo che ci ha creati innocenti può ricrearci tali. Ecco perché gli ebrei si scandalizzavano quando Gesù diceva: “ti sono perdonati i tuoi peccati” perché erano consapevoli che solo Dio, e nessun altro uomo, poteva perdonare i peccati. Loro (gli ebrei) non credevano che Gesù era veramente il Figlio di Dio e giustamente  si stracciavano le vesti.
Se avete seguito con attenzione il discorso capite allora che la confessione non è un ulteriore peso che il Signore o la Chiesa ha imposto ai noi poveri cristiani, ma un dono necessario perché spesso non sappiamo come venire a capo dei nostri errori che ci fanno sentire colpevoli.

non sento il bisogno di confessarmi

Qualcuna potrebbe furbescamente obiettare che lui non avverte nessun senso di colpa e per questo non ha nemmeno la necessità di doversi confessare. Può anche essere che uno non avverta nessun senso di colpa perché  non ha commesso nessun tipo di peccato, ma ne dubito fortemente. Anzi direi di più: più uno pecca e rimane nel peccato meno sentirà il peso della sua colpa e il bisogno di confessarsi. Quando mio nipotino ruba la cioccolata e vede comparire la mamma compie due gesti molto precisi: si nasconde e poi quando la mamma lo sgrida, nega spudoratamente tanto da suscitare l’ilarità di mia sorella.
Questo atteggiamento lo ripetiamo anche noi ogni volta che commettiamo un peccato, fuggiamo da Dio e neghiamo a noi stessi i peccati commessi, perchè non vogliamo portare il peso delle nostre colpe.
Aggiungo una seconda osservazione: tra due innamorati anche il più piccolo gesto fatto male risulta pesante e si vorrebbe non farlo... meno si ama Dio meno si sente il peso del peccato. Attenzione però che sentirlo di meno non vuol dire che il peso non ci sia e che non contribuisca a farci sentire la nostra vita come indegna di essere vissuta (Che schifo di vita la mia... diciamo spesso).


e confessarsi da un prete?

A questo punto una potrebbe anche ammettere che ha peccato, che sente il bisogno di confessare la sua colpa e di essere perdonato e tuttavia non capire la necessità di dire i propri errori ad una persona come lui. Cosa hai tu di tanto diverso da me per potermi perdonare a nome di Dio? Oppure, non posso vedermela io direttamente con Dio?
Queste difficoltà sono le stesse dei farisei che si scandalizzano quando Gesù perdonava i peccati del paralitico. Sembra davvero impossibile che Dio si debba servirsi di uomini per “far pace con altri uomini”. A chi ha un briciolo di fede cattolica direi così: perché ti fai questa domanda e invece non ti domandi come mai tu non puoi trasformare il pane nel corpo di Gesù? In fondo confessione e Eucarestia sono due sacramenti, se puoi far uno puoi fare anche l’altro. Eppure, questa seconda domanda non ti sorge. Allora vedi che è stupido pensare di aver un rapporto immediato con Dio che non passi attraverso dei fratelli particolari scelti da Lui. A tutti gli altri direi così: da sempre l’uomo va da altri uomini per aver un contatto con la divinità o con gli spiriti... in passato i sacerdoti che uccidevano agnelli e vitelli per chiedere la benedizione per gli altri, adesso, nell’era moderna, maghi, fattucchiere, astrologi, medium... hanno la pretesa di metterci in contatto con il futuro con gli spiriti e noi gli crediamo. Ancora una volta andare dal prete non è un fardello che Gesù ci ha costretto a portare, ma un aiuto perché Lui sa bene che noi abbiamo bisogno di mediazioni concrete per capire veramente il peso della nostra colpa e quindi sentirci veramente perdonati. I pedagogisti sanno che quando un bambino afferra la sorellina e minaccia la mamma di buttarla giù dal 5 piano, sta facendo “una cosa buona” perché rende esplicito, oggettivo, un sentimento di invidia che prova e, in questo modo può allontanarsene. Chi va in giro dicendo che si suicida difficilmente lo farà. Chi lo pensa e non lo dice mai a nessuno quasi sicuramente lo farà. Così noi, dicendo i nostri peccati ad uno che è scelto da Dio, possiamo veramente distaccarcene e liberarcene, se li teniamo per noi non ne usciremo mai.

ci si confessa?

Se intuisci minimamente la bellezza del discorso che abbiamo fatto allora non perdere tempo con tanti se, ma, però... avvicina un prete e ritrova la pace con Dio e con te che è il saluto con il quale il sacerdote generalmente ti congeda (va in pace).
E se è da tanto tempo che non lo fai, e se non sai da dove cominciare allora ascolta me.
Trovati un angolo tranquillo dove puoi stare da solo a riflettere. Pensa a tutte le persone che ti vogliono bene, pensa a tutte le belle esperienze che hai fatto, a tutte le cose che ti sono state donate pensa e ringrazia perché sono tutti doni Suoi. Lascia crescere in te l’amore e la riconoscenza per Lui.
Poi, fai un ulteriore sforzo, ricorda tutte le parole che hai detto e che sai hanno arrecato male a qualcuno, pensa alle azioni cattive (sparlare, giudicare, approfittare) a tutte le occasioni che pur potendo fare qualcosa per qualcuno hai preferito pensare solo a te stesso. Pensa a quante volte hai pensato male di Dio lo hai creduto un tiranno, pensa a tutte le occasioni in cui potevi incontrarlo e non le hai sfruttate per pigrizia per non farti coinvolgere troppo. Pensa a quanto poco ti consideri e come a volte ti lasci usare, a quanto pieghi il tuo corpo a sacrifici inutili per apparire diverso da quello che sei...
Poi alzati va in Chiesa dal sacerdote, inginocchiati da lui, confida tutti i tuoi peccati senza paura lui è una persona come te e conosce le sue debolezze e per questo comprende le tue. Di tutto e liberati dalle tue colpe. Con questo gesto compi due azioni sante: confessi le tue colpe, e confessi la tua fede in Lui, nel suo amore che non viene mai meno, nel suo amore che ti ri-fa nuovamente innocente.

non mi confesso
perché tanto non cambia niente!


Fra tutte le obbiezioni questa è la più stupida. E come se uno andasse dal dentista è poi si lamentasse che gli fa ancora male il piede che si è storto il giorno prima. Quando ti confessi non lo fai perché così dopo sarai migliore di prima... lo fai per essere ri-messo (= messa nuovamente) nelle condizioni di cambiare, ma essere nelle condizioni di poter cambiare non vuol dire cambiare. È come se con il peccato tu ti fossi messo a correre nella direzione opposta del traguardo. Con la confessione vieni ri-girato verso la direzione giusta sarà poi la tua volontà e soprattutto la tua umiltà a farti correre e a non farti cambiare direzione. La confessione cancella il peccato, ma non la possibilità di peccare nuovamente perché il peccato è una delle possibilità della libertà e Dio rispetta infinitamente la tua libertà.

non mi confesso perché sono libero
non voglio rendere conto a nessuno


Questa affermazione tocca un problema importante: quello della libertà. Vediamo se riesco a farmi capire... Tu sei libero di fare quello che vuoi, ma nel momento stesso in cui tu fai una qualsiasi scelta non sei più totalmente libero come prima. Se sei in macchina e arrivi ad un bivio, finché rimani nel bivio sei pienamente libero perché, in quel momento puoi andare sia a destra che a sinistra. Quando però decidi di andare ad esempio a destra, non sei più pienamente libero perché andando a destra hai costretto la tua libertà ad orientarsi e quindi a limitarsi e quindi a non essere così libero come era prima che potevi andare anche a sinistra.
Se sei onesto con te stessa capisci allora che non esiste la libertà assoluta, perchè per essere assolutamente liberi non si dovrebbe mai scegliere. Fortunatamente  esiste solo la mia libertà che si orienta o da una parte o dall’altra. Ora orientarsi vuol dire fare delle scelte, prendersi le proprie responsabilità che la scelta liberamente compiuta comporta. Questo lo esige la libertà stessa. Posso drogarmi... sì, ma poi non posso prendermela con il mondo perché non riesco più a venirne fuori, devo portare il peso di ciò che ho combinato e accusare solo me.

Posso scegliere quello che voglio, ma non posso pretendere di non dover mai render conto a nessuno perché minimo minimo devo rendere conto a me stesso e a quelli che mi vogliono bene e a cui ho voluto bene. Quando dico rendere conto voglio dire che le scelte che faccio toccano gli altri nel bene e nel male. Per restare nell’esempio della droga quando un ragazzo “si fa” poi ne paga le conseguenze lui e tutta la sua famiglia. Chi conosce un po' questa realtà sa che è proprio così. Poi se guardi la società dei grandi ti accorgi che più l’uomo si dichiara libero di fare quello che vuol più deve rendere conto con esattezza di tutto ciò che fa...
La confessione non è solo rendere conto a Dio, ma soprattutto essere ri-messi nella condizione di piena libertà. Per tornare all’esempio della macchina: sono al bivio ho voluto girare a destra anche se sapevo che c’era il divieto di transito... con la confessione se da una parte devo rendere conto al vigile che mi ricorda che sto andando contro mano, dall’altra miracolosamente vengo rimesso nuovamente al bivio per poter scegliere nuovamente in piena libertà.

psicologa mi dice che i sensi di colpa
ce li creiamo da soli.
confessarsi è una fregatura...


I sensi di colpa nascono per due motivi: o perché abbiamo commesso una colpa reale e per questi c’è la confessione; oppure perché abbiamo avuto delle esperienze negative da piccoli che ricordiamo inconsciamente che leghiamo ad un nostro errore. Queste esperienze ci rodono dentro è come se ci sentissimo ancora ripetere sei un brutto bambino adesso vai di sopra e stai in castigo... Per questi tipi di sensi di colpa c’è lo psicologo.
Mi si potrebbe chiedere come si fa allora a distinguere gli uni dagli altri. A questa osservazione rispondo così: confessati e tutti i veri sensi di colpa, quelli legati a delle reali colpe, passate o presenti, svaniranno. Tutto quello che avvertirai come senso di colpa, subito dopo, saranno sensi di colpa da presentare allo psicologo o alla tua buona osservazione.

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