Peccato Originale Conseguenze Catechesi - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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IL PECCATO ORIGINALE E LE SUE CONSEGUENZE

Il primo uomo è stato creato direttamente da Dio e tutto il genere umano da lui discende, bisogna ora approfondire, dal punto di vista dogmatico, l’importantissima dottrina sul peccato originale. Essa è stata varie volte ignorata nel corso della storia ed in questi ultimi tempo lo è in maniera quasi totale, anche da parte di non pochi fedeli facenti parte del corpo mistico di Gesù. La sua dimenticanza determina due complementari errori: una visione troppo ottimistica dell’uomo e della sua supposta “bontà” ed una non meno perniciosa concezione idolatrica dell’uomo medesimo, che si considera capace di darsi la salvezza da se stesso e di costruire un mondo a sua immagine, con le sue sole forze e senza il necessario aiuto di Dio.

IL PECCATO ORIGINALE E IL SINODO DI CARTAGINE

Il primo grande eretico che ignorò la dottrina sul peccato originale fu il monaco Pelagio (360-420), il quale – semplificando molto in sintesi – sosteneva che il peccato originale fu un semplice “cattivo esempio” dato dai nostri progenitori ai loro discendenti e che pertanto l’uomo può e deve santificarsi esclusivamente in base ai suoi sforzi ascetici, di cui Gesù ha dato “buon esempio” e con i quali può tranquillamente raggiungere la perfezione. Papa Zosimo, nel 418, convocò un sinodo a Cartagine, dove – presenti circa 200 vescovi – furono emanate le seguenti sentenze di natura dogmatica (Denz 222-230):
1) E’ eretico chi afferma che la morte è una necessità della natura e non una diretta conseguenza del peccato originale (come voleva l’eretico Celestio);

2) E’ eretico chi afferma che non si devono battezzare i bambini “in un tempo attiguo al parto” (e non, come oggi è diventato costume, sei, sette, dieci, dodici mesi dopo…);

3) E’ parimenti eretico chi afferma che i bambini morti senza Battesimo vivano beati in qualche posto del Paradiso (Denz 224. In base a questa affermazione, si comprenda come è estremamente difficile negare l’esistenza di ciò che la Tradizione ha chiamato Limbo, dove appunto vanno, senza soffrire ma anche senza godere la visione beatifica, i bambini non battezzati e dove dunque si trovano il miliardo di anime di bambini abortiti negli ultimi 50 anni in tutto il mondo…);

4) E’ eretico chi afferma che la Grazia di Dio serve solo a rimettere i peccati commessi e non anche ad aiutarci a non commetterne di ulteriori;

5) E’ eretico chi afferma che l’unico scopo della grazia è illuminare l’intelletto nella conoscenza e non anche dare alla volontà la forza e la capacità di compierlo;

6) E’ eretico chi afferma che senza la Grazia l’uomo, grazie al suo libero arbitrio può compiere il bene, limitandosi la Grazia solo a renderne meno difficile l’esecuzione;

7) E’ eretico chi pensa di essere senza peccato (cosa di cui una montagna di fedeli sono oggi convinti, sia in linea teorica che, più spesso, dal punto di vista pratico);

8) In questo senso è eretico anche chi afferma che la frase del Padre nostro “rimetti a noi i nostri debiti” viene detta solo per umiltà e non perché l’uomo, anche se giustificato, pecca quotidianamente.

Si badi che tutte queste affermazioni sono perentorie e vincolanti. Chi ha la pazienza di andarle a leggere, vedrà che ciascuna di esse è corredata da quella postilla, un tempo molto utilizzata, “anathema sit”, ovvero “sia scomunicato”. Nel senso che chi fa affermazioni quali quelle singolarmente condannate, si deve considerare, ipso facto, fuori della comunione della Chiesa, ovvero formalmente eretico.

Volendo sintetizzare ecco cosa insegna la Chiesa sul peccato originale. Fu un peccato gravissimo, commesso da Adamo come capostipite del genere umano, che si trasmette per propagazione, nell’atto del concepimento, come vero peccato (“peccato trasmesso ma non commesso”). Da esso è immediatamente e causalmente derivata la morte di Adamo e di tutti i membri del genere umano. Questo peccato fa perdere la Grazia e può essere tolto solo con il sacramento del Battesimo. Chi muore senza aver ricevuto il Battesimo, essendo privo della grazia, non può accedere alla visione beatifica. Conseguentemente è da riprovare il dilazionare il Battesimo ad un tempo “non attiguo” al parto delle nuove creature (il catechismo di san Pio X avrebbe specificato massimo entro i primi dieci giorni). Anche una volta rimesso, il peccato originale lascia delle conseguenze molto gravi nell’uomo. Anzitutto una grande difficoltà nel discernere il bene dal male. Inoltre una vera impossibilità – di fatto – di compiere il bene (ovviamente il bene meritorio della vita eterna, non un bene semplicemente umano) senza l’aiuto della grazia. Un’inclinazione al male che permane nell’uomo “vita natural durante” e che, senza l’aiuto della Grazia – che fortifica l’anima e la corrobora per lottare contro i peccati futuri – è inesorabilmente destinata ad aumentare fino a trascinare l’uomo al peccato mortale, come avrebbe puntualizzato più tardi san Tommaso d’Aquino sulla scia di sant’Agostino. Di modo che, senza la Grazia, è impossibile che l’uomo non pecchi mortalmente. Infine, chi pensa di essere senza peccato, come afferma san Giovanni, inganna se stesso. A causa dell’inclinazione al male che permane nell’uomo, infatti, è impossibile – senza una straordinaria grazia di Dio – non commettere dei piccoli peccati (unitamente a innumerevoli imperfezioni), per cui affermare di essere senza peccato è atto di gravissima superbia. Se ci sembra di essere senza peccati non è perché non li abbiamo, ma perché non li vediamo. E questo, generalmente, dipende da colpevole carenza di formazione della propria coscienza.

Penso che sia semplicemente pletorico commentare come questa dottrina sia oggi stata pressoché totalmente dimenticata fino ad apparire obsoleta. Si ricordi però che le affermazioni dogmatiche non cambiano e non possono affatto cambiare col passare del tempo. Se erano vere nel quinto secolo, lo sono tuttora. E se allora dovevano essere credute e osservate sotto pena di perdere la comunione con la fede divina e cattolica, non meno la si perde qualora le si disattenda oggi comportandosi come se non esistessero.

IL PECCATO ORIGINALE E IL CONCILIO DI ORANGE

Il secondo grande Sinodo che, combattendo Pelagio e le sue eresie, si preoccupò di definire ulteriormente la dottrina cattolica sul peccato originale fu il sinodo di Orange (529). Si badi anzitutto che tale sinodo fu celebrato 110 anni dopo quello di Cartagine; il che significa che l’eresia pelagiana – consistente nella minimizzazione della vera e propria catastrofe causata dalla colpa d’origine sulla struttura “ontologica” dell’uomo e del creato – era ancora ampiamente diffusa e insegnata anche nella Chiesa. Inoltre si andava diffondendo una piccola variante nel pelagianesimo – una dottrina chiamata “semipelagianesimo” – che, pur affermando in linea di principio la necessità della grazia santificante, attutiva in parte le conseguenze della colpa d’origine e affermava che fosse possibile all’uomo dare inizio al suo processo personale di conversione, semplicemente usando bene il suo libero arbitrio.

Il sinodo di Orange contiene ben venticinque canoni, due sul peccato originale e ventitré sulla grazia. Con essi alcune delle principali tesi di sant’Agostino in merito a questi argomenti diventano patrimonio dottrinale dogmatico e vincolante della Chiesa. Mi limito a riportare le affermazioni principali, senza scendere troppo nelle sottigliezze e finezze teologiche, stante lo stile divulgativo e formativo di questi articoli.
Viene anzitutto espressamente condannata l’opinione di chi limitava gli effetti negativi del peccato originale alla morte corporale, lasciando intatta – sul piano spirituale – la libertà dell’uomo. In realtà l’uomo non giustificato dalla grazia di Dio, come diceva sant’Agostino, “non può non peccare”, in quanto è un vero “schiavo di satana” (come affermano i passi della Scrittura, citati nel canone 1, di Ez 18,20, Rm 6,16 e 2Pt 2,19). Il libero arbitrio dell’uomo non può, nello stato di natura decaduta, volgersi liberamente e autonomamente al bene: può solo accogliere la grazia della conversione e, una volta che stia in grazia (allora sì!), lottare (e vincere) – sempre con l’aiuto della grazia santificante – contro le seduzioni del peccato e del male.
Viene inoltre condannata la dottrina che minimizza o limita gli effetti della colpa di origine sui discendenti di Adamo, effetti che non si limitano alla mortalità di tutto il genere umano, ma anche alla “morte dell’anima” (privazione della grazia santificante e soggezione a satana), con cui nascono tutti gli uomini di ogni luogo e ogni tempo. Seguono una serie di affermazioni dogmatiche che fanno comprendere come ogni bene spirituale che si trovi in noi (perfino un buon pensiero, una buona scelta, etc.) sia sempre preceduto e causato da un’ispirazione divina, limitando l’azione del libero arbitrio dell’uomo (comunque molto importante) al solo fatto che può accoglierla e seguirla, oppure respingerla e disattenderla.

IL PECCATO ORIGINALE E IL CONCILIO DI TRENTO

Anche il Concilio di Trento, nella lotta contro le numerosissime e pericolosissime eresie luterane, dedicò un intero decreto a ribadire e confermare la dottrina cattolica sul peccato originale (Sessione V, 17 Giugno 1546). Eccone i passaggi essenziali, che stavolta è opportuno citare per esteso, riservandocene il commento nel prossimo articolo.
“Chi non ammette che il primo uomo Adamo, avendo trasgredito nel paradiso il comando di Dio, ha perso subito la santità̀ e la giustizia, nelle quali era stato creato e che è incorso per questo peccato di prevaricazione nell’ira e nell’indignazione di Dio, e, quindi, nella morte, che Dio gli aveva prima minacciato, e, con la morte, nella schiavitù́ di colui che, in seguito, ebbe il potere della morte e cioè̀ il demonio; e che Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell’anima e nel corpo: sia anatema” (Denz 1511).
Chi afferma che la prevaricazione di Adamo nocque a lui solo, e non anche alla sua discendenza; che perdette per sé soltanto, e non anche per noi, la santità̀ e giustizia che aveva ricevuto da Dio; o che egli, corrotto dal peccato di disobbedienza, trasmise a tutto il genere umano solo la morte e le pene del corpo, e non anche il peccato, che è la morte dell’anima: sia anatema. Contraddice infatti all’apostolo, che afferma: Per mezzo di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte; cosí anche la morte si ha raggiunto tutti gli uomini, perché́ in lui tutti hanno peccato”(Denz 1512)

“Se qualcuno afferma che il peccato di Adamo, uno per la sua origine, trasmesso con la generazione e non per imitazione, che aderisce a tutti, ed è proprio di ciascuno, possa esser tolto con le forze della natura umana, o con altro mezzo, al di fuori dei meriti dell’unico Mediatore, il signore nostro Gesù́ Cristo […]; o nega che lo stesso merito di Gesù́ Cristo venga applicato sia agli adulti che ai bambini col sacramento del battesimo, rettamente conferito secondo il modo proprio della Chiesa: sia anatema (Denz 1513)

“Chi nega che i fanciulli, appena nati debbano esser battezzati, anche se figli di genitori battezzati oppure sostiene che essi sono battezzati per la remissione dei peccati, ma che non contraggono da Adamo alcun peccato originale, che sia necessario purificare col lavacro della rigenerazione per conseguire la vita eterna, e che, quindi, per loro la forma del battesimo per la remissione dei peccati non debba credersi vera, ma falsa sia anatema. Infatti, non si deve intendere in altro modo quello che dice l’apostolo: Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e col peccato la morte, cosí la morte si è trasmessa ad ogni uomo perché́ tutti gli uomini hanno peccato, se non nel senso in cui la Chiesa cattolica universale l’ha sempre inteso. Secondo questa norma di fede per tradizione apostolica anche i bambini, che non hanno ancora potuto commettere peccato, vengono veramente battezzati, affinché́ in essi sia purificato con la rigenerazione quello che contrassero con la generazione. Se, infatti, uno non rinasce per l’acqua e lo Spirito santo, non può̀ entrare nel regno di Dio (Denz 1514)”

“Chi nega che per la grazia del signore nostro Gesù́ Cristo, conferita nel battesimo, sia rimesso il peccato originale, o anche se asserisce che tutto quello che è vero e proprio peccato, non viene tolto, ma solo cancellato o non imputato sia anatema […]. Questo santo Sinodo professa e ritiene tuttavia che nei battezzati rimane la concupiscenza o passione. Ma, essendo questa lasciata per la lotta, non può̀ nuocere a quelli che non acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù́ Cristo. Anzi, chi avrà̀ combattuto secondo le regole, sarà̀ coronato. Il santo Sinodo dichiara che mai la Chiesa cattolica ha inteso che venga chiamato “peccato” la concupiscenza, qualche volta chiamata dall’apostolo peccato, per il fatto che nei rinati alla grazia non è un vero e proprio peccato, ma perché́ ha origine dal peccato e ad esso inclina. Chi pensasse il contrario sia anatema”. (Denz 1515)

“Questo santo Sinodo dichiara tuttavia, che non è sua intenzione comprendere in questo decreto, dove si tratta del peccato originale, la beata ed immacolata vergine Maria, madre di Dio, ma che si debbano osservare a questo riguardo le costituzioni di Papa Sisto IV, di felice memoria, sotto pena di incorrere nelle sanzioni in esse contenute che il Sinodo rinnova” (Denz 1516).

La dottrina della Chiesa ha, dunque, sancito essere verità di fede rivelata da Dio, anzitutto che il peccato originale è stata una trasgressione reale alla legge di Dio compita dal primo uomo, cioè Adamo, nella veste di capostipite dell’umanità. Conseguenza immediata e diretta di questo atto è stata la perdita immediata della santità e della giustizia originale, con tutti i doni (soprannaturali e preternaturali) connessi (immortalità, immunità dalle malattie, immunità dalle sofferenze, solo per citarne alcuni), la soggezione ad una reale schiavitù a satana (che ha appunto proprio per questo un certo potere sull’uomo unitamente alla potestà di nuocergli e di tentarlo) ed infine un reale peggioramento globale della condizione umana sia nell’anima che nel corpo (primo canone del Concilio di Trento, Denz 1511). A proposito di questo peggioramento, scrive san Tommaso d’Aquino:
Le piaghe inflitte alla natura umana dal peccato originale (ed alimentate da ogni peccato attuale) sono quattro: fragilità (l’irascibile perde la sua naturale ordinazione alle cose ardue, cioè la fortezza), ignoranza (la ragione perde la sua naturale ordinazione alla verità, cioè la prudenza), malizia (la volontà perde la sua naturale ordinazione al bene, cioè la giustizia), concupiscenza (il concupiscibile perde la sua naturale ordinazione al bene dilettevole regolato, cioè la temperanza). E’ questa la “ferita” inferta alla natura umana dal peccato originale. (CF I-II, q. 88, a. 2).

La seconda importantissima verità connessa alla dottrina cattolica sul peccato originale è che quest’atto di prevaricazione ha nuociuto non solo ad Adamo, ma a tutto il genere umano e a tutta la sua discendenza. Conseguentemente ogni uomo e ogni donna vengono concepiti privi della santità e della giustizia (cioè senza la grazia) e macchiati di un vero peccato (“trasmesso ma non commesso”), che pur essendo compiuto dal nostro progenitore inerisce a ciascuno come proprio. Con esso tutti gli esseri umani sono parimenti colpiti dalle pene del corpo e dalla morte corporale (secondo canone, Denz 1512).

La terza importantissima verità riguarda il modo con cui la colpa d’origine viene trasmessa: “per generazione e non per imitazione”. Significa che nell’istante stesso in cui due gameti diventano uno zigote e, contestualmente, l’anima viene creata, immediatamente, dopo un batter d’occhio, appena quell’anima viene infusa da Dio in quella cellula formata dal patrimonio genetico del papà e della mamma, essa si macchia di questa orribile colpa. E senza la redenzione compiuta da Cristo, che si applica in via ordinaria col sacramento del Battesimo, questa macchia e questa colpa non possono essere tolte (terzo canone, Denz 1513).

La quarta fondamentale verità, oggi disgraziatamente disattesa da moltissimi fedeli, è che, essendo il peccato originale un vero peccato che macchia l’anima e la priva della grazia, è quanto mai necessario, oltre che urgente, battezzare i bambini il più presto possibile, non procrastinando, come oggi è sciagurato costume, il battesimo per mesi e talora addirittura per anni. Senza questo sacramento, infatti, sono precluse le porte della vita eterna, di modo che non è affatto conforme alla fede credere che un bambino battezzato, che muoia senza battesimo, acceda immediatamente alla visione beatifica, nonostante non abbia (ovviamente) sulla coscienza nessun peccato personale commesso. Si pensi, in questo senso, al danno enorme che produce nelle anime degli innocenti la diffusione di questa insulsa e immotivata prassi, che rappresenta, a mio modesto avviano, uno dei tanti segni della perdita della fede in questi tempi di empietà dilagante… (quarto canone, Denz 1514).

La quinta essenziale verità è che il sacramento del Battesimo toglie senza dubbio il peccato originale (e, negli adulti, anche tutti i peccati attuali commessi), ma lascia nell’anima la concupiscenza, ovvero un’inclinazione al male e al peccato (che, di per se stessa, non è tuttavia un peccato), contro la quale l’uomo dovrà lottare e penare fino alla morte. Essa è come una ferita sempre aperta, che ha origine dalla colpa d’Adamo e verso il peccato irrefrenabilmente tende, ma contro di essa si può combattere e vincere con l’aiuto della grazia. Il nostro libero arbitrio, corroborato e aiutato dalla grazia di Cristo, può e deve opporsi alla concupiscenza (o “fomite”) e non acconsentirvi ed è su questo campo che si gioca la nostra santificazione personale e l’acquisto dei meriti necessari per essere coronati di gloria in Paradiso (quinto canone, Denz 1515).
Infine, esiste una sola creatura che è stata esente da questa tragica eredita lasciata dal primo uomo ed è Maria Santissima Immacolata. Alla formulazione negativa del Concilio di Trento (che intendeva escludere da quanto detto la Beata Vergine Immacolata), ha fatto seguito la proposizione positiva e dogmatica del beato Pio IX, che nel 1854, in quel santissimo 8 Dicembre, dichiarò essere verità rivelata da Dio l’esenzione dalla macchia d’origine della nostra Madre e Regina, che per questo rappresenta e sempre rappresenterà un pegno di sicura speranza e consolazione, nonché garanzia certa di vittoria contro il peccato e il suo artefice primo per tutti i suoi veri figli e devoti.

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