Annotazioni su Giobbe Catechesi ragazzi dolore - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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ANNOTAZIONI SU GIOBBE

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1. la malattia non è voluta dal Signore perché è un male. È solo permessa, tollerata, perché possa servire ad un bene più grande.
Proprio perché è un male dobbiamo far di tutto per eliminarla.
In “Salvifici doloris”, Giovanni Paolo II ha detto che “il Vangelo è la negazione della passività di fronte alla sofferenza. Cristo stesso in questo campo è soprattutto attivo” (SD 30).
Gesù infatti si è presentato come medico dei corpi e delle anime.

2. L’espressione “Dio manda una malattia” è impropria.
Il Libro di Giobbe ricorda che certe malattie hanno origine dal maligno e Dio lo permette per motivi più alti.

3. La volontà di Dio che dobbiamo compiere quando siamo malati è questa:
- anzitutto dobbiamo curarci, perché la salute è un bene prezioso per noi e per gli altri;
- finché persiste la malattia dobbiamo trasformala in atto di amore e di riparazione davanti a Dio in unione con le sofferenze di Cristo.
Nell’enciclica menzionata, Giovanni Paolo II dice che “la sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell’amore...
Cristo allo stesso tempo ha insegnato all’uomo a far del bene con la sofferenza e a far del bene a chi soffre. In questo duplice aspetto egli ha svelato fino in fondo il senso della sofferenza” (SD 30).

4. Io non direi che il Signore permette le malattie per metterci alla prova.
Direi piuttosto che Dio le permette perché ingrandiamo la nostra capacità di amare e per farci portare frutto.
Non dobbiamo dimenticare che Gesù ha detto: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo... ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15,1-2).
Non dev’essere tempo perso neanche quello in cui siamo impediti nel fare il nostro dovere quotidiano a causa della malattia.

5. La Chiesa ha sempre insegnato che è un dovere per ogni persona malata curarsi con tutti i mezzi proporzionati.
In tal senso si è espresso Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae: “Si dà certamente l’obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all’eutanasia; esprime piuttosto l’accettazione della condizione umana di fronte alla morte” (EV 65).

Ti ringrazio di avermi portato su un terreno nel quale tutti, prima o poi e per più o minore tempo, siamo chiamati a dimorare.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


1. (1, 1-21) Egli realizzava grandi opere sulla terra: poiché sapeva trarre profitto dalle opere stesse. Ogni giorno banchettavano, finché non fossero stati presenti al completo. È questo un segno del loro amore. Egli offriva sacrifici per loro in base al loro numero. Occorre intendere che una cosa sono le confessioni fatte in privato (paragonabili a sacrifici individuali), e un’altra cosa è il sacrificio per il peccato di tutta la comunità e per tutti i peccati da lei commessi, sacrificio che diventa segno [della presenza] del Signore. Perché non abbia a succedere che i miei figli pecchino, bestemmiando Dio in cuor loro.

Giustamente si aggiunge:

Perché non abbia a succedere
. Egli infatti immaginava che lo bestemmiassero in cuor loro. Ed ecco vennero gli angeli di Dio che si fermarono dinanzi a Dio. La propensione dell’anima verso la verità non si poteva descrivere in altra maniera, senza cioè che presentasse alcun richiamo cronologico o ambientale. E con loro venne anche il diavolo. Ci si chiede se quel con loro sia stato aggiunto perché solo attraverso di loro egli poté ascoltare. E il Signore disse al diavolo: Da dove vieni? L’abbinamento tra ciò che aveva compiuto anteriormente e ciò che gli si permette di fare in seguito costituisce la risposta alla domanda; quanto poi alla domanda stessa, cioè al richiamo alla potenza di Dio, che impedisce al diavolo di fare quel che vorrebbe - si indagherà infatti sui propositi dell’empio
1 - mira a farcelo conoscere meglio. Ma stendi la tua mano e tocca tutti i suoi averi.

Cioè, dammi il potere di fare questo. Se non ti benedirà apertamente. È un’espressione che rimane sospesa e deve completarsi così: Se toccati i suoi averi non ti benedice apertamente, (sottintendi) come ti regolerai? E il diavolo si allontanò dal Signore. Dall’interrogazione passò all’azione. E vennero i nemici e li catturarono. In conformità con la parola: Colui che ora agisce negli increduli
2, fu lo stesso tentatore che spinse all’azione anche questi nemici. Da notare come egli ha potere sugli uomini e sugli elementi; tuttavia questo potere gli vien dato da Dio. Sono uscito nudo dal ventre di mia madre. Notare quanto conforto contengano le sue parole, sebbene egli stesse praticando il lutto conforme esigevano le costumanze.

2. (2, 6. 8) Ecco te lo consegno; tu però risparmiagli l’anima. Non doveva azzardarsi a togliergli la vita. E prese un coccio per astergersi dal marciume. Sta a significare che a quanti confessano i peccati questi sono cancellati in virtù della passione del Signore.

3. (3, 3-26) E la notte in cui dissero: È stato concepito un uomo. Lo dissero alcune potenze celesti che erano in grado di sapere la cosa. Quella notte sia tenebrosa. Cioè: ci siano tenebre perché egli non abbia a soffrire ancora quel che ha sofferto. In altre parole: Essa vada dimenticata. Non la ricerchi il Signore dall’alto.

Cioè: non sia rinnovata mediante l’immortalità, ma essendo mortale perisca. Non si levi su di lei la luce: la luce del ricordo. Ma la posseggano le tenebre e l’ombra della morte. [La occupi] la vita presente, la quale è come un’ombra della pena futura; per cui questo è il senso: non la veda il giusto, che è luce, ma la posseggano le tenebre, e cioè i peccatori e [in essi] le varie tribolazioni della vita presente. La turbino, per così dire, le amarezze del giorno. [La turbino] i precetti che regolano la vita buona o magari lo stesso giorno del giudizio, poiché queste sono le cose che turbano gli uomini carnali. Quella notte la occupino le tenebre: cioè le tenebre eterne. Non si computi fra i giorni dell’anno: fra i giusti o gli spirituali, che godono della luce del sole e sono più grandi di lui. Ma quella notte sia dolore: perché essa crea dolore a coloro che la amano. Non la si computi fra i giorni del mese. Cioè i giusti che sono nella Chiesa (lo si dice perché la luna è il luminare minore), quei giusti ai quali son rivolte le parole: Ma io, fratelli, non vi potei parlare come a persone spirituali
3, mentre Paolo personalmente stava fra i giorni dell’anno. La maledica colui che maledice giorni come quello: il Signore che riprova quanti amano i beni carnali. Le stelle di quella notte divengano tenebrose. Lo divengano coloro che primeggiano nel peccare. Si arresti e non venga alla luce. Profetando dice che essi non si convertiranno. Perché non chiuse la porta del grembo di mia madre. Cioè della città terrena rappresentata da Babilonia. Le sue porte sarebbero state chiuse se il peccatore non fosse stato elogiato per le brame del suo cuore 4.

Perché non sono morto in seno a mia madre? Cioè prima che mi distinguessi dinanzi a te per una qualche mia azione? Chi infatti è stato [solamente] concepito rimane nell’ambito della speranza. Perché appena uscito dal grembo non sono subito morto? In queste parole dobbiamo vedere simboleggiato uno che si è invecchiato in dette concupiscenze. Perché mi sostennero le ginocchia? In modo che lì sopra io divenni robusto. Perché ho succhiato alle mammelle? Cioè ho attinto a quelle dottrine che mi nutrivano nel male. Adesso certamente dormirei e riposerei. Morendo al mondo presente. Con i re che riscuotono onori sulla terra. Nella Chiesa. E si gloriano delle spade. Di quelle spade di cui si dice: E la spada dello spirito che è la parola di Dio
5. O con i principi che abbondarono di oro.

Cioè di sapienza. Che riempirono le proprie case d’argento. Cioè della parola del Signore. O fossi stato come un feto uscito abortivamente dal grembo materno. In tal modo non si sarebbe mai levato in alto. O come i bambini che non videro la luce, che non conseguirono alcuna dignità onorifica. Lì gli empi depongono il loro furore. Quando muoiono a questo mondo. Lì riposano i corpi spossati dalla stanchezza. Coloro che sono stanchi nel corpo ma non nell’anima, ovvero quanti hanno raggiunto la fine delle conquiste materiali. Non debbono più ascoltare la voce dell’esecutore. A proposito si dice: Il giudice ti consegnerà all’esecutore
6, e significa che i peccati sono stati rimessi. Egli infatti sta parlando degli empi. Lì c’è il piccolo e il grande. Penso che lo si dica come se fosse una sola persona e pertanto lo si possa ben intendere nel senso del detto scritturale: Chi si umilia sarà innalzato 7.

Lì il servo non teme il suo padrone
. Lo si interpreti secondo il detto: Vuoi non temere l’autorità? Pratica il bene
8, ovvero secondo l’altra affermazione: La carità perfetta esclude il timore 9. Perché dare la luce a coloro che sono nell’amarezza? A che serve l’onore che viene dal peccato? Perché dare la vita alle persone immerse nei dolori? Immerse in ciò che causa dolore, cioè nei peccati. Esse desiderano la morte ma non viene. Non conseguono i frutti del peccato. La morte è un riposo per l’uomo la cui vita è nascosta. Nascosta davanti a Dio o conosciuta da poca gente. E queste parole vanno intese della morte con cui moriamo al mondo. Nell’altra morte infatti non si dà riposo. Dio ha chiuso [la strada] dinanzi a lui. Non consegnandolo in balia dei desideri del suo cuore. Il gemito precede il mio desinare. Le tribolazioni mandate da Dio precedono il godimento dei miei pasti. Io piango oppresso dal timore. Constatando che mi è impossibile sfuggire a quel che temo. Mi raggiunge il timore [di ciò] che paventavo. Si riferisce alle avversità che ci capitano per nostro ammaestramento secondo dispone la misericordia di Dio. Non mi è stato dato d’essere né in pace né in silenzio, e nemmeno ho trovato riposo. Le cose per cui trepidava risultarono false. E l’ira [di lui] è scesa su di me. Mi ha colpito la sua ira vendicativa della quale è detto che il giusto si salverà a stento 10.

4. (4, 2-21) Parole di Elifaz: Chi sopporterà il peso delle tue parole? Questo tale afferma d’essere costretto a parlare perché gli è insopportabile quanto asserito da Giobbe. Non è forse roba da insensati il tuo timore? Se i consigli che davi agli altri erano veri, dovevi essere preparato a sostenere queste prove. Né avevi ragione a temere ciò per cui dicevi: Mi son piovuti addosso i mali che temevo
11. La tua speranza e l’integrità della tua vita son diventate stoltezza: per la quale le cose dolorose si considerano beni. Il fremito del leone e il ruggito della leonessa. Intendi il diavolo e la città dei superbi, spesso presentata dai profeti simile a una belva. È cessato il tripudio dei draghi. Cioè dei superbi e di quanti tendono insidie. Myrmicoleon è stato distrutto per mancanza di cibo. Questo accadrà perché alla fine non ci sarà più nessuno che esso divori inducendolo [al male]. Infatti i pii saranno separati dagli empi. Quel tizio però non dice cose giuste perché intendeva che fossero riferite a Giobbe le parole udite, le quali invece erano profezie riguardanti il diavolo.

Lo si chiama Myrmicoleon perché, quando ruba e occultamente perseguita il buon grano e togliendogli il germe gli impedisce d’attecchire e svilupparsi, combina tutte e due le cose: domina sugli avari e quanti accumulano tesori sulla terra; infierisce inoltre contro i giusti, che a modo di formiche durante l’estate si preparano il cibo per l’inverno, ma non riesce a divorarli perché i buoni saranno separati dai cattivi. E i leoncelli son divisi fra loro. La cospirazione dei principi di quella città è stata dispersa, cioè sono stati ridotti a zero i figli nati da quella città, socialmente dedita al male, e dal diavolo. È così accaduto anche perché loro stessi si sono sterminati a vicenda, tanto che di loro è
detto: Si solleverà gente contro gente
12. Non ti sarebbe capitata nessuna di queste cose. Si riferisce ai danni materiali o alla privazione dei figli o alle piaghe che coprivano il corpo; oppure, dice, non ti avrebbe trafitto il dolore interno del cuore poiché ti saresti consolato se avessi potuto dire con sincerità:

Non riceve forse il mio orecchio cose magnifiche da lui?
poiché queste parole dice di pronunziarle in virtù di una rivelazione. E lo spirito mi si presenta a faccia a faccia. Sembra che lo si debba intendere nel senso che egli abbia sentito come un soffio, poiché nelle parole che aggiunge afferma che non si tratta di figure. Va qui ricordato che anche lo Spirito discese in questo modo sugli apostoli. Che mai dunque? Ci potrà essere un uomo che sia puro dinanzi al Signore? Afferma di avere udito queste parole o che ne è rimasto spaventato perché dinanzi al Signore nessun uomo è puro, o che così ha veduto inquanto nessuno è così puro dinanzi a Dio da poterlo vedere come egli realmente è. Qui puro lo si deve prendere nel senso di " perfettamente puro ", mentre quello che aveva detto sopra, e cioè che l’uomo puro non perisce, è da intendersi di una purità relativa. Se non crede in contrasto con i suoi servi.

La cosa avvenne quando, dicendo Elia: Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, il Signore gli replicò: Mi sono riservato settemila uomini
13. Non per questo però quei settemila uomini erano già puri; va quindi ricordato che anche i profeti sono chiamati angeli. E nei riguardi dei suoi angeli scopre delle imperfezioni. In riferimento a quel che si asserisce contro di loro ovvero a ciò che essi stessi dicono. La qual cosa può essere detta anche dei veri angeli. Essi abitano case di fango. La loro dimora non è nei cieli 14. Li ha logorati come una tarma. O una qualche decomposizione li ha logorati come una tarma, o è stato Dio stesso a colpirli. Ovvero da una tarma o nel modo che logora la tarma [essi sono stati logorati], e cioè: da una putredine interiore e nascosta, sorta da loro stessi a causa delle loro voglie carnali, vale a dire perché abitavano in case di melma. Esistono dal mattino alla sera e non oltre. Non vivono oltre il tempo presente, né passando al di là della presente prosperità incontrano la tribolazione, poiché hanno già avuto la loro pena. E non potendosi soccorrere andarono in rovina. Ponendo in sé la speranza. Perirono perché privi di sapienza: per la quale non si ripone in se stessi la fiducia.

5. (5, 1-27) Invocalo [per vedere] se qualcuno ti risponderà. In realtà si risponde a coloro che son puri dinanzi a Dio. L’ira rovina lo stolto. Lo si dice della rabbia che arrovella il cuore dell’uomo quando pensa che gli sia accaduto qualcosa d’ingiusto, mentre egli non riflette d’essere, dinanzi a Dio, così impuro che alle sue invocazioni gli angeli non si sono degnati di rispondere né di farsi vedere. Chi non la pensa così è stolto e viene rovinato dalla sua collera irrazionale. Ovvero, in altre parole, lo stolto può non udire né vedere gli angeli perché è ucciso dalla sua ira e messo a morte dalla sua gelosia. La gelosia uccide il fuorviato. Colui che devia imitando i peccatori. Io poi ho visto gli stolti mettere le radici: intendiamo per stolti gli empi, per cui la sapienza dell’uomo, della quale si parla in appresso, la identifichiamo con la pietà. Essi saranno distrutti alle porte dei deboli. Cioè alle porte degli umili, quando questi saranno accolti nelle stanze [dello sposo] mentre gli stolti resteranno fuori
15. Quanto essi hanno raccolto lo mangeranno i giusti. Lo possiamo intendere come detto dei giudei, che hanno ricevuto le profezie, delle quali però si sono nutriti piuttosto i pagani, ovvero anche di coloro che praticando la legge si nutrono di quanto altri prescrivono ma poi si rifiutano di praticare. Loro personalmente non saranno liberati dai mali. Anche se predicano che il male non lo si deve compiere. Si esaurisca la loro forza con la quale insuperbiscono contro i deboli. Si esaurisca - dice - affinché imparino a tribolare. In realtà l’affanno non verrà fuori dalla terra. Non si debbono cioè rammaricare delle altre creature ma di se stessi. L’uomo nasce nell’affanno.

Si dice che nasce in riferimento al fatto che molti dalla vita di quiete s’inducono a passare a una vita turbinosa. I piccoli dell’avvoltoio svolazzano nelle quote più alte. Per avvoltoio si può intendere il Signore, che dall’alto della profezia guardò alla nostra condizione mortale, di cui si è cibato quando, scendendo fra noi, ci ha trasferiti nel suo corpo. Si chiamano piccoli dell’avvoltoio come altrove li si chiama " figli dello sposo ". Essi volano nelle quote più alte poiché dimorano nei cieli
16 e così sono esenti dagli affanni in cui l’uomo nasce. Essi infatti ascoltano la voce di colui che dice: Venite a me voi tutti che siete affaticati 17. In senso peggiorativo per piccoli dell’avvoltoio si possono intendere le potenze dell’aria, le quali si cibano di roba morta, cioè dei peccati.

Questi angeli prevaricatori non sono stati portati ad esperimentare la miseria molto angosciosa della condizione mortale in cui l’uomo nasce; e di questo essi vanno molto orgogliosi, cioè svolazzano nelle quote più elevate. Egli fa piovere sulla terra. Per dire che usa misericordia a chi confessa [la sua miseria]. Ne segue che la loro mano non pratica la verità. Essi non fanno ciò che promettono, volendo spadroneggiare sui deboli. Di giorno piomberanno su di loro le tenebre. Come è accaduto ai giudei, che non riconobbero chi fosse il Signore. A mezzogiorno andranno a tentoni come fosse notte. Essi vedevano i miracoli ma restavano dubbiosi e alcuni dicevano:

È un profeta
; altri: Egli inganna il popolo
18; e in questo modo nemmeno con la luce della lucerna vollero vedere. Essi muoiono in guerra. Nelle tentazioni. E il debole sfugga alla mano del forte: del diavolo. E ci sia una speranza per il debole. I forti di quell’altro genere infatti cercano quaggiù il loro benessere. Beato l’uomo rimproverato dal Signore. In questo sbaglia, cioè nel pensare che Giobbe soffra quel che sta soffrendo per delle colpe commesse, mentre egli per tale riprensione diventa beato in quanto, rimproverato severamente in questa vita, ha modo di emendarsi. Nel settimo [giorno] non ti colpirà il male. È una allusione misteriosa al sabato. Durante la carestia ti libererà dalla morte. Egli ti alimenta con la parola e ti rende saldo di fronte alle tentazioni. Nella battaglia ti sottrarrà al potere della spada: dal potere che ti incatena. Ti riparerà dai flagelli della lingua. Farà sì che tu non senta le villanie [che ti si dicono] e non ne abbia a soffrire. Ti farai beffe degli ingiusti e degli iniqui. In tal modo la [tua] sapienza sghignazzerà sulla rovina dei malvagi 19. Non temerai le bestie feroci. Non temerai i giudei, dal momento che ti obbediranno le genti. Queste parole dobbiamo intenderle come riferite al Signore.

Quanto a Elifaz, egli è in errore quando pensa che tutte le cose a lui rivelate si debbano riferire a Giobbe mentre in realtà esse nel loro insieme riguardano il Signore. Concluderai un’alleanza con le pietre del campo. Pietre del campo sono i pagani perché fra loro non ci fu alcun regime legale per cui essi potessero essere, per così dire, le pietre dell’edificio. Dinanzi a te le bestie feroci diverranno mansuete. Lo si può dire tanto dei giudei quanto dei gentili. In seguito ti accorgerai che la tua casa è in pace. Vale della Chiesa. I tuoi figli saranno come ogni erba campestre. Non patiranno siccità. Scenderai nella tomba come frumento maturo. Maturo per [affrontare] la sofferenza. Ecco, questo noi abbiamo indagato. Vi si conferma l’autorità di questa profezia. Quanto a te, conosci te stesso e quello che fai. Infatti non perché sia ingiusto Dio ha permesso che ti capitassero i tuoi mali.

Continua...


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