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CIAO DARWIN
Il mito dell'evoluzionismo in frantumi*
di Paolo Zanotto
* Una precedente versione del presente articolo è apparsa, con il titolo Ciao Darwin. Il crepuscolo dell'evoluzionismo, sul settimanale di cultura "il Domenicale", anno II, n. 40 (Sabato 4 Ottobre 2003), pp. 1 e 3.

      "Per il suo sfruttamento marxista, antitradizionale e pseudomistico, la teoria moderna sull'evoluzione delle specie si rivela come la Grande Frode. Mai prima una tesi di così dubbia scientificità era stata scelta come base indiscussa di importanti decisioni spirituali, e c'è da chiedersi se la scimmia non sia stata promossa ad antenato dell'uomo affinché l'uomo potesse essere sostituito a Dio": TITUS BURCKHARDT, Scienza moderna e saggezza tradizionale, Borla editore, Torino 1968, cap. 3, p. 86.
      "È necessaria una crociata di virilità e di purezza che arresti e annulli il selvaggio lavoro di quanti credono che l'uomo sia una bestia. - E questa crociata è opera vostra": JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Cammino, Edizioni Ares, Milano 2002, punto n. 121, p. 70.
      Nel novembre del 1859 il celebre naturalista inglese Charles Robert Darwin (1809-1882) pubblicava a Londra The Origins of the Species by Means of Natural Selection, ovvero L'origine delle specie per selezione naturale, opera nella quale esponeva per la prima volta la propria teoria sull'evoluzione. In base ad essa, le specie si sarebbero trasformate progressivamente nel corso delle ere, soprattutto nell'intento di adattarsi ai cambiamenti del proprio ambiente naturale ed evitare, così, il rischio di estinzione. Ma la scottante questione sull'origine animale dell'uomo non veniva affrontata. Tuttavia, nel 1868 seguiva La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico; nel 1871 sarebbe uscita un'altra opera, intitolata La discendenza dell'uomo e la selezione sessuale, in cui Darwin indicava l'Africa quale culla dell'umanità, preconizzando inoltre lo sterminio delle "razze selvagge della Terra" da parte delle "razze umane civilizzate". Infine, l'ultimo lavoro notevole del positivista inglese fu il libro su L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, apparso nel 1872.

Sensazionali successi editoriali
      L''agnostico' Darwin (tanto amato da Karl Marx proprio perché aveva inferto a Dio "un colpo mortale") poneva, in tal modo, le fondamenta per affrancare dalla natura divina la nascita di tutte le creature viventi, proponendo una tesi 'casuale', costituita dall'intervento di mutevoli condizioni climatiche, di habitat e di relativi bisogni crescenti, i quali avrebbero condizionato quelle specie viventi che si sarebbero dimostrate capaci di mutare insieme a tali elementi e, quindi, di vincere la lotta per la sopravvivenza. L'oscuro naturalista di Down portava a termine, in tal modo, il compito che gli era stato assegnato. Così, almeno, afferma Giuseppe Sermonti, icona dell''anti-evoluzionismo scientifico' e - più in generale - della riflessione critica sulla scienza moderna fin da quando, nel 1971, pubblicò per l'editore Rusconi il saggio controcorrente intitolato Il crepuscolo dello scientismo. Stando infatti al resoconto del noto genetista, alcuni personaggi avrebbero precedentemente ingaggiato Darwin con lo scopo di elaborare una teoria materialista sull'origine della vita, assicurandogli notevole fama ed un rapido successo editoriale. Si sarebbe trattato di individui che agivano per conto di un fantomatico Club X, costituitosi ufficialmente a Londra nel 1864. Tale associazione pare fosse solita riunirsi prima dei meetings della Royal Society per discutere gli indirizzi politico-culturali e mediatici che avrebbe dovuto imboccare la società inglese. La prima edizione de L'origine delle specie si esaurì in un solo giorno. Dopo un iniziale scherno piuttosto generalizzato da parte dell'opinione pubblica, in soli dieci anni Darwin si aggiudicò il consenso dell'ortodossia scientifica del tempo: il Club X aveva raggiunto il proprio obiettivo e mantenuto le sue promesse.

I turbamenti di un naturalista
      Per secoli, o millenni, nessuno aveva mai notato quelle prove schiaccianti, anche se teoricamente le aveva proprio lì: sotto agli occhi. Poi, d'un tratto, tutte quelle 'verità segrete' vennero finalmente 'esposte in evidenza', e dalla zolla sarebbero emerse le risposte che da tempo si attendevano. Sono, cioè, venuti alla luce i resti di una realtà ancestrale per troppo tempo occultata e rimossa mentalmente. Le prove su cui tali riletture della storia umana si fondavano sono, peraltro, alcuni resti fossili che avrebbero costituito gli anelli di congiunzione di una catena virtuale, la quale avrebbe condotto in linea retta dagli esemplari più primitivi del genere dei Primati fino all'uomo.

Vano il domandarsi perché - se tali teorie fossero realmente attendibili - a parità di latitudine, condizioni climatiche ed ambientali, e via discorrendo, è possibile trovare 'evoluti' esemplari di Homo sapiens sapiens accanto a babbuini e scimpanzé, ma in circolazione non s'incontra un Australopiteco neppure a pagarlo oro. Come è stato autorevolmente osservato, l'estrema rarità delle forme intermedie, anche nella documentazione fossile, continua a rivestire una sorta di 'segreto di casta' della Paleontologia. Inutile cercare la ragione dell'estinzione degli esemplari delle fasi intermedie; superfluo più che altro, giacché l'incontestabilità del dogma darwinista è contenuta in quei pochissimi resti fossili a cui si accennava. Talmente rari da tormentare perfino lo stesso Darwin. Molto meno turbati appaiono, invece, i suoi più tardi epigoni ed emulatori di ogni categoria. Tutti presi dal contendersi a vicenda la palma dell'ortodossia piuttosto che quella dell'originalità, producendo semplici varianti sul tema, sfugge ai loro occhi la beffa dell'artista (così come sfuggì quella delle false teste di Amedeo Modigliani ad affermati critici d'arte), giacché, se la principale occupazione è quella di dividersi in mille rivoli, di fronte alla necessità di difendere il contestato cardine dogmatico le truppe sparpagliate riacquistano la monolitica compattezza d'una testudo romana.

L' «uomo scimmia» fai-da-te
      D'altronde, come dubitare di fronte ad un Eoanthropus Dawsoni, meglio conosciuto come 'Uomo di Piltdown', che deteneva tutte le caratteristiche necessarie per rappresentare il classico caso da manuale. Due crani con caratteri marcatamente primitivi, una mandibola nettamente scimmiesca, un canino ed un molare vennero portati in superficie fra il 1909 ed il 1915. Nel frattempo, esso fu valutato positivamente da alcuni supposti specialisti e, pertanto, inserito quale dato certo ed acquisito in numerose pubblicazioni di prestigio, come ad esempio la famosa Enciclopedia Treccani dove veniva ampiamente descritto. Purtroppo, però, dopo quasi quarant'anni dal ritrovamento dei frammenti presso l'omonima località del Sussex orientale, nel 1953 venne dimostrato da una commissione di scienziati che si trattava di una bufala clamorosa. Se qualcuno fosse tentato di pensare ad un errore di quest'ultima équipe di studiosi, se lo levi dalla testa: il falsario ha già confessato tutto. Anche la Treccani si è vista costretta a rettificare definitivamente alla pagina 351 della terza appendice (1949-1960), spiegando come il famoso reperto di Piltdown altro non fosse se non il "prodotto di una mistificazione". Il cranio era, infatti, un fossile umano di epoca neolitica (quindi, relativamente recente); la mandibola era appartenuta ad un giovane orango, morto pochi anni prima, a cui erano stati limati i denti per farli sembrare umani; anche il canino era stato limato, al fine di applicarlo alla mandibola; il pomello di articolazione (condilo) era stato spezzato di fresco nell'intento di adattare la mandibola al cranio. Il tutto era stato, poi, usurato artificialmente e colorato chimicamente per simulare l'effetto del tempo.

Cannibali dagli occhi… ad amìgdala
      Un altro caso palese di interpretazione abusiva è rappresentato dal cosiddetto Sinantropo od Homo pekinensis. Unicamente per il fatto che le rimanenze ossee di tale scimmia - fino ad allora totalmente ignota agli zoologi - furono ritrovati insieme ai residui di utensili e focolari preistorici, si volle automaticamente dedurne che si trattasse delle spoglie del loro artefice, ovvero di un essere umano, sebbene i resti dello scheletro in questione si trovassero chiaramente mischiati a quelli di animali da preda. Il cranio, inoltre, presentava le medesime perforazioni osservate in casi analoghi, dove l'espediente si era reso necessario allo scopo di prelevarne il gustoso cerebro. Così, pur di non dover concludere la cosa più ovvia, cioè che il ritrovamento altro non riguardava che una preda di uomini preistorici, gli scienziati annunciarono che i cosiddetti Homines pekinenses si erano divorati a vicenda!

Quell'anello mancante fra rettili ed uccelli
      Da circa sei anni sull'autorevolissima "Boston Review" del Massachusetts Institute of Technology (MIT) infuriava una polemica assolutamente devastante per la dottrina darwinista quando improvvisamente, sul numero apparso nel novembre 1999, la rivista "National Geographic" pubblicò in pompa magna la foto di una lastra minerale nella quale si vedeva impressa l'immagine di un teropode pennuto. "È la prova che gli uccelli si sono evoluti da questi antichi rettili", esultava troppo frettolosamente il biologo Barry A. Palevitz nell'articolo dal tono sensazionalistico che accompagnava la presunta scoperta. Il rettile piumato ridava così smalto nuovo alla logora teoria evoluzionista. Il darwinismo, infatti, è talmente in declino oltreoceano, che in numerosi Stati dell'Unione si è perfino chiesto ed ottenuto che il suo insegnamento venga soppresso dalle scuole o, perlomeno, presentato come semplice ipotesi in alternativa ad altre, di cui si deve dare notizia allo stesso modo. Per rendersi conto delle enormi difficoltà che la 'teoria della scimmia' sta attraversando in ambiente scientifico basta fare un rapido giro in Internet e constatare di persona quanti siti ospitino tesi critiche, inserendo in un qualunque motore di ricerca parole-chiave come 'creazionismo' (ad ogni buon conto, ne riportiamo una piccola selezione in calce al presente articolo).

L'uccellosauro ed altre bestialità
      Adesso, però, quei fondamentalisti irrazionali, che credevano ancora cocciutamente alla favola della Creazione, avrebbero dovuto fare marcia indietro: era stato finalmente scoperto l''uccellosauro'. Acquisito il posto che gli spettava nello schema darwiniano di discendenze, allo snodo evolutivo fra rettili ed uccelli, esso venne battezzato con un'altisonante denominazione in latino, come d'uopo: Archaeoraptor liaoningensis. Di lì a poco, tuttavia, si sarebbe amaramente appurato che il supposto fossile altro non era se non l'ennesimo falso, composto da due differenti resti (di un uccello e di un sauro) incollati assieme, con abilità asiatica, per opera dei poverissimi contadini cinesi che vivono nella provincia di Liaoning, i quali sfruttano e vendono sul mercato nero i fossili di un ricco giacimento locale: più che una bestia, una vera e propria 'bestialità'. Il falso composto era stato offerto al titolare di un piccolo museo privato nello Utah durante una fiera di trouvailles paleontologiche, tenutasi nel febbraio del 1999 nello Stato dell'Arizona, presso la città di Tucson. È quanto racconta Maurizio Blondet in una delle sue più recenti fatiche, L'uccellosauro ed altri animali (la catastrofe del darwinismo), in cui si fa il punto sugli ultimi sviluppi del dibattito scientifico relativo alle opposte visioni della natural selection e dell'intelligent design.

Illusionismi e prestidigitazioni
      Già in precedenza si era cercata questa tanto sospirata prova della discendenza degli uccelli dai rettili preistorici. Del resto, la teoria darwinista parlava chiaro: tutte le forme viventi della terra avevano subito evoluzioni clamorose, adattandosi all'ambiente circostante. Da qualche parte sarebbero pur dovuti saltare fuori anche gli elementi che confermavano la veridicità di quelle stravaganti idee. In realtà, già nel lontano 1957, lo studioso americano Douglas Dewar osservò nel suo libro The Transformist Illusion - pubblicato a Murfreesboro, in Tennessee, dalle DeHoff Publications - che tutta la teoria sulla graduale evoluzione delle specie, facente capo a Darwin, si fondava su di una madornale confusione tra 'specie' e 'subspecie'. A suo avviso, le singole specie non soltanto sarebbero fra loro separate da differenze abissali, ma non esisterebbero neppure forme che accennino ad una qualche possibile connessione tra i diversi ordini di esseri viventi, come i pesci, i rettili, gli uccelli e i mammiferi. Non era immaginabile, nella maniera più assoluta, che l'uno potesse essere nato dall'altro. Anche il celebre fossile denominato Archaeoptèryx, frequentemente addotto quale esempio di membro intermedio fra un rettile ed un uccello, era in realtà un autentico rappresentante di quest'ultima categoria animale, nonostante alcune singolari caratteristiche - come le unghie al termine delle ali, i denti nelle mascelle e la lunga coda con le piume diramate - potessero comprensibilmente fuorviare, a prima vista. Come recitava, infatti, il numero apparso nel marzo 1996 dello stesso "Journal of Vertebrate Paleontology", "le caratteristiche ornitologiche del cranio dimostrano che l'archeoptèrix è un uccello piuttosto che un archeosauro piumato non adatto al volo".

La complessità delle forme di vita 'semplici'
      Gli studiosi moderni più seri e scrupolosi, ormai, rigettano completamente la tesi dell'evoluzione della specie, o si limitano a mantenerla in maniera provvisoria esclusivamente quale mera 'ipotesi di lavoro'. Le più recenti scoperte in materia di Paleontologia, Sedimentologia, Chimica, Biologia molecolare e Genetica hanno smontato, pezzo per pezzo, il castello di carta su cui si fondava la favola dell'evoluzionismo darwinista. Del resto, non solo tutte le forme animali conosciute avrebbero avuto origine, quasi contemporaneamente, durante il periodo dell''esplosione cambriana', ma le ricerche più recenti hanno dimostrato l'incredibile complessità anche di quegli organismi che i varî Piero Angela si ostinano a definire 'semplici'. La microscopia elettronica ha, infatti, messo in risalto come i processi che si svolgono all'interno dell'essere monocellulare siano di una molteplicità inimmaginabile. Inoltre, come ebbe a riconoscere, già nel 1977, perfino lo stesso prof. Stephen Jay Gould, docente di geologia e zoologia presso la prestigiosa Harvard University, nonché darwinista eterodosso e marxista dichiarato, "le testimonianze fossili non supportano in alcun modo il cambiamento graduale". Sulla stessa linea, il geologo David Schindel, professore all'Università di Yale, il quale, in un articolo apparso nel 1982 sulla rivista "Nature", rivelò che l'ipotizzata graduale "transizione dai presunti antenati ai discendenti […] non esisteva".

Fantascienza e divulgazione mediatica
      Se - avviandosi verso le conclusioni - è concessa una breve digressione, avendo menzionato il pater familias della giovane generazione dei divulgatori scientifici del tubo catodico, occorre dire che è davvero avvilente il dover constatare come le teorie più obsolete siano quelle che maggiormente trovano spazio nell'universo mediatico. L'ultimo esempio di tale genere è rappresentato da una trasmissione televisiva, Solaris, che non si accontenta più di ricostruire in maniera del tutto fittizia il mondo come sarebbe stato milioni di anni fa, ma arriva addirittura a propinare, con fervida fantasia ed invidiabile sicumera, come apparirà quello futuro. Fra migliaia di anni, pontifica Solaris, il pianeta si presenterà ormai completamente cambiato e, per la legge dell'evoluzione, anche la fauna si sarà adattata alle nuove condizioni climatiche ed ambientali. In circolazione non si troveranno più cani e gatti, ma "sonaglini", "babbuleoni" e "struzzi assassini", che mangeranno così, braccheranno le loro prede in questo modo e si difenderanno in quest'altro modo ancora… Chiusa la parentesi, che si commenta da sola.

Una via di non ritorno?
      In definitiva, si può affermare che - alla prova dei fatti - la teoria darwiniana si è rivelata un semplice prodotto della propria epoca. L'inglese vittoriano si sentiva intimamente superiore al resto del mondo e il darwinismo sembrò fornire una sanzione scientifica a tale convincimento. La vicenda del Club X ed il simultaneo sviluppo di un insidioso 'darwinismo sociale' sul piano filosofico-politico la dicono lunga sulla reale valenza di quella 'selezione naturale' contemplata nell'evoluzionismo. Una volta acquisita questa teoria da parte della comunità scientifica, si è imboccata una pericolosa via che gli attuali studiosi temono di abbandonare poiché, forse, ritengono che ciò equivarrebbe, di fatto, a decretare un fallimento di cui potrebbe risentire tutta la classe degli scienziati contemporanei. Se così fosse, si tratterebbe di un fatto gravissimo, poiché darebbe conto della debolezza - camuffata sotto all'arroganza - da cui la comunità scientifica è affetta oggigiorno. Diversamente, si attendono spiegazioni plausibili sul perché non si sia ancora avviato un dibattito serio ed approfondito anche in Italia e per quale strana ragione ci si ostini a presentare un semplice mito come verità acquisita.
      Perché la teoria di Darwin altro non è che un mito, il quale - come tutti i miti - tenta di soddisfare al bisogno di rispondere ad alcuni dei quesiti fondamentali che, sin dalla notte dei tempi, tormentano l'uomo: "chi siamo?", "da dove veniamo?". Davvero arduo appare il fornire una spiegazione convincente con le sole armi della ragione; schiere di filosofi ci hanno provato, fallendo ogni volta miseramente. Charles Darwin fu uno di loro.



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