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Summa Theologiae: il giudizio universale spiegato da San Tommaso

Scritto da Venite ad Me, sezione: Teologia 520 0



Doctor Angelicus, Doctor Universalis, Dottore della Chiesa, Patrono dei teologi: San Tommaso d’Aquino (1225 – 1274) fu senza dubbio il maggior pensatore e teologo medievale.
La sua rinomata e consistente opera “Summa Theologiae” ispirò per secoli dibattiti sulla fede di profonda portata: una delle materie affrontate dal santo domenicano fu proprio quella riguardante il giudizio universale, con solide argomentazioni filosofiche in bilico tra cattolicesimo e classicismi, tra Crisostomo ed Aristotele; un tema che da sempre pone numerose questioni di carattere teologico e non.
Volendo spronare i fedeli alla riscoperta d’un componimento fondamentale, ma essendo allo stesso tempo pienamente consapevoli della difficoltà che in molti possono trovare nella lettura d’un opera così complessa e di non semplice intepretazione, apporremo sotto ad ogni tesi una descrizione accompagnata da una precisa spiegazione.
(NOTA: L’intera “Summa Theologiae” è disponibile in formato ebook nella nostra Biblioteca)


Se ci sarà un giudizio universale

Sembra che non ci sarà un giudizio universale. Infatti:

1. Nella Scrittura (Nahum 1:9) si legge che «Dio non giudicherà due volte la stessa cosa». Ora, Dio già adesso giudica ciascuna delle opere dell’uomo: poiché dopo la morte egli distribuisce a ciascuno le pene o i premi secondo i meriti; e anche durante la vita presente talora premia o castiga per le opere buone o cattive. Quindi non ci sarà in avvenire un altro giudizio.

2. Nessun giudizio viene preceduto dall’esecuzione della sentenza. Ora, la sentenza del giudizio di Dio riguarda o il conseguimento del Regno o l’esclusione da esso, come risulta dal Vangelo (Matteo 25:31-46). Siccome quindi alcuni hanno già conseguito il regno eterno, e altri ne sono esclusi in perpetuo, sembra che non ci debba essere un altro giudizio.

3. Certe cose devono essere sottoposte a giudizio perché è dubbio ciò che se ne deve decidere. Ma già prima della fine del mondo per ciascuno dei dannati è determinata la condanna, e per ognuno dei santi la rispettiva beatitudine. Quindi sembra che non ci debba essere in seguito un altro giudizio.

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DESCRIZIONE: è necessario partire da un chiarimento.
Molta diffusa in alcuni ambiti è l’abitudine con cui ci si riferisce alla seconda venuta di Cristo, il quale riunirà l’umanità al Suo Cospetto, con il termine “giudizio” intendendo un secondo processo per i peccati dei singoli uomini.

Ciò non è corretto.
Dio, in quanto Essere Perfetto, non potrebbe infatti ripetere più volte il suo giudizio su dannati e beati (ovvero due volte il giudizio che spetta a tutti gli esseri umani dopo la morte), poiché in questo modo ammetterebbe, seppur indirettamente, una sua imperfezione – cosa naturalmente impossibile.

Ragionevolmente inoltre, come spiega San Tommaso, “nessun giudizio viene preceduto dall’esecuzione della sentenza“: non avrebbe difatti senso la condanna dei peccatori qualora fosse inflitta ancor prima di ricevere un giudizio finale.

Come dunque concepire questo evento con la dovuta correttezza? Il Doctor Angelicus ce lo spiega: “perciò quando si farà il giudizio universale di tutto il genere umano mediante la separazione totale dei buoni dai cattivi, ciascuno verrà per conseguenza sottoposto al giudizio. Tuttavia Dio non giudicherà «due volte la stessa cosa» poiché non infliggerà due castighi per un unico peccato, ma il castigo che prima del giudizio non era stato inflitto completamente, lo sarà invece nel l’ultimo giudizio, con il tormento dei malvagi sia nel corpo che nell’anima.
[…] Il giudizio universale riguarda più direttamente l’insieme dell’umanità che non i singoli sottoposti a giudizio. Perciò, sebbene prima del giudizio finale ognuno sia certo della propria dannazione o salvezza, non tutti però ne saranno a conoscenza. Per cui sarà necessario tale giudizio“.


Se nel giudizio finale debbano essere giudicati gli angeli

Sembra che nel giudizio finale debbano essere giudicati anche gli angeli. Infatti:

1. S. Paolo ha scritto ai Corinzi (1 Corinzi 6:3): «Non sapete che giudicheremo gli angeli?». Ora, ciò non può riferirsi allo stato presente. Quindi va riferito al giudizio finale.

2. A proposito di Behemoth, che sta a indicare il diavolo, sta scritto (Giobbe 40:28): «Sotto gli occhi di tutti sarà precipitato». E come riferisce il Vangelo (Marco 1:24), un demonio gridò a Cristo: «Sei venuto a rovinarci prima del tempo?». Perciò ad essi è riservato il giudizio finale.

3. S. Pietro (2 Pietro 2:4) ha scritto: «Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno, serbandoli per il giudizio». Quindi anche gli angeli saranno giudicati.

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DESCRIZIONE: non solamente gli esseri umani, ma anche gli angeli ed i demoni verranno chiamati a presentarsi ai cospetti del Giudice in quanto essi hanno sempre partecipato attivamente negli affari degli uomini.
Sebbene la loro separazione sia già avvenuta in principio, in tale occasione avverrà unicamente il completamento della loro pena (demoni) e della loro gioia (angeli).
In sostanza, per loro avverrà la definitiva retribuzione in base ai meriti e ai demeriti procurati: gli angeli avranno un aumento di gioia in seguito alla salvezza di coloro che indussero a compiere il bene, mentre i demoni vedranno il loro tormento aumentare in seguito alla rovina dei malvagi che essi incitarono al male.


Se tutti gli uomini dovranno comparire nel giudizio

Sembra che non tutti gli uomini dovranno comparire nel giudizio. Infatti:

1. Nel Vangelo (Matteo 19:28) si legge: «Siederete su dodici troni per giudicare le dodici tribù di Israele». Ma non tutti gli uomini appartengono a quelle dodici tribù. Quindi non tutti gli uomini compariranno nel giudizio.

2. La stessa cosa va detta a proposito di quel testo dei Salmi (1:5): «Non risorgeranno gli empi nel giudizio». Ora, questi sono molti. Quindi non tutti compariranno nel giudizio.

3. Uno è chiamato in giudizio per la discussione dei suoi meriti. Ma ci sono alcuni che non hanno meriti di alcun genere: come i bambini morti prematuramente. Perciò non è necessario che essi compaiano nel giudizio.

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DESCRIZIONE: per affrontare questo tema è doveroso comprendere innanzitutto la differenza tra giudizio, presenza ed approvazione.

Il Giudice, a cui è riservato il giudizio, sarà uno soltanto: Cristo.

Tuttavia, alcuni uomini, in virtù della loro santità, saranno chiamati a “giudicare”, ovvero chiamati sostanzialmente ad approvare la sentenza finale del Giudice. Questo si allinea con quanto scritto nel libro della Sapienza (3:8): «I santi giudicheranno le genti».
Tutti gli uomini dovranno comunque esser presenti al processo seppur alcuni, come i bambini morti prematuramente, compariranno solamente per vedere la gloria del Salvatore ed essere ammessi in Cielo (ciò venne confermato anche dalla veggente Natuzza Evolo).
Per questo l’autore afferma che non tutti gli uomini saranno sottoposti al giudizio, sebbene tutta l’umanità sarà comunque presente.


Se la risurrezione sarà istantanea o progressiva

Sembra che la risurrezione non sarà istantanea, ma progressiva. Infatti:

1. Leggiamo in Ezechiele (37:7 e seg.) la seguente profezia sulla risurrezione dei morti:

«Si accostarono le ossa alle ossa. Guardai, ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro».
Perciò la ricostituzione dei corpi precederà il ricongiungimento delle anime. Quindi la risurrezione non sarà istantanea.

2. Non può effettuarsi all’istante ciò che richiede molte azioni tra loro subordinate.
Ma la risurrezione esige proprio questo, cioè la raccolta delle ceneri, la ricostituzione del corpo e l’infusione dell’anima. Quindi non potrà essere istantanea.

3. Ogni suono è misurabile mediante il tempo. Ora, tra le cause della risurrezione c‘è il suono della tromba, come si è detto (q. 76 a. 2). Per ciò la risurrezione richiederà del tempo, e non sarà istantanea.

4. Nessun moto locale è istantaneo, come dice Aristotele (De sensu et sens. 6).
Ma nella risurrezione ci dovrà essere un qualche moto locale per la raccolta delle ceneri. Quindi essa non sarà subitanea.

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DESCRIZIONE: il Catechismo della Chiesa Cattolica (1210) afferma: “alla risurrezione sarà congiunto il giudizio universale (…) verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno“.
Un avvenimento di tale portata, straordinario al sol pensiero, ci pone un interrogativo legato alla nostra dimensione limitata: avverrà tutto in un istante o richiederà tempo?
A tal proposito vi sono diversi elementi da considerare.
Il primo riguarda gli angeli: poiché alcune funzioni della resurrezione saranno operate attraverso di loro (San Tommaso afferma che avranno il compito di raccogliere le ceneri), dovranno necessariamente richiedere tempo – seppur parliamo d’una frazione di tempo impercettibile per l’uomo.
Difatti gli angeli, al contrario di Dio, sono limitati dal loro status di creature (argomento trattato nell’articolo “Summa Theologiae: San Tommaso descrive gli angeli“), pertanto non possono operare in termini d’istantaneità assoluta.
In secondo luogo, la consecutio deriva dalla logica di base: prima di ricevere nuovamente l’anima che lo abitò in passato, il corpo del deceduto deve ricomporsi.
In ultimo il Doctor Angelicus, per spiegar ancor meglio la questione, cita la misurazione del suono: ogni suono infatti, seppur per un periodo brevissimo, si propaga nel tempo. La Sacra Scrittura ci informa che la resurrezione avverrà al suono dell’ultima tromba (1 Corinzi 15:52).


Se i beati si rallegreranno delle pene dei dannati

Sembra che i beati non si rallegreranno delle pene dei dannati. Infatti:

1. Rallegrarsi del male altrui deriva dall’odio. Ma nei beati non vi sarà alcun odio. Quindi essi non si rallegreranno delle sofferenze dei dannati.

2. I beati in patria saranno sommamente conformi a Dio. Ora, Dio non gode delle nostre pene. Quindi neppure i beati godranno delle pene dei dannati.

3. Ciò che è riprovevole in un viatore non può in alcun modo trovarsi in un comprensore. Ma in un uomo viatore è sommamente riprovevole rallegrarsi delle sofferenze altrui, mentre è sommamente l odevole rattristarsene. Quindi i beati non si rallegrano in alcun modo delle pene dei dannati.

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DESCRIZIONE: a differenza di quanto sostengono alcune sette protestanti (“La chiesa di Westboro“), coloro che saranno ammessi alla visione beatifica non potranno mai rallegrarsi delle pene dei dannati.
Ciononostante, non potranno neppure provar compassione in quanto la condizione di miseria dell’inferno deriva da una loro deliberata scelta e dalla giustizia divina (Art. 2).

dal sito veniteadme.org

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