La Santa Messa - catechesi rito contenuto significato - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Le parti della Santa Messa  
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Scritto da Don Giovanni POGGIALI   


Come è strutturata la celebrazione eucaristica? Qual è l'origine delle parti che la compongono?
Ecco, in sintesi, le risposte.

Le parti che costituiscono in certo modo la Messa, cioè la
liturgia della parola e la liturgia eucaristica, sono congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto" (Sacrosanctum Concilium,n. 56). Come indica il Concilio Vaticano II, le due parti principali della celebrazione eucaristica sono certamente distinte come due mense da cui cibarsi, ma sono unite così strettamente che non potrebbero essere separate: liturgia della parola e liturgia eucaristica, parola di Dio e segni sacramentali del pane e del vino, che sono Carne e Sangue di Gesù. Illuminante è sant'Agostino quando commenta la richiesta nel Padre Nostro "Dacci oggi il nostro pane quotidiano": "L'Eucaristia è il nostro pane quotidiano... ma anche ciò che vi spiego è pane quotidiano e così anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa è pane quotidiano e l'ascoltare e recitare inni è pane quotidiano" (Sermo 57,7). Questo Pane quotidiano è il Signore: è Cristo che parla quando la liturgia proclama le letture sacre, è Cristo  he si dona a noi nel suo Corpo dato e nel suo Sangue versato quando nella liturgia si ricevono il pane e il vino consacrati.

Se il sacrificio eucaristico è "fonte e culmine di tutta la vita cristiana" (Lumen Gentium, n .11) diventa importante conoscere e comprendere come è nata la santa Messa e come si sono formate le parti della fractio panis (frazione del pane, come anticamente veniva chiamata la Messa insieme a Cena del Signore e ad altri nomi che si danno a tale sacramento: cf. CCC n.1328-1332). Certamente il punto di partenza è il gesto di Gesù nell'Ultima Cena dove il Signore ha istituito l'Eucaristia e il sacramento dell'Ordine per perpetuare nella storia il suo unico Sacrificio sul Calvario. I Vangeli descrivono il fatto in diverse redazioni (Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,14-20) e anche s. Paolo (1 Cor 11,23-25) e l'importante è che la Cena di Gesù con i discepoli avviene all'interno della cornice celebrativa della Pasqua ebraica, dove veniva immolato e mangiato l'agnello per la festività: ora questo agnello è Cristo stesso, che si immolerà sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini e per costituire la nuova Alleanza nell'amore.


L'invito di Gesù a continuare il suo gesto ("Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me" - Lc 22,19) è il segno della volontà di Cristo di essere presente nell'Eucaristia fino alla consumazione dei secoli.

La liturgia cristiana ebbe quindi il suo fondamento nella liturgia ebraica che a sua volta richiama il momento della Pasqua storica dell'Esodo, la liberazione dalla schiavitù egiziana e l'Alleanza con Dio. Presto, però, la liturgia cristiana si stacca da quella ebraica e anche il giarno di culto significativamente nan è più il sabato: "Soprattutto 'il primo giorno della settimana' cioè la domenica, il giarno della Risurreziane di Gesù i cristiani si riunivano 'per spezzare il pane' (At 20,7). Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale.
Essa rimane il centro della vita della Chiesa" (CCC n. 1343). Qual'è dunque questa struttura?

Riti di ingresso
Si comincia dai riti di ingresso a di introduzione. Anticamente non c'erano perché si iniziava, dopo l'essersi radunati, dalle lettere degli Apostoli e dai Profeti (cf s.Giustina, Apologiae, 1,65.67 cito in CCC n.1345). Poi, quando il clero si fece numeroso, si organizzò la processione accompagnata dal canto (siamo nel V-VI secolo), fino all'altare. La processione iniziale, come le altre previste nel corso della Messa (per esempio la presentazione delle offerte e la comunione), sono accompagnate dal canto perché nell'unione delle voci sia assicurata l'unione dei cuori.
I riti di ingresso comprendono il saluto del celebrante, l'atto penitenziale, il Kyrie eleison,il Gloria e l'orazione o Colletta.

Il sacerdote saluta anzitutto Cristo tramite il bacio dell'altare che rappresenta il Signore, quindi con il segno di croce inizia la celebrazione nel ricordo di Dio Trinità e del Battesimo con cui siamo stati inseriti in Cristo e nella Chiesa suo Corpo. L'atto penitenziale è la richiesta di perdono a Dio da parte della comunità per essere nella disposizione di cuore più giusta al fine di accedere ai divini misteri. Deriva da formule di preghiera medievali chiamate apologie con cui il sacerdote confessava la propria colpevolezza in forma privata (risalgono al IX secolo). Segue l'acclamazione del Kyrie eleison (Signore pietà) e l'antichissimo inno del Gloria in excelsis Deo che era presente nella liturgia fin dal IV-V secolo: è un inno di glorificazione e di lode. I riti di ingresso sono conclusi dalla Colletta, chiamata anche oratio nella liturgia romana. È difficile determinarne l'epoca di ingresso nella Messa. È la preghiera con cui il sacerdote raccoglieva (da colligere=raccogliere) le intenzioni personali dei fedeli nella pausa di silenzio prima della preghiéra stessa ed inoltre il contenuto della Colletta commenta anche la Messa del giorno.

Liturgia della parola
Dopo i riti di ingresso comincia la liturgia della parola che insieme alla liturgia eucaristica è come il doppio vertice della Messa. La parola di Dio non può mai mancare nella celebrazione dei sacramenti perché essa illumina il sacramento stesso e rende visibile l'efficacia di salvezza. S. Cesario di Arles (470-542) diceva: "Colui che avrà ascoltato con negligenza la parola di Dio non sarà meno colpevole di colui che, per la propria negligenza, avrà fatto cadere a terra il Corpo di Cristo" (Sermo 78,2).
La liturgia della Parola comprende le seguenti parti: prima lettura o profezia, salmo responsoriale, seconda lettura o Apostolo, Canto al Vangelo, Vangelo, Omelia, Il Credo o professione di fede, la preghiera universale o dei fedeli. Le letture sono tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Come nel dialogo tra due persone è presente l'ascolto e la risposta così avviene nel rapporto con Dio: il salmo responsoriale e il canto al Vangelo sono le risposte dei fedeli all'annuncio di salvezza proferito. Il Vangelo è il momento più alto di questo dialogo. Da sempre la sua proclamazione è circondata da rispetto e venerazione: la benedizione chiesta dal ministro incaricato, l'incensazione, la processione prima della lettura, la posizione in piedi dei fedeli. È Cristo che parla e che ci annuncia la Buona Novella: ecco perché occorre alzarsi in segno di rispetto e orientarsi verso l'ambone o il pulpito da dove viene letto (o cantato) il Vangelo.

Liturgia eucaristica
Con la liturgia eucaristica viène reso presente il sacrificio di Cristo sulla croce ma non ripetuto, perché il sacrificio è unico. Questa parte della Messa comprende la presentazione dei doni, con cui sono portati all'altare pane e vino con acqua, gli stessi elementi usati da Gesù nell'Ultima Cena. Fin dall'antichità i cristiani portavano i propri doni all'altare per condividerli con chi era nel bisogno. Tale è l'antico significato dell'odierna raccolta delle offerte. Con la preghiera eucaristica o anafora siamo al culmine della celebrazione.
Anticamente le parole venivano affidate alla spontaneità e alla preparazione del sacerdote che presiedeva l'Eucaristia. Ma già all'inizio del III secolo Ippolito Romano compose uno schema fisso.

La preghiera Eucaristica è formata dal prefazio, in cui la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo nello Spirito Santo, per tutte le sue meraviglie. Il prefazio termina con il Sanctus, lode incessante che la chiesa celeste canta al Dio tre volte Santo (cf Is 6,3). Quindi l'epiclesi, cioè la richiesta al Padre di inviare lo Spirito Santo affinché il pane e il vino diventino Corpo e Sangue di Cristo e perché i fedeli siano una cosa sola in un unico Spirito. Il racconto dell'istituzione ripete le parole efficaci di Gesù che rendono presente l'unico sacrificio del Calvario (Questo è il mio Corpo; questo è il mio Sangue).

Infine l'anamnesi, con cui la Chiesa fa memoria della Passione, Risurrezione e Glorificazione di Cristo, e le intercessioni per i vivi e per i defunti. La preghiera eucaristica è una grande sintesi del disegno di salvezza di Dio e del suo amore per gli uomini perché "non viviamo più per noi stessi ma per Lui che è morto e risorto per noi" (preghiera eucaristica IV). In questa parte della Messa il fedele si inginocchia perché Cristo è realmente presente dopo la consacrazione e perché "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra" (Fil 2, 10).

Riti di comunione
Al termine abbiamo i riti di comunione che comprendono il Padre Nostro, la preghiera della pace che è presente fin dai primissimi tempi della Chiesa e collocata prima della liturgia eucaristica (come nell'attuale rito ambrosiano), la fractio panis e l'Agnus Dei: l'unico Pane viene spezzato e diviso fra tutti e indicato come il vero Agnello che è morto e risuscitato per noi. Quindi la comunione sacramentale, auspicata e raccomandata per una partecipazione piena al mistero celebrato perché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Gv 6,54).

Riti di conclusione
I riti di conclusione, con la benedizione del celebrante ed il congedo terminano la celebrazione eucaristica. Ora occorre vivere ciò che si è celebrato nella fede.
La Messa deve diventare vita, amore, missione. La vita di Cristo viene "spezzata" per noi e anche noi dobbiamo offrirla, donarla, "spezzarla" per gli altri.
Senza questa risposta personale non possiamo direi pienamente e consapevolmente cristiani.
Giovanni Paolo II ripete spesso che la Messa è il cuore della sua giornata. É così anche per noi? Se non amo la Messa vuoi dire che non amo veramente il Signore. I santi lo insegnano: "È più facile che la terra si regga senza sole che senza Messa" ripeteva san Pio da Pietrelcina.
 
LA MESSA

"In forza del suo intimo rapporto con il sacrificio del Golgota, l'Eucaristia è sacrificio in senso proprio e non solo in senso generico, come se si trattasse del semplice offrirsi di Cristo quale cibo spirituale ai fedeli".
(Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 13).

La Santa Messa

La Messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio della croce. E' diverso soltanto il modo dell'offerta.
La Messa essendo un vero sacrificio ne realizza in modo proprio le finalità: adorazione, ringraziamento, riparazione e petizione.
Il valore della Messa è in se stesso rigorosamente infinito. Però i suoi effetti in quanto dipendono da noi non ci vengono applicati se non nella misura delle nostre interne disposizioni.

Fini ed effetti della Santa Messa
La Messa ha gli stessi fini e produce gli stessi effetti del sacrificio della croce, che sono quelli del sacrificio in generale come atto supremo di religione, però in grado incomparabilmente superiore.
Adorazione. Il sacrificio della Messa rende a Dio un'adorazione degna di Lui, rigorosamente infinita. [...] Con la Messa possiamo dare a Dio tutto l'onore che gli è dovuto in riconoscimento della sua infinita maestà e del suo supremo dominio, nella maniera più perfetta possibile e in grado rigorosamente infinito. Una sola Messa glorifica più Iddio di quanto lo glorificheranno in Cielo, per tutta l'eternità, tutti gli angeli, i santi e i beati insieme, compresa Maria SS. Dio risponde a questa incomparabile glorificazione curvandosi amorevolmente verso le sue creature. Di qui l'immenso valore che racchiude per noi il sacrificio della Messa.

Ringraziamento. Gli immensi benefici di ordine naturale e soprannaturale che abbiamo ricevuto da Dio ci hanno fatto contrarre verso di Lui un debito infinito di gratitudine che possiamo saldare soltanto con la Messa. Infatti per mezzo di essa offriamo al Padre un sacrificio eucaristico, cioè di ringraziamento, che supera infinitamente il nostro debito; perché è Cristo stesso che, immolandosi per noi, ringrazia Iddio dei benefici che ci concede.

Riparazione. Dopo l'orazione e il ringraziamento non c'e dovere più urgente verso il Creatore che la riparazione delle offese che da noi ha ricevuto. Anche sotto questo aspetto il valore della santa Messa è assolutamente incomparabile, giacché con essa offriamo al Padre l'infinita riparazione di Cristo con tutta la sua efficacia redentrice. .
Petizione. La Messa di per sé, ex opere operato, muove infallibilmente Dio a concedere agli uomini tutte le grazie di cui hanno bisogno, ma il dono effettivo di queste grazie dipende dalle nostre disposizioni, la mancanza delle quali può impedire completamente che queste grazie giungano fino a noi.
(tratto da: A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, Roma 19656, pp. 548-552).


BIBLIOGRAFIA

P. Visentin - D. Sartore, voce Eucaristia, in Domenico Sartore C.S.J., Achille M. Triacca S.D.B. e Carlo Cibien S.S.P. (a cura di), Liturgia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2001, pp. 736-760.
Righetti Mario, Manuale di storia Liturgica. La Messa, voI. 111, Editrice Ancora, Milano 1966-1998 (ed.anastatica).
Schnitzler Theodor, Il significato della Messa. Storia e valori spirituali, Città Nuova Editrice, Roma 1993. Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nn. 1345-1355.

Dossier: La Messa


IL TIMONE  N. 27 - ANNO V - Settembre/Ottobre 2003 - pag. 35 - 37


Il Sacrificio della Messa

Il gesto più importante di tutta la storia del mondo è la morte e la resurrezione di Cristo. Nella nostra vita questo gesto è il sacrificio della Messa. Esso dovrebbe essere al centro della nostra giornata, dovrebbe essere importante, privilegiato, dovrebbe in-fluire sulla nostra giornata (occorre ricordare che, perché un gesto influisca sulla vita, deve "costare" qualche cosa. Costare significa lavoro, impegno delle nostre energie e attenzione. Un gesto che non costa sacrificio non è vero.) La messa dunque è il gesto più importante della nostra esistenza perché è il gesto della morte e resurrezione di Cristo. Se infatti diciamo che siamo parte del corpo di Cristo, membra gli uni degli altri, la messa è l'espressione suprema della assemblea cristiana, di quella assemblea permanente che è la vita cristiana. La messa è il gesto supremo della comunità, del mistero nascosto di Cristo e della sua Chiesa: "veramente tu sei un Dio nascosto, Dio salvatore d'Israele". La fede è un giudizio nuovo sulla realtà, su "ciò che val la pena di vivere". Tutto deriva dalla risposta che diamo a questa domanda.

A una tale risposta la Scrittura si riferisce quando dice: "il mio giusto vive di fede". La fede è un giudizio sul valore della vita e del mondo che ha come sorgente il gesto della Sua morte e resurrezione di cui facciamo memoria. In questo gesto la comunione con Lui, con il Padre e con lo Spirito rivive, rinasce continuamente.Nella messa tutto ciò esprime la sua forza. E infatti tutta la vita del cristiano dovrebbe essere una messa vissuta; la messa dovrebbe essere il paradigma, la struttura ideale, ispirativa, la forma di tutte le nostre azioni. Siamo chiamati a rendere vita il mistero dell'assemblea cristiana cui si fa memoria della morte e resurrezione di Cristo.

Tutti i nostri gesti perciò, nessuno escluso, vi sono implicati. Lo esprime bene san Paolo quando dice: "Sia che mangiate, sia che beviate, sia che vegliate, sia che dormiate siete di Cristo"; oppure in questo bellissimo passo della lettera ai Romani (capitolo quattordicesimo): "nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo moriamo per il Signore, dunque sia che si viva, sia che si muoia, siamo del Signore".Ogni nostro gesto ha in dimensioni ridotte la struttura del mistero della morte e della resurrezione di Cristo, cioè la struttura della messa.Ogni nostro gesto dovrebbe avere nel mistero dell'assemblea cristiana, in cui si fa memoria della morte e della resurrezione di Cristo, il paradigma, l'intelligenza, l'ispirazione, l'impeto, la forza di correzione di tutto, la capacità di comprendere tutto, perché tutto abbia significato.

Allora, sia pur sommariamente, dovremo impostare tutto il discorso della nostra vita personale.Diceva un grande filosofo americano di questo secolo, Whitehead: "La religione è ciò che l'uomo fa nella sua solitudine". Occorre ricordare però che la parola religione ha la radice latina di legare, e indica un fenomeno che lega insieme, che collega tutta la realtà, perché lega a Dio e a tutti. L'"io" è legame con Dio, rapporto con Dio. Così Dio è tutto non per modo di dire, ma perché è vero. È vero.Dio è tutto "di te", "in te".Per questo i temi che toccheremo sommariamente intendono essere un invito a partecipare alla messa come contributo alla conversione personale.Il cambiamento della personalità non ha nessun altro schema se non quello del gesto sacramentale.La messa è un gesto unitario, però è costituito da diverse parti che realizzano i vari fattori di un'unica realtà. Seguendo intelligentemente le parti della messa potremo comprendere quali siano le caratteristiche di ogni azione della nostra vita, che dovrebbero essere le caratteristiche di ogni rapporto, di ogni giornata, di ogni progetto.nome del Padre, del Figlio, dello Spirito SantoLa messa inizia così. E subito dopo si dice: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi". Oppure, il che è lo stesso: "Il Signore sia con voi".È la premessa della fede, quel giudizio sulla vita per il quale si riconosce che il senso della mia esistenza, della tua, di quella degli altri, di tutta la storia del mondo si chiama Gesù Cristo. È il mistero della Trinità, il mistero del Dio uno e trino, del Dio che è comunione.

È il mistero di questo Dio che si è rivelato insediandosi tra di noi.Dice la Bibbia ad un certo punto: prima della preghiera prepara la tua coscienza affinché tu non sembri un uomo che vada a tentare Dio.Le frasi introduttive della messa richiamano la coscienza di quello che siamo, del valore della carne, delle ossa e dello spirito di ciascuno, del valore della donna e dell'uomo, delle amicizie, degli errori, delle durezze e delle cattiverie. Richiamano la sostanza di tutto."In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto fu fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla fu fatto di quanto esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce risplendeva fra le tenebre, ma le tenebre non l'hanno ricevuta. Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne, come testimone, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo suo. Non era egli la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce.Era la luce vera, che illumina ogni uomo, che viene al mondo. Era nel mondo; il mondo fu creato per mezzo di lui, ma il mondo non lo conobbe.

Venne a casa sua e i suoi non lo ricevettero. Ma a quanti lo accolsero, a quelli che credono nel suo nome, diede il potere di diventare figli di Dio; i quali non sono nati dal sangue, né da volere di carne; né da volere di uomo, ma da Dio. Il Verbo si fece carne e abitò fra noi, e abbiamo contemplato la sua gloria, gloria che come unigenito egli ha dal Padre, pieno di grazia e verità.Giovanni gli dà testimonianza, proclama e dice: "Egli è quello di cui dicevo: colui che viene dopo di me è superiore a me, perché era prima di me". Dalla pienezza di lui noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Infatti la legge fu data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l'Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, egli ce lo ha fatto conoscere" (Gv 1, 1-18)."Vi dico questo perché nessuno v'inganni con discorsi seducenti. Poiché, sebbene sia distante da voi col corpo, sono con voi con lo spirito, mentre godo di vedere il buon ordine che regna fra di voi e la fermezza della vostra fede in Cristo. Vivete, dunque, in Cristo Gesù, il Signore, quale vi è stato fatto conoscere. Siate in lui radicati e su di lui edificati, sostenuti e resi stabili dalla fede, quale vi fu assegnata sovrabbondando nel rendimento di grazie. State attenti che nessuno vi faccia sua preda con sottili ragionamenti filosofici e con vane astuzie basate sulla tradizione degli uomini o sugli elementi del mondo, ma non su Cristo; perché è in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, ed è in lui che voi siete ripieni, essendo egli il capo di ogni Principato e Potestà. In lui siete stati pure circoncisi, di una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma dalla circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliarsi del corpo della carne. Anzi, con lui, mediante il battesimo siete stati sepolti e con lui siete pure risorti per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.Voi eravate morti a causa dei peccati e dell'incirconcisione della vostra carne, ma Dio vi richiamò alla vita insieme con Cristo, dopo avervi perdonato tutti i peccati. Cancellò l'obbligazione da noi contratta e che in tutti i suoi punti era contro di noi: la tolse di mezzo e la inchiodò alla croce; e dopo aver spogliato i Principati e le Potestà, li espose alla pubblica derisione, trionfando su di loro per mezzo di Cristo. Nessuno vi critichi a proposito del mangiare e del bere, o di giorni festivi, o di noviluni, o di sabati.

Tutte queste cose erano ombra di quelle future; ma la realtà è Cristo.Nessuno prenda partito contro di voi, compiacendosi nelle misere pratiche del culto degli Angeli, facendosi avanti con le proprie visioni, gonfio d'orgoglio per i suoi pensieri carnali, invece di rimanere unito al capo, dal quale tutto il corpo, mediante giunture di articolazioni, nutrito e tenuto compatto, riceve lo sviluppo voluto da Dio. Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, quasi viveste ancora nel mondo, vi lasciate imporre simili precetti quali: non prendere, non gustare, non toccare... - cose tutte destinate a perire con l'uso - secondo prescrizioni e insegnamenti umani? Tali dottrine possono bensì aver parvenza di saggezza col loro culto volontario, la loro finta umiltà, la loro austerità riguardo il corpo, ma non hanno nessun valore e servono solo a soddisfare la carne" (Cor 2, 4-23).La coscienza di tutto questo dovrebbe essere la premessa di ogni nostra azione, di ogni nostra decisione grande o piccola.Il brano di san Giovanni che è stato citato annuncia che Cristo è la sostanza di tutto: se non ci si crede non cessa d'esserlo. In Lui tutto ha consistenza. Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa che noi ci gloriamo di professare.Essa deve diventare come una "abitudine" o meglio un "habitus", cioè un atteggiamento permanente, il che in termine filosofico si chiama virtù.

La virtù infatti è una forma permanente di energia giusta. Nella vita convertita la prima virtù è la coscienza della presenza di Cristo, la memoria di Cristo che è presenza. Tale coscienza della presenza di Cristo in tutto e in tutti è il contenuto della vigilanza, il che significa che tale coscienza ci segue in ogni azione. È il vero cambiamento. L'amore, l'amicizia, il lavoro, tutto è una tristissima menzogna se in coloro cui è stato reso noto il mistero del regno di Dio nel mondo, cui è stato bussato alla porta, non avviene quel cambiamento, quel capovolgimento di mentalità. "Venne tra i suoi e i suoi non se ne accorsero".nome del PadreIn ebraico "nome" indicava la potenza di una persona. Perciò "nel nome di" vuol dire riconoscere che tutte le cose sono sostenute dalla potenza di Dio, che tutto è Dio. Ecco la premessa di ogni azione, la vigilanza: si chiama preghiera continua. Vivere vigilanti è vivere con intelligenza, vivere con personalità.

Ma c'è questa preghiera continua in noi? Una facilità a questa ripresa, a questa memoria, questo sguardo alla morte e alla resurrezione di Cristo, di quel Cristo storico che è presenza anche se uno non ci pensa? L', l'abituarsi a questo, il desiderare di abituarsi a questo lo rende più facilmente avverabile.Il giudizio di valore sulla mia vita e su quella del mondo è Cristo morto e risorto. Egli non è vissuto 2000 anni fa e basta, ma tutto ciò che è accaduto allora sta investendo la storia, non secondo le forme carnali - come dice san Paolo (2 Cor 5) - ma secondo una presenza che sta muovendo il mondo al suo destino attraverso le nostre esistenze. "Non voi avete eletto me, ma io ho scelto voi" (Gv 14)., prima di celebrare i sacri misteri, riconosciamo i nostri peccatiIl primo fattore fondamentale di una azione convertita, di una azione cristiana è la coscienza del proprio peccato. Nessun momento vero della nostra esistenza può evitare questa autoaccusa, tranne nel caso eccezionale della Madonna. Quella ragazza poteva avere la coscienza di una trasparenza, e il riflesso di questo in lei era la consapevolezza del fatto che tutto le era stato dato. "L'anima mia magnifica il Signore perché ha fatto di me una cosa grande".

Ma per noi questo "magnificare il Signore" vuoi dire anzitutto riconoscere che Dio ci fa camminare, ci fa parte della sua Chiesa nonostante noi siamo così mentitori. Il peccato infatti è menzogna: l'affermazione che il senso della vita, ciò per cui vale la pena vivere, non sia Cristo."Ascoltate o cieli, e presta attenzione o terra, perché il Signore ha parlato: figli ho allevato e cresciuto, ed essi si sono ribellati contro di me. Perfino il bue conosce il suo possessore e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non mi ha conosciuto, il popolo mio non ha avuto comprensione!Guai gente peccatrice, popolo caricato di iniquità, semenza di malvagi, figli perduti!Hanno abbandonato il Signore, disprezzato il Santo di Israele: si sono allontanati. Dove sarete ancora colpiti, voi che aggiungete disobbedienza a disobbedienza?

Tutto il capo è malato e il cuore è tutto infermo: dalla pianta del piede fino alla testa non c'è in esso nulla di sano; ferita e lividura e contusione recente, né curate, né fasciate, né medicate con olio.La vostra terra è un luogo desolato, le vostre città bruciate dal fuoco; il vostro suolo davanti ai vostri occhi gli stranieri lo divorano, ed è una desolazione come la rovina delle città di Sodoma e Gomorra!Resterà la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un riparo in un campo di cocomeri, come una città dove si è guerreggiato!Se il Signore delle schiere non ci avesse lasciato un resto, quasi come Sodoma saremmo diventati, a Gomorra avremmo assomigliato!Ascoltate la parola del Signore, principi di Sodoma! Udite l'insegnamento del nostro Dio, popolo di Gomorra!Che cosa importa a me l'abbondanza dei vostri sacrifici? - dice il Signore - Sono sazio di olocausti di montone e di grasso di vitelli, e il sangue di tori, d'agnelli e di capretti non desidero.Quando venite al mio cospetto, chi vi ha chiesto di venire a calpestare i miei cortili?

Non continuate a portare offerte vane! L'incenso mi reca disgusto; il novilunio, il plenilunio, le sacre adunanze non le sopporto: iniquità e solennità! Odio i vostri noviluni e le vostre feste; esse sono per me un peso, sono stanco di sopportarle. Quando stendete le palme, Io ritraggo il mio sguardo da voi; Io non ascolto; anche se moltiplicate le preghiere le vostre mani sono piene di sangue.Lavatevi e purificatevi, togliete dinnanzi ai miei occhi la malizia delle vostre opere, cessate di fare il male. Apprendete il bene, cercate la giustizia, sollevate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la vedova. Venite e contendiamo insieme - dice il Signore - fossero pure i vostri peccati colore del carminio, come la neve diverranno bianchi; se fossero rossi come porpora, diverranno come candida lana. Se vorrete obbedire, mangerete i beni della terra; ma se rifiuterete e vi ribellerete, dalla spada sarete divorati, perché la bocca del Signore ha parlato" (Is 1, 1-20).Così dice il Signore attraverso Isaia, e queste osservazioni della Bibbia sono categorie che valgono per la vita.Non c'è niente di più sano che la coscienza realistica delle condizioni in cui si deve svolgere un'azione. Non esiste in noi gesto più sano, come origine di ogni azione, che la coscienza di essere peccatori. Almeno, come minimo, dobbiamo riconoscere che anche le nostre azioni più semplici e più buone mancano di una coscienza di vigilanza, di una intensità di fede. Noi rendiamo povere cose che potrebbero essere ricchissime.

E i modi in cui noi pecchiamo, le radici prossime della nostra sproporzione sono fondamentalmente due.Anzitutto, ritrosia ad un impegno che prenda la vita: il dire "no" alla fede.Ed ecco gli si presentò un tale dicendo: "Maestro, qual bene dovrò io fare per avere la vita eterna?" Gli rispose: "Perché mi interroghi riguardo al bene? Uno solo è buono, Dio. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". "Quali?" gli domandò. E Gesù rispose: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso; onora il padre e la madre, e ama il prossimo tuo come te stesso". E il giovane gli disse: "Tutto questo io l'ho osservato fin da fanciullo: che altro mi manca?" Gesù gli rispose: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi".

Ma il giovane, udite queste parole, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni. E Gesù disse ai suoi discepoli: "In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Sì, ve lo ripeto: è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago, che un ricco nel regno di Dio" (Mt 19, 16-24).Anche se abbiamo fede noi fuggiamo dalla fede perché la fede è un impegno che mobilita, che trasforma, che costringe a cambiare.La seconda sorgente dei nostri peccati è che noi speriamo la soluzione dei nostri problemi individuali e collettivi dalla fedeltà a Cristo, quindi non speriamo da lui la gioia. Lo vediamo anche nella storia del popolo ebraico, che è stata creata da Dio come un paradigma della vita del popolo di Dio, della nostra vita. "Per questo così parla il Santo d'Israele: 'Poiché voi rigettate le mie parole, fiduciosi in vie false e perverse e vi appoggiate ad esse, ecco questo peccato sarà per voi come un tratto di muro vacillante in un bastione elevato, di cui in un attimo, all'improvviso avviene il crollo e va in pezzi come un vaso d'argilla, ridotto in frantumi senza riguardo, al punto che tra i suoi pezzetti non rimane neppure un coccio per prendere del fuoco dal focolare o per attingere un po' d'acqua da un fosso'.

Così parla il Signore Dio, il Santo d'Israele: 'Nella conversione e nella tranquillità sta la salvezza, nel riposo e nella fiducia si trova la vostra forza'. Ma voi non avete voluto saperne. E avete risposto: 'Noi fuggiremo su cavalli!' Ebbene, sì, fuggirete! 'Su carri veloci!'. Va bene! Sarete inseguiti con una corsa rapida. Mille fuggiranno alla minaccia di uno solo, alla minaccia di cinque voi fuggirete, fino a che sopravvivano così pochi di voi, da rassomigliare ad un'insegna sopra un monte, ad un'asta sopra una collina" (Is 30, 12-17)."Guai a coloro che scendono in Egitto a cercar protezione, a quelli che sperano nei cavalli, confidano nei molti carri e nella forza valorosa dei cavalieri, invece di rivolgersi al Santo d'Israele e di cercare il Signore. Ma Egli è anche abile a procurare i mali e non revoca la sua parola. Egli insorge contro la casa dei cattivi e contro il soccorso di chi commette iniquità. L'egiziano è un uomo e non un Dio ed i suoi cavalli sono carne e non spirito (Is 31, 1-3).In questi brani della Bibbia, scelti come esempio, Dio chiede al suo popolo di non avere fiducia in altri che in Lui. Non abbiamo forse detto che la fede è un giudizio di valore sul mondo? E il giudizio è che Cristo è tutto in tutti e senza di Lui nulla è fatto. Tutte le cose hanno consistenza in lui: le pietre, le stelle e l'uomo, la società, il passato e il futuro. "Questa è la nostra fede, la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla" (liturgia battesimale).Ecco allora la seconda radice di ogni nostro peccato: anche noi ci fidiamo dell'"Egitto" - simbolo biblico del nemico di Dio - e non del Signore, vero Dio.

Parola di Dio
La parola di Dio ci aiuta a capire la sproporzione tra noi e l'ideale di Cristo, ma anche ci affiata con questo ideale.Infatti nella messa, dopo il gesto della contrizione, si passa alla proclamazione della parola di Dio con il brano dell'Antico Testamento, l'Epistola, il Vangelo.Non si possono capire questi brani letti durante la Messa, se l'ascolto di quelle parole non produce in noi la consapevolezza di essere peccatori. Solo attraverso questa contrizione reale è possibile partecipare al gesto della comunità che in quel momento si sta compiendo. Così si può cogliere il richiamo profondo della parola di Dio. Il richiamo alla fede.Dobbiamo renderci conto che troppo frequentemente questo richiamo, quelle parole vengono ascoltate con enorme distacco.Invece, che cosa significa vivere la fede? Vivere la fede non è una cosa diversa rispetto al vivere la vita. Significa vivere la vita con l'istinto, l'intelligenza, il cuore e la volontà della fede.Non possiamo più dire a noi stessi: "Va bene. Siamo cristiani: ma nei problemi della vita e della società che cosa dobbiamo fare?"

Questo è un livello di domanda che denota come la personalità sia rotta in due, quasi che il giudizio sulla vita, sulla società, sulla cultura sia al di fuori dell'orizzonte della fede. Nulla è al di fuori dei confini dell'esperienza della fede, perché i suoi confini sono i confini della vita. "Il mio giusto vive di fede", dice il Signore.Una fede che abbia come contenuto il fatto di Cristo, cioè l'avvenimento di ciò in cui tutto consiste, è caratterizzata da questa integralità - ben altro che l'integrismo - per cui tutta la vita cede a Dio, per cui si aderisce ad un annuncio che dice: nulla di te è tuo.

Vivere la fede significa così che essa informa tutto, come concezione, come sentimento, come progetto, come decisione, come modo di affrontare le cose, san Paolo dice quando scrive ai Filippesi (4, 8): "tutto ciò che vi è di vero, di puro, di giusto, di amabile, degno di lode da parte di tutti gli uomini, sia oggetto dei vostri pensieri…". Non esistono cose buone o cattive, ma, per noi cristiani, esiste un affrontare le cose con fede o senza fede. Così si stabilisce il bene o il male, il male che logora, distrugge e corrompe la realtà, anche se noi siamo molto abili ad accusare quando dovremmo capire che la nostra infedeltà crea il disagio e la corruzione. Se allora la parola di Dio illumina la nostra vita accompagnandola con la consapevolezza della nostra sproporzione, quel dolore che avvertiamo sempre in fondo alle nostre azioni è un dolore sano, costruttivo, è un dolore che non ci arresta, che spinge ad essere migliori, è quello che san Paolo chiama la "tristezza secondo Dio". La "tristezza secondo il diavolo" invece è il dolore che fa interrompere la costruzione, la malinconia che diventa lamento. La "tristezza secondo Dio" ha lo stesso punto di partenza, nota la sproporzione, la pochezza e la meschinità della nostra vita, ma non si ferma lì: genera un dolore che capovolge, che converte. La consapevolezza del nostro peccato ci cambia il volto, ci riempie di desiderio di cambiare la vita.La parola di Dio converte la vita, muta il significato della vita, sempre, tutti i giorni. Questa inesauribile vitalità destata in noi dalla parola di Dio è grande, proprio perché questa parola è la verità che rimane in eterno.

L'offertorio è quel gesto a cui siamo spinti dalla Parola di Dio."Benedetto sei tu Signore Dio dell'universo. Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell'uomo; lo presentiamo a Te perché diventi per noi cibo di vita eterna".E così per il vino.Il pane e il vino sono segni con cui viene indicato tutto ciò che di importante c'è nella nostra vita: il rapporto con i familiari, lo studio, il lavoro, quanto veramente ci preme. Questo "pane" e questo "vino", questo frutto della situazione, della nostra libertà e del nostro lavoro, indicano tutta la vita.Che cosa significa allora la preghiera dell'offertorio?Significa che, illuminati dalla parola di Dio, vorremmo che tutta la nostra vita fosse creata per la fede. Perciò simbolicamente offriamo a Dio noi stessi, il nostro corpo, il nostro spirito, tutto quello che ci capiterà nella giornata, la nostra vita, tutto.

Questo "pane" e questo "vino" siamo noi, è l'offerta di noi stessi.Dopo aver pronunciato le formule di offerta il sacerdote si china sull'altare e dice, quasi sottovoce, questa bellissima invocazione: "Umili e pentiti accoglici o Signore: Ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a Te".Senza umiltà ogni nostro gesto è immediatamente corrotto dall'impostura. Infatti, come potremmo noi attuare quel gesto di offerta? Chi sarebbe capace di tradurre tutto in termini di fede? Ciò che noi possiamo veramente fare nella vita è gridare a Dio che si prenda ciò che è suo. L'offertorio è un grido.Il sacerdote all'offertorio prende il calice, vi versa dentro qualche goccia d'acqua e dice: "l'acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana".Cristo ha assunto la natura umana. Solo stando uniti a Cristo le cose si possono trasformare, trasfigurare.

Ma, come si fa ad essere uniti a Cristo? San Giovanni dice, nel capitolo diciassettesimo del suo Vangelo: "che siano una cosa sola perché il mondo veda".La realtà di Cristo è la realtà del mistero della Chiesa. E la Chiesa non è semplicemente "tutti noi messi assieme"; implica, sì, tutti noi, ma è qualcosa di molto più grande, perché è il mistero di Cristo. Allora il vero problema è vivere la vita della Chiesa.Cambieremo nella misura in cui vivremo la vita della Chiesa. Come fa un bambino a diventare adulto, con una mentalità sua, capace di affrontare la vita, con una struttura di sensibilità che investa tutte le cose, con una struttura morale? Il bambino impara questa mentalità, si costruisce questa sensibilità, si crea questa struttura morale essendo coinvolto con la vita dei genitori. Quanto più la famiglia è veramente un ambiente per il bambino, tanto più questo cresce con una struttura di personalità solida e senza dissociazioni, senza alterazioni.Che cosa ha detto Cristo per cambiare le persone? "Vieni con me".Come è terribile l'illusione di poter fare da sé, quasi che l'uomo non fosse una pianta che acquista forza solo se piantata nel suo terreno. E il terreno dell'umana personalità è la comunità, noi cristiani diciamo la comunità cristiana, la Chiesa.L'offertorio nella messa è il momento culminante, in cui noi entriamo nel gioco di Dio, con la nostra libertà.Diciamo a Dio: Tutta la vita è tua, perciò grido a Te, assumila, prendila Tu. Perché la nostra vita non la cambiamo noi: la cambia il mistero di Cristo che opera in noi.La condizione perciò per poter compiere il gesto dell'offertorio è avere coscienza di essere parte del mistero di Cristo, nella Chiesa.

Dopo l'offertorio viene la consacrazione, il momento supremo della messa. Proprio all'inizio del Sanctus il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino dicendo: "Padre veramente santo e fonte di ogni santità...". Santo e santità sono parole che indicano la verità delle cose, aggiungendo all'idea di verità il concetto che una cosa è vera se è come Dio la vuole, perché è Dio che crea tutto. Le parole santità, o personalità vera, realizzazione della vita, perfezione, soddisfazione totale o felicità, sono parole analoghe.Che il sacerdote dica: "santifica questi doni con l'effusione del tuo spirito" significa chiedere a Dio di rendere veri, autentici i rapporti con gli amici, la moglie, il marito, i colleghi. Renderli veri, cioè pieni di fede, perché la verità è solo nella fede. E quando il sacerdote prosegue dicendo: "perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo", non recita una formula vuota perché Cristo ha realmente penetrato la storia come corpo mistico, corpo di cui ognuno è membro.

Dice san Paolo: "Voi che siete stati battezzati in Cristo vi siete immedesimati con Cristo. Non esiste più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti voi siete un sol uomo in Cristo" (Gal 3, 27 s.). Questa è la nuova creatura che è entrata nel mondo, perciò tutte le nostre azioni sono chiamate a diventare espressioni della realtà di Cristo che è nel mondo.E infatti dice la preghiera che è al centro della Consacrazione: "Egli, offrendosi liberamente alla sua passione prese il pane, rese grazie e lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: 'Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi'". Le parole vengono ripetute per il calice di vino e si conclude dicendo con Gesù: "Fate questo in memoria di me". Tutto quello che noi siamo grida a Dio la preghiera che è al centro della messa: tutto deve diventare corpo e sangue di Cristo, parte del mistero di Cristo che ha già liberato il mondo con la sua morte e resurrezione, ma che investe le nostre azioni della possibilità di collaborare a questa liberazione. Tutto il mondo ha bisogno della nostra fede, che la nostra vita cambi per fede, che diventi morte e resurrezione di Cristo operante nella storia. "Ecco, vengono dei giorni, dice il Signore, in cui farò con la casa d'Israele e quella di Giuda una nuova alleanza. Non sarà come l'alleanza che feci con i loro padri, quando li presi per mano e li trassi dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno violato, e per questo li ho rigettati, dice il Signore.

Ma ecco l'alleanza che io farò con la casa d'Israele, dopo quei giorni, dice il Signore. Metterò la mia legge in loro, la scriverò nei loro cuori; allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendosi a vicenda: Impara a conoscere il Signore! Ma tutti, dal più piccolo al più grande, mi potranno conoscere, dice il Signore, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato" (Ger 31,31-34).Ma che cosa significa che tutte le nostre azioni devono diventare gesto di Cristo? Significa che devono essere vissute nella fede, cioè nell'unione con Cristo, unione che si realizza nella vita della Chiesa.La Chiesa è il mistero di Cristo nel mondo, frutto dell'alleanza irreversibile per cui nella messa il sacrificio del corpo e del sangue del Figlio di Dio viene offerto proprio in nome di questo patto: "per la nuova ed eterna alleanza". L'Alleanza nel Vecchio Testamento significa che Dio si era coinvolto con la storia del popolo d'Israele, ma per noi oggi quello è solo un simbolo del coinvolgimento finale che Dio si è assunto quando è diventato uno di noi ed è morto e risorto per noi. Cristo è Dio che si è coinvolto con noi per liberarci. E perciò lo scopo per cui la vita esiste è già tra noi, è come un seme sotto la terra, è Cristo risorto. Quello che il mondo dovrà essere alla fine, l'amore vero dell'uomo e della donna, l'amicizia vera ed eterna, la carità e l'amore senza autoritarismi e sfruttamenti, sono entrati nella storia e anche dentro di noi, nella struttura più profonda del nostro essere attraverso il battesimo. Tutte le nazioni però debbono essere portate dentro questa alleanza, in nome della fede nella morte e nella resurrezione di Cristo.


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