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Immacolata concezione Storia

Rivolte popolari, dispute, appelli di re. Solo Pio IX stabilì il dogma di Maria
di Vittorio Messori

[Dal "Corriere della Sera", 14 agosto 2004]

La complessa storia della Chiesa crea strani legami: quello, ad esempio, tra la Grotta di Massabielle, a Lourdes, e una colonna di Roma che, non per caso, fu eretta davanti all’ambasciata iberica, in piazza di Spagna. Può essere curioso parlarne, in occasione del secondo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II al santuario pirenaico, il più frequentato del mondo, con quasi sei milioni di pellegrini ogni anno. Per giunta in continuo aumento, segno della vitalità, malgrado tutto, di una devozione popolare che non solo ha superato la crisi ma è in vigorosa ripresa. Con questo suo viaggio, il papa intende rendere omaggio alla Madonna, alla veggente, santa Bernadette Soubirous, ma anche a Pio IX
(il suo predecessore, che egli stesso ha beatificato) che centocinquanta anni fa, l’8 dicembre del 1854 ebbe il coraggio di troncare un dibattito che durava da secoli e proclamò urbi et orbi il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria.

Ormai, è inutile inquietarsi e non serve smentire e precisare, visto che l’equivoco non sembra sradicabile: quando si parla e si scrive di questa verità cattolica di fede , anche nei giornali e persino nei libri, nella maggior parte dei casi si dà per scontato che abbia a che fare con la verginità di Maria, “prima, durante, dopo il parto“. La verginità, invece, non c’entra nulla, visto che quanto Pio IX infallibilmente definì è - per usare le parole stesse del solenne documento - quanto segue: “La beatissima Vergine Maria, sin dal primo istante del concepimento (quello di lei, da parte dei genitori, che la Tradizione indica in Gioachino ed Anna, ndr), per singolare grazia e privilegio di Dio e in vista dei meriti di Gesù Cristo, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale“. Dunque, il termine “immacolata“ non rinvia alla dimensione sessuale, bensì alle conseguenze della caduta di Adamo e di Eva. Ma tant’è, occorre rassegnarsi, molti di coloro che vogliono dire la loro sulle questioni cattoliche continueranno tranquilli nell’equivoco.

E dire che proprio i contenuti di questo dogma hanno scatenato una delle maggiori guerre teologiche, durata molti secoli e che ha avuto il suo epicentro in Spagna. Qui, si confrontarono duramente - sino al punto di venire alle mani, di sfidarsi a duello, di abbandonarsi a tumulti - i “maculatisti“ e gli “immaculatisti“. A favore della “purezza originaria“ della madre di Gesù stavano i Francescani e i Gesuiti. Ma stavano, soprattutto, sia i re che il popolo. Campioni, invece, di una Madonna nata, come ogni persona umana, con le conseguenze della colpa originaria erano i Domenicani: quasi isolati in quella battaglia, ma forti del fatto di controllare l’Inquisizione di tutte le Spagne. Quei “frati bianchi“
non erano affatto meno devoti degli altri; anzi, si deve a loro la diffusione di massa del Rosario. E’ che volevano restare fedeli al loro confratello Tommaso d’Aquino, il quale aveva ammesso di non riuscire ad accordare la redenzione di Cristo, indispensabile per tutti, con il fatto che ad essa potesse sfuggire una creatura, seppure straordinaria come la Madonna . Difficoltà che, alla fine, sarà superata con la formula del dogma, che riconosce che pure Maria è stata redenta ma “in anticipo“, “in previsione dei meriti del Figlio“.

Prima, però di giungere a questo (e accadrà, lo si diceva, un secolo e mezzo fa) in Spagna avvennero cose incredibili, per noi abituati ormai ad accalorarci solo per questioni di politica e di calcio. Non soltanto ordini religiosi, ma anche interi municipi, università, corporazioni, emettevano pubblicamente “el voto de sangre“, cioè l’impegno a difendere a costo della vita l’Immacolata Concezione. A Siviglia, la città fu sconvolta da un moto popolare, quando un predicatore imprudente affermò che la devozione a Maria non impediva di crederla “maculata“. I governi spagnoli inviavano ambascerie a Roma per far presente che l’ordine pubblico era in pericolo, se i Papi non si decidevano a proclamare il dogma, richiesto a gran voce dalle masse come dalle elite. Ma i tempi della teologia sono lunghi, soprattutto quando si tratta di Maria: le verità su di lei spesso sono solo implicite, nella Scrittura, ed occorre farle emergere progressivamente. Ci volle il decisionismo di Pio IX per arrivare a quell’otto dicembre del 1854 quando –nell’esultanza dei fedeli e nel sospetto residuo di qualche dotto– si arrivò alla proclamazione. Due anni dopo, una colonna antica, emersa in uno scavo, fu innalzata a Roma in onore di Maria Immacolata: fu il Papa stesso che stabilì di porla davanti al palazzo dell’ambasciata di Spagna, nella piazza omonima, a ricordo della appassionata battaglia iberica per arrivare a quel risultato.

E Lourdes? Lourdes venne nel 1858, quattro anni dopo il dogma
, e costituì una novità inaudita e dirompente nella storia della Chiesa: per la prima volta, il Cielo stesso sembrava intervenire per approvare una decisione teologica del pontificato romano. In effetti, solo dopo molte apparizioni e molte insistenze della piccola Bernadette (quasi a simboleggiare i secoli necessari per giungere al dogma), la misteriosa Signora si decise a dire il suo nome. Si definì, cioè “l’Immacolata Concezione“
. Occorsero altri quattro anni – di inchieste, di interrogatori, di riflessione – perchè il vescovo del luogo, quello di Tarbes, arrivasse al riconoscimento ufficiale della verità delle 14 apparizioni nella Grotta. Da allora, Lourdes è sempre stata prediletta dai pontefici che si sono succeduti. Per il centenario delle apparizioni Pio XII, ormai alla vigilia della morte, aveva deciso – pur sobrio e austero com’era - di effettuare una spettacolare visita a sorpresa, atterrando sulla prateria davanti alla Grotta con un piccolo aereo. I medici dovettero faticare per impedirglielo. Questa benevolenza papale ha buone ragioni. Quel luogo, in effetti, non è soltanto quello al mondo, di ogni religione, che attira più pellegrini (persino i musulmani alla Mecca sono, annualmente, in numero minore), non è soltanto quello dove l’orgoglio scientista del XIX secolo dovette misurarsi con i prodigi di guarigione fisica, attestati da un Bureau medico composto da docenti universitari. Lourdes, per Roma, significa anche la conferma divina del suo insegnamento. La Vergine, apparendo, non fece solo sgorgare una fonte a sollievo dei sofferenti, ma attestò la verità della definizione che ne era stata data solo quattro anni prima, nella basilica di San Pietro, davanti a centinaia di vescovi che rappresentavano la Chiesa universale. “Lourdes è Maria ma è anche Pietro“, disse Giovanni XXIII, felice per avere potuto, da cardinale, consacrare la nuova basilica sotterranea. Con la sua seconda visita, ormai nell’estrema vecchiaia, Giovanni Paolo II soddisfa alla sua devozione mariana, ma ribadisce anche le ragioni del pontificato romano sul quale, sembra voler dire, Dio stesso veglia.

© Corriere della Sera


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