Inginocchiarsi davanti a Dio in Chiesa catechesi - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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IN MOLTI NON SI INGINOCCHIANO IN CHIESA
nemmeno durante la consacrazione Eucaristica.

L’importanza dei gesti

Una carezza o un bacio esprimono affetto, in un mondo materialistico, secolarizzato se ne potrebbe fare a meno eppure carezze a baci sono sempre graditi da chi li riceve, e in ogni caso rappresentano amore, affetto, benevolenza. Una stretta di mano, un saluto alla bandiera, un pollice alzato, e tanti altri gesti che scaturiscono spontanei in ognuno di noi in alcune circostanze o momenti della nostra vita hanno il loro valore.
Ogni gesto ha la sua importanza quindi, come ha la sua importanza INGINOCCHIARSI davanti a Dio, davanti al nostro Re, al nostro salvatore Gesù Cristo, eppure molti cristiani non si inginocchiano affatto, nemmeno durante la consacrazione Eucaristica in Chiesa.

Siamo nel cuore della preghiera eucaristica: pane e vino diventano - attraverso l’invocazione dello Spirito Santo e le parole dell’istituzione - il Corpo ed il Sangue del Signore Gesù; in questo momento anche il nostro corpo è invitato ad esprimere nella preghiera tutta l’adorazione, il rispetto e la riverenza per la grandezza dell’amore di Dio che si rinnova nel dono totale di Cristo sulla croce e nel suo farsi cibo per noi nel suo Corpo e nel Sangue. E di fronte a tanta grandezza, in ginocchio, vogliamo esprimere anche la nostra piccolezza, la nostra umiltà, il nostro bisogno di accogliere il Suo Dono per la nostra salvezza.
"Chi impara a credere, impara a inginocchiarsi; una fede che non conosce più l’atto di inginocchiarsi è ammalata in un punto centrale. Dove questo gesto è andato perduto, dobbiamo nuovamente apprenderlo, così da rimanere con la nostra preghiera nella comunione degli apostoli e dei martiri, nella comunione di tutto il cosmo, nell’unità con Gesù Cristo stesso. Per questo il piegare le ginocchia alla presenza del Dio vivo è irrinunciabile" (Benedetto XVI).
Per pregare meglio, interiormente…», così si dice - o chi decide personalmente quali atteggiamenti seguire e quali evitare. Così facendo però ci dimentichiamo che la natura profonda e più intima della liturgia è proprio di essere preghiera della Chiesa. Gli atteggiamenti del corpo, regolati dal rito, aiutano a vivere la celebrazione come atto totale della persona e come atto comunitario «l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42).

La Chiesa ci chiede, attraverso le indicazioni contenute nell’Ordinamento Generale del Messale Romano al n° 43, di inginocchiarci durante la preghiera eucaristica al momento dell’epiclesi e del racconto dell’ultima cena con le parole dell’istituzione. Nella preghiera eucaristica pane e vino diventano - attraverso l’invocazione dello Spirito Santo e le parole stesse di Gesù - il suo Corpo ed il suo Sangue; in questo momento anche il nostro corpo è invitato ad esprimere tutta l’adorazione, il rispetto e la riverenza per la grandezza dell’amore di Dio che si rinnova nel dono totale di Cristo sulla croce e nel suo farsi cibo per noi. E di fronte a tanta grandezza, in ginocchio, vogliamo esprimere anche la nostra piccolezza, la nostra umiltà, il nostro bisogno di accogliere il Suo Dono.

Gesti di penitenza e adorazione

Non ci si inginocchia soltanto durante la celebrazione eucaristica, anzi nell’eucaristia i momenti dell’inginocchiarsi sono presenti, ma sono rari. Per lo più si prega in piedi. Ma abbiamo anche osservato che finché non si sarà riscoperto e ritrovato l’atto dell’inginocchiarsi, il gioco e il ritmo degli altri atteggiamenti avranno sempre qualcosa di artificiale.
Nel sacramento della penitenza e negli atti penitenziali, l’atto dell’inginocchiarsi è quello che maggiormente corrisponde al senso e al contenuto di quelle forme di preghiera. Si è lì per ricevere, e soltanto ricevere con nulla da  esibire se non la confessione della propria miseria, la misericordia del Padre.
A volte la supplica esige la prostrazione, come all’inizio della liturgia del venerdì santo o al canto delle litanie nelle liturgie di ordinazione o nella professione religiosa. Atteggiamento estremo, il massimo aderire alla terra; non lascia indifferenti né chi lo compie,  né chi ne è testimone. Gesto emozionante e fortemente impressivo.
Si comprende allora la forza e la bellezza dell’inginocchiarsi nella preghiera di adorazione o il profondo inchino quando si recitano o si cantano le dossologie dei salmi. Il gesto rivela che l’essenziale della preghiera sta nella glorificazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo permette di sedersi di nuovo, di lasciare le distrazioni, o anche di uscire da un io troppo ripiegato o assopito in se stesso. La liturgia ha previsto tutto, anche il sonno da cui essere risvegliati.

Chi dunque non si inginocchia davanti a Dio non ha capito la grandezza del nostro Creatore, e manca di umiltà, risulta talvolta assai ributtante vedere sindaci, assessori, presidenti e politici vari seduti in prima fila con sguardo fiero e altezzoso, petto in fuori e sguardo fisso… non inginocchiarsi MAI davanti a Dio, e che forse pretenderebbero che Dio si inginocchiasse davanti a loro.
La questione però non riguarda solo i politici  o la gente potente, tocca da vicino anche molti normalissimi fedeli, che non si inginocchiano mai davanti a Dio.
Recuperiamo dunque l’importanza dei gesti, impariamo ad inginocchiarci davanti al nostro Creatore.


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