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Immacolata Concezione catechesi cosa significa

Immacolata Concezione

Scritto da Padre Livio FANZAGA

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Giovanni Duns Scoto «Maria più che mai ha avuto bisogno di Cristo redentore. A causa della propagazione comune, infatti, anche Maria avrebbe contratto il peccato originale, se non fosse stata prevenuta dalla grazia del Mediatore. Come gli altri ebbero bisogno di Cristo, affinché per suo merito venisse rimesso a loro il peccato già contratto, così Maria ebbe maggiormente bisogno del Mediatore per non contrarre il peccato» .
La possibilità teologica del privilegio mariano riposa direttamente non in Maria ex se, ma in Cristo -ex merito alterius- che la sceglie quale Madre sua. Una simile affermazione così chiara nel pensiero e così esplicita nella forma ha una importanza notevole nella storia del dogma mariano, che -come si vedrà nel terzo argomento- è di natura esclusivamente cristocentrica.

Testo preso da: Duns Scoto e le ragioni dell'Immacolata Concezione di Maria
http://www.cantualeantonianum.com/2012/11/duns-scoto-e-le-ragioni-dellimmacolata.html#ixzz2nF4THJx3
l’universalità del peccato originale.
Assicurantosi la possibilità della santificazione nel primo istante della concezione, Duns Scoto si trova di fronte alla reale difficoltà del testo paolino: «tutti hanno peccato in Adamo e tutti quelli che derivano da Adamo -per naturale generazione- sono peccatori» .
Come superarla? Tutta la disamina del Dottor Sottile (così veniva chiamato Giovanni Duns Scoto) verte non tanto nel tentativo di risolverla criticamente e direttamente, quanto nell’aggirarla e convogliare tutte le forze verso il concetto del Redentore “perfettissimo”, e quindi solo indirettamente supera la concretezza della difficoltà del testo paolino.

Perché tanta circospezione?

Due sembrano i motivi: primo, in base alla dottrina comune dell’epoca, la trasmissione del peccato originale veniva spiegata fisiologicamente con l’atto della copulazione; secondo, su tutta la questione pesava potentemente la polemica pelagiana, che ha travisato il testo ai Romani, rendendo impossibile la soluzione testuale diretta.

Lo stesso Duns Scoto, trovandosi nella difficoltà oggettiva di poter sciogliere il nodo del testo paolino, tenta di aggirare l’ostacolo attraverso delle felici intuizioni, che solo indirettamente colgono il nucleo dell’insegnamento di Paolo, mediante la teoria della “redenzione universale”, divisibile in estensiva e in intensiva: con il primo si intende tutto il genere umano e le singole persone; con il secondo, invece, s’includono tutti i gradi possibili della redenzione, anche il grado della “preservazione”. In questo modo, Duns Scoto riprende in forma indiretta il senso genuino e autentico dell’insegnamento paolino specialmente quello espresso dai testi: «tutti hanno peccato in Adamo e la grazia di Cristo ha maggiormente abbondata sul peccato di Adamo».

In tal modo la concezione della Vergine coincide con la grazia divina che neutralizza completamente l’azione del peccato originale. Contemporaneità che equivale a una “redenzione preservativa”. L’affermazione di Duns Scoto è categorica: «La beata Vergine Madre di Dio non fu mai in atto nemica di Dio né in ragione del peccato attuale né in ragione di quello originale» .

Discutendo le molteplici obiezioni, il cui nucleo può essere racchiuso nella frase: «la Madre di Dio fu naturalmente figlia di Adamo prima di ricevere la grazia, perché fu prima persona che grazia»
, Duns Scoto con riferimenti di alta metafisica risponde distinguendo una “priorità di natura positiva” e una “priorità di natura privativa”, per neutralizzare la necessarietà della conseguenza. Il fatto che Maria sia naturaliter figlia di Adamo non comporta di necessità la mancanza di grazia ex se. La “priorità di natura privativa” gli consente di introdurre il concetto della grazia ex merito alterius, ossia come redenzione preventiva di Cristo e come preservazione dalla effettiva privazione della grazia, in cui per “priorità di natura positiva” ne sarebbe rimasta priva in quanto figlia di Adamo.

Sovrabbondanza che si è riversata in ante prima e principalmente su Maria Vergine, preservandola dalla colpa originale e confermandola nella grazia divina da sempre e per sempre. Di per sé, quindi, tutti e singoli gli uomini hanno contratto il peccato originale, mentre per merito di Cristo “qualcuno” può essere preservato, perché la grazia di Cristo sovrabbondi sul peccato di Adamo. In altre parole, Duns Scoto illustra il privilegio mariano con il concetto del Redentore perfettissimo, presentandolo come la parte migliore e il primo frutto della redenzione
, e recuperando intuitivamente il senso autentico del testo paolino.

Testo preso da: Duns Scoto e le ragioni dell'Immacolata Concezione di Maria http://www.cantualeantonianum.com/2012/11/duns-scoto-e-le-ragioni-dellimmacolata.html#ixzz2nF4inufa

Era giovedì 25 marzo 1858,
festa dell'Annunciazione del Signore, quando "Aquerò" (Quella cosa), come Bernadette chiamava l'apparizione, si decise finalmente di rivelare il suo nome. Da ormai venti giorni la fanciulla non si recava alla grotta, mentre i pellegrini e i curiosi andavano diminuendo, sotto la pressione ostile e minacciosa delle autorità pubbliche. Come spesso è solito fare, il Cielo purificava i cuori, facendoli camminare nell'oscurità della fede e nell'aridità dei sentimenti, prima di concedere grazie particolari. Il so-prannaturale sorprende. Quando sembrava ormai che stesse spegnendosi quello strano fenomeno di una bella Signora che appare in una sudicia grotta, ecco l'evento che illumina e scuote i cuori. Quando l'alba si profila all'orizzonte di un cielo terso e luminoso dopo giorni di pioggia, Bernadette sente di nuovo risvegliarsi nel profondo del cuore quel richiamo che conosceva molto bene. È troppo presto per potersi alzare. Indugia un po', ma poi non resiste a quella misteriosa attrazione e corre veloce alla grotta. La Madonna non manca all'appuntamento, che questa volta dura un'ora. Con l'audacia dei puri di cuore la piccola rivolge ancora una volta la fatidica domanda, suggeritale del parroco Peyramale: «Signorina volete avere la bontà di dirmi chi siete, per piacere». Già altre volte Bernadette aveva fatto una tale richiesta, ma la Madonna aveva solo sorriso senza rispondere. Questa volta la veggente incalza, senza scoraggiarsi, perché il volto di "Aquerò", illuminato da un celestiale sorriso, la sollecita e la invita.

Finalmente al quarto tentativo la giovane Signora si fa seria e, abbassando le mani verso terra e poi ricongiungendole all'altezza del petto, alza gli occhi al cielo e pronuncia con infinita dolcezza le immortali parole: «Que soy era Immaculada Counceptiou»
. Queste sono le ultime parole che la santa Vergine ha pronunciato a Lourdes e giustamente la Chiesa ha visto in esse una conferma da parte del Cielo del dogma di fede sull'immacolata concezione della Madre di Dio, definito quattro anni prima, 1'8 dicembre 1854, da papa Pio IX.
Ma qual è il significato di questa verità di fede, che tante discussioni aveva sollevato lungo il corso dei secoli e che av, va atteso tanto tempo prima di ottenere un pronunciamento così autorevole e solenne da parte del supremo magistero della Chiesa? C'è da osservare che ancora oggi non pochi fedeli confondono l'immacolata concezione con il concepimento verginale o con la verginità di Maria
. Al riguardo un'attenta catechesi non sarà mai superflua. Come ha precisato con straordinaria chiarezza il papa Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus, la verità di fede riguardo all'immacolata concezione significa che "la beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazie e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune dalla colpa di peccato originale". Formula densa di significati che sintetizza mirabilmente un dibattito dottrinale durato secoli, dove il sensus fidei fidelium (il senso della fede dei fedeli) ha giocato un ruolo decisivo.

Ma perché il dogma dell'immacolata concezione è stato così contrastato, soprattutto da parte dei teologi, fra i quali alcuni di indiscutibile grandezza e autorità? La ragione di fondo è la verità di fede riguardante il peccato originale
e la sua universalità; peccato che viene trasmesso per generazione, come ha precisato il Concilio di Trento. In base a questa dottrina, che rappresenta un elemento fondamentale del mistero della redenzione, non si riusciva a comprendere come la Madonna non ne potesse essere toccata. Si ammetteva volentieri che la Madre di Dio non avesse commesso peccati personali e che in questo senso potesse essere chiamata "Tutta Santa", come fa la Chiesa ortodossa (la quale però non accetta il dogma dell'immacolata concezione, almeno così come lo formula la Chiesa cattolica), ma si negava che ella potesse essere stata esente dal peccato originale. Si arrivava dunque ad affermare che almeno per un istante, quello del suo concepimento, la Madonna potesse essere affetta da peccato di origine, per poi essere subito santificata e redenta.

Tuttavia questo contrastava con il sensus fidei del popolo cristiano, il quale non ne voleva assolutamente sapere (e a ragione) che anche per un solo istante la Madonna fosse stata soggetta al potere del maligno. La Chiesa d'altra parte fin dai primi secoli celebrava sempre più estesamente la festa dell'immacolata concezione. Come risolvere il problema dottrinale? Come ammettere che anche Maria era stata beneficiaria del sangue di Cristo e dei meriti della redenzione? Il Papa, facendo propria la dottrina della "redenzione preventiva", magistralmente formulata dal francescano Duns Scoto già nel medioevo, affermava che anche la Madonna era stata redenta, ma in un modo diverso e più perfetto del nostro.

La nostra redenzione infatti si attua nel momento del battesimo, quando l'acqua e lo Spirito lavano dal peccato di origine (e dai peccati personali nel caso di adulti) e rivestono l'anima della grazia santificante. Per la Madonna la redenzione di Gesù Cristo è stata applicata nell'istante stesso del concepimento, di modo che in nessun momento è stata affetta dal peccato originale
. "Non si tratta quindi di un caso di autosalvezza, ma di un chiaro esempio della grazia redentiva di Cristo Salvatore" (De Fiores). Come bene ha argomentato Duns Scoto, l'immacolata concezione non è un'eccezione alla redenzione di Cristo, ma un caso di perfetta e più efficace azione salvifica dell'unico Mediatore. Chiarito dunque che anche la santa Vergine è stata redenta, in quanto a lei sono stati applicati i meriti di Gesù Cristo prima che contraesse il peccato originale, risultandone esente, era necessario trovare i riferimenti biblici in cui tale dottrina fosse contenuta almeno implicitamente. A questo riguardo il papa Pio IX, dopo aver sottolineato la fede viva della Chiesa universale, fa innanzi tutto riferimento al protovangelo di Gn 3,15: "Porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la stirpe di lei". Quindi dà uno speciale risalto al saluto dell'angelo, dove la Vergine è chiamata "Piena di grazia" (Le 1,28). Questi testi, letti con gli occhi della Chiesa, afferma la Ineffabilis Deus, rivelano una pienezza di senso che non emerge dalla sola lettera, ma che la luce dello Spirito Santo illumina nella loro profondità. Con la proclamazione del dogma dell'immacolata concezione è stata così confermata la fede millenaria del Popolo di Dio. La Madonna stessa in numerose sue apparizioni (Medaglia miracolosa, Lourdes, Fatima) ha voluto dare un particolare risalto a questo dono straordinario che ha avuto dall'Altissimo. Era conveniente che colei che doveva accogliere nel suo grembo il Redentore gli appartenesse totalmente fin dall'inizio della sua esistenza. Ora Maria, nel suo splendore immacolato, è un segno elevato nel cielo perché tutti gli uomini si sentano chiamati alla santità di vita e si affidino a lei nel cammino, pieno di pericoli, che porta all'eternità.

L'Immacolata Concezione

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Scritto da Roberto LANZILLI   


La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria avviene nel 1854 ad opera di Pio IX.

Altro non si fece che evidenziare una verità da sempre creduta nella Tradizione della Chiesa, come in più parti chiarisce la Bolla Ineffabilis Deus con cui venne proclamato il dogma in esame: «Fin dai tempi più antichi [tale dottrina] era intimamente radicata nel cuore dei fedeli e veniva mirabilmente diffusa dall’impegno e dallo zelo dei vescovi del mondo cattolico».
Lo stesso Pio XII confermerà un secolo dopo questa linea, affermando: «Lo attestano gli scritti dei santi padri, i concili e gli atti dei romani pontefici, (…) le antichissime liturgie e (…) tutte le comunità dei cristiani orientali».

Ma esattamente di che cosa si tratta? Di credere che la beatissima Vergine Maria sin dal primo istante sia stata concepita libera da ogni macchia di colpa originale per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo (CCC n. 491).
Luca, infatti, riferisce che l’arcangelo Gabriele chiama Maria “piena di grazia” (1,28), mentre Elisabetta saluta Maria come la “benedetta fra tutte le donne” (1,42). È piena di grazia perché l’incarnazione del Verbo, l’unione della natura divina con quella umana in Cristo, si realizza e compie proprio in lei e perché la grazia salvifica di Cristo agisce in lei sin dal primo istante della sua esistenza.

La sua singolarità ben emerge dalle seguenti parole di Giovanni Paolo II: «Nell’ordine della grazia, cioè della partecipazione alla natura divina, Maria riceve la vita da colui al quale ella stessa, nell’ordine della generazione terrena, diede vita come madre. La liturgia non esita a chiamarla “genitrice del suo Genitore” e a salutarla con le parole che Dante Alighieri pone in bocca a S.Bernardo: “figlia del tuo Figlio”».
Aggiungiamo con Pio IX che Dio «la ricolmò – assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi – dell’abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella (…) mostrasse quella perfezione di innocenza e santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio».

Pure san Luigi M. Grignion di Montfort, nel suo famoso trattato, volle significarne la pienezza di perfezione riportando la felice espressione: «Tutto ciò che conviene a Dio per natura conviene a Maria per grazia».
Alla luce di quanto sopra, quindi, risulta intuibile la grandezza di Maria anche nel piano salvifico che Dio ha stabilito per l’uomo. Ella, prima come umile serva “obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano” (Sant’Ireneo); poi, assunta in cielo e quale Regina dell’universo, continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Affidiamoci dunque fiduciosi alla nostra amorevole Madre.
 
LOURDES

«Fin dall'inizio della prima apparizione Bernadette estrae il suo rosario d'istinto; tenta di farsi il segno della croce. Tale gesto aveva in lei delle radici. E noi comprendiamo meglio perchè è stata scelta proprio lei, questa pastorella da nulla. Non è solo per il nulla che era agli occhi del mondo. E' anche per la ricchezza che già aveva agli occhi di Dio: secondo lo spirito».
(René Laurentin, Lourdes. Cronaca di un mistero, Mondadori, Milano 1996, p. 252).

BIBLIOGRAFIA

Alberto Torresani, Storia della Chiesa, Ares, 1999, p. 639.
Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Mater, 25 marzo 1987.
Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC).
Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 8 dicembre 1854.
Pio XII, Enclica Fulgens Corona, 8 settembre 1953.
S. Luigi M. Grignion di Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, Roncade (Tv) 1989, p. 77.
Sant’Ireneo, Adversus Haereses, III, 22, 4.
 
Dossier: Lourdes

IL TIMONE - N. 33 - ANNO VI - Maggio 2004 - pag. 46

Preannunciata attraverso le grandi figure femminili dell’Antico Testamento, Maria diventa la madre della Chiesa fondata dal Figlio. Cooperatrice nell’opera di salvezza, entra e rimane nel cuore del popolo cristiano


La devozione alla Madre del Signore è uno dei pilastri della spiritualità cristiana: dal giorno in cui il nostro Salvatore, morente sulla croce, ci ha donato sua Madre come nostra Madre, il popolo cristiano non ha mai cessato di rivolgersi a lei con quella venerazione e confidenza filiale che le è dovuta.
L’arco della storia della salvezza è segnato dalla sua immagine: la Vergine Maria è il capolavoro della creazione, l’aurora che annuncia il Sole che ci ha visitati dall’alto, l’immagine e la consolazione della Chiesa pellegrina sulla terra, lo splendore della Gerusalemme celeste che non avrà mai fine; ella è presente nei punti nodali di questa storia, a svolgere il ruolo assegnatole da Dio, accanto a suo Figlio.
La Vergine Maria è la stella polare del cammino della Chiesa verso il suo Signore: è il baluardo contro le deviazioni nella fede, è il rifugio nei pericoli dell’anima e del corpo, è il conforto dei martiri, il sostegno dei missionari, lo specchio dei vergini, il modello di ogni santità cristiana.
Dunque, ribadiamo anche oggi – anzi oggi specialmente – l’assoluta necessità del culto filiale alla Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, e andiamo a riscoprirne brevemente i fondamenti e le manifestazioni nella divina Rivelazione, perché sempre più l’esperienza cristiana sia l’adempimento del canto di Maria: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata!».

Le prefigurazioni di Maria nell’Antico Testamento

Dio risponde al primo fondamentale dramma della storia, il peccato dei progenitori, con una promessa che segna il destino dell’umanità e ne preannuncia l’esito glorioso: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la tua stirpe: essa ti schiaccerà la testa
».
Tutto il bene che Dio ha messo nell’impasto con cui ha fatto l’essere umano avrà il suo pieno compimento in una Donna: da lei nasce una nuova stirpe, quella del Figlio di Dio incarnato e della «moltitudine dei suoi fratelli di cui Egli è il primogenito» (cf Rm 8,29), che sconfigge il Serpente.
Tutta la storia seguente non è altro che il progressivo realizzarsi di questa promessa. E nelle vicende complesse e tormentose di questa storia spiccano le grandi donne che prefigurano e anticipano la grandezza della Donna di cui l’umanità era in attesa: Sara
che partorisce ad Abramo il figlio che è il pegno della promessa di Dio per «una discendenza più numerosa delle stelle del cielo e della sabbia che è sulla spiaggia del mare» (Gn 22,17); Debora che, mossa a compassione per la schiavitù del suo popolo, si unisce al condottiero Barac nella battaglia contro i cananei e sconfigge l’esercito del malvagio Sisara; Giuditta, che con audacia impareggiabile tronca la testa di Oloferne, capo delle schiere nemiche, e perciò viene salutata «gloria di Gerusalemme, vanto di Israele, onore del suo popolo»; Ester, la cui bellezza innamora e conquista il grande re Assuero, e la cui appassionata preghiera di intercessione storna dal popolo ebraico lo sdegno del re e la già prevista condanna.
L’annuncio del progetto salvifico di Dio e le figure femminili che ne segnano il percorso hanno il loro culmine nella profezia di Isaia (7,14): «Il Signore stesso vi darà il segno: ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che si chiamerà Emmanuele», che significa: Dio è con noi! Finalmente, è profeticamente svelato l’obbiettivo della promessa fatta da Dio agli albori dell’umanità: Egli si degna di venire ad abitare in mezzo a noi, perché noi possiamo vedere la sua gloria (cf Gv 1,14) ed esserne resi partecipi.

Il ruolo di Maria nell’opera della salvezza

Quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato dalla Donna (cf Gal 4, 4): finalmente duemila anni fa, in Galilea, la Donna promessa all’inizio del mondo, la Donna adombrata e prefigurata nelle sante donne dell’antica Alleanza, appare col suo vero volto e nome: è Maria, la fanciulla di Nazareth! Ripercorriamo i momenti della narrazione evangelica e scopriamo chi è Maria.
Con lei si entra nella pienezza del tempo – come ricordavamo un attimo fa citando san Paolo – cioè si giunge al culmine del progetto di Dio sul mondo (cf Catechismo della Chiesa Cattolica, 484): quando il messaggero del Cielo si presenta a questa Ragazza illibata, nel silenzio di un cuore pieno di amore e nell’anonimato dell’oscura periferia dell’impero, la saluta con parole che sconvolgeranno il mondo: «Ti saluto, piena di grazia
, il Signore è con te» (Lc 1,28).
Il significato di queste parole apre un nuovo orizzonte nella comprensione dei rapporti tra il Creatore e la creatura: la grazia, infatti, è la presenza di Dio che santifica la creature e si compiace di essa, ed è incompatibile col peccato; essere “piena di grazia” significa per Maria essere totalmente pervasa da questa Presenza
, e dunque neppure sfiorata dal peccato. Maria, piena di grazia, è quindi la “Tutta santa”, la “Tutta bella” – come la celebra la liturgia della Chiesa –, senza macchia di peccato fin dal primo istante della sua esistenza terrena, come la proclama il dogma dell’Immacolata Concezione.

Il Signore, dunque, l’ha preparata per una vocazione unica alla maternità
: concepirà e darà alla luce il Figlio dell’Altissimo che per mezzo di lei vuole venire nel mondo; la vocazione alla maternità, per un dono straordinario, non è disgiunta da quella alla verginità, anzi questa è condizione e preparazione a quella, poiché «lo Spirito Santo scenderà su di lei, in lei agirà la potenza dell’Altissimo, così che da lei nascerà il Santo, il Figlio di Dio». A questa duplice, straordinaria, vocazione Maria risponde con un’incondizionata adesione al piano di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore: si realizzi in me quello che hai detto ». Dio, per mezzo del suo messaggero, propone alla Fanciulla di Nazareth di essere madre del Verbo fatto uomo, le spiega la modalità di tale evento ed aspetta il suo assenso (cf Lumen Gentium, 56). Dio non è una specie di grande burattinaio e le creature non sono le sue marionette; al contrario, in questo, che è l’evento centrale della storia, come nelle più modeste vicende della vita di ogni uomo, Dio chiama la sua creatura a collaborare consapevolmente e liberamente con il suo progetto, non viola la sua libertà ma interagisce rispettosamente con essa.

Maria, dunque, diviene madre del Verbo fatto carne: a pieno titolo, quindi, la Chiesa la riconosce e la esalta quale Madre di Dio, cioè come colei che ha generato il Figlio di Dio secondo la sua natura umana, come ha proclamato sin dal IV secolo il Concilio di Efeso. Infatti, la seconda Persona della santissima Trinità, consustanziale e coeterna al Padre secondo la natura divina, nasce nel tempo come uomo da Maria: ella, dunque, dà una carne e una nascita in questo mondo al Verbo eterno.

Ed è madre nel senso più pieno della parola. Gesù, il Verbo incarnato, è bambino tra le sue braccia; sotto il suo sguardo materno cresce a Nazareth «in sapienza, età e grazia», onorandola come madre secondo la più ampia e affettuosa prescrizione del precetto del decalogo; si rimette alla sua decisione per compiere il primo miracolo alle nozze di Cana, agli inizi della sua vita pubblica. Finalmente, nell’evento culminante della vita di Gesù e dell’opera della nostra redenzione, Maria è pienamente congiunta al suo Figlio: ella vive nel suo cuore, con profonda partecipazione, cio che Gesù torturato e crocifisso vive nella carne e nell’anima; la spada infuocata del dolore la trapassa, come le aveva preannunciato il vecchio Simeone tanti anni prima, e così si realizza in lei, prima di ogni altro e come in nessun altro, l’unione ai patimenti di Cristo – come insegna san Paolo – per completarne l’efficacia salvifica.

Associata così profondamente alla passione del suo Figlio, Maria non può non esserlo ugualmente anche alla gloria della risurrezione. A lei per prima certamente, nel silenzio della notte pasquale, il Signore risorto appare per condividere con lei il suo trionfo: ce lo testimonia indirettamente l’assenza di Maria nel gruppo delle donne che si recano al sepolcro di buon mattino: la trascuratezza di un così grave e amoroso dovere non si spiega se non col fatto che ella già sapeva che lo avrebbero trovato vuoto. Dopo che il Risorto ha cessato di manifestarsi ai suoi discepoli ed è asceso definitivamente al Cielo, Maria continua la sua missione materna verso gli apostoli, invoca con loro e per loro i doni dello Spirito Santo, e si prepara a raggiungere il suo Figlio nella gloria. Infatti la sua associazione al trionfo di Cristo sulla morte si compie pienamente quando, «terminato il corso della sua vita terrena, Maria è assunta in Cielo con tutta la sua persona, anima e corpo» (Lumen Gentium, 59).

Da Santo Andrea Apostolo

La Vergine Maria è stata concepita senza la minore macchia del peccato originale. Nel corso dei secoli sono registrati nelle pagine della Storia le testimonianze di numerevoli Santi, dottori e teologi, in difesa di questa verità di fede.

Il primo è il Santo Andrea.


Davanti al proconsole Egeo, ha affermato con autorità di Apostolo del Signore: "E perché il primo uomo è stato formato di una terra immacolata, era necessario che l´Uomo perfetto fosse nato da una Vergine anche immacolata".

All´inizio del III secolo, Santo Ippolito, martire e Vescovo di Porto ha scritto: "Quando il Salvatore del mondo ha deciso di salvare l´umanità, è nato dall´Immacolata Vergine Maria".

E Santo Agostino, secoli IV-V, si espressa come una fiamma: "Chi potrà dire: io sono nato senza peccato? Chi potrà vantarsi di essere puro da ogni iniquità, sennò (...) la Santa e Immacolata Madre di Dio, preservata da ogni corruzione e da ogni macchia di peccato?"

Non meno ardenti sono i santi posteriori, passando da San Vincenzo Ferrer a Santo Alfonso di Ligorio, che ha fatto il giuramento solenne di dare la vita per difendere il privilegio dell´Immacolata Concezione.

Molto presto questa prerogativa della Madonna ha cominciato ad essere celebrata negli atti liturgici della Santa Chiesa.

Ci sono prove che già all´inizio del V secolo si celebrava nel Patriarcato di Gerusalemme la festa della Concezione di Maria. Il Concilio Lateranense (anno 649) e quello di Costantinopoli (anno 680) danno eloquente prova che la devozione alla Vergine concepita senza peccati era comune nel Cristianesimo del VII secolo.

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