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Contro il Fato   
Scritto da Ilaria RAMELLI   


Fin dalle origini, il Cristianesimo si è opposto alle credenze sui condizionamenti del fato e del movimento degli astri. In nome della libertà dell’uomo. Chiamato a fare il bene, ma capace di scegliere per il male. Senza essere determinato che da se stesso

Vari pensatori cristiani antichi continuarono a sviluppare una parte della tradizione filosofica, ad esempio accademica (platonica), che confutava il potere del Fato. Nel mondo antico il determinismo fatalistico era spesso coniugato al determinismo astrale: si credeva
che tutto ciò che accade a una persona e perfino le sue scelte morali fossero determinate dal Fato, che trovava espressione nella disposizione degli astri in cielo alla nascita di questa persona (oroscopo). Tale dottrina non lasciava spazio alla responsabilità di ciascuno e i Cristiani non potevano accettarla.
Clemente Alessandrino, ad esempio, attivo tra II e III secolo, sostenne a lungo il libero arbitrio umano, contro il determinismo fatalistico
e quello gnostico (specialmente gli gnostici Valentiniani ritenevano che esistessero tre nature diverse di esseri umani, quella “materiale”, quella “animale” e quella “spirituale”, che sarebbero state salvate o dannate indipendentemente dalle loro scelte morali in terra; anche Origene di Alessandria fu uno strenuo confutatore di questa teoria per tutta la sua vita).

A scrivere opere specifiche Contro il Fato furono soprattutto il siriaco Bardesane di Edessa († 222), s. Gregorio di Nissa e Diodoro di Tarso
. Gli ultimi due, nel tardo IV secolo, mostrano con evidenza di conoscere l’opera di Bardesane e di basarsi su di essa. Del resto, l’opera di Bardesane Contro il Fato era già nota a Eusebio di Cesarea, che agli inizi del IV secolo ne riportò ampi stralci in greco nella sua Preparazione al Vangelo. Poiché la biblioteca di Eusebio si basava in gran parte su quella di Origene e del suo seguace e difensore Panfilo, non è escluso che già Origene conoscesse l’opera di Bardesane (ciò che io sospetto sempre più, anche alla luce di molte altre affinità di pensiero tra Bardesane e Origene e delle loro rispettive tradizioni, che ho trovato e che continuo a trovare; non mi sembra nemmeno un caso che le non molte fonti e testimonianze positive e perfino laudatorie su Bardesane, a fronte di molte altre ostili, provengano quasi tutte, e solo esse, da autori di tradizione origeniana, a partire da Eusebio stesso e da Didimo il Cieco). Bardesane argomentava contro il determinismo fatalistico, dottrina dei “Caldei” o Babilonesi, come segue. È vero che ci sono aspetti della vita umana che sfuggono al controllo e pertanto anche alla responsabilità dell’individuo, e questi sono gli aspetti regolati dalla natura (come la nascita o la morte) e da ciò che a noi appare il caso (come incidenti, disgrazie etc.) ma che in realtà è ordinato da Dio in base a un piano che noi non conosciamo, o almeno non ancora in questa vita.

Tuttavia, mentre ciò che pertiene al nostro corpo o alla nostra anima vitale non è in nostro potere, noi abbiamo però pieno controllo sulla nostra anima intellettuale, che è anche la parte più nobile e più divina dell’essere umano. Di qui vengono le scelte morali per il bene o il male, di cui siamo pienamente responsabili. Queste, argomenta Bardesane, non sono affatto determinate dal Fato e dai movimenti degli astri, tanto è vero che persone che compiono le stesse scelte, ad es. virtuose o dissolute, sono nate in momenti diversi e, viceversa, persone nate nello stesso momento compiono scelte diverse. Inoltre, una stessa persona può in ogni momento convertirsi dalla virtù al vizio o viceversa, senza che la configurazione astrale alla sua nascita abbia alcuna influenza.
Un’ampia sezione dell’opera di Bardesane era poi dedicata a mostrare che ogni popolo ha le proprie leggi e costumi, e che tutti gli individui di un determinato popolo seguono la stessa usanza o legge, indipendentemente dal momento della loro nascita e dunque dall’oroscopo di ciascuno. Questa argomentazione, che si snoda lungo una ricca descrizione delle varie “leggi dei paesi”, spiega anche il titolo Libro delle leggi dei paesi con cui è nota la redazione siriaca (pervenuta in un unico manoscritto del VII secolo) dell’opera di Bardesane Contro il Fato di cui Eusebio riporta ampi stralci in greco nella Praeparatio Evangelica.

Alle argomentazioni che Bardesane ereditava da Carneade e dalla tradizione accademica contro il determinismo, il nostro filosofo cristiano edesseno sembra averne aggiunta una sua originale, che sarà poi ripresa da s. Gregorio e da Diodoro. Essa prendeva di mira il contro-argomento geografico escogitato dai sostenitori del determinismo astrale proprio per far fronte ad obiezioni quali quelle accademiche, di cui Bardesane stesso si appropriò. Questo era il contro-argomento geografico degli astrologi: le differenze tra le scelte individuali di persone nate nello stesso momento e dunque sotto la medesima configurazione astrale dipendono dal fatto che queste persone si trovano in aree geografiche differenti, ciascuna delle quali è sottoposta all’influsso di un diverso corpo celeste.

Questa è la confutazione di Bardesane: egli ribatte che non può essere vero che ogni regione o fascia climatica della terra si trovi sotto il controllo di un corpo celeste o una costellazione che determinerebbe le scelte morali degli individui di quella regione.
Prova ne sono i cambiamenti di legge che intervengono nei vari Paesi, ad esempio per effetto di una conquista. Bardesane porta l’esempio della conquista romana dell’Arabia, e soprattutto quello della conversione al Cristianesimo di Abgar il Grande, re di Edessa e dell’Osroene intorno al 200, da pagano qual era: in seguito a questa conversione, Abgar decise subito di proibire una mutilazione rituale che era in uso in Osroene in onore della dèa Atargatis (questa notizia è confermata anche dallo storico romano pagano Dione Cassio, il quale afferma che Abgar cercò di motivare ufficialmente la sua decisione con una conformazione ai costumi di Roma). La conversione di Abgar è discussa tra gli studiosi, ma è confermata da un contemporaneo di Bardesane e di Abgar stesso, Sesto Giulio Africano, un intellettuale cristiano che fu amico anche di Origene.
Bardesane porta inoltre un altro esempio più generale contro il determinismo geografico-astronomico: i Giudei e i Cristiani sono diffusi in tutto il mondo (già allora, intorno al 200!…), eppure seguono la legge di Mosè e quella di Gesù ovunque siano. Non sono certo gli astri delle varie regioni a influenzare la loro condotta, ma è il loro intelletto che consente loro di scegliere liberamente di aderire alla legge di Dio.

RICORDA


«Tutte le forme di divinazione sono da respingere:
ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l’avvenire [Cf Dt 18,10; Ger 29,8 ]. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo». (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2116).


Per saperne di più...

Ilaria Ramelli, Bardesane di Edessa contro il Fato, Edizioni Studio Domenicano - Edizioni San Clemente, 2009.
Ilaria Ramelli, Origen, Bardaisan, and the Origin of Universal Salvation, in Harvard Theological Review, 102 (2009) 2, pp. 135-168.


IL TIMONE n. 108 – Anno XIII - Dicembre 2011 - pag. 28 - 29

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