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I morti dormono? Catechesi Bibbia Chiesa

Perché si dice che i morti “si sono addormentati”?
L'espressione è di origine biblica e ci ricorda come la morte sia stata sconfitta da Cristo


Con la morte fisica, “l'anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti” (n. 1005). Prima del giudizio finale alla fine dei tempi, avviene il giudizio particolare. La parabola del povero Lazzaro (Luca 16,22) e le parole di Cristo in croce al buon ladrone (Luca 23,43) ne sono una testimonianza. “Ogni uomo”, leggiamo nel Catechismo, “fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione,
o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre” (n. 1022). Nella gloria del cielo i santi e i beati “continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione” (n. 1029).

Riguardo ai defunti che si stanno purificando, la Chiesa ne onora la memoria e offre per loro suffragi affinché possano giungere alla visione beatifica di Dio; raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza in loro favore (cfr n. 1032).

Nella preghiera eucaristica noi preghiamo Dio per i vivi e per i defunti e commemoriamo i santi. Il ricordo dei defunti viene espresso con varie formule: “quelli che risposano in Cristo” (Preghiera eucaristica (I); “i nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione” (II), “i nostri fratelli defunti” (III), e altre. I termini “riposare” e “addormentati” sono di origine biblica. In greco esistono due verbi per indicare il sonno. Uno di questi, koimaomai, è spesso usato in senso traslato per indicare la morte. Che per gli antichi è come un sonno da cui non ci si risveglia. La Bibbia usa questa terminologia in un senso nuovo. Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato, ma io vado a svegliarlo”. Egli aveva parlato della morte di lui, ma i discepoli pensarono al “riposo del sonno” (11,11-12). E' san Paolo che usa più volte il verbo “addormentarsi” per indicare la morte (cfr 1Corinzi 15,18; 1Tessalonicesi 4,13.14.15: il termine “morti” della traduzione italiana alla lettera è “addormentati”).

La novità cristiana è il superamento della morte come fine di tutto: in realtà è come un sonno ristoratore al quale segue il risveglio a un giorno nuovo; non è il buio definitivo, ma un riposo che apre i nostri occhi alla luce di Dio. Non dobbiamo più temere la morte, sconfitta da Cristo. Ora è il passaggio di un sonno che introduce all'incontro con Cristo. D'altra parte, dal verbo koimaomai deriva la parola “cimitero”, che significa “dormitorio”, “luogo di riposo”.
sources: Credere

dal sito Aleteia.org


C’è da chiedersi se il ladrone al quale Gesù promise il Paradiso quel giorno stesso, sia stato ingannato dal Messia.

E’ mai possibile che Gesù gli promise il Paradiso, però intendesse dire che appena arrivato lì, dovesse attendere ancora, rimanendo in uno stato di inattività o passività, per un tempo non meglio precisato? La frase "Oggi sarai con me in Paradiso" vuole intendere una ricompensa immediata.
Non avrebbe senso questa frase di Gesù se in paradiso i santi dormissero. Se il ladrone doveva attendere ancora per godere della presenza di Cristo in cielo, per lodarlo ogni giorno esultando di gioia incontenibile, Gesù non gli avrebbe detto "Oggi sarai……." ma sicuramente gli avrebbe detto, "Un giorno sarai con me in paradiso".

Quell’oggi, indica una ricompensa immediata, e non dilazionata nel tempo, o posticipata. Non è neppure credibile che in Paradiso l’unico a essere sveglio sia il ladrone, e tutti gli altri santi dormano, o restino in uno stato di inerzia. Pensando in questo modo, il ladrone si è ritrovato in un dormitorio, nei cui angoli può scorgere Abramo, Isacco, Giacobbe ecc..
C’è dunque qualcosa che non quadra nella tesi protestante, più avanti lo vedremo nel dettaglio.
Quando recitiamo la professione di fede (il Credo) dopo aver proclamato la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, diciamo: <<Credo la comunione dei santi>>. Che vuol dire questa espressione? Vuol dire che nella Chiesa siamo tutti uniti: noi, ancora pellegrini sulla terra, con i santi del cielo e coloro che attendono ancora di completare la loro purificazione, prima di essere chiamati alla gloria senza fine. C’è un’intensa comunione tra i discepoli di Cristo: tutti sono chiamati santi, perché santificati dalla grazia, tutti in cammino verso la santità.

Comunione dei santi vuol dire che abbiamo la stessa fede, la stessa speranza, la stessa carità; partecipiamo ai doni e ai sacramenti siamo guidati e sostenuti dallo Spirito Santo; facciamo parte dell’unica Chiesa, formata da tre diversi stati: noi, che siamo in cammino; i beati e santi del cielo; le anime, che attendono la salvezza. Tutti formiamo la famiglia di Dio. Noi siamo in comunione con i defunti e questi sono in comunione con noi; noi preghiamo per i morti ed essi pregano per noi. In questa prospettiva, si comprende il culto dei santi e la comunione coi defunti: veneriamo la Madonna e i santi, perché hanno già raggiunto la meta finale e guardiamo a essi con la speranza di poterli raggiungere.

Preghiamo per i nostri morti, facciamo suffragi e opere di carità per loro, nella speranza che, raggiunto il cielo di Dio, saranno essi a pregare per noi. Tutti siamo uniti dallo stesso vincolo della carità. Per questo, dobbiamo mettere in comune quello che abbiamo: noi, la nostra sofferenza e le nostre miserie; i santi del cielo, la loro preghiera e la loro gioia. Ricordiamo un’altra cosa: quello che abbiamo non appartiene solo a noi, ma anche ai fratelli poveri. Non ce ne dimentichiamo! (cfr, Famiglia Cristiana n.18 del 4 maggio 2008).

in Matteo 22,31-32 troviamo scritto:

"Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi."

Notate la parola "ORA", che non rimanda alla risurrezione finale, ma indica il tempo presente. Dio dei vivi lo è "ora", non lo diventerà "poi". Abramo è vivo, Isacco è vivo, Giacobbe è vivo, perché il nostro è il Dio dei vivi non dei morti, ed essere vivi significa trovarsi nel pieno delle facoltà dei viventi, vista, udito, spiritualità, preghiera, carità, e gioire alla presenza del Signore. Noi adoriamo il Dio vivente, che trasmette la sua essenza alle sue creature, rendendole vive, e l’essenza di Dio non può morire né addormentarsi. I credenti morti in grazia di Dio non vanno in pensione nel regno dei cieli. Credo che il cielo non comprenda delle case di riposo per nullafacenti cristiani, immersi in una specie di letargo, immobili, in attesa della fine del mondo terrestre. La Bibbia ci parla di viventi, Abramo, Isacco e Giacobbe sono dei viventi, e quindi attivi, operanti, non sono diventati dei credenti in pensione. Vivere significa essere attivi, non oziosi, perché l’ozio uccide l’uomo. Credo che costoro nel regno di Dio non andranno nemmeno a zapparsi l’orticello ogni mattina, ma attenendosi agli insegnamenti in cui hanno creduto, continueranno a pregare per i fratelli bisognosi, che si trovano ancora sulla terra. Continueranno quindi a mettere in atto la loro carità, utile ad aiutare chi ancora è nel bisogno.

(Lc 16,19 e Is 8,19) basta riflettere e analizzare (rimanendo nel contesto) parola per parola quei versetti per capirne il vero significato.
Luca (quindi Gesù) in quei versetti vuole sottolineare l’abisso che c’è tra il bene e il male, tra il Paradiso (seno di Abramo) e l’Inferno;
Lazzaro è andato in Paradiso, il ricco è andato all’Inferno.
Tenendo bene in mente questo scenario, si capisce che il ricco sta gridando al padre Abramo dall’inferno, quindi non è per niente una richiesta di intercessione tra vivi e morti, anzi se dobbiamo essere precisi e una richiesta "tra morti e morti" Abramo e Lazzaro sono "morti" il ricco è morto.
Andando avanti con l’analisi, si capisce chiaramente che il ricco si trova all’inferno, quindi non era un uomo giusto, (solo le preghiere di intercessione degli uomini giusti vengono ascoltate da Gesù) e come può, Abramo, acconsentire alla richiesta di un dannato, come può Abramo acconsentire alla richiesta di un uomo che appartiene ormai a satana?
Il ricco durante la sua vita ha scelto di servire satana, con tutte le sue seduzioni, quando morì ricevette la propria ricompensa e fu mandato all’Inferno; un’anima che va all’Inferno si trova totalmente separata da Dio, (l’abisso che separa) quindi non può più sperare nella misericordia del Padre. Abramo dice al ricco

"
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né da li si può attraversare fino a noi."

Qui c’è un elemento fondamentale: il ricco non era un uomo giusto (a proposito, i pentecostali dicono che tra i nati di donna non c’è nessun giusto, nemmeno uno, e questo per indicare Maria,  come una comune peccatrice, ma e poi vero che la Bibbia dice che sulla terra non esiste nessun giusto? Lo vedremo nel capitolo dedicato a Maria) e come può un’anima ormai dannata sperare di ottenere misericordia?
Vediamo quindi che il ricco non era ancora in vita sulla terra, - avendo quindi la facoltà di ravvedersi e di chiedere misericordia per i suoi fratelli (preghiera d’intercessione) -, ma era morto e si trovava all’Inferno.


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