Anima Che cosa è? Dove si Trova? - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Che cos’è propriamente l’anima e dove è localizzata ?
Di Bruto Maria Bruti

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Platone localizzava l’anima nel punto di attacco della corda spinale con il cervelletto,
Cartesio nella ghiandola pineale, J.C. Eccles –premio nobel per la neuro-biologia, nei moduli piramidali della corteccia sensitivo motoria. Invece, per San Tommaso d’Aquino e per la dottrina della Chiesa Cattolica -Concilio di Vienna - l'anima è il principio vitale da cui scaturisce ogni azione corporea, quella dell'apparato  locomotore come quella della psiche. L'anima non sta in un luogo particolare del corpo perché è l'architetto interiore che dà forma alla materia informe
, che struttura la materia in modo tale  da renderla un essere vivente, è il principio vitale che unifica, organizza e armonizza ogni più piccola parte del corpo penetrandola alla radice e totalmente: si può dire, con San Tommaso d'Aquino, che non è il corpo che contiene l'anima ma è l'anima che contiene il corpo e lo contiene fino a quando continuano a rimanere in vita quegli elementi corporei indispensabili ad assicurare il mantenimento dell'unitarietà funzionale dell'organismo.

Attualmente la scienza medica ritiene che l’organismo non sia morto fino a quando resta il tronco cerebrale funzionante la cui vita assicura il mantenimento dell’unitarietà funzionale degli organi, seppure in una condizione di tipo vegetativo persistente

L’esistenza dell’anima spirituale


Scrive San Pio
X nel suo Catechismo Maggiore: “l’anima è la parte più nobile dell’uomo, perché è sostanza spirituale, dotata d’intelletto e di volontà, capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente. (...) l’anima nostra non si può né vedere né toccare perché è spirito. (...) l’anima umana non muore mai: la fede e la stessa ragione provano che essa è immortale“.
Con il termine anima, che deriva da ànemos -soffio, vento-
, si intende il principio primo dell’attività di tutti gli esseri viventi.

Nell’uomo, la natura dell’anima è immateriale anche se essa informa il corpo e costituisce con esso un'unica sostanza: il modo di agire manifesta il modo di essere e alcune operazioni intellettive e volitive dell'essere umano, pur procedendo dal corpo, trascendono il mondo materiale dimostrando che non possono avere il corpo come unico soggetto.

L'esistenza dell'anima spirituale è dimostrabile per via logico deduttiva:
essa si deduce dall'esistenza di tre attività umane che trascendono il corpo e la materia stessa. Queste attività sono la conoscenza intellettiva (da non confondere con la semplice conoscenza sensitiva), l'autocoscienza o conoscenza riflessa o riflessione, il desiderio della felicità assoluta e quindi dell'eternità. Conoscere nel senso intellettuale non consiste nel semplice prendere, toccare, sentire o vedere le cose con i sensi e con il cervello che è il centro di integrazione dei sensi: il cervello, infatti, è dotato di immaginazione riproduttrice – capacità di riprodurre l’oggetto visto, immaginazione associatrice –capacità di associare le immagini degli oggetti visti – e memoria capacità di conservare le immagini. I sensi hanno il compito di registrare le cose come si presentano ma solo l’intelligenza ha bisogno di porre la domanda: che cos’è questo?

Questa domanda è il segno che, per l’uomo, nei dati provenienti dai sensi resta un oggetto da conoscere che i sensi non possono cogliere. Qual’ è dunque questo oggetto? Questo oggetto è l’essenza di una cosa, ciò per cui una cosa è quella che è: il perché esiste e perché esiste in quel modo. Per esempio, mentre con l’occhio vedo molte piante particolari, diverse le une dalle altre, con l’intelletto sono capace di fare astrazione delle differenze delle piante particolari e di formare il concetto di pianta che posso applicare a tutte le piante, dall’insalata al pino:

primo processo astrattivo che coglie l’unità estraendola dalla diversità. L’animale vede una pianta particolare ma è incapace di concepire la caratteristica unitaria che accomuna tutte le piante. In virtù di questa capacità astrattiva l’uomo può dire: la pianta appartiene al regno vegetale e non a quello animale, come il cane, né a quello minerale come il ferro. Può, cioè, formulare giudizi che si applicano a tutte le piante, a tutti gli animali, a tutti i minerali. Per noi esseri umani questa operazione di astrazione intellettuale è talmente naturale che non ci rendiamo conto dell’esistenza di questa capacità per il semplice fatto che la mettiamo continuamente in funzione in modo del tutto naturale, così come mettiamo in funzione i nostri cinque sensi.

Questa capacità astrattiva è più evidente nei concetti quantitativi di ordine fisico – matematico, cioè in quei concetti dove definiamo la misurabilità delle cose per la loro grandezza. La lunghezza, per esempio, è una parola che serve ad indicare una proprietà comune delle cose – gli oggetti sono più o meno lunghi, ma anche ad esprimere l’idea o modello della lunghezza che possiede la proprietà della lunghezza al massimo grado, cioè l’infinitamente lungo. Questa misura massima è un’idea o modello che i sensi non possono conoscere perché nessun oggetto che noi vediamo o tocchiamo possiede totalmente questa proprietà ma la riceve solo in parte da qualcosa che trascende le cose stesse: secondo processo astrattivo che riesce a cogliere l’essenza di un oggetto senza l’oggetto particolare, che riesce, cioè, a cogliere l’idea direttrice, il progetto da cui ha avuto origine la proprietà di una cosa.

Il nostro intelletto, dunque, non solo conosce una proprietà comune delle cose, per cui affermiamo che gli oggetti sono più o meno lunghi –primo processo astrattivo che coglie l’unità estraendola dalla diversità - ma riesce anche ad estrarre da questa proprietà unitaria la sua misura massima. Dopo la conoscenza sensitiva, dunque, l’intelletto è capace di ottenere una ulteriore conoscenza
e riesce a vedere, per esempio, non solo che le cose sono più o meno belle, ma anche a concepire l’idea della bellezza assoluta, riesce a vedere non solo che le cose sono più o meno lunghe, ma anche a concepire l’idea dell’infinitamente lungo.

Quando definiamo le cose, la definizione presenta le cose nella loro essenza e questa essenza viene estratta fuori dalla materia, liberata dalla materia, detemporalizzata  despazializzata sradicata dal suo contesto materiale, particolare, limitato, finito. Per esempio, quando dico
che l’uomo è un animale razionale “la definizione dell’uomo –animale razionale -non implica, in sé, né dimensioni, né colori, né età, né lingua, nulla cioè di ciò che caratterizza i singoli individui e che quindi non è comune a tutti gli uomini. Quando definiamo le cose, la nostra intelligenza prescinde totalmente dalla materia sensibile. La definizione presenta le cose nella loro essenza e astrae da
tutto ciò che è sensibile e materiale. Questo prova che l’anima umana strappa le essenze dal mondo della natura e le detemporalizza - e  –despazializza -“

Consideriamo ora l’autocoscienza o conoscenza riflessa o riflessione: noi esseri umani non solo capiamo ma capiamo di capire; accanto allo scire c’è in noi il cum scire, cioè accanto alla scienza esiste l’auto coscienza.

Una facoltà puramente corporea è estesa e conosce solo in modo esteso, al più una parte può ripiegarsi sull’altra ma non il tutto sul tutto: l’occhio, da solo, senza uno specchio non può vedere se stesso e il dente non può mordere se stesso. Invece l’intelligenza è cosciente di se
stessa, si ripiega completamente su se stessa in modo da essere insieme forza conoscitiva e oggetto conosciuto: l’intelletto, per poter conoscere se stesso, deve porsi da un punto di vista diverso da quello dell’oggetto in modo da potersi osservare come un oggetto. In accordo con il principio di non contraddizione – il quale dice che nessuna cosa può essere  e non essere contemporaneamente e sotto lo stesso aspetto - , l’intelletto, nell’operazione delle riflessione, può essere contemporaneamente soggetto conoscente e oggetto conosciuto ma non può esserlo sotto lo stesso aspetto: cioè può essere soggetto conoscente e oggetto conosciuto ma da punti di considerazione diversi; soggetto conoscente in alcune operazioni e oggetto conosciuto in altre.

Analoga è l’analisi della volontà: anche nella volontà si verifica una riflessione su se stessa, una auto volizione.

Come l’intelletto conosce la sua conoscenza, così la volontà può volere la sua volizione a qualunque costo: ad esempio, posso smettere di leggere questo scritto soltanto per voler dimostrare di volerlo. Infine consideriamo il desiderio tipicamente umano della felicità assoluta e quindi dell’eternità. L’essere umano desidera che i suoi momenti di felicità siano tali da soddisfarlo perfettamente e tali, quindi, da non finire mai. Il desiderio di felicità assoluta comporta il desiderio dell’immortalità per ché la felicità assoluta non sarebbe tale se dovesse finire con la morte. Il desiderio d’immortalità introduce il concetto di un tempo diverso da quello attuale dove la felicità non ha termine e che chiamiamo eternità. San Tommaso d’Aquino spiega che si può desiderare qualcosa -anche di nuovo ma solo a partire da qualcosa che già si conosce. Ad esempio, posso desiderare di camminare nell’aria perché conosco la possibilità di camminare in terra e conosco l’esistenza del cielo, posso desiderare l’esistenza di forme di vita nell’universo perché conosco due cose: la vita e l’universo.

Posso desiderare una felicità assoluta, cioè libera da vincoli e da limitazioni e tale, quindi, da non finire mai perché esiste già in me qualcosa che tende alla perfezione e all’eternità. Ogni soggetto dotato di conoscenza desidera di perdurare nell’essere nel modo con il quale conosce l’essere: quello che conosce l’essere di un momento desidera solo questa esistenza momentanea, quello che conosce l’essere perpetuo desidera di essere sempre e poiché nessun desiderio naturale può essere vano, questo soggetto conoscente deve essere sempre. Lo stesso suicidio non è una negazione del desiderio di felicità perfetta e quindi immortalità.

Nella maggior parte dei casi, il suicidio non è un atto di amore per la morte in se stessa ma una fuga dal dolore.


In alcuni rari casi il suicidio è il frutto della superbia cioè della disordinata stima di se stessi. Il superbo può giungere a rifiutare la sua dipendenza dal Creatore fino al punto di voler essere padrone del momento della sua morte. Il filosofo ateo Friedrich Wilhelm Nietzsche, in Così parlò Zarathustra, giunge ad esaltare – la libera morte, che viene a me, perché io voglio. Zarathustra non desidera la morte per se stessa ma cerca di ribellarsi alla sua condizione di essere-mortale dandosi la morte. Il rapporto fra l’anima spirituale ed il corpo
L’uomo è una sostanza fatta di anima e corpo
, anima e corpo non sono due sostanze fra loro collegate ma sono la forma e la materia della stessa sostanza uomo.

Materia e forma, in metafisica, sono due principi costitutivi di una stessa sostanza e non due sostanze che si sommano. Un pezzo di legno, ad esempio, può diventare una statua oppure una sedia, un tavolo. Il legno è la materia che può prendere la forma - della statua o della
sedia o del tavolo: la forma in metafisica non è il profilo esterno di una cosa ma il principio d’essere di una cosa, l’atto che le conferisce una determinata proprietà, che la fa essere ciò che prima non era, che la organizza in un certo modo. La materia, invece, è ciò che viene
organizzato, ciò che è in grado di ricevere un atto che le conferisce una determinata proprietà. Dopo che il materiale del legno è stato organizzato in un certo modo, esso ha acquisito una forma: la forma di statua o di tavolo o di sedia. Dire che l’acqua è composta di ossigeno e di idrogeno cioè di due atomi che si uniscono non è la stessa cosa che affermare che la statua è composta dal materiale e dalla forma di statua perché la materia e la forma della statua non sono due sostanze che si sommano ma sono due principi costitutivi di una stessa sostanza.

L’anima non sta in un luogo particolare del corpo
ma è forma corporis–la forma in senso metafisico del corpo-cioè il principio primo che anima -mette in movimento un essere dal di dentro, senza un intervento esterno ad esso, rendendolo un essere vivente. Se si osserva un essere vivente in via di formazione, si riscontra che possiede in se stesso il principio interiore del suo sviluppo. Tale principio interno presenta soprattutto tre caratteristiche:

1) mette in movimento la materia dal di dentro;
2) questo lavoro di movimento e di sviluppo armonicamente finalizzato rivela la presenza di un
progetto intrinseco al vivente o idea –guida;

3) poiché i diversi organi e le diverse parti del corpo sono unificati in un tutto perfettamente
organizzato, tale caratteristica si chiama forma: con questo termine si vuole indicare non tanto la figura esterna ma il principio intrinseco di determinazione e di unificazione.
Per unità sostanziale dell’essere umano, dunque, deve intendersi quella situazione in cui l’anima non sta in un luogo particolare del corpo ma è il principio vitale che informa tutta la materia del corpo.

La filosofia che nega l’unità sostanziale dell’essere umano ( condannata dalla Chiesa Cattolica nel Concilio di Vienna, dove si afferma che l’anima è forma corporis ) è sbagliata perché finisce, anche senza volerlo, per negare ciò che afferma e cioè l’esistenza dell’anima.
Infatti, se l’anima e il corpo fossero due sostanze ciascuna delle quali ha un essere proprio distinto dall’essere dell’altra sostanza, l’anima sarebbe come una specie di guidatore ed il corpo ( cervello compreso ) sarebbe la macchina da guidare.
In questa maniera non si capisce come il guidatore, una volta che abbia deciso e si tratterebbe di una decisione spirituale presa dall’anima -di portare la macchina verso una certa direzione ( ad esempio di affrontare un pericolo ), si tiri in dietro e non riesca a farlo. Se il guidatore ( che sarebbe l’anima ) non riesce a guidare la macchina del corpo, una volta
che lo ha deciso, questo starebbe a significare -ed è la considerazione del filosofo Baruch Spinoza -
che l’anima non esiste per se stessa ma sarebbe solo un attributo del corpo.

La concezione dualista -cioè la concezione secondo cui il corpo e l’anima sono due sostanze fra loro collegate - finisce per negare l’esistenza dell’anima stessa, cioè il fatto che l’anima possa esistere per se stessa.

Per le sostanze puramente corporee non può esistere la forma senza la materia: ad esempio, la statua non può esistere senza il materiale che viene organizzato in statua. Nella sostanza uomo, invece, per via delle operazioni spirituali dell’intelletto e della volontà, l’anima deve sussistere per sé in maniera spirituale anche senza la materia che informa: sussistere significa esistere per sé e non in virtù di un altro essere.

Mentre in tutte le sostanze corporee chi ha l’essere è il composto di forma e materia, nell’uomo chi ha l’essere è l’anima la quale lo comunica al composto così che la sostanza uomo esiste in virtù dell’essere dell’anima. Per l’uomo, le cui operazioni intellettuali e volitive dimostrano l’esistenza di un elemento non corporeo che pertanto ha una sussistenza spirituale, tale elemento, che chiamiamo anima, deve continuare a sussistere necessariamente anche se viene privato del corpo che è la sua costruzione, il suo modo d’essere.

La natura spirituale dell’anima esige che la sua origine sia dovuta ad un intervento diretto di Dio
. Infatti l’anima non può essere prodotta da preesistente sostanza materiale essendole superiore; né può essere prodotta dalla preesistente sostanza spirituale dei genitori. Infatti
questo ti po di generazione esigerebbe che lo spirito dei genitori comunicasse una parte di sé ma ciò non è possibile perché lo spirito non è divisibile come la materia. L’anima perciò è creata direttamente da Dio nello stesso momento in cui avviene la fecondazione umana.
L’azione immediata di Dio non è un’azione speciale di tipo miracolistico perché fa parte dell’ordine e del piano naturale dell’universo creato.

Questa unità sostanziale dell'essere umano situazione in cui l'anima non sta in un luogo particolare del corpo ma è il principio vitale che informa la materia del corpo-spiega bene i rapporti che intercorrono fra la realtà materiale e quella spirituale. Con l'unità sostanziale dell'essere umano si capiscono i motivi per cui l'uomo non sempre riesce a fare ciò che vuole -e si tratterebbe di una decisione spirituale dell'io dotato di coscienza e volontà

I motivi sono due: i difetti corporei ed i disordini dell'anima. Difetti corporei : l'uomo in coma non può agire, l'intelletto di un bambino deve attendere lo sviluppo del cervello per manifestarsi. Dopo la morte l'io spirituale sussiste necessariamente ma in un modo di cui non possiamo avere alcuna idea o esperienza. Si tratta di uno stato violento a lui non naturale in quanto separato dal suo modo d'essere (il corpo) e perciò non può agire nel mondo dei corpi perché il suo corpo è il suo mezzo ordinario d'azione: la sua possibilità d'azione può dipendere solo dalla libera iniziativa di Dio.

Disordini dell'anima: la ribellione contro Dio ha prodotto la ribellione delle potenze inferiori dell'anima (passioni) contro le superiori (ragione e volontà) per cui l'uomo spesso non fa il bene che vuole ma il male che non vorrebbe.

Scrive S. Agostino:”
l’anima comanda che la mano si muova
, e la cosa avviene così immediatamente che a stento si distingue il comando dall’esecuzione: eppure l’anima è spirito e la mano è materia. L’anima comanda poi a se stessa di volere: si tratta della medesima anima, eppure non obbedisce. Come mai ciò? Perché? L’anima, dico, ordina di volere: non ordinerebbe se non volesse, eppure, non esegue ciò che essa stessa ordina. (...) Non è (...) incredibile che avvenga di volere e di non volere nello stesso tempo, perché è una debolezza dell’anima (...)

Il peccato di Adamo ed Eva ha ferito la natura umana per cui il progetto interiore, l’idea guida cioè l’anima creata da Dio non può realizzarsi in maniera completa e ordinata con la natura contaminata che si trova a disposizione. Il peccato dei progenitori ha ferito la materia vivente
da trasmettere ai figli. Dopo il peccato originale, l’anima di ogni essere umano compie un lavoro di movimento, di sviluppo e di formazione su di una materia vivente che è stata resa priva dei particolari benefici di cui Dio l’aveva dotata per poter rispondere alle esigenze
dell’anima stessa: infatti tale materia è diventata corruttibile e reca in sé l’imprinting di un evidente conflitto fra le varie componenti psichiche. Un conflitto che fa dire all’apostolo Paolo che la carne ha desideri contrari allo spirito. Dopo il peccato originale, l’io spirituale creato da Dio, dotato di coscienza e volontà, animando una materia vivente contaminata, subisce una situazione di disordine, non nella sua essenza, ma nelle sue operazioni.


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