Benedizioni a coppie omosessuali apostasia eresia - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Benedizioni a coppie omosessuali apostasia eresia

Catechesi prima parte
BENEDIZIONI A COPPIE OMOSESSUALI O ADULTERE

LA VERITA' NON CAMBIA CON IL TEMPO ALTRIMENTI NON E' VERITA'... ma moda..

Negli anni e nei secoli antecedenti il 2021 la Chiesa aveva parlato sempre chiaro al riguardo delle coppie OMOSESSUALI,  è opportuno riflettere seriamente sul fatto che si sbagli questo papa piuttosto che tutti i precedenti nei secoli passati, oltretutto anche questo papa fino al 2021 negava le benedizioni alle coppie omosessuali (non alle singole persone),
Non è possibile cambiare insegnamento su questo argomento, e nemmeno fare SOFISMI sul significato di COPPIA e di UNIONE.. a meno che veniva scritto a chiare lettere che le coppie che chiedono la BENEDIZIONE si devono impegnare alla CASTITA' ma nel documento FIDUCIA SUPPLICANS non viene richiesta la castità, nè pentimento nè conversione...

pretendono solo di PRENDERCI IN GIRO spiegandoci le differenze (inesistenti) tra coppia e unione. La coppia adulterà composta da  Erode ed Erodiade (sua cognata) non richiese né poteva richiedere la benedizione di Giovanni il battista, quest'ultimo ci rimise la testa proprio perchè EBBE IL CORAGGIO DI GRIDARLO IN FACCIA AL RE... che erano adulteri.. Ma forse Giovanni il battista oggi dovrebbe andare a lezione di misericordia e accoglienza dai moderni o modernisti pastori della Chiesa, essi sono talvolta più misericordiosi di Gesù stesso che oltre ad accogliere cambiava la vita a chi si rivolgeva a Lui, vedi alla adultera che stava per essere lapidata, vedi a Zaccheo che restituì il doppio di quanto aveva preso, vedi a Matteo il pubblicano, vedi alla Maddalena... OGGI INVECE SI INSEGNA AD ACCOGLIERE ... E BASTA... non si parla più di conversione, e in questo quadretto ipocrita si impartiscono benedizioni alle coppie peccaminose senza chiedere loro la conversione o la castità.

Con tutto il rispetto per la figura di questi nostri pastori NON SI PUO' TACERE di fronte a questi insegnamenti errati. Possiamo solo pregare per loro affinché si rendano conto dei loro catastrofici errori.

Nel 2021 Il Dicastero vaticano, all’epoca presieduto dal card. Luis F. Ladaria, argomentava, nell’allegata Nota esplicativa, che, essendo le benedizioni dei sacramentali (e non dei sacramenti!) richiedono, per coerenza, che, oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano, «ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore.   Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni».   Per questo, si affermava che non è «lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso.  La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore».

“La Santa Chiesa può quindi benedire qualsiasi individuo, anche un pagano. Ma non può mai, in alcun modo, benedire un’unione che è di per sé immorale, con il pretesto di incoraggiare ciò che è buono in essa.
 
Quando si benedice una coppia, non si benedicono individui isolati: si benedice necessariamente la relazione che li unisce. Non si può redimere una realtà è intrinsecamente fuorviata e scandalosa.
 
Incoraggiare pastoralmente tali benedizioni porta inesorabilmente, nella pratica, all’accettazione sistematica di situazioni che sono incompatibili con la legge morale, nonostante qualunque dichiarazione contraria.” (don Pagliarani)

"Se a benedire non è un laico, come per esempio un padre che benedice i figli, ma un sacerdote, quella benedizione è già di per sé liturgica, anche se non segue una formulazione predisposta dall’autorità competente. È liturgica nella sostanza, perché data da un sacerdote e quindi coinvolge la Chiesa. Non si tratta solo di osservare che una tale benedizione solo pastorale e non liturgica non è stata mai prevista dalla Chiesa, ma anche che non esiste e non è stata prevista e normata perché non può esistere. Con la qual cosa cade un altro aspetto di quanto sostenuto dalla Dichiarazione e cioè che la benedizione non sia una approvazione della situazione di vita della coppia che viene benedetta, ma solo l’invocazione dell’aiuto di Dio per dare ai due la forza di sviluppare gli aspetti positivi della loro relazione, come per esempio la cura reciproca e l’aiuto nelle difficoltà della vita.

Questa prospettiva cade per due motivi connessi con quanto visto sopra: il primo è che il contesto già di per sé liturgico,

data la presenza del sacerdote, non permette di benedire una realtà pubblica in grave contrasto con la legge di Dio,

il secondo è che quegli eventuali aspetti positivi sono all’interno di una relazione di coppia di violenta strumentalizzazione reciproca anche se consenziente, che li deturpa: se i due si fanno violenza reciproca come possono aiutarsi?

La benedizione è un sacramentale e, come tale, richiede da parte di chi la riceve una adeguata disposizione tramite il pentimento e la volontà di uscire da un certo stato di vita. A queste condizioni la benedizione può essere data anche alla singola persona che sia in stato di peccato. In questo senso sì che la benedizione è una apertura alla volontà di Dio e una richiesta del suo aiuto per confermare e fortificare il pentimento e la decisione di cambiare vita. Ma questo non avviene quando la benedizione viene data ad una coppia irregolare, eterosessuale od omosessuale che sia. In questo caso la situazione di vita delle persone coinvolte viene riconosciuta, confermata e giustificata. Se i due vengono benedetti in coppia, si riconosce che quella sia una coppia, anche se non lo è, perché si tratta di due individui che si strumentalizzano a vicenda per vari loro interessi particolari.

Ciò vale non solo per la coppia omosessuale ma anche per la convivenza di fatto tra uomo e donna. La complementarità qui, a differenza che nel precedente caso, sembra esserci, ma così non è perché i due non rispondono ad una vocazione, con i rispettivi doveri indisponibili, ma solo ad un loro patto individuale. Benedire una coppia che non è una coppia, vuol dire confermare il falso. Inoltre, se i due ricevono la benedizione in coppia è evidente che non intendono separarsi, perché la chiedono in quanto coppia. Non ci sono pentimento e volontà di cambiare vita e quindi mancano le condizioni per la benedizione. Si può tornare a dire che vengono benedetti non gli aspetti violenti e contro-natura della loro relazione ma solo quelli positivi da cui ripartire, ma si è visto sopra che questi aspetti positivi rimangono deformati dalla qualità negativa della relazione di coppia, possono esserci nelle singole persone ma non nella coppia.
 
 
Non benedire le coppie irregolari non vuol dire respingerle, vuol dire accoglierle nella verità, che è la prima forma di rispetto che si deve loro. (la nuova Bq)

Collin ricorda che «una coppia è un tutto che è più della somma delle sue parti, cioè dei due individui. È un’entità che ha una consistenza propria, un essere relazionale distinto dai due termini in relazione… nel diritto naturale ciò che costituisce una coppia è il matrimonio. Il matrimonio è un’istituzione irriducibile a una semplice relazione di intersoggettività perché i due coniugi assumono un legame oggettivo che la natura umana, la società e ultimamente Dio offrono loro. I due individui si impegnano l’uno con l’altro in quanto uomo e donna e la loro alleanza è potenzialmente il luogo della venuta all’essere di un terzo, il figlio. La nozione di coppia connota quindi in essa stessa la coniugalità (…). Parlare, quindi, di “coppia irregolare” o di “coppia dello stesso sesso” è carico di significato perché un tale linguaggio riconosce, almeno implicitamente, che la relazione tra questi due individui partecipa analogicamente all’ordine della coniugalità». Da qui l’irricevibilità della Dichiarazione in quanto confusa ed erronea.

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