Risurrezione - Testimoni Geova non ci credono - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Risurrezione - Testimoni Geova non ci credono

Testimoni di Geova

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LA RISURREZIONE

La Bibbia conosce due tipi o forme di risurrezione,: una spirituale, detta anche prima risurrezione, e l'altra corporea o della carne. Parleremo prima della risurrezione spirituale, di cui scrive specialmente Giovanni nel vangelo e nell'Apocalisse. Ma ne parla anche san Paolo.
LA RISURREZIONE SPIRITUALE
Giovanni 5, 24-27
Giovanni, il discepolo che Gesù amava (cfr. Giovanni 13,23), ci ha conservato le belle parole del Maestro:
< In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo” (Giovanni 5, 24-27, cfr. 3,15-16).
Spiegazione:
a) Gesù parla di un passaggio dalla morte alla vita. Il discorso è rivolto a persone, che possono ascoltare la sua parola e prendere una decisione. Non è possibile perciò che si tratti di gente morta corporalmente. Si tratta di persone ancora vive, su questa terra, a cui è offerto un passaggio da una stato di morte a uno stato di vita. Questo passaggio avviene ora, al momento dell'ascolto e dell'accettazione della voce del Figlio di Dio. Gesù dunque afferma l'esistenza d'una risurrezione già in questa vita.
b) Questo passaggio conduce l'uomo dalla “morte” alla “vita”. Poiché - ripetiamo - le persone a cui è rivolto l'invito sono ancora fisicamente vive, la nuova vita che è offerta, deve essere diversa da quella fisica. Deve trattarsi d'una vita spirituale o soprannaturale, che fa risorgere da una morte pure spirituale. La vita, offerta qui da Gesù, consiste nel passaggio da uno stato di peccato, chiamato “morte”, a uno stato di amicizia con Dio, chiamato “vita”. Questa è la natura della prima risurrezione.
c) Verrà poi un altro momento, un'altra ora, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce dello stesso Figlio di Dio e ne usciranno (cfr. Giovanni 5, 28). Ma si tratta evidentemente di un ,altro tipo o forma di risurrezione, proiettata nel futuro. E' quella corporea o della carne.
Spiega sant'Agostino:
“Gesù non parla ancora della seconda risurrezione, cioè della risurrezione dei corpi, che avverrà alla fine, ma della prima risurrezione, che avviene ora. E per distinguerla dice: E' venuto il momento, ed è questo. Non si tratta quindi della risurrezione dei corpi, bensì di quella delle anime. Anche le anime infatti hanno la loro morte nell'empietà e nel peccato (... ). Riguardo a costoro che sono morti nell'anima per empietà ed iniquità, il Signore dice: E' venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata vivranno. Quelli che l'avranno ascoltata sono "quelli che avranno obbedito, che avranno creduto ed avranno perseverato sino alla fine” (cfr. Marco 16,16) (...). In tal modo, credendo in Colui che giustifica l'empio (cfr. Romani 4, 5), e giustificati nella nostra empietà come se fossimo passati dalla morte alla vita, possiamo partecipare alla prima risurrezione, che ha luogo ora”
Apocalisse 20, 4-6

La stessa dottrina in Apocalisse 20,4-6:
“Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della Parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua (...). Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni” (Apocalisse 20,4-6).

Spiegazione:
a) Qui Giovanni parla d'una prima risurrezione (versi 5-6). E' impossibile che si tratti della risurrezione della carne perché questa verrà solo in seguito, immediatamente prima del giudizio finale (verso 13). D'altra parte una duplice risurrezione corporea dei buoni è inconcepibile. La Bibbia attesta solo e sempre una sola risurrezione della carne alla fine dei tempi (cfr. infra, pp. 23-34). La prima risurrezione può essere perciò solo una realtà spirituale, il passaggio dalla morte a causa del peccato alla vita soprannaturale mediante l'adesione a Cristo con la fede e il battesimo. Tutto è in armonia con Giovanni 5, 25-27 e anche con san Paolo (Romani 6, 4-11, infra).
b) La prima risurrezione o risurrezione spirituale è data a tutti coloro che aderiscono a Dio mediante il Cristo: in primo luogo ai martiri della fede e poi ai confessori, cioè a tutti coloro che non hanno adorato la bestia. Adorare la bestia equivale a rifiutare il Regno di Dio per aderire a quello di satana. Non vi è limite di; numero. San Paolo si rivolge a tutti i credenti in Cristo quando afferma: “Se con Lui (Cristo) perseveriamo, con Lui anche regneremo” (2 Timoteo 2,12). Regnare nel linguaggio biblico non VUOI dire avere dei sudditi, ma essere liberi e sovrani: liberi dalla schiavitù delle passioni e del peccato, liberi anche dalla morte (cfr. Apocalisse 21, 4).
c) La partecipazione al Regno con Cristo è data fin d'ora. Il senso è che tutti i cristiani, sia martiri, che hanno dato il sangue per Gesù Cristo, sia confessori, che conservano pura la loro fede, formano la concreta attuazione del Regno di Dio, ossia della Chiesa di Gesù Cristo. Questa scena si ha da collocare sia in cielo, dove i risorti spiritualmente, che hanno lasciato questa vita, formano la Chiesa trionfante, sia in terra, dove quanti possiedono la prima risurrezione, vivono la vita di grazia o di amicizia con Dio, ossia regnano con Cristo.
d) L'espressione “regnarono con Cristo per mille anni” non va presa dunque alla lettera. Basterebbe considerare che dai tempi dei primi martiri e dei primi confessori della fede cristiana ne sono già passati duemila. I Mille anni indicano il tempo della Chiesa lungo e indeterminabile, che va dalla instaurazione del Regno operata da Cristo mediante la sua morte e risurrezione. Il numero Mille va preso in senso simbolico, che è in perfetta armonia con lo stile dell'Apocalisse.

Un'appropriazione Indebita
L'errore:
Per i testimoni di Geova (tdG) le anime dei risuscitati, di cui in Apocalisse 20, 4-6, sarebbero i componenti della classe privilegiata dei 144.000. Essi appartengono a Cristo quali fedeli discepoli scelti a regnare con Lui. Solo essi prendono parte alla prima risurrezione, “la risurrezione dei morti che ha luogo più presto” (Filippesi 3:11). Più presto vuol dire “durante la presenza di Cristo, che ha avuto inizio nel 1914. Essi sono “primizie a Dio e all'Agnello” (Rivelazione 14:4).
La verità:
a) Questa spiegazione geovista contrasta radicalmente col testo biblico di Apocalisse 20,4-6, e con tutti gli altri testi citati e strumentalizzati dai geovisti.
Anzitutto in quanto al numero. Giovanni attribuisce la prima risurrezione a quelli che furono decapitati a causa della testimonianza di Gesù, cioè ai martiri cristiani. Ora, accurati studi storici hanno accertato che i martiri cristiani, solo nei primi tre secoli dell'Era Cristiana, vanno contati a centinaia di migliaia.
Inoltre, assieme ai martiri, vi sono coloro che non hanno adorato la bestia, vale a dire una schiera innumerevole di discepoli di Cristo, che si sono mantenuti fedeli a Lui per tutta la loro vita. Sono milioni! (cfr. Apocalisse 7,9ss).
A questi martiri e confessori dell'Era Cristiana vanno aggiunti, secondo alcuni, i martiri e confessori della fede israelita prima di Cristo. Ce n'è d'avanzo per superare le sparuto numero di 144.000! E' assurdo e ridicolo limitare a poche decine di migliaia il numero dei fedeli discepoli di Cristo.
b) A parere dei geovisti solo i 144.000 appartengono a Cristo durante la, sua presenza. A sostegno di questa assurdità essi citano 1 Corinzi 15, 20-23. Ora tutti ì biblisti sono del parere che Paolo qui parla della risurrezione dei morti o della carne alla fine dei tempi, non della prima risurrezione. Sulla risurrezione della carne dubitavano alcuni cristiani della comunità di Corinto. Paolo parla di questa risurrezione e solo di essa in tutto il capitolo 15 della 1 Corinzi.
Perciò la presenza di Cristo, di cui qui parla Paolo, va riferita alla sua venuta (parousìa) o presenza visibile alla fine dei tempi.  La presenza invisibile di Cristo non è mai mancata alla sua Chiesa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). La data del 1914 è una data inventata dal Corpo Direttivo della setta geovista. Essa contrasta sia con la Bibbia sia con la storia. E' una data di comodo ai fini di una propaganda settaria.
E' poi sommamente offensivo dire che solo i 144.000 appartengono a Cristo! E a chi appartengono le centinaia di milioni di creature umane che durante duemila anni di cristianesimo si sono mantenute e si mantengono fedeli a Cristo?
c) Parimenti errato è l'uso. che i tdG fanno di Filippesi 3, 11, che essi traducono: “La risurrezione dei morti (che ha luogo) più presto”. L'espressione “più presto” non c'è nel testo critico originale e nessun biblista traduce così il testo paolino. E' un'aggiunta geovista (cfr. Apocalisse 22, 18).
Qui Paolo si riferisce alla risurrezione universale, quella dei corpi o della carne. E' risaputo che nei primi tempi della Chiesa, anche tra gli Apostoli, vi era come un'ansiosa attesa di questa risurrezione con il ritorno visibile del Signore o parousìa (cfr. 1 Tessalonicesi 4,13-18). Mai comunque gli Apostoli hanno fissato tempi di scadenza né hanno insegnato che vi sarebbe stata una risurrezione “più presto” e un'altra “più tardi”.
d) Parimenti errata è la spiegazione geovista di Apocalisse 14,4. A loro avviso le “primizie a Dio e all'Agnello” indicherebbero il numero limitato di 144.000.
“Primizia” indica il primo frutto di un raccolto, a cui seguono tanti altri della stessa specie.Nella Bibbia Cristo è detto “primizia” dei risorti da morte in quanto come Lui risorgeranno quelli che sono di Cristo (cfr. 1 Corinzi 15, 20.23; Filippesi 3, 20-21). 144.000 sono detti “primizie” in quanto rappresentano il primo frutto abbondante della Redenzione di Cristo. Sarà seguito da altri, da tantissimi altri nel corso dei secoli.
Romani 6,4-11
La dottrina della prima risurrezione si trova anche in altri testi biblici, specie in san Paolo. Ne citiamo uno, che vogliamo riportare per la sua bellezza:
“Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere in Cristo (...). Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù...” (Efesini 2,4-6).
Qui Paolo si rivolge a persone ancora vive su questa terra, ai cristiani di Efeso.
Ci soffermiamo ora ad analizzare un altre> testo paolino, anche a motivo dell'uso distorto che di esso fanno i tdG. Scrive l'apostolo:
“Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui (Cristo) nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova (...). Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto è ormai libero dal peccato (...). Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui (...). Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù. Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri” (Romani (6,4-11).
Spiegazione:
a) San Paolo descrive gli effetti del battesimo cristiano. Per evidenziarli egli collega il battesimo cristiano alla morte e risurrezione di Cristo. Prima alla morte. Il battesimo fa morire l'uomo al peccato, lo libera dai peccati, li rimette (cfr. Atti 2, 38): “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte”. Poi alla risurrezione. Il battesimo conferisce al battezzato una nuova vita in virtù della risurrezione di Cristo: “Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita”.
In altre parole, il battesimo cristiano, in virtù della morte e della risurrezione di Cristo, produce nella creatura umana un duplice effetto: uno negativo e uno positivo. Distrugge la morte spirituale e dà all'uomo una vita pure spirituale (cfr. Efesini 2,4-9).
b) Il primo effetto, quello negativo, è espresso con le parole: “Chi è morto è ormai libero dal peccato”. E' una formula giuridica. Che cosa intende dire l'apostolo?
Se la frase è presa in senso giuridico, con riferimento cioè a quanto avviene tra gli uomini nell'amministrazione della giustizia, il significato è che con la morte si ha l'estinzione di ogni procedura penale. li morto non solo non può più violare la legge, ma neppure è punibile per eventuali delitti commessi in vita. La legge umana non agisce più su di lui.
Ma è chiaro che il pensiero di Paolo non è questo. Il suo discorso spazia in un ordine superiore, sull'azione di Dio nei riguardi dell'uomo in virtù della morte e risurrezione di Cristo. L'Apostolo si serve solo d'una immagine, d'un paragone per spiegare l'effetto negativo del battesimo. Egli non intende parlare della morte fisica del battezzato. Il battezzato continua a vivere su questa terra, ma non è più punibile. Il peccato in lui è stato distrutto. Egli è morto al peccato in virtù della morte di Cristo. E' sempre l'effetto negativo del battesimo. Il battezzato è libero dal peccato in quanto Cristo lo ha purificato, redento, prosciolto.
c) Questa morte spirituale è seguita da una nuova vita, da una risurrezione pure spirituale, in virtù della risurrezione di Cristo. Il battezzato continua a vivere su questa terra, ma la sua vita, in tutta la sua dimensione, “spirito, anima e corpo” (1 Tessalonicesi 5, 23), è arricchita da una nuova vita soprannaturale.
Tuttavia il battezzato è ancora libero e in qualche modo esposto al peccato: può rinnegare la fede e perdere la nuova vita spirituale. Qualora lo faccia, subirà la conseguenza davanti a Dio (cfr. Romani 14, 10; 2 Corinzi 5, 10). Perciò Paolo esorta il battezzato a non ritornare a essere schiavo del peccato: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale così da sottomettersi ai suoi desideri” (Romani 6,12).
Una spiegazione falsa e settaria
L'errore:
Ai tdG il testo di Paolo (Romani 6,4-11) non dice nulla di tanta bellezza. Essi preferiscono soffermarsi su un solo verso del testo paolino, sul settimo con precisione (Romani 6,7), strappandolo dal contesto: “Colui che è morto è stato assolto dal (suo) peccato” (traduzione geovista). Spiegando settariamente questa citazione monca fanno intendere che “dopo la morte non si è più soggetti a ulteriori punizioni per i propri peccati”.
A loro avviso, san Paolo qui parla della morte fisica, della fine cioè della vita su questa terra, e afferma che dopo la morte non ci sarà nessuna sofferenza. Con parole più chiare questo equivale a dire che, dopo la morte, tutti gli uomini, qualunque sia stato il loro passato, onesti e criminali, si troveranno nella stessa condizione, che per i tdG è la non esistenza.
La verità:
a) Questo insegnamento geovista dà via libera al più deleterio immoralismo. Infatti, se dopo la morte non si è più soggetti ad alcuna punizione per i propri peccati, perché praticare la virtù e lottare contro il vizio? Tanto alla morte non c'è più peccato, nulla da scontare: “mangiamo e beviamo perché domani moriremo”! (1 Corinzi 15, 32). Proprio san Paolo condanna questo modo di pensare ed aggiunge con grande sapienza: “Non lasciatevi ingannare: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15, 33).
b) Ma la Bibbia non dice ciò che ad essa fanno dire i tdG. Il pensiero di san Paolo è ben diverso. Egli non parla di morte fisica, ossia della fine della vita terrena. Paolo si riferisce all'effetto negativo del battesimo ed afferma che nel battesimo il cristiano muore al peccato, cioè è liberato dal peccato che dominava il vecchio uomo. Nel battesimo il cristiano è reso giusto. Sì, se dovesse morire subito dopo il battesimo, non sarebbe soggetto a punizioni per i propri peccati cfr. Atti 2,38).
c) Tuttavia il battezzato può peccare dì nuovo, agire in modo che il peccato regni nel suo corpo mortale così da sottomettersi ai suoi desideri. E' un'eventualità che Paolo non esclude. In questa ipotesi, la morte fisica non lo libererà da ulteriori punizioni per i propri peccati. Lo stesso Paolo avverte che “tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno 'per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Corinzi 5, 10; cfr. Romani 14,10.12; Galati 6,7-9; Matteo 10, 28).
Secoli prima di Paola l'autore del Qoelet aveva scritto:
“Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l'uomo è tutto. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto cioè che è occulto, bene o male” (Qoelet 12,13-14).
RISURREZIONE DI SINGOLE PERSONE
Prima di parlare più estesamente della “risurrezione dei morti o della carne”, che è il tema principale di questo opuscolo, ci soffermeremo brevemente a ricordare alcuni casi di risurrezione di singole persone. Ricorderemo prima i fatti, e faremo poi alcune considerazioni. E' scontato che il nostro discorso ha come riferimento solo la Bibbia.
1 - I fatti:
In non poche pagine dell'Antico Testamento Jahve è celebrato come il Signore della vita e della morte. “Egli fa morire e fa vivere, fa discendere nello Sceol e fa risalire” (1 Samuele 2, 6; cfr. Deuteronomio 32, 39). Jahve ha manifestato questa sua potenza non soltanto nel prolungare la vita di alcuni suoi servi (cfr. 2 Re 20, 4-11), ma anche e soprattutto nel ridare la vita ad alcuni morti.
Nel nome di Jahve Elia risuscita da morte il figlio della vedova di Zarepta: “Elia invocò il Signore: "Signore Dio mio, l'anima del fanciullo torni nel suo corpo". Il Signore ascoltò il grido di Elia, l'anima del bambino tornò nel suo corpo> e questi riprese a vivere” (1 Re 17,21-22).
Non meno commovente è la risurrezione operata da Eliseo (cfr. 2 Re 4,29-37).
Nei vangeli sono riferiti tre casi di risurrezione di morti operate da Gesù. Al figlio della vedova di Naim Gesù dice: “Giovinetto, dico a te: Alzati! E il morto si levò a sedere e incominciò a parlare” (Luca 7, 14-15).
La risurrezione della figlia di Giairo è così raccontata da Matteo:
“Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione disse: "Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme". Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente, egli entrò, la prese per mano e la fanciulla si alzò” (Matteo 9,23-25; cfr. Marco 5,21-43; Luca 8,40-56).
Il terzo caso, assai più noto, è quello di Lazzaro. Davanti alla tomba dell'amico, morto da quattro giorni, Gesù gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!” E il morto uscì (cfr. Giovanni 11, 43).
Il libro degli Atti infine ricorda le risurrezioni operate in virtù delle preghiere di Pietro e di Paolo (cfr. Atti 9,36-42; 20,7-10).
2 - Alcune considerazioni:
- Tutti questi risuscitati riacquistano la stessa vita di prima senza sostanziali cambiamenti. Dopo alcuni anni muoiono di nuovo. Il loro corpo non si trasforma in corpo glorioso come quello di Cristo dopo la risurrezione e come sarà quello dei beati dopo la risurrezione universale alla fine dei tempi (cfr. Filippesi 3,21; 1 Corinzi 15, 53).
- Tuttavia tali risurrezioni, oltre a essere una prova della potenza di Dio, possono considerarsi come un simbolo, anzi una garanzia, della futura risurrezione di tutti i morti. Prima di risuscitare Lazzaro Gesù disse quelle memorabili parole: “lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Giovanni 11, 25-26).
- E' bene notare, infine, che, a differenza di Elia ed Eliseo, di Pietro e di Paolo, Gesù opera le risurrezioni per virtù propria, “perché Dio era con lui” (Atti 10, 38); cioè perché Egli è “la Potenza di Dio” (1 Corinzi 1, 24). Le opere che Gesù compiva, erano una prova tangibile che il Padre era in Lui e Lui nel Padre (cfr. Giovanni 10, 38). Senza invocare nessuno, è Lui, Gesù, che comanda al morto: “Giovinetto, io dico a te: Alzati!”. “Lazzaro, vieni fuori!”.Gesù può far questo perché in Lui abita corporalmente la pienezza della divinità (cfr. Colossesi 2,9). Egli ci assicura che tutte le cose del Padre sono anche sue (cf. Giovanni 16, 15; 17,10). Tra queste cose vi è anche la onnipotenza divina.
LA RISURREZIONE DEI MORTI O DELLA CARNE
Quando il discorso cade sulla risurrezione dei morti o della carne il pensiero corre subito alla risurrezione universale alla fine dei tempi. Su questa verità biblica ci soffermeremo ora in maniera più diffusa. Ricorderemo le prove o testimonianze bibliche della sua esistenza, ossia della fede nella risurrezione. Poi parleremo della sua natura, ossia cercheremo di conoscere in che cosa essa consista, avendo sempre la Bibbia come nostra guida. Dobbiamo, tuttavia, fare prima una precisazione.
Una precisazione
I tdG parlano e scrivono della risurrezione dei morti come se fosse una loro scoperta, una novità. Ad essi, e solo ad essi, tutto il merito e il vanto di averla scoperta ed insegnata! Nulla di vero in tutto questo. E' un'appropriazione indebita. Piuttosto i dirigenti della setta strumentalizzano settariamente questo tema biblico per creare nella base una fanatica attesa. La propaganda geovista assicura i suoi creduli seguaci che tra breve potranno riabbracciare i loro morti, i loro mariti, le loro mogli per godersi insieme una vita di piacere. Ma tutto .questo è pura e semplice propaganda mediante una strumentalizzazione e corruzione della Parola di Dio.
La verità è completamente diversa. Secoli, anzi millenni prima che il commerciante di stoffe Carlo Taze Russell, fondatore della setta geovista, vedesse la luce in terra d'America nel 1852, milioni, anzi miliardi di veri cristiani hanno creduto e professato la fede nella risurrezione dei morti.Non hanno tuttavia creato un'attesa spasmodica di questo glorioso evento, fissando date e scadenze sempre fallite come hanno fatto i tdG. E tanto meno i veri cristiani hanno spiegato la risurrezione dei morti in senso edonistico o di piaceri materiali alla maniera dei seguaci di Russell.
Per limitarci alla Chiesa Cattolica, tanto odiata e denigrata dai geovisti, la risurrezione dei morti occupa un posto preminente tra le verità professate nel suo Creda. Eppure i geovisti dicono che la Chiesa Cattolica, qualificata da loro come la grande meretrice, insegna soIo dottrine di origine pagana, essendo precipitata nelle tenebre alla fine del primo secolo.
La verità è che la Chiesa Cattolica custodisce e trasmette fedelmente solo e tutto ciò che dice la Bibbia, quella vera, non quella falsificata dai capi della setta geovista. Nei “simboli” o “formule” di fede, risalenti ai primissimi tempi del Cristianesimo, ossia della vera Chiesa di Cristo, che è la Chiesa Cattolica, accanto alla professione di fede in Dio Uno e Trino, non manca la professione nella risurrezione dei morti.
Oggi come sempre la Chiesa Cattolica, in tutte le Messe domenicali e festive, recita con centinaia di milioni di voci, in tutte le lingue, questa verità: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”.
1) La fede nella risurrezione.
Preludio di certezza
I veri cristiani d'ogni tempo non hanno avuto mai il minimo dubbio che la consolante verità della risurrezione dei morti è contenuta nella Bibbia. Nell'Antico Testamento vi è un preludio di certezza. La piena luce verrà alla scuola del Maestro divino.
Gli Ebrei, nostri antenati nella fede, furono introdotti gradatamente dallo Spirito Santo nella fede della risurrezione dei morti. In alcuni testi biblici  vetero-testamentari vi sono solo bagliori di questa verità; ma in altri vi è quasi certezza. La verità diventerà luminosa come la luce del sole dopo che “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1, 17).
1 - Alcuni studiosi vedono un'intuizione, un barlume di fede nella risurrezione dei morti, nelle parole di Giobbe:
lo so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà distrutta senza la mia carne, vedrò Dio.
lo lo vedrò, io stesso,
e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.
(Giobbe 19,25-27)
Commenta La Bibbia di Gerusalemme:
“Qui sembra che Giobbe, in uno slancio di fede in Dio che può far ritornare dallo sceol (cfr. 1 Sam. 2,6, 1 Re 17,17-24; Ezechiele 37), preveda un ritorno provvisorio alla vita corporea, per il tempo della vendetta contro i nemici che lo calunniavano e lo condannavano. Questa breve evasione della fede di Giobbe oltre i limiti invalicabili della condizione mortale, per soddisfare il suo bisogno di giustizia in una situazione senza speranza, è come un preludio alla rivelazione esplicita della risurrezione della carne”.
2 - Anche in Isaia troviamo un raggio di questa speranza:
Ma di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri.
Si sveglieranno ed esulteranno
quelli che giacciono nella polvere,
perché la tua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre (i refaim).
(Isaia 26,19)
Osservazioni:
Qui Dio per bocca del profeta annunzia la restaurazione messianica di Israele dopo le sofferenze dell'esilio. Ma l'affermazione è talmente gioiosa che, a parere di molti studiosi, non sembra si possa limitare a un puro risorgimento nazionale: vi è un bagliore della risurrezione dei morti.
Commenta La Sacra Bibbia dell'Istituto Biblico:
“Si tratta in primo luogo della risurrezione nazionale (cfr. Ezechiele 37,1-14) e quindi in un senso piuttosto metaforico; ma non va del tutto escluso il senso proprio della risurrezione dei Corpi.
3 - Degno anche dì nota, è il ben noto testo di Ezechiele, quello delle ossa aride.
“lo profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa. (..). Ed egli aggiunse. "Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia allo spirito.- Dice il Signore Dio: Spirito vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché vivano". lo profetizzai come mi era stato comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita...” (Ezechiele 37,7-10).
Commenta La Bibbia di Gerusalemme:
“Come in Osea 6,2, 13,14 e in Isaia 26,19, qui Dio annunzia la restaurazione messianica di Israele, dopo le sofferenze dell'esilio (cfr. Ap. 20, 4). Ma, per i simboli utilizzati, orientava già gli spiriti all'idea di una risurrezione individuale della carne, intravista in Giobbe 19,25, esplicitamente affermata in Daniele 12,2; 2 Mac. 7,9-14.23-36; 12,43-46”.
4 - La fede nella risurrezione diventa più chiara nel ben noto testo di Daniele:
“Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si sveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna” (Daniele 12,2).
E' opinione comune tra i biblisti che queste parole di Daniele contengono una chiara affermazione della risurrezione dei morti seguita dalla retribuzione eterna per i buoni e dalla pena eterna per i cattivi.
5 - Quasi contemporaneo o di poco posteriore a Daniele va collocato il Secondo Libro dei Maccabei. La fede nella risurrezione è orinai patrimonio dei pii israeliti e dà loro forza di affrontare anche il martirio. Tale è il caso d'una intera famiglia composta della madre e di sette figli martirizzati in Palestina durante la persecuzione di Antioco IV detto Epìfane.
Il secondo dei fratelli, giunto all'ultimo respiro disse al carnefice:
“Tu, scellerato, ci togli la vita presente, ma il re dei mondo ci farà risorgere ad una risurrezione eterna di vita, noi che moriamo per le sue leggi” (2 Maccabei 7,9).
Parimenti il quarto dei sette martiri:
“E' meglio essere messi a morte dagli uomini, quando, da Dio si ha la speranza di essere risuscitati.Per te, però, non ci sarà davvero risurrezione di vita” (2 Maccabei 7,14).
Commoventi, infine, sono le parole che la madre rivolge all'ultimo e più piccolo dei sette figli, mentre stava per essere ucciso:
“Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è l'origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma mostrandoti degno dei tuoi fratelli accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia (2 Maccabei 7,28-29; cfr. 7,22-23).
Alla scuola del Maestro Divino
Gesù, la Sapienza di Dio presente nel figlio di Maria (cfr. Giovanni 1, 14) ha confermato con la sua autorità divina la fede nella risurrezione dei morti. Riportiamo solo alcune delle sue dichiarazioni.
1 - Disputando un giorno coi farisei, che negavano la sua origine divina, Gesù si attribuisce il potere di dare la vita ai morti:
“Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti colore che sono nei sepolcri udranno la voce (del Figlio di Dio) e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Giovanni 5, 28-29).
Tutti i biblisti convengono nell'affermare che Gesù qui parla della risurrezione finale, quando egli apparirà in veste di giudice supremo “nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo il suo operato” (Matteo 16, 27; cfr. 1 Tessalonicesi 4, 15-17; Apocalisse 1, 7).
2 - L'evento della risurrezione finale e universale è descritto in modo più ampio e particolareggiato nel discorso su l'ultimo giudizio:
“Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua gloria con tutti i suoi angeli si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite intorno a lui tutte le genti, ed egli separerà  gli uni dagli altri come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra”. E dopo il giudizio: “Se ne andranno questi (i capri) al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Matteo 25, 31-33, 46).
Commenta La Sacra Bibbia di Salvatore Garofalo:
“Dopo tanto parlare in parabole (cfr. Matteo 25,1-30), Gesù si spiega adesso chiaramente sul giudizio finale di tutti gli uomini di tutti i tempi, alla fine del mondo (...). Gesù si presenta con un apparato inconfondibilmente divino (cfr. Apocalisse 2,23; Geremia 17, 10; Salmo 62,13), nella sua qualità di Re dei secoli, per concludere la lunga vicenda della salvezza del mondo da lui compiuta”.
Molto opportunamente nota La Bibbia di Gerusalemme:
“La resurrezione dei morti non è menzionata, ma deve essere supposta”.
La testimonianza di san Paolo .
a) Già prima che fosse illuminato dall'alto sulla identità di Gesù (cfr. Atti 9,1-6), Saulo, educato alla scuola dei farisei (cfr. Filippesi 3,5-6), professava con energia la fede nella risurrezione dei morti.
Nel libro degli Atti leggiamo:
“Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: "Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei, io sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti". Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i fa- risei e i sadducei e l'assemblea si divise.I sadducei infatti affermano che non c'è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose” (Atti 23,6-8).
Divenuto cristiano Paolo afferma con maggior vigore la sua fede nella risurrezione dei morti. Da- vanti a Felice, governatore romano, dice:
“Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che essi chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei profeti, nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti” (Atti 24,14-15).
b) Confermato in questa speranza alla scuola del Maestro risorto, Paolo ne fa partecipi quanti accettano il messaggio cristiano di salvezza.
Ai cristiani di Roma scrive:
“Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi” (Romani 8, 11).
Ai fedeli di Tessalonica afflitti e dubbiosi circa la sorte dei loro defunti Paolo annuncia il glorioso messaggio della risurrezione di tutti i morti:
“Non vogliamo lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo, infatti, che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme a Lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore. noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta (parousia) del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo, e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro sulle nubi, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4,13-17).
Spiegazione:
a) Paolo vuol confermare i cristiani di Tessalonica nella fede della risurrezione dei morti. Vi erano infatti a Tessalonica quelli che non credevano, cioè i pagani. Al contrario, i cristiani hanno in Cristo il garante della risurrezione. Egli l'ha detto, Paolo l'insegna sulla sua parola. Non solo. Cristo l'ha anche fatto con la sua risurrezione da morte.
b) Dopo aver ricordato le ragioni di questa fede l'apostolo si sofferma a descrivere la risurrezione dei giusti, dei “morti in Cristo”. Ciò non vuol dire che solo i giusti risorgeranno. I cristiani di Tessalonica volevano essere istruiti circa la sorte dei loro cari, che erano morti in Cristo. E di questo Paolo parla. Altrove Paolo afferma esplicitamente che vi sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti (cfr. Atti 24, 15).
c) Paolo parla anche della sorte dei vivi, di quelli che ancora saranno in vita alla venuta del Signore. Tra questi colloca se stesso, esprimendo una speranza, ma non una certezza. Infatti poco dopo ricorda che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte (cfr.1Tessalonicesi 5, 1-2), di cui nessuno può prevedere il tempo e l'ora. L'essenziale è vigilare, essere pronti, restare svegli ed essere sobri (cfr. 1 Tessalonicesi 5, 6).
d) Per quanto riguarda l'apparato scenico (“voce dell'Arcangelo , “tromba - “cielo”, “nubi”) è opinione dei biblisti che non va preso alla lettera. Sono descrizioni simboliche caratteristiche delle apparizioni di Dio nel creato. L'essenziale è che la risurrezione dei morti verrà quando Dio avrà pronunciato la sua parola d'ordine e la nuova creazione (aria, nubi, cielo) sarà il nuovo mondo dei risuscitati (cfr. 2 Pietro 3,11-13). “Il cielo non è che la comunità dei credenti con Cristo; essere con Lui è tutta la felicità degli eletti, come essere lontani è tutta l'amarezza e la disperazione dei reprobi”.
Apocalisse 20,12-13
L'ultimo libro della Bibbia, che è l'Apocalisse, si chiude in modo molto appropriato con un grandioso atto di fede nella risurrezione. Giovanni presenta anzitutto il Giudice Supremo seduto su un trono bianco, simbolo dell'eternità. Questo Giudice è il Figlio di Dio, il Cristo. Egli è “Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini e darà a ciascuno secondo le proprie opere” (Apocalisse 2, 23). Da notare che nella Bibbia questo supremo potere di giudicare appartiene a Jahve (cfr. Geremia 17, 10; 11, 20). Il Figlio dunque ha lo stesso potere del Padre.
Mentre la terra e il cielo stanno per scomparire e la creazione presente cede il posto a una nuova creazione (cfr. Apocalisse 21, 1; 2 Pietro 3, 11-13), avviene la risurrezione dei morti:
“Vidi poi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono (...). I morti vennero giudicati in base  a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti, che esso custodiva e la morte e gli Inferi (Ades) resero i morti da loro custoditi” (Apocalisse 20,12-13).
Osserva un biblista:
“Tutti i morti sono restituiti dall'abisso del mare e dall'abisso della terra, luoghi dove secondo gli antichi erano raccolti i defunti”.
2) Che cos'è la risurrezione?
Cristo, primizia dei risorti
Per sapere che cosa sia la risurrezione dei morti o della carne è necessario conoscere le indicazioni che ce ne dà la Bibbia, soprattutto le Lettere di san Paolo. Scrivendo ai cristiani di Corinto, oltre ad assicurarli sul fatto della risurrezione, l'apostolo cerca di spiegare “come risuscitano I morti”, ossia la natura della risurrezione. Per lui il Signore Gesù risuscitato dai morti, non è solo la garanzia della nostra risurrezione, ma anche il modello. Scrive l'apostolo:
1 - “Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti (... ). Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine” (1 Corinzi 15, 20-24).
Osservazioni:
a) Cristo è detto “primizia” in quanto, come uomo, fu il primo dei risuscitati da morte con un corpo glorioso. i futuri risuscitati saranno la messe. Ora primizia e messe sono della stessa natura. Cristo dunque, in quanto uomo risorto, è modello della futura risurrezione di coloro che muoiono in Lui.
b) Per aver qualche idea di come sarà il corpo risorto dei giusti bisogna ricordare ciò che i vangeli dicono del corpo glorioso di Cristo. Non era uno spirito, ma qualcuno in carne e ossa. Apparendo ai discepoli il Risorto li assicura dicendo: “Uno spirito non ha carne né ossa come vedete che lo ho” (Luca 24, 39).
c) Tuttavia il corpo glorioso del Risorto era assai diverso da quello di prima, cioè dal corpo carnale. In tutte le sue apparizioni il Risorto si muove libero dai condizionamenti o leggi di natura, a cui è soggetto il corpo umano nel suo presente stato di vita. Entra ed esce a porte chiuse (cfr. Giovanni 20,19), nasconde e rivela a sua piacere le proprie sembianze (cfr. Giovanni 20, 14-17; 21, 4-6; Luca 24, 30-31), si dilegua dalla vista dei discepoli (cfr. Luca 24, 31.51; Atti 1, 9-10).
2 - San Paolo insiste su questa somiglianza tra il corpo del Cristo risorto e quello dei giusti risuscitati. Scrivendo ai Filippesi cosi si esprime:
“La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere  a sé tutte le cose” (Filippesi 3,20-21).
Nella Lettera ai Colossesi chiama Cristo “il primogenito di coloro che risuscitano dai morti” (Colossesi 1, 18) non soltanto in quanto modello del nostro corpo glorioso, ma anche perché con la sua Risurrezione diventa Capo o Sorgente di quanti aderiscono a Lui. Gli uomini possono trovare nella Risurrezione di Cristo la sorgente efficace per la loro risurrezione spirituale (prima risurrezione), ma anche per quella corporale alla fine dei tempi.

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