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Buddismo eresie informazioni

Gruppi eretici e dottrine
BUDDISMO E CRISTIANESIMO

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Il Buddismo ha  sempre affascinato gli occidentali, da Schlegel a  Schleiermacher e a Hesse, ma solo di recente è riuscito a penetrare nei  circuiti culturali di massa. In Italia sono 30.000 le persone che  ruotano intorno alla unione buddisti italiani,fondata nel 1985 e  riconosciuta dal Governo nel 1988. Prestigiosi testimonial come l’ex  calciatore Roberto Baggio contribuirono a dare al Buddismo una certa  aria di moda. I buddisti tradizionali italiani, prescindendo dalla più  vasta cerchia degli altri 100.000 simpatizzanti, sono valutati tra i  3.000 e i 6.000, a cui si aggiungono altri 4-5.000 aderenti alle nuove  religioni neo-buddiste come la Soka Gakkai, un movimento laico culturale  giapponese sbarcato in Italia nel 1981, e che in Giappone addirittura  ispira un partito presente in Parlamento (il Komeito).

Certamente  in Italia il Buddismo influenza molte più persone di quante non  formalizzino la loro simpatia in una conversione, ed è inquietante per  la Chiesa Cattolica il sapere da statistiche sicure che un quarto della  popolazione e un  terzo dei giovani non soltanto sanno definire in modo  corretto la dottrina della reincarnazione, ma affermano di crederci.  Negli Stati Uniti si contano almeno 300.000 “euro-buddisti”, cioè  convertiti provenienti da tradizioni giudaico-cristiane, e contando  anche l’immigrazione asiatica si arriva ad una decina di milioni di  fedeli.

In Europa invece i buddisti sarebbero complessivamente  2.000.000, di cui oltre 600.000 nella sola Francia e 120.000 in Gran  Bretagna. In tutto il mondo i buddisti sono circa 300 milioni. A scanso  di equivoci sarà opportuno specificare subito che il termine Buddha non è tanto un nome di persona, ma è l’appellativo che indica un essere umano che abbia raggiunto la più profonda consapevolezza; Buddha significa infatti Risvegliato,  Illuminato. La tradizione indiana afferma che ogni grande ciclo storico  vedrà l’apparizione di buddhità e potrà trasmettere agli altri esseri  la via che conduce alla realizzazione. L’ultimo uomo del genere comparso  sulla terra è stato il principe Siddharta Gautama,  nato verso il 560 a.C. nel nord dell’India. Principe ereditario al  trono di un’antica casta di guerrieri, sposato e con un figlio, il  principe lascia famiglia e potere a seguito dell’impatto con la  sofferenza umana avuto nel corso di quattro incontri rivelatori: con un  vecchio, un malato, un monaco e un corteo funebre.

Siddharta visse così volontario esilio e per sei anni si sottopose alle più terribili macerazioni ascetiche  fini alla soppressione delle stesse funzioni fisiologiche, tanto da  raggiungere una condizione di morte apparente. Siddharta però si rese  conto che non avrebbe mai raggiunto l’Illuminazione attraverso la  mortificazione del corpo e abbandonò l’asceticismo rigoroso e concentrò i  suoi sforzi nella meditazione, finchè nel 531, mentre si trovava ai  piedi di un albero di pippala, scoprì la soluzione del problema del  dolore: aveva così raggiunto il “risveglio” (bodhi), diventando un  “risvegliato” (Buddha) , cioè era finalmente entrato nella pace dell’estinzione dei desideri e delle passioni, che sono all’origine del dolore.

Ormai libero dalla sofferenza, egli comprese di essersi liberato dall’esistenza e di non dover più rinascere, era entrato nel Nirvana. Poco dopo il Buddha davanti a cinque compagni pronunciò il discorso delle quattro nobili verità:
la realtà del mondo è dolore, l’origine del dolore è l’attaccamento,  l’arresto dell’attaccamento porta all’estinzione, via che conduce all’arresto del dolore è il Dharma, cioè la Legge.

Inaugurava  così la sua predicazione che doveva proseguire per oltre quarant’anni,  facendo molte conversioni e creando la comunità dei monaci buddisti.

Dopo  la morte del Buddha, avvenuta verso il 480 a.C., si formarono sulla sua  persona molte leggende, ebbe così inizio un processo di glorificazione  che portò a fare del Buddha storico un essere divino. Il Dharma (oltre  che legge significa anche Dottrina o Verità) che il Buddha ha insegnato,  nega che esiste un sé, il buddismo si pone in radicale contrasto con  l’Induismo.

Tale dottrina è talmente fondamentale che, secondo  che la si accetta o la si rifiuta, il Buddismo sta in piedi o crolla.  Per il Buddha l’idea del sé e una credenza falsa e immaginaria ed è la  causa dell’attaccamento alle cose, dell’orgoglio e di altre brutture. Il  Buddha accetta però le nozioni mediche di Karma e Samara e le adatta  però alla sua dottrina della Anatta.

L’Induismo intende per Karma la  condizione umana asservita alla necessità ineluttabile di rinascere in  condizione animale, umana o divina, secondo che nella vita precedente si  è fatto il male o si è compiuto il bene. Quindi il Karma è la legge  della retribuzione degli atti, poiché le nostre azioni portano frutti,  se non nella vita presente, certamente in quella futura. In tal modo il  Karma mette in moto il ciclo delle rinascite. La fonte della sofferenza è  quindi nel desiderio avido e appassionato che incatena l’essere umano  al suo stato di condizionamento. Il Nirvana sta ad indicare  l’estinzione assoluta del desiderio del vivere che fa essere l’uomo  prigioniero della  trasmigrazione dell’anima.

Il  Nirvana è quindi nel Buddismo la dissoluzione del Karma e l’uscita  definitiva dalla sofferenza e dal dolore. Il Buddha non ha mai detto che  cosa positivamente sia il Nirvana, ha insegnato solo la via per  prepararsi ad entrare, cioè il sentiero che conduce alla cessazione del  dolore. Il Buddha insegnò ai suoi fedeli l’Ottuplice Sentiero della  Legge: retta revisione, retto pensiero, retta parola, retta azione,retto  modo di vivere, retta applicazione, retta azione, retta meditazione. Il  Buddismo nei 25 secoli della sua esistenza, non si è sviluppato in  maniera omogenea. Esso si è diffuso in tre forme di vita spirituale o  “veicoli”, cioè tre sentieri per raggiungere alla liberazione.

Ci  troviamo di fronte a veicoli tanto diversi, che si deve parlare non più  di un unico Buddismo, ma di tre Buddismi che divergono tra essi in modo  essenziale, e sono: Hinayana (piccolo veicolo), Mahayana (grande  veicolo), Vajarayana (via dei Tanta). Il Hinayana è principalmente  diffuso nel sud-est asiatico: Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos,  Vietnam e Sri-Lanka. Il piccolo Veicolo è la forma più antica e pura di  Buddismo. Nel corso dei secoli esso si è diviso in molte scuole, sia per  mancanza di un’autorità dottrinale suprema, sia per l’individualismo  asiatico che cerca la salvezza individuale ponendosi alla scuola di un  maestro rinomato. Per piccolo Veicolo che composto e tramandato il  canone delle scritture buddiste, il vero devoto è il monaco, perché a  differenza del laico, ha scelto un genere di vita che gli consente di  fuggire dal mondo e di darsi alla pratica della meditazione, per  conseguenza solo il monaco può raggiungere al Nirvana. Il Mahayana,  invece, è nato nel nord-ovest,dell’India, un centinaio di anni circa  dopo l’inizio della nostra era e si è diffuso in Cina, nel Tibet, in  Corea, in Giappone.

Il grande Veicolo si è chiamato “ grande   mezzo di progresso ”, perché al contrario del piccolo Veicolo che è  riservato a pochi, esso può essere praticato anche ai laici. L’ideale  del grande Veicolo non è più il monaco solitario, ma il Bodhi sativa,  cioè colui che avendo raggiunto l’illuminazione, non va nel Nirvana, ma  fa voto di restare sulla terra per aiutare gli uomini a giungere alla  salvezza.

Questa corrente dà molto spazio a pratiche devozionali  rivolte al Buddha e ad altri illuminati, visti come esempi da imitare e  beati da invocare. Infine, il Vajarayana (Veicolo dei Tantra o del  diamante ) è la corrente meno diffusa che più si scosta dalle origini,  insistendo proprio sui punti che il Buddha aveva maggiormente criticato:  la magia e il ritualismo. Il Veicolo del diamante si afferma verso il  VI secolo e si diffonde prevalentemente in Mongolia e nel Tibet. Esso si  basa sui mantra (formule magiche composte da una serie di sillabe  sanscrite) e raggiunge il Nirvana combinando il metodo dei sutra (  discorsi del Buddha) con l’uso dei mantra, cioè servendosi di  incantesimi e di riti magici. Notiamo bene come tra queste tre correnti  principali del Buddismo ci siano delle differenze colossali che non  distinzioni tra Cattolicesimo, Protestantesimo e Ortodossia.

Riguardo  al rapporto tra Cristianesimo e Buddismo mi sembra che la grande  differenza di fondo sia nel modo di vedere la realtà fenomenica che per  il Cristianesimo è alquanto positiva, mentre per il Buddismo è alquanto  negativa. Per il pensiero cristiano l’esistere è un bene e la pienezza dell’Essere stesso che è Dio. Invece  per il pensiero buddista la realtà è essenzialmente dolore e lo scopo a  cui bisogna rendere è la soppressione della sofferenza e quindi dello  stesso esistere fenomenico, perciò l’ideale da raggiungere non è la  pienezza della propria persona, ma è il  “ vuoto di sé ” .

Le  applicazioni pratiche di queste due visioni del mondo sono che mentre  nel Cristianesimo vi è l’impegno nella storia perché l’uomo viene visto  come collaboratore di Dio nel portare a termine l’opera della creazione,  nel Buddismo vi è la fuga dal mondo perché la realtà è dolore e non si  può migliorarla, ma occorre dissiparne l’illusoria bontà. Non vale  allora la pena di impegnarsi a migliorare il mondo, ciò che conta è  liberarsi dalle sue illusorie attrattive. Certamente questo modo di  interpretare la realtà ha avuto un notevole influsso sull’immobilismo  tecnico-scientifico e sociale dei paesi buddisti. Il Buddismo e il  Cristianesimo hanno due fondatori storici e tra questi due uomini vi  sono molte analogie, ma anche alcune radicali dissomiglianze. Gesù fu un uomo religioso, Buddha , invece, se non si dichiarò personalmente ateo, si mostrò agnostico verso ogni forma di divinità.

L’impressione è che il Buddha piuttosto che negare Dio non si curò di tale nozione, ma la ignorò come inutile,  perché per Buddha ognuno deve fidarsi solo di stesso; divinità o demoni  non possono né servire né nuocere. Ho l’impressione che proprio tali  dottrine abbiano enormemente agevolato la diffusione in Asia del  Marxismo e dell’ Ateismo comunista. Gesù ebbe la coscienza della sua  natura divina trascendente di figlio di Dio e di annunciatore nella sua  persona del Regno di Dio. Buddha invece non si considerò mai Dio, ma  solo un semplice uomo che aveva indicato all’umanità il Nobile Ottuplice  Sentiero della liberazione dal ciclo delle rinascite e la legge  contenuta nelle Quattro Nobili Verità che sono l’unica guida dei  discepoli. Siddharta ebbe  una vita molto tribolata e dopo tre anni circa di predicazioni durata  45 anni e coronata da grandi successi, morì vecchio, circondato dalla  venerazione dei suoi monaci.

Il Buddismo e il Cristianesimo si  presentano entrambi come via di salvezza, tuttavia differiscono  radicalmente sia nel modo di concepire la salvezza , sia nei mezzi per  raggiungere il Nirvana, che è la realtà assoluta, l’unica capace di  calmare tutte le aspirazioni della felicità, ma non è Dio, né di ordine  divino. Il Buddhismo ammette un assoluto che è il Nirvana, ma non  ammette un Dio personale, questo perché per la filosofia indiana “  persona ” e “ individuo” sono la stessa cosa. Perciò secondo tale  filosofia se il Nirvana fosse Dio, bisognerebbe considerarlo come una  persona; ma se esso fosse personale, apparterrebbe all’ordine delle  realtà individuali, che sono realtà relative, si avrebbe allora  l’assurdo di un “Assoluto-relativo”, che è una contraddizione, quindi è  impensabile.

Tutto il Buddismo si fonda sulla dottrina del Non-Sé ( anatta )  , per cui non può concepire l’Assoluto come il sé Assoluto e quindi  come Dio personale. Per il Cristianesimo Dio è tripersonale ed è  assolutamente libero da ogni necessità sia esterna che interna. Dio, pur  restando l’ineffabile, si è rilevato agli uomini come amore nella  persona di Gesù di Nazareth. Quindi il Cristianesimo, oltre che la  personalità di Dio, professa l’umanità di Dio in Gesù che è il   mediatore della salvezza tra Dio e gli uomini e al di fuori del quale  l’uomo senza la sua grazia non può raggiungere la salvezza. Nel  Buddismo, invece, gli uomini si salvano per virtù propria se seguono la  legge insegnata dal Buddha.

Il Buddismo non conosce né il  peccato, né la grazia, né la fede, né i peccati, né i sacramenti, non  c’è il peccato da cui si debba essere liberati,  ma solo il ciclo delle rinascite da cui ci si salva estinguendo il  desiderio attraverso l’ascesi e la meditazione. Con il “ risveglio” si  raggiunge il Nirvana, uno stato ineffabile di vuoto assoluto d’essere,  che è totalmente diverso dal Paradiso cristiano, che è invece la  pienezza d’essere nella partecipazione all’Essere stesso di Dio. In  conclusione nel Buddismo non si parla di Dio, al centro della sua  ricerca vi è l’uomo del quale si promuove la crescita interiore e la  liberazione psico-spirituale dalla sofferenza.

La centralità  dell’uomo e l’assenza di Dio fanno del Buddismo una religione perlomeno  anomala. Il Nirvana è visto come liberazione perfetta dal dolore ed è  quindi concepito come traguardo, non come origine, e tanto meno come  persona, con la quale ci si mette in rapporto e dalla quale ci si mette  in rapporto e dalla quale si è aiutati. Per il Buddismo l’importante è  superare la sofferenza. Per i buddisti c’è la meditazione ma non la  preghiera, c’è la responsabilità delle proprie azioni, ma non la grazia  divina. Tra Buddismo e Cristianesimo c’è un enorme divario che fa  emergere tutta la profonda novità e originalità di Gesù Cristo nostro  Signore e Salvatore.

Don Marcello Stanzione.
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