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Da Obiettivo-chaire

Riguardo all’omosessualità, colgo l’occasione per evidenziare che il fronte del conformismo omosessuale sta scricchiolando. Alcuni slogan riferiti all’omosessualità, ad esempio: “Si nasce così”, o “Non si può cambiare”, stanno perdendo sempre più mordente nei confronti dell’opinione pubblica. Il merito di questo cedimento del fronte omosessuali sta va attribuito a piccoli gruppi come Chaire (www.obiettivo-chaire.it/home.asp
) o LOT (www.gruppolot.it ) Si tratta di gruppi di accompagnamento spirituale fedeli al magistero della Chiesa cattolica, che hanno il loro riferimento scientifico, nel lavoro del NARTH (National Association for Research and Terapy of Homosexually; www.narth.com e nascono anche i gruppi www.agapo.net -  www.genitorioggi.it

Vi invitiamo a visitare il Forum Si puo' cambiare cliccando qui per trovare numerose testimonianze di ex omosessuali ritornati etero, e anche per dialogare con loro.

Riportiamo la testimonianza di un giovane, Stefaan, che dopo aver sperimentato il disordine della vita gay, grazie alla fede ha ritrovato se stesso. Oggi è sposato e padre di una bimba di due anni.

Nella prima infanzia mi ritenevo un bambino debole, avevo avuto problemi di salute, problemi agli occhi e di conseguenza non potevo praticare lo sport (che comunque non mi piaceva). Con questi miei problemi mi sentivo messo da parte, diverso dagli altri. Nel quartiere dove abitavo, io e due miei vicini, Christine e Jean-Marc, eravamo i più piccoli del gruppo: gli altri avevano almeno cinque anni più di noi, e quando giocavamo con loro, ci rigettavano, approfittando del fatto che erano più grandi.

Fino ai quattro anni, il rapporto con mio padre è stato buono. Le circostanze della vita poi diventarono difficili per lui e cominciò a trattarmi male. Mi riprendeva davanti a tutti, in particolare davanti ai familiari. Ricordo che io aspettavo da mia madre o da altri un aiuto. Sovente ero picchiato, mi sentivo umiliato, debole, indifeso; ero ansioso, pauroso, insicuro... mi mancava l'amore che aspettavo. Sentivo fortemente l'ingiustizia. Non ho avuto un modello di padre e di uomo.

Giunta l'adolescenza, non mi sentivo all'altezza d'essere un maschio; la pressione in me era intensa, tutto prendeva delle proporzioni più grandi, il desiderio erotico-sessuale diventava ossessivo, la masturbazione, da anni praticata più volte al giorno come sollievo, era ancora più immaginativa e di consolazione. Ricercavo la forza e la sicurezza in altri uomini, volevo dagli altri quello che non possedevo! Alla fine degli studi, ho imboccato la vita gay, dove finalmente ero qualcuno, ero notato, piacevo, ero desiderato e potevo finalmente ricevere l'amore atteso.
Ho vissuto in un circolo vizioso per diversi anni: sesso, sollievo passeggero, insoddisfazione, sofferenze! e di nuovo sesso e cosi via... La mia frustrazione era alleviata da una dipendenza sempre più intensa. Un giorno ho capito che gli altri uomini avevano gli stessi miei problemi; in fondo ognuno cercava di prendere dall'altro, ma tutti rimanevano senza ricevere! Quando eravamo in discoteca o nei bar: sorrisi, gioie, battute, divertimenti. Quando ci ritrovavamo da soli: per alcuni c'era la depressione, per altri la tristezza, per i più il tornare a dirsi: "Non ho trovato la persona giusta !".

A 30 anni ho vissuto un momento veramente difficile sia nel lavoro che nelle relazioni. Ho capito che tutto quello che desideravo materialmente ce l'avevo, ma la mia vita non aveva senso, era una trappola, non avevo ancora combinato niente. Non ero felice e in pace con il fatto d'avere una vita gay! Proprio in questo periodo ho riscoperto Dio e la Chiesa, ma soprattutto le motivazioni per cambiare vita! Ho cominciato a partecipare ai corsi di Living Waters per capire cosa era successo in me, come mai non ho avuto la scelta di essere eterosessuale, perché ero attirato compulsivamente verso lo stesso sesso... Settimana dopo settimana, ho fatto un lavoro su di me, riconoscendo e raccontando le mie sofferenze passate e presenti. Ho potuto parlare davanti a un piccolo gruppo senza essere giudicato, sono stato ascoltato, preso in considerazione. Sono stato formato circa la sessualità, l'identità dell'uomo e della donna, le emozioni, l'infanzia.

Lentamente ho imparato a conoscere me stesso, ad avere un'identità che non fosse legata al sesso con un uomo, a vivere senza il narcisismo, cioè la concentrazione su me stesso e i miei bisogni, per sembrare sicuro di me.

A vivere senza idolatria relazionale, cioè dare, o pensare che l'altro mi possa dare solo felicità o ciò che mi manca. Ad accettare e perdonare me stesso e gli altri! A riposizionare i pensieri che avevo verso mio padre! A dare il giusto valore alle ferite morali che avevo ricevuto e a perdonare. A uscire da me stesso, cambiare e andare verso altre situazioni da me sconosciute...

Tutto questo ha fatto rinascere in me il desiderio di mettere in atto i cambiamenti, la voglia di avere una ragazza, di sposarmi, di avere una famiglia, di scoprire l'amicizia senza il sesso, di accettare i consigli, e di rimettere in questione i miei pensieri, di trasmettere le cose buone della vita, e soprattutto di non credere a questa bugia che l'omosessualità è genetica! Sapere vivere con dei filtri, lasciando passare le cose buone e scartando le meno buone.

Non voglio dire che sono guarito, perché vorrebbe dire che ero malato, e che l'omosessualità è dunque una malattia. Voglio dire che prima vivevo separato della mia identità. Non ero mai stato confermato come uomo da mio padre e il mio processo di maturazione era bloccato. Cercavo solamente di conquistare la mia mascolinità in un modo sbagliato! Non ritornerei nel passato e nel falso io che lo ha accompagnato. Sono contento d'avere capito cosa in me e fuori di me ha fatto sì che io avessi problemi di omosessualità.


Ricordo distintamente che, un giorno, quando avevo quindici anni, osservando la gente che passava per strada, mi chiesi per l‘ennesima volta: "perché non sono come tutti gli altri?, "perché vedo passare delle belle ragazze e non provo attrazione?". Infatti da ormai alcuni anni mi ero arreso all‘evidenza: i sentimenti che guerreggiavano dentro di me giornalmente erano desideri omosessuali. Per tanto tempo avevo cercato di sopprimerli, di scacciarli, di non badarci, ma più energie impiegavo a combatterli e più mi sembrava che ritornassero. Avevo diversi amici a scuola e sapevo bene che cosa pensavano delle ragazze attraenti, che cosa provavano e come ne parlavano. Io, pur di essere accettato, fingevo e usavo il loro gergo. Soffrivo in silenzio, con un segreto che non potevo svelare a nessuno.

Ma quel giorno particolare successe qualcosa di diverso perché, oltre alle mie solite lamentele e alle domande "perché è toccato a me?", "che cosa mi riserverà il futuro?", "potrò mai avere una famiglia?", sentii Dio che parlava al mio cuore e mi diceva: "Io ti guarirò!"

Avevo riscoperto Dio alcuni anni prima in un gruppo giovanile cristiano. Da allora leggevo con entusiasmo la Bibbia e pregavo spesso, rivolgendomi a Dio come ad un padre e a Gesù come a un fratello. Ma non riuscivo a capire perché quando pregavo "ti prego, toglimi questi sentimenti omosessuali" sembrava che non succedesse niente. Dovevo forse accettare la mia condizione e vivere da gay? Era l‘unica strada che mi riservava la vita? E Dio cosa pensava dell‘omosessualità? Ero confuso e spaventato.

Fu così che, incoraggiato da quelle parole decisi di parlarne con un amico che mi consigliò di rivolgermi a un teologo. Lui mi spiegò chiaramente cosa dice la Bibbia a proposito dell‘omosessualità, che Dio non l‘ha mai pensata come normale, che è contro i suoi principi, cose che per me erano chiare e indiscusse. Ma poi aggiunse che da qualche parte aveva la testimonianza scritta di un eex-gay che era uscito dal vecchio stile di vita con l‘aiuto di Dio. Lì mi si accese la speranza: "allora esiste qualcuno che ha superato il problema!".
Purtroppo, però, non ricevetti mai una copia di quella testimonianza e il mio cuore di quindicenne si serrò completamente giungendo alla conclusione che non valeva la pena di aprirsi e parlare dei propri problemi con qualcuno. Questo fu un grosso errore, perché la chiusura in me stesso segnò l'inizio del mio declino.
Solo, amareggiato, affrontavo le tensioni famigliari rifugiandomi nella masturbazione e nella pornografia. Anche i periodi di preoccupazione e stress causati degli studi trovavano lì il loro sfogo. Continuavo ad andare in chiesa nutrendo il desiderio di essere un buon cristiano, ma più il tempo passava più mi rendevo conto che non ce l‘avrei mai fatta. Quando i giornaletti pornografici non bastavano più, andai alla ricerca di film pornografici che potessero dare forma alle mie fantasie sessuali. A diciannove anni neanche quelli mi bastavano più: ero alla disperata ricerca di qualcuno che potesse darmi un po‘ di affetto. Incominciai ad avere incontri anonimi con uomini che sfociavano in contatti sessuali, ritrovandomi così in una situazione nella quale non avrei mai voluto essere e la mia vita diventava ogni giorno più triste. Cercavo un padre, un uomo che potesse comunicarmi il suo amore e trasmettermi forza, coraggio e stima, ma non trovai altro che effimeri, brevi sfoghi sessuali che in realtà mi lasciavano ancora più vuoto di prima. Così, dopo un anno di questa vita gridai a Dio chiedendogli di aiutarmi e Lui mi rammentò quelle parole dette al mio cuore quattro anni prima. La speranza si riaccese e dissi a Dio che avrei seguito le sue vie, ma avrebbe dovuto aiutarmi Lui, perché da solo non ce l‘avrei mai fatta a resistere, neppure una settimana.
Dio mi ha aiutato davvero. Ho incominciato a incontrare persone con le quali potevo di nuovo aprirmi e rompere così la promessa che avevo fatto a me stesso di non confidarmi mai più con nessuno. Ho incominciato a capire che dovevo perdonare le persone che mi avevano ferito, sia con offese vere e proprie sia semplicemente deludendo le mie aspettative.

Prima di tutti sono riuscito a perdonare mio padre che, malgrado la sua buona volontà, non era stato in grado di trasmettermi quell‘identità di uomo e quella mascolinità di cui ogni ragazzino nella pubertà avrebbe estremamente bisogno. Grazie alla pregiera mi sono staccato dal cordone ombelicale di mia madre, con la quale mi ero troppo identificato, assumendomi tutti i pesi emotivi causati delle difficoltà del suo matrimonio, pesi decisamente troppo pesanti per le spalle di un ragazzino.
Ho deciso di incontrarmi regolarmente con almeno una persona per rendere conto dei miei progressi. Se c‘erano ricadute nella pornografia, se avevo periodi nei quali i pensieri omosessuali mi assillavano, potevamo portare insieme questi pesi e questi peccati a Dio. Così facendo sperimentavo il perdono e una guarigione crescente.

Con il tempo le tentazioni omosessuali perdevano forza e riuscivo a dire di no ai pensieri o alle emozioni che andavano in quella direzione. Ho incominciato a leggere libri e a frequentare conferenze sul tema dell‘omosessualità dal punto di vista cristiano e a comprendere sempre di a fondo le cause che si nascondevano dietro il mio problema. Prima, quando pensavo alla "guarigione", mi aspettavo un fulmine dal cielo che mi colpiva e automaticamente mi cambiava i pensieri da omosessuali a eterosessuali. Non ho dubbi che Dio sia in grado di fare qualcosa di simile, ma ora capisco che l'idea di guarigione che Dio ha è molto più completa.
Piano piano sono cresciuto come persona a livelli profondi: ho capito meglio che cosa vuol dire essere maschio, ho imparato a essere contento della mia mascolinità, staccandomi dai cliché dei mass-media e sentendomi comunque all‘altezza. Ho imparato ad accettare me stesso, il mio fisico, anche se non sarà mai quello di un body-builder; ho acquistato maggiore stima in me stesso come persona e più fiducia nelle mie capacità. Ho imparato a condurre buone relazioni non erotiche con uomini che stimavo, senza più avere l‘impulso incontrollabile di dovermi paragonare a loro sentendomi inferiore. Ho imparato ad avere buone relazioni con l'altro sesso, senza la paura di venire soffocato dai bisogni emotivi delle donne. Ho imparato ad assumermi delle responsabilità, a non fuggire dai conflitti, e moltissime altre cose ancora. Ho capito finalmente che l‘omosessualità non è un problema sessuale ma un problema di identità. Mentre nella pubertà avevo imparato a erotizzare negli altri uomini ciò che io non possedevo, adesso io stesso incominciavo ad appropriarmi di ciò che in fondo mi apparteneva già.

La perdita di interessa per l‘omosessualità è stata progressiva, e, anche se tuttora ho dei momenti in cui i pensieri omosessuali si riaffacciano alla mente, riesco subito a capire che quella tentazione sta solo cercando di colmare qualche mancanza nella mia vita e allora io colmo questo vuoto con qualcos‘altro, semplicemente.
Qualche tempo dopo l'inizio di questo nuovo cammino ho visto risvegliarsi un altro interesse: quello per le ragazze. Provavo sentimenti ed emozioni nuove, mai conosciute prima. Volevo essere notato, volevo conquistare. A venticinque anni mi sentivo come un adolescente in quel campo, ma anche questa è stata una tappa importante. Ora sono felicemente sposato e abbiamo tre figli stupendi.
Sono grato a Dio di avermi aiutato e vorrei incoraggiare chiunque si trovi in questa situazione a informarsi con la letteratura disponibile e a chiedere l'appoggio di una persona fidata, anche se non particolarmente preparata, a cui rendere conto dei propri progressi.


Seminare
Uscì il seminatore … Spargi la semenza a volo, anima d’apostolo !
“Il vento della grazia porterà altrove il tuo seme se il solco dove cade non ne è degno … semina e abbi la certezza che la semenza attecchirà e darà il suo frutto.” Jose Maria Escriva

Cercare
Cercare la verità con ogni mia forza è spesso dura fatica ma sicuramente vi è una serenità raggiunta, la sicura consapevolezza interiore di essere nelle mani giuste, adesso, alleggerito da pesi che a volte in passato mi laceravano l’anima. Mediante un lungo cammino di ricerca posso dire di avere una serenità che a volte si trasforma in energia, che a sua volta trasforma la mia vita in positivo, tutto è accaduto in poco tempo per merito di una collana misteriosa:
Colui o colei che contempla Dio, che è presente a Dio , vi trova una sorgente di dinamismo nel dono di sè, di cui la vita dei santi è un’ importante testimonianza.
Non bisogna giudicare il passato in funzione delle conoscenze che si hanno attualmente, nè per quanto riguarda la rivelazione, nè per quanto riguarda la conoscenza delle leggi sociali che regolano la vita degli uomini.
Lucien Florent , “La via del Carmelo”.

Vita
Sono nato da una famiglia “meridionale” e da un classico “matrimonio combinato”: mia madre voleva scappare dal paese per andare al nord, l’unico “biglietto del treno” per una donna allora (e forse non solo allora) disponibile era “sposarsi”.
Così mio padre troppo egoista per “curarsi molto” e per “accorgersi” delle nostre esistenze ben presto divento’ sempre più distante prima ancora di “esserci mai stato vicino”.
Mia madre mi usò come arma di vendetta in molti sensi e anche per divorziare.
In poco tempo, agli inizi della mia stessa esistenza, ero diventato la sua unica ragione di vita e ben presto mi trovai, solo, con lei, in un monolocale a Milano.
Mia madre: troppo affettuosa e, a volte, soffocante ma, nello stesso tempo, in quel momento, tanto indaffarata nella lotta per la sopravvivenza.
Ricordo la mia infanzia a giocare con le bambole e con le amiche del palazzo volevo sempre fare il ruolo della mamma.
Cominciai presto ad identificarmi in tante piccole donne tanto che la mia identità, prima ancora di arrivare alle soglie dell’ adolescenza, era completamente confusa, ricordo tuttavia, oltre a questo “annebbiamento”, anche momenti di felicità in quel “mio” mondo.
Tutto cominciò a cambiare, a suonare come una certa nota “stonata” nelle scuole medie, quando i miei compagni mi cominciarono a chiedere, con tutta la poca “gentilezza” di quell’età, se ero un maschio o una femmina ed anche io cominciai a chiedermelo.
Mio padre, dopo i suoi vari, momentanei, “soggiorni” con noi, andò via definitivamente e, allo stesso tempo, altri “andarono via”, ovvero i miei piccoli amici di gioco del palazzo in cui abitavo. Ben presto mi trovai a confrontarmi con una solitudine mai provata.
Anche la mia salute cominciò a diventare precaria, ed ero diventato, o forse ero sempre stato, l’immagine del classico “bambino sensibile” e gracile.

Primi tentativi di amare conosciuti
Ricordo il secondo anno di scuola media in cui cambiai istituto per motivi di salute.
Allora tutto fu dominato dall’evento dell’incontro e “dell’approccio” col mio compagno di banco; quella “sensazione” che provavo era qualcosa di morboso e forte, non era “normale” (se è possibile usare questa espressione un po’ banale) infatti fui subito avvolto da uno strano sentimento che mi dominava: non riuscivo a togliere lo sguardo da questo bambino, lui era bello, perfetto, forte e dolce allo stesso tempo e ricordo il desiderio ossessivo di stare sempre con lui, di pensare sempre a lui. Non capivo quella intensa emozione tanto da esserne spaventato, a volte, ma desideravo anche accarezzarlo, toccarlo e, nelle mie prime masturbazioni, desideravano lui .

La maestra se ne accorse, tutti se ne accorsero e mi strapparono di nuovo da quella scuola ma io mi ammalai, gridavo il suo nome nel sonno e rimasi a letto per giorni con dei forti giramenti di testa .
Lo psicologo disse allora che ero il classico bambino turbato per via della separazione dei genitori e che un altro cambiamento sarebbe stato dannoso, allora tornai nella scuola dove potevo vedere il mio idolo.
Ero ipnotizzato, ogni mio pensiero era il suo e la mia giornata era destinata tutta a cercare solo il modo di conquistare la sua amicizia e ci riuscii, ma non come voleva il mio cuore o la mia carne e, in me, rimaneva sempre un vuoto che Mai riuscii a colmare .

Per questo motivo i miei studi andarono a rotoli e mi trovai ben presto ad abbandonare la scuola.
Nella ricerca e nel desiderio di “colmare” questo mio vuoto, mi identificai, ammirai e quindi desiderai (secondo l’unico modo di “amare” che conoscevo) un altro ragazzo più grande che era effeminato come me e che mi incoraggiò a seguire le “sue orme”.
Quel mondo mi affascinava, quei colori erano un sollievo dopo tanta amarezza, lasciai alle spalle la scuola, le delusioni e il bambino tanto idolatrato.

La svolta, miraggio, via di uscita: l’effimero
Mi convinsi pian piano che tutte le mie “frustrazioni”, la mia antica confusione e tutto quel “vuoto” che avevo provato sarebbe sparito se io avessi intrapreso la facile via della “seduzione” e del “fascino” che un certo “mondo Gay” propone. Era una nuova “strada” e poteva essere la “mia” strada sia a livello “personale” e intimo “per accettarmi” sia in termini di affermazione pubblica, nel mondo, dove potevo finalmente camminare “da vincitore” e non più da sconfitto.
Inoltre il miraggio che, insieme ai “tanti soldi”, potevo perseguire era il raggiungimento di quella pace e di quell’amore che cercavo.

Come tanti che, nella prima giovinezza, si sentono onnipotenti di fronte a qualsiasi cosa, anche io sfidai il mondo, quasi con un senso di rivalsa. Finalmente mi sentivo veramente attraente e mi resi conto di sortire un proficuo “ritorno” da parte degli altri e di avere così una potente arma nelle mie mani. Il gioco narcisistico della seduzione mi piaceva e presto mi trovai a specchiarmi più volte in quell’immagine: quel bel ragazzo che tutti desideravano. Più curavo il mio aspetto, più mi rendevo conto che potevo avere successo e, infatti, lo ottenevo.
Mi proposero soldi e vacanze, difficile non accettare, ed io mi tuffai.
Mi divertii veramente tanto in questo gioco in cui ero il protagonista e misi da parte una fortuna. Accettai lavori in discoteca e nell’ organizzazione di feste ed eventi turistici “a tema”, ben presto mi trovai sulla “scena pubblica” ad organizzare Gaypride; senza sapere bene “cosa” o senza troppa “autoanalisi” personale, l’importante era gridare al mondo in un barlume di “paillettes”, di visi freschi e belli, di muscoli rotondeggianti e carne… “da macello”. Infine mi ritagliai la mia “nicchia” come imprenditore nel settore del turismo gay .
Mi sentivo amato, invidiato, avevo soldi, una casa in centro e dei bei vestiti, in tasca biglietti d’aereo per andare a fare shopping perfino negli Stati Uniti quando volevo. La mia vita, per un certo periodo mi piaceva così, posso dire che mi sentivo appagato e soddisfatto.

Poi pian piano, crescendo, le mie esigenze cominciarono a cambiare e cercai, con tutte le mie forze di prendere posizioni diverse. L’esigenza che mi nasceva dentro era quella di andare oltre alla “facciata”, di non fermarsi ai vestiti costosi, alla pettinatura alla moda, al sorriso smagliante, volevo dare uno spessore più maturo e più profondo. Mi resi così conto che vivevo all’interno di uno strano meccanismo, di uno “strano gioco” che si ripeteva, un revival sempre uguale che presto mi apparve per quello che era: un soffocamento del “profondo”, un vivere in superficie. Più mi sentivo soffocare più mi sforzavo di fare qualcosa per cambiare, e, allo stesso tempo, mi vedevo sempre di più come in una “pantomima” a lottare, senza successo, con un film che io stesso avevo creato e di cui io stesso ero, insieme, il “prodotto”. Il “mio” mondo, ovvero i gruppi gay che io stesso avevo cercato di creare, non crescevano mai, rimanevano come “degli strani esseri” delle strane creature che, pur passando gli anni, non cambiavano mai il loro “volto bambino”, immaturo, non andavano avanti, non si emancipavano, non si evolvevano mai da uno stereotipo che chiamerei “gayo”, divertente finchè si gioca, patetico, o peggio, quando si vuole vivere una vita “vera”. Non si andava così mai oltre questo grande gioco, alla conoscenza del proprio corpo maschile, ovvero solo sesso o poco più, esplorato in uno strano divertimento, quasi “una maschera” per nascondere una verità triste e non solo .

Malattia
Insieme a questo, i volti allegri, freschi e imbellettati incominciarono a cedere il passo a ben più grottesche “maschere” vuote, senza senso e sempre “più malate”, inoltre un nemico era alle porte, non capivamo ancora allora, eppure già iniziavano a morire, pian piano, i miei più cari amici.
L’Aids era tra noi, marciava trionfante in “quei teatri”, la vita di amici ventenni, con i quali avevo diviso giorni e alcuni anni lieti, si spegneva miseramente, anche le mie forze mi abbandonarono, psicologicamente cercai di combattere di far fronte a tutto ciò senza vittimismi o autocommiserazione ma avevo già contratto, anche io, l’HIV, ed ero, senza scampo,malato.
I medici mi dissero che avevo poche speranze e che probabilmente avrei vissuto, come tutti allora, pochi anni morendo, in seguito, terribilmente e di infezioni varie. Sprofondai in un altro mondo, il “mondo della sofferenza”.
La mia salute così, da quel momento in avanti, non mi ha più premesso di lavorare all’estero e quindi di “viaggiare tranquillamente” (e senza danni al mio fisico già provato), nei vari paesi per espandere ed acquisire nuove conoscenze e nuovi clienti e quindi ho dovuto chiudere l’agenzia viaggi e tutte le altre attività. In breve ritornai a casa di mia madre, ormai risposata, e fu il mio “deserto” anche se, in un certo senso, fu una salvezza, e anche mia madre, con tutti i suoi limiti, fu decisamente un “conforto”.
Ecco il mio nuovo “io” e il suo deserto .
La malattia mi ha fermato e limitato e mi ha messo di fronte ad antiche “questioni psicologiche” che avevo “archiviato” in fretta, ma che bruciavano, ancora, dentro di me; di fronte a queste ho dovuto, e voluto, mettere tutta la mia energia e dedicare cioè tempo e pazienza per risolverle. Posso solo ora dire che, in un certo senso, questa stessa malattia mi ha dato la possibilità di guardarmi interiormente e di tirar fuori la mia sensibilità e forse la parte migliore di me, offuscata in precedenza; posso quasi affermare, come Sant’Agostino, : “Felice Colpa”, ovvero un male può sfociare in una “Grazia”.
Nei confronti della sofferenza, e quindi di ciò che ho passato, posso dire che la mia storia mi ha consentito di “crescere”, certo, forse è difficile in una società dove la produzione, la corsa all’affermazione è vista come l’unica risorsa attendibile, facile e fruibile, ma, nel mio caso, in questo momento storico, forse la morte, con la sua responsabilità e la sua angoscia, mi ha aiutato a vedere oltre le “regole del mondo”.

“Felice Colpa”, nuovo incontro: Dio
Dovevo affrontare la vita come una scommessa, la più grande, l’ultima carta da giocare , volevo ripartire da un punto di vista diverso, cioè “dare” e agire nell’ ambito spirituale. Cercai prima nel buddismo forse perché ero troppo arrabbiato con Dio in quanto non avevo capito dove voleva portarmi.
Ripresi a cantare, la mia innata passione, partecipai a un concorso e dedicai un brano a Dio, un Dio non ancora decifrato bene, ma il mio grido d’amore fu accolto, forse, oserei dire commosse quell’essere tanto innamorato ancora della vita .
Cominciai a vedere le cose in modo differente, frequentare persone differenti, senza fronzoli in tutti i sensi, e intrapresi quel viaggio che avrei voluto affrontare anche nel mondo gay, alla ricerca di un senso e di una profondità che ci eravamo negati negli anni dell’apparenza e della superficialità “triste”. Insieme a tutto questo il progresso della scienza diede delle nuove speranze e, finalmente, la vita e la salute tornava protagonista, ma qualcosa, in me, era veramente cambiato.
Così mi trovai, per caso, ad Assisi dove andai per un ragazzo del quale ero convinto di essere perdutamente innamorato, ero convinto che Gesù mi avesse in qualche modo risarcito facendomi, come regalo, quel ragazzo. Mi entusiasmai della vita e della storia di San Francesco, un risveglio, in me, di fede e coraggio mi inondò, sentii quasi che quell’amore “terreno” fosse un “dono”.
Ma non fu cosi, il miraggio svanì nel nulla, il ragazzo se ne andò via ed io mi trovai, di nuovo, solo a chiedermi perchè io non potevo avere quell’ amore tanto desiderato fin dalle mie viscere.
In me si risvegliarono ferite profonde che mi fecero capire che quel dono, perchè di esso si trattava, IO non potevo averlo e cominciai a interrogarmi ancora più profondamente. La documentazione che raccolsi riguardo all’opinione della chiesa cattolica sull’omosessualità mi sembrava solo “chiusura” e “niente risposte” solo dei NO, era chiaro che era un peccato, ma io non capivo ancora il senso.
Un giorno “inciampai”, per caso, in un amico omosessuale che stava studiando e approfondendo la “questione” dell’omosessualità sotto un profilo diciamo, per me, allora, diverso. Non si trattava solo di NO secchi dati alla luce di una teoria, o di un “credo” calato dall’alto e avulso, estraneo alla persona e alla sua storia. La questione era bensì da risolvere dall’interno. Da dentro di me, il mio “vuoto” antico, la “mia ricerca di senso”, l’amore spesso cercato, sempre sfuggito, sciolto come neve al sole nei luoghi dell’effimero. Frequentai “altri luoghi”, gruppi di ascolto e ricerca psicologica profonda, tentando un viaggio alla “radice”, sempre sotto e “oltre” la facciata, nel tentativo di sfiorare “un’essenza” e non solo una “apparenza”. Una considerazione che non avevo mai fatto ma che appariva sempre più reale, ad esempio, era che l’omosessualità potesse essere una “pulsione” ma non l’essenza di una persona e che, come tale, non era necessario e automatico (così come era stato prima) che io fossi dominato completamente dai miei istinti e dovessi meccanicamente solo assecondarli, potevo, invece, controllare e risolvere quello che era solo “brama cieca”, volta alla soddisfazione sterile e senza futuro, potevo, ad esempio, fermare la caccia al “sesso compulsivo” che, prima, praticavo istintivamente.
Queste nuove idee mi aprivano “nuove” prospettive, era la possibilità, tanto desiderata e sempre sfuggita, di riappropriarsi della propria “identità ferita”, sepolta sotto mille apparenze, finzioni, giochi di specchi, e soprattutto era la possibilità di potermi affermare come “persona”, non più solo l’icona bella e vuota del ragazzo gay, schiavo del sesso e dei soldi, schiavo della propria mercificazione. Certo è un lavoro lungo e difficile, all’inizio non nascondo le mie numerose battaglie, le mie sconfitte, i miei ripensamenti e dubbi, ma la “vita”, in un certo senso, riprese a vivere veramente e intensamente da quel momento.
Una strana energia vitale in me cresceva, era come se un puzzle si fosse finalmente composto, non nascondo che è stata e sarà una “sfida grande” ma è proprio di questa vita che mi sono, di nuovo, innamorato.
Ma non credevo neanche, fino a poco tempo fa, di poterlo affrontare, avevo paure e ansie terribili che non bastano certo due righe a descrivere, il mio mondo girava intorno a quei tipi di “strutture” gay e agli ambienti che mi ero creato, un mondo molto superficiale, che era l’unico mondo da me conosciuto e quindi, allora, l’unico “mondo possibile”, tutto il resto mi era ostile e lontano.
Per far fronte al peso di un ghetto stretto, a tutti quei meccanismi “reiterati” e vuoti e a tutta quella “povertà di senso”, facevo uso di stupefacenti ed ero diventato schiavo del sesso e del narcisismo. Depresso e chiuso in un cerchio, eppure allo stesso tempo “ammaliato”, ero allo stesso tempo cosciente del suo piacere e consapevole del suo vuoto, mi sentivo soffocare, a volte pensavo al suicidio, mentre solo ora rabbrividisco all’idea.

Oggi, una sola Via
Pensavo che non ci sarei mai riuscito a cambiare, avevo, a volte, provato a lavorare, a smettere con il mercato del sesso e del mio corpo, a essere un altro, ma ci riuscivo per poco, poi riprendevo come una sorta di rituale, “niente da fare”, mi dicevo, “non ce la farai mai”, ero come chiuso in un cerchio vuoto e triste e l’idea di poter “lavorare” quotidianamente, io che avevo avuto tutto cosi troppo facile e subito, era difficile da immaginare. Allora presi in mano il Santo rosario e decisi di abbandonarmi, chiesi con tutto me stesso e, col cuore, a Maria santissima (perchè nella santa vergine sempre sentivo di potermi fidare) affidai le mie intenzioni, pian piano cominciai a sentirmi alleggerito dalle mie sofferenze .
E così, solo ora penso, guardando indietro, che avevo provato di tutto, fino in fondo, per riuscire a cambiare la mia vita ma non bastava la forza di volontà, che pure è importante: ’anima mia aveva puntualmente dei tormenti più grandi di me, capaci di dominarmi. Oggi posso dire, con sicura lucidità che, recitando tre rosari al giorno, quei tormenti misteriosamente, sono scomparsi come nebbia al sole. E allo stesso tempo, davanti a tutti i miei fallimenti, sentivo come la presenza di qualche “strana energia” che girava contro e mi minacciava. Cominciai a cambiare le cose in me, le persone intorno a me, e mi “affidai”. Così cambiò anche a mia salute che continuò a migliorare. Ora, a volte, cammino e mi sento da solo, ma so che Qualcuno è con me e mi solleva quella “croce”; Gesù prese su di se i peccati per renderci liberi, e così ha fatto anche con me. Frequento anche un gruppo e continuo il mio viaggio della speranza, essere liberi non vuol non soffrire, ma sapere che se si cerca interiormente la verità si trova . Credo anche che vi siano delle “strane forze oscure” che minacciano il nostro cammino e che entrano in conflitto con la nostra ricerca, nel mio caso è la “pulsione del sesso”, tutti hanno la “loro croce” ed io ho la mia, ma abbiamo le armi per trasformare tutto questo in gioia .

“Il Santo rosario è un’arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato.” Jose Maria Escriva, Cammino.

Qui sotto potete vedere il video Intervista di Luca Tolve, che ha ispirato la canzone di Povia "Luca era Gay".






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