Testimonianza di Giobbe ex omosessuale - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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TESTIMONIANZA di GIOBBE
tratta dal FORUM
"Uscire dall'omosessualità"

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Il 17 maggio 2013 Giobbe scrive:

Ciao a tutti, è la prima volta che scrivo su questo forum, nonostante siano innumerevoli le volte che ho letto queste pagine, senza le quali la mia vita avrebbe senz'altro percorso una strada molto diversa da quella attuale. Più comoda e più facile, sicuramente, ma totalmente improduttiva, e, in definitiva, distruttiva.
Spero che la condivisione di parte del mio cammino possa rappresentare un aiuto e un sostegno per chi legge, quel sostegno che tante volte io ho cercato in passato tra queste pagine.


Sono un ragazzo 25enne del nord-Italia. All'età di 12-13 anni ho avvertito le mie prime pulsioni omosessuali, che si sono intensificate negli anni del liceo. La mia risposta a queste pulsioni è stata una chiusura emotiva sempre maggiore, che è cresciuta negli anni insieme all'utilizzo della pornografia. In pratica, mi sono sempre rifiutato di considerarmi omosessuale, tant'è che non ho mai avuto alcuna esperienza con altri uomini. L'uso della pornografia mi serviva come strumento per recuperare in qualche modo quella mascolinità che, per varie ragioni, non vedevo in me, e come una valvola di sfogo di fronte a tensioni che non sapevo come affrontare.

Non mi sentivo particolarmente in colpa per questo, nè depresso. Ma non mi rendevo conto del potere autodistruttivo delle mie azioni, che, a furia di essere ripetute, avevano instaurato dentro di me un ciclo molto pericoloso. Cercavo di guarire le ferite della mia anima (che non volevo considerare tali) in questo modo, ma era come tentare di medicare una ferita con un cerotto infetto: dopo un sollievo momentaneo, le cose peggiorano. Ovviamente questo l'avrei capito solamente molto più tardi.

Durante gli anni universitari le cose hanno iniziato a cambiare. I sensi di colpa aumentavano sempre di più, i miei amici si fidanzavano e le mie illusioni su un possibile cambiamento svanivano. Tentavo di interrompere la mia dipendenza, o quantomeno di ridurla, ma senza grossi risultati. In più, la mia solitudine aumentava, anche perchè non avevo mai rivelato nulla di me ad alcuno.  

E' in questo periodo che sono iniziate le notti insonni e le prime ricerche su internet di una possibile via d'uscita. Avevo letto qualcosa di Nicolosi ed altri, ma, pur ritrovandomi in molte loro descrizioni, non avevo il coraggio, e forse la voglia, di intraprendere un vero cammino di cambiamento. Da un lato la speranza di cambiare era sempre presente, ma dall'altro qualcosa mi teneva aggrappato al sollievo che mi giungeva dall'attaccamento all'attrazione omosessuale.

Quello di cui però vorrei parlare, fatte queste premesse, è quanto è successo dopo. Circa un anno e mezzo fa ho deciso di dire basta, e ho scritto un'email a frate Max. Per la prima volta ho riversato la mia storia su qualcun altro, aprendo una breccia in quel muro che mi ero creato intorno. Da allora è iniziato un cammino, che prosegue tuttora.

I primi mesi sono stati difficili, e resistere alla dipendenza che avevo costruito negli anni è stato veramente faticoso, tanto che talvolta mi è sembrato di impazzire. Io, dal canto mio, ero finalmente armato di una forte volontà a non cadere. Ma posso assicurare che questo non basta, se non c'è un aiuto esterno, e, soprattutto, la ricerca di una relazione filiale con Dio Padre.

Ho iniziato, un po' timidamente e, a dirla tutta, con una certa diffidenza, ad accostarmi al sacramento della Confessione con sempre maggiore frequenza. E mi sono impuntato - un po' arrogantemente, forse - su una bellissima frase del Vangelo: "Qualsiasi cosa chiederete con fede nella preghiera la otterrete".

Io ho spesso chiesto di essere cambiato, o quantomeno di avere la forza e gli strumenti per farlo. E, ogniqualvolta i risultati non arrivano, mi ricordo delle parole sagge di un sacerdote: "Cristo ha dato la Sua parola che qualsiasi richiesta conforme alla sua volontà verrà esaudita. Ma non ha detto quando. Ha chiesto solo di avere fede".


Ad ogni modo, oggi, guardando il percorso fatto fino ad ora, rimango sbalordito da come Dio Padre sia intervenuto nella mia vita in questi mesi, spesso senza che nemmeno me ne accorgessi. Io credo che il segreto stia nell'accoglienza di ciò che avviene nelle nostra vita, anche delle esperienze più dolorose. Capire che anche dalle cose negative si può imparare ed iniziare un percorso di vera crescita umana, ed è per questo che Dio permette il male.

Come dicevo, io ho chiesto al Signore di concedermi una fede più solida e un'occasione di cambiamento. Dopo neanche un anno e mezzo, posso dire che ormai da alcuni mesi le pulsioni omosessuali sono pressochè scomparse (anche se ho avuto un paio di momenti di forte tensione, nei quali è come se esse tentassero di riaffiorare, senza però riuscire a venire a galla). Rimangono delle ansie, di fronte alla visione di stereotipi maschili dai quali ero fortemente attratto in passato, sulle quali sto cercando di lavorare. Al momento non provo attrazione per le donne, anche se avverto che, di pari passo con il cambiamento del mio rapporto con il mondo maschile, sta mutando anche il rapporto con il mondo femminile.


Detto così sembra tutto semplice. In realtà, come molti di voi ben sanno, non lo è affatto. I momenti di sconforto e di difficoltà sono innumerevoli, e talvolta possono durare giorni. E in quei momenti ci si sente impotenti, nonostante gli sforzi di mettere in pratica nuovi meccanismi di crescita in rottura con il passato.

Sono momenti nei quali razionalmente si sa benissimo che non vi è alcun motivo logico di deprimersi; eppure in quelle fasi i nostri sentimenti sembrano andare in tutt'altra direzione rispetto alla nostra volontà e alla razionalità.

Credo che solo chi ci è passato possa capire veramente di cosa si tratta. E capisco benissimo tutti coloro che tra di voi parlano di frustrazione e pensieri suicidi. Al ragazzo che chiede come tirare avanti, rispondo che è fondamentale concentrarsi sugli eventi positivi, sulle piccole vittorie quotidiane da energizzare e valorizzare.

So che non è facile, anche perchè la reazione più immediata è quella della vittimizzazione, e vi sono parecchi studi psicologici in materia. Ma di lì bisogna iniziare, per cercare di spezzare quei processi sintomatici delle nostre ferite più profonde, come l'autocompatimento. Ci vuole molta molta pazienza, e non bisogna avere fretta di ottenere tutto subito. Partire dal poco e crescere pian piano. E lo dico consapevole di essere un impaziente cronico. Inoltre, mi sono accorto nel tempo di come le fasi di miglioramento più intense siano sempre avvenute subito dopo un periodo di forte sconforto. Per cui, anche questi momenti, all'apparenza negativi, possono costituire una formidabile occasione di crescita.

Ogni storia personale, pur presentando analogie con quelle altrui, è una storia a sè. In molti casi, compreso il mio, è fondamentale recuperare una corretta relazionalità con il mondo maschile, per poter poi agire anche in direzione di quello femminile. Come ho scritto in precedenza, Dio Padre mi ha concesso alcuni doni incredibili per supportare il mio cammino.

In primo luogo un'esperienza lavorativa a contatto con ragazzi in età di scuola media, che mi ha arricchito moltissimo, e che mi ha fortemente responsabilizzato: scoprire che loro mi vedevano come un uomo adulto, a cui chiedere consigli e prestare fiducia, e non come quel bambino immaturo che spesso tenta di soffocare l'uomo che è in me, è stato di fondamentale importanza. Poi è venuta un'esperienza lavorativa molto più faticosa, che mi ha costretto a lavorare sulla mia autostima ed ha continuato a rafforzare l'immagine di me stesso come uomo.

Nel frattempo, ho cercato sempre di più di vincere le mie timidezze verso gli altri ragazzi. Anche qui, il lavoro da fare è stato ed è tantissimo, ma i risultati, se lo si vuole veramente, arrivano. Creare relazioni intime di amicizia con altri uomini (una in particolare) mi ha aperto un mondo nuovo. Stimare gli altri, ed essere stimati, è una cosa bellissima, ed irrobustisce la consapevolezza di appartenere al mondo maschile.

Inoltre, credo che una delle cose più importanti ai fini del cambiamento sia praticare sport con altri uomini. Ho iniziato con uno sport in cui ero negato, il nuoto, frequentando un corso. So che potrà far ridere, ma una delle cose che amo di più è quando l'istruttore urla dietro a me e ai miei compagni. Pur con tutti i miei limiti, nel giro di qualche mese ho potuto scoprire di poter riuscire bene in questo sport, imparando stili, virate e tuffi. L'aspetto più bello è quando, con i miei compagni, ci scambiamo pareri sulla tecnica da adottare nei vari stili e, perchè no, quando facciamo qualche gara.

Questa è la mia testimonianza. Ho cercato di essere sincero e coinciso (ebbene sì, avrei potuto scrivere dieci volte tanto :)). Una cosa sola mi preme sottolineare. Io sono sempre stato ossessionato dalle tempistiche del cambiamento, andando a ricercare nelle testimonianze lette qua e là questo dato. So che molti si pongono questa domanda, che del resto è legittima (se non altro per sapere se si è sulla strada giusta). Dopo la fase iniziale, nella quale la novità del cammino può servire a persuadere a continuare, inizia una fase in cui la difficoltà maggiore è dovuta ai lunghi tempi necessari, una specie di traversata nel deserto. Molto spesso lo sconforto, di fronte a fallimenti del tutto comprensibili e, in un certo senso, fisiologici, spinge a mollare, in mancanza di un orizzonte temporale ben definito.

Per questo ho voluto inserire quest'informazione legata alla durata, fino ad oggi, del mio cammino personale, sperando che possa rappresentare un motivo di speranza per altri. Bisogna però fare attenzione, perchè ogni storia è diversa dalle altre, e i risultati potrebbero arrivare prima, così come molto dopo. Non bisogna demordere in questo caso, ma, per chi crede, è molto importante accostarsi con frequenza ai sacramenti della Confessione e della Comunione.

Infine vorrei dire che io tuttora non so dove mi porterà questo cammino, e se mai riuscirò a realizzare il mio sogno di cambiamento e di avere una famiglia. Ma, per quanto talvolta tema di non farcela, non ho alcun ripensamento sul sentiero intrapreso. E' vero, ci sono momenti difficili, a volte anche più che in passato (del resto la consapevolezza, necessaria per guarire le ferite, ha un prezzo, anche molto doloroso).

Il cambiamento comporta il rimettersi in discussione totalmente, lasciando le certezze del passato, benchè illusorie, per un cammino fatto di molti ostacoli. Questo si ripercuote anche sull'umore, in certi periodi molto instabile, e sulla capacità di concentrazione, che talvolta viene meno. Ma questo non deve spaventare, proprio perchè è sintomo che il cambiamento sta avvenendo davvero.

E comunque, per nulla al mondo cambierei la mia vita attuale, permeata di tutte le difficoltà che ora ho descritto, con quella di prima. Ora posso finalmente guardarmi allo specchio, senza più vedere quel bambino immaturo, ma piuttosto un uomo, forse un po' impacciato, ma uomo.

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