Simaan il calzolaio Fede che sposta montagne - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Simaan il calzolaio - Fede che sposta le montagne

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I discepoli non erano stati capaci di scacciare un demone particolarmente ostico, sebbene Gesù avesse loro dato il potere di esorcismo. Interrogato al riguardo, Cristo diede loro la celebre risposta: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile»
(Mt 17,20).

La sentenza, tutte le volte che la leggiamo, ci stringe il cuore, perché solo i più grandi santi sono stati capaci di fare miracoli spettacolari mentre erano ancora in vita. Noi ci siamo rassegnati ad avere una fede inferiore per dimensioni a un granellino di senapa, e ci chiediamo cosa mai potrebbe fare uno che l’avesse quanto una nocciola. Delle due l’una, dunque: o quella di Gesù era solo una enfatizzazione pedagogica oppure avere fede è la cosa più difficile del mondo, tanto che non ne ha “a sufficienza” nemmeno il Papa. Il Papa stesso, infatti, è costretto ad affidarsi alle quotidiane esortazioni che sappiamo, utilissime per chi già crede ma del tutto ininfluenti per gli altri.
Questa storia della fede che sposta le montagne è diventata, com’è noto, proverbiale e mi sono sempre chiesto se qualcuno, in questi duemila anni di cristianesimo, ci abbia mai provato. La risposta mi è arrivata via mail, tramite la newsletter del sito mariano francese Une minute avec Marie. Sì, c’è un santo che l’ha fatto davvero, cioè ha preso alla lettera la spazientita risposta di Gesù ai discepoli. Si tratta di san Simeone il Calzolaio, un santo egiziano del X secolo, vissuto al tempo della dominazione fatimida. La dinastia araba dei fatimidi, di osservanza sciita, proprio in quel secolo prese il potere in Egitto e il primo governatore del Cairo fu Al-Mu’iz Li-Din Illah, sotto il quale si svolsero gli avvenimenti che andiamo a raccontare.

Correva l’anno 979.
Ma prima dobbiamo presentare il protagonista. Simeone è il nome che i latini diedero a Simaan, un conciatore di pellame che viveva in una piccola città dal nome incerto, oggi inglobata nella Cairo Vecchia. La sua era un’antichissima attività dei cristiani locali, che la esercitavano per tradizione. E la tradizione risaliva al primo patriarca egiziano, sant’Inian, che fu battezzato dall’evangelista Marco in persona. Inian faceva appunto il conciatore, mestiere allora, da quelle parti almeno, onnicomprensivo che arrivava fino al prodotto finito, così che l’operatore in pelli fabbricava anche le calzature e pure le aggiustava. L’evangelista Marco stava proprio facendosi riparare le scarpe da Inian quando, sotto sforzo, la lesina scivolò sul cuoio e la punta colpì la mano del cliente. All’evangelista, portatosi istintivamente la mano alla bocca, scappò un’invocazione, in greco, al Dio Unico. Inian ne fu incuriosito e chiese spiegazioni. Il dialogo che ne seguì fu il prodromo alla conversione di Inian e alla sua carriera di vescovo cristiano.

Il nostro Simaan, secoli dopo, ne seguiva l’esempio, sia per il mestiere che per la pietà evangelica. Infatti, il tempo che gli restava dopo il lavoro era dedicato alla preghiera e a una vita ascetica. Soccorreva i poveri e gli infermi, e portava il cibo agli eremiti che vivevano nei dintorni. Era anche solito alzarsi prima dell’alba per fornire l’acqua a chi non era in grado di andare a prendersela, perché troppo vecchio o malato, alla pubblica fontana. Fu mentre era intento a questa attività che lo incontrò il patriarca Amba Abram, detto il siriano perché di origine siriaca.

Ma andiamo con ordine. Simaan non aveva quel che si dice un aspetto prestante: piuttosto piccolo e semicalvo, rinsecchito dai frequenti digiuni, vestiva sommariamente ed era pure orbo
. Infatti, mancava dell’occhio destro perché, stando alla tradizione, prendeva il Vangelo alla lettera: una volta una donna piacente era andata a farsi riparare le scarpe e, nel togliersele, aveva scoperto una porzione vistosa di epidermide, cosa che aveva turbato il povero calzolaio-asceta. Il quale, appena quella se ne fu andata, non trovò di meglio, per vincere lo scombussolamento interiore, che ficcarsi il ferro del mestiere in un occhio, come aveva letto nel Vangelo: «…se il tuo occhio ti dà scandalo, cavalo e gettalo via da te…» (Mt 5,28).

Ora, uno scombussolamento di pari grado, anche se di diversa natura, lo stava provando il patriarca Amba Abram quando la Vergine, apparsagli in sogno, gli disse di andare alla ricerca di un uomo con un occhio solo.
Dovete sapere che il governatore fatimida era appassionato di dispute religiose e spesso faceva venire al suo cospetto i rappresentanti delle tre religioni presenti nel suo dominio, la musulmana, la cristiana e la giudaica, per ascoltarne i dibattiti. Ora, mentre era in corso una di queste dispute, qualcuno del suo entourage gli suggerì una mossa maliziosa ai danni dei cristiani, la comunità più corposa e meno docile.

C’era da sbancare la collina di Mokattan per permettere alla città di allargarsi verso Est: costringendo i cristiani a spostarla con un miracolo, cosa evidentemente impossibile, si sarebbe ottenuto o di farli passare in massa all’islam o di espellerli, a tutto vantaggio, in entrambi i casi, dei nuovi padroni
.

Così, il governatore Al-Mu’iz mise il patriarca Amba Abram con le spalle al muro: se i cristiani, come diceva il loro Libro Sacro, avessero spostato la collina a colpi di preghiere, avrebbero dimostrato la verità del loro credo; in caso contrario, sarebbero dovuti passare in massa all’islam, pena l’espulsione dall’Egitto.


Il patriarca, sconvolto, chiese tre giorni di tempo. E subito proclamò un digiuno collettivo per tutti i cristiani
. Dopo tre giorni di digiuno e orazioni, proprio verso la fine dell’ultima notte il patriarca vide in sogno la Madonna. Questa gli disse di recarsi subito alla porta del mercato, dove avrebbe trovato un uomo cieco da un occhio e con una brocca d’acqua in mano.

Il patriarca si precipitò e fu così che incontrò Simaan, al quale raccontò tutto. Il calzolaio confessò di essere solo un pover’uomo che cercava di soccorrere il suo prossimo, tuttavia, se si trattava di un comando della Madre di Dio, si sarebbe adeguato
. Così, disse al prelato che cosa avrebbe dovuto fare. Il giorno stesso, sulla collina di Mokattan si presentò il patriarca seguito da tutto il clero e il popolo cristiano.

All’appuntamento si presentò anche il governatore col suo seguito. I cristiani avevano portato croci, vessilli, libri liturgici e incensieri. Tra la gente c’era pure, anonimo, Simaan. Secondo le sue istruzioni fu celebrata la messa, poi i cristiani gridarono per cento volte «Kyrie eleison!» rivolti a Nord, poi rivolti a Ovest e poi a Sud, infine si inginocchiarono con le mani alzate verso il Cielo. Rimessisi in piedi, il patriarca tracciò nell’aria un segno di croce. Questo complesso rituale venne ripetuto per tre volte. Ma a ogni segno di croce la collina si sollevava bruscamente per ricadere nello stesso modo e con gran brontolio di terremoto
. I musulmani ne furono atterriti, tanto che il governatore supplicò il patriarca di smetterla, concedendo subito ai cristiani di restare in Egitto e, anzi, di ricostruire tutte le chiese che l’invasione araba aveva distrutto o danneggiato.

Quando il patriarca andò alla ricerca di Simaan per ringraziarlo, il calzolaio era sparito e nessuno seppe più niente di lui. La collina di Mokattan c’è ancora e presenta tre grandi spaccature. Infatti, «mokattan» (o «mokattam») pare significhi «tagliata», il che fa pensare che tale nome le sia stato attribuito dopo il fatto clamoroso del 979 (che accadde un 17 novembre: secondo il calendario copto, il 18 hatur 695, giacché i copti contano gli anni dalla fine della persecuzione di Diocleziano). Dal 1969 la collina in questione è, per decreto, il luogo della grande discarica del Cairo, dove gli straccivendoli (tutti cristiani) si occupano della raccolta e della differenziazione dei rifiuti. Sulla cima sorge una chiesa dedicata a san Simaan
, che sembra sia morto verso i cinquant’anni (così dicono le analisi sul suo scheletro). Le sue reliquie sono state ritrovate nel 1991 e oggi riposano nella chiesa a lui intitolata.

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