Santa Teresa del Bambin Gesù di Lisieux - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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SANTA TERESA DI LISIEUS - ovvero Teresa del Bambin Gesù

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Testi di Teresina


Interessarsi di Santa Teresa di Lisieux, per alcuni potrebbe non valere la pena.
I suoi scritti sono solo tre quadernetti, qualche lettera, alcune preghiere e poesie, parole pronunciate negli ultimi giorni della vita e riportate su un taccuino dalla sorella. Ma niente di altamente interessante, almeno sotto l'aspetto letterario. Molto sentimento, molta emotività, molti punti esclamativi. Piccoli aneddoti di vita familiare e poi claustrale... Insomma, si tratta di un fiore di ragazzina sbocciato nel giardino di una famiglia borghese e trapiantato in quello del Carmelo.
A ventiquattro anni muore tisica. Muore come tante persone che soffrono fino allo spasmo; con paura e con coraggio, come ogni nobile creatura. Anzi, lei muore con una nota ben marcata di nullità.
Così si esprime una delle consorelle: "Suor Teresa morirà presto... Mi chiedo davvero quel che potrà dirne la nostra Madre, dopo la morte! Sarà assai imbarazzata! Quella piccola suora, anche graziosa, non ha fatto di certo nulla che valga la pena di essere raccontato!". Niente, dunque. Assolutamente niente, anche secondo persone abituate a una certa sensibilità di alti valori che non sono soltanto quelli del mondo.
Eppure, dentro a quel niente, si nasconde e vibra una vera storia. Ci si trova davanti ad una ragazza che, nonostante quel suo lessico a volte sdolcinato, infantile, un pò troppo crepuscolare, rivela una forte personalità; una ragazza che sa volere, che sa resistere alle difficoltà, che sa amare e sa farsi amare; che nutre desideri di grandezza, perfino di gloria; che sa vivere di verità.
E se tutto questo può costituire un corredo proprio dei santi, ebbene, in questa storia ci si trova di fronte a una santa. Anzi, - l'espressione è di Pio X - , alla "più grande santa dei tempi moderni".
Ci pare strano? Ma quel pontefice se ne intendeva di santi!
Noi siamo abituati a vedere i santi nei giorni di festa: tutto splendore, tutta gloria. Ma bisognerebbe avere il coraggio di sorprenderli nei giorni feriali, meglio ancora, nei loro venerdì. Nel caso di Teresa, bisogna avere il coraggio di levarle quelle rose, di sorprenderla in preda al dolore con i lineamenti contratti e col sorriso rappreso, allora e solo allora, ci si svelerebbe il mistero della sua anima e della sua vita.
Chi vuol sapere chi è una persona, bisogna che veda quando e come soffre.
E proprio perché Teresa è capace di soffrire amando, noi capiamo che è questo il segreto del tanto interesse che ha suscitato dopo la sua morte.
Ma capire i santi non è per niente facile finché usiamo il nostro grossolano modo di vedere e di capire umano. Anche quello che si scrive di loro è lontanissimo dalla realtà, anche se si è capaci di scrivere solo con penne umanamente d'oro.
E' proprio di Teresa questa osservazione: "Se i santi potessero venire a dirci il loro pensiero su quello che si è scritto di loro, ci sarebbe da rimanere molto sorpresi... Senza dubbio confesserebbero spesso che non si riconoscono nel ritratto che si è fatto della loro anima ...".
E chi dice che uno di questi santi non sia proprio lei? Infatti è stata proprio lei ad essere manomessa, ritoccata, modellata, criticata secondo certi strani gusti e perfino si era arrivati a concludere che non è neppure esistita.
Da qui suonano come un monito severo le parole di un suo grande studioso, secondo il quale bisogna "ritrovare nella sua verità concreta quell'essere umano singolare che fu suor Teresa di Gesù Bambino" (Combes)
Teresa di Lisieux non concede a nessuno certi ritocchi arbitrari.
Lei ha voluto vivere nella verità assoluta di se stessa. Anzi ha voluto "essere ignorata e riputata un nulla". Ha voluto che il suo volto fosse veramente nascosto, che sulla terra nessuno la riconoscesse (MsA, 71). Ciò nonostante, si può benissimo affermare, senza temere di esagerare, che Teresa è una donna delle più rivoluzionarie nel campo religioso.


Breve sua testimonianza


Prima di prendere in mano la penna, mi sono messa in ginocchio davanti alla statua di Maria (che ci ha dato tante prove delle predilezioni materne della Regina del Cielo per la nostra famiglia>, l'ho implorata di guidare la mia mano perché non scriva neppure una riga che non le piaccia. Poi ho aperto il Santo Vangelo, e i miei occhi sono caduti su queste parole: “Gesù, salito su una monchiamò a Sé quelli che volle lui; ed essi vennero a Lui” (S. Marco, c. ifi, v. 13). Eccolo davvero il mistero della mia vocazione, della mia vita tutta intera e sopratil mistero dei privilegi di Gesù stilla mia anima... Lui non chiama quelli che ne sono degni, ma quelli che vuole Lui, come dice San Paolo: “Dio ha pietà di chi vuoLui, e usa misericordia con chi vuole usare misericorNon è opera di chi vuole, nè di chi corre, ma di Dio che usa misericordia” (Let. ai Rom. c. Ix, v. 15 e 16).

Per tanto tempo mi sono chiesta perché il Buon Dio aveva delle preferenze, perché non tutte le anime riceun livello uguale di favori, e mi meravigliavo veprodigare favori straordinari ai Santi che lo aveoffeso, come San Paolo, Sant'Agostino e che Egli costringeva, per dire così, ad accogliere i suoi favori; oppure leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore ha voluto accarezzare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di innalzarsi fino a Lui, e prevenendo le loro anime con tali favori che esse non hanno mai potuto offuscare lo splendore immacolato della loro veste di Battesimo, mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano in così grande numero prima di aver persino senil nome di Dio... Gesù si è degnato di farmi Lui da istruttore, su questo mistero. Mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e io ho capito che tutti i fiori che Egli ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non tolgono il profumo della vioo la semplicità incantevole della margherita... Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere rose la naperderebbe il suo abito di primavera, i campi non sarebbero più brillanti di fiorellini...

Questa è la situazione anche nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Lui ha voluto creare i grandi santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose; ma ha creato anche i più piccoli, e questi debbono acdi essere margherite, o violette destinate a rallegrare gli sguardi del Buon Dio quando si abbassa verso i suoi piedi. La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell'essere quello che Lui vuole che siamo...

E ho anche capito che l'amore di Nostro Signore si rivela allo stesso modo nell'anima più semplice che non resiste in nulla alla sua grazia e nell'anima più elevata; in realtà, dal momento che l'essenza dell’amore sta nell’abbassarsi, se tutte le anime somigliassero a quelle dei Santi dottori che hanno illuminato la Chiesa con la luce della loro dottrina, non si vedrebbe il Buon Dio scendeabbastanza in basso per arrivare al loro cuore; ma Egli ha creato il bambino che non sa niente e non si fa sentire che con piccoli gridi, ha creato il povero selvagche come guida di condotta ha solo la legge di nae si degna di abbassarsi fino al loro cuore, quelli sono i suoi fiori di campo la cui semplicità Lo rapisce... Discendendo così il Buon Dio dimostra la sua infinita grandezza. Come il sole illumina insieme i cedri e ogni fiorellino come se fosse solo sulla terra, così Nostro Sisi occupa specificamente di ogni anima, come se non avesse simili; e come nella natura ogni stagione è organizzata per far schiudere nel giorno giusto l'umile margherita, allo stesso modo tutto è predisposto per rial bene di ogni anima.


Madre mia cara, certo ti domandi sbalordita dove vado a parare, perché finora non ho detto ancora nienche somigli alla storia della mia vita, ma mi hai chiedi scrivere senza sforzo quello che mi veniva in mene perciò non è proprio la mia vita, quello che mi aca scrivere, sono i miei pensieri sui favori che il Buon Dio si è degnato di accordarmi. Mi trovo, adesso, in un'epoca della mia vita in cui posso gettate uno sguarsul passato; la mia anima è maturata nel crogiolo delle prove esterne e interne; ora come il fiore fortificadalla tempesta alzo la testa e vedo che in me si comle parole del salmo XXII. (11 Signore è il mio Panon mancherò di nulla. Lui mi fa riposare nei pagioiosi e fertili. Lui mi conduce dolcemente lungo le acque. Lui conduce l'anima mia senza affaticarla... Ma anche quando scenderò nella valle delle ombre della morte, io non avrò paura di alcun male, perché tu sarai con me, Signore!...) 4. Sempre il Signore è stato per me pieno di compassione e di dolcezza... Lento a punie abbondante in misericordie!... (Sal. CII. v. 8.). E così, Madre mia, io prendo a cantare felicemente, per te, le misericordie del Signore... È per te sola che scriverò la storia del piccolo fiore colto da Gesù, e quindi parlerò con tranquillità, senza preoccuparmi nè nello stile nè delle numerose digressioni che farò. Un cuore di macapisce sempre suo figlio, anche quando questo non sa fare altro che balbettare, e perciò io sono sicura di essere capita, e indovinata da te, che hai formato il mio cuore e lo hai offerto a Gesù!...

A me pare che se un piccolo fiore potesse parlare dicon semplicità ciò che il Buon Dio ha fatto per lui, senza cercare di nascondere i suoi benefici. Con il pretesto di una falsa umiltà non racconterebbe di essebrutto e senza profumo, o che il sole gli ha portato via lo splendore e che i temporali gli hanno spezzato il gambo, mentre è il primo a sapere che è tutto il contrail fiore che racconterà la sua storia è pieno di gioia nel rendere pubbliche le premure del tutto gratuite di Gesù, riconosce che in lui non c'era niente che potesse attirare gli sguardi divini e che solo la sua misericordia ha fatto tutto il bene che c'è in lui... È Lui che l'ha fatto nascere in una terra santa e tutta impregnata di un profumo verginale.

È Lui che l'ha fatto precedere da otto Gigli splendidamente candidi. Nel Suo amore, Lui ha voluto preservare il suo piccolo fiore dal soffio avveledel mondo: appena la sua corolla cominciava ad aprirsi questo divino Salvatore l'ha trapiantato sulla montagna del Carmelo  dove già i due Gigli che avecircondato e cullato con dolcezza nella primavera della vita, spandevano il loro profumo soave... Sono passette anni dal momento in cui il piccolo fiore ha messo radici nel giardino dello Sposo delle vergini ed ora tre Gigli dondolano accanto a lui le loro corolle odoun po' più lontano c'è un altro giglio che cresce sotto lo sguardo di Gesù e i due gambi benedetti che hanno prodotto questi fiori ora stanno insieme per l'eterà nella Patria Celeste... Là hanno ritrovato i quattro Gigli che la terra non aveva visto crescere... Oh! Che Gesù si degni di non lasciare per troppo tempo sulla riva straniera i fiori che sono rimasti nell'esilio; che presto il mazzo di Gigli sia completo in Cielo!
Madre mia, ho riassunto in poche parole quello che il Buon Dio ha fatto per me, ed ora entro nei particoladella mia vita di bambina; so che dove altri non veche un racconto noioso il tuo cuore materno troverà qualcosa di attraente...
E poi i ricordi che sto per narrare sono anche i tuoi, perché accanto a te è passata la mia fanciullezza e aca te ho avuto la felicità di appartenere a genitori impareggiabili * che ci hanno circondate delle stesse cure e delle stesse tenerezze. Oh! Si degnino benedire la più piccola delle loro figlie e aiutarla a cantare le midivine!...


Continua...

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Santa Teresa di Lisieux











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