Santa Rita da Cascia - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile
"Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso"

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili.

PREGHIERA A SANTA RITA PER UNA CAUSA IMPOSSIBILE
Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.


Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera].

Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione.

Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza.

O santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti.

O Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen.

Santa Rita da Cascia pregò perché i figli morissero?

La necessità di una scelta radicale in tempi drammatici

Una delle leggende che ruotano attorno a Rita e che una certa agiografia ha sottolineato con forza, rendendo agli occhi dei moderni la figura di quella donna persino paradossale e quasi esempio di un malinteso senso della preghiera e della morale, fa di lei la madre che prega per la morte dei figli, e di Dio colui che la esaudisce.

Questo punto va un poco approfondito. Le storie dicono, infatti, che Rita, rimasta vedova e temendo che i suoi figli potessero commettere un peccato mortale, vendicando il padre quando fossero in età adulta, abbia pregato Dio che piuttosto li facesse morire; e che questa preghiera sarebbe stata da Dio esaudita con la dipartita prematura dei ragazzi.

Certamente la vicenda è più complessa di quel che la leggenda trasmette: e possiamo anche immaginarla senza grandi difficoltà. E', probabilmente, quella di Rita, la storia di una donna che si ritrova sola a difendere tutto quel che ritiene centrale nella propria esistenza: la sua fede, l'idea di politica sociale a cui è stata educata e, soprattutto, quel che le resta della famiglia. E' la storia di una donna che crede con tutto il suo cuore che solo il perdono abbia la forza per garantire il futuro della città e dei propri figli. Donna di assoluta modernità, dunque, Rita. Che forse proprio in quei giorni diviene, in cuor suo, la donna “degli impossibili” che la tradizione consegnerà ai devoti.

Rita si guarda intorno, parla con i parenti del marito, scruta i figli negli occhi e decide che è meglio morire subito, piuttosto che accettare la sventurata spirale di una violenza perpetrata. Donna di forti passioni, come sarà anche in seguito, la ragazza di Roccaporena è ormai consapevole della necessità di una scelta radicale, che giunge a esprimere con il paradosso che ci è stato consegnato: “Preferisco che i miei figli muoiano, piuttosto che vederli sporchi del sangue di altri”.

Rita ha imparato che, infatti, quando essi decidano di vendicarsi, la morte li seguirà comunque da presso per tutta la vita. E ha il coraggio di pronunciare quelle terribili e sconcertanti, ma essenziali e purissime parole che sconvolgono anche noi ancora oggi. I figli, entrambi, moriranno davvero, nel giro di poco tempo. Probabilmente se li portò via la peste. E Rita si trovò a essere sola. Completamente. Vittima innocente di un tempo drammatico, come sono molti tempi nella storia delle donne e degli uomini. Seppellì Giangiacomo e Paolo Maria. Seppellì la relazione coi famigliari del marito, che vedevano in lei semplicemente una sventurata incapace di “fare quel che si dovrebbe” (ossia di lavare il sangue con il sangue). La solitudine degli uomini la consegnò definitivamente nelle braccia di Dio. E, nei silenzi di quei giorni e di quei mesi – trascorsi in un profondo ritiro con se stessa e nelle arrampicate sulla cima dello Scoglio di Roccaporena che la tradizione ci ha consegnato -, si rifece strada in lei l'antica idea di monacarsi. Ma con una consapevolezza in più: ora sapeva cosa significa, nella vita e non nei sogni, la croce di Cristo.


[Tratto da “Santa Rita da Cascia. Sposa e madre in tempi difficili” (Edizioni San Paolo)]

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