San Paolo della Croce passionista - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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SAN PAOLO DELLA CROCE - PASSIONISTA

CAPITOLO I
1. Nascita di Paolo. — 2. Sua infanzia. — 3. Devozione alla Passione di Gesù. — 4. I suoi primi studi.
(1694 - 1709)
NASCITA DI PAOLO
Paolo della Croce nacque il 3 gennaio 1694 in Ovada (Alessandria) soggetta in quel tempo alla repubblica di Genova. Suo padre, Luca Danei, era nativo del Castellazzo, ma discendeva dalla nobile famiglia Danei che fu tra le principali di Alessandria, in quest'epoca però era decaduta dal suo antico splendore (1).
La madre, Anna Maria Massari, anch'essa di agiata famiglia, era nata a Rivarolo Ligure, ma fin dall'infanzia viveva in Ovada insieme alla famiglia.

Luca aveva lasciato da giovane il Castellazzo, ed abitava ad Ovada con lo zio sacerdote, D. Gian Andrea Danei (2).
I due virtuosi giovani, degni l'uno dell'altro, avevano celebrato il loro matrimonio il 6 gennaio 1692. Avidi più dei beni del cielo che di quelli della terra, i due sposi non cercavano nel loro piccolo negozio (3), che il necessario sostentamento per la numerosa famiglia, e vivevano santamente uniti nel santo timore di Dio.
Uomo di antica fede, di costumi intemerati e di rara pietà, Luca trovava le sue delizie nella preghiera, nella lettura dei libri devoti e, soprattutto, nelle vite dei santi.
(1) S. 1. 48 § 32.
(2) Il 25 febbraio 1685 Luca aveva sposato in prime nozze Maria Caterina De Grandis, nipote dell'Arciprete di Ovada. La sig.ra De Grandis morì il 14 agosto 1690 senza aver avuto prole. La famiglia Danei aveva alcune terre nel Castellazzo (S. 1 45 § 5). D. Antonio Danei dice che quando il babbo stava a Cremolino s'industriava con un piccolo negozio (S. 1. 44 § 1). Il nostro Paolo in una lettera si chiama « figlio di un povero tabaccaio » (Lt. I, 200). Ad Ovada anche oggi s'indica un locale dove Luca avrebbe avuto un negozio di telerie (Mem. dei Primi Comp. p. 14-15); altri dicono che facesse il venditore ambulante.
(3) Un documento rilasciato dal Vicariato di Roma a Paolo stesso nel 1726 alludendo alla nascita del medesimo, la dice avvenuta accidentalmente fuori di patria, perché Luca vi si trovava « ratione mercaturae » (Boll. 1928 p. 117).
Dall'esercizio delle virt\'f9 cristiane ritrasse una forza superiore a tutte le avversità e un amore ardente verso Dio, per il quale sacrificò volentieri i suoi più cari interessi, gli affetti più puri e la sua stessa vita. Fu tale la sua fede, che benché sposo e padre, aspirava al martirio (4). Col suo prossimo fu giusto, buono e indulgente; vicino a morte lo vedremo coronare la sua vita con la più eroica carità (5).

La medesima virtù maschia con tutta la sua forza, ma nello stesso tempo col fascino, con la tenerezza e la pietà di sposa e di madre, si ritrovava nel cuore di Anna Maria. Umile, modesta e pia, ella non amava altro che la solitudine del focolare domestico e degli altari, dividendo il suo tempo tra Dio e la famiglia (6). Riguardava le faccende di casa e l'educazione dei figli come una santa missione e senza mai lamentarsi ella ne portava il peso con pazienza inalterabile. Se alle volte sentiva qualche moto di risentimento, sapeva reprimerlo così bene, che dalle sue labbra uscivano solo queste parole di benedizione: « Che Dio vi faccia tutti santi » (7).
Una virtù così soave e così perfetta le conciliava stima, affetto e venerazione de quanti l'avvicinavano. Nella morte del suo virtuoso sposo, avvenuta nell'agosto del 1727 (8), si dimostrò donna veramente forte.

Da allora in poi, nonostante le sue continue sofferenze (9), ella porterà da sola e senza venir meno il peso della numerosa famiglia. Dopo diversi anni, nel settembre del 1746 (10), suonò anche per lei l'ultima ora e la morte, eco fedele della sua vita, fu la fine esemplare di chi era vissuto da perfetto cristiano.
Conosciamo le piante scelte, dalle quali è germogliato quel puro fiore di cui incominciamo a sentire il profumo. Questi due sposi non sono favoriti dei beni della terra, ma sono ricchi dei tesori della grazia. In ricompensa delle loro virtù Iddio affida ad essi 16 figli, frutti benedetti del cielo, poiché quasi sempre il Signore sceglie nelle famiglie numerose i privilegiati della sua grazia (11).

(4) Por. 2148.
(5) S. 1. 49 § 36.
(6) D. A. Francesco Lamborizio depone : « La sig.ra Anna Maria era donna umile, devota, senza lusso e da tutti stimata per una santina » (S. 1. 52 8 50).
(7) S. 1. 56 § 64.
(8) Lt. I, 90.
(9) S. 1. 56 § 64.
(10) Lt. II 549.
(11) S. 1. 45 § 6.

Dopo una bimba che visse solo tre giorni, l'anno seguente nacque il nostro Paolo. I genitori di questo prediletto fanciullo poterono intravedere i segreti disegni della Provvidenza. Leggiamo nella vita di alcuni santi che Dio si compiacque alle volte di far notare prima della loro nascita dei segni che preannunziavano la loro santità e la missione che erano chiamati a compiere. Anche la nascita del nostro Paolo fu accompagnata da circostanze che rasentano il prodigioso.
Per tutto il tempo che lo portò nel seno, la mamma non provò quei disagi, fastidi e disgusti che ordinariamente precedono la maternità (12).

La sua nascita, che avvenne quando era ancora buio, fu accompagnata da una luce misteriosa così risplendente, che le lampade parvero spente (13). Paolo sarà una lampada che tra le tenebre del secolo XVIII risplenderà di una luce meravigliosa per preparare tante anime a ricevere la sorgente stessa della luce, Gesù; nacque il giorno dell'ottava del discepolo prediletto: come S. Giovanni, Paolo resterà sempre col suo spirito ai piedi della croce; fu battezzato il giorno dell'Epifania: non

deve egli manifestare al mondo il suo Dio col ministero della sua parola? ricevette il nome di Paolo-Francesco: come il grande Apostolo, avrebbe ricevuto la missione di predicare Gesù Crocifisso e, come il serafico patriarca, quella di fondare un Istituto religioso che avesse per base la più stretta povertà.

Donna prudente e cristiana, Anna Maria si guardò bene di dare al suo fanciullo latte mercenario; così Paolo, con un latte puro, attinse dalla mamma anche la pietà. Ma come se già fosse dotato di discrezione, lo prendeva « regolarmente ogni quattr'ore» (14); indice, in qualche modo, della grande astinenza che osserverà in tutta la sua vita.

LA SUA INFANZIA

Un fanciullo di così belle speranze reclamava le più grandi cure per bene educarlo. Questa prima educazione che appartiene in modo speciale alla mamma, educazione estremamente delicata e decisiva per l'avvenire, che forma l'uomo fin dalla culla, né in seguito può esser supplita, trovava in Anna Maria tutti i necessari requisiti: elevatezza di pensiero, delicatezza di sentimenti, pietà fervente, e maniere affabili.
(12) Lo depone D. Antonio Danei che lo sentì più volte dalla mamma (S. 1. 45 § 3).
(13) S. Paolo della Croce in una lettera dice che è nato « circa alla levata del sole » (Lt. I, 166). Non abbiamo voluto modificare il testo perché il fatto è riferito da S. Vincenzo Strambi, testimonio autorevolissimo (VS. p. 2) e le parole un po' vaghe della lettera si possono accordare facilmente.

(14) S. 1. 45 § 6.
Per questa madre che potrebbe esser modello di tutte le altre, la migliore educazione è quella eminentemente cristiana. Ella perciò non solo circondò con scrupolosa vigilanza il tesoro che il Padre celeste le aveva affidato, ma con zelo illuminato depositò in quel cuoricino il seme di tutte le virtù. L'aveva sempre sotto i suoi occhi e con tatto e prudenza allontanava tutto ciò che avrebbe potuto offuscare quell'innocenza che poi Paolo, divenuto grande, avrebbe avuto la fortuna di conservare sempre pura. Gli insegnò a conoscere Iddio, ad amarlo, a servirlo; gli raccontava la vita degli anacoreti; e siccome era molto unita a Dio, sapeva dare ai suoi racconti tanta attrattiva e tanta pietà, che il piccolo Paolo pendeva attento dal suo labbro. Così nacque in lui quel gusto per la solitudine che non lo lascerà più per tutta la sua vita (15).

Altre volte era la storia della Passione e Morte di Gesù. Benché fosse ancora in sì tenera età, il bambino si commoveva fino alle lagrime. Se, come accade a tutti i bambini di quell'età, accomodandogli i capelli, piangeva, la mamma con ingegnosa e delicata insinuazione gli raccontava qualche tratto dei santi anacoreti. Paolo Francesco, avendo ancora negli occhi le ultime lagrime, ascoltava con amabile sorriso. Altre volte, mettendogli tra le mani un piccolo Crocifisso, gli diceva: « Guarda, figlio mio, quanto ha patito Gesù! » (16). Il bimbo con uno sguardo di tenerezza fissava Gesù Crocifisso e taceva.
La pia madre che non aveva dimenticato di consacrar fin dalla nascita quel figliuolo alla Regina dei vergini (17), ora gli parla spesso di Gesù Bambino e della sua Madre; gli dice quanto Gesù fosse docile e saggio; quanto la Madonna fosse amabile e buona. Paolo fu preso da un singolare amore per Gesù Bambino e per la Madre sua. E come era felice di poter indirizzare ad essi ogni giorno le sue preghiere inginocchiato e con le manine giunte dinanzi alla loro immagine! (18). E' sempre sul

cuore di Maria che si formano i santi! Vedremo presto la testimonianza di amore che gli diede Ges\'f9 Bambino e la protezione della Santa Vergine.

(15) S. 2. 58 § 11.
(16) S. 2. 59 § 17.
(17) S. 1. 44 § 2.
(18) S. 1. 46 § 9.

L'incessante sollecitudine della madre, trovava un efficace concorso nel padre che, con gli esempi più che con le parole, si prodigava egli pure nell'educazione del suo figliuolo.
Il ricordo di una madre così virtuosa restò profondamente scolpito nel cuore di Paolo; anche negli ultimi anni, quando spiegava dal palco i doveri che i genitori hanno verso i figli, si compiaceva di citare l'esempio di colei a cui doveva, oltre la vita, la felicità di essere tutto di Dio: « Se io mi salvo, diceva, come spero, sono molto tenuto all'educazione di mia madre » (19).
Che magnifico elogio sulla bocca di un tal figlio! Felici quelle madri che, come Anna Maria, educano i figliuoli non per il mondo, ma per Iddio; essi saranno la loro gioia sulla terra, e la loro corona in cielo.

Questa giovane pianta così piamente coltivata, non tardò ad ammantarsi di fiori e di frutti. A proporzione che Paolo avanzava nell'età, cresceva anche in virtù. Si vedeva ogni giorno più svilupparsi in lui l'inclinazione alla solitudine, alla preghiera e alla mortificazione, mentre il suo carattere appariva così dolce ed affabile che si guadagnava il cuore di tutti.
Fuggendo i giuochi dell'infanzia, in compagnia del fratellino Giovanni Battista che fu, come vedremo, il suo compagno fedele nella vita e nelle fatiche apostoliche, metteva tutto il suo piacere ad innalzar altarini con l'immagine di Gesù Bambino e della Madonna ed adornarli di fiori. Là passava lunghe ore, recitando il Rosario, pia pratica che mantenne per tutta la vita.
Un giorno, mentre pagava questo tributo d'amore alla Madre del cielo, gli apparve un piccolo fanciullo, di bellezza incantevole: era Gesù stesso che voleva così ricompensare l'amore di Paolo (OAM. p. 14). Ma anche la Madonna sì a lui che al fratello, Gian Battista, volle dare un segno straordinario di protezione.

Mentre una volta da Ovada si recavano a Cremolino, ove i loro genitori avevano quasi un secondo domicilio, caddero, non si sa come, nell'Olba (20). Le acque sono profonde, la corrente è rapida e i due giovanetti, trasportati dalla corrente, sono vicini a perire. Ma all'improvviso ecco apparire una bellissima Signora, piena di maestà e di grazia che, camminando sopra le acque, stende loro la mano, li strappa dai flutti e li libera dalla morte.
Questo segnalato favore infiammò maggiormente il cuore di Paolo alla riconoscenza ed all'amore verso la sua Liberatrice e quel celeste Bambino, la cui bellezza lo aveva rapito.
(19) S. 1. 56 § 64.

(20) Tutti i migliori biografi del Santo parlano di questo fatto. Però mentre S. Vincenzo Strambi p. 6 e il P. Filippo ed. 1821, p. 10; lo dicono avvenuto nel Tanaro, il P. Bernardo (Silvestrelli) in Memorie dei Primi Comp. p. 16, e il P. Pio p. 12 lo dicono avvenuto nell'Olba. Il P. Paolo Giuseppe p. 6 e il P. Gio. Maria di S. Ignazio nella vita del Ven. P. Gio. Battista, fratello del Santo, p. 2, dicono semplicemente che, caduti nelle acque, quando stavano per annegare, è apparsa una bellissima Signora che li ha salvati.


INCOMINCIA LA DEVOZIONE A G.CROCIFISSO
Era ancora in tenera età e Dio già gli comunicava grandi lumi, il dono delle lagrime e quello d'orazione (21). Ignorando il metodo della meditazione e unicamente guidato dallo spirito del Signore, Paolo faceva frequenti e lunghe riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo, di cui così spesso aveva sentito parlare dalla mamma che, senza saperlo, ispirandogli quella devozione, preparava le vie della Provvidenza divina. Il santo giovane, fissando il suo sguardo sull'immagine di Gesù Crocifisso, cominciava a considerare le crudeli sofferenze del Redentore e, a quella vista, non poteva trattenere le lagrime.
Così Gesù stesso lo prepara adagio adagio e da lontano alla sua provvidenziale missione: gli offre un'irresistibile attrattiva per la sua Passione e incomincia a dargli frequenti visioni della sua vita, dei suoi dolori e della sua morte. Si mostra a Paolo con la fronte coronata di spine, col volto livido, col corpo straziato da piaghe sanguinanti, con la carne a brandelli.
L'impressione che ne riceve il beato giovane è tale, che la sua anima quasi agonizza per il dolore. Nessuna meraviglia se fin dalla sua giovinezza incominciasse ad amare tanto la sofferenza.

L'Olba è un torrente che scorre tra Ovada e Cremolino. I due paesi distano 1 uno dall'altro 4-5 km.
Dai registri di battesimo e di morte risulta che la famiglia Danei dal 1701 al 1708, fatta eccezione di un periodo intorno al 1704, abbia dimorato a Cremolino. Ad Ovada in questo tempo conservava il negozio di telerie ed altri oggetti. Vi erano poi i parenti di Anna Maria.
Il fatto sarebbe avvenuto nel punto detto anche oggi « Palancola dei Carlini ».
(21) Del suo fratello Gian Battista, giovane ancora di otto anni, Paolo dice che si «alzava di notte... a fare orazione per tre e più ore» (S. 2. 58 § 12).
Chi può credere che lui, più grande di un anno, rimanesse a letto o fosse da meno. Tre ore e più di preghiera..., anche d'inverno...! Poteva avvenire questo senza un dono speciale di orazione?

Giovanissimo, sapeva mortificare tutti i suoi gusti e macerare il suo corpo. Usciva segretamente dal suo letto e prendeva il suo riposo sopra una tavola per assomigliarsi al Salvatore che, nella sua ultima agonia, non ebbe altro letto che il legno della croce. Spesso, in ginocchio, nel silenzio della notte, meditava le crudeli sofferenze di Gesù Crocifisso. Il venerdì soprattutto s'imponeva speciali penitenze: per tutto il giorno aveva lo spirito assorto nelle sofferenze del suo Dio; a tavola si vedeva mesto, pallido, con gli occhi pieni di lagrime, si riusciva a stento a fargli mangiare un pezzo di pane che bagnava col pianto (22). Usando delle corde, si era fatto uno strumento di penitenza col quale batteva il suo corpo innocente. Fu tale il suo spirito di penitenza e di orazione, da comunicarlo

anche al fratello Gian Battista. Noi li vedremo praticare insieme per tutto il corso della loro vita le austerità più spaventose.

La Passione di Ges\'f9era, dunque, sempre presente allo spirito del nostro Santo e già fin d'allora voleva esserne apostolo. Spesso adunava nella sua camera i suoi fratellini e sorelline e parlava loro della Passione con una forza ed una unzione sorprendenti per la sua età (23). I suoi uditori ne erano commossi e vedendolo piangere, piangevano con lui.
Con la penitenza e con l'orazione Paolo aveva preparato nel suo cuore un santuario al Dio dell'Eucaristia; presto avrebbe ratto la sua prima Comunione.
La mamma aveva avuto cura di mandarlo al catechismo della parrocchia; poi si era fatto un dovere di ripetergli ella stessa le verità della fede. Ignoriamo, purtroppo, l'epoca precisa della sua prima Comunione. Crediamo che questo grande atto della vita cristiana sia avvenuto in Ovada prima che, per terminare i suoi studi, fosse condotto dai genitori a Cremolino, dove lo vediamo al santo banchetto col fervore di un angelo (24).
Malgrado questo spiacevole difetto di documenti, ci è facile farci un'idea delle grazie straordinarie delle quali Iddio dovette ricolmare quell'anima in un giorno così solenne e pensare che a partire da quell'epoca, camminando di virtù in virtù, dovesse far passi da gigante nella via della santità. La Comunione dovette essere la sua felicità e la sua forza; la Comunione lo preserverà da tutto ciò che potrebbe macchiarlo; il tabernacolo sarà la torre inespugnabile in cui Paolo metterà al riparo la sua virtù.
(22) Veramente queste cose la sorella Teresa le racconta come avvenute nel Castellazzo. Sapendo però che Paolo fin da piccolissimo aveva dimostrato grande spirito di penitenza, dobbiamo credere che facesse così da un pezzo.
(23) S. 1. 46 § 12.
(24) Purtroppo, non abbiamo nessuna notizia intorno alla prima Comunione del nostro Santo. Giudicando da quello che depone il suo fratello Giuseppe, cioè che i genitori facevano continue esortazioni a « frequentare i SS. Sacramenti » (S. 1. 50 § 37); che in Ovada avevano lo zio D. Gian Andrea che era padrino di Paolo e per la spiccata pietà del nostro giovane, dobbiamo ritenere che sia stato ammesso presto al Sacramento dell'Eucaristia.
II lavoro e la preghiera furono, così, come l'aroma che preservò da ogni attacco l'innocenza della sua anima. La sua modestia, il suo candore e la sua amabile pietà fecero presagire fin d'allora che sarebbe un giorno un gran servo di Dio. Terminò i suoi studi letterari a sedici o diciassette anni.
I SUOI PRIMI STUDI
Paolo era sui dieci anni. Luca vedendo nel figlio uno spirito vivo e penetrante e una memoria felicissima, affidò la sua educazione ad un maestro che unisse insieme scienza e virtù. Per questa missione incaricò un suo amico, religioso carmelitano di Cremolino (25).
La docilità del giovane scolaro, la sua intelligenza, la sua applicazione gli guadagnarono il cuore del maestro. Questi, e per le belle qualità del discepolo e per l'amicizia che lo legava al padre, prodigò verso il giovane tutte le sue cure. Paolo rispose ben presto alle lezioni del maestro e alle speranze

del padre; i suoi progressi nello studio superarono ciò che si poteva attendere dalla sua età, e il maestro, meravigliato, fece del discepolo i migliori elogi.

Scrive S. Vincenzo Strambi: « I suoi talenti naturali furono causa del suo progresso, ma più di tutto la sua applicazione costante sostenuta con serenità di spirito e tranquillità di cuore, libero dalle passioni che turbano l'intelligenza. Nei suoi studi gravi ed assidui apprese Paolo il modo di ragionare con precisione, esprimersi con grazia, con insinuazione, con eloquenza grave e pia che rendeva il suo parlare ornato, elegante ed attraente; il che dilettava e commoveva tanto gli uditori nel corso delle sue predicazioni » (26).
Trasformato quasi in preghiera, lo studio non arrecò nessun nocumento alla sua pietà e i progressi nella scienza dei santi non furono meno notevoli. Continuò fedelmente i suoi molteplici esercizi di pietà: non venne mai meno all'orazione che faceva di buon mattino; ogni giorno ascoltava la santa Messa; più spesso che poteva si nutriva col Pane degli angeli. Il tempo che gli rimaneva libero dallo studio lo impiegava in pie letture o in soavi colloqui davanti al tabernacolo o all'altare della Madonna.
CAPITOLO II
I. Sua gioventù. — 2. Una grazia straordinaria. — 3. Prove di spirito. — 4. Soldato volontario contro i Turchi. (1709 - 1715)
SUA GIOVENTU'
Verso la fine del 1709 la famiglia Danei da Ovada si trasferì nelle vicinanze di Genova (Campo Ligure) (1). Nella nuova dimora il nostro santo giovane non diminuì né il fervore, né il numero delle sue pratiche di pietà. Benché all'ombra della casa paterna, egli era in mezzo al mondo e nel periodo in cui l'immaginazione è più viva, le impressioni più facili e il cuore più esuberante e bisognoso di affetto.
Illuminato dalla grazia, Paolo comprese che il giglio dell'innocenza non si sarebbe conservato che tra le spine e sotto la rugiada del cielo. Austerità, angelica modestia, fuga del mondo, continua vigilanza, lavoro assiduo nell'aiutare il babbo...: ecco il baluardo che protesse la sua virtù; ecco la sua vita dai 15 ai venti anni.
Nel vedere un giovane così pio e fervoroso ci crederemmo in diritto di meravigliarci che non si parli ancora di vocazione religiosa o sacerdotale. Rispondiamo: Paolo aveva del sacerdozio un concetto così alto, che non osava aspirare a quella dignità. In seguito accetterà di essere ministro di Gesù Cristo, ma solo per obbedienza. Il suo unico e grande desiderio era di nascondersi in un deserto o in una solitudine inaccessibile e vivere alla maniera degli antichi anacoreti. Queste aspirazioni per la solitudine trovarono ostacolo nel suo Direttore che non gli permetteva di allontanarsi dalla famiglia credendolo necessario aiuto dei genitori (2).
Paolo non si lasciò trascinare dal fervore giovanile. Dotato di rara saggezza, si affidò interamente alle direttive del parroco e nella voce del suo Direttore riconobbe quella di Dio. Aspettò così l'ora di Dio che ben presto suonerà.
Siamo ad un momento solenne che fa epoca nella vita spirituale del nostro Santo. Quando Iddio ha qualche grande disegno sopra un'anima, comincia a purificarla con l'umiliazione. Egli non affida le sue missioni straordinarie che ad una purità perfetta e ad una profonda umiltà. Avendo destinato

anche il nostro Paolo a « vaso di elezione », lo arricchisce dei doni più preziosi affinchè diventi uno strumento meraviglioso delle sue misericordie.

(1) Da un documento scoperto nel nostro archivio generale e pubblicato in Boll. 1928 p. 117-118, risulta che la famiglia Danei, avendo il nostro Paolo 15 anni, da Ovada si trasferì nella diocesi di Genova dove rimase per 5 anni. In seguito si portò a Tortona dimorandovi 3 anni. Bisogna correggere quindi gli antichi biografi che la fanno passare da Ovada al Castellazzo.
(2) Lt. IV, 218.
UNA GRAZIA STRAORDINARIA
Era il nostro santo giovane sui diciannove anni e mezzo (3). Un giorno, mentre assisteva ad una istruzione famigliare del suo parroco, fu illuminato improvvisamente da una luce che rischiarò tutte le profondità della sua anima, manifestandogli la sua miseria e il suo nulla (4).
Paolo, che era stato sempre virtuoso ed esemplare, si credette un grande peccatore e il sentimento del suo miserabile stato fu così vivo, che gli strappò torrenti di lagrime. Non c'è da meravigliarsi; quando il Signore con un raggio più vivo della sua luce fa conoscere ad un'anima la grande purezza che richiede da lei, le da anche una maggiore conoscenza dei difetti, siano pure i più leggeri. Sotto l'influsso di quella luce divina l'anima si esamina con la più minuziosa diligenza e condanna senza pietà anche le minime cose che non si accordano col più puro amor di Dio.
Da questa grazia insigne risulta un profondo disprezzo di sé, un distacco assoluto da ogni creatura, uno zelo ardente per la gloria di Dio e la salute del mondo. Questo tocco divino vuole una fedeltà ferma e risoluta alla voce del cielo. Se l'anima è fedele può salire molto in alto; se infedele, può discendere molto in basso. La grazia trovò in Paolo un cuore docile e vi produsse tutti i suoi frutti.
Collocato in questa regione di luce, il santo giovane risolvette di darsi sempre più a Dio con un rinnovamento interno che, nella sua umiltà, chiamava la sua conversione, ma che in realtà non era altro che un aumento di virtù. Molti santi furono provati in questo crogiuolo nel momento in cui Dio stava per affidare ad essi una missione straordinaria.
(3) S. 1. 69 § 65 - Avvenne verso il 1713.
(4) S. 2. 147' § 2.
Paolo si convinse di non aver mai fatto nulla per il Signore; nella sua anima non vide che peccati. Volendo purificare tutto il suo passato con una confessione generale, si gettò ai piedi del suo parroco e gli fece la confessione delle colpe della sua vita: colpe leggere, ma che egli detestava come enormi delitti. Nell'eccesso della sua compunzione, non solo versò amare lagrime, ma con una pietra che aveva portato con sé si percosse così fortemente il petto, che ne rimase tutto contuso (5).
PROVE DI SPIRITO

Quasi sempre, dopo una grazia straordinaria, bisogna aspettarsi qualche attacco da parte del demonio. Mentre Paolo nel fervore della sua vita, gustava le dolcezze dell'amore divino, il demonio scatenò contro di lui la più terribile tentazione. Dubbi contro la fede lo assalirono: non più serenità nel suo spirito; non più soavità inferiore, ma il turbamento, l'agitazione, la perplessità (6). Ha forse offeso il suo Dio? Ha combattuto sufficientemente quei pensieri che gli fanno una guerra tanto più violenta, quanto maggiore è la lotta per combatterli? Non sapendo come difendersene, Paolo cercava rifugio in chiesa; là, davanti al SS. Sacramento effondeva il suo dolore ai piedi del Maestro divino, appoggiando la sua testa stanca alla balaustra (7).

Noi non sappiamo quanto durasse questa prova, sappiamo però che il giorno della Pentecoste mentre egli era sotto il peso della più forte crisi e implorava ardentemente l'aiuto divino, sentì improvvisamente la sua anima elevarsi ad altissima orazione. Lo Spirito divino illuminò la sua intelligenza e ogni nube si dissipò. Da quel momento la sua fede non ebbe più il minimo attacco (8).
PAOLO SOLDATO VOLONTARIO
II suo cuore si accende di nuovo amore per Gesù Crocifisso e un vivo desiderio lo spinge ad immolarsi per la sua gloria. Qualche volta
(5) S. 1. 69 § 65.
(6) S. 1. 755' § 95.
(7) S. 1. 164 8 66; 742 § 23.
(8) S. 1. 164 § 65; OAM. p. 8.
Iddio mette nelle anime una sete d'immolazione senza manifestare loro il genere di sacrificio al quale le chiama. Ne vediamo un esempio nella vita di S. Francesco d'Assisi. Il serafico Patriarca, dice S. Bonaventura, vide in una visione un magnifico palazzo ripieno di armi scintillanti segnate col sigillo della croce. « Di chi sono queste armi e questo palazzo incantato? » domandò. « Sono tuoi e dei tuoi soldati », rispose una voce. Lo spirito di Francesco non era ancora abituato a penetrare i segreti divini, ad innalzarsi dalle cose visibili alla contemplazione delle verità invisibili; si credette, dunque, chiamato a combattere sotto lo stendardo dei re della terra e già si disponeva a partire, quando la stessa voce gli fece capire che doveva combattere altre battaglie, cioè quelle spirituali sotto la bandiera del Re del cielo (9).
Paolo capì che il Signore lo chiamava a qualche grande sacrificio; egli pure si sentiva chiamato ai combattimenti del Signore. Ma dove, come, quando? L'ignorava ancora. Tutto assorto in queste riflessioni, seppe che la repubblica di Venezia faceva grandi preparativi di guerra contro l'impero musulmano che stava per scagliare sull'Europa un formidabile esercito.
Il Papa aveva alzata la sua voce, voce potente che già altre volte aveva salvato l'Europa dalla barbarie ottomana. Clemente XI, con due Bolle, aveva chiamato i principi cristiani a stringersi in lega contro gli eterni nemici della civiltà e della Croce. Il Papa, spaventato per il pericolo che correva la cristianità, non si era contentato solo di fornire danaro e di armare le navi dei suoi stati, ma esortò anche vivamente i fedeli a calmare la collera di Dio con la penitenza e il digiuno e a implorare il suo soccorso con preghiere pubbliche (10).

— Son questi certamente, avrà detto Paolo, i combattimenti ai quali Iddio mi chiama —. Combattere per Gesù Cristo! Martire della fede! Versare il sangue per una causa così santa! Questo pensiero fa palpitare il suo cuore e, senza pensare più a lungo, va a Crema, in Lombardia, e si arruola come volontario. Eccolo dunque soldato che si esercita nel maneggio delle armi, pronto a marciare contro i nemici della fede. Anche nella nuova vita Paolo cerca unicamente Iddio. Un giorno mentre in una chiesa di Crema stava assorto in preghiera dinanzi a Gesù esposto solennemente per le quarantore, il Signore gli fece comprendere con una ispirazione chiara e sicura che lo chiamava a una milizia più alta e più santa. Paolo non esita, domanda il congedo e torna nella sua patria.

(9) Cuthbert « Vie de St. Francois d'Assise » lib. I eh. II p. 44.
(10) Avviene nel 1715 (cfr. Rohrbacher lib. 88, 9).
Passando a Novello, ricevette ospitalità presso una famiglia composta solo di marito e moglie. I due sposi, già avanzati negli anni e senza figli, univano ad una grande fortuna di beni materiali i più profondi sentimenti cristiani. Dai modi nobili e rispettosi del giovane viaggiatore videro i tesori di virtù che nascondeva sotto il velo della sua innata modestia e gli si affezionarono tanto, che risolvettero di adottarlo per figlio, lasciandolo erede di ogni loro bene. Fecero la proposta a Paolo, ma egli rifiutò affabilmente per il desiderio di consacrare a Dio un cuore libero da ogni legame (11).
(11) Fin qui i biografi del Santo non potevano dire di più intorno alla sua vita di militare, disponendo solo dell'accenno brevissimo che ne ha fatto la sorella Teresa. L'istruzione dimissoriale pubblicata nel 1928, accennando le diverse località e il tempo che in esse Paolo ha trascorso, ci dà un buon fondamento per credere che ciò sia avvenuto appunto nel tempo che era soldato. Sicché, arruolatosi a Crema, avrebbe passato pochi mesi nella diocesi di Parma, alcuni in quella di Ferrara, un anno in quella di Alba (e si ritiene che sia Novello), poi sarebbe andato a Tortona, dalla quale, dopo che da tre anni vi dimorava la famiglia, sarebbero partiti tutti per il Castellazzo verso il 1717-1718. (Cfr. « Esprit et Vertus de St. Paul de la Croix » p. 4; S. 1. 46 § 7).
CAPITOLO III
1. Cresce sempre più nel fervore. — 2. Il suo confessore. — 3. Una proposta di matrimonio. — 4. Rinunzia all'eredità dello zio. — 5. Prime prove di apostolato. — 6. La voce dei prodigi.
(1715-1719)
PAOLO CRESCE SEMPRE PIU' NEL FERVORE
Trasferitosi con la famiglia nel Castellazzo, il soldato di Gesù Cristo riprese tutti i suoi esercizi di pietà, aspettando che la volontà di Dio gli manifestasse la sua speciale vocazione. Da questo momento egli si abbandona alla contemplazione delle sofferenze del Redentore e con la più severa mortificazione cerca di ricopiare perfettamente in sé quel divino modello.
E' raro che dorma nel suo letto. La sorella Teresa, che se ne è accorta, desiderando sapere dove passi la notte, gli rivolge alcune domande. Paolo che vuole solo Dio per testimonio delle sue austerità, conserva il segreto. Avendolo però visto salire nel granaio col fratello Gio. Battista, Teresa sospettò che dormissero là. Volle assicurarsene e vi salì anche essa durante la loro assenza. Vide delle tavole sulle quali stavano alcuni mattoni e un Crocifisso. Così depose con giuramento nei processi di beatificazione (12).

Un secondo testimonio assicura che Paolo dormiva pochissimo, su nuda tavola, con qualche pietra o mattone per capezzale, meditando le atroci sofferenze di Gesù Crocifisso.

Dopo un breve e penoso riposo i due fratelli si alzavano, anche nella stagione più rigida, per intrattenersi intimamente con Dio. La meditazione infiammava l'amore e dall'amore nasceva il desiderio di assomigliarsi all'oggetto amato. Con la croce in una mano, uno strumento di penitenza nell'altra, essi offrivano a Dio il loro corpo come vittima vivente e incidevano nella loro carne le stimmate del pretorio.
(12) S. 1. 46 § 15; 69 § 65
La mamma ebbe occasione una volta di udire il rumore spaventoso e lugubre della penitenza, in mezzo alle tenebre della notte, e lo narrò, piangendo alla figlia (13). Anche il padre li sorprese mentre si battevano violentemente con una disciplina che si erano costruita da se stessi e alzando la voce, disse: «Volete ammazzarvi?» (14). Era tanta la forza che trascinava Paolo a questa penitenza, che suo fratello stesso, benché ferventissimo fu costretto più volte a strappargli il flagello dalle mani (15).
Spesso Paolo anticipava l'ora abituale e, alzandosi senza rumore, per carità verso il fratello, si metteva in comunicazione con Dio, con tutta l'effusione dell'anima sua.
Al venerdì le penitenze divenivano più aspre e il digiuno più rigoroso. Il suo pasto era solo un pezzo di pane che, domandato in elemosina alla sorella, lo mangiava bagnandolo con le lagrime. La sua bevanda, quel giorno, consisteva in una miscela di fiele con aceto.
Sua sorella che, sospettando di qualche cosa, vigilava, lo sorprese che un giorno portava del fiele. Alla domanda che ne facesse, Paolo si chiuse nel silenzio. Seppe poi che lo conservava in un piccolo vaso di terra cotta, diligentemente nascosto. Infatti dopo la sua partenza, mentre un giorno Teresa riordinava la casa, urtandolo con la scopa, il vaso andò a pezzi. « Appena spezzato, cosa mirabile! — dice S. Vincenzo Strambi — si sparse per la stanza una fragranza insolita che fu sentita dalla sorella e da altri domestici ». La pia giovane, raccolti i cocci, li esaminò con attenzione e li vide ancora tinti del fiele che il servo di Dio vi conservava. Commossa da questo nuovo tratto della mortificazione di suo fratello, portò un pezzo del vaso alla zia Rosa Maria, religiosa nel convento di S. Agostino, che godette ella pure di quel delizioso profumo. Così Dio mostrò quanto gli fossero gradite le penitenze che praticava il suo Servo per onorare la Passione di Gesù (16).
I due fratelli col proprio esempio si spronavano a vicenda negli esercizi della penitenza. Commovente spettacolo che Dio e gli Angeli contemplavano con amore, ma che sarebbe rimasto incompreso dal mondo sensuale e frivolo: giovani che calpestano i fiori della vita e mettono nella ricerca della sofferenza tutto quell'ardore che altri mettono a inseguire il piacere!
(13) S. 1. 46 § 15
(14) S. 1. 48 § 27.
(15) VS. p. 438.
(16) VS. p. 9-10; S. 1. 47 § 16, § 26.

Non crediamo tuttavia che la mortificazione cristiana sia spoglia di seducenti attrattive: per essa l'anima s'innalza e si nobilita di mano in mano che si stacca dai sensi, mentre si abbassa e si avvilisce rendendosi schiava dei sensi. Dalla croce ch'ella abbraccia con amore sgorga e scende nel suo seno una felicità che non ha nessun confronto con tutte le gioie della terra. La generosità del sacrificio attirava su quelle due anime elette i tesori più abbondanti delle celesti consolazioni. E' la primavera della santità. Dio attira l'anima con l'infinita dolcezza del suo amore, dissetandola alla sorgente delle sante gioie. La terra allora scompare; sembra che l'anima abbia le ali e vola o, piuttosto, è portata in cielo da un soffio divino. E' certamente uno stato che offre dolcezze ineffabili, ma non è che l'infanzia della vita spirituale; se durasse sempre, la santità sarebbe facile, ma i suoi meriti meno ricchi, la sua corona meno bella; l'uomo perfetto non sarebbe mai formato. Viene il momento in cui dal Tabor bisogna passare al Calvario, attraversare le aridità del deserto e le tenebre della prova. Paolo lo sapeva; sapeva che la terra non è il luogo di godere di Gesù, ma di soffrire per lui, insieme a lui. Così quando queste ineffabili delizie inondavano la sua anima, si umiliava e sempre più si avvicinava alle spine della Croce, raddoppiando mortificazioni e atti di virtù.

Appena tornato al Castellazzo, si aggregò alla Confraternita di S. Antonio Ab. e ne eseguiva fedelmente tutti gli esercizi. Divenutone Priore, teneva tutte le feste un fervoroso discorso famigliare ai confratelli (17). La chiesa era il suo luogo prediletto; tutte le ore del giorno e della notte di cui poteva disporre le passava, modesto e raccolto, ai piedi del tabernacolo. Assisteva tutti i giorni alla S. Messa e si confessava e comunicava almeno tre volte alla settimana (18); recitava l'ufficio divino con i sacerdoti nel coro, oppure vi faceva orazione (19). Le sue visite in chiesa erano così frequenti e prolungate che, secondo la testimonianza di un religioso, sacerdote, si diceva: « Se volete trovare il signor Paolo, andate in chiesa ».

Nel corso dell'anno, una notte gli fu particolarmente cara per tutta la sua vita: la notte dal giovedì al venerdì santo. La passava al santo Sepolcro dove riposava il Dio del Calvario, seguendolo con le sue lagrime e col suo amore nelle diverse scene della sua Passione (20). Oh, notte, passata con lo spirito vicino alla tomba del Salvatore, notte di tenebre e di luce, di sofferenze e d'amore! Quante grazie Gesù diffonde sulle anime che soffrono e vegliano con lui!

Continua...

SAN PAOLO DELLA CROCE - PASSIONISTA
CAPITOLO I
1. Nascita di Paolo. — 2. Sua infanzia. — 3. Devozione alla Passione di Gesù. — 4. I suoi primi studi.
(1694 - 1709)
NASCITA DI PAOLO
Paolo della Croce nacque il 3 gennaio 1694 in Ovada (Alessandria) soggetta in quel tempo alla repubblica di Genova. Suo padre, Luca Danei, era nativo del Castellazzo, ma discendeva dalla nobile famiglia Danei che fu tra le principali di Alessandria, in quest'epoca però era decaduta dal suo antico splendore (1).
La madre, Anna Maria Massari, anch'essa di agiata famiglia, era nata a Rivarolo Ligure, ma fin dall'infanzia viveva in Ovada insieme alla famiglia.
Luca aveva lasciato da giovane il Castellazzo, ed abitava ad Ovada con lo zio sacerdote, D. Gian Andrea Danei (2).
I due virtuosi giovani, degni l'uno dell'altro, avevano celebrato il loro matrimonio il 6 gennaio 1692. Avidi più dei beni del cielo che di quelli della terra, i due sposi non cercavano nel loro piccolo negozio (3), che il necessario sostentamento per la numerosa famiglia, e vivevano santamente uniti nel santo timore di Dio.
Uomo di antica fede, di costumi intemerati e di rara pietà, Luca trovava le sue delizie nella preghiera, nella lettura dei libri devoti e, soprattutto, nelle vite dei santi.
(1) S. 1. 48 § 32.
(2) Il 25 febbraio 1685 Luca aveva sposato in prime nozze Maria Caterina De Grandis, nipote dell'Arciprete di Ovada. La sig.ra De Grandis morì il 14 agosto 1690 senza aver avuto prole. La famiglia Danei aveva alcune terre nel Castellazzo (S. 1 45 § 5). D. Antonio Danei dice che quando il babbo stava a Cremolino s'industriava con un piccolo negozio (S. 1. 44 § 1). Il nostro Paolo in una lettera si chiama « figlio di un povero tabaccaio » (Lt. I, 200). Ad Ovada anche oggi s'indica un locale dove Luca avrebbe avuto un negozio di telerie (Mem. dei Primi Comp. p. 14-15); altri dicono che facesse il venditore ambulante.
(3) Un documento rilasciato dal Vicariato di Roma a Paolo stesso nel 1726 alludendo alla nascita del medesimo, la dice avvenuta accidentalmente fuori di patria, perché Luca vi si trovava « ratione mercaturae » (Boll. 1928 p. 117).
Dall'esercizio delle virtù cristiane ritrasse una forza superiore a tutte le avversità e un amore ardente verso Dio, per il quale sacrificò volentieri i suoi più cari interessi, gli affetti più puri e la sua stessa vita. Fu tale la sua fede, che benché sposo e padre, aspirava al martirio (4). Col suo prossimo fu giusto, buono e indulgente; vicino a morte lo vedremo coronare la sua vita con la più eroica carità (5).
La medesima virtù maschia con tutta la sua forza, ma nello stesso tempo col fascino, con la tenerezza e la pietà di sposa e di madre, si ritrovava nel cuore di Anna Maria. Umile, modesta e

pia, ella non amava altro che la solitudine del focolare domestico e degli altari, dividendo il suo tempo tra Dio e la famiglia (6). Riguardava le faccende di casa e l'educazione dei figli come una santa missione e senza mai lamentarsi ella ne portava il peso con pazienza inalterabile. Se alle volte sentiva qualche moto di risentimento, sapeva reprimerlo così bene, che dalle sue labbra uscivano solo queste parole di benedizione: « Che Dio vi faccia tutti santi » (7).

Una virtù così soave e così perfetta le conciliava stima, affetto e venerazione de quanti l'avvicinavano. Nella morte del suo virtuoso sposo, avvenuta nell'agosto del 1727 (8), si dimostrò donna veramente forte.
Da allora in poi, nonostante le sue continue sofferenze (9), ella porterà da sola e senza venir meno il peso della numerosa famiglia. Dopo diversi anni, nel settembre del 1746 (10), suonò anche per lei l'ultima ora e la morte, eco fedele della sua vita, fu la fine esemplare di chi era vissuto da perfetto cristiano.
Conosciamo le piante scelte, dalle quali è germogliato quel puro fiore di cui incominciamo a sentire il profumo. Questi due sposi non sono favoriti dei beni della terra, ma sono ricchi dei tesori della grazia. In ricompensa delle loro virtù Iddio affida ad essi 16 figli, frutti benedetti del cielo, poiché quasi sempre il Signore sceglie nelle famiglie numerose i privilegiati della sua grazia (11).
(4) Por. 2148.
(5) S. 1. 49 § 36.
(6) D. A. Francesco Lamborizio depone : « La sig.ra Anna Maria era donna umile, devota, senza lusso e da tutti stimata per una santina » (S. 1. 52 8 50).
(7) S. 1. 56 § 64.
(8) Lt. I, 90.
(9) S. 1. 56 § 64.
(10) Lt. II 549.
(11) S. 1. 45 § 6.
Dopo una bimba che visse solo tre giorni, l'anno seguente nacque il nostro Paolo. I genitori di questo prediletto fanciullo poterono intravedere i segreti disegni della Provvidenza. Leggiamo nella vita di alcuni santi che Dio si compiacque alle volte di far notare prima della loro nascita dei segni che preannunziavano la loro santità e la missione che erano chiamati a compiere. Anche la nascita del nostro Paolo fu accompagnata da circostanze che rasentano il prodigioso.
Per tutto il tempo che lo portò nel seno, la mamma non provò quei disagi, fastidi e disgusti che ordinariamente precedono la maternità (12).
La sua nascita, che avvenne quando era ancora buio, fu accompagnata da una luce misteriosa così risplendente, che le lampade parvero spente (13). Paolo sarà una lampada che tra le tenebre del secolo XVIII risplenderà di una luce meravigliosa per preparare tante anime a ricevere la sorgente stessa della luce, Gesù; nacque il giorno dell'ottava del discepolo prediletto: come S. Giovanni, Paolo resterà sempre col suo spirito ai piedi della croce; fu battezzato il giorno dell'Epifania: non

deve egli manifestare al mondo il suo Dio col ministero della sua parola? ricevette il nome di Paolo-Francesco: come il grande Apostolo, avrebbe ricevuto la missione di predicare Gesù Crocifisso e, come il serafico patriarca, quella di fondare un Istituto religioso che avesse per base la più stretta povertà.

Donna prudente e cristiana, Anna Maria si guardò bene di dare al suo fanciullo latte mercenario; così Paolo, con un latte puro, attinse dalla mamma anche la pietà. Ma come se già fosse dotato di discrezione, lo prendeva « regolarmente ogni quattr'ore» (14); indice, in qualche modo, della grande astinenza che osserverà in tutta la sua vita.
LA SUA INFANZIA
Un fanciullo di così belle speranze reclamava le più grandi cure per bene educarlo. Questa prima educazione che appartiene in modo speciale alla mamma, educazione estremamente delicata e decisiva per l'avvenire, che forma l'uomo fin dalla culla, né in seguito può esser supplita, trovava in Anna Maria tutti i necessari requisiti: elevatezza di pensiero, delicatezza di sentimenti, pietà fervente, e maniere affabili.
(12) Lo depone D. Antonio Danei che lo sentì più volte dalla mamma (S. 1. 45 § 3).
(13) S. Paolo della Croce in una lettera dice che è nato « circa alla levata del sole » (Lt. I, 166). Non abbiamo voluto modificare il testo perché il fatto è riferito da S. Vincenzo Strambi, testimonio autorevolissimo (VS. p. 2) e le parole un po' vaghe della lettera si possono accordare facilmente.
(14) S. 1. 45 § 6.
Per questa madre che potrebbe esser modello di tutte le altre, la migliore educazione è quella eminentemente cristiana. Ella perciò non solo circondò con scrupolosa vigilanza il tesoro che il Padre celeste le aveva affidato, ma con zelo illuminato depositò in quel cuoricino il seme di tutte le virtù. L'aveva sempre sotto i suoi occhi e con tatto e prudenza allontanava tutto ciò che avrebbe potuto offuscare quell'innocenza che poi Paolo, divenuto grande, avrebbe avuto la fortuna di conservare sempre pura. Gli insegnò a conoscere Iddio, ad amarlo, a servirlo; gli raccontava la vita degli anacoreti; e siccome era molto unita a Dio, sapeva dare ai suoi racconti tanta attrattiva e tanta pietà, che il piccolo Paolo pendeva attento dal suo labbro. Così nacque in lui quel gusto per la solitudine che non lo lascerà più per tutta la sua vita (15).
Altre volte era la storia della Passione e Morte di Gesù. Benché fosse ancora in sì tenera età, il bambino si commoveva fino alle lagrime. Se, come accade a tutti i bambini di quell'età, accomodandogli i capelli, piangeva, la mamma con ingegnosa e delicata insinuazione gli raccontava qualche tratto dei santi anacoreti. Paolo Francesco, avendo ancora negli occhi le ultime lagrime, ascoltava con amabile sorriso. Altre volte, mettendogli tra le mani un piccolo Crocifisso, gli diceva: « Guarda, figlio mio, quanto ha patito Gesù! » (16). Il bimbo con uno sguardo di tenerezza fissava Gesù Crocifisso e taceva.
La pia madre che non aveva dimenticato di consacrar fin dalla nascita quel figliuolo alla Regina dei vergini (17), ora gli parla spesso di Gesù Bambino e della sua Madre; gli dice quanto Gesù fosse docile e saggio; quanto la Madonna fosse amabile e buona. Paolo fu preso da un singolare amore per Gesù Bambino e per la Madre sua. E come era felice di poter indirizzare ad essi ogni giorno le sue preghiere inginocchiato e con le manine giunte dinanzi alla loro immagine! (18). E' sempre sul

cuore di Maria che si formano i santi! Vedremo presto la testimonianza di amore che gli diede Gesù Bambino e la protezione della Santa Vergine.

(15) S. 2. 58 § 11.
(16) S. 2. 59 § 17.
(17) S. 1. 44 § 2.
(18) S. 1. 46 § 9.
L'incessante sollecitudine della madre, trovava un efficace concorso nel padre che, con gli esempi più che con le parole, si prodigava egli pure nell'educazione del suo figliuolo.
Il ricordo di una madre così virtuosa restò profondamente scolpito nel cuore di Paolo; anche negli ultimi anni, quando spiegava dal palco i doveri che i genitori hanno verso i figli, si compiaceva di citare l'esempio di colei a cui doveva, oltre la vita, la felicità di essere tutto di Dio: « Se io mi salvo, diceva, come spero, sono molto tenuto all'educazione di mia madre » (19).
Che magnifico elogio sulla bocca di un tal figlio! Felici quelle madri che, come Anna Maria, educano i figliuoli non per il mondo, ma per Iddio; essi saranno la loro gioia sulla terra, e la loro corona in cielo.
Questa giovane pianta così piamente coltivata, non tardò ad ammantarsi di fiori e di frutti. A proporzione che Paolo avanzava nell'età, cresceva anche in virtù. Si vedeva ogni giorno più svilupparsi in lui l'inclinazione alla solitudine, alla preghiera e alla mortificazione, mentre il suo carattere appariva così dolce ed affabile che si guadagnava il cuore di tutti.
Fuggendo i giuochi dell'infanzia, in compagnia del fratellino Giovanni Battista che fu, come vedremo, il suo compagno fedele nella vita e nelle fatiche apostoliche, metteva tutto il suo piacere ad innalzar altarini con l'immagine di Gesù Bambino e della Madonna ed adornarli di fiori. Là passava lunghe ore, recitando il Rosario, pia pratica che mantenne per tutta la vita.
Un giorno, mentre pagava questo tributo d'amore alla Madre del cielo, gli apparve un piccolo fanciullo, di bellezza incantevole: era Gesù stesso che voleva così ricompensare l'amore di Paolo (OAM. p. 14). Ma anche la Madonna sì a lui che al fratello, Gian Battista, volle dare un segno straordinario di protezione.
Mentre una volta da Ovada si recavano a Cremolino, ove i loro genitori avevano quasi un secondo domicilio, caddero, non si sa come, nell'Olba (20). Le acque sono profonde, la corrente è rapida e i due giovanetti, trasportati dalla corrente, sono vicini a perire. Ma all'improvviso ecco apparire una bellissima Signora, piena di maestà e di grazia che, camminando sopra le acque, stende loro la mano, li strappa dai flutti e li libera dalla morte.
Questo segnalato favore infiammò maggiormente il cuore di Paolo alla riconoscenza ed all'amore verso la sua Liberatrice e quel celeste Bambino, la cui bellezza lo aveva rapito.
(19) S. 1. 56 § 64.

(20) Tutti i migliori biografi del Santo parlano di questo fatto. Però mentre S. Vincenzo Strambi p. 6 e il P. Filippo ed. 1821, p. 10; lo dicono avvenuto nel Tanaro, il P. Bernardo (Silvestrelli) in Memorie dei Primi Comp. p. 16, e il P. Pio p. 12 lo dicono avvenuto nell'Olba. Il P. Paolo Giuseppe p. 6 e il P. Gio. Maria di S. Ignazio nella vita del Ven. P. Gio. Battista, fratello del Santo, p. 2, dicono semplicemente che, caduti nelle acque, quando stavano per annegare, è apparsa una bellissima Signora che li ha salvati.

INCOMINCIA LA DEVOZIONE A G.CROCIFISSO
Era ancora in tenera età e Dio già gli comunicava grandi lumi, il dono delle lagrime e quello d'orazione (21). Ignorando il metodo della meditazione e unicamente guidato dallo spirito del Signore, Paolo faceva frequenti e lunghe riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo, di cui così spesso aveva sentito parlare dalla mamma che, senza saperlo, ispirandogli quella devozione, preparava le vie della Provvidenza divina. Il santo giovane, fissando il suo sguardo sull'immagine di Gesù Crocifisso, cominciava a considerare le crudeli sofferenze del Redentore e, a quella vista, non poteva trattenere le lagrime.
Così Gesù stesso lo prepara adagio adagio e da lontano alla sua provvidenziale missione: gli offre un'irresistibile attrattiva per la sua Passione e incomincia a dargli frequenti visioni della sua vita, dei suoi dolori e della sua morte. Si mostra a Paolo con la fronte coronata di spine, col volto livido, col corpo straziato da piaghe sanguinanti, con la carne a brandelli.
L'impressione che ne riceve il beato giovane è tale, che la sua anima quasi agonizza per il dolore. Nessuna meraviglia se fin dalla sua giovinezza incominciasse ad amare tanto la sofferenza.
L'Olba è un torrente che scorre tra Ovada e Cremolino. I due paesi distano 1 uno dall'altro 4-5 km.
Dai registri di battesimo e di morte risulta che la famiglia Danei dal 1701 al 1708, fatta eccezione di un periodo intorno al 1704, abbia dimorato a Cremolino. Ad Ovada in questo tempo conservava il negozio di telerie ed altri oggetti. Vi erano poi i parenti di Anna Maria.
Il fatto sarebbe avvenuto nel punto detto anche oggi « Palancola dei Carlini ».
(21) Del suo fratello Gian Battista, giovane ancora di otto anni, Paolo dice che si «alzava di notte... a fare orazione per tre e più ore» (S. 2. 58 § 12).
Chi può credere che lui, più grande di un anno, rimanesse a letto o fosse da meno. Tre ore e più di preghiera..., anche d'inverno...! Poteva avvenire questo senza un dono speciale di orazione?
Giovanissimo, sapeva mortificare tutti i suoi gusti e macerare il suo corpo. Usciva segretamente dal suo letto e prendeva il suo riposo sopra una tavola per assomigliarsi al Salvatore che, nella sua ultima agonia, non ebbe altro letto che il legno della croce. Spesso, in ginocchio, nel silenzio della notte, meditava le crudeli sofferenze di Gesù Crocifisso. Il venerdì soprattutto s'imponeva speciali penitenze: per tutto il giorno aveva lo spirito assorto nelle sofferenze del suo Dio; a tavola si vedeva mesto, pallido, con gli occhi pieni di lagrime, si riusciva a stento a fargli mangiare un pezzo di pane che bagnava col pianto (22). Usando delle corde, si era fatto uno strumento di penitenza col quale batteva il suo corpo innocente. Fu tale il suo spirito di penitenza e di orazione, da comunicarlo

anche al fratello Gian Battista. Noi li vedremo praticare insieme per tutto il corso della loro vita le austerità più spaventose.

La Passione di Gesù era, dunque, sempre presente allo spirito del nostro Santo e già fin d'allora voleva esserne apostolo. Spesso adunava nella sua camera i suoi fratellini e sorelline e parlava loro della Passione con una forza ed una unzione sorprendenti per la sua età (23). I suoi uditori ne erano commossi e vedendolo piangere, piangevano con lui.
Con la penitenza e con l'orazione Paolo aveva preparato nel suo cuore un santuario al Dio dell'Eucaristia; presto avrebbe ratto la sua prima Comunione.
La mamma aveva avuto cura di mandarlo al catechismo della parrocchia; poi si era fatto un dovere di ripetergli ella stessa le verità della fede. Ignoriamo, purtroppo, l'epoca precisa della sua prima Comunione. Crediamo che questo grande atto della vita cristiana sia avvenuto in Ovada prima che, per terminare i suoi studi, fosse condotto dai genitori a Cremolino, dove lo vediamo al santo banchetto col fervore di un angelo (24).
Malgrado questo spiacevole difetto di documenti, ci è facile farci un'idea delle grazie straordinarie delle quali Iddio dovette ricolmare quell'anima in un giorno così solenne e pensare che a partire da quell'epoca, camminando di virtù in virtù, dovesse far passi da gigante nella via della santità. La Comunione dovette essere la sua felicità e la sua forza; la Comunione lo preserverà da tutto ciò che potrebbe macchiarlo; il tabernacolo sarà la torre inespugnabile in cui Paolo metterà al riparo la sua virtù.
(22) Veramente queste cose la sorella Teresa le racconta come avvenute nel Castellazzo. Sapendo però che Paolo fin da piccolissimo aveva dimostrato grande spirito di penitenza, dobbiamo credere che facesse così da un pezzo.
(23) S. 1. 46 § 12.
(24) Purtroppo, non abbiamo nessuna notizia intorno alla prima Comunione del nostro Santo. Giudicando da quello che depone il suo fratello Giuseppe, cioè che i genitori facevano continue esortazioni a « frequentare i SS. Sacramenti » (S. 1. 50 § 37); che in Ovada avevano lo zio D. Gian Andrea che era padrino di Paolo e per la spiccata pietà del nostro giovane, dobbiamo ritenere che sia stato ammesso presto al Sacramento dell'Eucaristia.
II lavoro e la preghiera furono, così, come l'aroma che preservò da ogni attacco l'innocenza della sua anima. La sua modestia, il suo candore e la sua amabile pietà fecero presagire fin d'allora che sarebbe un giorno un gran servo di Dio. Terminò i suoi studi letterari a sedici o diciassette anni.
I SUOI PRIMI STUDI
Paolo era sui dieci anni. Luca vedendo nel figlio uno spirito vivo e penetrante e una memoria felicissima, affidò la sua educazione ad un maestro che unisse insieme scienza e virtù. Per questa missione incaricò un suo amico, religioso carmelitano di Cremolino (25).
La docilità del giovane scolaro, la sua intelligenza, la sua applicazione gli guadagnarono il cuore del maestro. Questi, e per le belle qualità del discepolo e per l'amicizia che lo legava al padre, prodigò verso il giovane tutte le sue cure. Paolo rispose ben presto alle lezioni del maestro e alle speranze

del padre; i suoi progressi nello studio superarono ciò che si poteva attendere dalla sua età, e il maestro, meravigliato, fece del discepolo i migliori elogi.

Scrive S. Vincenzo Strambi: « I suoi talenti naturali furono causa del suo progresso, ma più di tutto la sua applicazione costante sostenuta con serenità di spirito e tranquillità di cuore, libero dalle passioni che turbano l'intelligenza. Nei suoi studi gravi ed assidui apprese Paolo il modo di ragionare con precisione, esprimersi con grazia, con insinuazione, con eloquenza grave e pia che rendeva il suo parlare ornato, elegante ed attraente; il che dilettava e commoveva tanto gli uditori nel corso delle sue predicazioni » (26).
Trasformato quasi in preghiera, lo studio non arrecò nessun nocumento alla sua pietà e i progressi nella scienza dei santi non furono meno notevoli. Continuò fedelmente i suoi molteplici esercizi di pietà: non venne mai meno all'orazione che faceva di buon mattino; ogni giorno ascoltava la santa Messa; più spesso che poteva si nutriva col Pane degli angeli. Il tempo che gli rimaneva libero dallo studio lo impiegava in pie letture o in soavi colloqui davanti al tabernacolo o all'altare della Madonna.
CAPITOLO II
I. Sua gioventù. — 2. Una grazia straordinaria. — 3. Prove di spirito. — 4. Soldato volontario contro i Turchi. (1709 - 1715)
SUA GIOVENTU'
Verso la fine del 1709 la famiglia Danei da Ovada si trasferì nelle vicinanze di Genova (Campo Ligure) (1). Nella nuova dimora il nostro santo giovane non diminuì né il fervore, né il numero delle sue pratiche di pietà. Benché all'ombra della casa paterna, egli era in mezzo al mondo e nel periodo in cui l'immaginazione è più viva, le impressioni più facili e il cuore più esuberante e bisognoso di affetto.
Illuminato dalla grazia, Paolo comprese che il giglio dell'innocenza non si sarebbe conservato che tra le spine e sotto la rugiada del cielo. Austerità, angelica modestia, fuga del mondo, continua vigilanza, lavoro assiduo nell'aiutare il babbo...: ecco il baluardo che protesse la sua virtù; ecco la sua vita dai 15 ai venti anni.
Nel vedere un giovane così pio e fervoroso ci crederemmo in diritto di meravigliarci che non si parli ancora di vocazione religiosa o sacerdotale. Rispondiamo: Paolo aveva del sacerdozio un concetto così alto, che non osava aspirare a quella dignità. In seguito accetterà di essere ministro di Gesù Cristo, ma solo per obbedienza. Il suo unico e grande desiderio era di nascondersi in un deserto o in una solitudine inaccessibile e vivere alla maniera degli antichi anacoreti. Queste aspirazioni per la solitudine trovarono ostacolo nel suo Direttore che non gli permetteva di allontanarsi dalla famiglia credendolo necessario aiuto dei genitori (2).
Paolo non si lasciò trascinare dal fervore giovanile. Dotato di rara saggezza, si affidò interamente alle direttive del parroco e nella voce del suo Direttore riconobbe quella di Dio. Aspettò così l'ora di Dio che ben presto suonerà.
Siamo ad un momento solenne che fa epoca nella vita spirituale del nostro Santo. Quando Iddio ha qualche grande disegno sopra un'anima, comincia a purificarla con l'umiliazione. Egli non affida le sue missioni straordinarie che ad una purità perfetta e ad una profonda umiltà. Avendo destinato

anche il nostro Paolo a « vaso di elezione », lo arricchisce dei doni più preziosi affinchè diventi uno strumento meraviglioso delle sue misericordie.

(1) Da un documento scoperto nel nostro archivio generale e pubblicato in Boll. 1928 p. 117-118, risulta che la famiglia Danei, avendo il nostro Paolo 15 anni, da Ovada si trasferì nella diocesi di Genova dove rimase per 5 anni. In seguito si portò a Tortona dimorandovi 3 anni. Bisogna correggere quindi gli antichi biografi che la fanno passare da Ovada al Castellazzo.
(2) Lt. IV, 218.
UNA GRAZIA STRAORDINARIA
Era il nostro santo giovane sui diciannove anni e mezzo (3). Un giorno, mentre assisteva ad una istruzione famigliare del suo parroco, fu illuminato improvvisamente da una luce che rischiarò tutte le profondità della sua anima, manifestandogli la sua miseria e il suo nulla (4).
Paolo, che era stato sempre virtuoso ed esemplare, si credette un grande peccatore e il sentimento del suo miserabile stato fu così vivo, che gli strappò torrenti di lagrime. Non c'è da meravigliarsi; quando il Signore con un raggio più vivo della sua luce fa conoscere ad un'anima la grande purezza che richiede da lei, le da anche una maggiore conoscenza dei difetti, siano pure i più leggeri. Sotto l'influsso di quella luce divina l'anima si esamina con la più minuziosa diligenza e condanna senza pietà anche le minime cose che non si accordano col più puro amor di Dio.
Da questa grazia insigne risulta un profondo disprezzo di sé, un distacco assoluto da ogni creatura, uno zelo ardente per la gloria di Dio e la salute del mondo. Questo tocco divino vuole una fedeltà ferma e risoluta alla voce del cielo. Se l'anima è fedele può salire molto in alto; se infedele, può discendere molto in basso. La grazia trovò in Paolo un cuore docile e vi produsse tutti i suoi frutti.
Collocato in questa regione di luce, il santo giovane risolvette di darsi sempre più a Dio con un rinnovamento interno che, nella sua umiltà, chiamava la sua conversione, ma che in realtà non era altro che un aumento di virtù. Molti santi furono provati in questo crogiuolo nel momento in cui Dio stava per affidare ad essi una missione straordinaria.
(3) S. 1. 69 § 65 - Avvenne verso il 1713.
(4) S. 2. 147' § 2.
Paolo si convinse di non aver mai fatto nulla per il Signore; nella sua anima non vide che peccati. Volendo purificare tutto il suo passato con una confessione generale, si gettò ai piedi del suo parroco e gli fece la confessione delle colpe della sua vita: colpe leggere, ma che egli detestava come enormi delitti. Nell'eccesso della sua compunzione, non solo versò amare lagrime, ma con una pietra che aveva portato con sé si percosse così fortemente il petto, che ne rimase tutto contuso (5).
PROVE DI SPIRITO

Quasi sempre, dopo una grazia straordinaria, bisogna aspettarsi qualche attacco da parte del demonio. Mentre Paolo nel fervore della sua vita, gustava le dolcezze dell'amore divino, il demonio scatenò contro di lui la più terribile tentazione. Dubbi contro la fede lo assalirono: non più serenità nel suo spirito; non più soavità inferiore, ma il turbamento, l'agitazione, la perplessità (6). Ha forse offeso il suo Dio? Ha combattuto sufficientemente quei pensieri che gli fanno una guerra tanto più violenta, quanto maggiore è la lotta per combatterli? Non sapendo come difendersene, Paolo cercava rifugio in chiesa; là, davanti al SS. Sacramento effondeva il suo dolore ai piedi del Maestro divino, appoggiando la sua testa stanca alla balaustra (7).

Noi non sappiamo quanto durasse questa prova, sappiamo però che il giorno della Pentecoste mentre egli era sotto il peso della più forte crisi e implorava ardentemente l'aiuto divino, sentì improvvisamente la sua anima elevarsi ad altissima orazione. Lo Spirito divino illuminò la sua intelligenza e ogni nube si dissipò. Da quel momento la sua fede non ebbe più il minimo attacco (8).
PAOLO SOLDATO VOLONTARIO
II suo cuore si accende di nuovo amore per Gesù Crocifisso e un vivo desiderio lo spinge ad immolarsi per la sua gloria. Qualche volta
(5) S. 1. 69 § 65.
(6) S. 1. 755' § 95.
(7) S. 1. 164 8 66; 742 § 23.
(8) S. 1. 164 § 65; OAM. p. 8.
Iddio mette nelle anime una sete d'immolazione senza manifestare loro il genere di sacrificio al quale le chiama. Ne vediamo un esempio nella vita di S. Francesco d'Assisi. Il serafico Patriarca, dice S. Bonaventura, vide in una visione un magnifico palazzo ripieno di armi scintillanti segnate col sigillo della croce. « Di chi sono queste armi e questo palazzo incantato? » domandò. « Sono tuoi e dei tuoi soldati », rispose una voce. Lo spirito di Francesco non era ancora abituato a penetrare i segreti divini, ad innalzarsi dalle cose visibili alla contemplazione delle verità invisibili; si credette, dunque, chiamato a combattere sotto lo stendardo dei re della terra e già si disponeva a partire, quando la stessa voce gli fece capire che doveva combattere altre battaglie, cioè quelle spirituali sotto la bandiera del Re del cielo (9).
Paolo capì che il Signore lo chiamava a qualche grande sacrificio; egli pure si sentiva chiamato ai combattimenti del Signore. Ma dove, come, quando? L'ignorava ancora. Tutto assorto in queste riflessioni, seppe che la repubblica di Venezia faceva grandi preparativi di guerra contro l'impero musulmano che stava per scagliare sull'Europa un formidabile esercito.
Il Papa aveva alzata la sua voce, voce potente che già altre volte aveva salvato l'Europa dalla barbarie ottomana. Clemente XI, con due Bolle, aveva chiamato i principi cristiani a stringersi in lega contro gli eterni nemici della civiltà e della Croce. Il Papa, spaventato per il pericolo che correva la cristianità, non si era contentato solo di fornire danaro e di armare le navi dei suoi stati, ma esortò anche vivamente i fedeli a calmare la collera di Dio con la penitenza e il digiuno e a implorare il suo soccorso con preghiere pubbliche (10).

— Son questi certamente, avrà detto Paolo, i combattimenti ai quali Iddio mi chiama —. Combattere per Gesù Cristo! Martire della fede! Versare il sangue per una causa così santa! Questo pensiero fa palpitare il suo cuore e, senza pensare più a lungo, va a Crema, in Lombardia, e si arruola come volontario. Eccolo dunque soldato che si esercita nel maneggio delle armi, pronto a marciare contro i nemici della fede. Anche nella nuova vita Paolo cerca unicamente Iddio. Un giorno mentre in una chiesa di Crema stava assorto in preghiera dinanzi a Gesù esposto solennemente per le quarantore, il Signore gli fece comprendere con una ispirazione chiara e sicura che lo chiamava a una milizia più alta e più santa. Paolo non esita, domanda il congedo e torna nella sua patria.

(9) Cuthbert « Vie de St. Francois d'Assise » lib. I eh. II p. 44.
(10) Avviene nel 1715 (cfr. Rohrbacher lib. 88, 9).
Passando a Novello, ricevette ospitalità presso una famiglia composta solo di marito e moglie. I due sposi, già avanzati negli anni e senza figli, univano ad una grande fortuna di beni materiali i più profondi sentimenti cristiani. Dai modi nobili e rispettosi del giovane viaggiatore videro i tesori di virtù che nascondeva sotto il velo della sua innata modestia e gli si affezionarono tanto, che risolvettero di adottarlo per figlio, lasciandolo erede di ogni loro bene. Fecero la proposta a Paolo, ma egli rifiutò affabilmente per il desiderio di consacrare a Dio un cuore libero da ogni legame (11).
(11) Fin qui i biografi del Santo non potevano dire di più intorno alla sua vita di militare, disponendo solo dell'accenno brevissimo che ne ha fatto la sorella Teresa. L'istruzione dimissoriale pubblicata nel 1928, accennando le diverse località e il tempo che in esse Paolo ha trascorso, ci dà un buon fondamento per credere che ciò sia avvenuto appunto nel tempo che era soldato. Sicché, arruolatosi a Crema, avrebbe passato pochi mesi nella diocesi di Parma, alcuni in quella di Ferrara, un anno in quella di Alba (e si ritiene che sia Novello), poi sarebbe andato a Tortona, dalla quale, dopo che da tre anni vi dimorava la famiglia, sarebbero partiti tutti per il Castellazzo verso il 1717-1718. (Cfr. « Esprit et Vertus de St. Paul de la Croix » p. 4; S. 1. 46 § 7).
CAPITOLO III
1. Cresce sempre più nel fervore. — 2. Il suo confessore. — 3. Una proposta di matrimonio. — 4. Rinunzia all'eredità dello zio. — 5. Prime prove di apostolato. — 6. La voce dei prodigi.
(1715-1719)
PAOLO CRESCE SEMPRE PIU' NEL FERVORE
Trasferitosi con la famiglia nel Castellazzo, il soldato di Gesù Cristo riprese tutti i suoi esercizi di pietà, aspettando che la volontà di Dio gli manifestasse la sua speciale vocazione. Da questo momento egli si abbandona alla contemplazione delle sofferenze del Redentore e con la più severa mortificazione cerca di ricopiare perfettamente in sé quel divino modello.
E' raro che dorma nel suo letto. La sorella Teresa, che se ne è accorta, desiderando sapere dove passi la notte, gli rivolge alcune domande. Paolo che vuole solo Dio per testimonio delle sue austerità, conserva il segreto. Avendolo però visto salire nel granaio col fratello Gio. Battista, Teresa sospettò che dormissero là. Volle assicurarsene e vi salì anche essa durante la loro assenza. Vide delle tavole sulle quali stavano alcuni mattoni e un Crocifisso. Così depose con giuramento nei processi di beatificazione (12).

Un secondo testimonio assicura che Paolo dormiva pochissimo, su nuda tavola, con qualche pietra o mattone per capezzale, meditando le atroci sofferenze di Gesù Crocifisso.

Dopo un breve e penoso riposo i due fratelli si alzavano, anche nella stagione più rigida, per intrattenersi intimamente con Dio. La meditazione infiammava l'amore e dall'amore nasceva il desiderio di assomigliarsi all'oggetto amato. Con la croce in una mano, uno strumento di penitenza nell'altra, essi offrivano a Dio il loro corpo come vittima vivente e incidevano nella loro carne le stimmate del pretorio.
(12) S. 1. 46 § 15; 69 § 65
La mamma ebbe occasione una volta di udire il rumore spaventoso e lugubre della penitenza, in mezzo alle tenebre della notte, e lo narrò, piangendo alla figlia (13). Anche il padre li sorprese mentre si battevano violentemente con una disciplina che si erano costruita da se stessi e alzando la voce, disse: «Volete ammazzarvi?» (14). Era tanta la forza che trascinava Paolo a questa penitenza, che suo fratello stesso, benché ferventissimo fu costretto più volte a strappargli il flagello dalle mani (15).
Spesso Paolo anticipava l'ora abituale e, alzandosi senza rumore, per carità verso il fratello, si metteva in comunicazione con Dio, con tutta l'effusione dell'anima sua.
Al venerdì le penitenze divenivano più aspre e il digiuno più rigoroso. Il suo pasto era solo un pezzo di pane che, domandato in elemosina alla sorella, lo mangiava bagnandolo con le lagrime. La sua bevanda, quel giorno, consisteva in una miscela di fiele con aceto.
Sua sorella che, sospettando di qualche cosa, vigilava, lo sorprese che un giorno portava del fiele. Alla domanda che ne facesse, Paolo si chiuse nel silenzio. Seppe poi che lo conservava in un piccolo vaso di terra cotta, diligentemente nascosto. Infatti dopo la sua partenza, mentre un giorno Teresa riordinava la casa, urtandolo con la scopa, il vaso andò a pezzi. « Appena spezzato, cosa mirabile! — dice S. Vincenzo Strambi — si sparse per la stanza una fragranza insolita che fu sentita dalla sorella e da altri domestici ». La pia giovane, raccolti i cocci, li esaminò con attenzione e li vide ancora tinti del fiele che il servo di Dio vi conservava. Commossa da questo nuovo tratto della mortificazione di suo fratello, portò un pezzo del vaso alla zia Rosa Maria, religiosa nel convento di S. Agostino, che godette ella pure di quel delizioso profumo. Così Dio mostrò quanto gli fossero gradite le penitenze che praticava il suo Servo per onorare la Passione di Gesù (16).
I due fratelli col proprio esempio si spronavano a vicenda negli esercizi della penitenza. Commovente spettacolo che Dio e gli Angeli contemplavano con amore, ma che sarebbe rimasto incompreso dal mondo sensuale e frivolo: giovani che calpestano i fiori della vita e mettono nella ricerca della sofferenza tutto quell'ardore che altri mettono a inseguire il piacere!
(13) S. 1. 46 § 15
(14) S. 1. 48 § 27.
(15) VS. p. 438.
(16) VS. p. 9-10; S. 1. 47 § 16, § 26.

Non crediamo tuttavia che la mortificazione cristiana sia spoglia di seducenti attrattive: per essa l'anima s'innalza e si nobilita di mano in mano che si stacca dai sensi, mentre si abbassa e si avvilisce rendendosi schiava dei sensi. Dalla croce ch'ella abbraccia con amore sgorga e scende nel suo seno una felicità che non ha nessun confronto con tutte le gioie della terra. La generosità del sacrificio attirava su quelle due anime elette i tesori più abbondanti delle celesti consolazioni. E' la primavera della santità. Dio attira l'anima con l'infinita dolcezza del suo amore, dissetandola alla sorgente delle sante gioie. La terra allora scompare; sembra che l'anima abbia le ali e vola o, piuttosto, è portata in cielo da un soffio divino. E' certamente uno stato che offre dolcezze ineffabili, ma non è che l'infanzia della vita spirituale; se durasse sempre, la santità sarebbe facile, ma i suoi meriti meno ricchi, la sua corona meno bella; l'uomo perfetto non sarebbe mai formato. Viene il momento in cui dal Tabor bisogna passare al Calvario, attraversare le aridità del deserto e le tenebre della prova. Paolo lo sapeva; sapeva che la terra non è il luogo di godere di Gesù, ma di soffrire per lui, insieme a lui. Così quando queste ineffabili delizie inondavano la sua anima, si umiliava e sempre più si avvicinava alle spine della Croce, raddoppiando mortificazioni e atti di virtù.

Appena tornato al Castellazzo, si aggregò alla Confraternita di S. Antonio Ab. e ne eseguiva fedelmente tutti gli esercizi. Divenutone Priore, teneva tutte le feste un fervoroso discorso famigliare ai confratelli (17). La chiesa era il suo luogo prediletto; tutte le ore del giorno e della notte di cui poteva disporre le passava, modesto e raccolto, ai piedi del tabernacolo. Assisteva tutti i giorni alla S. Messa e si confessava e comunicava almeno tre volte alla settimana (18); recitava l'ufficio divino con i sacerdoti nel coro, oppure vi faceva orazione (19). Le sue visite in chiesa erano così frequenti e prolungate che, secondo la testimonianza di un religioso, sacerdote, si diceva: « Se volete trovare il signor Paolo, andate in chiesa ».

Nel corso dell'anno, una notte gli fu particolarmente cara per tutta la sua vita: la notte dal giovedì al venerdì santo. La passava al santo Sepolcro dove riposava il Dio del Calvario, seguendolo con le sue lagrime e col suo amore nelle diverse scene della sua Passione (20). Oh, notte, passata con lo spirito vicino alla tomba del Salvatore, notte di tenebre e di luce, di sofferenze e d'amore! Quante grazie Gesù diffonde sulle anime che soffrono e vegliano con lui!

Continua...



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