San Giovanni Crisostomo - La Verginità - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

Vai ai contenuti

Menu principale:

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

LA VERGINITÀ'


Scarica il testo completo...

I. La verginità praticata dagli eretici non comporta ricompense.

I Giudei non riconoscono la bellezza della verginità: non c'è da meravigliarsene, giacché non hanno rispettato neppure Cristo, nato da una vergine. I Greci, invece, l'ammirano e la venerano, ma solo la Chiesa di Dio la imita con zelo. Quanto alle vergini degli eretici, io non le chiamerei vergini, soprattutto perché non sono pure: non vengono riservate ad un unico sposo, così come vuole il beato apostolo che prepara le nozze di Cristo là dove dice: "Vi ho destinati ad un unico uomo, per presentarvi a Cristo come una vergine pura". Queste parole, anche se si riferiscono a tutta la Chiesa nella sua pienezza, riguardano purtuttavia anche le vergini. Le donne che non amano un unico marito e se ne sposano un secondo, come possono essere caste?

2. Innanzitutto, in base a questo ragionamento, non sono vergini. In secondo luogo, si astengono dal matrimonio perché lo disprezzano. Avendo stabilito in linea di principio che esso è una cosa cattiva, si privano fin dal primo momento dei premi della verginità. Vuole la giustizia che coloro che non commettono azioni delittuose restino solo esenti da pene, senza per questo essere premiati, come si può vedere non solo nelle prescrizioni delle nostre leggi, ma anche in quelle delle leggi pagane. La legge dice: "Chi uccide venga mandato a morte", ma non aggiunge "chi non uccide venga onorato". "Il ladro venga punito": ma non è prescritto che chi non danneggia le cose altrui riceva un dono. Così pure, le leggi che condannano a morte l'adultero non ritengono degno di un'onorificenza colui che non rovina il matrimonio altrui. In questo hanno perfettamente ragione, giacché la lode e l'ammirazione devono andare a chi realizza il bene, non a chi non commette il male: per questi ultimi, un premio sufficiente è rappresentato dal non subire alcuna punizione.

3. Per questo anche nostro Signore ha minacciato la Geenna a chi si adira contro il proprio fratello a capriccio e senza motivo e lo chiama sciocco. Purtuttavia, non ha promesso il regno dei cieli a coloro che non si adirano senza ragione e che non muovono dei rimproveri: dicendo "Amate i vostri nemici", Egli ha preteso qualcosa di più importante e di più grande. Nell'intento di mostrare come il non adirarsi con i propri fratelli sia una cosa infima, di poco conto ed indegna di una qualsiasi ricompensa, ha detto che neanche l'amore per loro - che pure vale già molto di più dell'altro atteggiamento - è sufficiente per essere ritenuti degni di un premio. E come potrebbe esserlo, se comportandoci così non abbiamo nulla in più dei pagani? Per poter chiedere un premio, occorre fare in aggiunta un'altra cosa molto più importante. "Non ritenerti degno di una corona - dice il Signore - solo perché non ti condanno alla Geenna perché non hai rimproverato e non ti sei adirato. Io non mi limito a pretendere questa piccola misura di bontà: anche se dici che non solo non biasimi tuo fratello ma lo ami, resti ancora in basso e stai in compagnia dei pubblicani. Se invece vuoi essere perfetto e diventare degno dei cieli, non fermarti a questo ma sali più in alto, e pensa ad una cosa che oltrepassa la natura stessa: si tratta dell'amore per i nemici..

4. Una volta ammessa l'assoluta verità di queste parole, cessino gli eretici di mortificarsi senza ragione: tanto, non riceveranno alcuna ricompensa. Non è che il Signore sia ingiusto - lungi da me quest'idea! Al contrario, sono essi a comportarsi da stolti e da malvagi. Come mai? Abbiamo mostrato che nessun premio tocca a chi si limita a non compiere azioni cattive. Gli eretici evitano il matrimonio, perché lo ritengono una cosa cattiva. Come potranno dunque richiedere un premio, per essersi tenuti lontani da una cosa cattiva? Come noi non riteniamo degno di una ricompensa chi non è stato adultero, così essi dovrebbero comportarsi verso chi non si sposa. Chi in quel giorno li giudicherà dirà loro: "Io non ho riservato gli onori a chi si è limitato soltanto a non commettere azioni cattive - questo è per me troppo poco - ma conduco all’eredità dei cieli che non invecchia mai coloro che hanno percorso tutta quanta la strada della virtù". Come mai allora voi, che ritenete il matrimonio una cosa impura ed abominevole, solo perché lo evitate pretendete i premi riservati a chi compie delle buone azioni?

5. Per questo Cristo mette alla sua destra le pecore, le benedice e le conduce nel regno dei cieli: esse non si sono limitate a non rubare le cose altrui, ma hanno distribuito agli altri i loro averi. Parimenti, Egli accoglie colui al quale erano stati affidati cinque talenti non perché non ha fatto diminuire quanto gli era stato dato, ma perché l'ha accresciuto, ed ha restituito in misura doppia il danaro depositato. Quando cesserete dunque di correre a vuoto, di stancarvi senza ragione, di dare pugni a caso e di percuotere l'aria? E se si trattasse solo di un capriccio! Dopo avere tanto faticato ed avere atteso una ricompensa maggiore delle fatiche sopportate, non è un piccolo castigo vedersi messi, al momento della premiazione, tra coloro che rimangono senza premio.



II. Gli eretici vengono puniti perché praticano la verginità.


1. Ma ciò che essi devono temere non consiste solo in questo, e le loro pene non si limitano alla mancanza di ricompensa: altre molto più gravi li attendono, quali il fuoco inestinguibile, i vermi che non muoiono, la tenebra esterna, i tormenti, i gemiti. Ci occorrerebbero infinite lingue e la potenza degli angeli per ringraziare in modo degno Dio della sua sollecitudine nei nostri riguardi. Ma neanche in tali condizioni questo sarebbe possibile. E come potrebbe esserlo? Noi e gli eretici dobbiamo compiere un uguale sforzo per realizzare la verginità: anzi, può darsi che le loro fatiche siano molto più aspre delle nostre. Il frutto degli sforzi non è però lo stesso: per loro sono riservate le catene, le lacrime, i gemiti e le punizioni eterne; per noi, la condizione degli angeli, le luci risplendenti, e l'intimità con lo sposo, che è come la somma di tutti i beni.

2. Come mai allora gli stessi sforzi portano a ricompense contrarie? Ciò accade perché essi hanno scelto la verginità per violare la legge di Dio, mentre noi la pratichiamo per osservare i suoi voleri. Che Dio vuole che tutti gli uomini si astengano dal matrimonio, lo testimonia colui che fa parlare Cristo in se stesso: "Voglio - egli dice - che tutti gli uomini siano come me", vale a dire continenti. Purtuttavia il Signore, volendoci risparmiare e sapendo bene che "lo spirito è pronto, ma la carne è debole" non ha fatto della continenza un precetto obbligatorio, ma ha concesso alla nostra anima la facoltà di sceglierla. Se si trattasse di un comandamento e di una legge, chi la pratica non godrebbe di un’onorificenza, ma si sentirebbe dire "Avete fatto ciò che dovevate fare", ed i peccatori non otterrebbero il perdono, ma sarebbero soggetti alla punizione assegnata ai trasgressori. Con le parole "Chi è in grado di comprendere comprenda", il Signore non ha condannato chi non è capace di praticare la verginità, ma ha voluto mostrare l'importanza e la sublimità della lotta che deve sostenere chi ha la forza di realizzarla. Per questo anche Paolo, seguendo le tracce del maestro, dice: "Non ho con me un ordine del Signore, esprimo solo il mio parere".



III. L’orrore per il matrimonio è proprio di una satanica mancanza di umanità.

Né Marcione né Valentino né Mani si sono attenuti a tale moderazione. Non parlava in loro Cristo che aveva riguardo per le sue pecore e che offriva la propria vita per loro, ma il padre della menzogna, il distruttore degli uomini. Per questo essi mandano alla perdizione tutti i loro seguaci: in questo mondo, li caricano di fatiche sterili ed insopportabili; nell'al di là, li trascinano con sé nel fuoco preparato per loro.



IV. Gli eretici, praticando la verginità, vanno incontro ad un destino più penoso di quello dei Greci.

1. Quanto siete più sfortunati dei Greci! I Greci infatti, anche se gli orrori della geenna li attendono, riescono purtuttavia a godere in questo mondo, giacché si sposano e traggono profitto dalle ricchezze e dagli altri piaceri della vita. Per voi ci sono invece soltanto i tormenti e i dolori sia in questa che nell'altra vita: in questa vita siete voi a sopportarli volontariamente, nell'altra li dovrete sopportare pur non volendoli. I Greci non verranno né ricompensati né puniti per i loro digiuni e per la loro verginità; voi, invece, subirete l'estremo castigo per la condotta dalla quale vi aspettavate infinite lodi, e mischiati agli altri rei sentirete le parole: "Andatevene via da me nel fuoco preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché avete digiunato e siete rimasti vergini.

2. Il digiuno e la verginità non rappresentano in se stessi né un bene né un male, ma diventano l'una o l'altra cosa a seconda della disposizione di coloro che li praticano. Per i Greci tale virtù è sterile: ricevono la ricompensa che meritano, giacché non l’hanno praticata nel timore di Dio. Voi invece, che combattete Dio e calunniate le sue creature, non solo non riceverete alcuna ricompensa, ma sarete anche puniti. Per quanto riguarda la vostra dottrina, sarete messi insieme a loro perché come loro avete rinnegato il Dio esistente ed introdotto il politeismo; per quanto riguarda invece la vostra condotta di vita, essi staranno meglio di voi: mentre infatti la loro pena consiste soltanto nel non ricevere alcun bene, per voi consiste nel patire in aggiunta dei mali; e mentre essi possono godere di tutto in questa vita, voi siete privi sia dei beni presenti che dei futuri.

3. C'è forse un castigo maggiore di quello che consiste nel ricevere una punizione come ricompensa delle proprie fatiche e dei propri sudori? L'adultero, l'avido, colui che si approfitta dei beni altrui e che si prende quelli del suo prossimo hanno una consolazione, sia pure piccola: per lo meno, sono puniti a causa di quelle cose di cui hanno goduto in questa vita. Nel caso invece di colui che accetta di buon grado di sopportare la povertà per essere ricco nell’altra vita e di sostenere le fatiche della verginità per far parte dei cori degli angeli nell'al di là, e che invece, improvvisamente e contro ogni sua aspettativa, è punito per quella condotta grazie alla quale sperava di godere di un'infinità di beni, non è possibile esprimere con le parole il suo dolore, dovuto al fatto che deve soffrire in questo modo contro tutte le sue speranze. A mio parere, egli è tormentato ugualmente dal fuoco e dalla sua coscienza, giacché deve fare questa constatazione: mentre coloro che hanno faticato come lui si trovano assieme a Cristo, egli è sottoposto al castigo estremo per quella condotta che fa godere agli altri i beni ineffabili; e, pur avendo vissuto in modo austero, è costretto a soffrire più dei dissoluti e dei lussuriosi.



V. La verginità degli eretici è più impura dell'adulterio.


1. In effetti, la temperanza degli eretici è peggiore di ogni tipo di dissolutezza. Mentre l’ingiustizia di quest'ultimo si ferma agli uomini, la prima combatte Dio ed offende la sua infinita sapienza. Tali trappole i1 diavolo tende a coloro che lo venerano. Che la verginità degli eretici sia proprio un ritrovato della sua malvagità non sono io a dirlo, ma colui che non ignora i suoi pensieri.

2. Che cosa soggiunge dunque costui? "Lo spirito dice apertamente che negli ultimi momenti alcuni si allontaneranno dalla fede per seguire gli spiriti ingannatori e gl'insegnamenti dei demoni che, come ipocriti mentitori, marchiano la propria coscienza, che vietano di sposarsi e che impongono l'astinenza dei cibi creati da Dio per essere presi". Come fa dunque ad essere vergine colei che abbandona la fede, che segue l’errore, che ascolta i demoni e che onora la menzogna? Come può essere vergine colei che marchia la propria coscienza? La vergine che vuole ricevere il santo sposo deve essere pura non solo nel corpo ma anche nell'anima. Ma tale vergine come fa ad essere pura, se ha dei marchi così forti? Come può preservare la bellezza della verginità quando un pensiero empio si agita in lei, se deve scacciare dalla camera nuziale anche i pensieri temporali perché non può rimanere composta se li fa albergare in sé?



VI. Gli eretici quando praticano la verginità contaminano non solo la loro anima ma anche i loro corpi.

1. In effetti, anche se il suo corpo rimane puro, si corrompe sempre la parte migliore della sua anima, vale a dire i suoi pensieri. Che utilità c'è nel far restare in piedi il recinto, quando il tempio è andato distrutto? O quale guadagno si ricava dal fatto che la sede del trono resta pulita, quando il trono è stato sporcato? Ma neanche in tal caso il corpo resta esente dalla contaminazione. Le parole blasfeme e cattive nascono dentro l'anima, ma non vi rimangono: quando vengono fuori, tramite la bocca che le proferisce contaminano sia la lingua che l'orecchio che le riceve, e dopo essersi riversate nell'anima come dei farmaci deleteri ne corrodono la radice in modo più grave di qualsiasi verme, finendo con il distruggere assieme ad essa tutto quanto il corpo. Se dunque la verginità consiste nella santità di corpo e di spirito, e se una donna simile è empia e contaminata in entrambi questi elementi, come può essa dirsi vergine? Ma mi mostra un viso pallido, delle membra consunte, una veste semplice ed uno sguardo mite. Ma che utilità c'è in queste cose, se lo sguardo interiore è sfrontato? Quale sguardo è più sfrontato di quello che induce gli occhi esterni a considerare cattive le creature di Dio?

2. "Tutta la gloria della figlia del re viene dal di dentro". Costei ha invertito l'ordine illustrato da tale frase: all’esterno si riveste di gloria, mentre dentro ospita ogni infamia. Il brutto consiste proprio in questo: di fronte agli uomini, essa fa mostra di una grande mitezza, mentre nei riguardi di Dio suo creatore dà prova di un'enorme follia, e pur non sopportando di guardare in viso un uomo - ammettiamo pure che tra le loro vergini ce ne siano alcune di tal fatta - guarda il signore degli uomini con occhi sfrontati e fa salire in alto i suoi discorsi ingiusti. Il loro volto è giallo come il legno di bosso, e simile a quello di un cadavere. Per questo sono degne di essere molto compiante e commiserate: lo stato miserando che hanno accettato non solo è inutile, ma le rovina e ricade sulla loro testa.



VII. Bisogna giudicare la verginità non dalle vesti, ma dall'anima.

1. La veste è modesta. La verginità non risiede però nelle vesti né nel colore della pelle, ma nell’anima e nel corpo. Se il filosofo non si giudica né dai capelli né dal bastone né dalla bisaccia ma dal suo modo di fare e dall'anima, e se il soldato non si valuta in base al mantello o alla cintura, ma in base alla forza ed al coraggio, non sarebbe assurdo attribuire ad una giovane la virtù della verginità - una cosa così mirabile, che trascende ogni qualità umana - servendosi di criteri così semplici e secondari come i capelli sudici, il volto dimesso e la veste lugubre, senza mettere a nudo la sua anima ed esaminare quindi per bene la sua disposizione?

2. Questo non è consentito da colui che ha stabilito le regole di tale gara. Egli ci ordina di giudicare coloro che vi s'impegnano non dalle loro vesti, ma dalle loro convinzioni e dalla loro anima. "Chi compete - dice - è temperante in tutto", vale a dire in tutto ciò che pregiudica la salute dell'anima, ed aggiunge: "Nessuno può essere incoronato, se non gareggia secondo le regole". Quali sono dunque le regole di questa gara? Ascolta di nuovo le sue parole, o piuttosto Cristo stesso, l'istitutore della gara: "Affinché la vergine sia pura nel corpo e nello spirito", " prezioso è il matrimonio, ed il letto nuziale è incontaminato".



VIII. E' dannoso per la vergine mostrarsi altera nei confronti delle persone sposate.

1. La vergine potrebbe rispondermi: "Che cosa m'importa di queste cose, una volta che ho detto addio al matrimonio?". Ma è proprio la convinzione di non avere niente a che fare con la dottrina del matrimonio a perderti, o misera. Disprezzando senza misura quest'istituzione, rechi offesa alla sapienza di Dio e calunni tutta la creazione. Se infatti il matrimonio è una cosa impura, tutti gli esseri viventi che vengono generati tramite esso sono impuri, ed impure siete anche voi, per non parlare della natura umana. Come può dunque una donna impura essere vergine? Avete escogitato un secondo, o piuttosto un terzo modo di contaminare e di sporcare: quando rifuggite dal matrimonio come da una cosa impura, proprio perché ne rifuggite diventate le donne più impure e rendete la verginità più abominevole della fornicazione.

2. Con chi vi metteremo allora? Assieme agli Ebrei? Ma essi non lo consentirebbero, perché onorano il matrimonio ed ammirano l'opera creatrice di Dio. Oppure insieme a noi? Ma non volete ascoltare Cristo, quando dice per bocca di Paolo: "Il matrimonio è onorato da tutti, ed il letto nuziale è incontaminato". Vi resta un posto vicino ai Greci. Anche questi però vi respingeranno come empi. Dice infatti Platone: "Chi ha formato quest’universo è buono". Nessuna invidia tocca una cosa buona in nessun caso. Tu invece consideri Dio cattivo, ed autore di opere cattive. Ma non temere: il tuo insegnamento è condiviso dal diavolo e dai suoi angeli; ma no, neanche essi sono d'accordo: non credere che la pensino così solo perché t’inducono a nutrire dei pensieri così stolti. Che si rendono conto della bontà di Dio, puoi sentire dalle loro grida: ora dicono "Sappiamo chi sei, il santo di Dio", ora invece "Gli uomini che annunziano la strada della salvezza sono i servi del Dio altissimo".

3. Continuerete dunque a parlare di verginità e a vantarvene? Non andrete piuttosto a rinchiudervi ed a piangere sulla vostra stoltezza, servendosi della quale il diavolo vi ha legate come prigioniere per gettarvi nel fuoco della Geenna? Non ti sei sposata? Ma non per questo sei vergine. Io chiamo vergine colei che pur essendo padrona di sposarsi non ha scelto il matrimonio. Se invece tu dici che il matrimonio è una cosa proibita, la tua azione non dipende più da una scelta ma dalla costrizione della legge. Per questo noi ammiriamo i Persiani che non commettono l'incesto, ma non i Romani. Questi ultimi lo considerano una cosa assolutamente abominevole, mentre nel caso dei primi l'impunità di cui gode chi osa praticarlo attira le lodi su coloro che si astengono da tali accoppiamenti.

4. Secondo lo stesso criterio va esaminato il matrimonio. Poiché esso è consentito tra noi, abbiamo tutte le ragioni per ammirare chi non si sposa. Voi invece, respingendolo ad un livello inferiore, non potete reclamare le lodi dovute all'astinenza: l'astenersi dalle cose proibite non si addice ad un’anima nobile e generosa. La virtù perfetta non consiste nel non commettere azioni che, se vengono commesse, ci fanno sembrare a tutti cattivi, ma nel distinguersi in pratiche che non mettono in cattiva luce coloro che non le abbracciano e che non solo allontanano da una reputazione cattiva, ma fanno entrare nella schiera dei buoni coloro che le scelgono e le seguono.

5. Come nessuno sarebbe disposto a lodare la verginità degli eunuchi per il fatto che non si sposano, così nessuno loda voi. Ciò che per loro è dettato dalla necessità naturale, diventa in voi un pregiudizio della vostra coscienza perversa. E come la mutilazione corporea priva gli eunuchi della gloria derivante dall'astinenza, così, nel vostro caso, anche se il fisico resta integro, il diavolo distrugge ogni retto pensiero, vi mette nella condizione di non sposarvi, vi sforza con delle fatiche e vi priva di ogni onore. Tu vieti il matrimonio? Per questo dalla tua rinunzia non ti verranno premi, ma solo supplizi e castighi.



IX. Esortare alla verginità non significa vietare il matrimonio.

1. "E tu - mi si dice - non proibisci il matrimonio?". Non sia mai! Mi auguro di non essere mai pazzo come te. "E come mai allora - si continua a dirmi - esorti le persone a non sposarsi?". Io lo faccio perché sono convinto che la verginità è molto più pregevole del matrimonio, ma non per questo considero il matrimonio una cosa cattiva: anzi, lo lodo molto. Per coloro che intendono farne un buon uso, esso è il porto della continenza, giacché impedisce alla natura d'inferocirsi. Presentando l'accoppiamento legittimo come una diga e ricevendo così i flutti del desiderio, introduce in noi una grande calma e ci custodisce. Ci sono però alcuni che non hanno bisogno di questa protezione: invece di ricorrere ad essa, placano le follie della natura con i digiuni, con le veglie, con il dormire per terra e con altri duri esercizi. Pur non vietando il matrimonio, io esorto questi ultimi a non sposarsi.

2. C'è una grande differenza tra una cosa e l'altra, tra la costrizione e la libera scelta. Chi consiglia lascia l'ascoltatore padrone della scelta tra le cose sulle quali consiglia, chi invece pone dei divieti priva l'altro di questa facoltà. Inoltre, quando esorto, io non considero cattivo il matrimonio, né accuso chi non mi ubbidisce. Tu invece, calunniandolo e dichiarandolo cattivo, usurpi la funzione del legislatore senza essere un consigliere, e non puoi non odiare chi non ti ascolta. Io non mi comporto così: ammiro chi si iscrive a tale gara, ma non condanno coloro che rimangono fuori della competizione.

3. L'accusa sarebbe giusta se si propendesse per qualcosa che è cattiva per comune ammissione. Chi però ha un bene minore e non può raggiungere il maggiore, anche se resta privo delle lodi e dell’ammirazione che quest'ultimo comporta, non merita di essere condannato. Come posso dunque vietare il matrimonio, se non condanno chi si sposa? Io vieto la fornicazione e l'adulterio, non il matrimonio. Punisco coloro che osano praticare le prime due cose e li bandisco dal corpo della chiesa, ma continuo a lodare coloro che contraggono il matrimonio, se sono continenti. Ci sono così due vantaggi: da una parte, non si calunnia l’opera creatrice di Dio, dall'altra non solo non si distrugge la dignità della verginità, ma la si rende ancora più venerabile.



X. Chi denigra il matrimonio reca un torto alla verginità.


1. Chi denigra il matrimonio reca anche un torto alla verginità; chi invece lo loda, eleva e fa risplendere ancora di più la natura straordinaria dello stato verginale. Ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quella che è invece la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto: è sotto questa luce che vogliamo mostrare la verginità. Come coloro che denigrano il matrimonio nuocciono anche alle lodi della verginità, così chi lo tiene lontano dalle critiche fa le lodi non tanto di esso quanto della verginità. Anche nel caso dei corpi, noi chiamiamo belli non quelli che sono migliori dei corpi mutilati, ma quelli che sono migliori dei corpi ben fatti e privi di difetti.

2. Il matrimonio è una bella cosa? Allora la verginità è una cosa straordinaria perché è superiore ad una cosa che è già bella; e le è superiore nella misura in cui il pilota è superiore ai marinai, o i1 generale è superiore ai soldati. Ma come, nel caso della nave, se si eliminano i rematori si fa affondare l'imbarcazione, e come in guerra se si allontanano i soldati si consegna il generale prigioniero al nemico, così anche nel caso che stiamo trattando, se si priva il matrimonio del suo rango elevato si tradisce la gloria della verginità e la si fa cadere al livello più basso.

3. La verginità è bella? Son d'accordo anch'io. E' superiore al matrimonio? Ammetto anche questo. Se vuoi, per dare un'idea della misura della sua superiorità, posso citare come esempi la superiorità del cielo sulla terra, o quella degli angeli sugli uomini; se poi dovessi esprimermi in modo più ardito, direi che si tratta di una superiorità ancora maggiore. E' vero infatti che gli angeli non sposano né vengono sposati: ma essi non sono strettamente uniti alla carne ed al sangue, non soggiornano sulla terra, non devono sopportare una moltitudine di desideri, non hanno bisogno di cibi e bevande, non possono essere blanditi da un dolce canto né impressionati da una visione stupenda o da altre simili cose; come si può osservare la purezza del cielo nel pieno pomeriggio, quando non è offuscata da nessuna nuvola, così le loro nature non possono non rimanere trasparenti e luminose quando nessun desiderio le ottenebra.



XI. La verginità trasforma in angeli gli uomini che l'abbracciano veramente.

1. Il genere umano, per natura inferiore agli angeli beati, fa violenza alle proprie facoltà e cerca con il suo impegno di uguagliarli per quanto è possibile. Come può avvenire questo? Gli angeli non sposano né vengono sposati: ma neanche la vergine lo fa; gli angeli rimangono ininterrottamente vicini a Dio e lo servono: ma così si comporta anche la vergine. Anche Paolo vuole che le vergini restino lontane da ogni preoccupazione, perché possano essere assidue senza distrarsi. E se, a differenza degli angeli, non possono salire al cielo perché sono trascinate in basso dalla carne, purtuttavia anche in questo mondo godono di una grande consolazione: se rimangono sante nel corpo e nello spirito, possono ricevere il padrone dei cieli in persona.

2. Comprendi la dignità della verginità, e come essa renda la vita di coloro che vivono sulla terra simile a quella di coloro che stanno in cielo? Essa impedisce a chi ha un corpo di restare inferiore alle potenze incorporee, e porta gli uomini ad emulare gli angeli. Ma nulla di tutto ciò riguarda voi eretici, che danneggiate un simile stato, che calunniate il Signore e che lo chiamate cattivo. Vi attende il castigo riservato al servo cattivo; alle vergini della chiesa si presenteranno invece molti e grandi beni, superiori agli occhi, alle orecchie ed ai pensieri umani. Lasciamo quindi gli eretici - ne abbiamo già parlato abbastanza - e rivolgiamoci d'ora in poi ai figli della chiesa.



XII. Paolo, quando disse: "Agli altri sono io a parlare non il Signore", non diede un consiglio umano.

1. Da dove è bene far cominciare il nostro discorso? Dalle parole stesse che il Signore pronunziò per bocca del beato Paolo. Paolo infatti, quando dice "Agli sposati non sono io a parlare, ma il Signore" non intende dire che le sue parole sono una cosa, e quelle del Signore un'altra. Colui che fa parlare Cristo in sé, che non si preoccupa neppure di vivere in modo che Cristo possa vivere in lui, che pospone all'amore per lui i regni, la vita, gli angeli, le potenze, ogni altra creatura ed in una parola ogni cosa, come potrebbe di buon grado - specie quando dà dei precetti - dire o pensare qualcosa che non piace al Signore?

2. Che cosa significano le sue parole "Io" e "Non io"? Cristo ci ha dato le leggi e gl'insegnamenti in parte direttamente, in parte tramite gli apostoli. Che egli non stabilì tutto direttamente, lo puoi sentire dalle sue stesse parole: "Avrei molte cose da dirvi, ma non potete ancora sopportarne il peso". Il precetto "La donna non si separi dall'uomo" Egli l'aveva dato già prima, quando si trovava ancora su questa terra rivestito di carne. Per questo Paolo dice: "Agli sposati non sono io a parlare, ma il Signore". Agl'infedeli invece Egli non parlò direttamente, ma diede delle prescrizioni, ispirando a tal fine l'anima di Paolo e facendogli dire: "Chi ha una moglie non credente che desidera abitare con lui, non la ripudi; e la moglie che ha un marito non credente che desidera abitare con lei non lo ripudi".

3. Per questa ragione, quando disse "Non è il Signore a parlare, ma sono io", non volle affermare che le sue parole erano umane - e come avrebbero potuto esserlo? - ma che il Signore ha dato questo comandamento non quando si trovava assieme agli apostoli, ma adesso, tramite lui. Come dunque le parole "Il Signore, non io" non indicano una contrapposizione nei confronti dei comandamenti di Cristo, cosí le parole "Io, non il Signore", non sono state pronunziate da chi vuol dire qualcosa di personale e di diverso da ciò che piace a Dio, rna da chi vuol far vedere soltanto che il comandamento viene dato ora per suo tramite.

4. Parlando della vedova, Paolo dice "A mio parere, è piú beata se resta cosí". E perché nessuno, sentendo le parole "A mio parere", pensasse che il suo fosse un pensiero umano, eliminò ogni sospetto aggiungendo: "Penso di avere anch'io lo spirito di Dio". Come dunque noi non possiamo dire che le sue siano affermazioni umane, solo perché colui che parla in nome dello spirito dice "A mio parere", cosí anche nel nostro caso, quando dice "Sono io a parlare, non il Signore", non bisogna credere che la frase sia di Paolo. Egli faceva parlare Cristo in sé e non avrebbe osato fissare tale insegnamento in una sua affermazione, se non ci avesse portato questa legge da lassú.

5. Qualcuno avrebbe potuto dirgli: "Io che ho la fede e che sono puro non sopporto di stare assieme ad una donna che non possiede nessuna fede e che è impura. Tu stesso hai detto prima che sei un, e non il Signore, a dire queste cose. Quale sicurezza e certezza posso avere?". Ma Paolo gli avrebbe risposto: "Non temere. Ho detto che faccio parlare Cristo in me e che credo di possedere lo spirito di Dio proprio perché non ti venisse il sospetto che le mie parole fossero umane. Se esse lo fossero, non avrei mai dato ai miei pensieri tanta autorità. I calcoli degli uomini sono vili, i loro pensieri ingannevoli. Anche la chiesa universale mostra la forza di questa legge custodendola severamente: non la custodirebbe cosí, se non fosse fermamente convinta che queste parole rappresentano un comandamento di Cristo".

6. Che cosa dice dunque Paolo, ricevendo l'eco delle parole di Cristo? "Per quanto riguarda ciò su cui mi avete scritto, è bene per un uomo non toccare una donna". A tal proposito ci si potrebbe rallegrare con Corinzi, che pur non avendo ricevuto alcun consiglio dal maestro sulla verginità, lo prevengono interrogandolo e facendo mostra cosí dei progressi compiuti sotto l'azione della grazia. Nel Vecchio Testamento non sussistevano dubbi sul matrimonio: non solo tutto il popolo, ma anche i Leviti, i sacerdoti e lo stesso gran sacerdote gli attribuivano una grande importanza.



XIII. Perché i Corinzi scrissero a Paolo sulla verginità, e perché egli prima di allora non aveva rivolto loro alcuna esortazione.


1. Come mai dunque i Corinzi giunsero a rivolger questa domanda? Data la loro perspicacia, sapevano bene di avere bisogno di un piú alto grado di virtú, giacché erano stati ritenuti degni di un dono piú grande. Vale anche la pena di chiedersi come mai Paolo non avesse mai rivolto loro quest'esortazione: se avessero sentito qualcosa in proposito, essi non gli avrebbero scritto di nuovo facendogli domande su questo argomento. Anche in questo caso ci si può rendere conto della profondità della sapienza di Paolo. Non rivolse senza motivo né a caso un’esortazione su di un tema cosí importante, ma aspettò che in loro nascessero prima il desiderio ed il pensiero di quest’ideale: se si fosse trovato di fronte ad anime già preparate alla verginità, avrebbe potuto gettare con piú efficacia i suoi semi, giacché la disposizione d'animo degli ascoltatori nei riguardi dell'argomento avrebbe facilitato di molto l’accoglimento dei suoi consigli. D’altra parte, l'apostolo volle anche far notare l'importanza e la grande solennità dell'impresa.

2. In caso contrario, non avrebbe aspettato la loro buona disposizione d'animo, ma avrebbe subito spiegato i termini del problema, presentandolo, se non come un’ingiunzione o un comandamento, per lo meno come un'esortazione o un consiglio. Non avendo osato fare neppure questo, ci ha fatto vedere che la verginità richiede molto sudore e grandi lotte. Anche in questo caso si comportò cosí perché volle imitare nostro Signole. Anche nostro Signore parlò infatti della verginità soltanto quando i suoi discepoli gli fecero domande in proposito.

3. Quando essi dissero: "Se questa è la condizione dell'uomo quando si trova in compagnia della donna, conviene non sposarsi", rispose: "Vi sono degli eunuchi che si sono resi tali per il regno dei cieli". Quando la virtù da realizzare è molto alta e per questo non può essere rinchiusa nella costrizione di un comandamento, bisogna attendere la buona disposizione di coloro che intendono realizzarla, infondendo in loro la volontà necessaria in un altro modo e senza destare sospetti: cosí fece appunto Cristo. Non li portò a desiderare la verginità parlando di essa: discorrendo solo sul matrimonio, mostrando il peso di questo stato e limitando il suo discorso a quest'argomento, con la sua accortezza fece in modo che essi, pur non avendo sentito parlare della verginità, dicessero di propria iniziativa: "E' meglio non sposarsi".

4. Per questa ragione Paolo, l'imitatore di Cristo, disse "Riguardo a ciò su cui mi avete scritto", quasi volesse scusarsi con loro parlando cosí, e dire "Io non osavo condurvi ad un cosí alto ideale, data la difficoltà dell'impresa, ma poiché voi mi avete scritto di vostra iniziativa, ho trovato il coraggio di darvi questo consiglio: è una buona cosa per l'uomo non toccare una donna". Come mai, pur avendo i Corinzi scritto su molti argomenti, egli non aveva mai aggiunto quest'esortazione? Solo per il motivo che ho spiegato adesso: per evitare che qualcuno accogliesse male il suo consiglio, ricordò la lettera da loro inviata. Ma neanche allora, pur avendo avuto tale spunto, rivolse un’esortazione veemente: usò invece un tono dimesso, imitando anche in questo Cristo. Il Salvatore infatti, concluso il discorso sulla verginità, aggiunse: "Chi è in grado d’intendere, intenda". E l'apostolo cosa disse? "Riguardo a ciò su cui mi avete scritto, è una buona cosa per l'uomo non toccare una donna".


Continua...





Torna ai contenuti | Torna al menu