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Testimoni di Geova e Pedofilia
nemmeno loro sono immuni da questa piaga vergognosa.

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È appena stato pubblicato dalla Watchtower l’ultima edizione del libro “Pascete il gregge di Dio” [sigla ks10-I].

Il libro, che contiene le ultime istruzioni provvedute dalla dirigenza del movimento religioso dei Testimoni di Geova agli “anziani” che hanno la responsabilità di gestire le congregazioni locali, viene riveduto saltuariamente. Il contenuto del libro è da considerarsi “confidenziale” e solo gli anziani hanno il diritto di possederne una copia, che deve essere prontamente restituita in caso di rimozione dalla lista degli anziani.

Il libro, comunque, non contiene esaustivamente tutte le istruzioni di cui gli anziani hanno di bisogno per gestire la congregazione. Durante la Scuola di Ministero del Regno riservata agli anziani, dove esso è usato come libro di testo, essi devono prendere nota sul libro stesso delle molte istruzioni trasmesse oralmente.

Tra un edizione e l’altra, gli innumerevoli cambiamenti d’ordine organizzativo e quelli a carattere spirituale, sono trasmessi al Corpo degli Anziani tramite lettere circolari o istruzioni ricevute a viva voce dai Sorveglianti Viaggianti durante la loro visita o alle adunanze riservate agli anziani durante le assemblee.

Molta acqua è passata sotto i ponti “teocratici” dalla precedente edizione del 1991 [ks91-I].

Durante questo tempo, la questione che forse ha ricevuto più attenzione da parte dei Critici e degli Osservatori del movimento religioso dei Testimoni di Geova, è quella che riguarda la pedofilia.

Purtroppo, però, credere che la pedofilia sia un problema all’interno del movimento è una cosa inconcepibile per il Testimone di Geova.

È vero, il soggetto viene trattato nelle pubblicazioni della Watchtower, ma raramente (occorrenze nel CD-ROM WT 2009: “pedofilia”=26, “pedofilo”=16,”pedofili”= 49). Quando lo è, è primariamente per denunciare i casi di pedofilia da parte del clero della cristianità, o condannarne il presunto lassismo in merito. Alcuni articoli hanno messo in risalto il pericolo che corrono i bambini al riguardo. Sono stati dati alcuni buoni suggerimenti sul come evitare che ne siano vittime, ma non hanno mai messo in guardia i propri membri circa la possibilità che il pericolo possa venire dall’interno della congregazione.

Per l’immaginario collettivo dei Testimoni di Geova, è inconcepibile che ci possano essere dei pedofili tra di loro
.

Ora però, per la prima volta, il nuovo “libro degli anziani”, come viene chiamato, nella sua ultima edizione del 2010 (sigla ks10-I), dedica un paio di pagine al soggetto, sotto il tema “Abuso a danno dei minori”. Come mai questa svolta?

Motivi per cui il ks10 tratta il soggetto della Pedofilia.

Da quando fu pubblicato il precedente libro di testo per gli anziani nel 1991 (sigla ks91-I), all’insaputa della maggioranza dei Testimoni di Geova stessi, la cronaca si è occupata di una quantità innumerevole di casi di pedofilia in seno al movimento. Molti casi sono finiti davanti ai tribunali e la Sede Centrale ha perfino dovuto sborsare milioni di dollari come risarcimento danni alle vittime della pedofilia da parte di membri preminenti e meno del movimento. Il sito americano www.silentlambs.org si è fatto il portavoce di questi casi, chiedendo riforme negli ordinamenti interni che regolano la questione.

Dopo aver ignorato il soggetto per decenni, a seguito delle “scoperte di Barbara Anderson
”, esponente privilegiato del movimento che ebbe un ruolo fondamentale nel rendere pubblico il problema, l’Organizzazione ha dovuto correre ai ripari, cercando di minimizzare la questione, occultando alla giustizia americana documenti compromettenti (vedi link in merito al CD-ROM sui casi di pedofilia in cui, Barbara Anderson presenta oltre 5000 pagine di documenti processuali) in seguito presentati dietro ordinanza della corte, ed infine, dando l’impressione di avere cambiato i propri ordinamenti interni incriminati di aver causato il dilagare del problema.

Ordinamenti interni:

Quali sono questi “ordinamenti interni” e in che cosa si vuol far credere che siano cambiati?

Il problema non è che ci siano dei casi di pedofilia tra i Testimoni di Geova. Nessuna denominazione religiosa può sfuggire a questa piaga. Il vero problema è relativo agli “ordinamenti interni” del movimento, che sono di ostacolo all’identificazione dei casi, al soccorso fisico, emotivo e psicologico delle vittime, e che, infine, impediscono il normale iter legislativo, che permetta di punire i pedofili e metterli in condizione di non nuocere più ai bambini.

Tribunali interni

Uno degli ordinamenti interni più significativi è che, a differenza della maggioranza delle denominazioni religiose, i Testimoni di Geova hanno una “giustizia” interna al movimento, che ha la priorità sulla “giustizia” secolare. Questa “giustizia” è gestita da tribunali interni che privilegiano la giustizia teocratica basata sull’interpretazione della Bibbia a quella secolare del paese di cui si è cittadini, un pò come i fondamentalisti islamici che privilegiano la giustizia teocratica del Corano, la Sharia. Perciò, quelli definiti “reati” dall’ordinamento legislativo sono definiti “peccati” dall’ordinamento teocratico e vanno trattati primariamente dal tribunale interno.

Questa precedenza dei tribunali interni rispetto a quelli secolari è basata, secondo l’interpretazione dei Testimoni, su quanto Paolo avrebbe voluto intendere con le sue parole riportate nella sua lettera ai Corinti.

Ivi leggiamo:

1 Corinti 6:1-8

   1 Osa qualcuno di voi che ha una causa contro un altro andare in tribunale davanti a uomini ingiusti, e non davanti ai santi? 2 O non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo dev’essere giudicato da voi, non siete voi in grado di giudicare cose di minima importanza? 3 Non sapete che noi giudicheremo gli angeli? Perché, dunque, non cose di questa vita? 4 Se dunque avete da giudicare cose di questa vita, ponete come giudici gli uomini che sono disprezzati nella congregazione? 5 Parlo per farvi provare vergogna. È vero che non c’è fra voi un uomo saggio che possa giudicare tra i suoi fratelli, 6 ma un fratello va in tribunale con un fratello, e ciò davanti agli increduli? 7 Realmente, dunque, significa una completa sconfitta per voi che abbiate processi gli uni con gli altri. Perché non vi lasciate piuttosto fare un torto? Perché non vi lasciate piuttosto defraudare? 8 Al contrario, voi fate torto e defraudate, e questo ai vostri fratelli.

Secondo l’interpretazione geovista, i “santi”, davanti ai quali i reati di cui parlava Paolo dovevano essere giudicati, sono gli “anziani” che gestiscono le loro congregazioni.

Questo intendimento, con qualche piccola differenza applicativa, è identico su entrambi, il precedente (ks91) e il nuovo (ks10) “libro degli anziani”, che ne elencano le poche logiche eccezioni, senza includerne la pedofilia. – Vedi pagine 134-135 del ks10-E.

In base a questo intendimento, un Testimone di Geova che avesse delle accuse contro un suo fratello, non è autorizzato a ricorrere ai tribunali secolari
, ma deve rivolgersi prima agli “anziani” locali, che giudicheranno il caso.

In genere, se l’accusato risulta colpevole e che venga espulso dal movimento, allora colui che lo ha accusato può finalmente querelarlo legalmente.

Se invece, gli anziani non hanno le basi per condannarlo, allora l’accusa deve essere abbandonata e il segreto assoluto viene imposto sulla questione, il che impedirebbe alla vittima di ricorrere ai tribunali secolari. In questi casi, se la vittima non rinuncia a ricorrere ai tribunali secolari, viene considerata “calunniatrice” e soggetta a provvedimenti disciplinari da parte della congregazione, come spiegato nel libro di testo degli anziani.

La regola dei due testimoni

L’altro problema che incontra la vittima della pedofilia in seno al movimento religioso dei Testimoni di Geova è che la giustizia teocratica, come per qualsiasi altro peccato (o reato), richiede la confessione dell’accusato, o la testimonianza di due testimoni oculari, sulla base della scrittura di Deuteronomio, confermata da Giovanni (8:17):

Deuteronomio 19:15

   “Nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato
, nel caso di qualunque peccato che egli commetta. La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni".

Purtroppo, per quanto riguarda la pedofilia, sarebbe ingenuo credere che il reato venga perpetrato davanti a testimoni, disposti a testimoniare contro il pedofilo. Così finisce che nella maggioranza dei casi, il “peccato” resta impunito e il pedofilo può continuare a imperversare nella congregazione.

Questo concetto viene ribadito, per esempio, nella rivista Torre di Guardia del 1995, dove si dice

   “Se l’accusa viene negata, gli anziani dovrebbero spiegare all’accusatore che dal punto di vista giudiziario non si può fare nient’altro. E per la congregazione l’accusato continuerà a essere innocente. La Bibbia dice che per poter procedere giudiziariamente ci vogliono due o tre testimoni. (2 Corinti 13:1; 1 Timoteo 5:19) Anche se più di una persona “ricorda” di essere stata molestata dallo stesso individuo, la natura di questi ricordi è semplicemente troppo incerta per basare una decisione giudiziaria su di essi in assenza di altri riscontri.

– Vedi il testo dell’articolo in questione qui di seguito:
Torre di Guardia del 1° novembre 1995, pagina 28

Il soggetto della pedofilia nel nuovo ks10 Oltre la sezione, già presente nel precedente libro di testo degli anziani, che tratta della problematica in merito al portare un fratello davanti ai tribunali, il nuovo ks10, prende in esame, per la prima volta, il soggetto dell’abuso ai danni dei minori.

L’esame del testo in merito all’abuso ai minori, sembra apportare alcuni cambiamenti di rilievo per quanto riguarda il denunciare il reato alle autorità. Infatti, raccomanda: “Non dovreste mai suggerire a nessuno di non denunciare un caso di presunto abuso a danno di minori alle forze dell’ordine o ad altre autorità”.

Definendolo “presunto abuso”, dà da pensare che ci si riferisca ad un’accusa da parte di una vittima di un caso di pedofilia che non è stato ancora trattato da un comitato giudiziario, altrimenti non avrebbero dovuto usare il termine “presunto”. Ciò che è da rilevare in questa frase è la forma negativa nella quale viene espressa. Forse sarebbe stato più appropriate affermare: “Comunque, per quanto riguarda la questione della denuncia del caso di presunto abuso a danno di minor da parte delle vittime,essa dovrebbe essere lasciata regolare in base alle leggi vigenti della nazione nella quale è avvenuto il presunto reato”.

Il libro di testo continua con la frase:

   “Se ve lo si chiede, fate comprendere che denunciare o meno il caso alle autorità è una decisione che ciascuno deve prendere individualmente e che non ci saranno sanzioni da parte della congregazione in entrambi i casi. Gli anziani non criticheranno nessuno che denuncia presunti casi del genere alle autorità. Se la vittima desidera fare una denuncia, è il suo diritto assoluto farlo. Galati 6:5”

Anche qui, il testo è ambiguo: Cosa succede se la vittima non osa chiedere, soprattutto quando la vittima ignora TUTTO di quanto viene affermato qui nel libro di testo degli anziani? Si ricordi che, per il semplice proclamatore, le uniche fonti di riferimento sono le pubblicazioni della Watchtower, che, in genere, non trattano affatto questo soggetto. Semplice, la vittima non sa di avere, ora, il diritto di sporgere denuncia, cosa che fino ad ora era stata negata loro.

Sembrerebbe che questa frase, che non è niente altro che il ribadire quanto già pubblicato, ma solo in maniera confidenziale agli anziani sulla circolare del 15 febbraio 2002, ossia del diritto di querelare un fratello senza che ci sia precedentemente un udienza davanti ad un comitato giudiziario (il tribunale interno), né la doppia testimonianza richiesta, giustifichi la violazione di 1 Cor.6:1-8 sulla sola base delle presunzione della vittima.

Come conciliare, dunque, queste innegabili contraddizioni?

Da una parte, in mancanza di una confessione, la Torre di Guardia del 1° novembre 1995 afferma che “Il nome di eventuali molestatori indicati da questi “ricordi” dovrebbe essere mantenuto strettamente riservato.” E dall’altra, la circolare del 15 febbraio 2002, come pure il nuovo libro di testo degli anziani (ks10-I) affermano che la vittima può, se lo desidera, sporgere denuncia presso le autorità, rendendo così pubblico perfino al di là della congregazione, il peccato e il peccatore.

Come sempre, la Watchtower è maestra dell’ambiguità, “ho detto … no, non ho detto”. Quando si tratta di voler dare l’apparenza di essere un ente che osserva le leggi dello stato, allora non avrebbe nessuna difficoltà a mostrare quelle istruzioni che, a prima lettura, dicono di non voler ostacolare alcuna denuncia.

Quando, invece, si deve giudicare un caso di pedofilia, in assenza di due testimoni o di una confessione, allora si richiede l’omertà nei confronti dell’accusato e se se ne dovesse denunciare il caso alle autorità, nulla impedirebbe di applicare le disposizione del ks10-I pagina 133 che ricordano che, in merito a 1 Cor.6:1-7, “Se una persona ignora la Parola di Dio su questa questione, potrebbe influire sui suoi privilegi di congregazione”.

Similmente, in merito ad una persona accusata di pedofilia che si trasferisse in un’altra congregazione, ricordiamo che il ks10-I dice “Dopo attenta considerazione della questione l’ufficio della filiale darà istruzione in merito a quale informazione condividere, o meno, sulla presunta accusa, con gli anziani della nuova congregazione”. Ma se la vittima ha già sporto denuncia, come potrebbero non comunicare questa informazione al corpo degli anziani della congregazione nella quale il molestatore si trasferisce?

Per scorgere l’ambiguità di come la questione viene presentata, leggere, qui di seguito, alcune delle istruzioni date in merito ad “Abusi su Minori”, sullo “Indice delle Circolari della Congregazione Centrale sino al 31 gennaio 2009”.
Contenuto di alcune circolari sugli abusi su minori – secondo indice CIR 2009-01-31

Implicazioni dall’eccezione alla regola di 1° Cor.6:1-7: Concedere, dopo quanto considerato qui sopra, per puri ed evidenti motivi di immagine pubblica della Watchtower, dopo gli scandali subiti e il patrimonio speso in regolamenti giudiziari, il “permesso” di violare il principio apostolico di questa scrittura, apre un vero vaso di pandora.

Per quale motivo, potrei liberamente, senza sanzione alcuna, sporgere denuncia contro un mio fratello per pedofilia, anche in mancanza di una confessione o la doppia testimonianza, mentre potrei subire delle ripercussioni disciplinari, secondo il ks10-I pagina 134, se lo facessi per altri motivi, perfino meno delittuosi, come un estorsione?

Un bel “cavillo” tecratico-legale … sul quale meditare!




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