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Da Obiettivo Chaire

Comunità per omosessuali che vogliono ritornare etero con numerose testimonianze

2 - SCIENZA - a) Genetica

Persone... “nate così”?

L'idea che essere omosessuali sia il risultato inevitabile di un determinismo genetico o biologico innato, predeterminato e immutabile, è una ipotesi presentata come dato scientifico da molta divulgazione mass-mediatica. L'idea che gli omosessuali siano “nati così” circolava già nel 1897 quando il ricercatore tedesco Magnus Hirschfeld parlava di omosessualità congenita e domandava parità di diritti basandosi su tale principio. Allo stato attuale delle conoscenze, non esiste nessuna prova scientifica che dimostri come vera questa ipotesi. Tale mancanza di evidenza è stata ulteriormente confermata dagli studi sui gemelli monoovulari o identici: nessuno può, pertanto, invocare come “patologia genetica” l’orientamento omosessuale.
L'inesistenza di un “gene dell'omosessualità” non esclude un'eventuale predisposizione multifattoriale, ma si tratta di una minoranza di casi, e va precisato che “predisposizione” non significa “causa”. Nella genesi di questo orientamento hanno invece grande incidenza gli aspetti relazionali, comportamentali, psicologici. Tali aspetti, che appaiono preponderanti, sono suscettibili di una libera presa in carico e plasmabilità, il che dovrebbe costituire una buonissima notizia, soprattutto per chi sperimenta pulsioni omosessuali indesiderate. Ecco una breve presentazione dei contenuti circa tre studi erroneamente divulgati come “prova” dell’origine genetica biologica della omosessualità.

Simon Le Vay: il “cervello gay”

"Ripetutamente sono stato indicato come colui che ha dimostrato il fondamento genetico dell'omosessualità... Non ho mai asserito questo" (The Sexual Brain, 1991, 122) Questo biologo, ha studiato i cervelli di 41 cadaveri: 6 donne, 19 omosessuali maschi, e 16 uomini verosimilmente eterosessuali, focalizzandosi su un’area chiamata ipotalamo. Il terzo nucleo interstiziale dell’ipotalamo anteriore (chiamato INAH-3), secondo il suo studio, mostrava dimensioni comparabili nelle donne e negli omosessuali, mentre appariva più grande negli eterosessuali. Il ricercatore ipotizzava in questo dato la prova di una effettiva diversità strutturale responsabile della omosessualità. Le controdeduzioni sollevate in ambito scientifico sono state molte, alcune davvero ovvie.

La “supposizione” che i 16 uomini eterosessuali fossero realmente eterosessuali era gravemente lacunosa laddove in 14/16 era indisponibile la storia sessuale. Lo studio ha confrontato, in altre parole, omosessuali con una maggioranza di uomini dall'orientamento sessuale sconosciuto. Ma di assoluta rilevanza è l’aspetto, neppure considerato, che la plasticità del cervello umano è tale che appare praticamente impossibile determinare se la dimensione di un’area determina il comportamento o piuttosto non sia un certo comportamento a determinare la voluminosità di una certa area, allo stesso modo in cui, per esempio, un certo esercizio fisico fa sviluppare selettivamente un determinato gruppo muscolare rispetto alla ipotrofia (scarso sviluppo) della stessa area quando non esercitata. Restava quindi irrisolta la domanda chiave: le persone sono omosessuali perché hanno una piccola INAH-3 o la loro INAH-3 è più piccola a causa dei loro atti, pensieri e sentimenti omosessuali?

Molteplici aspetti depongono per una reale impossibilità di attribuire allo studio di Le Vay un significato scientifico (la prova dell'esistenza di un “cervello gay”):
. È dimostrato che il cervello cambia in risposta a modifiche legate al comportamento e all'ambiente. Per esempio, nelle persone che leggono in Braille dopo essere diventate cieche, l'area del cervello che controlla il dito della lettura è più grande.

· Non c'è unanimità tra gli scienziati su quale sia il modo migliore di misurare la INAH-3. Alcuni ritengono che misurare il volume dell' INAH-3 per determinare l'orientamento sessuale di una persona sia come cercare di misurarne l'intelligenza basandosi sulla taglia del suo cappello.
· L’ipotesi “ipotalamica” non è in grado di spiegare il comportamento sessuale delle lesbiche né, tantomeno, quello dei bisessuali o dei transgender.
· Da un punto di vista infettivologico i cadaveri degli omosessuali esaminati erano tutti di persone con AIDS, quindi con patologico interessamento cerebrale da parte del virus HIV, notoriamente causa di atrofia.
· Infine va ricordato che le esperienze emozionali, fissate nel sistema limbico di cui fa parte l'ipotalamo, possono essere comunque sostituite da nuove esperienze emozionali: siamo di fronte a una sorta di "banca dati", che è soggetta al controllo e alla programmazione del pensiero cosciente, e perciò plasticamente modificabile.

Bailey & Pillard: lo studio sui gemelli

Lo studio di Bailey & Pillard (A genetic study of male sexual orientation, Archives of General Psychiatry 48, 1991) prendeva in esame coppie di fratelli - gemelli omozigoti, gemelli eterozigoti, altri fratelli biologici e fratelli adottivi - di cui almeno uno dei due fosse omosessuale. Anche in questo caso i risultati vennero divulgati come prova di una base genetica dell'omosessualità. Ma a una analisi dettagliata dei dati, l'evidenza va in tutt'altra direzione.
I gemelli identici erano entrambi omosessuali solo nel 52% dei casi con buona pace del "determinismo genetico"; i gemelli non identici erano omosessuali nel 22% dei casi; i fratelli biologici nel 9,2% dei casi, percentuale addirittura inferiore a quella dei fratelli adottivi 10,5%. Dallo studio emergeva quindi non tanto il presunto determinismo genetico, ma piuttosto l’importanza dell’aspetto relazionale, soprattutto familiare.

Come poi ha acutamente osservato la biologa Anne Fausto Sterling, "affinché un simile studio fosse veramente significativo si sarebbero dovuti osservare dei gemelli cresciuti separatamente".
Visto, poi, che i gemelli monoovulari condividono il 100% dei geni, se uno di essi è omosessuale dovrebbe esserlo anche l'altro nel 100% dei casi. Paradossalmente i fratelli adottivi, che non hanno geni in comune, hanno più probabilità di essere entrambi omosessuali che non i fratelli biologici!
Tra l'altro, si tenga presente che il campionamento dello studio non era stato condotto casualmente, ma attraverso inserzioni su giornali e riviste gay.
Queste elementari osservazioni hanno indotto la rivista scientifica Science a sottolineare che "non vi è nessuna componente genetica, ma piuttosto una componente ambientale condivisa nelle famiglie" (24/12/1993, n° 262).

Dean Hamer: il marcatore genetico Xq28

Secondo Dean Hamer (“A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation”, Science 261, 1994), 33 coppie di fratelli omosessuali su 40 condividevano, in un gruppo di 5 marcatori genetici, un marcatore specifico. Riportando tale scoperta, la copertina di una famosa rivista strillava: "Gay si nasce: la scienza trova il collegamento genetico". Il ricercatore, in realtà, sosteneva ben altro: nella sua pubblicazione egli sottolineava chiaramente che quel tratto genetico poteva avere "un qualche ruolo" in una minoranza di uomini omosessuali, fissata tra il 5 e il 30% (The Science of Desire, 1993).
Quale rilievo attribuire a quel "qualche ruolo" ? Che dire del rimanente 70-95 % di uomini gay nei quali quel tratto non è presente? Nel lavoro di Hamer manca, inoltre, un controllo basilare, e cioè lo studio del livello di condivisione degli stessi marcatori genetici in coppie di fratelli eterosessuali.
Altri studi, come quelli di George Ebers, non hanno trovato "nessuna evidenza, neanche un sospetto" per una base genetica.
Un altro studioso, Rice, con i suoi colleghi ha dichiarato che i risultati ottenuti "non avvallano l'esistenza di un gene alla base dell'omosessualità maschile" (cfr. “Male Homosexuality: Absence of Linkage to Microsatellite Markers at Xq28” in: Science 284, 1999).





3 - CHIESA - a) Bibbia

Stupore divino

Dio creò l'umanità a sua immagine,
a immagine di Dio la creò,
maschio e femmina li creò (Gn 1,27).
Dio vide quanto aveva fatto,
ed ecco, era cosa molto buona (Gn 1,31).

Dio, nella Bibbia, crea “differenziando”. Nel cuore della creazione c'è un processo di separazione e differenziazione. Anche la crescita cellulare avviene in questo modo: le cellule crescono dividendosi e differenziandosi. Dio crea “separando”: la luce dalle tenebre, il giorno dalla notte, l'acqua dalla terra ferma... Tale processo raggiunge il suo culmine nella creazione dell'uomo e della donna. Quando, nel sesto giorno, Dio contempla l'opera della creazione, il suo sguardo è carico di stupore: "Era cosa molto buona", specifica il testo, ponendo al centro della nostra attenzione il disegno originario di Dio e la verità più profonda dell'uomo e della donna. Pertanto, fin dalla sua prima origine, l'umanità è descritta come articolata nella relazione del maschile e del femminile.
Non è certo una casualità che tra le modalità scelte da Dio per rivelarsi al popolo lungo la paziente e sofferta pedagogia della storia della salvezza, il riferimento all'alleanza tra l'uomo e la donna sia particolarmente ricorrente. Basti anche solo pensare al Cantico dei Cantici, dove l'amore tra lo sposo e la sposa rimanda all'amore infinito di Dio, oscillando continuamente dall'esperienza umana a quella spirituale. Intriso di passione, tenerezza, corporeità e concretezza, il Cantico, proprio per tale motivo, è stato valorizzato per esprimere l'amore che unisce Dio al suo popolo e Cristo alla Chiesa. Il medesimo linguaggio riaffiora nelle pagine dei profeti (Isaia, Ezechiele, Osea...): nelle loro parole, la nazione d'Israele viene paragonata alla sposa che si allontana per cercare altrove la vita e la felicità, mentre Dio assume i tratti dello sposo tradito, addolorato, geloso, ma sempre profondamente legato all'umanità da lui plasmata.

La ferita del peccato

La bontà del disegno originale di Dio resta esposta alle ferite del peccato (cf Gn 3) il cui primo effetto è proprio quello di snaturare la relazione, insidiando ciò che unisce l'umanità a Dio, e nell'umanità, ciò che unisce l'uomo alla donna. Minacciato dal peccato, l'amore resta adombrato dalla ricerca di sé e dall'istinto del dominio sull'altro. La differenza e la complementarità originale diventano uno spazio abitato dalla conflittualità e dall'accusa, ulteriormente aggravate dalla disarmonia tra l'uomo e Dio. Questi elementi di disordine, descritti con enorme finezza nelle pagine della Scrittura, sono gli stessi che agiscono nella società contemporanea e che la Chiesa individua in quella tendenza a cancellare ogni differenza tra ciò che è propriamente maschile e femminile, considerando tale preziosa eredità semplicemente come l'effetto di un condizionamento storico-culturale. Le conseguenze che ne derivano sono gravi: esse mettono in questione l'identità profonda della persona, la famiglia, cellula fondamentale della società e l'ordinato esercizio della sessualità.

L'ultima parola

Sarebbe, tuttavia, un grave errore attribuire alla “ferita” o al peccato l'ultima parola. L'ultima parola è il "Verbo fatto carne", Cristo, che assumendo la condizione umana, l'ha sanata alla radice. In Cristo, la rivalità, l'inimicizia, la violenza che sfigurano la relazione dell'uomo e della donna sono superabili e superate: "distinti fin dall'inizio della creazione e restando tali nel cuore stesso dell'eternità, l'uomo e la donna, inseriti nel mistero pasquale del Cristo, non avvertono più la loro differenza come motivo di discordia da superare con la negazione o con il livellamento, ma come possibilità di collaborazione che bisogna coltivare con il rispetto reciproco della distinzione" (Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 12).
In tal senso, il Nuovo Testamento non manca di riprendere l'immagine della sposa e dello sposo indicando modelli in cui il disegno originale trova compimento: basti pensare a Maria, nella cui femminilità viene ricapitolata e trasfigurata la condizione di Israele; a Cristo, che rivive con i credenti, le pagine del rapporto sofferto tra Dio e il popolo. Si pensi anche al noto passaggio dell'apostolo Paolo che, rivolgendosi ai fratelli di Corinto, si esprime in questi termini: "Io provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo" (2Cor 11,2). La medesima immagine chiude l'intera storia biblica quando, nell'epilogo dell'Apocalisse, la comunità-sposa e lo Spirito che la assiste implorano la venuta del Cristo-sposo: "Vieni Signore Gesù" (Ap 22,20).
Distinti fin dall'inizio della creazione, pertanto, il maschile e il femminile appartengono ontologicamente ad essa e fanno della relazione complementare quella "cosa molto buona" che permette al volto di Dio di continuare a trasparire nella sua luminosità.

Bibbia e omosessualità

Il fatto che il termine “omosessualità” nasca solo nel XIX secolo non ci deve portare ad affermare che la Bibbia non abbia nulla da dire in merito. Molte situazioni che interpellano l'uomo contemporaneo erano sconosciute ai tempi in cui i libri della Scrittura sono stati composti, ma ciò nulla toglie alla Sapienza della Parola e alla sua capacità di orientare il cuore dell'uomo verso la verità dell'essere e dell'agire. Posta tale premessa, accostiamo brevemente i testi che hanno un qualche riferimento al comportamento e agli atti tra due persone dello stesso sesso. L'Antico e il Nuovo Testamento sono unanimi nella loro posizione: il comportamento omosessuale, nelle sue diverse varianti, è espressione di un disordine e di una drammatica distorsione dell'ordine divino. La nostra attenzione si soffermerà su sei brani: tre presenti nell'Antico Testamento (Gn 19,1-25; Lv 18,22 e 20,13) e tre nel Nuovo Testamento (Rm 1,26-27; 1Cor 6,9-11; 1Tm 1,8-11).

Genesi 19,1-25 e Levitico 18,22; 20,13

L'Antico Testamento affronta la questione in due circostanze: nel primo caso abbiamo a che vedere con un testo narrativo, nel secondo con due norme appartenenti alla cosiddetta “legge di santità” che regola la vita sociale e liturgica del popolo d'Israele.

· Genesi 19,1-25. Il giudizio dell'autore sacro sul comportamento degli abitanti di Sodoma è senza appello. Nel fatto che giovani e vecchi chiedano con arroganza a Lot di consegnare gli ospiti per poterne abusare sessualmente, il testo vede il vertice di un disordine che esige un intervento radicale. Gli angeli si recano a Sodoma con un obiettivo preciso: verificare se il grido che è giunto a Dio corrisponda o meno alla realtà delle cose. Ciò viene chiaramente espresso in Genesi 18,21: "Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere". Al centro della questione non sta né il tema dell'ospitalità, né quello della violenza su due stranieri, ma piuttosto quello di un male che ha raggiunto il suo culmine e che viene espresso dalla scena di Genesi 19. La gravità della situazione è ulteriormente enfatizzata dal fatto che intorno alla casa di Lot si affollano "giovani e vecchi, tutto il popolo al completo" (v.4). Il loro comportamento è tutt'altro che un dato accessorio del racconto: è ciò che esprime la gravità del peccato degli abitanti di Sodoma.

· Levitico 18,22. Le norme del capitolo 18 vanno comprese alla luce del v.3: "Non agite secondo il costume del paese d'Egitto, dove avete abitato, e non agite secondo il costume della terra di Canaan, dove vi conduco". Nella cultura cananea la pratica dell'idolatria giungeva a disordini tanto gravi da violare il diritto e la morale familiare. È proprio la morale familiare che la legge di Dio si propone di tutelare. Il comportamento di chi "giace con un uomo come si giace con una donna" viene menzionato tra la venerazione di Moloch e la bestialità, all'apice dell'elenco. Secondo il testo, il disordine introdotto da tali azioni nell'equilibrio della creazione è tale che "la terra vomita i suoi abitanti" (v.25). Lo stesso tono ricorre nel brano di Levitico 20,13.
La radicalità presente nei testi anticotestamentari la ritroviamo nei brani del Nuovo Testamento. Il riferimento all'originale greco diventa, in tal caso, particolarmente prezioso.

Romani 1,26-27

Per questo Dio li ha dati in balia di passioni degradanti (pathê atimias): le loro donne (thêleiai) hanno scambiato il rapporto sessuale naturale con quello contro natura (para physin); ugualmente gli uomini (arsenes), lasciato il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati (vb. ekkaiomai) di passione smodata (orexei) gli uni verso gli altri, compiendo turpitudine (aschemosynen) uomini con uomini, ricevendo in se stessi il controsalario (antimisthian) debito al loro inganno (plane).

Paolo, in questo brano, è molto esplicito. Il comportamento omosessuale rientra in quelle "passioni degradanti" che insidiano la dignità della persona umana. Questi due versetti rappresentano l'unico punto in tutta la Bibbia in cui gli atti omosessuali sono presi in considerazione nella loro duplice sfumatura: atti di uomini con uomini e atti di donne con donne. Se è vero che Paolo ha appena stigmatizzato la stoltezza dell'uomo che, aderendo all'idolatria, ha scambiato "la verità di Dio con la menzogna, adorando e prestando un culto alle creature invece che al Creatore" (1,25), è anche vero che obiettivo dei vv.26-27 è quello di mostrare a quali distorsioni può essere esposto l'ordine della creazione, quando l'uomo perde la verità ontologica di sé stesso e della realtà creata. Il testo greco, usando i termini arsen/thely (maschio/femmina) invece di gyne/aner (uomo/donna), evidenzia la rottura dell'ordine genesiaco, ulteriormente sottolineata dalla duplice ripresa dell'espressione para physin (contro natura). Il linguaggio dell'Apostolo è specifico: egli ricorre a termini che compaiono solo qui in tutto il Nuovo Testamento: ekkaiomai (infuocarsi) e orexis (libidine, passione smodata), sottolineando la forza compulsiva che si può scatenare nell'uomo. Altri due sostantivi, aschemosyne (vergogna, azione turpe) e antimisthia (letteralmente, contro-salario, falsa ricompensa), ripresi anche in Apocalisse 16,15 e in 2Corinzi 6,13, evocano il circolo vizioso in cui l'uomo si ritrova imprigionato. Significativo l'impiego del termine plane (inganno) che dà una connotazione ironica all'inciso paolino: chi aderisce a tali comportamenti è come se si trovasse doppiamente ingannato, dalla propria passione e dall'offuscamento della verità.

1Corinzi 6,9-11

O non sapete che gli ingiusti non erediterranno il regno di Dio? Non lasciatevi ingannare: né immorali (pornoi), né idolatri, né adulteri, né effemminati (malakoi), né maschi che si accoppiano con maschi (arsenokoitai), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E di tal fatta eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati resi giusti nel nome del Signore Gesù Cristo...

I dieci vizi dell'elenco paolino, declinano la categoria degli adikoi, gli ingiusti. Sei di questi vizi sono già stati menzionati in 1Corinzi 5,11. Il nuovo elenco si distingue dal precedente per la minaccia ("non erediteranno il regno di Dio") e per l'amplificazione della devianza nell'ambito sessule e relazionale. Due sono i termini che ci interessano da vicino: il termine arsenokoitai (che trova qui e in 1Timoteo 1,10 le uniche menzioni di tutto il Nuovo Testamento) e il termine malakoi.
Arsenokoitai è un vocabolo composto da arsen (maschio) e koite (letto, coito). Il fatto che questo termine, in tutta la letteratura del I secolo, si trovi solo nei testi paolini e in quelli del giudaismo della diaspora fa supporre che esso derivi dai due testi di Levitico 18,22 e 20,13 in cui si condanna tale comportamento sessuale. È comunque possibile che il termine vada compreso anche nell'ambito della prostituzione maschile: in ricorrenze successive al II secolo lo ritroviamo, infatti, accanto a vizi o disordini di carattere economico.
Malakoi è un termine che si riferisce, in senso ampio, alla effeminatezza: può riferirsi a uomini pigri come a chi prende la vita alla leggera, ai codardi come a chi indulge nel vino e nel sesso, a chi acconsente passivamente a rapporti sessuali con altri uomini e ai ragazzi che cercano di rendersi più attraenti davanti alla donne e agli uomini. Indica, in altre parole, un complesso di comportamenti, atteggiamenti, abitudini che esprimono nell'uomo la presenza di una “distonia” enfatizzata e rimarcata con quella mascolinità che per natura gli è propria.
Pur manifestando un giudizio radicale contro simili comportamenti, Paolo ricorda a chi lo ascolta che un cammino di conversione è possibile. La comunità a cui si rivolge ne è una prova: "Di tal fatta eravate alcuni di voi". L'adesione a Cristo rende possibile camminare oltre la ferite e le distonie personali: la sua Grazia ha la forza di “lavare”, “santificare”, “rendere giusti”, rinvigorendo una volontà che, ben orientata, può contribuire efficacemente all'equilibrio personale e relazionale.

1Timoteo 1,9-10

La legge non è istituita per chi è giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli omicidi, i fornicatori, i maschi che si accoppiano con maschi (arsenokoitais), i mercanti di uomini, i mentitori, gli spergiuri e qualsiasi altro vizio che si opponga alla sana dottrina...

La dichiarazione dell'autore sacro (in questo caso non si tratta di Paolo, ma di un suo discepolo), ha come obiettivo quello di ribadire la totale differenza tra la via additata da Cristo e quella additata dalla legge mosaica. Se la prima ha introdotto nel mondo la logica della santità e della Grazia, la seconda serve solo per contenere i danni delle bassezze e dei disordini introdotti dall'uomo: l'elenco di tali disordini (ne vengono menzionati ben 14!) riprende l'elenco del Decalogo, mostrando come tali comportamenti siano totalmente in opposizione alla via tracciata da Dio.





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