Omosessualità domande e risposte - Riflessioni cristiane - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'omosessualità non è una malattia genetica
di Bruto Maria Bruti
Alleanzacattolica


Comunità di terapia psicologica per omosessuali che vogliono ritornare etero clicca qui


Per omosessualità s’intende l’attrazione sessuale di un individuo maschio o femmina per gli individui del suo stesso sesso. Poiché nell’omosessuale non vi sono malformazioni né alterazioni ormonali e non vi è odio per il proprio corpo, l’omosessualità — due volte più frequente nei maschi che nella femmine — non va confusa né con l’ermafroditismo né con il transessualismo.

1. Ipotesi di origine biologica

Nel 1991, il biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dell’Institute of Gay and Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo la quale il comportamento omosessuale non sarebbe un comportamento sessuale frutto di abitudini apprese, subite o liberamente scelte, ma una condizione biologica innata, precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale. L’ipotesi di LeVay è che il terzo nucleo interstiziale dell’ipotalamo anteriore — INAH3 — sarebbe più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli omosessuali sarebbe più piccolo e che tale nucleo potrebbe essere determinante nella genesi del comportamento sessuale.

Nel 1994 William Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute e ricercatore all’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, presso la quale studia la struttura cerebrale dell’uomo e degli altri primati e il modo in cui i fattori biologici e sociali interagiscono nell’influenzare il comportamento, ha fatto notare che il lavoro di LeVay è inattendibile perché tutti i cervelli di maschi omosessuali provengono da pazienti colpiti da AIDS e, all’epoca del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi livelli di testosterone in conseguenza di tale malattia: le ricerche dimostrano che il volume di certi nuclei ipotalamici varia con la quantità di testosterone presente nel sangue. Ma contro l’ipotesi dell’omosessualità come condizione biologica
è determinante l’esito di una ricerca — effettuata da J. Michael Bailey della North-Western University e da Richard C. Pillard della Boston University — sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti — cioè con tutti i geni uguali e con la stessa struttura biologica —, inoltre allevati nella stessa famiglia, nello stesso ambiente sociale e a stretto contatto l’uno con l’altro. Tale ricerca ha dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto un comportamento omosessuale, in circa la metà dei casi l’altro gemello ha scelto un comportamento sessuale normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti quando uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo omosessuale.

Il tutto prova in modo inequivoco l’importanza del libero arbitrio, delle intretrpetazioni, dei rapporti affettivi con i genitori (relazione triadica) e delle abitudini nella genesi del comportamento sessuale.

2. Ipotesi di origine psicologica


Lo psichiatra olandese Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni si sono viste confermate soprattutto le idee dello psicanalista austriaco Alfred Adler (1870-1937), il primo a mettere in relazione, nel 1917, l’omosessualità con un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio sesso. Le ricerche empiriche di Irving e di Toby B. Bieber e di altri nel 1962 evidenziano il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente con il suo ruolo sessuale, deve aver stima per il genitore del suo stesso sesso e deve sentirsi da lui amato e stimato; inoltre, l’adulto omosessuale è spesso uno che non ha vissuto i suoi anni di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso sesso. Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria situazione, a desiderare l’affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto alle quali ha sviluppato un complesso d’inferiorità e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui compagnia si sente escluso. Van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali possono essere curati
, ma soprattutto che possono e devono essere prevenuti durante l’infanzia con una giusta educazione. Egli afferma che un’educazione dei giovani che cerchi di annullare le specificità maschili e femminili — tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario — e la mancanza in casa dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgenza di complessi nevrotici omosessuali. A conclusioni analoghe giunge — in un contesto teorico di matrice freudiana — Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica nell’Università di San Diego, in California: il bambino o la bambina possono non riuscire a realizzare l’identificazione con il genitore del proprio sesso durante la cosiddetta fase edipica; in questo caso il soggetto regredisce al narcisismo primario pre-edipico e vengono attivate in questo modo le premesse di un orientamento affettivo omofilo. Se il soggetto così "predisposto" incontra individui omofili può attivare verso di loro un tardivo processo di identificazione, che darà luogo a un orientamento omosessuale. L’identificazione con il genitore dello stesso sesso — spiega Cesari — non avviene perché il genitore è "inadeguato", oppure perché il soggetto — bambino o bambina —, per aspetti caratteriologici suoi o per sue interpretazioni, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui ciò che istintivamente va cercando. Tale soggetto — dice sempre Cesari — presenterà, anche in età adulta, atteggiamenti infantili, quasi sempre abilmente e inconsciamente mascherati e sostanzialmente immaturi, di attaccamento al genitore complementare.

In campo psicologico molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è "ego-dystonic
". Il gesuita professor Bartholomew Kiely, della Pontificia Università Gregoriana, sottolinea che non si tratta di una posizione veramente scientifica ma di una posizione relativista nel campo della psicologia. Per tale approccio relativista ogni considerazione sull’omosessualità dovrebbe essere non di tipo oggettivo ma di tipo soggettivo. Se il soggetto si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossicodipendente o l’alcolizzato si sentono gratificati dalla droga o dall’alcol essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire per la loro strada. Già il filosofo tedesco Herbert Marcuse (1898-1979), esponente della Scuola di Francoforte, rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un’alienazione e deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà.

3. L’ordine naturale


Tutti coloro che hanno disturbi comportamentali, l’alcolista, il tossicodipendente, il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il voyeur, il masochista, il sadico, e così via, sono soggettivamente gratificati dalle loro azioni disordinate, ma si tratta oggettivamente di situazioni di deviazione e di alienazione. Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà; l’essere umano deve venire aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà perché la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l’ordine fondamentale delle cose, nella misura in cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all’interno della medesima realtà. Se è vero che l’uomo deve dominare la natura, è pure vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole: pertanto il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale, poste dal loro Creatore. La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. Un uomo può sentire in sé l’inclinazione alla disonestà e all’omicidio, ma non per questo è costretto o autorizzato a rubare e a uccidere.

4. Libertà umana e moralità


La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé quella libertà della volontà che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata e di essere padrona dei propri atti. L’atto omosessuale è un atto contro natura, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica: perciò tale atto non risolve i problemi più profondi della persona e impedisce la sua vera realizzazione. Gli atti omosessuali possono rappresentare un’occasione di piacere momentaneo e disordinato, ma impediscono la felicità della persona.

Il professor Cesari afferma che l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno di significato e introduce in psicologia il concetto di "fecondità": "felice" è il termine corradicale di "fecondo". La fruizione immediata ed esclusiva del solo piacere non rende felice l’uomo. Per esempio, nel campo sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se vissuta all’interno di un’autentica relazione d’amore perché altrimenti l’atto sessuale potrà essere anche "fertile" ma non sarà umanamente "fecondo" in quanto rimarrà inappagato quel bisogno fondamentale, vero "basic need", che consiste nell’essere in una vera relazione con l’altro.

La felicità-fecondità nasce da un processo che porta l’uomo all’unione con sé stesso ( passioni, volontà, ragione ) e con l’ordine fondamentale della realtà e il piacere è buono solo quando è ordinato a tale processo: il piacere disordinato è soltanto il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le altre componenti della personalità e con la verità.

Lo studio psico-biologico sull’omosessualità fa concludere che l’omosessualità nasce da bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia.

Nota bene: L’omosessualità è una tendenza che non va confusa con i semplici atti omosessuali: gli atti omosessuali possono essere compiuti in presenza di omosessualità oppure no: per esempio esperienze adolescenziali, oppure volontà di trasgredire, gusto del proibito, volontà di dominare un altro uomo – e questi ultimi rientrano propriamente nella condizione detta della sodomia – che non va confusa con l’omosessualità. L’omosessualità non è una malattia fisica né mentale, ma un sintomo dovuto ad  un disturbo vericatosi nello sviluppo dell’identità sessuale.
Per esempio, se uno è agitato, avrà la pressione alta, ma ciò non vuol dire che sia ammalato di “pressione alta” perché in questo caso la sua pressione non è causata da malattie renali o vascolari o così via, ma è solo un sintomo dovuto a uno stato di agitazione: se l’individuo acquista sicurezza e si tranquillizza, il sintomo della pressione alta scomparirà.
“L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il  genitore dello stesso sesso. In altre parole: per il ragazzo che non ha avuto una connessione emotiva con il padre, e per la ragazza che non ha
avuto attenzione emotiva da parte della madre, questo può indurli a sviluppare un sintomo di attrazione verso il proprio sesso, o omosessualità” (J. Nicolosi).


Dal punto di vista socio-politico l’atteggiamento verso il comportamento  omosessuale deve essere improntato al rispetto, alla compassione e alla delicatezza nei confronti delle persone con tendenza omosessuale mentre, al contrario, la pulsione  omosessuale non può e non deve essere tutelata e promossa come un valore, non può e non deve essere equiparata al comportamento sessuale ordinato e naturale, che porta alla costituzione di una famiglia e alla possibilità di adottare dei figli. La società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone con tendenza omosessuale che vogliono compiere un cammino di crescita oltre l’omosessualità. L’itinerario progressivo di crescita oltre l’omosessualità è l’unico percorso che difende in modo realistico e autentico la libertà e la dignità delle persone con tendenza omosessuale e trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del movimento internazionale "ex gay", a cui aderiscono omosessuali ed ex omosessuali che non sono disposti a rassegnarsi alla loro tendenza disordinata. Si tratta di un autentico movimento di base che si è organizzato, negli Stati Uniti d’America, in enti come Exodus international e Courage: omosessuali ed ex omosessuali si aiutano per promuovere un miglioramento e un cambiamento di vita in modo da liberarsi dal vizio dell’omosessualità.

Per approfondire: vedi l’aspetto biologico in Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le componenti biologiche dell’omosessualità maschile, in Le Scienze. Edizione italiana di Scientific American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp. 18-23; e in William Byne, I limiti dei modelli biologici dell’omosessualità, ibid., pp. 24-30; quello psicologico in Gerard J. M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, trad. it., Ares, Milano 1995; in Giuseppe Cesari e Maria Luisa Di Pietro, L’educazione della sessualità, La Scuola, Brescia 1996, pp. 27-38 e 46-50; e in padre Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, in L’Osservatore Romano, 14 -11- 1986; la posizione della Chiesa cattolica in Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986; e, dello stesso dicastero vaticano, in Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, in L’Osservatore Romano, del 24-7-1992; una sintesi della problematica e delle diverse posizioni nei miei Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, in Cristianità, anno XXIII, n. 243-244, luglio-agosto 1995, pp. 5-12, e Domande e risposte sul problema dell’omosessualità, Cristianità, anno XXX, n. 314, novembre-dicembre 2002, pp. 7-24.
Cfr. inoltre Joseph Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, con presentazione di Chiara Atzori e postfazione di padre Livio Fanzaga S.P., trad. it., Sugarco, Milano 2002, e la mia recensione in Cristianità, anno XXXII, n. 321, gennaio-febbraio 2004, pp. 18-22; Roberto Marchesini, «After the ball»: un progetto «gay» dopo il baccanale, Cristianità, anno XXXIII, n. 327, gennaio-febbraio 2005, pp. 7-11.
Ulteriori risorse sul sito di Alleanza Cattolica - Cristianità

MASSIMO INTROVIGNE, La 'Lettera' 'sulla cura pastorale delle persone omosessuali', Cristianità, 139-140 (1986), pp. 9-10 (in formato PDF)

ACNews 002-2005 — Matrimonio omosessuale e poligamia: campanello d'allarme dal Canada

ACNews 004-2005 — Intervento di S.E. mons. Pier Giacomo Grampa, vescovo di Lugano, in merito alla Legge sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali

JOSEPH NICOLOSI E LINDA AMES NICOLOSI, Omosessualità. Una guida per i genitori, con Presentazione di Chiara Atzori (recensione di Roberto Marchesini), Cristianità, 330-331 (2005).



Torna ai contenuti | Torna al menu