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Omosessualità: correggere l'immagine che abbiamo di noi stessi

LA STORIA  DI  JOE

Correggere l’immagine che abbiamo di noi stessi

Brano estratto dal libro "This way out"
di Frank worthen
Presidente di New Hope Ministries

L'immagine che abbiamo di noi stessi è di vitale importanza per il processo di cambiamento.

Essa si intreccia con l’immagine che abbiamo di Dio e degli altri. Fino a quando non avremo una relazione personale con Dio, una relazione di amore e di fiducia con Lui, non potremo rapportarci bene con gli altri. Non avremo in noi un sentimento di amore vero da condividere. Soltanto quando amiamo Dio e condividiamo il suo amore con gli altri possiamo sentirci bene con noi stessi.

In un certo senso, l’immagine che abbiamo di noi stessi é il risultato di un processo di filtraggio verso il basso. Dio ci dona il suo amore e noi, a nostra volta, possiamo donarlo ad altre persone. Coloro che sono al di fuori della Cristianità riconoscono pienamente il bisogno di amare se stessi, tuttavia sono ciechi all’evidenza che l’amore per se stessi é il risultato dell’amore di Dio che opera nelle nostre vite. La componente spirituale non può essere trascurata; è l’elemento più importante.
Joe ha iniziato a partecipare al nostro programma diversi anni fa. Con il passare del tempo cominciò a raccontare gli eventi della sua vita. Non era sicuro di essere stato un bambino desiderato. I suoi genitori non gli avevano mai dato la certezza di essere stato il benvenuto in una famiglia in cui vi erano già tre bambini e due bambine. I tempi erano difficili e la famiglia era povera.

Joe ebbe la sfortuna di essere un ragazzo di salute cagionevole.
I costi per le spese mediche erano troppo pesanti per la sua famiglia. Joe era una persona scoordinata, incapace di dimostrare la propria mascolinità negli sport ed era il tipo di ragazzo che viene sbeffeggiato dai coetanei: “lanciamo una moneta e chi perde si prende Joe”. Cercava di trovare una compensazione prendendo dei buoni voti a scuola, riusciva a mantenere alcune amicizie facendo i compiti per i suoi compagni. I suoi successi non venivano ricompensati; nessuno notava o diceva che era stato bravo.

I genitori di Joe divorziarono e un altro uomo diventò il capo famiglia.
Quest’uomo non voleva avere alcun rapporto con un ragazzino “strano”. I suoi fratelli ebbero il permesso dal loro nuovo patrigno di perseguitare Joe; divenne un intrattenimento per la famiglia. Se Joe ammirava qualcuno che aveva fiducia in se stesso la sua famiglia lo chiamava gay. Quando una volta iniziò ad interessarsi di una ragazza, la famiglia lo prese in giro e disse che nessuna ragazza lo avrebbe mai voluto.

Durante il periodo degli studi Joe lavorava e divenne una persona molto responsabile. Se ne andò al college dove ottenne buoni risultati. Nel campus universitario scoprì un club gay. Fece amicizia con alcuni dei membri e scoprì che essi lo consideravano speciale. Scoprì che i gay lo trovavano molto attraente e lui, a sua volta, si sentiva molto attratto da loro. Aveva l’impressione di aver trovato la sua vera famiglia.

Seguì un periodo di inquietudine in cui Joe si chiedeva, “sono gay?”. Non aveva alcun elemento che supportasse la sua eterosessualità. Tutte le relazioni che aveva avuto con donne erano state frustrate ed egli si sentiva rifiutato. Il suo patrigno lo considerava “strano”, e Joe considerava invece il suo patrigno come un “vero” uomo.
Per tutta la vita aveva avuto infatuazioni per uomini atletici. Odiava il basketball ma si sedeva spesso sugli spalti per guardare gli uomini giocare. Cercava di imparare i loro nomi basandosi sul numero delle loro magliette. Non gli importava chi vincesse, desiderava soltanto essere come loro, desiderava che uno di loro diventasse suo amico. Gli amici che aveva lo abbandonavano dopo averlo usato per fare i loro compiti. Ogni elemento puntava alla conclusione che era vero – egli era gay.

Iniziò ad avere rapporti sessuali con i ragazzi del club gay. Questi gli fecero conoscere i locali gay della vicina città. In quell’ambiente Joe si sentiva al centro del mondo. Non doveva mai pagare per un drink e la gente faceva a gara per passare la notte con lui. Era sicuro di aver trovato finalmente il suo posto.

Quando si laureò, dovette separarsi dagli amici che lo avevano sempre sostenuto. Restò nell’ambiente dei locali gay ma la disillusione iniziò a farsi strada: che cosa stava facendo? Stava assistendo allo sgretolarsi della sua natura, di solito così responsabile; dormiva troppo e arrivava tardi al lavoro, sentiva che non stava andando da nessuna parte.

Qualcuno gli suggeri di cercare aiuto ed egli lo fece.

Nel nostro ministero Joe sviluppò relazioni significative. Il suo corpo non era più richiesto in cambio di attenzioni. L’immagine che Joe aveva di Dio cambiò. Egli non vedeva più Dio come un genitore terreno che lo ridicolizzava, lo disconosceva e lo rifiutava. Oggi, la mancanza di stima di Joe è quasi del tutto superata. Egli guarda con desiderio al giorno in cui si sposerà e avrà una famiglia. Ha ancora della strada da fare ma ne ha già percorsa moltissima. Sta ricevendo stima e affermazione da altre persone che hanno avuto esperienze simili alla sua e sperimenta nella chiesa un senso di appartenenza, sicuro nelle sue relazioni con persone eterosessuali.


Una negativa immagine di sé gioca un ruolo predominante nel rinchiudere una persona dentro l’omosessualità. Se non c’è mai stata affermazione nel mondo eterosessuale e tutti i “momenti migliori” sono venuti dallo stile di vita gay, la persona si sentirà sicura soltanto in quell’ambiente.

Sebbene il sostegno che proviene da quello stile di vita sia inadeguato e molto lontano dall’amore di Dio (agape), esso rappresenta la sola fonte di amore e di attenzione che l’individuo abbia mai sperimentato.

tratto da sito http://omosessualitaeidentita.blogspot.it/2008/04/omosessualit-correggere-limmagine-che.html

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