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Omofobia, un termine che offende e stravolge la naturalità

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Le dittature hanno sempre cercato di distruggere il significato originario delle parole, per plasmare le masse, alterando il reale significato di certi termini.

Gilbert Keith Chesterton profetizzava che un giorno «spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate»

Inizio subito col dire che noi "omofobi" siamo in buona compagnia, abbiamo infatti compagni del calibro di Platone, Seneca, Kant e tanti altri.

«Che ne sarà», si chiede Morandini (famoso storico), «di Platone, che relega "l’omosessualità maschile e femminile" fra le "perversioni che sono responsabili di incalcolabili sciagure, non solo per la vita privata dei singoli, ma anche per l’intera società" (Leggi, 836, B)?». E di «Seneca, che tesse le lodi dell’amore sponsale contrapponendolo ad altre unioni» che il filosofo romano riteneva «contro natura» (Cfr. Epistulae ad Lucillium, 116, 5; 123, 15)? E di «Kant che, in Metafisica dei costumi è fortemente critico verso l’omosessualità?». «Che ne sarà di costoro? Potranno essere ancora studiati – prosegue Morandini -, oppure chi sarà sorpreso con libri loro in possesso magari quelli ricordati, in cui sono contenute esplicitamente "idee fondate sulla superiorità", rischierà» la reclusione fino a quattro anni (sei, se si è capo di un’organizzazione), come prevede la legge sull’omofobia?
«Nelle Leggi (636, c) di Platone, prosegue Colafemmina,  «ad esempio, si legge testualmente: "II piacere di uomini con uomini e donne con donne è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere». Più chiaro di così! La verità è che nella Grecia classica l’omosessualità non era affatto così diffusa come si crede, e soprattutto, cosa che conta ancora di più, non era istituzionalizzata». Infatti gli antichi Greci mai si sognarono di rivendicare il matrimonio omosessuale!

Mentre in due passi, nel Fedro e nelle Leggi, Platone si spinge ad affermare che la sessualità omofila è contro natura:
«Chi non è di recente iniziato, o è già corrotto, non si innalza prontamente di qui a lassù, versola Bellezzain sé, quando contempla ciò che quaggiù porta lo stesso nome. Di conseguenza, guardandola, non la onora, ma, dandosi al piacere come un quadrupede che cerca solo di montare e generare figli, e, abbandonandosi a eccessi, non prova timore e non si vergogna nel correre dietro a un piacere contro natura» (Fedro, 250e-251a).

«Da un lato avremo, dunque, chi è amante del corpo ed è affamato dalla sua fiorente giovinezza come di un frutto di stagione; costui si farà forza per saziarsene senza dare alcun valore allo stato d’animo dell’amato. Dall’altro lato avremo, invece, chi non dà soverchio valore alla brama del corpo e per questo, pur ammirandolo, piuttosto che amandolo, con la sua anima desidera sinceramente un’altra anima, così da ritenere un mero atto di violenza il godimento che segue al rapporto fra due corpi, e, invece, così da onorare e insieme rispettare la temperanza, il coraggio, la magnanimità e l’assennatezza, tanto che il suo ideale sarebbe quello di vivere sempre in castità con un amico casto». (Leggi, VIII 837 c-d)

L’altro autore citato ad esempio è Eschine, famoso politico ed oratore ateniese del IV secolo avanti Cristo, il quale – continua il grecista – "nell’orazione Contro Timarco scrive che ad Atene era vietato aprire scuole e palestre col buio affinchè i ragazzi fossero sempre sorvegliati; e che, anche se col consenso del familiare, era vietato dare un giovane a un amante omosessuale per ottenerne in cambio denaro o altri benefici. Eschine scrive che era addirittura vietato agli adulti essere apertamente omosessuali praticanti. È interessante notare che gli omosessuali erano chiamati con un appellativo decisamente forte: cinedi (kinaidos al singolare), etimologicamente "colui che smuove la vergogna" o, per altri, e in un senso ancor più realistico, "le vergogne".

Veniamo ad Aristotele, il quale nell’Etica Nicomachea (1148b 24-30) dice che «fare all’amore tra maschi» è uno dei «comportamenti bestiali». Sono solo accenni, che richiederebbero molto precisazioni (tra l’altro non abbiamo ricostruito le argomentazioni, invero leggermente sbrigative, di Platone e Aristotele a supporto di queste loro tesi). Bastano però per mostrare come due fra i più grandi Greci (anzi fra i più grandi pensatori di tutti tempi) siano stati contrari all’omosessualità.

Se poi ci spostiamo tra i Romani, le condanne, anzitutto del matrimonio omosessuale, ma anche dell’omosessualità, abbondano. In effetti, come ha rilevato una grande e compianta storica come Marta Sordi, il matrimonio romano è sempre stato monogamico e solo tra un uomo e una donna. Perciò, le nozze omosessuali di Nerone vennero biasimate duramente da autori come Tacito, Svetonio e Cassio Dione. Per continuare con gli esempi, Musonio Rufo (stoico del I secolo d.C.) specialmente nella Diatriba XII afferma chiaramente: «Gli unici tipi di unioni che dovrebbero essere considerate giuste, sono quelle che hanno luogo all'interno di un matrimonio e sono finalizzate alla procreazione di bambini, […] laddove quelle che perseguono il mero piacere sono ingiuste e illegittime, anche qualora dovessero avere luogo all'interno di un matrimonio».

Quanto a Seneca (forse il più grande tra i filosofi stoici), loda l'amore sponsale contrapponendolo ad altre unioni che considera contro natura (Epistulae ad Lucillium, 116, 5; 123, 15). E nel De matrimonio insiste proprio sulla liceità delle sole unioni sponsali finalizzate alla generazione.

Infine Epitteto, analogamente, biasima le unioni non matrimoniali ed approva solo quelle dirette alla procreazione (Diatribe, III 7, 21; II 18, 15-18; III 21, 13). Potremmo continuare a lungo, ma una cosa dovrebbe essere chiara: la condanna dell’omosessualità e del matrimonio omosessuale non l’ha affatto cominciata il cristianesimo.

In questo articolo vedremo oltre al significato del termine omofobia, anche alcuni famosi termini dal significato alterato, ripetuti non per reale conoscenza o cultura, ma per moda, è il caso ad esempio del termine "Medioevo" che troviamo sulla bocca di tutti –o quasi-  per indicare arretratezza, bigottismo, oscurantismo, quando invece il Medioevo fu una età luminosissima sul piano culturale e artistico. Nel medioevo hanno operato artisti come Giotto, Cimabue, … filosofi come Cassiodoro, Agostino, Tommaso D'Aquino, … letterati come Dante, Petrarca, Boccaccio; lo stesso Leonardo da Vinci. Eppure coloro che usano la parola "Medioevo" come simbolo di arretratezza culturale non hanno nessun dubbio, sono ignoranti, parlano per sentito dire, ma ora si usa così! Ma ci sono altri termini che vengono stravolti dal loro significato originario, alcuni di questi sono "Matrimonio", "Padre e Madre", "Genitore", "Aborto" e altri che vedremo più avanti.


Verità storiche alterate e sapientemente occultate per lunghissimo tempo, come ad esempio quella del Risorgimento italiano con protagonisti i Savoia e Garibaldi.
Proviamo a domandare a qualsiasi studente italiano come considera Garibaldi, e la risposta sarà unanime, l’eroe che ha unificato l’Italia!
Ma, quanti sono coloro che conoscono la vera storia d’Italia? Pochissimi, sicuramente!

Perché la Scuola di Stato ha occultato e continua ad occultare nei libri di testo adottati e imposti agli studenti italiani, la vera storia dell’Unità d’Italia, che fu fatta a spese del Sud, depredato dai Savoia, che dovevano ripagare i loro debiti internazionali della guerra d’indipendenza, e lo fecero con i soldi del Regno delle due Sicilie, una delle maggiori potenze economiche Europee dell’epoca.
Con i soldi del Sud, vedi Banco di Sicilia a Banco di Napoli, impiantarono le industrie al Nord, lasciando il Sud alla fame, tanto è vero che i meridionali non erano mai emigrati, cominciarono a farlo solo dopo l’unificazione d’Italia ad opera dell’eroe nazionale Garibaldi aiutato dalla massoneria inglese, emigrando in America.
Occhi attenti noteranno come nel Sud Italia di Savoia e Garibaldi ci restano le vie a loro intestate arbitrariamente dai soliti ruffiani, ma opere d’arte, monumenti, palazzi, vedi la Cantina Borbonica di Partinico, oppure la sede estiva del Re Ferdinando di Borbone a Ficuzza (PA), oppure il palazzo dei Normanni a Palermo, o la Cattedrale, e tantissime altre opere d’arte di rara bellezza, da tutti furono fatte tranne che dai Savoia, che si comportarono semplicemente come ladri e saccheggiatori del Sud. Eppure abbiamo vie intestate e loro in ogni paesino e città del Sud.

Ecco come funziona, non importa la Verità assoluta, non importa la verità dei fatti, la storia e la "verità di Stato" la scrive chi comanda! Lo stesso vogliono fare con la Famiglia, la vogliono stravolgere e annullare nel significato etimologico del termine. Tra qualche anno i nuovi studenti intenderanno la Famiglia in modo assai diverso da noi oggi.

Improvvisamente e globalmente le differenze sono diventate il nuovo oggetto fuori moda, la scarpa a punta dopo che sono tornate le punte tonde, lo zaino anni Novanta nel 2013, la lacca nei capelli nell’epoca delle chiome selvagge. Proseguendo nell’analogia, fin troppo pertinente, con le dinamiche della moda, si può osservare che la chiave per rendere illecita una cosa che contrasta con la morale relativista dove le differenze sono riassorbite in nome di una presunta armonia basata sull’uniformità è renderla sconveniente. Come ben dimostra il caso americano, il passaggio alla legge è il necessario approdo di un movimento di opinione che cresce negli anni e che ovviamente non può fare a meno degli sponsor. E gli sponsor sono quelli che nel linguaggio delle comunicazioni si chiamano opinion maker, personalità influenti. Come le case di moda piazzano i propri capi addosso alle persone giuste negli eventi giusti, così tematiche come quelle del matrimonio omosessuale devono molto alla risonanza che i "vip" gli danno. Da Madonna a Lady Gaga fino ad arrivare al volto che ogni pubblicitario desidererebbe per un suo prodotto: Barack Obama.

La democrazia tirata per la giacca da gay e loro sostenitori. Noi cristiani contrari ai matrimoni gay siamo diventati una minoranza!

Non è la democrazia, è la pretesa di dettar legge a maggioranza. Mentre la verità non segue la maggioranza.

Altrimenti sarebbe stato vero il nazismo.

Altrimenti sarebbe stato vero il fascismo.

Altrimenti sarebbe stato vero il comunismo.

O sarebbe stato vero tutto quello che la maggioranza ha pensato fosse vero. Mentre il mondo è sempre stato cambiato dalle minoranze che seguono la verità.


"C’è un’evidente irrazionalità nella pretesa di mettere sullo stesso piano ineguaglianze di carattere sociale, economico, razziale o religioso, e piallare la natura alla Robespierre,

decretando che, da oggi in avanti, basta con questa storie di "uomini" e "donne", "mamma" e "papà", chiamateli come volete, se le diversità sono insite nella natura,

beh, sappiate che raddrizzeremo le gambe alla natura e dichiareremo fuorilegge persone e cose che non si adeguano al potere ricreatore delle leggi positive. Una legge naturale esiste, lo si capisce dal fatto che l’uomo a vivere fa fatica. Quindi non si è creato da solo. Non ha stabilito da solo le leggi della vita. Ci si deve in qualche modo adattare. Deve in qualche modo adattarsi alla legge che ha stabilito qualcun altro. A ciò che è iscritto nella natura. Non a caso, nei tribunali di tutto il mondo chi ammazza è condannato. Detto questo è vero che l’uomo ha sempre cercato di ribellarsi. E il racconto del peccato originale dice di questa ribellione. Ovvero che l’uomo ha tentato di sostituirsi a Dio per stabilire che cosa è il bene e che cosa è il male. Di qui la grande infelicità e la morte. Dice la Bibbia, e il cristianesimo conferma, al punto tale che Dio ha dovuto farsi uomo per salvarci. La moralità non appartiene a una categoria che agisce secondo la legge e invece è assente in una categoria che la legge la subisce: il problema morale degli omo è esattamente uguale al problema morale degli etero. La seconda ragione è che questa pretesa di nozze omosessuali è un aspetto dello sfascio più generale delle famiglie. Distrutte dal divorzio, dall’aborto e, soprattutto, dall’ignoranza dell’affettività. Dall’ignoranza di cosa sia una affettività vera. E cioè che l’amore è anche fedeltà e sacrificio che comincia dal riconoscimento della presenza, che non si può abolire, dell’altro. Cioè, dal riconoscimento della differenza. Tornando alla questione della moralità, io che sono etero e non mi giudico assolutamente superiore a un omo come a qualunque altra persona e per questo, come mi pare abbia scritto Giuliano Ferrara non picchio un gay nemmeno con un fiore e non voglio discriminarlo da niente, se è capace, cosa che non è affatto scontata, dico questo: l’immoralità nasce quando non si rispetta la natura delle cose. E nell’omosessualità ci sono indubbiamente alcuni aspetti che pongono degli interrogativi. Aspetti tipo che un organo dalla funzione escretoria viene utilizzato con funzione sessuale. Tipo che il rapporto non è di per sé fecondo. Tipo che tra i malati di Aids il 60 per cento sono maschi omosessuali. Tipo che per questa ragione l’omosessualità viene considerata sesso insicuro. Tipo che gli omosessuali non sono ammessi a fare donazioni di sangue. Questi non sono miei pensieri. Sono dati di fatto. Con tutto ciò, lo ripeto, non è che uno che si ritrova con un orientamento sessuale omo sia peggio di chi ce l’ha etero. Perché anche l’etero quando fa sesso compulsivo o violento, quando se ne frega dell’altro o cambia partner come se fosse una penna biro scarica è immorale uguale. Poi ci sono altre questioni di carattere psicologico, che però è inutile discutere in questa sede. " (cfr, Tempi.it)

Dicevo delle dittatura che hanno sempre alterato il significato di alcuni termini per plasmare le masse. Oggi è il caso ad esempio del termine Fobia associato al diminutivo di Omosessuale, per cui ne risulta il nuovo termine "omofobia" usato indiscriminatamente ed in modo dittatoriale, verso chiunque non condivida le pretese gay, come ad esempio matrimoni, adozioni e compravendita di bambini da madri in affitto. Ma, cosa significa fobia?

La fobia è una manifestazione  psicopatologica riguardante stati dell' Io non pienamente inserito con l'ambiente che lo circonda.
Il  sintomo principale di questo disturbo è l'irrefrenabile desiderio di evitare l'oggetto che incute timore.

Ad esempio la Claustrofobia è una delle  fobie specifiche: le persone che ne soffrono manifestano una sensazione di malessere generale che risveglia paure archetipe (solitudine, vuoto, impotenza) e si può manifestare con attacchi di panico, senso di oppressione, difficoltà di  respirazione,  iperventilazione,  sudorazione e  nausea.

E’ evidente che il termine Fobia significhi Ossessione repulsiva verso qualcosa che provoca evidenti sintomi in chi ne soffre.

Oggi invece in moltissimi a prescindere dal loro grado culturale, usano il termine omofobia con una disinvoltura che lascia basiti, io stesso sono stato definito più volte "omofobo" solo perché sono contrario ai matrimoni gay e conseguenti adozioni di bambini, oltre alla schifosa compravendita da madri in affitto.

Eppure io non soffro di attacchi di panico quando incontro un omosessuale per strada o dentro qualche edificio, non soffro di difficoltà respiratorie, non ho né sudorazione né nausea, e soprattutto non ho l'irrefrenabile desiderio di evitare l'oggetto che incute timore.

Ma ai gay e loro sostenitori non interessano né prove scientifiche né Verità, interessa solo ottenere le concessioni alle loro assurde pretese su matrimonio e adozioni.

La psicanalisi è attaccata ferocemente dagli attivisti gay.

Gli attivisti gay hanno attaccato la confessione cattolica e la psicanalisi, additandole come repressive. Quando, al contrario, in questi ambiti l’uomo si libera e viene aiutato. Si gioca sul fatto che l’uomo sia tentato di non voler riconoscere il dramma che esiste nella realtà. Quello a cui richiama la Chiesa che, come dice Eliot, «ricorda loro la vita e la morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare». Esattamente al contrario del potere totalitario che vuole far credere alle persone che va tutto bene, così da tenerle sotto controllo.

Vediamo più nel dettaglio cosa significa Fobia e quali disturbi apporta:

la fobia viene definita come un comportamento di evitamento mediato dalla paura e in grado di interferire significativamente con le normali attività dell'individuo. Tale condotta di evitamento, inoltre, è sovradimensionata rispetto al pericolo rappresentato dall'oggetto o dalla situazione specifici, e l'individuo ne riconosce l'irragionevolezza. Tra le fobie più diffuse sono presenti la paura delle altezze (acrofobia), la paura dei ragni (aracnofobia), la paura dei serpenti (ofidiofobia), la paura del sangue e delle ferite (emofobia), la paura degli spazi chiusi (claustrofobia), la paura dei luoghi pubblici (agorafobia), la paura di essere sepolti vivi (tafofobia) e la paura dei cani (cinofobia).

FOBIE SOCIALI
Qui entriamo nello specifico visto che il termine "Omofobia" ha a che fare proprio con il sociale, e non è inserito nel famoso manuale DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’APA (Associazione Psichiatrica Americana), tanto citato da diversi uomini di cultura che appoggiano l’omosessualità, dicendo che nel 1973 l’omosessualità è stata tolta da questo manuale per psichiatri perché non considerata più un disordine mentale. Non dicono però che non è sopraggiunta NESSUNA prova scientifica, ma solo motivi socio-politici e culturali, quindi niente di scientifico, praticamente hanno cambiato idea dietro le pressioni delle potenti lobby gay.
Ecco come questo Manuale definisce le fobie:
Si definisce fobia sociale, detta anche disturbo d'ansia sociale, una paura irrazionale e persistente, generalmente collegata alla presenza di altre persone. Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare una particolare situazione in cui potrebbe essere oggetto di valutazione da parte di altri e rivelare segni di ansietà o manifestare un comportamento imbarazzante. Le fobie sociali possono essere di tipo generalizzato o specifico, a seconda della gamma di situazioni temute ed evitate. Negli individui che soffrono del tipo generalizzato il disturbo ha un esordio più precoce ed è spesso accompagnato da una maggiore tendenza alla depressione e all'abuso di alcool.
Nel disturbo di panico vi è un attacco improvviso, e spesso inspiegabile, caratterizzato da un numero elevato di sintomi: dispnea (difficoltà di respiro, senso di affanno), palpitazioni, nausea, dolore al petto, sensazioni di soffocamento e asfissia, nausea, dolore al petto, capogiri, sudorazione e tremori, intensa apprensione, terrore e sensazione di disastro incombente. Inoltre la persona può essere assalita e sopraffatta da un senso di depersonalizzazione e di derealizzazione. La depersonalizzazione consiste nel percepirsi come distaccati da se stessi e dal proprio corpo; la derealizzazione è costituita invece da un senso di irrealtà del mondo. Altri sintomi frequenti sono la paura di perdere il controllo, di diventare pazzo o persino di morire.
Secondo le direttive del DSM IV (2013) tale disturbo d'ansia prevede la presenza oppure l'assenza di agorafobia. L'agorafobia (dal greco agorà, che significa <<piazza del mercato>>) è un insieme di varie paure che hanno principalmente per oggetto i luoghi pubblici e frequentati, dai quali potrebbe essere difficoltoso allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso che l'individuo venga colpito da un attacco di panico. Semplificando molto le cose, si potrebbe riassumere l'agorafobia come la paura di avere un attacco di panico. Sono presenti la paura di andare per negozi a fare compere, la paura di ritrovarsi in mezzo alla folla e quella di viaggiare. Chi soffre di agorafobia prova spesso un forte disagio nell'allontanarsi di casa, e può anche evitare completamente di farlo. In questi casi si parla di disturbo di panico con agorafobia.
Considerato tutto ciò, il termine "omofobia" sembra decisamente inappropriato per designare un atteggiamento; infatti lo stesso DSM IV non riporta, tra le fobie, la "omofobia".
Recentemente un gruppo di psicologi della University of Arkansas ha sottoposto 138 persone ad una serie di test e a tre questionari per la misurazione del livello di ansia e paura. Tra i test somministrati l’Index of Attitudes towards Homosexuals (IAH), la Sexual Attitudes Scale, il Disgust Emotion Scale e il Padua Inventory; il primo è considerato lo strumento che misura la "omofobia"; il secondo indaga il pensiero delle persone nei confronti della sessualità umana; il terzo strumento aveva il compito di misurare le risposte delle persone in termini di disgusto mentre il Padua Inventory misura la paura di contaminazioni.
Le analisi statistiche compiute sui risultati hanno mostrato una correlazione negativa tra gli atteggiamenti nei confronti degli omosessuali e la misura di paura e ansia; invece i risultati del IAH erano correlati positivamente con i risultati della Sexual Attitudes Scale, del Disgust Emotion Scale e del Padua Inventory. In altre parole, i soggetti che mostrano punteggi elevati all’Index of Attitudes towards Homosexuals mostrano attitudini sessuali "tradizionali", elevati livelli di disgusto e paura di contagio nei confronti dell’omosessualità: non paura e ansia.
La "omofobia" sarebbe quindi un atteggiamento, non una fobia.
Non si fa nessuna menzione alla "Omofobia" perché questa "patologia" non esiste in nessun manuale scientifico.
Oggi hanno praticamente cambiato il significato di Fobia, inventando il termine "Omofobia"
da affibbiare a chiunque non la pensi come loro, in pratica con questo termine si limita la democrazia, mascherando un nuovo totalitarismo intransigente.
Chi soffre di Fobie naturalmente è malato, ha dei disturbi mentali più o meno gravi, quindi i nuovi pacifisti-democratici e "tolleranti" ci offendono chiamandoci MALATI!

Dire "Omofobo" a qualcuno infatti equivale a dirgli "Malato"!

Qui si vede il grado di tolleranza e finto-pacifismo che hanno molti gay, e tutti i loro sostenitori etero, che sono naturalmente assai più numerosi,  per educazione ed etica morale non si dice "Malato" ad una persona che lo è veramente, semplicemente per rispetto e considerazione verso la persona "malata",
ancora di più non si dovrebbe dire "malato" a chi non lo è, per gli stessi motivi. Invece in pratica ci continuano a chiamare "malati" anche se non lo siamo, chiamandoci "omofobi" quindi offendendoci, ma nello stesso tempo costoro si proclamano tolleranti e democratici, e pretendono di ottenere qualsiasi loro pretesa, in nome della democrazia.
Sono i classici individui che hanno "un braccio lungo e l’altro corto"!
Si sente dire il contrario della realtà: la società tramite la rieducazione cattolica e l’aiuto psicologico toglie agli omosessuali la libertà.
"Io voglio solo capire i problemi che mi vengono posti da alcuni di loro e offrire un aiuto a chi lo vuole. È da criminali invece dire, come fanno alcuni: "Guarda, non hai nessun problema". È come dire a un depresso che non si deve sentire in colpa. Chi le pare totalitario? Io o chi nega la realtà? Io o chi vuole rieducare gli "omofobi", mettendoli a tacere e criminalizzandoli, affinché si possa fare tutto senza limiti, anche a discapito dei più deboli, come i bambini a cui si vuole insegnare questa visione univoca? Posso, poi, da medico impedire a uno che mi chiede di guarire di aiutarlo?

No. E, per questo, mi cuciranno la nuova stella di Davide sul petto? Gli "omofobi" sono i nuovi nemici del pensiero totalitario. I movimenti gay stanno collaborando all’istituzione di questo potere: distruggono gli avversari urlando di essere perseguitati. E così denigrano chi non la pensa come loro. Compresi quegli omosessuali che non vogliono vivere la loro condizione come un’identità politica. Infatti chiunque abbia una visione libertina della vita, dove si deve poter fare quel che si vuole senza limiti, parla di omofobia e difende a tutti i costi questo stile di vita. Il libertinismo non accetta nessuna norma, anzi, la vuole sovvertire perché si fonda su un sogno ben preciso. Prodotto, tra l’altro, dal consumismo: quello di godere senza soffrire, quello di eliminare qualsiasi contraddizione che, però, è intrinseca ad ogni legame. Non esiste nell’esperienza reale alcuna gioia priva di sofferenza. Cercare di negarlo è utopico e quindi violento. Ecco l’attacco alla psicanalisi che parla di castrazione e di dispiacere."
I Gay e loro sostenitori hanno il chiaro obiettivo di stravolgere lo stato delle cose, dicendo che il bianco, è nero, e viceversa. - la patologizzazione degli atteggiamenti - l’obiettivo da perseguire secondo F. Grillini, presidente dell’associazione Arcigay, che scrive: "Ecco perché è decisivo che […] si riesca a sconfiggere il pregiudizio e l’ignoranza e, soprattutto, l’omofobia, vera patologia moderna come ugualmente patologici sono il rifiuto della diversità, l’intolleranza e il razzismo". Gli fa eco G. Rossi Barilli, che scrive: "Prima o poi si dovrà riconoscere che la vera malattia non è l’omosessualità ma l’omofobia"
Ecco, stravolgendo i termini, i disturbati saranno gli " Omofobi" cioè noi, e non più gli omosessuali. Non importa se il termine "Omofobia" è stato inventato apposta, non importa se non è affatto una patologia riconosciuta dalla scienza, l’importante è usare questo termine per ridicolizzare chi si oppone alle pretese gay.
"L’argomento più utilizzato a fini propagandistici da associazioni omosessuali, quando si scontrano con argomentazioni che non sono in grado di discutere né di contraddire, è quello dell’«omofobia».
In pratica accade che il 98% di coloro che usano il termine "omofobia" sia di cultura assai limitata, e che non conosca nessuna prova scientifica, né alcun trattato psichiatrico, usando il termine "omofobia" nasconde la propria ignoranza, e riceve pure applausi dalle tante "pecore" altrettanto ignoranti che ascoltano, e ripetono loro stessi a pappagallo il termine "omofobia" senza sapere cosa significhi in realtà, e senza conoscere nulla di scientifico sull’omosessualità, un po’ come fanno i tifosi di calcio quando chiamano l’arbitro "cornuto", lo fanno solo per istinto aggressivo verso chi a parer loro gli fa un torto, per il gusto di offendere e basta.
Si profila uno scenario fantascientifico dove gli attivisti gay riusciranno a far definire "Malati" nel manuale psichiatrico DSM tutti quelli che non condividono le loro idee.
Se non appoggi qualsiasi pretesa gay, sei "omofobo", i gay possono manifestare tranquillamente, ad esempio nei Gay Pride, e tutto scorre democraticamente liscio come l’olio, non si vedono etero, ma chiamiamoci pure "uomini normali" che vanno a disturbare queste manifestazioni gay, oppure addirittura la polizia che irrompe con manganellate e gas lacrimogeni per disperdere la folla.
Di contro, in Francia durante pacifiche manifestazioni a favore della famiglia, si sono visti lacrimogeni, manganellate, arresti per rifiuto di obbedienza alle forze dell’ordine, "O te ne vai o ti arresto", "O mi segui in caserma o ti arresto", e in effetti ci sono stati diversi arresti. Un chiaro esempio di "prove di totalitarismo" dilagante, che garantisce i gay, manganellando e arrestando i sostenitori della famiglia tradizionale.
Roba che non si vedeva dai tempi di fascismo e comunismo, Mussolini, Hitler, Stalin e compagni sarebbero molto contenti nel vedere scene simili. Ecco un video riassuntivo di cosa succede in Francia a chi manifesta pacificamente, noterete che i manifestanti non hanno armi, ma solo cartelloni e magliette col logo della famiglia, eppure prendono manganellate dalla polizia. Clicca qui per vedere il Video.
Insomma è in atto uno stravolgimento sociale che parte dalla base, cioè dal significato dei singoli termini per estendersi in tutti gli aspetti della struttura sociale di ogni Nazione.

Una tattica intimidatoria

"Perché la scelta del termine "omo-fobia"? Si tratta di un tentativo intimidatorio, del tipo: "Se vuoi essere considerato una persona ragionevole - e non un malato, un fobico - devi condividere gli obiettivi del movimento gay".
L’intimidazione, tuttavia, si sta trasformando sempre più in una minaccia: il movimento gay preme perché vengano approvate al più presto (e in alcuni paesi sono già state approvate) leggi che puniscono gli atteggiamenti definiti "omofobi". L'omofobia, non accontentandosi di essere una inesistente malattia, diventa in tal modo un "crimine", mentre gli "omofobi" (chi, cioè, non condivide il matrimonio gay, le adozioni gay, i rapporti omosessuali, eccetera) devono aspettarsi la pubblica riprovazione e, se insistono nel ribadire la loro posizione, una citazione in giudizio.
L’utilizzo del concetto da parte degli attivisti gay non si ferma qui. È noto che le persone con tendenze omosessuali sono più frequentemente soggette a depressione, disturbo d’ansia generalizzato, disturbi del comportamento, dipendenza dalla nicotina, abuso o dipendenza da altre sostanze rispetto agli eterosessuali; inoltre hanno più frequentemente episodi suicidari. Secondo gli attivisti gay questa sofferenza non sarebbe causata dai problemi emotivi che hanno come esito la tendenza omosessuale, ma… dalla "società omofoba", ossia costruita sul modello eterosessuale.


L'omofobia sociale interiorizzata

L’ostacolo principale all’argomento "gay è bello" è costituito dagli omosessuali-non-gay (la stragrande maggioranza), cioè da coloro che non vogliono rassegnarsi a queste tendenze indesiderate e percepite come innaturali. A loro gli attivisti gay spiegano che, se considerano innaturale la loro omosessualità, non è perché questa sia realmente in contrasto con la loro vera natura. Semplicemente, avrebbero "interiorizzato" l'omofobia sociale. Secondo questa spiegazione, vivendo in una "società omofoba", avrebbero fatto propria l’avversione sociale nei confronti dell’omosessualità.
Esistono ricerche che dimostrano come le persone con tendenze omosessuali mostrino lo stesso livello di sofferenza anche abitando in stati o città in cui il clima sociale nei confronti dell’omosessualità è decisamente favorevole (Sandfort e altri, 2001); altre ricerche invece dimostrano che la maggior parte dei tentativi di suicidio perpetrati da persone con tendenze omosessuali non ha nulla a che fare con la presunta "omofobia sociale" (Remafredi e altri, 1991). Questo dimostra che la sofferenza delle persone con tendenze omosessuali non è causata esclusivamente dalla "società omofobica", ma soprattutto dall’omosessualità, e dalle cause che hanno portato a questa tendenza.
Se non si possono negare deprecabili episodi di aggressioni nei confronti di persone con tendenze omosessuali, va, tuttavia, tenuto presente che esse tendono a percepire il mondo esterno come ostile e aggressivo (King e altri, 2003). Secondo alcuni autori, questo atteggiamento sarebbe la conseguenza del vittimismo e dell’autocommiserazione insiti nella personalità ferita di chi sperimenta la pulsione omosessuale."

Storia della derubricazione dell’omosessualità dal DSM

Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe "normale" è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. Dal 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della "Commissione Nomenclatura" dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione.
Ebbene sì: l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Nel DSM IV rimase la voce "omosessualità egodistonica" (che fu tolta poi nel 1987), espressione che in generale designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto con il proprio io. Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: "Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda".
È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della "Commissione Nomenclatura" dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al "Wall Street Journal" il 23 maggio 2001, egli afferma: "Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica. Io contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale…".
In sintesi: non si tratta in questa sede di stabilire se l’omosessualità sia o no una malattia, un disturbo o un disordine, se sia giusta una denominazione piuttosto che un’altra, ma di mettere in guardia dalle affermazioni totalizzanti di coloro che sostengono trionfalmente che l’omosessualità, in base ai criteri "scientifici" sanciti dal DSM, non è più una malattia. Il rischio di questa affermazione è che essa possa diventare una "giustificazione scientifica" per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche.

Abbiamo visto che è in atto anche uno stravolgimento del significato dei termini, Padre e Madre verranno sostituiti con Genitore 1 e Genitore 2, stanno studiando come cambiare il significato di Marito e Moglie e altri termini simili, per favorire l’ideologia gay.

Lo stesso vale per il termine "normale" l’ideologia gay ad esempio sta tentando di alternarne il significato originario, e ci sta riuscendo, perché molti opinionisti della domenica, e molti giovani che non toccano mai un libro, formando la loro cultura in TV vanno ripetendo che i matrimoni gay sono normali, gli omosessuali sono normali, le adozioni di bambini da parte di omosessuali sono normali, le madri surrogate, ridotte ad incubatrici, che vendono i figli a coppie gay (ed etero) sono normali!

Ma che cosa significa normale?

Carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica, di un individuo, sia a manifestazioni e avvenimenti del mondo fisico, sia a situazioni (politiche, sociali, ecc.) più generali.

In campo sociale "normale" ha sempre indicato alcuni pilastri su cui si fonda qualsiasi società di qualsiasi nazione, due di questi pilastri sono sicuramente la Famiglia e il Lavoro.

Ultimamente la famiglia ad esempio la si vuole far uscire fuori dalla normale definizione, essendo stata da sempre composta da un uomo e un donna con dei figli, si vuole stravolgere il significato di "normale" in ambito familiare, per favorire insensatamente le coppie gay che voglio sposarsi e formare le loro famiglie.

Ma cosa ha di normale una famiglia omosessuale?
La famiglia è deputata a formare la società, generando figli, gli omosessuali non possono generare figli, quindi non sono normali!

Ma ovviamente loro, e un gran numero di etero ruffiani insensati non la pensano così!

Stanno pure cambiando il significato della parola "Matrimonio"
La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium che ha per radice mater (madre).
La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall'unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un "compito della madre", intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall'unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il "compito del padre" di provvedere al sostentamento della famiglia.
In ogni caso, l'utilizzo del termine con riferimento all'unione nuziale si sviluppò con il
diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.
Nell’antica Roma, il matrimonio era un’istituzione fondata sul diritto naturale, definita come unione sessuale di un uomo e di una donna.

In una prima fase, presupponeva la sottomissione della donna all’autorità (manus) dell’uomo: questa forma di matrimonio, cum manu, riconosceva all’uomo, nei confronti della moglie, un potere analogo a quello esercitato sui figli e sugli schiavi. Successivamente, al matrimonio cum manu subentrò il matrimonio sine manu, fondamentalmente libero e basato sul consenso degli sposi. Dal fatto che il matrimonio non si basi più su unione fisica ma sul consenso, derivano alcune importanti conseguenze, tra cui la legittimazione del divorzio, sia consensuale sia su iniziativa di uno dei due coniugi.

L'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma:
Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

Il concetto di matrimonio è legato a quello di famiglia: i due coniugi formano un nucleo familiare che spesso in seguito si espande con i figli.
Il matrimonio è stato tradizionalmente un prerequisito per creare una famiglia, che solitamente costituisce un mattone costruttivo di una  comunità o società.
Nell'occidente la famiglia nucleare, intesa come comunità in cui vivono i due sposi con i loro figli, è storicamente la forma più comune, riconosciuta già nel  diritto romano.

La maggior parte delle società non occidentali ha una definizione più ampia di famiglia, che comprende una rete familiare estesa e comprendente persone di diverso genere. In alternativa i coniugi possono essere senza figli per  infertilità o per scelta.

Oggi purtroppo stanno stravolgendo pure il significato originario della parola "Matrimonio", in alcune nazioni l’hanno già fatto.

Il sito dell’associazione Marriage equality americana ha un’apposita sezione per spiegare che cosa sia il matrimonio. Sostanzialmente «un diritto civile fondamentale ma anche un pubblico e privato impegno di amore e sostegno da parte di coppie adulte» e «niente a che vedere con un’istituzione religiosa o qualcosa che ha a che fare con la procreazione». Rinegoziare i termini è passaggio fondamentale per inaugurare e sancire la transizione verso un mondo nuovo. Così l’Inghilterra, che è prossima ad approvare una legge che consentirà il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sta mettendo mano in questi giorni al necessario armamentario lessicale. Nelle "note esplicative" apposte in fondo al Marriage (Same Sex Couples) Bill, infatti, il governo inglese ha fatto scrivere che i termini "marito" e "moglie"  diventeranno interscambiabili. Non proibiti, né sostituiti bensì ampliati, resi capaci di riferire una "complessità" che i tempi oscuri dei diritti negati non contemplavano. Oggi appare ovvia una domanda che ieri neppure aveva diritto di cittadinanza e s’accompagna allo smarrimento di chi non sa come sia stato possibile non pensarci prima: chi l’ha detto che un marito debba essere un uomo e una moglie una donna?


"La dittatura dell'ipocrisia punta a nascondere la verità con linguaggi fumosi e fuorvianti.

Uno dei mezzi più usati dai regimi dittatoriali per controllare e indottrinare le masse è sempre stato quello di distruggere le parole, svuotandole del loro più autentico significato. Conosciamo già, con tristezza, l'orribile linguaggio che in questi ultimi anni ha cercato di mascherare l'orrore della soppressione del bambino del grembo materno.

Il Concilio Vaticano II definisce l'aborto: un "delitto abominevole". Eppure, in questi anni, si è preferito utilizzare un termine neutro: "interruzione volontaria di gravidanza".

Dovremmo chiederci, con sincerità: che cosa si interrompe con l'aborto?

Una gravidanza o una vita umana? Sicuramente una vita umana. Una maternità interrotta ferisce gravemente i cuori delle persone coinvolte. La banalità del male genera altrettante vittime. Gandhi diceva: "Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine". " (cfr Zenit.org)
Eppure per moltissimi uomini e donne oggi l’aborto non è un crimine, hanno cambiato il significato della parola.
Anche sull’amore e il suo significato assoluto si gioca e si cambia il significato, ad esempio nei matrimoni, Amare qualcuno significa, sicuramente, impegnarsi. Significa anche, e soprattutto, saper vedere l'altro come un essere umano. Non come un oggetto da usare, gettandolo via quando non serve più. Il desiderio d'amare e di essere amati nasce, troppo spesso, per colmare un vuoto o per soddisfare un proprio bisogno.

Ma poi, quando è necessario fare sul serio, impegnarsi, sacrificarsi, cominciano i problemi.

C’è una tendenza a fuggire e a non assumersi le proprie responsabilità. Per accorgersene, basta riflettere su un modo di dire che viene utilizzato per definire i legami amorosi. Due persone che si amano, secondo il linguaggio comune, vivono "una storia". Questa parola, di per sé, rappresenta già un inganno.

La "storia", infatti, ha sempre un inizio ed una fine. Quindi, lascia intravedere l’idea di un rapporto incerto, pessimista, non duraturo, limitato ad un periodo di tempo. E’ qualcosa che, prima o poi, terminerà. Un altro grave problema è quello della mancanza di progettualità. La non-cultura del non-impegno sta contribuendo a far scomparire il termine "fidanzato", che viene sostituito dal più generico "ragazzo". Ormai non si dice quasi più che due persone sono "fidanzate". Si dice, banalmente, che "stanno insieme". E quindi, ci si limita a prendere atto di una situazione ovvia. E’ vero che due persone che si amano "stanno insieme".

Ma questa espressione nasconde un inganno. Al contrario del "fidanzamento", comunica un senso di immobilità, di stasi. Esclude totalmente la prospettiva di uno sguardo verso il futuro. La massima espressione del non-impegno è rappresentata da una parola inglese utilizzata sempre più spesso in televisione e nelle riviste per ragazzi: il "partner". E’ una parola fredda, anonima, insignificante, che riassume alla perfezione il nulla più assoluto e la mancanza di progettualità di certi rapporti di oggi. Che cosa si può fare per cambiare questa tendenza? Un primo passo potrebbe essere proprio quello di educare i giovani a ritrovare il più autentico significato delle parole, mettendo da parte i termini fumosi ed equivoci. (cfr Zenit.org)


Basta con i "partner"!

Basta con le "storie"!, Basta con le "interruzioni di gravidanza" e con i "prodotti del concepimento"! I distruttori delle parole non vinceranno! Al piatto conformismo di certi linguaggi ingannevoli bisogna contrapporre la gioia della speranza, della scommessa sull’altro, dell'impegno quotidiano per un amore teso verso le vette dell’infinito.
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Anche la parola Ministro un tempo significava ben altro di quello che intendiamo oggi

"ministro" ha assunto, col passare del tempo, un significato molto differente rispetto all’origine. Minister, in latino, significava servitore (da minus, meno, opposto a magister che deriva da magis, più); ministrare, nella lingua dei nostri progenitori lessicali, significava servire in tavola (da cui il nostro minestra, piatto che ci viene servito). Ministro prese poi a indicare l’aiutante del re, per passare quindi al senso attuale di membro del Governo preposto ad un dicastero particolare.
Insomma hanno stravolto il significato originario del termine Ministro.


Un volta esistevano le dittature che si rendevano visibili a tutti, chiunque le vedeva e le temeva, oggi esistono dittature occulte che si spacciano per "democrazia" che orchestrano come deve andare il mondo, l’economia e i cambiamenti culturali, stravolgendo qualsiasi cosa e qualsiasi parola, non importa se questa esiste da quando è spuntato l’uomo sulla terra.



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