Omofobia casi finti Inesistenti e Inventati - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Una tragedia è accaduta recentemente a Roma: un ragazzo 15enne si è suicidato impiccandosi a casa sua. Alcuni quotidiani hanno approfittato della vicenda per diffondere la notizia che sarebbe stato indotto al suicidio a causa degli insulti che riceveva dai suoi compagni di scuola, che lo prendevano in giro per la sua omosessualità.

Notiamo il titolo de Il Messaggero, di Lettera43, di Repubblica e la noiosa predica di Michela Marzano. Immediatamente l’associazione omosessuale Gay Center, attraverso il portavoce  Fabrizio Marrazzo, ha affermato: «si è ucciso perché veniva vessato in quanto omosessuale». Addirittura a Milano è subito partita una fiaccolata per «ricordare il ragazzino romano morto suicida a causa delle vessazioni “perchè omosessuale”».

Peccato che il ragazzo non fosse affatto omosessuale. Lo scrivono i compagni ai direttori dei giornali: «Scriviamo questa lettera di formale protesta per smentire ciò che è stato pubblicato nell’edizione dei quotidiani nel giorno 22/11/2012 riguardo al suicidio di un nostro compagno di classe. Noi, gli amici, abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l’originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale, tanto meno dichiarato, innamorato di una ragazza dall’inizio del liceo».

Anche alcuni insegnanti e genitori hanno preso posizione: «vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A. A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità). Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino». Oltretutto, il famoso profilo Facebook tanto citato dai quotidiani da cui sarebbero arrivati gli insulti al ragazzo, «era una pagina costruita con lui», come ha detto Paola Concia, citata nell’editoriale de Il Foglio.

Rimane la tragedia di questo suicidio e la vergogna per un’ennesima strumentalizzazione da parte della lobby LGBT per mistificare la realtà per potersi mettere al centro dell’attenzione, così come è stato fatto per le numerose finte aggressioni omofobiche inscenate. Un plauso invece ad alcuni portali omosessuali, come Queerblog, che hanno correttamente subito rettificato la notizia, sottolineando che il ragazzo «non era gay», riportando le due lettere sopra citate. (dal sito uccronline.it)

Un’altra omosessuale finge aggressione omofobica, arrestata

Insanguinata e pestata, poi lasciata dinanzi all’abitazione della sua vicina di casa perchè omossessuale.

E’ la drammatica storia raccontata da Charlie Rogers alla polizia di Lincoln (Nebraska), durante lo scorso agosto. Tre uomini mascherati si sarebbero introdotti in casa, l’avrebbero legata e con della vernice spray avrebbero scritto parole offensive sui muri della sua residenza. Questa versione, ricca di dettagli brutali, è stata esposta dalla presunta vittima agli inquirenti; e non solo. Anche i media infatti hanno presto fatto rimbalzare il terribile caso dal web alle Tv, suscitando anche l’attenzione della politica e della chiesa. Una manifestazione di solidarietà organizzata dalle associazioni LGBT ha raccolto circa $ 1.800, subito depositati in un conto bancario  per Rogers. Anche la Plymouth Congregational Church ha tenuto un evento in suo onore. La città si è stretta intorno alla richiesta di un provvedimento  per i diritti dei gay.


Peccato che l’episodio di omofobia si sia rivelato ancora una volta del tutto inventato, ideato dalla stessa protagonista per accendere i riflettori  sull’argomento. Nei quattro interrogatori sostenuti dalla finta vittima, infatti, le versioni presentate si sono dimostrate contrastanti, elementi sempre diversi si aggiungevano alle descrizioni e il letto su cui la donna diceva di aver subito violenze non presentava alcun segno di lotta. La polizia ha dunque cominciato ad insospettirsi, ancor più nello scoprire questo post sulla pagina facebook di Rogers, risalente a quattro giorni prima della presunta aggressione: «Forse sono troppo idealista, ma credo che così saremo  in grado di rendere le cose migliori per tutti. Sarò un catalizzatore. Farò quello che ci vuole. Lo farò». Una dichiarazione che ha trovato conferma nei fatti fintamente raccontati dalla donna omosessuale che hanno vanamente impiegato l’FBI in una quantità esorbitante di tempo e di risorse umane. La donna è stata arrestata nei giorni scorsi.


Un caso simile è avvenuto poco tempo fa con Joseph Baken, il quale ha dichiarato di essere stato picchiato per il suo 22esimo compleanno in quanto omosessuale. La polizia ha invece scoperto invece che aveva semplicemente sbattuto la faccia a terra in seguito ad una acrobazia mal riuscita. Ancora, all’inizio di quest’anno, il Central Connecticut State University ha tenuto una “manifestazione di solidarietà” per conto di Alexandra Pennell, una lesbica presumibilmente perseguitata. Poi si è scoperto che era lei stessa ad inviarsi le missive minatorie. Nel maggio scorso, una coppia di lesbiche ha denunciato alla polizia di aver trovato la scritta “Kill the Gay” sul loro garage, con tanto di corda da impiccagione. I funzionari di polizia hanno accertato che anche in questo caso erano state le due donne ad aver inscenato gli incidenti.

In America la violenza contro gli omosessuali, quella vera, sembra essere fortunatamente in leggera diminuzione (almeno nelle scuole). Il Congresso americano, inoltre, ha già approvato una legge contro l’omofobia. Qual è dunque il vero interesse a realizzare queste messe in scena?


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