Perchè farsi prete - sacerdote per vocazione Nicola Tovagliari - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

Vai ai contenuti

Menu principale:

Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me

Nicola Tovagliari, L.C.

E nato il 26 maggio 1975 vicino Milano ed è entrato nella Congregazione dei Legionari di Cristo nel 1993. Dopo il periodo di Noviziato nel nord Italia, ha portato a termine il Diploma di Maturità Scientifica svolgendo anche lincarico di Economo nella fondazione della nuova comunità di Legionari a Gozzano (Novara). Ha ottenuto il Diploma in Scienze Classiche e Umanistiche a Salamanca (Spagna), si è laureato in Filosofia e in Teologia ed ha acquisito il titolo di Master nel Dialogo tra Scienza e Fede presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma). Appassionato di musica e di sport, parla 4 lingue ed è sempre in contatto con giovani e famiglie; ha svolto gli incarichi di animatore di gruppi giovanili, promotore vocazionale, educatore ed insegnante di Morale e Religione in vari Licei ed Istituti Superiori, in Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti e Messico. Ora sta affrontando a Roma la specializzazione in Teologia Dogmatica e il diploma di Master in Chiesa, Ecumenismo e Religioni Comparate, ed è impegnato a Firenze nelle attività spirituali, educative e di promozione sociale e morale portate avanti dai giovani del Regnum Christi.


What Child is This?

Sono nato nel seno di una bella e normale famiglia italiana, con tanti cugini attorno a me con i quali giocare e divertirmi, e con tanti zii e zie dai quali imparare a crescere. Mia mamma Mena, originaria della Sardegna, ha insegnato a me e a mio fratello maggiore Davide ad amare la vita, ad essere aperti agli altri, a stare in contatto con la natura, a recitare le preghiere, e -da buona Maestra Elementare- a fare i compiti e ad applicarci nello studio. Mio papà Enrico, ex allenatore di pallacanestro e ciclista, poi Dirigente e Ispettore a Varese della Previdenza Sociale, ci ha stimolato alla cultura, ad amare la musica classica e il canto, a praticare tanti sport, a servire la Messa, a sfidare a scacchi gli adulti e ad impegnarci per conquistare le nostre mete nella vita. Non so se ho imparato bene fino in fondo tutte le lezioni che mi hanno voluto dare; ma so che tramite loro ho ricevuto la vita, le mie qualità, da loro ho imparato i valori più importanti delluomo e della società, e con loro mi sono affacciato con fiducia e ottimismo al mondo e al mio futuro.


Un Bambino Terribile!

Tra tutti i bambini e gli amichetti della zona, ero sicuramente uno dei più birichini! Fin da piccolo trovavo il modo di sgattaiolare via dalle attenzioni dei grandi e facevo sempre a modo mio. Mi dicevano che ero una simpatica canaglia, spesso indaffarato a smontare e riaggiustare gli aggeggi di casa, i banchi di scuola, le macchinine degli amici e le bambole delle amiche. Mille ne combinavo, e altre mille ne avevo già in mente. Di pomeriggio partivo a tutta birra con la bicicletta per fare un po di cross al parco vicino casa, oppure fischiettavo allegramente sotto la pioggia facendo ruotare lombrello e saltando tra le pozzanghere mentre mi avviavo verso loratorio per stare con i miei compagni. Quando mi interpellavano avevo sempre la risposta e la battuta pronte, e mi trovavo a mio agio con tutti, grazie ad una particolare estroversione e ad una naturale capacità di interagire con gli altri. Sognavo di fare il calciatore, lastronauta e il super-eroe.


Like a Prayer

Fin da piccolo ho imparato a conoscere Dio e a trattare con Lui come con un amico. In famiglia partecipavamo a messa la domenica (anche in vacanza!) e prendevamo parte alle feste tradizionali e alle processioni tipiche del paese. Quando non sapevo ancora recitare tutte le preghiere a memoria osservavo mio fratello e pregavo «Quello che dice lui». In chiesa mi giravo a guardare papà che faceva parte dellalta Schola Cantorum, e prestissimo sono diventato un attivo chierichetto presso laltare e in giro col Parroco durante la benedizione delle case per il Natale (ma lasciavo limmaginetta soltanto a chi si ricordava di dare anche a noi chierichetti i cioccolatini e la mancia). Un giorno eravamo riuniti al catechismo per la preparazione alla Cresima, ma mentre il Sacerdote ci parlava dal pulpito io ero tutto preso e indaffarato a chiacchierare e scherzare con unamica in fondo alle panche; ad un certo punto riesco a cogliere di sfuggita soltanto poche parole della spiegazione: «... E qualcuno magari potrebbe anche essere chiamato a diventare prete» al che io ero saltato subito in piedi ribattendo: «A me piacerebbe fare il Sacerdote!» con un grande sorriso sulle labbra e lapprovazione scanzonata degli altri bambini. Era solo una delle mie solite buffe uscite.


I Wanna Be a Rockstar

Non avevo ancora compiuto dieci anni quando vidi per televisione un concerto: il giovane cantante del momento improvvisava sul palco due note con la chitarra a tracolla e il microfono in mano. La mia vita non sarebbe stata più la stessa. Dissi alla mamma e al papà: «Voglio fare come quello lì, voglio suonare la chitarra». Per il mio compleanno ricevetti una chitarra e liscrizione ad un anno di lezioni di musica classica: solfeggio, spartiti, metronomo e tanti esercizi da fare Risultato: dopo 2 settimane volevo già appendere la chitarra al chiodo! Era stato mio papà a convincermi ad andare avanti (con le buone ), a tener duro e insistere: «Hai voluto la bicicletta, ora pedala!». Il gusto e il piacere personale non mancavano, ci voleva soltanto un po di buona volontà e di sofferti calli sulle dita: quanto ha fatto bene a quel ragazzino disperso e un po svogliato che lo mettessero in riga almeno nelle cose importanti e positive della vita. Risultato: dopo 12 mesi di lezioni di chitarra sapevo già tener in ballo ragazzi e adulti con arpeggi, giri di accordi e qualche canzone. Col tempo avrei scoperto di essere pure bravino.


Todo pasa y todo queda

Una sera faccio un brutto sogno. Non mi piaceva soffrire, e alle volte anche in età precoce mi sorprendevo a chiedermi perché esistesse la tristezza, perché i bimbi poveri non avevano da mangiare e nessuno li aiutava, perché soffrissero addirittura gli animali che erano teneri e affettuosi, che senso avesse la mia vita e quella degli altri, quella delle persone che conoscevo e anche di quelle che non conoscevo. Il pomeriggio seguente papà non torna dal lavoro. «Si sarà fermato a pranzo con i colleghi, poteva almeno telefonare» pensa la mamma. Non avrei più visto papà, perché un incidente stradale gli avrebbe falciato via i suoi 44 anni di perfetta salute e di entusiasmo. Che senso ha la vita? Perché si perde? Ciò che ci succede fa parte soltanto pazzo puzzle del destino? Per che cosa vale la pena vivere? La meditazione sul tempo ti sussurra: come le foglie in autunno, tutto passa; ma tutto ciò che hai fatto, che hai vissuto, che hai dato e che hai ricevuto, rimane per te e per chi sta attorno a te. Ringrazio mio papà per le belle lezioni di vita, di valori, di generosità che mi ha dato, perché ci ha sempre voluto dare il massimo, nei suoi limiti e nelle difficoltà, e perché ci ha sempre amati. Ringrazio mia mamma che con coraggio ha cresciuto questi due ragazzini e li ha incamminati verso la piena maturità: penso che le realizzazioni proprie dei suoi figli siano anche un premio e un merito suo personale. Anche se tutto passa come questa vita, rimane però tutto ciò che hai vissuto, tutto ciò che hai dato, tutto ciò che hai acquistato per leternità.


Happy Days, ossia Vita Spericolata

L'adolescenza! Sono gli anni della grande passione per il Rock e per lHeavy Metal. Sono gli anni dei primi concerti da solo e con le band musicali Gli Esseri Strani (ispirata a una parodia dei Blues Brothers degli adolescenti italiani), Wizard, KryM. e altre formazioni e gruppi con i quali mi riunivo a cantare e suonare nelle feste e nei locali. Sono gli anni delle prime serate con gli amici a cui si partecipava di nascosto e senza chiedere il permesso. Sono gli anni delle prime ragazze, delle prime risse per strada, delle prime sigarette nascoste dietro i libri, delle prime esperienze come rappresentante degli studenti a scuola, dei primi jeans tagliati e dei capelli alla moda. Sono gli anni in cui pensi che tuo fratello è ormai serio e distante, magari proprio perché è più grande e più responsabile (Davide: in quegli anni non parlavamo molto tra di noi: doverano finiti quei due fratellini che giocavano spensieratamente sempre insieme?). Sono gli anni degli hobby, delle attività e degli sport. Sono gli anni dei primi insuccessi a scuola e delle due materie da recuperare a settembre (e la cosa che più mi faceva arrabbiare era che avevo perso le vacanze estive: lezione imparata!). Sono gli anni in cui ti allontani dalla fede fresca e spontanea di prima, e ti raffreddi senza neanche un perché. Sono gli anni in cui senza saperlo ti scopri annoiato, malinconico, arrabbiato, vuoto. Sono gli anni in cui sei alla ricerca di te stesso. E, dentro, ti manca qualcosa. Lavete mai provato anche voi?


Is There Anybody Out There?

Ci sono alcune cose nella mia vita che non mi hanno mai abbandonato, che sono sempre state accese dentro di me, magari a fuoco lento o a fasi alterne: lentusiasmo e il temperamento intraprendente; i grandi sogni per un futuro carico di realizzazioni e di felicità, anche se ciò richiedeva impegno e olio di gomito; i tanti amici affiatatissimi; il mantenermi sempre occupato e attivo; la voglia di girare per il mondo, di conoscere cose sempre nuove, di arricchirmi di esperienze che mi permettessero di raggiungere grandi mete nella vita; la vena artistica; il rispetto per la Chiesa, verso i sacerdoti (anche quelli che non conoscevo e che magari vedevo solo una volta, ma mi causavano una buona impressione), per la preghiera e per i sacramenti. Alle volte basta poco per riprendere aderenza sullasfalto; nella mia corsa sono stati i valori più profondi che ho sempre avuto e coltivato dentro di me ad ancorarmi meglio al terreno, perché li percepivo come importanti e fondamentali per la mia persona. E poi qualche piccola spintarella dal di fuori: una grande famiglia alle spalle, dei buoni amici che ti sanno dare il consiglio giusto al momento giusto, lincontro con gente positiva e con ambienti più sani (ricordo con stima e ammirazione i miei amici dei Focolari e di Gen Rosso, ripenso ai consigli pieni di amore che mi dava mia zia Savina, consacrata nelle Piccole Apostole della Carità), la luce per capire quali scelte valgono davvero la pena. Sono tutte cose soltanto fortuite? A me queste cose soltanto fortuite sono servite per superare le difficoltà, capire me stesso ed approdare a una sicurezza personale e a delle scelte di vita più solide e sicure. Oltre gli ostacoli, cè sempre speranza.


Holy Smoke!

Avevo appena compiuto 18 anni: prossima la patente, la maturità e liscrizione ad ingegneria; mille impegni musicali e teatrali, una innamorata che forse trascuravo un po, lo studio non troppo ma che funzionava, lo sport e le attività in parrocchia; una Ibanez Steve Vay Blue Flowers nuova di zecca per suonare ai concerti, una gioventù esuberante di attività e brillante di qualità; nonché qualche difetto e una buona dose di vanità! Eppure dentro mi mancava qualcosa. Cosaltro devo fare della mia vita? In che cosa devo impegnarmi per essere veramente e pienamente felice? «Voglio fare qualcosa di grande» era la mia unica convinzione. Un mio compagno di classe, un capellone con anima da artista e da poeta, mi invita un giorno a conoscere i Legionari di Cristo: dei missionari molto allavanguardia. Ero sempre in mezzo allambiente giusto e mi piaceva conoscere e saperne sempre di più perché no? Non sapevo dove mi stavo andando a cacciare! Il loro contatto, la loro simpatia, il loro stile giovane e conquistatore, allo stesso tempo la loro vita spirituale e la loro fede nelluomo e nella provvidenza, le mille attività di apostolato che ci proponevano e con le quali mi entusiasmavano, erano la scintilla che mancava per rivoluzionare a piena potenza i miei motori interiori. Ho cominciato con grande ardore a imparare da loro ad essere un missionario nel cuore della società che mi circondava, a pregare insieme agli amici con cui andavo a ballare e a suonare, a vivere in profondità il mio impegno come giovane catechista e animatore in oratorio, ad andare a messa e a confessarmi più spesso, a vedere il sacerdote come una guida e un punto di riferimento, oltre che a trattarlo con rispetto e ammirazione come già facevo. Vedevo i Legionari sempre attivi, sempre contenti, sempre impegnati, sempre realizzati, sempre pronti a dirti una parola e a darti un sorriso. Io ho sempre voluto essere felice, e un giorno ho pensato: «Potrei essere anchio come loro?» e immediatamente mi sono dato un pizzico sulla guancia e ricapacitando mi sono detto: «Figurati, non sono certo la persona adatta a fare il prete!». Eppure il giorno dopo mi è venuta in mente ancora questa idaea: «Perché loro che hanno lasciato tutto sono felici, e io che ho tutto non mi sento pienamente realizzato?». E dopo ancora: «Ma è proprio vero che mi piacerebbe fare come fanno loro?», e così via per ben tre volte al giorno! Io mi guardavo attorno e vedevo molti dei miei amici molto più qualificati di me. «Questo sì che ce lo vedo bene a fare il prete, questaltro è sempre in chiesa, quello ha una famiglia molto religiosa e un cugino missionario, e anche quellaltro ce la potrebbe fare ma io???» e ridevo di me stesso; eppure linquietudine la sentivo, eccome!



For Whom the Bell Tolls?

Un giorno di vacanza sono andato a messa al mattino: ogni tanto mi piaceva farlo anche durante la settimana; al momento della consacrazione ho guardato il celebrante che sollevava tra le mani leucaristia; scoccavano le 7:30 e ho sentito i rintocchi del campanile. In quel preciso momento ho sperimentato dentro di me la chiamata: «Voglio che tu sia mio Sacerdote» e sono impallidito. Ovviamente sono uscito dalla messa convinto che fosse soltanto autosuggestione, che in realtà non avevo sentito nulla, che non cera bisogno di scomodare gli arcangeli per portare a me il nuovo annuncio e che quindi non mi dovevo preoccupare, così che ho ripreso spensierato il mio walkman e la mia strada. Alla fine della mattinata volevo vedere gli amici, per cui cammino verso la piazza -punto di ritrovo abituale per noi- mentre il campanile tintinna il primo dei 12 lunghi rintocchi del mezzogiorno, istintivamente alzo gli occhi ma senza vedere, sento ma senza ascoltare: mi ripiomba nel cuore la stessa sensazione che avevo avuto durante la messa, «Voglio che tu sia mio Sacerdote» e sono impallidito di nuovo. Impossibile! Ignoralo! Non è successo niente! Tira fuori una sigaretta, ridi e scherza come fai sempre, come fanno sempre tutti: sicuramente ti sei sbagliato. Comincia un pomeriggio lento e annoiato: farei qualsiasi cosa pur di sbloccarmi un po; ecco che la mamma ha bisogno di una commissione, mi infilo il giubbotto ed esco di casa; passo a trovare mia zia, ritorno veloce con la bici e un grande fagotto sotto il braccio. Non me ne rendo neanche conto, ma passo sotto lombra del campanile mentre partono le campane delle 19:30, e ammutolisco: ho percepito ancora una volta, in modo nitido e deciso, la stessa sensazione della mattina a messa durante la consacrazione: «Voglio che tu sia mio Sacerdote», ed ora ne sono sicuro. Alzo il telefono e dico a Padre Giuseppe: «Padre, ho bisogno di parlare seriamente con voi». Metto giù e penso: «Anchio potrei essere come loro?».


It Must Be Love

Il Signore parla nella brezza del mattino con voce soave, ma forse nel mio caso è stato costretto ad oltrepassare la barriera del suono per fare i conti con le cuffie e lheavy metal! Penso che Dio non riveli le sue vie in modo da sconvolgere la natura umana, ma in modo conforme ad essa. Sono convinto che non cè bisogno di strabilianti miracoli e di magnifiche apparizioni per capire quale sia la vocazione alla quale siamo chiamati; basta la preghiera, la riflessione serena e attenta, il dialogo con le persone giuste, i consigli dei familiari e degli amici (perfino quando anche loro non ci vedono molto chiaro e se ne sorprendono!), il conoscere senza pregiudizi le varie possibilità e gli orizzonti che queste ti mostrano. Ci vuole impegno personale, un po di pazienza, e magari uno slancio di generosità per vincere le naturali resistenze di fronte ad una scelta sconcertante e inaspettata. Nel mio caso avevo nel cuore una certezza: un grande entusiasmo che mi spingeva almeno a provarci, ora o mai più. «Voglio vedere se è unidea mia, o se è davvero Qualcun Altro che mi sta facendo questo scherzo da prete!». E a Roma, quando mi trovavo in adorazione davanti alleucaristia durante il corso di discernimento vocazionale, mi sono convinto che se era Dio a chiamarmi, se davvero mi preparava una missione inaudita ma avvincente e carica di bene, doveva essere soltanto per Amore, quello con la A maiuscola: per Amore verso di me, e per Amore verso le altre persone che avrei incontrato lungo il mio cammino. Perché non provarci? Perché non darGli una possibilità? Volevo fare qualcosa di grande, volevo essere pienamente felice: ora sarei stato felice rendendo felici gli altri. Sarei diventato davvero un Legionario di Cristo.


E la Strada si Apre

Sto sfogliando con i miei cugini e con alcuni amici lalbum delle foto di Nicola Missionario in Giro per il Mondo: quanti ricordi, quante emozioni, quante avventure e quanti sentimenti mi riportano alla mente queste immagini, i luoghi che ho visitato, le persone che ho incontrato. Ogni tanto qualcuno sghignazza: «Eri proprio il più vivace!», oppure «Da chiunque altro sì, ma di certo non da te: chi lavrebbe mai detto!» e ancora «la tua vocazione è stata davvero una sorpresa!». Le sue vie non sono le nostre vie, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Eppure Dio vince sempre! E non si fa mai battere in generosità. I passi di formazione religiosa, di crescita umana, di vita spirituale, di impegno nella pastorale e nellapostolato, che mi conducono oggi ai piedi dellaltare, sono passi dAmore, damore inimmaginabilmente ricevuto e damore fecondissimamente regalato. Guardo indietro e vedo una vita piena di realizzazioni. Guardo in avanti e vedo un futuro aperto e carico di entusiasmo. «Sei felice?» Cosaltro potrei dire: «No sono felicissimo!». Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.

Torna ai contenuti | Torna al menu