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Montano - Montanismo

Di un particolare tipo di millenarismo furono discepoli i montanisti, detti anche catafrigi o, come si definirono essi stessi, "movimento della nuova profezia".
Si sviluppò principalmente in Frigia intorno al 170 d.C. presso il villaggio di Arbadau, quando Montano, subito dopo il battesimo, in atteggiamento estatico, rivolgendosi ai concittadini affermò di essere il portavoce e il nuovo profeta dello Spirito Santo che solo da quel momento avrebbe svelato ai cristiani nuove verità.
All'inizio la risposta fu tutt'altro che lusinghiera. Molti cristiani assunsero una posizione interlocutoria, se non di derisione. Fu quando due donne, Priscilla e Massimilla, aderirono al movimento e profetarono alla stessa maniera di Montano, che le adesioni aumentarono fino a raggiungere l'apice quando lo stesso Montano arrivò a promettere la salvezza per i suoi seguaci nella Nuova Gerusalemme. La seconda venuta del Signore sarebbe stata imminente e avrebbe avuto come palcoscenico la cittadina frigia di Pepuza. L'età dell'oro si approssimava.

Inutile dire che l'entusiasmo ebbe la meglio sulla titubanza. Si vivevano tempi durissimi: l'impero, sotto Marco Aurelio, era scosso da epidemie, carestie e guerre; per sostenere lo sforzo bellico le popolazioni erano tartassate, anche economicamente. Per evitare il precipitare della situazione si pensò bene di trovare una valvola di sfogo: la presenza dei cristiani. Se gli déi scatenano tutte queste disgrazie è perché sono tollerati ancora i cristiani. Seguì una dura persecuzione.
In questo modo, oltre ai danni arrecati alla popolazione dalla natura e dall'insipienza politica dei regnanti, ci si mise di mezzo anche la religione.

In questo contesto è da leggere e da capire lo straordinario successo che ebbe il montanismo in questi anni; e ciò che impressiona di più gli studiosi è che la propaganda non era fatta tramite testi, ma solo con la predicazione. Questa ebbe come fonte primaria gli oracoli che lo stesso Montano e le due donne periodicamente espressero, oracoli che spesso si fondarono su sogni. Epifanio nel suo "Rimedio contro le eresie" (49,1-2) ce ne riporta uno:

« Costoro, i catafrigi, sostengono che in Pepuza o Priscilla o Massimilla (non posso dirlo con esattezza, ma una di loro comunque) fu presa dal sonno: allora venne da lei il Cristo e si mise a dormire con lei in questo modo, come quella diceva nei suoi vaneggiamenti: "Cristo è venuto da me sotto l'aspetto di una donna in una veste splendida, infuse in me la sapienza e mi rivelò che questo luogo è santo e che qui la Gerusalemme discende dal cielo. »

Ben si può comprendere come il borgo divenne presto la sede della comunità del movimento della nuova profezia.
Tutta quest'attesa provocò un "parossismo escatologico" nel popolo, ma anche tra i vescovi. Ippolito nel "Commento a Daniele" (IV, 18,1-20,1) racconta che la spasmodica attesa della fine del mondo giocò brutti scherzi:

« Racconterò anche quello che è avvenuto poco tempo fa in Siria. Un capo della Chiesa di là, che non si applicava molto allo studio delle Scritture e non seguiva la voce del Signore, cominciò a sviarsi e sviò anche gli altri. Convinse molti fratelli ad andare incontro a Cristo nel deserto, con le mogli e i figli. Vagavano per monti e strade alla ventura: per poco il governatore non li fece arrestare e mandare a morte come briganti. Per fortuna la moglie del governatore era credente. Per la sua insistenza, il governatore mise a tacere il fatto per non suscitare, per colpa loro, una persecuzione generale.

In modo simile un altro vescovo del Ponto prestava fede alle visioni che aveva personalmente. Dopo un primo, un secondo e un terzo sogno si mise a predicare ai fratelli come se fosse un profeta, ed allora, sbagliandosi di grosso, disse: "Sappiate, fratelli, che entro un anno ci sarà il Giudizio..." Indusse i fratelli a tanto sbigottimento che lasciavano andare in abbandono i poderi e i campi, e i più vendettero i loro possedimenti. E disse loro: "Se non avverrà come ho detto io non credete più neppure alle Scritture, ma ciascuno faccia quel che gli pare". Attesero l'evento futuro, ma quando fu passato l'anno e non si avverò alcuna sua predizione egli non raccolse che disprezzo per aver mentito, e quelli che avevano venduto i loro possedimenti in modo avventato, si trovarono poi ridotti a mendicare. »

È da notare che il millenarismo montanista è atipico. Non troviamo traccia di resurrezione né d'incarcerazione di Satana, né di un regno terreno di Cristo di mille anni. L'attesa escatologica è ridotta all'avvento della Gerusalemme celeste, in compenso come conseguenza dell'attesa si svilupparono altri temi. Se è prossimo il ritorno di Cristo, è necessario accoglierlo preparati spiritualmente. Per essere pronti bisognò dimostrare di non aver paura delle persecuzioni: fu interdetta la fuga di fronte al martirio. Aver paura significò essere ancora legati a questo mondo che stava per scomparire. Non ebbe più senso la proprietà privata, i montanisti mantennero i predicatori vendendo le loro proprietà.
I desideri della carne andavano controllati in maniera ancora più severa e le due profetesse diedero un bell'esempio, rinunciando a convivere con i loro mariti.


Molto praticato fu il digiuno. La Chiesa lo richiedeva per due mezze giornate la settimana, Montano andò oltre, imponendo ai suoi un digiuno obbligatorio che non consentiva interruzione alcuna, poiché il ritorno di Cristo era imminente. Quando si prese coscienza che i tempi erano più lunghi del previsto, ci si uniformò nuovamente alla prassi ecclesiastica tradizionale, ma la si inasprì introducendo due settimane di astinenza durante le quali era permesso gustare solo cibi asciutti (xerofagia).
Un primo colpo all'espansione del movimento montanista fu portato dalla morte dei tre profeti. Massimilla mori nel 179 d.C. Proprio lei aveva vaticinato:
« Dopo di me non verrà più alcun profeta, ma si compirà la fine. »
Il movimento sarebbe decaduto molto più in fretta se un teologo dello spessore di Tertulliano non vi avesse aderito con lo scopo di sollevarne le sorti.

Probabilmente la sua conversione al montanismo si ebbe nel 207 d.C., anno della stesura dell'"Adversus Marcionem". Praticamente condivise buona parte della dottrina montanista; tuttavia, mentre i profeti frigi attesero la discesa della nuova Gerusalemme a Pepuza, lui l'attese in Giudea: non accennò, però, alla concezione dei sette millenni elaborata da Giustino.

Fu importante il suo notevole interesse per i sogni e le visioni, come per la resurrezione della carne. La carne dei risorti è resa angelica nell'atto della resurrezione, senza che segua espressamente il millennio. Il mutamento angelico fa già parte della realtà definitiva, insieme alla partecipazione al Regno di Cristo. Nell'Adversus Marcionem (V, 10, 14) afferma:

« Diciamo che la carne risorge certamente, ma che, una volta trasformata, otterrà il Regno. Risorgeranno infatti i morti incorrotti, quelli, s'intende, che erano stati soggetti a corruzione, una volta che i corpi erano caduti nella morte, e noi in un attimo saremo trasformati, in un battere d'occhio, perché questa realtà votata alla corruzione deve rivestirsi d'incorruttibilità. »

Già da questi spunti si comprende come questo grande personaggio non seguì pedissequamente la nuova profezia, ma la riformò. La figura delle due profetesse fu pesantemente censurata; la donna, per lui, nella Chiesa non poteva godere di un'autorità simile. Non potevano predicare, né fare delle profezie o presenziare alle cerimonie cultuali. Nel resto nelle sue opere difese il divieto di fuggire di fronte alle persecuzioni, negò validità alle seconde nozze (matrimoni fra vedovi), i risposati furono paragonati agli adulteri. Sostenne la necessità del digiuno e condannò apertamente i "lapsi", cioè i traditori, coloro che di fronte alla persecuzione e alla minaccia di tortura o morte preferirono abiurare la fede cristiana. Alla sua morte nessuno fu in grado di sostituirlo alla guida del movimento, e lentamente il montanismo si spense.


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