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Il millenarismo

Nel cristianesimo primitivo troviamo diffusa la credenza secondo la quale, dopo l'Ascensione, ci sarebbe stato un periodo di mille anni (o in ogni modo un suo multiplo) di vita per così dire "intermedia", che è quella in cui noi viviamo; quindi ci sarebbe stata una seconda venuta di Cristo seguita da un altro periodo di mille anni in cui avrebbe regnato Cristo insieme ai giusti risorti. Questo regno avrebbe avuto come capitale una nuova Gerusalemme, e sarebbe stato caratterizzato da ogni sorta di fecondità e abbondanza, quindi ci sarebbe stato il giudizio universale e la fine dell'universo.

Questa dottrina fu chiamata "chiliasmo" o "millenarismo", a motivo dell'atteso regno di mille anni. Sopravvisse per alcuni secoli nella Chiesa apostolica fino a scomparire, per ripresentarsi nel Medioevo e ai nostri giorni in alcuni movimenti di deliberata protesta e opposizione alla Chiesa.

Questo millenarismo è da considerare, quindi, un'interpretazione molto antica della storia, e direttamente collegata con l'attesa del giudaismo per l'avvento del Messia.

Già l'A.T. prospettò un radicale rinnovamento del popolo in un ambiente di pace (com'è chiaramente esposto in Is 11, 1-9), ma dal II secolo in poi si sviluppò il genere apocalittico pervenutoci soprattutto in opere la cui paternità era data a personaggi più o meno famosi dell'A.T. (Esdra, Baruc, Isaia…).

Questa nuova cultura rappresentava bene la situazione appena creatasi, e rispondeva in particolare al desiderio di liberazione religiosa e politica, connesso con il trionfo della giustizia e con il castigo delle nazioni straniere persecutrici. Dal 70 d.C., infatti, gli ebrei non erano più una nazione, non possedevano più un territorio, una capitale, un culto, un Tempio; ma, dispersi fra le nazioni, erano soggiogati e perseguitati da queste.

In questa fervida attesa di rivincita nazionale si venne ad ipotizzare un regno terreno in cui il Messia avrebbe portato la giustizia, la vendetta, la prosperità per il popolo ebraico.

In questo quadro videro la luce alcune interessanti opere come il "primo libro d'Enoc" (in cui è data una bella descrizione di fecondità e longevità degli uomini, nonché di fertilità della natura) oppure il "Libro dei Giubilei", in cui Dio promette a Mosè una fine lieta della storia con gli uomini che potranno vivere, guarda caso, fino a mille anni. Per alcuni secoli il millenarismo sopravvisse nella Chiesa grazie a volenterosi suoi fautori. Uno dei primi chiliasti fu Papia, vescovo di Gerapoli: nelle sue "Spiegazioni dei detti del Signore" (che ci è pervenuto solo in pochi frammenti) afferma che dopo la resurrezione dei morti si imporrà il regno millenario di Cristo caratterizzato da fecondità ed abbondanza. In questa presa di posizione si inserì anche Ireneo di Lione, grande vescovo del III secolo.

Nel 428 d.C. il Codice di Giustiniano riportò una disposizione degli imperatori Teodosio II (408-450) e Valentiniano III (425-455), in cui i papianisti (continuatori del pensiero di Papia) furono definiti eretici, insieme ai montanisti, di cui parleremo più avanti.

San Girolamo nel "De viris illustribus" così scrive:

« Si dice che Papia abbia messo in giro la tradizione giudaica dei mille anni. Lo seguirono Ireneo, e gli altri secondo i quali il Signore avrebbe regnato con i santi dopo la resurrezione della carne. Tertulliano stesso (passato al montanismo), nel libro "De spe fidelium" è indotto a credere a quest'opinione. »

Giustino

Nacque a Flavia Neapolis, in Samaria, da genitori pagani. Studiò filosofia e fondò una scuola a Roma. Autore di due Apologie e dell'opera "Dialogo con il giudeo Trifone". Morì martire nel 165 insieme a sei compagni.

Altro rappresentante, di quest'eresia fu Giustino, che nel suo "Dialogo con il giudeo Trifone", collegò il millennio con l'Apocalisse e lo inquadrò in uno schema della storia del mondo di 7.000 anni. Partendo dalla lettura del Salmo 89, 4:

« Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. »

Considerando che la creazione fu portata a termine in sette giorni, concludeva che l'universo sarebbe sopravvissuto 7.000 anni.

L'ultimo serio rappresentante nella Chiesa del millenarismo fu Gioacchino da Fiore, abate di una congregazione cistercense (benedettini riformati) poi separatasi nel XII secolo dalla casa madre. Secondo lui la storia andrebbe divisa in tre grandi fasi (non tutte, però, della durata di mille anni), l'era del Padre, del Figlio e, quella in cui viviamo noi, dello Spirito Santo.
tratto da eresie.it

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