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Meagan una vita di sesso e droga poi Cristo

Da una vita di sesso e droga, alla scoperta di essere «oro puro». La storia di Meagan Weber

febbraio 10, 2014 Benedetta Frigerio
Sull’orlo del suicidio, l’americana Meagan, 33 anni, racconta a tempi.it la sua storia di redenzione: «La Chiesa mi ha salvato: oggi sono felice, piena di gioia, senza paure. E aiuto le donne a non abortire»

Credeva fermamente nel mantra "il corpo è mio e lo gestisco io", faceva uso di droghe e viveva «completamente immersa nella promiscuità». Sebbene portasse un figlio in grembo, aveva deciso di togliersi la vita, quando accadde qualcosa che «cambiò completamente il mio cuore». Meagan Weber oggi è impegnata nella lotta contro l’aborto negli Stati Uniti e a tempi.it racconta la sua «redenzione», il passaggio dalla disperazione alla gioia.
«SESSO E DROGA». Meagan è nata nel 1981 nello Stato di Washington e descrive così la sua giovinezza: «Dopo la separazione dei miei genitori, iniziai a passare da un’abitazione all’altra, completamente immersa in una vita promiscua: nessuno si prendeva cura di me, presi a drogarmi con l’anfetamina e mi ritirai da scuola senza diplomarmi». Nel 2000 si trasferì a casa di sua madre per finire la scuola: «Smisi di usare l’anfetamina, ma continuavo ad abusare di altre sostanze e a vivere nella promiscuità».

Il 12 settembre 2001 Meagan scoprì di essere incinta e il padre di suo figlio le chiese di abortire: «Mi salvò mia madre, nonostante la sua condotta di vita. Quando le dissi che avrei abortito, sorprendentemente mi rispose che era totalmente contraria e che sarebbe stata al mio fianco nel crescere il bambino». Meagan decise di tenere il figlio, ma «quando comunicai la scelta al mio ragazzo, lui mi lasciò».

IL TENTATO SUICIDIO. Subito dopo si verificarono altri due eventi tragici che portarono Meagan a un passo dalla morte: «Il compagno di mia madre morì in un incidente stradale e lei si suicidò». Meagan, disperata, tentò di imitare il gesto della madre: «Mentre provavo anch’io a togliermi la vita ricordo che urlai a Dio che, se esisteva, doveva portarmi dalla mamma o venire a prendermi per cambiare completamente la mia vita».
In quel momento, un amico, che aveva saputo della scomparsa della madre, entrò in casa sua: «Mi trovò chiusa nell’armadio, mi portò via con sé e un mese dopo fui invitata in chiesa. Il pastore chiese se c’era qualcuno tra i presenti che voleva cambiare vita lasciando che fosse Dio ad occuparsi di lui. Alzai la mano e, qualche tempo dopo, tornai dal pastore».
«ODIAVO LA CHIESA». Fino ad allora Meagan aveva «odiato la Chiesa», pensava «a Dio come a un giudice» e credeva che «fosse impossibile salvarsi: tanto valeva godersi la vita». Anche per questo rimase così colpita dal fatto che, nonostante «fossi  incinta e senza un marito, nessuno cercò di cambiarmi. Si interessavano a me sinceramente, senza chiedere niente in cambio. Mi accompagnarono in un lavoro di conversione, di correzione amorevole per sanare le mie ferite».
La ragazza non abbandonò subito la vecchia vita: «Ormai avevo perso la castità e pensavo che non servisse. In più, credevo di valere troppo poco perché un uomo fosse interessato ad aspettare».


L’AMORE INASPETTATO. Dopo il primo parto, arrivò la seconda gravidanza: «Credo che sia stata la misericordia di Dio: invece che punirmi, permise a una nuova vita di nascere. Una vita da amare e con essa la possibilità di cambiare». Il secondo figlio fu come una scossa: «Capii che l’unica via d’uscita era tagliare con gli uomini: pregai Dio di aiutarmi a riconoscere il mio valore e ad amare l’innocenza. E dopo anni di droga e sesso e dolore, cominciai a sentirmi amata e perdonata».
Le cose sono cambiate soprattutto quando il figlio del pastore che l’aveva salvata le chiese di sposarla: «Mi trattava come un pezzo d’oro puro. Decidemmo di procedere con calma. Ci frequentammo e pregammo Dio che ci illuminasse. Un anno dopo mi chiese di sposarlo. Era il 2006, sapevamo entrambi che eravamo insieme per mettere la nostra vita al servizio degli altri».

OGGI SONO FELICE Dal matrimonio nacquero due bambini e Meagan cominciò ad aiutare altre donne a non abortire: «Oggi ricevo centinaia di email da giovani che dicono di aver trovato la forza di tenere il loro piccolo. Altre mi raccontano che hanno smesso di credere che per ottenere amore occorra concedersi prima del matrimonio». Non l’avrebbe mai detto un tempo, invece oggi «sono felice, piena di gioia, senza paure. So che Dio è con me e mi ama. Non mi aspetto più la felicità da nessuno se non da Lui».

L’IMPEGNO CONTRO L’ABORTO. Per aiutare le donne a non abortire, Meagan le mette in contatto con i centri di aiuto alla vita, con chi può sostenerle dal punto di vista economico e racconta la sua storia: «Dico loro che i miei figli mi hanno salvato la vita. Che non è vero che non hanno scelta, che l’aborto ti rovina sia mentalmente sia fisicamente. Nessuno dice loro la verità e cioè che il cuore dei bambini comincia a battere già 18 giorni dopo il concepimento, che l’aborto incrementa il rischio di cancro, che aumentano i problemi di infertilità. Le donne sono intelligenti, hanno solo bisogno di qualcuno che le aiuti a guardare ciò che già sanno e sentono».


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