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Sindone prova risurrezione

VERITA’ SULLA SINDONE

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Non esiste effige, cimelio, reliquia o reperto archeologico, che abbia fatto parlare tanto di sé, a buona ragione, quanto la Sacra Sindone. Della morte del Messia se ne parla addirittura nei manoscritti del Mar Morto, che vanno dal 700 al 100 a.C. il rotolo di Isaia descrive come sarà la crocifissione di Cristo cento anni prima che avvenga. La Sacra Sindone, ritenuta da molti come la più probabile testimonianza della Crocifissione di Cristo, per quasi 2000 anni è stata tema di adorazione, di diatribe e di studi. Da secoli si dibatte se sia o no il lenzuolo funerario nel quale fu avvolto il Corpo di Gesù Nazareno dopo la crocifissione. I cattolici hanno sempre sostenuto l'autenticità della Sindone, anche se le autorità ecclesiastiche, prudenzialmente, non hanno mai avallato tale ipotesi.

La scienza ufficiale è sempre stata diffidente nelle valutazioni; si può convenire però che si è scissa in due correnti: una, che ne esclude autenticità e origine in mancanza di riscontri sufficienti per dimostrarlo; l'altra, costituita anche da atei o da studiosi di fede diversa dalla cattolica, che ha affrontato con scrupolo scientifico il problema, ed ha portato a risultati sorprendenti a favore dell'autenticità della Sindone stessa. Specificatamente dopo il traumatico e tanto discusso risultato dell'esame al carbonio 14, fu proprio uno scienziato sovietico, non cattolico, a mettere in dubbio la validità di tale esame e a sostenere che la datazione era stata compromessa da conseguenze chimiche sul tessuto causate dall'incendio del 1532. Anche il microbiologo Leoncio Garza Valdés invalidò gli esami al carbonio dopo aver scoperto che nel tessuto della Sindone c'erano microrganismi viventi, come batteri e funghi, che con la loro presenza avevano influenzato le letture delle prove al carbonio 14.


Questi eventi, unitamente ad altre scoperte, confermarono, una volta per tutte, l'inaffidabilità degli esiti di quegli esami considerati "inappellabili". Nei confronti della Sacra Sindone sono stati usati mezzi anche subdoli per metteme in dubbio le origini. Numerosi "media", con propositi e fini più o meno scientifici, hanno contribuito a confondere le idee invalidando i risultati a cui erano pervenute le ricerche che provavano la vera origine della Sindone. Non pochi scienziati sono ricorsi a stratagemmi talvolta puerili per screditare o, a volte, per esaltare l'autenticità della Sindone, conseguendo successi temporanei. Ma col passare del tempo sono emerse sempre nuove testimonianze scientifiche che fanno risalire le origini della Sindone al periodo in cui fu crocifisso Cristo. Il nostro proposito è quello di sottoporre al lettore una serie di notizie che gli offrano un quadro generale sulla Sindone. Abbiamo raccolto in una succinta antologia i principali avvenimenti inerenti al Sacro Lenzuolo, i vari spostamenti nel corso della sua lunga peregrinazione, le ricerche e gli studi ad esso connessi, desunti da fonti autorevoli quale il "Collegamento pro Sindone" e da altri Enti.

NON SI PUO' VALUTARE SCIENTIFICAMENTE IL MESSAGGIO DELLA SINDONE
Ancora oggi Gerusalemme è una città dove gli animi si infiammano facilmente. Violenza e religiosità fervente spesso vanno di pari passo. Così era anche 2000 anni fa, quando la nascita del cristianesimo fu accompagnata da cospirazioni, tradimenti e omicidi. Nel 30 d. C. Gerusalemme è una città occupata. I romani hanno imposto alla popolazione il loro governo autoritario. La Pasqua ebraica ha richiamato nella città migliaia di persone, giunte per ringraziare Dio di aver miracolosamente messo fine all'oppressione che l'antico impero egiziano aveva esercitato su di loro. Gli ebrei auspicano che un miracolo possa accadere con i romani. Ma la tensione sale. In questo quadro di instabilità, emerge un giovane rabbi di Nazareth: Gesù. il messaggio di cui si fa portatore, dai toni che possono sembrare rivoluzionari, suscita nervosismo da parte delle autorità religiose. Molti dei suoi seguaci, che si moltiplicano ogni giorno, lo considerano il Messia. Coloro che sono al potere sono determinati a fermarlo. Secondo i Vangeli, gli eventi prendono una svolta drammatica quando, in seguito al tradimento di Giuda, Gesù viene arrestato. Condotto al cospetto di Caifa, il sommo sacerdote, viene accusato di essere un eretico.

L'imputazione è grave. Le autorità romane vengono coinvolte nella questione e Ponzio Pilato responsabilizza Erode Il, il governatore nominale di Israele. Dal Vangelo di Giovanni 11,45-53 I capi dei Sacerdoti e i farisei radunarono allora un consiglio; e dicevano: Che facciamo? Quest'uomo opera molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui, e verranno  i  Romani  e distruggeranno il Tempio e la nostra nazione". Ma uno di essi, Caifa, che in quell'anno  era  Sommo Sacerdote, disse loro: "Voi non capite nulla, né riflettete che vai meglio per voi che un solo uomo muoia per il popolo, piuttosto che tutta la nazione perisca". Gesù viene condotto da un capo all'altro della città, ora al cospetto dell'uno, ora al cospetto dell'altro, finché il suo destino è segnato. Nel contempo viene picchiato, spintonato, preso a calci e, infine, flagellato. Le sferette di ferro dei flagelli gli lacerano le carni, riducendolo in fin di vita.

Viene fatto rinvenire, ma solo per essere cinto da una corona di spine pungenti. Una folla enorme chiede a gran voce la sua morte. Pilato, oramai stanco di tanto scempio, condanna Gesù alla crocifissione. Il suo calvario è solo agli inizi. Viene obbligato a trasportare una trave pesante 50 chili, lontano, sin fuori dalle mura delle città. Esausto e sofferente, procede a stento incontro alla morte, costantemente fustigato. Al suo fianco devono essere crocifissi due ladroni. Giunto sul luogo dell'esecuzione gli vengono inchiodate le braccia alla trave con spezzoni di ferro lunghi 10 centimetri che gli trapassano i polsi. Quando il carnefice dà il segnale, la trave viene sollevata e ancorata perpendicolarmente al palo verticale. I piedi di Cristo vengono trapassati con un arpione di ferro conficcato poi nel legno.

I Vangeli raccontano che durante l'agonia di Gesù, la Terra tremò e il cielo si oscurò su tutta la città. Dal Vangelo di Matteo. Ma venuta l'ora sesta, si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona. E all'ora nona, Gesù esclamò a gran voce: Elì, Elì, lamà sabactani?, che vuoi dire "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" E alcuni degli astanti, uditolo, dissero: "Ecco, chiama Ella!"... Ma Gesù, avendo emesso un alto grido, spirò. Per verificare che fosse veramente morto un soldato gli conficca una lancia nel fianco. E' il tardo pomeriggio. Tra meno di due ore inizierà il Sabbath. Alcuni discepoli di Gesù, primo fra tutti  Giuseppe  d'Arimatea, chiedono  che  venga  loro consegnato il corpo di Gesù, per potergli dare sepoltura prima del tramonto, secondo il rituale ebraico. I Vangeli narrano che fu lo stesso Pilato ad acconsentire a questa richiesta. "Così, portato un lenzuolo di lino, Giuseppe depose il corpo a terra, lo avvolse nel telo e lo portò in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un grande sasso davanti all'entrata della tomba stessa". Si dice che la storia della Sacra Sindone abbia avuto inizio la domenica successiva alla crociI Vangeli narrano che la mattina di quella domenica i discepoli trovarono nella tomba soltanto il tessuto di lino in cui era stato avvolto Gesù. Quel lenzuolo, trovato nella tomba vuota, è lo stesso che si trova attualmente conservato in una teca nel Duomo di Torino?

Cerchiamo una risposta a questo interrogativo con un viaggio che d porterà all'antica Gerusalemme, avvalendoci anche della scienza contemporanea. Sarà un viaggio pieno di fascino e di colpi di scena. A mano a mano che ci addentreremo nel mistero della Sindone, l'Uomo che ne era avvolto ci apparirà in una nuova luce. E' possibile considerare la Sindone come la prova del più famoso delitto di tutti i tempi? Osservando le macchie presenti sull'ampio lenzuolo, ed altri elementi, molte persone non dubitano che sia così. Altri, invece, non lo ritengono possibile. Nel 1898 il Re d'Italia autorizzò l'avvocato Secondo Pia, fotografo dilettante, a scattare delle fotografie della Sindone.

Ciò avvenne tra il 25 e il 28 maggio dello stesso anno. Grande fu la sorpresa del Pia nel constatare che l'immagine che doveva apparire negativa sulla pellicola, risultava invece un vero e proprio positivo. Egli dimostrò così che l'immagine della Sindone è, in realtà, negativa. La notizia dilagò in tutto il mondo destando un vivo interessamento anche in campo scientifico. Trentatre anni più tardi sarà Giuseppe Enne a fotografare di nuovo la Sindone, nella speranza di cogliere nuovi dettagli.

Queste fotografie spinsero Pierre Barbet, primo chirurgo presso l'ospedale St. Joseph di Parigi, ad avviare un'indagine scientifica sulla Sindone. Egli confessò più tardi che sarebbe stato pronto a negare l'autenticità della Sindone se la cicatrice sui polso non avesse coinciso con il resto della struttura anatomica, benché fosse molto affascinato dalla "meccanica" della crocifissione. Egli rilevò due fuoruscite di sangue sul polso sinistro, prodotte dall'introduzione di un chiodo. Constatò poi che queste due fuoruscite sono leggermente divergenti formando così un angolo di circa 5 gradi. Come chirurgo, Barbet sapeva che l'uomo crocifisso, per la posizione che era costretto ad assumere, era in grado di inspirare, mentre poteva espirare soltanto sollesul chiodo che aveva confitto nei piedi. In entrambi i casi il flusso del sangue avrebbe assunto un'angolazione leggerdiversa rispetto all'asse dell'avambraccio.

Facendo degli esperimenti con dei cadaveri, Barbet si stupì nello scoprire che la cicatrice del polso mostrava una perfetta corrisponad un interstizio fra le ossa del polso stesso. Infatti egli appurò che un chiodo conficcato nel palmo della mano, non sarebbe in grado di reggere il peso di un uomo. Un chiodo conficcato nel polso, al contrario, è in grado di immobiun uomo sulla croce. Dei carnefici esperti avrebbero dovuto sapere quale era il punto idoneo dove inchiodare le mani. Secondo Pierre Barbet, quindi, le cicatrici nelle mani e sui piedi, rilevabili sulla Sindone, conferma-vano quanto meno da un punto di vista medico l'avvenuta crocifissione.

Ma cosa ci dicono i reperti archeologici? Gerusalemme è una città dove il passato è altrettanto vivo del presente. Di tanto in tanto vengono fatte nuove scoperte archeologiche, alcune delle quali gettano nuova luce sul mistero della Sindone. Risulta ad esempio da testi antichi che nel giro di 800 anni siano state crocifisse decine, se non centinaia di migliaia di persone. La crocifissione era il tipo di morte più umiliante e la più dolorosa e più sadica forma di esecuzione. Nel 1968, a Gerusalemme fu compiuta una delle scoperte più importanti sulla pratica della crocifissione  all'inizio  della cristianità. In sostanza, vennero trovati i resti di un uomo che era stato crocifisso nell'antichità. Fu anche identificato il suo nome: era Jchohanan. L'osso del suo calcagno fu trovato in mezzo ad altri resti. Un arpione gli era penetrato completamente nel calcagno, per andare a conficcarsi nel palo dov'era crocifisso. Evidentemente, quando penetrò nel legno urtò contro qualcosa di duro, forse un nodo dell'albero, e si piegò ad amo. Ma la cosa interesè questa: se centinaia di migliaia di persone furono crocinel corso di 800 anni, perché quest'uomo è l'unica prova fisica esistente al mondo di questa brutale pratica? Alcuni danno questa spiegazione. La maggior parte dei crocifissi venivano legati e non inchiodati alla croce.

Uno dei metodi più semplici era quello di legare insieme le mani del condannato e poi appenderlo ad un albero, ad una sbarra o ad una trave. In questo modo i carnefici erano certi di vederlo morire nell'arco di un'ora. La corda aveva un costo inferiore di quello della crocifissione con i chiodi. Ma quando i romani volevano infliggere una punizione più dolorosa ed esemplare, usavano i chiodi. Così fu nel caso di Cristo. Ed ora veniamo al tessuto per accertare se lo si può far risalire al primo secolo. Le testimonianze di quell'epoca, arrivate sino a noi sono molto poche e non sempre ben conservate quanto la Sindone. Il tessuto della Sindone è un intreccio chiamato sala. Il rapporto tra i fili dell'ordito e quelli della trama è di tre a uno. Ulteriori ricerche hanno documentato che nel periodo della crocifissione di Cristo erano reperibili tessuti simili a quello della Sindone. Pochi anni dopo un'altra scoperta archeologica conferì alla storia della passione di Gesù una impresrisonanza. Tutto iniziò con il ritrovamento di una grotta ossario nei pressi di Gerusalemme risalente al I secolo. Recava una scritta che diceva: Giuseppe, figlio di Caifa.

Caifa era il sacerdote che aveva presieduto all'interrogatorio di Gesù. Quella era la prima conferma archeologica della sua esistenza. Ma ritorniamo al chirurgo francese Barbet. Con le sue ricerche constata un fatto molto importante che esclude categoricamente l'ipotesi che la Sindone sia un falso. Egli annota: Ho contato in tutto più di cento segni di flagelli. Il cuoio capelluto sanguina molto facilmente e molto abbondanSi possono notare rigagnoli di sangue sino in cima alla testa. Ognuno di questi ha un andamento irregolare. La Sindone mostra molto chiaramente i segni di una piaga su un fianco. Un'abbondante fuoruscita di sangue è stata in parte nascosta da una pezza di lino che vi è stata cucita sopra dopo l'incendio del 1532. Nel Vangelo di San Giovanni si dice chiaramente che Gesù era già morto nel momento in cui fu colpito con una lancia. Dal Vangelo di Giovanni 19,31-37 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo, e poi anche all'altro, che era stato crocifisso insieme con lui.

Venuti però da Gesù e vedendolo già morto, non gli spezzarono le gambe; ma uno dei soldati gli trafisse il costato con la lancia. E subito ne usci sangue e acqua. il chirurgo Barbet racconta: Dagli esperimenti che ho condotto su alcuni cadaveri ho capito che se il corpo fosse stato deposto orizzontalmente, il sangue della vena cava inferiore sarebbe rifluito nell'auricolare sinistra, pasattraverso il canale prodottosi in seguito alla penetrazione della lancia. Il sangue avrebbe dovuto quindi attraversare là parte inferiore del torace e scivolare lungo il fianco fino a raggiungere la schiena. Potrebbe trattarsi di un falso? Tutte le macchie di sangue sono anomale, diverse da quelle dell'iconografia tradizioAnzi, in genere la contraddicono. Se si trattasse davvero di un falso, basterebbe supporre che il suo autore fosse un esperto d'anatomia, in quanto non c'è praticamente nessun errore. Infatti, l'anatomia è una prova a favore della autenticità della Sindone. Per anni le idee di Barbet infuocarono le discussioni degli scienziati. Ma coloro che ripresero il discorso intrapreso da Barbet erano d'accordo con lui? Ogni tipo di dilemma relativo alla Sindone, che si pensa abbia trovato una risposta, ne crea subito un altro contraddittorio. Da decenni, ad ogni scoperta ha fatto eco una contestazione ma, ammettiamolo, non sempre lucida e sostenuta da analisi scientifiche.

La Sacra Sindone è il tessuto archeologico più studiato nella storia. Tuttavia, nessuna domanda ha trovato risposte certe e incontestabili. Chi era quest'uomo? Che aspetto aveva? La Sindone rivelerà mai tutti i suoi segreti? Ad una sola domanda è stata data una risposta. Che non si tratta di un falso. Molti e laboriosi esperimenti scientifici lo hanno oramai dimostrato. Quando nel 1978 la Sindone fu esposta al pubblico, gli animi tornarono ad infuocarsi, soprattutto all'interno  della  comunità scientifica. Le azioni che ne conseguirono sono ancora oggi alla base di molte polemiche. Un buon numero di ricercatori riunitosi sotto il nome "Progetto di ricerca sulla Sindone di Torino", ottenne da Umberto di Savoia il permesso di condurre ricerche approfondite sul lenzuolo. Di particolare interesse era verificare se le macchie presenti sulla Sindone fossero davvero macchie di sangue. Secondo una teoria molto diffusa, un tempo la Sindone era soltanto un dipinto ben riuscito. Gli scienziati che seguivano il progetto erano dotati di tutte le conoscenze e attrezzature necesper suffragare o smentire questa tesi, una volta per tutte. Si trattò in pratica di esami comparabili all'indagine laboriosa su di un crimine.

Vernon Miller era uno dei fotografi ufficiali del team di ricerca. La sua area di specializzazione, la fotografia fluorescente, si dimostrò determinante per le scoperte a cui giunsero i ricercatori. Vernon Miller descrive così quei momenti: Lavorammo sugli spettri; irraggiammo la Sindone con diversi livelli di energia e registrammo tutto su una pellicola fluorescente a raggi x. Ottenemmo così una chiara indicazione della composizione chimica della Sindone. Quando si analizzò la fotografia fluorescente a raggi x delle presunte macchie di sangue, ci furono delle sorprese. Samuel Pellicori,  biologo,  uno  dei ricercatori, così descrive cosa fu riscontrato: Scoprimmo che intorno ad alcune macchie di sangue c'è un alone fluorescente. Ebbene, questo alone si comporta come il siero del sangue intero. Cioè, il siero si separa dal sangue intero,  depositando  dei prodotti solidi che formano un bordo circolare.

Così commenta Miller: E' stato facile verificare questo fatto centrifugando del sangue intero; si è riusciti a separare le cellule dal siero e si è visto che il siero, al contrario delle cellule, diventava molto fluorescente. Per avere una ulteriore conferma della presenza del sangue, il gruppo di ricercatori sottopose la Sindone anche ad un esame di microfotografia. Pellicari così descrive come funzionò l'esperimento: Nelle aree insanguinate, si possono   notare   delle incrostazioni, una sorta di cristallizzazione, causata dal fatto che del materiale solido è rimasto intrappolato tra i fili. La conclusione fu che si trattava davvero di sangue. Al termine dei lavori del 1978 il gruppo continuò le ricerche in America e i professori John Heller e Alan Adler confermarono la presenza di sangue umano sulla Sindone  determinando  una generale reazione di entusiasmo. Nel 1988 l'assistente tecnico, Giovanni Riggi di Numana, prelevò segretamente, dall'area occipitale, alcuni campioni di sangue  della  Sindone  con l'intenzione di farli esaminare.

Nell'ottobre del 1994 il dottor Victor Tryon diede inizio a una serie di test sul DNA di quel sangue, nel suo laboratorio del Texas. Lo scopo era quello di riconfermare se si trattava realmente di sangue umano. Il dottor Tryon rispose a questa domanda. Ecco le sue parole: Esaminando i due campioni dovevo rispondere all'interroapparteneva ad un uomo il DNA presente? La risposta fu affermativa. Entrambi i campioni recavano traccia del gene umano della betaglobulina. (Il gene della betaglobulina è una sequenza di DNA che è presente in una proteina del sangue umano. ndr). La domanda successiva era: di chi era questo DNA? Di un uomo del nostro secolo o di un uomo del secolo scorso? Oppure era di un uomo vissuto 20 secoli fa? L'esame mi dimostrò che il sangue era molto degradato e non era in contraddizione all'ipotesi che si trattasse di sangue di un uomo vissuto 2000 anni fa. Estesi le ricerche per verificare se si trattava del sangue di un uomo o di una donna e gli esami mi confermarono che esistevano cromosomi x e y Ciò significava che i frammenti di sangue che avevo analizzato appartenevano ad un uomo. Anche i risultati di queste analisi suscitarono  immediatamente reazioni contrastanti, più che altro per l'atto abusivo del prelievo dei campioni senza l'autorizzazione del Vaticano. Esiste un altro telo che molti credono sia venuto a contatto col volto di Gesù alla sua morte. La cattedrale di Oviedo, in Spagna, è depositaria di questo telo. Si tratta in realtà di un sudano; si dice sia il fazzoletto che sarebbe stato messo sul volto di Cristo sopra la Sindone. A questo argomento abbiamo dedicato un adeguato spazio nelle pagine che seguono pubblicando una relazione proveniente dal Centro Sindologico Spagnolo dalla quale risulta che sul telo non appare alcuna immagine di volto.

Ci fu qualcuno però che tentò di fare una  comparazione fra l'immagine del volto della Sindone e quella del Sudario di Oviedo: un sacerdote italiano che si fece parte diligente per facilitare questo esame. Egli sostenne che poteva esserci un legame fra i due teli sacri da lui ben conosciuti e affermò di aver rilevato una somiglianza nella forma delle macchie di sangue presenti su entrambi i tessuti e che riteneva possibile anche un esame del sudano di Oviedo. Il dottor Alan D.  Whanger,  docente universitario, si disse d'accordo e trovò il modo di recarsi in Spagna per confrontare le due immagini. Ecco come ricorda l'evento il dottor Whanger. Quando sviluppammo la nostra tecnica di sovrappodi immagini polariztrovammo delle somistraordinarie fra le macchie presenti sul sudario, in particolare quelle nell'area facciale e nella parte posteriore della testa, e le macchie presenti sulla Sindone. Con questo sistema ci era possibile sovrapporre le due immagini e passare dalla visualizzazione dell'una e all'altra in modo di poter fare confronti immediati. Trovammo circa 70 macchie di sangue nell'area facciale e 50 nella parte posteriore della testa che corrispondono a quelle della Sindone. Per avere una conferma si dovrebbe poter procedere ad un confronto del DNA del sangue presente nei due tessuti. Ma questo non è ancora stato fatto. ll Sudano di Oviedo fu oggetto di esami da parte di un gruppo di ricercatori spagnoli e di altri paesi, che nel tempo resero di pubblico dominio i risultati conseguiti.

Nel 1988, la Sindone fu sottoposta alla prova più rigorosa. Poiché prima di essere trasformato in lenzuolo il lino della Sindone era stato una pianta vivente, si pensò che la datazione in base al carbonio fosse un metodo affidabile per stabilirne l'età. Ecco l'opinione del dottor Harry Grove, chimico inglese:
E' un metodo molto accurato che consente di calcolare a quanto risale la morte di una creatura vivente o di una pianta, con uno scarto di più o meno 50/60 anni. Su una creatura vivente si trova in prevalenza il carbonio 12. Il carbonio 12 non si distrugge mai. Il carbonio 14, al contrasi dimezza nel corso di 6000 anni, il che significa che, presi 100 atomi di carbonio 14, tra 6000 anni ne rimarranno soltanto 50. Il cardinale Ballestrero, a quel tempo custode della Sindone, affidò ai laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson il compito di analizzare dei campioni.

Il laboratorio di Tucson si trova nell'Arizona, Stati Uniti. Il dottor Grove, che fu testimone dell'esperimento nel laboratorio dell'Arizona, ricorda: Fui tanto fortunato di essere invitato quando si stava procedendo all'esperimento. Gli scienziati avevano ottenuto un campione della Sindone e lo avevano convertito in grafite. Lo introdussero in un piccolo acceleratore e in poco più di dieci minuti ottennero un calcolo del rapporto fra la quantità del carbonio 14 e quella del carbonio 12. Gli scienziati che eseguirono questo calcolo  documentarono  la procedura adottata. Doug Donahuc, fisico e direttore di laboratorio, diresse la sperimenil dottor Grove ricorda: Donahuc osservò una curva di taratura e disse: Questo lenzuolo funebre è del 1350. Poi impallidì in modo evidente.

Lui è cattolico. Credo che desiderasse fortemente di poter affermare che quel lenzuolo aveva 2000 anni. Anch'io lo desideravo. Invece lui disse: E' del 1350. Gli altri laboratori possono dire quello che vogliono. Io non ho dubbi. Gli altri laboratori giunsero alla stessa conclusione. La datazione risultò essere tra il 1260 e il 1390 d. C. Era evidente che la Sindone non era il lenzuolo di sepoltura di Gesù Cristo. Il caso sembrava chiuso. Il mistero risolto. Ma non era così. Qualsiasi questione inerente alla Sindone, dicevamo, non può non suscitare polemiche. Le passioni degli uomini intervengono sempre a complicare le cose. In tempi recenti, Leoncio Garza -Valdés, microbiologo, scoprì sulla Sindone alcuni microrganismi Entrambi i campioni recavano traccia del gene umano della betaglobulina. (Il gene della betaglobulina è una sequenza di DNA che è presente in una proteina del sangue umano. ndr.

La domanda successiva era: di chi era questo DNA? Di un uomo del nostro secolo o di un uomo del secolo scorso? Oppure era di un uomo vissuto 20 secoli fa? L'esame mi dimostrò che il sangue era molto degradato e non era in contraddizione all'ipotesi che si trattasse di sangue di un uomo vissuto 2000 anni fa. Estesi le ricerche per verificare se si trattava del sangue di un uomo o di una donna e gli esami mi confermarono che esistevano cromosomi x e y Ciò significava che i frammenti di sangue che avevo analizzato appartenevano ad un uomo. Anche i risultati di queste analisi suscitarono  immediatamente reazioni contrastantipiù che altro per l'atto abusivo del prelievo dei campioni senza l'autorizzazione del Vaticano. Esiste un altro telo che molti credono sia venuto a contatto col volto di Gesù alla sua morte. La cattedrale di Oviedo, in Spagna, è depositaria di questo telo. Si tratta in realtà di un sudano; si dice sia il fazzoletto che sarebbe stato messo sul volto di Cristo sopra la Sindone. A questo argomento abbiamo dedicato un adeguato spazio nelle pagine che seguono pubblicando una relazione proveniente dal Centro Sindologico Spagnolo dalla quale risulta che sul telo non appare alcuna immagine di volto.

Ci fu qualcuno però che tentò di fare una  comparazione fra l'immagine del volto della Sindone e quella del Sudario di Oviedo: un sacerdote italiano che si fece parte diligente per facilitare questo esame. Egli sostenne che poteva esserci un legame fra i due teli sacri da lui ben conosciuti e affermò di aver rilevato una somiglianza nella forma delle macchie di sangue presenti su entrambi i tessuti e che riteneva possibile anche un esame del sudano di Oviedo. Il dottor Alan D.  Whanger,  docente universitario, si disse d'accordo e trovò il modo di recarsi in Spagna per confrontare le due immagini. Ecco come ricorda l'evento il dottor Whanger.

Quando sviluppammo la nostra tecnica di sovrappodi immagini polariztrovammo delle somistraordinarie fra le macchie presenti sul sudario, in particolare quelle nell'area facciale e nella parte posteriore della testa, e le macchie presenti sulla Sindone. Con questo sistema ci era possibile sovrapporre le due immagini e passare dalla visualizzazione dell'una e all'altra in modo di poter fare confronti immediati. Trovammo circa 70 macchie di sangue nell'area facciale e 50 nella parte posteriore della testa che corrispondono a quelle della Sindone. Per avere una conferma si dovrebbe poter procedere ad un confronto del DNA del sangue presente nei due tessuti. Ma questo non è ancora stato fatto. fl Sudano di Oviedo fu oggetto di esami da parte di un gruppo di ricercatori spagnoli e di altri paesi, che nel tempo resero di pubblico dominio i risultati conseguiti. Nel 1988, la Sindone fu sottoposta alla prova più rigorosa. Poiché prima di essere trasformato in lenzuolo il lino della Sindone era stato una pianta vivente, si pensò che la datazione in base al carbonio fosse un metodo affidabile per stabilirne l'età. Ecco l'opinione del dottor Harry Grove, chimico inglese:

E' un metodo molto accurato che consente di calcolare a quanto risale la morte di una creatura vivente o di una pianta, con uno scarto di più o meno 50/60 anni. Su una creatura vivente si trova in prevalenza il carbonio 12. Il carbonio 12 non si distrugge mai. Il carbonio 14, al contrasi dimezza nel corso di 6000 anni, il che significa che, presi 100 atomi di carbonio 14, tra 6000 anni ne rimarranno soltanto 50. Il cardinale Ballestrero, a quel tempo custode della Sindone, affidò ai laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson il compito di analizzare dei campioni. Il laboratorio di Tucson si trova nell'Arizona, Stati Uniti. Il dottor Grove, che fu testimone dell'esperimento nel laboratorio dell'Arizona, ricorda: Fui tanto fortunato di essere invitato quando si stava procedendo all'esperimento. Gli scienziati avevano ottenuto un campione della Sindone e lo avevano convertito in grafite. Lo introdussero in un piccolo acceleratore e in poco più di dieci minuti ottennero un calcolo del rapporto fra la quantità del carbonio 14 e quella del carbonio 12. Gli scienziati che eseguirono questo calcolo  documentarono  la procedura adottata.

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