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Spiritualità
La preghiera di liberazione
Padre Matteo La Grua
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INTRODUZIONE
« Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicistica, o addirittura come superstiziosa e irreale, la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo demonio» (Paolo VI, Disc. 15-11-1975).
Oggi il diavolo è tornato alla ribalta, non solo sugli schermi della televisione e sui rotocalchi - il che si può spiegare con l'accentuato gusto del pubblico per il sensazionale ed occulto - a prescindere che vi si creda o no - ma anche è tornato alla ribalta nei discorsi dei Pontefici, prima di Paolo VI e oggi di Giovanni Paolo II il che può trovare spiegazione nella preoccupazione dei supremi garanti della sana dottrina della Chiesa di riaffermare una verità messa troppo facilmente in discussione, anche in campo cattolico, e di additare a tutti, credenti o non credenti, l'agente occulto che sta dietro il male organizzato del mondo.
È indubbio merito dei Movimenti carismatici postconciliari, e tra di essi, in Italia, del Rinnovamento nello Spirito, avere attirato l'attenzione sulla presenza attiva del diavolo nel
mondo di oggi proprio in un tempo in cui quasi nessuno prende sul serio le sue manifestazioni, e «una teologia razionalista e riduzionista - come dice il Card. Ratzinger nella presentazione del più recente libro del Card. Suenens - riduce il demonio e il mondo degli spiriti cattivi a una semplice etichetta che copre tutto ciò che minaccia l'uomo nella sua subbiettività » (L. J. Suenens, Rinnovamento e potenze delle tenebre, EP. 1982, p. 5).
Si direbbe che lo Spirito Buono abbia sensibilizzato alla presenza dello spirito cattivo, e che l'esperienza delle cose di Dio abbia portato a cogliere la realtà delle cose del maligno.
La presa di coscienza della pericolosa attività di Satana da parte del Rinnovamento ha dato origine, in seno ad esso, a preghiere di « liberazione » , e in alcuni gruppi ha fatto sorgere veri e propri ministeri di liberazione, i quali, se da una parte hanno alleviato molte sofferenze, d'altra parte hanno esposto ed espongono il Rinnovamento a serie critiche e le persone interessate a veri pericoli.
I pericoli sono su per giù quelli denunziati dal Card. Suenens nel suddetto libro (p. 108): pericoli per il paziente che potrebbe essere traumatizzato dalla sua stessa immagine di « vittima di influenze malefiche che sfuggono alla sua responsabilità » , o potrebbe sentirsi dispensato da una « ascesi faticosa » personale, per evadere dalla sua situazione attraverso un mezzo più rapido e tutto esteriore; pericoli per l'operatore che potrebbe subire un danno dall'impatto improvviso con forze spirituali esplosive, quando non vi sia preparato.
Ne va taciuto il pericolo, facile a verificarsi, di invadere il campo riservato alla Gerarchia, quando dalla semplice preghiera di liberazione si dovesse passare a veri e propri esorcismi, ancora una volta proibiti dalla nuova legislazione ecclesiastica (Can. 1172, C.J.C.), mettendosi, così, fuori dalla mens e dalla disciplina della Chiesa.
La critica di maggior rilievo riguarda il fatto che, dando spazio a questa attività, si distrae l'attenzione dei fratelli da ciò che è più importante e caratteristico nei nostri gruppi, la preghiera di lode, e che, parlando troppo del diavolo, si può compromettere l'equilibrio del nostro cristianesimo, che ha al centro Cristo.
Dice il Card. Suenens, nel suo recente libro: « L 'insidia più sottile del Maligno consiste nell'attirare l'attenzione su di lui e sulle sue opere invece che su Gesù, Salvatore del mondo » (p. 132).
Pur avendo per scontato che « nel cuore della nostra fede non c'è la demonologia ma il Cristo », tuttavia non « si contraddice il Vangelo che è buona novella e messaggio liberatore » (1. c.) quando, anche con insistenza, secondo l'insegnamento di Gesù e degli Apostoli, mettiamo noi stessi e gli altri in guardia contro le insidie del tentatore.
Dopo tutto è anche vero quello che diceva Gide, e con lui altri, che l'insidia più sottile di Satana consiste nell'occultare la sua presenza e nel farci credere che non esiste, perché « non lo si serve mai così bene che quando lo si ignora » (G. Bernanos, Satan singe de Dieu, in Bonanno, C. Bernanos e il mistero del male, Palermo,1981, p. 46).
Quel che conta non è tanto parlare più o meno del diavolo, quanto come se ne parla.
Noi ne parliamo nella luce di Cristo, di Colui che ci ha liberati « dal potere delle tenebre » e ci ha fatti « figli della luce », che « lo ha vinto » e « lo ha cacciato fuori » e ci ha insegnato come combatterlo e come vincerlo.
Questo libro vuole anche portare un po' di luce in un campo per tanti versi oscuro e ambiguo, e aiutare i fratelli che prestano servizio nei gruppi di liberazione a fare opera di discernimento prima di procedere ad una preghiera di liberazione, che potrebbe essere anche controindicata: a discernere cioè se, come e a quali livelli opera lo spirito del male nelle persone che vengono a noi e incolpano il diavolo dei loro disturbi,
L 'esperienza ci insegna che un'altissima percentuale dei disturbi attribuiti al maligno in realtà sono disturbi psicofisici dovuti a malattie o a fattori medianici. È più saggio in questi casi smontare le idee, pacificare gli animi, fare preghiere di lode, non di liberazione. -
Al contrario, ci sono casi in cui il nemico c'è, e abilmente si nasconde. Allora è saggezza scovarlo e invocare la potenza di Dio perché lo cacci; è carità curare le ferite da lui lasciate nel fratello che soffre; è prudenza prendere tutte le precauzioni perché il nemico non nuoccia.
Questo libro vuole essere anche di aiuto a tutti. « La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne... ma contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef. 6,12). Una battaglia che ha, si, la prospettiva della vittoria, ma che ci impegna seriamente nel presente finché non entreremo nella pienezza della Resurrezione.
Il lavoro si divide in tre parti :
) elementi dottrinali sulla natura e attività del maligno;
2) il combattimento spirituale contro il maligno;
3) la pratica della liberazione e preghiere di liberazione.
Padre MATTEO
I. IL MALIGNO
« Tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno » (1 Gv. 5,19).
Al centro della nostra fede c'è Gesù, Figlio di Dio, inviato dal Padre « per la nostra salvezza ». Egli riempie di Sè tutta la Rivelazione, e riempie anche tutta la nostra vita.
Egli è venuto « per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv. 3,8) e liberare l'uomo dalla sua schiavitù, trasferendolo dal regno delle tenebre al regno della luce.
Questa opera di sgretolamento e di liberazione continuerà incessantemente fino alla sua seconda venuta, quando « restituirà il regno a Dio Padre » (1 Cor. 15,24). Nel tempo intermedio tra la prima e la seconda venuta, il Nemico, « sapendo che poco tempo gli resta » (Ap. 12,12), lotta per contrastare a Cristo il possesso degli uomini e ostacolare il suo piano di salvezza.
Dovendo parlare di questa lotta e della liberazione che Cristo ancora compie nella sua Chiesa, è pur necessario parlare con chiarezza di questo nemico.
Se parlarne molto è un male, perché non può stare mai al centro della nostra attenzione, non parlarne affatto, quasi ad ignorarlo, o parlarne superficialmente, quasi a sottovalutarlo, è un male maggiore, per il pericolo a cui si va incontro, trattandosi di un nemico che ci gira attorno per divorarci, e contro cui ci si dice di stare in guardia (cfr. 1 Pt. 5,8).
Ne trattiamo, tenendo « gli occhi fissi su Gesù » (Ebr. 12,2), nella certezza che Egli « lo ha vinto » (Lc. 11,22), « lo ha gettato fuori » (Vv. 12,31), e che anche noi lo vinceremo e siederemo con Lui sul suo trono (cfr. Ap. 3,21).
Un discorso serio sul diavolo non è facile, perché nessuno l'ha mai visto, essendo puro spirito. Solo alla luce della Rivelazione possiamo entrare nel mondo delle tenebre e scoprire i lineamenti di questa misteriosa realtà negativa, di cui avvertiamo la presenza nella nostra vita, ma di cui ci sfugge il diretto controllo.
La Sacra Scrittura, particolarmente i Vangeli, parlano frequentemente del Regno di Dio, ma accennano anche ad un altro Regno, quello di Satana (Mt. 12,25-29), che coesiste con quello (Mt. 13,38) ed è proprio di questo mondo (Lc. 4,5-6). Le Scritture parlano pure, doviziosamente e in tutti i toni, della Potenza di Dio; ma accennano anche ad un'altra Potenza, quella delle tenebre. Non la mettono evidentemente sullo stesso piano, perché - è bene sottolinearlo contro ogni risorgente manicheismo - Dio è l'unico principio da cui tutto procede e a cui tutto è sottomesso, ma la presentano tuttavia come una « Potenza » , una Potenza tremendamente attiva nella scena di questo mondo. È Gesù stesso che rivela questa Potenza. Rivolto ai soldati che erano venuti a catturarlo nell'Orto degli ulivi, dice: « Sono stato con voi ogni giorno nel tempio e non avete steso le mani contro di me, ma questa è la vostra ora, è la Potenza delle tenebre » (Lc. 22,53).
Paolo, raccontando l'apparizione di Gesù sulla via di Damasco, mette in bocca a Lui queste parole: « lo sono Gesù... ti mando ad aprire gli occhi ai pagani, perché passino dalle tenebre alla luce, dal potere di Satana a Dio » (At. 26,15-17); e nella lettera ai Colossesi benedice Dio « che ci ha liberati dal potere delle tenebre » (Col. 1,13). Giovanni, poi, afferma: « Tutto il mondo giace sotto la potenza del maligno » (1 Gv. 5,19).
Il nome
A questa potenza che sta al centro del « Mysterium iniquitatis », (2 Ts. 2,3-12) - che è quasi in opposizione al « Mysterium salutis » (Ef. 3,3-5; 1 Pt. 1,10) - le Scritture si interessano con nomi o appellativi diversi, secondo l'angolo visuale da cui la guardano; ma, in ogni caso, si tratta di una potenza malvagia, pericolosa, contro cui l'uomo deve combattere per non soccombere.
Questa potenza si accentra in un capo che viene chiamato: Diavolo - Il termine, da diaballein (greco), mettere per traverso indica un « ostacolo », un « avversario », uno che si mette di mezzo per impedire il passaggio e che trae fuori strada.
Con il significato di ingannatore e calunniatore lo troviamo 6 volte nel V.T. e 36 volte nel N.T.
Satana -Il termine Shatan in ebraico corrisponde, nella radice e nel significato, al greco « diabolos ». Nel senso di « avversario » è menzionato 13 volte nel V.T. , e 34 volte (nella forma greca, Satanas) nel N.T. Viene presentato come un essere che fa male, « inganna », « seduce », « tenta » e « accusa » gli uomini al tribunale di Dio. Nel N.T. è presentato come « antagonista » di Cristo. Gesù lo chiama « Principe di questo mondo » (Gv. 14,30; 16,11), e Paolo anche « Dio di questo mondo » (2 Cor. 4,4).
Con altro nome è chiamato Beelzebul) cioè « principe dei baal o dei demoni » , 6 volte nei Sinottici.
Nemico è chiamato semplicemente nella parabola della zizzania (Mt. 13,28).
Il Tentatore nelle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt. 4,3).
Maligno il malvagio per antonomasia, colui che assomma in se ogni male, è chiamato 5 volte nella 1 Lettera di Giovanni.
Tutti questi nomi sono al singolare) e ricorrono sempre in un contesto di peccato o induzione al peccato, di errore e deviazione dalla verità, di rovina o male spirituale per l'uomo.
Attorno a Satana, come attorno a un capo, troviamo una pluralità di esseri, chiamati demoni o spiriti.
Demonio è un termine che può significare « ispiratore » o « istigatore » , e richiama il daimon dei greci ( come la « voce » di Socrate), o il genius dei latini, non in senso buono e creativo, ma in senso deteriore e distruttivo.
Ricorre 17 volte al singolare e una volta al plurale nel V.T.; 7 volte al plurale, e 69 volte al singolare nel N.T. Il singolare è partitivo, cioè « uno » dei demoni. Qualche volta è assunto come sinonimo di diavolo.
I demoni appaiono come esseri intelligenti, ministri di Satana nel procurare il male, ma a volte sembrano personificazioni del male stesso che procurano.
Spirito cattivo è un altro termine per designare un emissario di Satana. A volte è presentato come un messaggero di Dio, come lo spirito cattivo inviato da Dio su Abimelek (Gdc. 9,23) e su Saul (1 Sam. 16,14-23; 18,10; 19,9). A volte si identifica con un male specifico, come lo spirito di menzogna sulla bocca dei falsi profeti (1 Re, 22,23; 1 Cr. 18,20-22), lo spirito di fornicazione o prostituzione (Os. 12,2-4), lo spirito di errore (1 Gv. 4,3,6).
Nel N. T. troviamo spesso lo spirito immondo o impuro (pneuma akàtarton) al singolare o al plurale, e lo spirito maligno (pneuma poneron) .Marco ci parla di uno spirito sordo e muto, perché legava bocca e orecchi dell'ossesso, (7,31; 9,16), e Luca di uno spirito di infermità con cui Satana aveva legato per diciotto anni la donna ricurva (Lc. 13,16).
Demoni e spiriti vengono menzionati nel N.T. quasi sempre in un contesto di male fisico, sono cioè legati a malattie neuropsichiche e fisiche, e sono oggetto delle numerose liberazioni di Gesù.
2. Esistenza e personalità
Il diavolo e i demoni, di cui parlano le Scritture, sono esseri reali o simbolici? Hanno una esistenza propria e autonoma, oppure sono la personificazione del male che, a diversi livelli, è fuori di noi, o anche la proiezione del disordine, della concupiscenza profonda che è dentro di noi?
Non può darsi che questi demoni siano in realtà i nostri vizi, e questi spiriti siano le tendenze cattive o anche gli influssi negativi che noi proiettiamo o recepiamo dagli altri, e non hanno una esistenza propria?
Il credente non può nutrire alcun dubbio che il diavolo sia una realtà concreta, un essere personale, dotato di intelligenza e volontà, e che i demoni siano anche delle realtà concrete e non simboliche, una pluralità intelligente che con Satana, potenza singolare, costituiscono un tutt'uno, cioè il regno del male.
A questa conclusione si viene innanzi tutto dall'esame dei testi, che escludono ogni demitizzazione.
Gesù nel deserto non si incontra con un personaggio mitico, ma con un personaggio reale. Egli ha la coscienza di opporsi ad una potenza malvagia, che vuole sviarlo dalla sua missione, che batte in ritirata, ma tornerà (Lc. 4,13).
A Pietro, prima della passione, Gesù dice: « Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te... » (Lc. 22,31). Purtroppo la preghiera di Gesù che raggiunge Pietro non raggiunge « il figlio della perdizione »; e « Satana entrò in lui » (Gv. 13,27) per compiere, attraverso il suo tradimento, il deicidio, nella illusione di frustrare il piano della salvezza.
Per Paolo il diavolo è un essere personale. Nella seconda ai Corinti egli parla delle « macchinazioni di Satana » (2 Cor. 2,18), e dice di stare attenti perché talvolta « si maschera da angelo di luce » (2 Cor. 11,14) per ingannare. In Efesini parla del « Principe delle potenze dell'aria... che ora opera negli uomini ribelli, nel numero dei quali eravamo anche noi un tempo, seguendo le voglie della carne... » (Ef. 2,2-3), dove distingue nettamente il male e l'istigatore al male, e mette costui a capo di una schiera di malvagi esseri celesti. E prosegue ammonendo di « attingere forza nel Signore, per potere resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti è contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male » (Ef. 6,10-12), distinguendo anche qui il male e il mondo del male dai loro « dominatori ».
Ai Tessalonicesi dice: « Per ben due volte, io Paolo, ho desiderato di venire da voi, ma Satana me lo ha impedito » (1 Ts. 2,18), dove si vede chiaramente che Satana è una persona.
Per altri testi paolini si veda 1 Ts. 3,5; 1 Tm. 3,7; 6,9.
Pietro, che nella casa di Cornelio, riassumendo l'opera di Gesù, dice che « passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo » (At. 10,38), nella sua prima Lettera ammonisce: « Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro » (1 Pt. 5,8).
Più chiari ancora sono i testi di Giovanni.
« Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me » (Gv. 14,30). Egli, « il principe dì questo mondo è stato giudicato... e sarà gettato fuori » (Gv. 16,11; 12,3 1). Qui Satana è evidentemente una persona, l'antagonista di Cristo.
Ai giudei « che non avevano creduto in lui » e si vantavano di avere Abramo per padre, Gesù dice che hanno un altro padre, « avete il diavolo per padre, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verità » (Gv. 8,44-45). L'allusione a Lucifero e al dramma della sua caduta è chiara, come è chiara la contrapposizione tra due esseri personali, Lui e il diavolo.
Questa contrapposizione è ribadita nella 1 Lettera: « Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è nato da Dio non commette peccato », (1 Gv. 3,8-9). Due personaggi, il Figlio di Dio e il diavolo; due figliolanze, quella dei figli di Dio, quella dei figli del diavolo. « Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo... » (1 Gv. 3,10).
Tutti i testi sono così chiari che non si può dubitare che Satana sia una persona.
In quanto ai demoni e agli spiriti, anche se talvolta possiamo pensare a personificazioni di mali spirituali e fisici, tuttavia da molti testi la loro personalità è evidente.
Sono i testi in cui Cristo caccia i demoni e gli spiriti, distinguendo bene gli indemoniati dai malati, anche quando i sintomi sono apparentemente uguali, come nei due sordomuti di Marco, di cui uno è ammalato e Cristo lo guarisce con la saliva (Me. 7,33-35), e l'altro è ossesso e Cristo lo libera col comando (Mc. 9,25-26).
I demoni riconoscono Gesù, hanno paura e gridano. « Scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano » (MC. 1,34); « Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio" "» (Mc 3,11); « Da molti uscivano demoni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!". Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo » (Lc. 4,41).
A Cafarnao lo spirito immondo lo riconosce e interpella Gesù: « Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio ». E Gesù lo sgridò: « Taci! Esci da quell'uomo ». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui » (Mc. 1,34-36).
A Gadara o Gerasa lo spirito immondo ha un colloquio con Cristo; alla domanda di Gesù: « Come ti chiami? », risponde: « Mi chiamo Legione, perché siamo in molti ». Lo spirito, che si sente tormentato dalla sua sola presenza, temendo di dover abbandonare quel luogo, lo scongiura: « Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi ». Gesù glielo permette. « E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci » (Mc. 5,1-20; Mt. 8,28-34; Lc. 8,26-39).
Tutti questi atti compiuti dai demoni denotano un'attività cosciente, propria di esseri personali.
Gesù stesso, sollevando un velo su questa attività nascosta del demonio, ci mette a conoscenza delle sue manovre per rientrare in un uomo da cui è uscito: « Allora dice: "Rientrerò alla mia abitazione... va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima" » (Mt. 12,43-45).
In sintesi, stando ai testi della Scrittura, non possiamo minimamente dubitare che questa Potenza malvagia, composta da Satana e dai suoi satelliti, sia una potenza personale, singolare e multipla, dotata di intelligenza e volontà.
Ma, al limite, non si può pensare che Gesù si sia adattato alla mentalità del tempo, che credeva nella esistenza personale degli spiriti cattivi, e abbia fatto sua la credenza dei rabbini che attribuivano ai demoni le manifestazioni che chiameremmo oggi neuropsichiche e agli spiriti immondi le malattie fisiche? Tale adattamento o principio di accomodamento nel presente caso non corre. Non si trattava di una credenza popolare trascurabile, su cui poteva anche sorvolare lasciando i suoi interlocutori nella loro falsa supposizione, ma si trattava di una verità fondamentale per la salvezza. La missione di Gesù, quale traspariva dal Vangelo, dall'inizio della vita pubblica fino alla morte, si basava sulla esistenza reale e sulla nefasta attività del diavolo, che egli personalmente affronta nel deserto, e che combatte passo passo, smantellando l'errore, distruggendo il peccato, guarendo le malattie, liberando gli ossessi, tutti segni del suo dominio sugli uomini.
Cristo, che era venuto a « rendere testimonianza alla verità » (Gv. 18,37) non poteva usare un linguaggio ambiguo, da cui si poteva anche concludere per l'esistenza o non esistenza reale del nemico, data l'importanza che la sua esistenza effettiva e personale ha nell'economia della salvezza.
Troppo spazio nel Vangelo, e in genere nella Rivelazione del N.T., viene riservato al diavolo per poter dubitare sulla realtà della sua persona, che rientra perciò, sia pure come punto nero, nel messaggio della salvezza.
L'insegnamento dei Padri, rispecchia, fin dall'inizio, l'insegnamento di Cristo e degli Apostoli.
« Cristo - dice Ireneo - ricapitolando tutte le cose in se stesso, ha ricapitolato anche la guerra contro il nostro nemico: ha provocato e vinto colui che all'inizio in Adamo ci fece schiavi, e ha calpestato il suo capo... Dopo averlo vinto, lo sottomise all'uomo, dicendo: « Ecco, io vi do il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra qualunque potenza del nemico », affinché, come dominò sull'uomo per mezzo dell'apostasia, così la sua apostasia sia a sua volta annientata per mezzo dell'uomo che ritorna a Dio » (S. Ireneo, Contro le eresie, Jaca Book, Milano, 1981, V, 21,1; 24,4, pp. 450-457).
Lo stesso Ireneo attribuisce tutte le eresie al Diavolo, e chiama gli eretici « inviati di nascosto da Satana per corrompere la fede » (o.c., 111, 16,1, p. 263).
Il diavolo, vinto, cerca ancora di insidiare l'uomo. « Il diavolo va da tutti i servi di Dio, per provarli - dice Erma -. Quelli che sono pieni di fede gli resistono energicamente, e lui si allontana da loro non avendo dove entrare. Allora egli va dai vani e, trovando lo spazio, entra da loro ed agisce con questi come vuole e gli diventano soggetti... Ma non può dominare i servi di Dio che sperano con tutto il cuore in lui. Il diavolo può combattere, ma non può trionfare. Se lo contrastate, vinto e scornato fuggirà da voi » (Erma, Il pastore, 12,48, Padri Apostolici, ed. Città nuova, p. 228).
A volte la lotta contro Satana si fa serrata, e bisogna stare in guardia. S. Atanasio, nella vita di S. Antonio Abate, riporta le parole che questi soleva dire ai suoi monaci: « Abbiamo nemici molto potenti, molto cattivi, e ingegnosissimi, i perfidi demoni; ed è appunto contro di loro che dobbiamo combattere » (Vita... 21, Mg. 26,837 c).
Le citazioni dai testi dei Padri potrebbero riempire interi volumi, e la loro demonologia è molto spinta. Si confronti, ad esempio, Tertulliano, De Baptismo, 5,34; De anima, 39,3; Apologeticus, 22; Cipriano, De mortalitate, 4.
Il Magistero della Chiesa è pure costante. « Per ciò che concerne la demonologia la posizione della Chiesa è chiara e ferma. E' vero che nei secoli addietro l'esistenza di Satana e dei
demoni non è stata fatta mai oggetto di una affermazione esplicita del suo magistero. La ragione è che la questione non fu mai posta in questi termini: gli eretici e i fedeli, ugualmente
fondandosi sulla Scrittura, erano d'accordo nel riconoscere la loro esistenza. Per questo oggi, quando è messa in dubbio la realtà demoniaca, è necessario riferirsi alla fede costante e universale della Chiesa » (Osservatore Romano, 26-6-1975).
Tuttavia c'è una dichiarazione solenne del Conc. Laterano IV (a. 1215): « Il diavolo e gli altri demoni furono creati buoni per natura da Dio, ma essi “per sé” si sono fatti cattivi » (Denz., Ench. Symb. 1957, p. 428).
Il Concilio Vaticano II è eco fedelissima di questa costante tradizione della Chiesa. « Tutta intera la storia umana - dice G.S. - è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta incominciata fin dalle origini del mondo » (G.S., 37). « L'uomo tentato dal Maligno fin dagli inizi della storia, abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio... Rifiutando di riconoscere Dio come suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine » (G.S., 13). « Ma Dio inviò suo Figlio nel mondo per sottrarre a suo mezzo gli uomini al potere delle tenebre e del demonio » (Ad Gentes, 1,3). Ed effettivamente, egli « Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente, ci ha strappati dalla schiavitù di Satana e del peccato » (G.S., 22). La lotta contro « gli spiriti maligni continua e durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno » (G.S., 37).
Dopo il Concilio Vaticano II, gli interventi dei Papi sono stati frequenti, in parecchie allocuzioni e dichiarazioni.
Si ricordi il Credo di Paolo VI, dove il diavolo è menzionato come essere personale, della cui esistenza il credente non può dubitare. In un discorso del 15 nov. 1975 il Papa dice: « Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana » (Paolo VI, Encicliche e discorsi, v. XXIII, p. 520).
Anche il Pontefice Giovanni Paolo II, in un discorso tenuto ai giovani universitari nella Quaresima del 1980, parla del regno di Satana ben organizzato, che si oppone al Regno di Cristo; e più recentemente, in parecchi discorsi tenuti alle folle nell'America latina, mette in guardia contro le insidie del nemico, affermandone non solo l'esistenza, ma anche la funesta attività nelle cose di questo mondo.
La Liturgia, che per noi credenti esprime la fede della Chiesa - lex precandi lex et credendi - ha ordinato riti e formule, fin dall'antichità, per cacciare il maligno, il che non avrebbe senso se effettivamente il maligno fosse un fantasma, e non esistesse nella realtà. Nella liturgia della Chiesa Romana del II secolo, secondo la Traditio apostolorum di Ippolito, i catecumeni, nelle settimane che precedevano il conferimento del Battesimo, venivano sottoposti, ogni giorno, a riti di esorcismo: « All'avvicinarsi del giorno in cui dovranno ricevere il Battesimo, il vescovo li esorcizzi uno per uno per vedere se sono puri. Chi non è buono o non è puro venga scartato, perché non ha ascoltato con fede la parola: è impossibile difatti che lo straniero (allotrios, spiritus alienus = demonio) si nasconda sempre... Il sacerdote, prendendo in disparte uno per uno coloro che devono ricevere il Battesimo, gli ordini di abiurare dicendo: "Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe e a tutte le tue opere". Dopo che ha abiurato, lo unga con l'olio dell'esorcismo dicendogli: "Ogni spirito si allontani da te" » Ippolito di Roma, Tradizione apostolica, EP. 1979, p. 79,82).
Questi esorcismi sono stati sempre in uso nella Chiesa e sono stati conservati anche nel nuovo Rito del Battesimo sia per i bambini che per gli adulti.
Le orazioni liturgiche nei Messali e le formule delle benedizioni nei Rituali testimoniano il perenne sensus ecclesiae, dagli inizi fino ad oggi. Si ricordi, di recente, la bella preghiera di Leone XIII che si recitava alla fine della S. Messa, fino alla riforma liturgica: « S. Michele Arcangelo, principe delle milizie celesti, rinserra nell'inferno Satana e gli altri spiriti che per la rovina degli uomini vanno in giro per il mondo ». E’ semplicemente insulso, perciò, quanto si auspica un teologo, citato da Serafino Falvo: « Il cristianesimo deve eliminare dai suoi insegnamenti ogni idea relativa al demonio come ad una realtà personale » (S. Falvo, Il Risveglio dei carismi, EP. 1975, p. 166).
L'esperienza quotidiana conferma per il credente i dati della fede, ma vale anche per il non credente. Il quale, se ben riflette, deve ammettere l'esistenza di una entità maligna, intelligente, nel mondo, o quanto meno deve porsi l'interrogativo della sua effettiva presenza nella nostra vita.
Qui entriamo nel demoniaco in noi e nel mondo, oggi.
Certo non si può negare l'esistenza del male, a livello fisico, a livello di aberrazione intellettuale e di aberrazione morale; a livello individuale e a livello collettivo.
C'è una certa corrente di pensiero che spiega il male col demoniaco che è nell'uomo. Il quale sarebbe un impulso prepotente alla autoaffermazione che, quando è integrato nella persona, è creativo; quando invece altera l'equilibrio dell'uomo, dà luogo, nell'individuo, a forme di aggressività, di crudeltà, di ricerca ossessiva del sesso, di aberrazioni morali. Quando questi impulsi disgreganti si impossessano, per contagio, di migliaia di individui e di intere collettività, danno luogo alle violenze, ai genocidi, alle guerre (cfr. May Rollo, Volontà e amore, Astrolabio, Roma, 1971, pp. 125-165).
Noi crediamo invece che certe forme di violenza, certe esplosioni di male, superano le possibilità dell'uomo, e non si possono spiegare se non con l'intervento di forze estranee, superiori all'uomo stesso. L'odio super-umano di razza, gli eccidi di milioni e milioni di individui, le stragi di innocenti non si possono spiegare se non ammettendo che ci sia uno, il quale supera l'uomo, organizza e « tira le cordicelle » di una trama per fare scempio dell'umanità.
Dice Bernanos: « Il male non è una fatalità astratta, ma il volere di una entità che odia l'uomo, poiché Dio lo ha creato per restaurare il piano della creazione sconvolto dalla negazione di Lucifero. L'opera di costui solo, nell'insieme della rivelazione biblica, trova la spiegazione possibile e ragionevole alle difficoltà di cui soffre il mondo »... « Chi oserebbe negare che il male non sia organizzato, un universo più reale che quello che ci svelano i nostri sensi?... Un regno allo stesso tempo spirituale e carnale, di una densità prodigiosa, di una misura pressoché infinita, davanti a cui i regni della terra rassomigliano a delle figure, a dei simboli? Un Regno a cui non si oppone realmente che il misterioso Regno di Dio, che noi nominiamo, senza conoscerlo e neanche concepirlo, e di cui non pertanto attendiamo l'avvento? » (G. Bernanos, Le grandes cimitieres sous la lune, II, p. 81, da Bonanno, George Bernanos, II, Il mistero del male, Palermo, 1981, p. 16).
Anche nella nostra piccola vita quotidiana entra il diavolo. « Io so che ripugna a noi tutti, più o meno, di introdurre il diavolo nella nostra piccola vita. Noi amiamo immaginarci che le sue passioni siano diverse da quelle nostre. La gente seria e rispettabile si rifiuta di credere che essa condivide con questa canaglia l'uso dei sette vizi capitali » (da Bonanno, op. cit., p. 27). Ci sono « certe forme malefiche che non possono originarsi nelle capacità umane di peccato.. In realtà il male fatto dagli uomini sembra possedere una autonomia troppo grande in rapporto ad essi, per cui appare evidente che gli uomini sono condotti dal male e inghiottiti in esso. Tutte le menzogne non hanno che un padre, e questo padre non è di qui » (Bernanos, Satan singe de Dieu, Bonanno l. c. p. 34).
La più grande trovata del diavolo è di persuaderci che egli non esiste - diceva Gide -. E così noi cadiamo nell'inganno, anche di fronte all'evidenza.
Come è riprovevole l'atteggiamento di chi nega l'esistenza del diavolo e dei demoni - atteggiamento proprio della cultura « moderna » che rifiuta tutto ciò che non quadra con i suoi schemi mentali, e, superbamente, impone di credere solo a ciò che può essere spiegato con la ragione e provato con i mezzi scientifici di essa - così pure è riprovevole e pericolosa l'ammissione di altre forze spirituali, sconosciute al sano cristianesimo.
L'esistenza di queste forze o entità spirituali è ammessa da una fascia di cultura che si rifà alla dottrina evoluzionistica, da « spiritisti » e cultori di scienze esoteriche, i quali, per darsi credito, cercano di presentare le loro « teorie » e le loro « esperienze » in termini accettabili al pensiero moderno, e deviano l'uomo dall'unica via di salvezza, che è Cristo Gesù, proponendo altre vie. Contro questi affermiamo che non esistono, oltre agli angeli e ai demoni, altre forze neutrali.
I cosiddetti « spiriti superiori », che nella loro evoluzione avrebbero un grado di perfezione maggiore della nostra, non esistono, o, se si presentano come tali, sono spiriti ingannevoli, camuffati da entità di luce, e appartenenti in realtà al mondo demoniaco.
Essi, offrendo una falsa « guida », mirano a rendere gli uomini dipendenti da loro, e i favori iniziali si mutano ben presto in una trappola da cui difficilmente potranno liberarsi.
Pericolosa altresì la credenza diffusa nel popolino, che ammette, oltre agli spiriti cattivi, anche gli « spiriti buoni ». Questi - beati quelli che ce l'hanno! - aiutano, proteggono, avvisano; sono « doni di Dio » che bisogna « conservare », o anche « sviluppare » se disturbano la creatura! Pericolosa credenza, che, rimettendo l'uomo « sotto gli elementi di questo mondo », crea un alone di mistero e di paura, e alimenta un mondo di affari dominato da streghe e fattucchieri. Bisogna far capire che questi « spiriti buoni » non esistono, o, se esistono, sono spiriti cattivi, quando non sono parti di fantasia o influssi malefici.
Così anche gli « spiriti dei morti », che invadono e tormentano i viventi, non sono le « anime » dei morti, che, lasciato il corpo, tornano a Dio, per ricevere il loro definitivo destino; ma sono: o un « quid » lasciato dalle creature umane, che lo spirito del male può manipolare per danneggiare l'uomo, o simulazioni create dallo stesso spirito cattivo per ingannarci.
Con ciò non vogliamo negare che Dio possa legare, prima del giudizio finale, le anime dei dannati a qualche luogo, dove scontano la loro pena e sono esposte ai tormenti dei demoni; e che possa anche legare a qualche luogo le anime purganti, « o per istruzione dei vivi, o per l'aiuto che ne viene agli stessi defunti dai suffragi che essi chiedono e che ricevono dalla Chiesa », come dice S. Tommaso (S.T. Quaestio de purgatorio, app., art. 2).
3. Natura e attività
Dice Origene: « Riguardo al diavolo e ai suoi angeli e alle potenze ostili, l'insegnamento della Chiesa ritiene che questi esseri esistono davvero; ma come siano o come esistano non è spiegato con totale chiarezza. L'opinione comune è comunque che il diavolo era un angelo; e avendo apostatato, persuase il più gran numero possibile degli angeli ad andarsene con lui; e questi, anche al giorno d'oggi, sono chiamati i suoi angeli » (Origene, De principiis, Praef. 6, Patrologia G., 10,119).
Questa « opinione comune » nella Chiesa è basata saldamente sulla Rivelazione. Lasciando da parte i due testi di Isaia ed Ezechiele che riguardano rispettivamente il re di Babilonia e il re di Tiro, ma vengono interpretati come la caduta di Lucifero - « Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? ... Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, mi farò uguale all'Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell'abisso! » (Is. 14,12-15); « Tu eri un modello di perfezione, in Eden, giardino di Dio. Eri come un cherubino ad ali spiegate... finché fu trovata in te l'iniquità. Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza... Ti ho gettato a terra, ti ho ridotto in cenere... » (Ez. 28,12-18) -
Troviamo alcuni testi attinenti nel N.T.
Quando i settantadue discepoli tornarono da Gesù pieni di gioia, dicendo: « Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome », egli disse: « lo vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore », riferendosi certamente alla sua caduta, e attingendo quasi a un suo ricordo personale (Lc. 10,18).
S. Pietro, nella seconda Lettera, dice: « Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio » (2 Pt. 2,4).
Nella lettera di Giuda è scritto: « Riserbò per il giudizio del gran giorno, legati da eterne catene e immersi nelle tenebre, gli angeli che non conservarono la loro dignità, ma abbandonarono la loro dimora » (Gd. 6).
L'ultimo testo è quello dell'Apocalisse che descrive la guerra nel cielo tra Michele e i suoi angeli e il Drago e i suoi angeli. Per questi « nel cielo non vi fu più posto ». E il grande Drago, l'antico serpente, che si chiama diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero, « fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui » (Ap. 12,7-9).
Questi testi sono eco della Tradizione che ritiene Satana un angelo decaduto dal suo splendore iniziale; e precipitato nell'abisso per essersi ribellato a Dio. Con lui c'è una immensa schiera di altri spiriti che lo seguirono nella ribellione.
La storia di questi spiriti ha inizio prima del tempo umano, ma è in relazione col mondo umano. Prima di creare l'uomo, Dio decide di creare gli spiriti intelligenti, liberi di amarlo e di respingerlo. Questa creazione sembra legata alla sua decisione di legarsi all'uomo, mediante l'Incarnazione; di entrare nel mondo della materia, dello spazio e dei tempo. La creazione degli angeli, dunque, fu orientata fin dall'inizio verso il mondo, al cui centro c'è l'uomo, in cui il Verbo prende carne, e, umanato, dà consistenza e significato a tutto l'universo, compresi gli angeli.
La ribellione di Lucifero e degli angeli che lo seguirono dovette riguardare il Verbo umanato, e il « corpo » degli uomini di cui Egli si fece capo. Possiamo così congetturare che il peccato primordiale fu di empietà, di falsità vitale, stando alla affermazione di Gesù in Giovanni (Gv. 8, 44), in quanto Lucifero ambì, creatura come era, di farsi Dio, e conseguentemente di ribellarsi al piano divino; di negare Dio e affermare sé stesso.
Secondo la tradizione, Michele, uno dei Serafini, reagendo subitamente, al grido « Chi è come Dio », proclama la sua fedeltà e sottomissione al Signore e schiera dietro di sé moltitudini di angeli. Dio interviene, e sprofonda nell'abisso Lucifero e gli altri spiriti ribelli.
(Gesù, riferendosi a questo episodio e rifacendosi ai suoi ricordi personali, dice: « Io vedevo Satana cadere come la folgore dal cielo » (Lc. 10,18)). Lucifero e gli angeli ribelli vengono degradati: dal bene passano al male. La loro relazione verso Dio creatore e verso il mondo creato rimane, perché legata alla loro stessa creazione; però l'amore si muta in odio, la verità si muta in falsità.
L'orientamento verso gli uomini rimane, ma non per aiutarli ed essere ministri di bene, come nell'ordinamento primigenio, ma per distruggerli, abbruttirli, prenderli, sconvolgendo e annullando, per quanto loro possibile, il piano divino.
Come sabotò in cielo il piano di Dio, così lo sabota sulla terra facendo cadere gli uomini in Adamo; dopo che Dio ha restaurato il suo piano in Cristo, che non può crollare, continua la sua lotta nel mondo per ostacolarne il compimento.
I diavoli sono dunque esistenze capovolte, personali. che conservano la loro intelligenza e la loro volontà, ma diretta verso l'errore e verso la malignità.
Le Scritture presentano il diavolo come:
a) Un omicida. Uccise spiritualmente il primo uomo e continua ad uccidere gli uomini. « Egli è stato omicida fin da principio » (Gv. 8,44). Odia l'uomo, per invidia, perché egli occupa il posto che lui voleva occupare nel piano divino, e perché in Cristo egli è partecipe della natura divina. Attacca la persona dell'uomo, cercando di disgregarla. Spinge all'avvilimento, alla degradazione; spinge all'omicidio e al suicidio. Tante stragi hanno per padre lui. Spinge al vuoto, al nulla.
b) Un mentitore. « La verità non è in lui » (Gv. 8,44). La menzogna si fa impostura e inganno. Ingannò Eva, e continua a ingannare. E’ la falsità personificata (Gv. 8 l.c.), come Cristo è la verità personificata.
c) Un accusatore. Prima tenta gli uomini per rovinarli e poi li accusa davanti a Dio, esigendo giustizia e condanna (cfr. Zac. 3, 1 ss.). Nell'Apocalisse è presentato come il grande accusatore (Ap. 12,10). Ma Dio ci ha dato due grandi avvocati e difensori: Cristo Gesù, che si interpone per evitarci la condanna, offrendo il suo sangue di riscatto (1 Gv. 2,1-2), e lo Spirito Santo, che è detto appunto Paraclito (Gv. 14,16).
d) Tenebra. L'ostilità di Satana si manifesta nel rifiuto della luce. Dice Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: « La Luce venne nel mondo » (Gv. 1, 9). Satana è il signore delle tenebre. Le tenebre sono tempo di tentazione, di delitti. E’ nella notte che si operano i misfatti, gli omicidi, i furti, le immoralità. Chi opera nelle tenebre non vuole la luce « perché non siano manifeste le sue opere » (Gv. 3,20; 1 Tes. 5,7; Ef. 5,7). Cristo fu tradito nella notte (1 Cor. 11,23). E il deicidio produsse le « tenebre su tutta la terra » per l'apparente trionfo del principe delle tenebre.
Ma in realtà il diavolo è « un vinto » con un entourage di piccoli vinti, che recita il suo ruolo di antagonista di Cristo, ma sa bene che Cristo è venuto « per ridurre all'impotenza colui che aveva il potere della morte, il diavolo » (Ebr. 2,14). Tuttavia si ostina per la sua perversa natura ad operare il male.
L'attività principale di Satana è essere SCIMMIA di Dio. Scimmiotta Dio, creandosi, come abbiamo detto, un Regno, con organizzazioni e ordinamenti. Scimmiotta soprattutto il piano di Dio che fa perno in Cristo.
Opera la controincarnazione e l'antichiesa.
Al centro del mistero cristiano c'è l'Incarnazione. Satana cerca di rifare l'incarnazione, in una inversione sacrilega. In Giovanni si legge: « E il Verbo si fece carne » (Gv. 1,14). E’ come la materializzazione del Logos in una realtà di amore.
Questa controincarnazione si manifesta soprattutto a due livelli, a livello di idee e a livello di carne, e sfocia nel tentativo di fare l'antichiesa, ossia una organizzazione di sostegno.
Il diavolo sa che è necessario che una idea si incarni dentro di noi, che cioè il verbo si faccia carne, perché questa abbia forza di azione.
E attraverso le ideologie stabilisce la schiavitù dell'uomo, illudendolo con una falsa libertà, in antitesi alla vera libertà operata da Cristo nell'uomo attraverso il Logos che scende e si incarna.
L'altra schiavitù avviene nella carne.
Il Figlio di Dio, facendosi carne, redime la carne e la eleva unendola a Dio. La carne in Cristo è strumento di redenzione e termine di santità, perché Cristo attraverso la carne - Verbum caro factum est - ci redime, e la carne nostra, destinata alla corruzione e alla morte, diventa supporto alla vita dello Spirito.
Il diavolo odia la carne. Si serve cosi della carne, di cui Cristo si è servito nella Incarnazione per redimere l'uomo e salvare il mondo restaurando il piano divino, proprio per rovinare il piano divino e lo stesso uomo. Facendo idolatrare la carne - contraffazione del Verbo incarnato e insulto al Verbo incarnato - rovina l'uomo il quale doveva salvarsi attraverso la carne assunta dal Verbo. Satana punta sulla carne. Il sesso diventa così strumento di degradazione, di distruzione dell'uomo stesso. Attraverso il mistero tenebroso della carne, Satana distrugge l'amore, e rovina l'uomo.
Dice Balthassar (Ordre et Pénitence, p. 345) citando un pensiero di Bernanos: « Se il peccato è soprattutto una menzogna, la sessualità ne è la sua più grande immagine: mezzo multiforme di tradurre tutta la presenza del male. Il suo valore sta qui, che il corpo che doveva servire alla manifestazione fenomenica dell'amore spirituale, serve invece più a velarlo che a rivelarlo, serve a pervertirlo anziché a tradurlo in un puro dono di sé » (Bonanno, o.c., p. 122). Così la carne diventa cancer, cancro che produce la morte nell'uomo.
La controincarnazione porta Satana al tentativo di creare l'antichiesa, cioè la chiesa del peccato, a sostegno delle false ideologie e della idolatria del sesso, della triplice concupiscenza (1 Gv. 2,16). Ma non ci riesce perché il male non fa incontrare gli uomini, il male è disgregante. Il diavolo non arriverà mai a fondare la sua chiesa, con i suoi ministri, i suoi riti, i suoi luoghi di culto, una chiesa che metta in comune il peccato, come la Chiesa di Cristo mette in comune la Grazia. Vogliamo dire che il diavolo può aggregare e asservire, ma non potrà creare comunione e libertà tra gli adepti. Il peccatore peccherà solo, anche quando saranno tutti a peccare, perché il peccato è morte, e si muore soli, anche quando si muore insieme in una ecatombe. Il male, ripetiamo, non può essere fermento di unione vera; per cui l'antichiesa intesa come istituzione organizzata e compatta, è grottesca, è un'opera fallita della Scimmia.
Tuttavia il diavolo crea la sua « città », la città della confusione, la Babilonia con tutti i suoi quartieri, le sue strade, che egli percorre con i suoi spiriti ribelli, e dove trova i suoi alleati, i suoi complici: gli uomini legati alle false ideologie del potere, del sesso, del denaro, della gloria, e asserviti al suo trionfo.
La città della confusione, la Babilonia, dove anche noi viviamo, è il luogo dove il diavolo scorazza con l'ateismo pratico, con la pornografia, con le violenze, l'odio, la sete del denaro, la criminalità, la tossicomania, le magie, i riti superstiziosi.
La « bestia » di cui parla l'Apocalisse (13,5-7), che proferisce « parole d'orgoglio e bestemmie », a cui è permesso di «far guerra ai santi e vincerli», coinvolge tutte le forze umane, anche politiche, che sono alleate con Satana nella grande Babilonia.
Ma Babilonia è destinata a cadere. Profeticamente Giovanni grida: « E’ caduta, è caduta Babilonia la grande... Uscite popolo mio da Babilonia, per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli. Sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l'ha condannata » (Ap. 18,2 ss.).
Alla caduta di Babilonia succederà la definitiva vittoria di Cristo, con la disfatta del diavolo, che sarà precipitato nel fuoco (Ap. 20,10), e la discesa della « Città di Dio » dal cielo, la celeste Gerusalemme (Ap. 21,1 ss.).
Questo sarà l'epilogo della storia, della lotta tra le tenebre e la Luce.
4. Il mistero di Satana: poteri e limiti
Il diavolo è puro spirito, la cui personalità si esprime diversamente da quella dell'uomo, e il cui potere è certamente superiore a quello dell'essere umano, legato al corpo. I demoni mancano di una esistenza fisica, e cioè di un proprio corpo. Sono localizzati in un luogo non dalla propria sostanza ma dalla propria attività, cioè si trovano là dove operano, « per contactum virtutis », dice S. Tommaso (S.T., I, q. 8, a. 2). Essendo puri spiriti, esprimono se stessi senza ricorrere agli elementi psicofisici, propri delle persone umane, con la loro attività. Questa si differenzia secondo il grado di intelligenza e la forza di volontà il che comporta una gerarchizzazione di dominio e una graduatoria di poteri. S. Tommaso parla di differenza specifica tra di loro (S.T., 1, 50, ad 4).
A volte sembra che non siano entità separate; sono simultaneamente « io » e « noi », « uno » e « legione », dicono « mio » e « nostro ». Possono agire insieme, come « uno » e come « sette » o un « multiplo » di sette. Non possono trovarsi contemporaneamente in due luoghi distanti, come del resto gli angeli (S.T., q. 52, ad 3). Però i demoni possono operare separatamente nello stesso luogo.
Come il diavolo agisce sulla materia?
Il diavolo, in forza della sottigliezza (subtilitas) dice S. Tommaso (II Sent., d. 8, p. 2) può penetrare nei corpi materiali; ma non può produrre mutazioni sostanziali nella materia. Può però trasportare corpi pesanti, tenerli sospesi, metterli in collisione; può, con l'uso di sostanze adatte, creare suoni, luci, rappresentazioni fantasmagoriche; può far sentire melodie e canti, può dare anche visioni.
Come agisce sull'uomo?
L'uomo è dotato di anima e di corpo, di una vita fisica e di una vita psichica. Il cristiano poi partecipa, in Cristo, della vita divina.
In quanto alla vita soprannaturale, nessuno spirito, per quanto dotato di intelligenza superiore, di forza di volontà eccezionale e di capacità di operare, può interferire nella nostra vita soprannaturale, il cui ingresso gli è sempre vietato. Il diavolo infatti appartiene alla natura angelica, superiore sì alla natura umana, ma inferiore essenzialmente a quella divina, e perciò a quella nostra, come partecipi in Cristo della filiazione divina. Il diavolo è un essere preternaturale, non soprannaturale; mentre noi siamo naturali (per la natura umana), ma anche soprannaturali (per la natura divina partecipata). Per la prima siamo inferiori a lui, e perciò soggetti al suo influsso; per la seconda, cioè per la grazia, siamo superiori a lui, e immuni dal suo influsso diretto, anzi siamo dotati di influsso su di lui. Noi siamo l'umanità di Cristo e, uniti attualmente a Cristo, siamo potenti contro il diavolo.
In quanto alla vita psichica, il diavolo, non solo può conoscere, attraverso i segni corporei, i nostri pensieri più intimi (Cfr. S.T. qu. 57, a. 3), ma può anche influenzare la nostra mente con la confusione di idee, storpiando la verità e offuscando l'intelligenza.
Può similmente sollecitare la volontà al male, suscitando ogni forma di passione, o intorpidendo la stessa volontà, fino a violentarla, come avviene talvolta nei posseduti.
Può manipolare la psiche umana e produrre stati paranormali (telecinesi, telepatia, viaggi astrali). Può produrre effetti affascinanti nei campi della percezione e del comportamento umano; può affascinare la fantasia con seduzioni e attrazioni, può produrre immagini sessuali. Però non può produrre nulla che non sia già in noi o allo stato effettivo o allo stato potenziale. Può agire, cioè, in base a ciò che trova in noi e sempre nei limiti delle nostre coscienze e, come diremo, della permissione divina.
Il diavolo non può interferire direttamente sul comportamento morale dell'uomo. Può creare e offrire del denaro, ma non può costringere a prenderlo. La libertà umana è garantita da Dio. Anche quando dice che è stato lui a peccare in una persona, è sempre vero che la persona fu libera interiormente, se non era impedita nell'esercizio della sua libertà. Il peccato, se c'è, è solo dell'uomo; l'azione materiale può essere anche attribuita al diavolo, ma la responsabilità morale, cioè il peccato, no.
Quanto alla vita fisica, il diavolo, in forza della sua capacità preternaturale, può influire sul corpo, sulla vita vegetativa e sensitiva. Come si è detto, non può penetrare nel pensiero, e solo « consequenter », cioè attraverso i riflessi organici, le onde che emaniamo, può conoscere quello che abbiamo in mente; direttamente non può penetrare nella nostra volontà, ma solo « indirecte », attraverso elementi psicofisici, può muoverla; invece, quando si tratta del corpo, può direttamente influire ed esercitare un certo dominio, perché può perfino penetrare nel corpo. Certamente non può « animare » il corpo, ma può affliggerlo ed esercitare su di esso un potere dispotico, sempre nei limiti della permissione divina.
Sembra a molti che non possa indurre direttamente la morte, e neanche malattia, se non manipolando quello che già in potenza c'era nell'individuo. Potrebbe però fissare stati di malattie, aggravarli e impedire la guarigione. Altri invece contestano e affermano che Satana, sempre nei limiti della permissione divina, può causare malattie e morte. E’ comunque un mistero.
Limiti all'attività del diavolo
Se vasto è il raggio di azione del diavolo nella vita dell'uomo, in concreto però il suo campo di azione è più ristretto.
1 limiti provengono da tre fonti.
a) Dalla natura stessa demoniaca. Può fare, ma non strafare. Non può fare miracoli in senso stretto, perché solo Dio può fare miracoli. Può fare solo prodigi, cioè cose meravigliose, ciò che la natura può fare, ma non in quel modo o in quel lasso di tempo. Può così guarire ammalati in breve tempo: egli conosce le malattie, conosce le medicine e il loro uso. E così si spiega come talvolta i maghi che sono in relazione con lui conoscono le malattie e possono ottenere delle guarigioni. Non conosce però gli eventi futuri che dipendono dalla volontà divina o umana; perciò non possono i diavoli sapere quello che farà l'esorcista domani e perciò non possono predisporre impedimenti.
b) Dalla diversa condizione dei singoli demoni. Conservano, a quanto pare, il grado gerarchico a cui appartenevano prima della caduta. Hanno perciò diversi gradi di perfezione. Differiscono per specie. Un serafino non è come un semplice angelo. Poiché « non hanno perduto i doni naturali » (S.T., q 100, ad 2), ciò che può fare un serafino o un cherubino non può fare un angelo inferiore. Non tutti hanno pari forza e intelligenza, anzi sembra che molti siano ottenebrati e ignavi.
c) Dalla volontà di Dio. Cristo ha vinto Satana, e il potere dei demoni è limitato. Sono ministri di Dio. e possono fare solo quello che Dio permette. Dice S. Agostino: « Se il diavolo potesse fare quello che vuole, nessuno di noi rimarrebbe in vita » (Enar. in Ps. 96,12, MI. 37,1246). « L'impugnazione - dice S. Tommaso - viene da loro (cioè dai diavoli), ma il modo di impugnare viene dallo stesso Dio » (S.T. q. 114). Il Signore permise a Satana di tentare Giobbe, di colpirlo nella pelle, ma gli proibì di toccargli la vita (Giobbe 1,1 ss.). Questa limitazione da parte di Dio riguarda l'agire, che Egli ferma e circoscrive direttamente o attraverso persone sacre o attraverso simboli (p. e., crocifissi), e riguarda anche la conoscenza, per cui tante cose sono nascoste da Dio a Satana e gli angeli ribelli.
5. I poteri di Cristo, della Chiesa e del cristiano su Satana
Gesù ha vinto Satana. A coloro che gli dicevano che egli cacciava i demoni in nome di Beelzebul principe dei demoni, Gesù faceva osservare che Satana non può scacciare Satana, e aggiungeva: « Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il Regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino » (Lc. 11,20-22). Egli, Gesù, è il più forte, e lo ha vinto, lo « ha legato » (Mc. 3,27); Mt. 12,29), lo ha spogliato, ha saccheggiato il suo regno che « sta per finire » (Mc. 3,26).
Abbiamo detto sopra che le espulsioni degli spiriti immondi dagli ossessi vengono presentate dagli evangelisti come tanti episodi della lotta e della vittoria di Gesù su Satana. Cacciare i diavoli è uno dei capisaldi della missione di Gesù. Egli fa dire ad Erode che lo voleva uccidere: « Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni oggi e domani, e il terzo giorno avrò finito » (Lc. 13,32).
Gesù affida questa missione alla Chiesa.
Scelse i Dodici perché « stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di cacciare i demoni » (Mc. 3,15). S. Luca nel cap. 9 del Vangelo ci dice che Gesù chiamò i Dodici « e diede loro potere e autorità su tutti i demoni » (Lc. 9,1) e li mandò ad annunziare il regno di Dio.
Nel cap. 10 lo stesso Luca ci dice che Gesù estese questa missione ai settantadue discepoli, i quali di ritorno riferirono a Gesù con gioia quanto avevano fatto: « Signore - dissero - anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome » (Lc. 10, 17).
Dopo l'ascensione di Gesù gli apostoli e i discepoli continuarono a cacciare i demoni (At. 5,16; 8,5-8; 16,16-18; 19,11-16).
Al tempo in cui Marco scrive il suo Vangelo l'esercizio di questo potere è praticato nella comunità dei fedeli, anzi è il primo segno carismatico tra coloro che credono (Mc. 16,17).
Nel periodo patristico varie sono le testimonianze riguardo all'esercizio di questo potere da parte dei cristiani.
S. Giustino scrive: « Numerosi indemoniati in ogni parte del mondo e della vostra città, che non furono guariti da tutti gli altri esorcisti, incantatori e fattucchieri, li guarirono e anche ora li guariscono molti dei nostri cristiani, facendo scongiuri nel nome di Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio Pilato, riducendo all'impotenza e cacciando i demoni che possiedono gli uomini (Apologia 11,6, P.G., 6,455).
Alcuni Padri e scrittori ecclesiastici, per provare la verità della nostra religione, ricorrono alla confessione che fanno gli stessi diavoli, sotto l'ingiunzione dei cristiani.
Così Minucio Felice: « Molti fra voi sanno che i demoni stessi confermano tali cose, ogni qualvolta vengono da noi costretti ad uscire dai corpi con la forza degli esorcismi e l'ardore della preghiera » (Octavius, 27, MI. 3,325).
Anche Tertulliano nell'Apologeticus presenta questa sfida: « Si presenti nei vostri tribunali un indemoniato. Forzato a parlare da qualsiasi cristiano, quello spirito affermerà il vero nel chiamarsi un demonio... Temendo Cristo in Dio e Dio in Cristo i diavoli si assoggettano ai servi di Dio e di Cristo » (Apol., 23, MI. 1,113).
Per la liberazione i cristiani usavano, con la preghiera e lo scongiuro, l’imposizione delle mani e la insufflazione in bocca. Tertulliano dice: « Al nostro contatto e al nostro soffio i diavoli, presi dalla visione e dalla rappresentazione di quel fuoco, se ne escono anche dai corpi, sia pure di malavoglia rattristati e con grande vostra vergogna » (Apol. l.c., MI. 415).
Tante volte i diavoli resistono - ci dice Origene - ma non per questo bisogna desistere; anzi bisogna moltiplicare le preghiere, i digiuni, le invocazioni, e soprattutto le buone opere, perché « le buone opere e gli atti virtuosi aggravano e affliggono ogni specie di demoni e ogni forza avversaria » (Orig. In Librum Jesu, hom. 24,1, Mg., 12,940).
Più tardi la Chiesa, per regolare l'esercizio di questo potere e non dare luogo ad abusi, determinò delle formule e dei riti di esorcismo, e incaricò alcune persone determinate che esercitassero questo potere in suo nome.
L'antica formula per il conferimento dell'ordine minore dell'esorcistato, in uso fino all'abolizione avvenuta con la riforma liturgica del Vaticano II, dice: « Prendi (questo libro) e imparalo a memoria e ricevi la potestà di imporre le mani sopra l'indemoniato sia battezzato che catecumeno » (Denz., 155).
Più tardi ancora la Chiesa credette bene riservare ai vescovi e ai sacerdoti espressamente da loro designati l'esercizio ufficiale del potere sugli indemoniati, mediante esorcismi; mentre per preservare i fedeli dagli altri influssi del maligno predispone una lunga serie di sacramentali.
Sarebbe utile fare un esame di tutte le formule contenute nel Rituale Romano, per vedere con quale cura la Madre Chiesa ha voluto offrire, attraverso i secoli, dei sussidi ai cristiani nella lotta contro il nemico.
Attraverso particolari benedizioni gli elementi vengono sottratti ad ogni influsso del nemico - riflettendo, in questo, la mentalità del tempo, che però non è sempre errata - e vengono caricati di una forza divina per servire da segni della potenza divina contro le incursioni del diavolo.
Nella benedizione del sale per l'acqua benedetta, si dice: « Fugga dal luogo dove tu sarai asperso ogni malignità, ogni fantasma, ogni astuzia della frode diabolica e ogni spirito immondo ».
Sull'acqua si prega così: « ... Infondi, Signore, in questa acqua la forza della tua benedizione, perché serva a cacciare i demoni, ad espellere tutte le malattie, e perché ogni luogo dove sarà aspersa questa acqua sia immune da ogni immondezza, da ogni cosa nociva, non vi si posi lo spirito pestifero o l'aura che corrompe, siano messe in fuga tutte le insidie del nemico che si nasconde ».
Per la benedizione dell'olio è detto: « ... Sradica e metti in fuga da questa creatura dell'olio ogni esercito avversario, ogni esercito diabolico, ogni incursione, ogni fantasma di Satana».
Per la benedizione delle candele il sacerdote dice: « ... Dovunque queste candele siano deposte o accese, vadano via i principi delle tenebre, tremino, e fuggano pavidi i diavoli con tutti i loro servitori dalle abitazioni degli uomini, e non presumano più di turbare la quiete o di molestare coloro che Ti servono, o Dio onnipotente... » (cfr. Rituale Romano, ed 1954, pp. 315, 394, 397).
Nell'amministrazione del sacramento del Battesimo il rito in uso fino a pochi anni fa prevedeva tre esorcismi, che vengono conservati, ma in forma più blanda, nel Nuovo Rito dell'iniziazione degli adulti, dove sono proposte diverse formule: « Col soffio della tua bocca allontana, Signore, gli spiriti maligni; comanda ad essi di andarsene, perché il tuo regno è vicino... »; « ... Allontana da loro ogni spirito maligno, la servitù degli idoli e la magia, gli incantesimi e la negromanzia, la cupidigia del denaro... » (Rito iniz. cristiana degli adulti pp. 59, 74-75).
La potestà che ha la Chiesa, per delega di Cristo, contro gli spiriti del male, ce l'ha anche il cristiano, secondo misura.
Il cristiano è congiunto a Cristo nel suo Mistico Corpo, è animato dallo Spirito Santo, e partecipa dell'autorità di Cristo.
Dice il Balducci nella sua pregiata opera « Gli indemoniati » che il semplice cristiano a due titoli può esercitare il suo potere sul diavolo, quando esso esercita il suo influsso su una persona e su un ambiente:
a) in forza di un carisma particolare (carisma di liberazione, Mc. 16,17) che gli conferisce un effettivo potere sul demonio;
b) in forza dell'appropriazione del potere di Cristo, a cui è congiunto, e in nome di Cui può allontanare il maligno (Balducci, Gli indemoniati, Roma, 1959, pp. 95-99).
Per il predetto autore l'efficacia del potere carismatico è sicura e l'effetto è infallibile; nel caso invece dell'appropriazione del potere di Cristo, l'efficacia non è sicura, mancando la forza carismatica (dono personale) e la forza dell'impetrazione della Chiesa.
Se tutto questo è vero, tuttavia, in pratica, quando si tratta di casi di infestazione o di presenze maligne, ogni prudenza non è mai eccessiva. Possiamo trovarci di fronte a cariche esplosive, di ordine spirituale, che possono deflagrare e seriamente nuocere a chi non è preparato.
Resta fermo che, nei casi di possessione accertata, l'esorcismo è riservato all'Ordinario e al suo delegato, e che anche chi ha il dono carismatico, non può intervenire. La nuova legislazione della Chiesa è chiara al riguardo (con 1172, c.j.c.).
Il semplice fedele che vuole appropriarsi del potere di Cristo può farlo, ma con maggiore prudenza, sapendo di esporsi a gravi rischi, ove egli non sia intimamente congiunto con Cristo. Se poi il fedele è debole nella fede o nella carità, se soprattutto ha subito di recente influssi demoniaci da cui non si è completamente ristabilito, allora ogni intervento fatto da solo è sconsigliabile, anzi deve essere vietato.
Diverso è il caso quando il cristiano è attaccato lui stesso da Satana. Allora egli può usare tutte le armi per autoliberarsi, può appellarsi all'autorità di Cristo e ingiungere al diavolo di allontanarsi.
Dobbiamo avere fiducia nella potenza di Dio che è in noi e nella forza della preghiera. « Resistete al diavolo - ci dice S. Giacomo - ed egli fuggirà da voi » (Gc. 4,7). Erma ammonisce: « Non temere il diavolo; temendo infatti il Signore dominerai il diavolo perché in lui non c'è potenza » (Erma Il Pastore. mandato 7,2); e ancora: « Il diavolo può combattere, ma non può trionfare. Se lo contrastate, vinto e scornato fuggirà da voi... Il diavolo va da tutti i servi di Dio, per provarli. Quelli che sono pieni di fede gli resistono energicamente e lui si allontana da loro non avendo per dove entrare » (o.c. mand. 12). L'autore delle Recognitiones dice: « Quando avrete abbandonato il peccato e avrete creduto in Dio con tutto il trasporto del vostro essere, anche dagli altri potete cacciare il
diavolo » (Recognitiones, 4,32), Pg. 1,1329).
Le buone opere, poi, ci mettono in condizione di superiorità sul diavolo. Ce lo dice Origene: « Coloro che con le buone opere gravano la mano sul diavolo, anche se non lo arrivano ad espellere completamente, certamente se lo rendono tributario e soggetto ». (Origene, o.c., hom. 24,1; Mg. 12,940).
Purtroppo il mondo oggi è attraversato da orde di diavoli scatenati. Il cristiano deve arrestarli o sviare i loro agguati con l'esempio di vita buona, vincendo il male col bene, e con la preghiera assidua. Abbiamo una bella preghiera alla Madonna, dettata dalla stessa Augusta Regina ad un'anima devota, e indulgenziata da S. Pio X nel 1908: « O Augusta Regina del cielo e sovrana degli angeli, a voi che avete ricevuto da Dio il potere e la missione di schiacciare la testa di satana, noi chiediamo umilmente di mandarci legioni celesti, perché al vostro comando inseguano i demoni, li combattano dappertutto, reprimano la loro audacia e li respingano nell'abisso ».
E c'è l'altra bella preghiera composta da Leone XIII all'Arcangelo S. Michele, che si recitava dopo la S. Messa insieme al Prologo di S. Giovanni, prima della riforma liturgica, e che sarebbe bene riprendere: « S. Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: Comandi a lui il Signore!, e tu, principe delle milizie celesti, con la forza di Dio ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni, i quali scorazzano per il mondo a perdizione delle anime ».
6. I campi di Satana
« I dominatori di questo mondo di tenebra, gli spiriti che abitano nelle regioni dell'aria » (Ef. 6,12) scorazzano per tutta la terra, percorrono le vie delle grandi città, e le vie del deserto, penetrano nelle case dei peccatori ed anche nella casa di Dio, bivaccano nelle oasi del peccato e della violenza fisica e mentale, e si infiltrano, anche nelle cose sante.
Ma i campi preferenziali in cui il nemico scende per combattere l'uomo sono:
1) Il campo dell'errore
Spirito di menzogna, padre di ogni errore e di ogni eresia, come lo dicono gli antichi Padri della Chiesa, il diavolo semina zizzania di false dottrine, confonde le idee, crea pericolose e funeste ideologie, suscita contese, divisioni, scismi Arriva talvolta a vestirsi di angelo di luce (2 Cor. 11,14) per sedurre anche gli eletti.
Nei singoli suscita dubbi e perplessità, mescola il vero e il falso dando parvenza di verità a ciò che è erroneo Sostiene la pervicacia in coloro che sostengono posizioni errate, con capziosi ragionamenti.
Nelle masse fomenta l'incredulità, scredita la dottrina della Chiesa e le venerande tradizioni, scardina la fede nei suo fondamenti, oscura i grandi valori dello spirito, afferma il materialismo servendosi di tutti i mezzi di comunicazione sociale per avvelenare le menti e corrodere i costumi.
In questo campo così vasto sono in attività moltissimi demoni, intelligenze decadute di diverso grado e potenza, che usano con astuzia le loro arti per ottenebrare l'intelletto de l'uomo e impedire l'acquisizione della verità.
Quando vengono individuati sollecitano la curiosità di sapere, invitano al ragionamento, cercano di trarre l'interlocutore nel loro campo, come fece il serpente con Eva. Con tutti questi generi di demoni è saggia cosa restare nel campo della fede, ossia nel nostro terreno, e appellarci sempre, come fece Gesù nel deserto, alla parola di Dio.
2) Il campo del peccato
E' un campo vastissimo. Per invidia del diavolo il peccato è entrato in questo modo, e per l'attività del diavolo domina in questo mondo. La nostra civiltà è permeata di peccato; le stesse strutture sociali sono viziate di peccato e non si possono sostenere senza di esso.
Si tratta in particolare di tutti i peccati di perversione sessuale, di odio e di violenza, di ingiustizie e di oppressioni, tutti i peccati connessi con le tre concupiscenze di cui parla Giovanni (1 Gv. 2,16).
E’ chiaro che in ogni peccato non bisogna vedere Satana, ed è ancora più chiaro che in ogni peccato, anche il più grave e degradante, la responsabilità prima non è di Satana, ma dell'uomo che si lascia sedurre e si fa complice nel male.
Tuttavia in tante situazioni di peccato la presenza di Satana è evidente e bisogna identificare i singoli demoni che le sostengono.
Bisogna discernere in qual modo siano entrati, in qual modo operino, e in qual modo possano essere vinti, per non combattere « come chi batte l'aria » (1 Cor. 9,26), ma con armi appropriate.
3) Il campo della malattia
Certamente c'è un nesso misterioso tra malattia e demonio, come tra malattia e peccato. La malattia appartiene al mondo decaduto, dove domina il male e l'autore primo del male.
Il demonio può esercitare il suo influsso diretto sul corpo, come su qualunque materia, può influenzare le funzioni fisiopsichiche dell'uomo, come abbiamo detto più sopra, e indirettamente anche le sue facoltà superiori.
Può il demonio causare direttamente le malattie?
Lo abbiamo accennato sopra.
Generalmente si ritiene che egli direttamente non può causare le malattie; ma solo perché Dio non lo permette. In linea assoluta lo potrebbe, diversamente di come deve dirsi per il peccato. Infatti non si può mettere sullo stesso piano il peccato e la malattia, perché nel peccato è coinvolta la responsabilità dell'uomo, essere libero, e il suo destino eterno, mentre nella malattia non è coinvolta la responsabilità morale dell'uomo né il suo destino.
Ma è poi sicuro che Dio non lo permette? Il caso di Giobbe, e tanto più il caso della donna « che uno spirito teneva inferma da diciotto anni » e che Cristo guarisce, sciogliendola
« dal legame di Satana » (Lc. 13,11-16), dovrebbero farci riflettere; come dovrebbero farci riflettere tanti casi di malefici, in cui la malattia legata alla fattura o all'attacco psichico arriva inesorabilmente
Comunque, se nella linea ordinaria il diavolo non causa direttamente la malattia, tuttavia entra largamente nel campo della malattia sia fisica che psichica, soprattutto in questa.
Il diavolo manipola quello che trova nella persona. Può acuire una malattia già presente, può impedirne la guarigione. Il diavolo è presente in alcune malattie fisiche inspiegabili e resistenti a qualunque cura, è presente in alcune nevrosi e psicosi; senza volere dire con questo che tutto ciò che è inspiegabile sul piano fisico o psichico debba attribuirsi a lui.
L'attività del diavolo nelle malattie è piuttosto a livello morale. La malattia menoma le forze di resistenza della persona, ed offre facile adito alle forze diaboliche della paura, della sfiducia, della disperazione, della dissociazione, della ribellione a Dio. Il diavolo procura all'uomo ammalato sconforto, amarezza; Spinge talvolta al suicidio.
Ci vuole molto discernimento per vedere nella luce di Dio uno stato morboso e individuare il luogo dove il nemico eventualmente si annida, e come esercita il suo influsso nell'ammalato, per approntare i più opportuni rimedi spirituali.
Continua...
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