La Croce di Cristo o Palo Catechesi - Testimoni di Geova - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

Vai ai contenuti

Menu principale:

In questa pagina trovate i video dal n.12 al n.15
Cliccate qui per visualizzare tutti i video su YouTube
, per visionare tutte le lezioni di don Minuti. Nella parte bassa della schermata YouTube troverete elencati tutti i video con le relative lezioni.

I testi che trovate nelle varie pagine, rappresentano solo una minima parte dell'intero e relativo studio, per leggerli tutti è consigliabile scaricarli gratuitamente sul proprio computer, cliccando sull'apposito pulsante.

Clicca qui
per scaricare l'intero testo

Inizialmente i testimoni di Geova insegnavano che Gesù fu messo in croce, poi cambiarono idea.

Documento N°. 3
dal libro dei T.d.G. "L'Arpa di Dio" pag. 115

"La croce è beneficio per tutta la razza umana."
"La croce è porta della vita e delle felicità."
"La croce è un provvedimento meraviglioso di Geova."

Documento N°. 4,
L'ARPA DI DIO, pag. 143.















Rutherdord addirittura propone il santino di Gesù che trascina la croce nel libro "Vita" del 1929, ed. italiana, p.230:

Il cambiamento dottrinale: Rutherford cominciò a dire che "la croce era babilonica" e che Gesù era stato "crocifisso su un albero" favorendo la teoria del palo che è creduta ancora oggi.



Documento N°. 5:
dal libro dei T.d.G. "ANNUARIO dei Testimoni di Geova del 76", pag. 147





a che la croce fosse un simbolo utilizzato anche dai pagani lo sapeva anche il primo presidente dei Testimoni di Geova Charles Taze Russell ma questo non gli ha impedito di accogliela e venerarla (cfr. a seguire, "Zion's Watch Tower", 15 giungo 1896, p134-135 reprints) anche perchè se non dovessimo far nulla di quanto facevano i pagani non dovremmo neanche mangiare e respirare poichè anche i pagani mangiavano e respiravano:




La croce, per i Testimoni di Geova, è "un simbolo pagano che usa la cristianità" ed è una "invenzione di Costantino".


Documento N°. 6:
dal libro dei Testimoni di Geova. "Ragioniamo facendo uso delle Scritture", pag. 87, 89: "Varie figure di croci si trovano dappertutto sui monumenti e sulle tombe degli egiziani e sono considerate da molti esperti simboli del fallo o del coito...Nelle tombe egiziane la croce ansata [croce sormontata da un cerchio o una impugnatura] si trova accanto al fallo...Come deve considerare Geova l'uso della croce, che, come si è visto, era impiegata nell'antichità come simbolo dei culti fallici ?".

Documento N°. 7:
da "La Torre di Guardia"
del 01/08/1988, pag. 4

"Dai giorni di Costantino [280-337 d.C.] l'uso della croce come simbolo divenne comune in tutto il mondo cristiano e ben presto ad essa vennero indirizzate forme di omaggio. Questo aprì la strada ad altre forme di adorazione delle immagini".


Che dire, per i T.d.G., dello strumento usato per mettere a morte Gesù ?

Documento N°. 8: dal libro dei T.d.G "Ragioniamo facendo uso delle Scritture", ed. del 1985, pag. 85.



I T.d.G. scrivono "quasi tutta la cristianità indica con il termine croce lo strumento su cui fu messo a morte Gesù Cristo". Perchè "quasi" ? No. Tutta la cristianità pensa alla croce come strumento su cui fu messo a morte Gesù, ad eccezione dei T.d.G.!
Quando poi scrivono "in seguito" occorre stare particolarmente attenti poiche i T.d.G. da quel punto in poi stanno facendo diventare la croce un palo, facendo uso dell'autorevole dizionario Le Monnier.
Nelle varie accezioni di staurós o xýlon, citate dai TdG dal dizionario Le Monnier, non c'è l'accezione "Croce" e quindi i T.d.G. dovrebbero avere ragione grazie all'autorevole Dizionario.
Ma cosa succede se andiamo a verificare la citazione dell'autorevole Dizionario illustrato Greco-Italiano edito da Le Monnier ?

Documento N°. 9
Dizionario illustrato Greco-Italiano,
ed Le Monnier-Firenze, pp.875. 1183



Con grande sorpresa notiamo come i T.d.G. nel loro libro  "Ragioniamo facendo uso delle Scritture" hanno artatamente tagliato ciò che a loro dava fastidio ("croce come nel Nuovo Testamento", "crocifiggere", "la sua forma era rappresentata dalla lettera greca T") per usare l'autorevolezza del prestigioso Dizionario per affermare che Gesù morì su un palo e non sulla croce. I TdG hanno alterato la citazione del Dizionario nel loro libro "Ragioniamo..." perchè desse credito allo loro dottrina, "Gesù morto sul palo", non biblica!
Notiamo anche come i T.d.G. insistano, strumentalmente, molto sui primi significati della parola staurós o xýlon del Dizionario nel loro libro, ma le parole con il trascorrere dei secoli si arricchiscono di nuovi significati, nuove accezioni; ad esempio la parola "bazooka" il  cui significato iniziale era "flauto", durante la seconda guerra mondiale si è "arricchita" di un nuovo significato indicando il "lanciarazzi anticarro".

La Le Monnier richiede un cambiamento "con la massima tempestività" della stampa dei T.d.G

Documento N°. 10
Lettera raccomandata del 23 settembre 1988 della casa editrice "Felice Le Monnier" alla "Congregazione cristiana dei TdG", filiale italiana, via della Bufalotta 1281, Roma.




I passi più interessanti della lettera sono questi:
"con vivo disappunto rileviamo, a pag. 85 della vostra pubblicazione "Ragioniamo facendo uso delle Scritture" una citazione tratta dal nostro dizionario greco Liddell-Scott. Tale citazione appare artatamente tagliata sopprimendo il termine "la Croce" riportata tra le citazioni possibili, al fine di sostenere con l'autorevolezza del nostro nome e del nostro, assai apprezzato, dizionario, una vostra tesi teologica...giudichiamo assai scorretto, oltre che gravemente lesivo della nostra reputazione scientifica, il vostro modo di agire...la Vostra citazione amputata ci fa, da un lato, apparire come sostenitori di una tesi teologica che, francamente, ci vede del tutto estranei e disinteressati, dato che lo scopo scientifico e didattico di un dizionario è tutt'altro. E d'altra parte, la medesima amputazione ci fa falsamente apparire sul piano lessicografico, che a noi interessa e che ci riguarda, come incompleti e carenti. Siamo certi che vorrete con la massima tempestività ovviare al danno provocato alla nostra immagine ed al nostro buon nome pubblicando sulla Vostra stampa, con la dovuto evidenza tipografica, una non equivoca dichiarazione riparatoria. Restiamo in attesa di una, cortesemente sollecita, comunicazione al riguardo da parte Vostra".
Ebbene quelli della Le Monnier, giustamente, sono molto arrabbiati con i TdG!

DOCUMENTO 11: La risposta dei Testimoni di Geova alla Le Monnier del 19/10/1988, di Walter Farneti.



I passi più interessanti della lettera sono questi:
"Ci riferiamo a Vostra del 23 settembre 1988 con la quale deplorate  presunte nostre incompletezze e scorrettezze nella citazione della voce xýlon del Vostro Dizionario greco Liddell-Scott...In proposito alla (Vostra lettera) teniamo a sottolineare quanto segue.
Qualsiasi autore faccia riferimento alle definizioni di un dizionario segue la costante e corretta prassi di citare una o più accezioni che si uniformano all'argomento trattato, senza avere l'obbligo di citarle tutte, anche quelle estranee al concetto esposto, solo per non essere tacciato di scorrettezza. La Vostra asserzione che la nostra non completa citazione Vi fa apparire "sostenitori di una tesi teologica" a Voi del tutto estranea o carenti sul piano lessigrafico è del tutto priva di argomenti di rilievo, consiederando che la nostra citazione stessa contiene, per tre volte, i puntini di sospensione che, secondo la comune prassi, evidenziano chiaramente per il lettore che il testo è citato soltanto in alcune parti...Peraltro l'omissione da voi lamentata riguarda soltanto l'accezione "II 3" che omette il brano "la Croce, NT", il cui contenuto, di natura evidentemente interpretativa, non può contrastare i vari significati lessicografici da noi citati...non siamo contrari alla publicazione del testo completo in un prossimo numero di un nostro periodico...In caso di una ristampa del nostro libro...non abbiamo nessuna difficoltà a eliminare la citazione del Vostro dizionario e a sostituirla con brani tratti da altre fonti autorevoli...E' stata per noi una spiacevole sorpresa constatare che la mancanza di obiettività della Vostra comunicazione non corrisponde all'opinione che avevamo della Vostra Casa. Evidentemente non Vi è interessato che centinaia dei vostri dizionari siano stati acquistati dalle oltre 2.500 nostre comunità, ognuna delle quali dispone di una biblioteca. A volte cedere alle pressioni esterne danneggia i propri interessi".

Notiamo alcune cose:

   Non vi sono "presunte incompletezze e scorrettezze" ma accertate scorrettezze!
   "La Croce, N.T." non è una accezione "estranea al concetto esposto" ma è il cuore della ricerca oggettiva della verità indagata e cioè: con quale strumento è stato messo a morte Gesù? Una "corretta prassi" era citare "la Croce, N.T."!
   Sebbene i "puntini di sospensione" suggeriscano che il testo è citato solo in alcune sue parti lo spingono a credere, fidandosi del Corpo Direttivo dei TdG, che le parti non citate siano "estranee al concetto esposto".
   Ill Corpo Direttivo dei TdG cerca di depistare, citando una lunga parte giuridica che non riguarda il caso specifico, e di minimizzare dicendo che "l'omissione da voi lamentata riguarda soltanto l'accezione II 3" e anche che "il nostro libro non è destinato alla pubblica diffusione ma riservato per lo più ai nostri associati". Infine ricattano: "Evidentemente non Vi è interessato che centinaia dei vostri dizionari siano stati acquistati dalle oltre 2.500 nostre comunità, ognuna delle quali dispone di una biblioteca. A volte cedere alle pressioni esterne danneggia i propri interessi".
   Il Corpo Direttivo dei TdG viola esattamente ciò che raccomanda ai suoi seguaci...predicare bene, razzolare male!


Documento N°. 12: "Manuale per la Scuola di Ministero Teocratico". pag.155
"Accertatevi che la vostra citazione riproduca esattamente il pensiero dell'autorità citata".

La casa editrice Le Monnier, replica:
Documento N°. 13:
La replica della Le Monnier del 26/10/1988
I passi più interessanti della lettera sono questi:
"Egregio signor Farneti chiunque minimamente conosca la nostra attività sa che nutriamo il massimo rispetto per tutte le concezioni cristiane e non cristiane. Inoltre, in quanto istituzione culturale, oltre che impresa, crediamo fermamente nella tolleranza reciproca. Al confronto delle posizioni, al dialogo così come alla civile espressione del dissenso. Una felice situazione economica (che Dio la conservi!) ci rende inoltre poco sensibili alle questione di interesse se contrastanti con le ragioni della nostra libertà intellettuale. In altre parole, non siamo in vendita contro un acquisto di copie. Ne consegue che la Vostra cortese preferenza, sinora dimostrata, per l'acquisto del Liddell-Scott non è atta a mutare un modo di pensare che tutti gli studiosi degni di questo nome considerano corretto. Secondo tale impostazione è lecito citare il pensiero altrui con tutte quelle omissioni che non ne alterino la sostanza, che non portano a significati diversi o, peggio, contrari. La frase "Caio non è un criminale" non si può citare nella forma "Caio (...) è un criminale". Ora, grosso modo, questo è stato fatto nella Vostra pubblicaione, che svolgeva il seguente ragionamento: Cristo fu appeso ad una trave e non a una croce, come conferma anche il Liddell-Scott...Ora, nè questa Casa Editrice nè Liddell, Scott e collaboratori avevano la minima intenzione di prendere posizione su questa questione che, oltretutto, non è lessicografica ma teologica; tanto è vero che hanno riportato parrecchie accezioni (trave e croce, ma anche legno, bastone, gogna, tavolo o banco, ecc.) ognuna con la propria fonte. Sopprimere una di tali accecezioni per poi dire che non esiste, ci pare un modo piuttosto malizioso di sotenere la Vostra tesi, per altri versi rispettabilissima. La invitiamo pertanto a riprestinare la integrità della citazione, anche perchè, contrariamente a ciò che Lei afferma, il riportare per intero e non amputato un passo non ci pare proprio nocivo per la obiettività nè segno di soggezione a pressioni esterne".

Notiamo alcune cose:

   La Le Monnier, dice ai TdG di non essere in vendita: "non siamo in vendita contro un acquisto di copie".
   La Le Monnier invita a "repristinare la integrità della citazione", poichè "è lecito citare il pensiero altrui" ma "con tutte quelle omissioni che non ne alterino la sostanza". I TdG hanno invece alterato la sostanza del pensiero della citazione del Dizionario.


Sebbene nella precedente lettera (DOC.10) la Le Monnier aveva chiesto che la Società Torre di Guardia pubblicasse "con la dovuta evidenza tipografica una non equivoca dichiarazione riparatoria" il Corpo Direttivo dei TdG, nell'edizione 1990 del loro libro "Ragioniamo facendo uso delle Scritture"  si è limitato solo a ripristinare "il testo completo della voce xylon", ma non vi è traccia di dichiarazione, e tanto meno della "dichiarazione riparatoria" richiesta espressamente dalla Le Monnier; come se nulla fosse successo viene integrato il testo che era stato "artatamente tagliato".
Le minacce della Le Monnier, altrimenti la Società dei TdG la "Wath Tower and Tract Society of Pennsylvania" avrebbe dovuto "pagare i danni", hanno cambiato le sorti di xýlon, altro che "rivelazione progressiva dei TdG".

Documento N°. 14:
dal libro dei T.d.G. "Ragioniamo facendo uso delle Scritture" Ed. 1990, p. 85.



Notiamo che per non dare alla Le Monnier la soddisfazione di averla avuta vinta, subito dopo la citazione del Dizionario, a pagina 86, aggiungono: "Per illustrare l'accezione "la Croce", l'edizione inglese di questo dizionario, più ampia, cita Atti 5, 30 e 10, 39. In questi versetti, comunque "xýlon" è tradotto "legno"" ...e citano alcune Bibbie. Lo scopo è chiaro: il Liddel-Scott, nell'edizione inglese, associa la parola "legno" di Atti 5, 30 e 10, 39 al termine "xýlon" e altre Bibbie traducono "xýlon" con "legno". Quindi, concludono gli "esperti" di Brooklyn, avevamo ragione noi.  In realtà la tattica di omettere tra i significati di  "xýlon" anche quello di "croce" è stata attuata ampiamente con il Liddell e Scott  nella traduzione inglese e francese e anche in tedesco con un altro vocabolario (cfr. Lorenzo Minuti, I Testimoni di Geova non hanno la Bibbia, ed. Coletti a San Pietro, pp.111-112). Attenti alle citazioni con il puntini (...) dei TdG!!!


In contrasto con l'affermazione dei T.d.G. secondo cui la Croce sarebbe stata introdotta da Costantino (DOC.7), vissuto tra il 280 - 337 d.C., si possono produrre prove archeologiche e bibliche.

Documento N°. 14:
dal libro dei T.d.G. "Ragioniamo facendo uso delle Scritture" Ed. 1990, p. 85.




Notiamo che per non dare alla Le Monnier la soddisfazione di averla avuta vinta, subito dopo la citazione del Dizionario, a pagina 86, aggiungono: "Per illustrare l'accezione "la Croce", l'edizione inglese di questo dizionario, più ampia, cita Atti 5, 30 e 10, 39. In questi versetti, comunque "xýlon" è tradotto "legno"" ...e citano alcune Bibbie. Lo scopo è chiaro: il Liddel-Scott, nell'edizione inglese, associa la parola "legno" di Atti 5, 30 e 10, 39 al termine "xýlon" e altre Bibbie traducono "xýlon" con "legno". Quindi, concludono gli "esperti" di Brooklyn, avevamo ragione noi.  In realtà la tattica di omettere tra i significati di  "xýlon" anche quello di "croce" è stata attuata ampiamente con il Liddell e Scott  nella traduzione inglese e francese e anche in tedesco con un altro vocabolario (cfr. Lorenzo Minuti, I Testimoni di Geova non hanno la Bibbia, ed. Coletti a San Pietro, pp.111-112). Attenti alle citazioni con il puntini (...) dei TdG!!!

In contrasto con l'affermazione dei T.d.G. secondo cui la Croce sarebbe stata introdotta da Costantino (DOC.7), vissuto tra il 280 - 337 d.C., si possono produrre prove archeologiche e bibliche.

Documento N° 15:
dall'enciclopedia "Ulisse", Ed. Riuniti, vol. 1, pag. 381
La Croce era uno strumento di supplizio usato dai romani. "Nel 71 a.C. l'esercito di Spartaco, composto da 60.000 schiavi ribelli fu sconfitto da Crasso nelle campagne dell'Apulia (corrispondenti alle provincie di Foggia e Campobasso) e un gruppo di 5.000, riuscito a fuggire, si imbattè nelle truppe di Pompeo da cui fu massacrato, mentre 6.000 furono fatti prigionieri e finirono crocifissi lungo la strada che da Capua porta a Roma, a far da tragico e pauroso monito ai passanti ed agli altri schiavi."

Documento N°16:

croce ritrovata ad Ercolano nella Casa del Bicentenario nel 1938. Nel 79 d.C. Ercolano fu sommerso da lava e fango in seguito all'eruzione del Vesuvio. Dagli scavi archeologici realizzati è emersa una villa romana con un ambiente di preghiera consistente in una croce incisa sul muro e un inginocchiatoio.Vi sono i segni evidenti delle presenza del crocefisso e della preghiera fatta dai primi cristiani davanti al "crocefisso" nelle case.
(http://www.infotdgeova.it/ercolano.htm)




Documento N°17:
croce di Betsaida (http://www.infotdgeova.it/archeologi.htm)
Di questa nuova prova archeologica ne parlano C.P.Thiede e M.d’Ancona nel libro La Vera Croce, Mondadori 2001.Durante gli scavi in corso a Betsaida, città natale degli apostoli Pietro e Andrea, è venuta alla luce una casa con cantina, dove sono state ritrovate anfore per il vino insieme con piccole falci da mietitura.  Gloria Strickert, moglie di Fred Stickert, uno degli archeologi responsabili degli scavi, trovò un pezzo di terracotta sul quale compariva una croce. Il coccio dovrebbe provenire da una giara adibita a deposito, del tipo in uso fra il 100 a.C. e il 70 d.C.




Documento N°17B: graffito dell'inizio del II secolo trovato sul Palatino a Roma. Raffigura un crocefisso con testa di animale e una persona in atto di adorazione verso di lui, con la scritta "Alessameno adora Dio". Questo graffito è stato interpretato dagli archeologi come una irrisione del culto cristiano verso Dio. La testa dell'animale è stata interpreata come la testa di un asino o di un mulo. E' una testimonianza molto preziosa sul fatto che i primi cristiani non solo sapevano che Gesù era stato crocefisso su una croce, ma lo adoravano come Dio.
Minucio Felice, Ottavio, IX, 3 (fine I secolo) fa affermare ad un pagano: "Sento dire che i Cristiani venerano la testa della bestia più spregievole, l'asino, non so per che futile motivo".
E' quindi evidente che l'autore del graffito trovato sul Palatino si era... ispirato a queste offensive credenze relative al culto cristiano.

Documento N°18: dal libro "La vita quotidiana dei primi cristiani", di Adalbert G. Hamman, ed. Rizzoli, pag. 168

"Il grande uso di figurazione che si trova nei testi biblici è il patrimonio in base al quale i cristiani caricano di valore simbolico parecchie immagini usandole come espressioni pregnanti dei contenuti della fede ad alto potenziale di comunicazione. Tra le immagini più usate, ricordiamo le varie tipologie e simbologie della croce, come l'albero (carico di significato dell'albero della vita) e i rami variamente rappresentati, l'ancora...Ricordiamo ancora la figura del pesce che simboleggia Cristo stesso, in quanto pesce, in greco, si dice ichthus, e questa parola è composta da lettere che corrispondono alle iniziali (in greco) di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore..." [Guida alla mostra: Dalla Terra alle Genti, la diffusione del cristianesimo nei primi secoli, Ed. Electa, pag. 19].



Documento N°19:
dal libro "De praescr." di Tertulliano, p. 6
"Verso la fine del sec. II Tertulliano di Cartagine dice fortunata la Chiesa di Roma "perchè in questa città gli apostoli fecero traboccare la pienezza della dottrina con il loro sangue e Pietro è diventato simile al Signore nel modo del martirio (la crocifissione)".

xýlon

Dal fatto che la Scrittura usa, qualche volta, il termine "xýlon" che significa "legno..." ("Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso, appendendolo al legno", Atti 5, 30), i TdG deducono che Gesù morì su un palo. Ma chi conosce un po' di storia della lingua greca sa che col termine "xýlon", nel periodo ellenistico, si indicava spesso "ogni cosa fatta di legno", proprio come facciamo noi quando per dire "spada" diciamo "ferro".
Nella traduzione greca dei Settanta, la croce veniva chiamata "xýlon dìdymon" (=legno doppio). Se poi consultiamo un vocabolario della lingua greca, alla voce "xýlon", leggiamo che questo termine, se usato per indicare uno strumento di supplizio, in alcuni scrittori classici significa "gogna" e, in epoca ellenistica e nel Nuovo Testamento, significa "croce".


staurós

Per quanto riguarda il termine "staurós", i TdG commettono il solito "errore": si fermano al significato più antico della parola. Il termine greco "staurós" e la parola latina "crux", in origine significavano "palo". Poi vennero usate per designare isolatamente il braccio più corto della croce, che veniva portato dal condannato sulle spalle fino al luogo del supplizio, donde l'espressione "staurón bastázein" che corrisponde esattamente al latino "crucem ferre", cioè "portare la croce". In seguito, i due termini, "staurós" e "crux", vennero usati per designare entrambi i bracci della croce.

Inoltre in modo inequivocabile, a parte i geovisti, sappiamo da tutto il Nuovo Testamento che Gesù è Dio. Infatti nel cartello sulla testa di Gesù in croce era scritto in ebraico, in latino e in greco: "Gesù il Nazoreo, il re dei Giudei" (Gv.19,19). Ma cosa successe? "Molti Giudei lessero questa iscrizione, perchè il luogo dove fu crocefisso Gesù era vicino alla città; era scritto in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: 'Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto 'Io sono il re dei Giudei'. Rispose Pilato:"Ciò che ho scritto, ho scritto'" (Gv.19,20-22). Perchè gli ebrei protestarono così tanto di fronte a quel cartello? Perché l'iscrizione, scritta in triplice lingua, Ebraico, Latino e Greco, componeva un acronimo ... che per noi è INRI (latino), ma per gli Ebrei è ... qualche altra cosa ... sapete cosa? In Ebraico sentita dal suona così: "Ishuà Hanazrì Wemelèch Hayudìm" ovvero YHWH, il nome rivelato da DIO nell'antico testamento trasliterato in Yahwè in Es.3,14 (infatti Allelu-Ya significa loda "Ya" e non "ye", inoltre la radice ebraica del nome "Yahweh" significa "essere" mentre non esiste in ebraico il falso nome di Dio, "Yehowah" inventato da William Tyndale e ripreso dai geovisti). E così Pilato inconsapevolmente chiama Gesù, Dio! La domanda di Pilato a Gesù "Che cosa è la verità" (Gv.18,38) ha la sua risposta in quell'acronimo ebraico che significa Dio!!! Inoltre per gli ebrei è chiaro che l'unico Re è Dio mentre i "re di Israele" sono semplicemente vicari; infatti scrivono il re Davide e il re Salomone: "Sei tu il mio re, Dio mio, che decidi vittorie per Giacobbe" (Sal 43:5 ). Questo vuol dire che Gesù viene esaltato inconsapevolmente da Pilato ma consapevolmente da Dio-Padre che usa Pilato come Re, come Dio-Figlio. Alleluia!!!




LA VENERAZIONE DELLA CROCE

L'errore geovista
Ai testimoni di Geova (tgG) non piace la Croce. A loro avviso dovremmo distruggere croci e crocifissi: sarebbero oggetti superstiziosi, strumenti diabolici. Chi fa il segno della croce commette una grave offesa a Dio (cioè a Geova). Tutto questo sarebbe un'usanza popolare che dispiace a Geova, il loro dio.

Hanno scritto:
“La croce è in effetti di origine pagana. I fatti mostrano che, invece di essere l'esclusivo simbolo del Cristianesimo, la croce era usata secoli prima della nascita di Cristo”.

E ancora: “Poiché è provato che la croce è un simbolo pagano, le persone che portano tale oggetto o hanno avuto crocifissi nelle loro case pensando che questo onorasse Dia e il suo Figlio Gesù Cristo, si trovano in condizioni di dover prendere un'importante decisione. Continueranno ad usarli? Solo li terranno? L'amore per la verità e il desiderio dispiacere a Geova in tutte le cose aiuteranno a prendere una decisione - Deut. 7: 26”, cioè distruggerli.

La verità biblica
L'amore per la verità e il desiderio di piace in tutto a Dio (non a Geova) ci hanno indotto consultare la Bibbia, a esaminare come realmente stanno le cose, in piena conformità al consiglio san Paolo:
“Esaminate ogni cosa e ritenete ciò che è buono (1 Tessalonicesi 5, 21, Garofalo).

Abbiamo constatato che a riguardo della Croce  il punto di vista degli autori ispirati, cioè del Bibbia, è diametralmente opposto a quello dei tdG.

Esaminiamo per ora solo alcuni testi:

I - In Deutoronomio 7, 26, citato e sfrutta dai tdG, si legge:
“Nella tua casa non introdurrai un abominio: diverresti anatema come esso. Devi detestarlo e abominai poiché è anatema”.

Spiegazione:

Questo testo biblico non ha nessun
rapporto con la venerazione cristiana della Croce. L'auto sacro si riferisce alle sculture degli dèi (idoli) d popoli pagani sottomessi dagli Israeliti al teml della loro penetrazione nella terra di Canaan (l'odierna Palestina) durante la seconda metà del secondo( millennio avanti Cristo. Poco prima infatti è detto “Darai alle fiamme le immagini scolpite dei loro dèi” (verso 25). Non erano immagini della Croce.


In effetti, in quel comando divino non vi è nulla che abbia il minimo riferimento alla venerazione della Croce di Cristo, all'uso pio di tenere croci e crocifissi. Questi oggetti non sono immagini di idoli o dèi pagani. Non sono stati sottratti per avidità di oro e di argento a nessun popolo pagano (ivi verso 25). Al contrario, raffigurano e ricordano l'Uomo-Dio, Gesù Crocifisso, e ci aiutano, in virtù dì questo ricordo, a distaccarci dalle cose di questa terra.
Abbiamo qui un esempio del modo aberrante con cui i tdG fanno uso della Parola di Dio!


2 - Parimenti aberrante è l'uso che i tdG fanno di Esodo 202 4-5:
“Non ti farai idolo nè immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (CEI) .


Spiegazione:

a) Con un minimo di serietà e di onestà si può capire che qui si tratta di immagini rappresentanti dèi pagani. Non c'entra affatto la Croce di Cristo. Dio proibiva agli antichi Israeliti il culto di tali immagini perché non si corrompessero e non si facessero ... l'immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio e femmina, la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura d'una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto terra; perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l'esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle” (Deuteronomio 4, 16-19).

b) Ripetiamo: con questa proibizione divina la Croce di Cristo non ha nulla che vedere. Essa non è immagine di nessuna figura di quelle qui elencate. La Croce ci ricorda solo il supremo gesto d'amore di Dio “che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato (sulla Croce) per tutti noi” (Romani 8, 32).

- Per questa ragione i tdG continuano ancora a profanare la Parola di Dio quando applicano alla venerazione della Croce 1 Corinzi 10, 14: “Miei cari, fuggite l'idolatria”. E per giustificare questa loro profanazione, aggiungono: “Un idolo è un'immagine o simbolo che è oggetto di intensa devozione, venerazione o adorazione”. (Nella figura potete federe il simbolo iniziale dei TdG una croce inserita in una corona, simbolo usato dalla Massoneria)

Spiegazione:

Si tratta d'un autentico inganno. Infatti non basta dire che “un idolo è una immagine o simbolo di intensa devozione ecc”. Bisogna avere la
onestà di aggiungere che un idolo è un'immagine di divinità pagane. Ma questo i geovisti non lo dicono. Anzi cercano di nasconderlo. Come pure non dicono che nel testo citato di 1 Corinzi 10, 14 san Paolo parla esplicitamente di culti che si riferiscono a divinità pagane, non della Croce di Cristo.

San Paolo e la Croce

- Contro tali tentativi geovisti di oscurare la verità di Dio sta il fatto che l'apostolo Paolo ebbe una grande venerazione per la Croce, sì per la Croce di Cristo.

Ai Galati scriveva:
“O stolti Galati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso?” (Galati 3, 1).

Con la forza della viva voce, meglio che coi colori del pennello o lo scalpello dello scultore, Paolo aveva messo davanti agli occhi e soprattutto davanti al cuore dei Galati l'immagine di Gesù Crocifisso.

E chiudendo la stessa Lettera esclama:
“Non sia mai, invece, che io mi glori d'altro all'infuori della Croce del Signore nostro, Gesù Cristo” (Galati 6, 14, Garofalo).

Paolo diceva questo in contrasto coi suoi avversari e persecutori, che volevano oscurare la Croce come fanno oggi i tdG.

E anche ai cristiani di Corinto l'apostolo scriveva:
“La predicazione della croce è certamente una follia per coloro che si perdono, ma per coloro che sono sulla via della salvezza, per noi, essa è forza di Dio (... ) Noi predichiamo un Cristo crocifisso, oggetto di scandalo per i Giudei e follia per i pagani” (1 Corinzi 1, 18-24, Garofalo).



E ai cristiani di Filippi:
“Divenite miei imitatori, fratelli, e fissate il vostro sguardo su coloro che camminano così come in noi avete un modello. Molti, infatti, sono quelli che, come spesso ve lo dicevo ed ora di nuovo ve lo dico in lacrime, camminano da nemici della croce di Cristo: loro fine è la perdizione, loro dio il ventre, e la loro gloria nella propria vergogna; essi apprezzano solo le cose terrene” (Filippesi 3, 17-19, Garofalo).

- E ora notate: gloriarsi unicamente della croce di Cristo, predicare la croce di Cristo come l'unica forza di Dio, compiangere quelli che si comportano da nemici della croce di Cristo sono tutte espressioni che rivelano una grande venerazione della Croce. Sì, l'apostolo Paolo fu tra i primi e tra i più grandi veri discepoli di Cristo che hanno avuto ferma e sincera venerazione della Croce.
Paolo considerava la Croce come la bandiera del vero cristiano (cf Matteo 10, 38; Luca 9, 23). Con questa bandiera egli si presentava ai popoli da convertire alla fede in Cristo:

“E io, o fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con elevatezza di eloquio o di sapienza; infatti mi proposi di non saper altro in mezzo a voi all'infuori di Gesù Cristo, e Gesù Cristo crocifisso” (1 Corinzi 2, 1-2, Garofalo).

- 1 fatti, dunque, dimostrano che il punto di vista della Bibbia in quanto alla venerazione della Croce differisce radicalmente da quello dei tdG. Per san Paolo la Croce è motivo di gloria, forza di Dio, bandiera del vero apostolo di Cristo. Solo coloro che sono destinati alla perdizione si comportano da nemici della Croce di Cristo. I Giudei perseguitavano san Paolo perché era innamorato della Croce, venerava intensamente la Croce di Cristo. Essi si aspettavano un Cristo guerriero che con la forza brutale avrebbe instaurato un regno terreno, su questa terra con abbondanza di cibi e bevande prelibate. I tdG sono i legittimi discendenti di quei Giudei nemici della Croce di Cristo.

Chiacchiere profane (2 Tim. 2, 16)

E' penoso dirlo, ma è doveroso: la mente dirigente della società geovista ha un solo interesse, che è quello di distruggere l'autentico insegnamento della Bibbia a danno di quanti incautamente si abbandonano al lavaggio di cervello operato dalle squadre operaie del Quartier Generale di Brooklyn, N. Y., sguinzagliate in tutte le parti del mondo. Questo inutile sforzo si nota anche nel loro tentativo di eliminare la venerazione della Croce, che tanti frutti di vera adorazione ha prodotto e produce nei veri discepoli di Cristo.
A tal fine deleterio la intellighenzia geovista si sforza di dimostrare che le origini della venerazione della croce sarebbero da ricercarsi in usi e costumi di antichi popoli pagani . Il metodo usato è quello di sempre, vale a dire equivoco, ingannevole, menzognero. Sono citate alcune righe di qualche enciclopedia, ma tralasciate tante altre che danno il vero significato di quelle citate. Ecco qualche esempio.

- Citando l'Encyclopoedia Britannica i tdG riportano solo il seguente brano: “Vari oggetti contrassegnati da croci di diverso disegno e risalenti a periodi molto anteriori all'era cristiana sono stati trovati quasi in ogni parte del mondo antico. India, Siria, Persia ed Egitto ne han tutti fornito innumerevoli esempi... L'uso della croce come simbolo religioso dei tempi precristiani e fra popoli non cristiani può forse essere considerato quasi universale, e in moltissimi casi era collegato con qualche forma di adorazione della natura”.

Fin qui i geovisti. Ma la Incyclopoedia Britannica continua, e proprio nella pagina seguente precisa:

“La morte di Cristo su una croce conferì necessariamente un significato nuovo à un segno, che fino allora ero stato associato con un mondo religioso non solo non cristiano, ma radicalmente spesso ad esso contrario”.

Come mai i tdG hanno omesso di informare i loro lettori sulla radicale differenza che l'Encyclopoedia Britannica precisa tra le croci dei pagani e la Croce dei cristiani? E' senza dubbio un caso di malafede, che punta sulla ignoranza di tanta gente.

- Una seconda testimonianza riportata dai tdG e da loro condivisa deve qualificarsi volgare e blasfema. Eccola:
“Varie figure di croci si trovano dappertutto su monumenti e sulle tombe degli egiziani e sono considerate da molti esperti simboli del fallo (rappresentazione dell'organo sessuale maschile) o del coito... Nelle tombe egiziane la croce ansata (croce sormontata da un cerchio o impugnatura) si trova accanto al fallo”.

E ora notate:

a) Si tratta di una croce cristiana o di una Non--Christian Cross (= croce non cristiana)? E se questo è il caso, come di fatto è, come mai i geovisti fanno un accostamento tra la croce non cristiana simbolo del fallo o del coito, e la Croce su cui Cristo è morto per la salvezza di tutti? La croce di cui Paolo si vantava (cf. Galati 6, 14) era la croce dei culti fallici pagani oppure quella di Cristo? Come mai non è venuto in mente ai dirigenti della società geovista che né Paolo né Luca né Giovanni né Matteo, parlando della Croce di Cristo, avevano minimamente pensato alla croce ansata delle tombe egiziane? Evidentemente siamo qui di fronte a un caso di spudorata sfrontatezza geovista,  di inqualificabile volgarità, davanti al quale inorridisce qualunque coscienza umana e cristiana, un caso che rivela la mancanza di qualsiasi pudore e del minimo senso morale. Eppure i tdG si vantano di essere le persone più oneste del mondo!

- Una terza testimonianza è la seguente:
“Queste croci erano usate come simboli del dio-sole babilonese, e si vedono per la prima volta su una moneta di Giulio Cesare, 100-44 a.C., e poi su una moneta coniata dall'erede di Cesare (Augusto) 20. a.C. Sulle monete di Costantino il simbolo più frequente è PX; ma si usa lo stesso simbolo senza il cerchio intorno, e con i quattro bracci verticali e orizzontali uguali; e questa era il simbolo particolarmente venerato come 'disco solare'. Bisogna dire che Costantino era un adoratore del dio-sole, e non entrò nella 'Chiesa' che un quarto di secolo dopo aver visto tale croce nei cieli”.

Osservazioni:

a) Si tratta ancora di accostamenti contrari alla storia e alla Bibbia. Se la storia parla di croci usate come simboli del dio-sole, non intende affatto affermare che tali croci abbiano dato origine alla Croce di Cristo venerata dai cristiani. Vi è un abisso tra la croce dei babilonesi e la Croce dei cristiani: quella riguardava il sole deificato, questa ricordava unicamente il Figlio di Dio messo a morte per i nostri peccati. Ogni accostamento tra le due croci deve dirsi infondato, anzi falso e volutamente ingannevole.

b) Si può anche aggiungere: Com'è possibile che i cristiani abbiano fatto proprio un simbolo pagano usato da imperatori romani se erano perseguitati e messi a morte appunto perché nemici dichiarati dei culti e delle credenze pagane?

c) In quanto la Costantino, anche se era stato un adoratore del dio-sole, non entrò nella Chiesa un quarto di secolo dopo la visione o segno della Croce, ma divenne catecumeno, ossia discepolo di Cristo, subito dopo quella visione, avvenuta nell'ottobre del 312 d.C. Tanto è vero che tredici anni dopo quella visione, nel 325, promosse il Concilio di Nicea dove convennero tutti i vescovi e dove fu condannato Ario, che insegnava gli stessi errori divulgati oggi dai tdG. Solo volle ricevere il battesimo alcuni anni dopo, prima di morire.

A conferma della sua fede cristiana sta il fatto che sul Labarum o bandiera da lui introdotta c'era il segno della Croce cristiana, con il monogramma, cioè il simbolo del nome di Cristo - e non quello del dio-sole.” Il simbolo  vuol dire Cristo'.

- Quanto detto finora contro le aberrazioni geoviste è  confermato dai grandi studiosi. Ecco tre testimonianze:

La prima. “Se mai un argomento dell'archeologia cristiana è stato complicato da trattazioni di dilettanti, da costruzioni ipotetiche senza critica, questo è ben la storia e l'archeologia della Croce cristiana. Devono perciò ritenersi infondati gli accostamenti alla Croce cristiana di *croci” ritrovate in monumenti pagani precristiani. Ed è di per se stesso evidente che l'origine assoluta del “mistero della Croce” non può temere paralleli non ha nulla a che fare con croci pre-cristiane”.

La seconda.
“L'interesse degli scrittori del N.T. per la croce non è né archeologico, né storico, ma esclusivamente cristologico. Se essi parlano della croce, si tratta sempre della croce di Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio”.

Questo vuol dire che Paolo e tutti gli scrittori ispirati del N.T. hanno avuto interesse esclusivo di una sola Croce.- quella su cui Gesù Cristo, l'Uomo- Dio, diede la vita per la nostra salvezza. Essi parlano ed esaltano, cioè venerano la Croce di Cristo solo in quanto essa fu strumento di salvezza per volere di Dio, che sceglie ciò che è stolto per confondere i sapienti (1 Corinzi 1, 27).
Di altre croci o di altri problemi riguardanti la Croce mai né Paolo né Luca né altro autore ispirato mostrano il minimo interesse. Eppure Paolo e Luca potevano disquisire perché erano persone colte.
Fu conosciuta la croce prima di Crìsto? Quale uso ne facevano i pagani? Sono tutte questioni irrilevanti, problemi di nessun interesse per gli autori ispirati e, sul loro esempio, per tutti i veri cristiani. Essi li scartano, li ignorano perché fanno parte d'un sapienza mondana che rende vana la Croce di Cristo (cf. 1 Corinzi 1, 17-31). Sono “chiacchiere profane” (2 Tim. 2, 16).

La terza:
“La croce tra i pagani come simbolo religioso ricorre frequentissimamente, specialmente in Egitto (...), ma anche tra i popoli indogermanici, gli Assiri, i Persiani ed altri popoli dell'Asia Minore .La Croce cristiana non deriva in alcun modo dalle figurazioni pagane suaccennate: non storicamente perché essa è solo la rappresentazione del supplizio di Gesù; non idealmente perché il senso religioso della croce pagana è tutt'altro da quella cristiana” li.


Ancora errori, insulti, volgarità

- L'errore: “Non è normale considerare caro ed adorare lo strumento usato per assassinare qualcuno che amiamo. Chi penserebbe di baciare la rivoltella, usata per assassinare una persona amata o di portarla intorno al Collo?”.

La verità:

a) Certo non è cosa normale amare e venerare la Croce di Cristo per chi si compiace di ragionamenti umani, sofisticati, contrari alla Scrittura. Ma chi conosce bene la Parola di Dio e ne fa un uso corretto, trova che l'amore e la venerazione della Croce sono motivo di vanto.

San Paolo si vantava della Croce di Cristo. Eppure egli sapeva che la croce era stato lo strumento di morte per la persona che egli amava più d'ogni altro (cf. Filippesi 3, 8). E Paolo amava Gesù appunto perché era morte in croce per amore! (cf. Galati 2, 20-21; 2 Corinzi 5, 14-15). Se dovessimo prestar fede al ragionamento contorto e ingannevole dei tdG, il comportamento di Paolo dovrebbe dirsi anormale!

b)Il ragionamento mondana dei geovisti (cf. 1 Corinzi 1, 20) si scioglie come nebbia al sole se ricordiamo che i veri cristiani (i tdG non sono cristíani) amano e venerano la Croce di Cristo non per approvare minimamente l'ingiustizia dei Giudei e la crudeltà dei carnefici che hanno eseguito la sentenza di Pilato. Ogni persona ragionevole capisce questo! Guardando alla Croce, baciando la Croce, venerando la Croce i veri cristiani vogliono ricordare con gratitudine e meditare con frutti spirituali sull'amore infinito di Dio “che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato (sulla Croce) per tutti noi” (Romani 8, 32).


- L'insulto: “Nell'antico Israele, giudei infedeli piangevano la morte del falso dio Tammuz. Geova disse che ciò che facevano era 'detestabile' (Ezec. 8: 13, 14). Se ne comprende meglio la ragione quando si scopre che, storicamente, Tammuz non era che un altro nome di Nimrod, il ribelle postdiluviano che si schierò contro Geova. Il simbolo di Tammuz era la croce. Venerandola si onora Nimrod. - Gen. lo: 8-10”13.

La verità:

a) Notate anzitutto la grossolana contraddizione in cui cadono i geovisti. Prima ci hanno detto che non bisogna venerare la croce perché è stata strumento di morte per una persona cara. Ora ci fanno sapere che non bisogna venerarla perché simbolo di un nemico di Geova! E' lecito e ragionevole domandare: la croce ricorda un amico o un nemico di
Dio? Ma è inutile trovare un filo di logica, di ragionamento, di dignità nei tdG. Jahve disse: “Confondiamo la loro lingua perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro” (Genesi 11, 6-7).

b) Ma si tratta d'un insulto blasfemo. Se fosse come dicono i geovisti, san Paolo sarebbe un giudeo infedele perché, col suo vantarsi della Croce, avrebbe onorato il dio Tammuz, cioè Nimrod. Venerando la Croce, Paolo si sarebbe messo alla sequela di Nimrod, il ribelle postdiluviano che si schierò contro Geova. Ma siamo in presenza d'una autentica follia della propaganda geovista!

- Volgarità: “Come si legge in Ezechiele 8: 17, i giudei apostati inoltre 'stendevano il germoglio, al naso di Geova'. Questo "germoglio ", spiegano alcuni commentatori, era una rappresentazione dell'organo sessuale maschile, usata nell'adorazione fallica. Come deve quindi considerare Geova l'uso della croce, che, come si è visto, era impiegata nell'antichità come simbolo di culti fallici”.

La verità:

a) Abbia o visto che l'uso della Croce di Cristo non ha nulla proprio nulla, a che vedere con l'uso che i popoli pagani facevano della croce, né storicamente né idealmente. Lo affermano tutti i competenti dì storia delle religioni, di storia profana, di archeologia, eccetto naturalmente i tdG.

b) Se l'accostamento tra la Croce di Cristo e il germogliò steso al naso di Geova avesse il minimo fondamento, ne seguirebbe che Paolo, venerando la Croce, avrebbe praticato culti fallici, sarebbe stato un adoratore di divinità pagane, un idolatra! Parimenti quando tutti gli autori ispirati del Nuovo Testamento parlano della Croce, sarebbero seguaci dei giudei apostati, che stendevano il germoglio al naso di Geova.

c) Ma vi è il peggio! Anche Gesù Cristo ha parlato di croce: “Chi non prende la sua croce (stauròs) e mi segue non è degno di me” (Matteo 10,38, Garofalo); anzi vuole che il suo degno discepolo prenda la sua croce ogni giorno (cf. Luca 9,23). Dato che, a parere dei geovisti, la croce è in stretto rapporto coi culti fallici e con l'adorazione del dio Tammuz, in cui bisogna vedere il ribelle Nimrod, Gesù Cristo avrebbe consigliato, anzi imposto con autorità ai suoi seguaci, pena la perdita della salvezza (cf. Luca 9,24), di schierarsi col ribelle Nimrod e di praticare ogni giorno culti fallici.
Ma qui siamo in presenza di volgari profanatori della Parola di Dio. Questo equivale a fare propaganda delle proprie idee mediante la pornografia. E il miglior commento, anzi l'unica spiegazione di tanta aberrazione sono le parole di Gesù che ha detto:

“Ha reso ciechi i loro occhi e ]ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano col cuore, e si convertano e io li guarisca” (Giovanni 12, 40; Isaia 6, 9-10). Parola del Signore!


Rendono vana la Croce di Cristo (1 Cor. 1, 17)

Da quanto detto fin qui, analizzando con assoluta obiettività gli errori, gli insulti, le volgarità dei tdG contro la venerazione della Croce, appare chiaro, evidente, che il loro interesse per la Croce non coincide con quello della Bibbia, ossia degli autori che hanno scritto perché “mossi da Spirito Santo” (2 Pietro 1, 21).
I tdG si suffermano di preferenza su questioni estranee alla Parola di Dio, anzi contrarie a ciò che dice lo Spirito Santo. Le loro disquisizione “non servono a nulla se non alla perdizione di chi le ascolta” (2 Timoteo 2, 14). La loro scienza della Croce è una scienza profana (cf. 2 Timoteo 2, 16; 1 Corinzi   2, 5). “Non hanno ancora imparato come bisogna sapere” (1 Corinzi 8, 2).
in effetti, le fonti a cui i tdG attingono le loro chiacchiere sulla croce, non sono i libri sacri, ma elucubrazioni umane di gente senza fede, gonfi di una scienza mondana, nemici appunto della Croce di Cristo.


PARTE SECONDA
LA FORMA DELLA CROCE


L'errore

Nel loro sofisticato parlare della croce, uno dei problemi che interessa di più i testimoni di Geova è quello riguardante la forma della Croce. Qualsiasi seguace della setta, anche se analfabeta oppure digiuno di una elementare istruzione, vi dirà con assoluta certezza che Cristo è morto su un palo, non sulla croce a due bracci così com'è universalmente venerata dai veri cristiani.
Tutti i geovistì attingono questa loro cultura sulla forma della Croce da un libricino largamente diffuso dai tdG, che serve da catechismo per, indottrinare i candidati alla setta. Trascriviamo quanto è stato scritto:

“Ma non fu Gesù messo a morte su una croce a due bracci? La Bibbia indica di no. In Atti 5: 30 e 10: 39 (RV, Ri), traduzioni sia cattoliche che protestanti della Bibbia ci dicono che Gesù morì su un 'legno'. La parola 'legno' traduce qui la parola greca xylon (o xulon). Circa questa parola e la parola stauros tradotta 'croce' in alcune versioni, The Companion Bible dice a pagina 186 delle 'Appendici': Omero usa la parola stauros di un palo comune, o di un pezzo di legno. E questo è il significato e l'uso della parola in tutti i classici greci”.

La verità

Vogliamo ripeterlo: la disquisizione sulla forma della Croce di Cristo è “una chiacchiera profana” (2 Timoteo 2, 16), estranea al Vangelo. A Paolo, agli Apostoli, agli evangelisti, ai veri cristiani d'ogni tempo interessò poco o nulla sapere se il loro Signore abbia offerto la sua vita su un palo o su una croce a due bracci. Per essi, motivo d'amore per Cristo fu e rimane il fatto che “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Lui che è morto e risuscitato per loro” (2 orinzi 5, 15).
Non così per i geovisti. Essi strumentalizzano questa chiacchiera profana allo scopo di gettare discredito sul veri cristiani e distruggere la fede autenticamente evangelica. Vogliono creare solo confusione e confermare nell'ignoranza quanti incautamente li hanno seguiti, accettando ciecamente il loro errato insegnamento.
Noi siamo abituati a non accettare acriticamente ciò che dicono o scrivono i tdG. Siamo fedeli alla Bibbia, che sapientemente ci avverte: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5, 21). Oltre a ciò, un'esperienza ormai lunga ci ha convinto che i tdG nelle loro affermazioni omettono tante cose necessarie a sapersi, oppure ricorrono a facili e confuse generalizzazioni. E' questo il loro metodo abituale per ingannare gli incauti.
Perciò, come in altri problemi biblici, anche in questo circa la forma della Croce abbiamo dubitato di quanto dicono i tdG e abbiamo voluto consultare molte traduzioni della Bibbia, oltre al testo originale. Con l'aiuto anche di buoni dizionari di lingua greca abbiamo potuto precisare il significato di xylon e di stauròs.
Ne
è venuta fuori l'evidenza che le cose stanno in modo completamente diverso da ciò che affermano i tdG. Il testo sopra citato dal loro catechismo si è rivelato un capolavoro di confusione e di inesattezza, che tradisce la Parola di Dio e inganna chi non sa discernere come consiglia san Paolo (1 Tessalonicesi 5, 21).

Per maggior chiarezza dividiamo in tre punti le cose che abbiamo accertato.

- Testo originale e versioni

a) Nel testo originale greco del Nuovo Testa- mento lo strumento di morte su cui Gesù offri la sua vita, è detto abitualmente stauròs, non xylon. Stauròs ricorre una quarantina di volte, xylon solo cinque Volte .
I tdG capovolgono le parti, mettendo xylon in primo piano e stauròs in secondo. Con questa astuta manovra si aprono la strada per inoculare il loro errore. Ma siamo in presenza d'una manipolazione settaria della Parola di Dio. I tdG abitualmente fanno dire alla Bibbia ciò che essi vogliono a danno sempre degli ignoranti.

b) In tutte le versioni della Bibbia antiche e moderne, cattoliche e non cattoliche, la parola originale greca stauròs è tradotta sempre “croce”.Fanno eccezione i tdG che traducono sempre palo. I tdG dicono che la parolo stauròs è tradotta 'croce' in alcune versioni. Ma questo non è esatto. E' una reticenza voluta, un'affermazione non vera. Un inganno.

c) La parola originale greca xylon, in tutte le Bibbie, non è mai tradotta palo. Fanno natu- ralmente eccezione i tdG. che traducono sempre palo. La traduzione che di xylon danno le Bibbie non geoviste è alcune volte 'albero', altre volte 'legno della croce' o semplicemente 'croce'. Nell' autorevole Bible de Jérusalem, 'xylon' è tradotto gibet', che vuol dire 'strumento di supplizio "'.
Insinuare - come fanno ì tdG - che tra stauròs e xylon non vi sia differenza di rilievo e che xylon debba essere tradotto palo, è di nuovo un grave errore o travisamento della Parola di Dio a danno sempre degli ignoranti.
Con la guida ora di buoni vocabolari vogliamo far conoscere il vero significato o i significati sia di stauròs che di xylon.

- Significati di stauròs

a) Nel vocabolario greco-italiano del gesuita Lorenzo Rocci, a pagina 1699, è detto che stauròs può
avete due significati: quello di palo (più antico), e quello di croce, ossia strumento di supplizio (più recente) . Col primo significato, cioè quello di palo, si trova in Omero, che scrisse almeno sei secoli prima di Cristo, quando la croce non era ancora conosciuta come strumento di supplizio, almeno dai Romani.
Col secondo significato, cioè quello di croce, la parola stauròs è usata da scrittori greci posteriori ad Omero, dopo che nel mondo greco-romano fu introdotta la morte mediante la croce.
Stando così le cose, deve dirsi equivoca e anche falsa l'affermazione geovista secondo cui stau- ròs significa un palo comune o un pezzo di legno “in tutti i classici greci”. Questo non corrisponde e affatto a verità. E' un errore e un inganno.

b) Precisazioni sui significati di 'stauròs'. Il grecista Lorenzo Rocci, ed altri, sulla scorta dei classici greci ci fa sapere che la stessa parola greca stauròs può avere due significati: quello di palo, più antico, e quello di croce, più recente. Con questa precisazione egli indica chiaramente che tra palo e croce vi deve essere una differenza. Ciò equivale a dire che non sempre stauròs significa un palo comune. Può significare secondo i casi un palo non comune, un palo cioè usato come strumento di morte. In tali casi stauròs significa croce. La croce era un palo (o stauròs) 'adattato' in modo tale da essere strumento di morte.
Quale fosse stato questo adattamento la parola stauròs, di per sé, non ce lo dice. Bisogna ricorrere ad altre fonti, fare altre ricerche, interrogare cioè scrittori antichi, esaminare raffigurazioni ecc. riguardanti la forma della croce, ossia dello stauròs adattato a strumento di supplizio.

c) Facciamo un esempio, per capire meglio come una stessa parola può, nel corso del tempo, prendere un nuovo significato.
La parola piombo indicava, fino a una certa epoca, soltanto il metallo, di cui si occupa la chimica. Ma la stessa parola, in epoca posteriore, cominciò a significare quello stesso metallo adattato a strumento dì morte, ossia una pallottola, come nella frase.- “Il tale è caduto sotto il piombo”.
La pallottola è piombo adattato, ossia avente una forma propria e uno scopo determinato, che è quello di uccidere. In altre parole, dopo l'invenzione dell'arma da fuoco, la stessa parola 'piombo' cominciò a significare anche un piombo non generico, comune, ma specifico, particolare, di cui si occupa la balistica.
Dalla sola parola piombo non possiamo determinare di che forma o di che calibro sia la pallottola. Bisogna fare altri studi, ricorrere ad altre fonti e testimonianze.



Continua
...

Torna ai contenuti | Torna al menu